La quarta filosofia: Sicarii e Zeloti [1]

Fonti

Giuseppe, Ant. 18, I, 1 (4-10)

Giuseppe, Ant. 18, I, 6 (23-25)

 

Insieme alle tre «sette filosofiche» dei Farisei, dei Sadducei e degli Esseni, Giuseppe elenca una quarta filosofia anonima, fondata da Giuda di Gamala e Saddok il Fariseo, descrivendola – piuttosto incoerentemente – come una setta che non ha niente in comune con le altre tre (B.I. 2), ma che non si discosta in nulla dai Farisei, se non per avere essi «una passione per la libertà che è quasi invincibile, essendo convinti che Dio soltanto è loro guida e signore» 3. Giuda e Saddok proclamarono la loro filosofia al tempo del censimento di Quirino 4, incitando i Giudei alla rivolta contro i Romani e sostenendo che il censimento mirava a ridurre il popolo in schiavitù, una condizione intollerabile per una nazione il cui signore era Dio soltanto 5.

Giuseppe definisce Giuda σοφιστής 6 ed ηγεμών 7 di questa quarta filosofia, che influenzò tutti coloro che impugnarono le armi contro i Romani e che condusse infine alla guerra del 66 d.C. 8. La ben nota tendenziosità di Giuseppe nello scrivere la storia della guerra emerge più chiara che mai nella sua definizione degli avversari dell’autorità romana come λησταί, «briganti» 9, στασιασταί, «ribelli» 10 eνεωτερίζοντες, «rivoluzionari» 11. Tra questi combattenti per la libertà, la famiglia di Giuda si distingueva particolarmente. Suo padre Ezechia 12 si era opposto alla tirannia di Erode; i suoi figli Simone e Giacobbe furono crocifissi per attività anti-romane sotto Tiberio e Giulio Alessandro 13; il suo discendente Menahem si impadronì di Masada all’inizio della rivolta del 66 14, restando a capo della rivolta in Gerusalemme fino a quando fu assassinato dai seguaci di Eleazar b. Simon 15; Eleazar B. Jair, nipote di Menahem, guiderà l’ultima resistenza dei combattenti per la libertà a Masada 16.

Durante gli anni dal 60 al 66 d.C. la quarta filosofia guadagnò sempre più adepti. Sotto Cumano, dei briganti aggredirono lo schiavo di Cesare, Stefano 17, e due dei loro capi, Eleazaro figlio di Dineo 18 e Alessandro fecero rappresaglie contro i Samaritani che avevano assassinato dei pellegrini Galilei 19. Sotto Felice, i Sicarii – che dovevano il loro nome alla sica, o pugnale ricurvo, che portavano nascosto sotto i vestiti per pugnalare le vittime ignare –, diedero inizio ai loro più importanti delitti politici 20, mentre sotto Albino condussero azioni di guerriglia, sequestrando alti ufficiali, che avrebbero rilasciato in cambio di prigionieri politici, o subornando il procuratore allo stesso scopo 21. Allo scoppio della guerra, Menahem, figlio di Giuda, deteneva il controllo di Masada 22; di lì egli avanzò fino a Gerusalemme, ponendosi a capo della rivolta, nelle sue prime fasi; successivamente incontrò l’opposizione dei seguaci di Eleazar b. Simon 23, che da ultimo lo uccisero. Dopo il fallimento della resistenza in Galilea, la guerra si concentrò a Gerusalemme, dove ben presto all’interno del movimento rivoluzionario emersero fazioni diverse; Giuseppe elenca, nell’ordine, i Sicarii, e seguaci di Simone b. Ghiora, gli uomini di Giovanni di Ghiscala e gli Zeloti 24.

L’uso fatto da Giuseppe dei termini Sicarii e Zeloti, il rapporto reciproco tra i due gruppi e il loro rapporto con la «quarta filosofia» di Giuda ha dato adito a una considerevole mole di studi 25. Dal momento che le notizie di Giuseppe su questi gruppi non sono del tutto coerenti e non sempre sono complete, è impossibile raggiungere la certezza per quanto riguarda l’esatto significato di queste denominazioni. Tutto sembra, comunque, indicare che i termini Sicarii e Zeloti erano usati per denotare due gruppi separati, persino contrapposti. I Sicarii si costituirono come gruppo grazie a Giuda, in occasione del censimento 26, e rimasero fedeli ai suoi discendenti, che fornirono loro capi quasi-messianici fino alla caduta di Masada 27. Dopo l’assassinio di Mehanem e la fuga dei suoi seguaci da Gerusalemme, non si parla più della loro presenza in città, avendo essi limitato la loro attività a Masada. Gli Zeloti invece, erano attivi solo a Gerusalemme. Non sono menzionati come gruppo separato fino a dopo lo scoppio della rivolta, quando fanno la loro comparsa come gruppo già organizzato sotto la guida del sacerdote Eleazar B. Simon 28. Dopo l’arrivo a Gerusalemme di Giovanni di Ghischala, si divisero in due fazioni, con i più estremisti schierati al fianco del nuovo arrivato 29. Il collegamento dei Sicarii con la filosofia di Giuda sembra chiaro; tuttavia, anche se gli Zeloti costituiscono un gruppo distinto dai Sicarii 30, non si può escludere un qualche loro collegamento con le idee di Giuda 31; Giuseppe sottolinea che la quarta filosofia fu responsabile della rovina della causa giudaica 32, e se tale filosofia fosse stata adottata dai soli Sicarii, risulterebbe difficile capire come avrebbe potuto esserlo 33.

Probabilmente quindi, la filosofia di Giuda era patrimonio comune di tutti i gruppi rivoluzionari. Sua principale caratteristica era il desiderio di libertà (ελευθερία); la stessa leggenda delle monete coniate durante la guerra del 66-70 d.C. suona hrwt sjwn, «la libertà di Sion» 34. La Città Santa e il tempio dovevano essere liberi, sì che si potesse offrire un culto puro. Su altre monete si poté quindi proclamare: lg’lt sjwn, «della redenzione di Sion» 35. Giuda e Saddok sostenevano che il censimento doveva essere considerato come una schiavitù e facevano appello ai Giudei leali perché iniziassero il processo di redenzione, che avrebbero potuto compiersi soltanto con la loro partecipazione attiva 36. La Bibbia afferma esplicitamente che Israele non deve essere sottoposto a censimento 37; inoltre, il censimento era il primo passo verso la tassazione, e tutti i maschi adulti di Israele sarebbero stati costretti a pagare un tributo a Cesare con monete portanti l’immagine dell’imperatore. Agli occhi di Giuda, questo costituiva un’infrazione alla Torà, che vieta le immagini, l’idolatria, il culto di altri dèi. Questo «inasprimento» 38 delle esigenze della Torà appare evidente anche nel secondo principio della quarta filosofia, l’affermazione che Dio solo è guida e signore – una frase fatta del linguaggio biblico, che quanti combatterono contro Roma avrebbero preso alla lettera 39. Dio è il signore (‘dwn) di Israele; proclamando la sua unicità con la recita dello Shema’, i Giudei prendono su di sé «il giogo del regno dei cieli» 40. Così, interpretando radicalmente la sovranità di Dio, Giuda si proponeva di instaurare il regno di Dio in terra; per questo, i suoi seguaci e successori non diedero ad alcuno il titolo di «padrone» (δεσπότης). Anzi, erano pronti a mettere a morte gli avversari e a subire essi stessi la morte, piuttosto che riconoscere una sovranità umana. Giuseppe stigmatizza queste idee come «follia» 41, e li incolpa dei mali abbattutisi sulla nazione; per lo storico, la filosofia di Giuda costituiva un’ «innovazione e una riforma delle tradizioni ancestrali», ed era un’intrusione nella vita giudaica 42.

I Sicarii di Masada restarono fedeli a Giuda fino all’ultimo: ne fa fede il discorso tenuto da Eleazar b. Jair prima che i sopravvissuti decidessero di suicidarsi piuttosto che cadere nelle mani dei Romani. Eleazar afferma che essi avevano deciso di non servire alcun altro all’infuori di Dio, il solo vero e giusto signore degli uomini; non si erano piegati alla schiavitù e non l’avrebbero certo accettata ora che la loro sconfitta era inevitabile. La morte avrebbe liberato le loro anime 43.

Giuseppe descrive la costituzione del partito degli Zeloti come coalizione di «briganti» della città e della campagna, guidata da un gruppo capeggiato dal sacerdote Eleazar b. Simon 44. Ζηλωταί era, a quanto pare, il nome che lo stesso partito si era scelto. Questo termine greco, che corrisponde all’ebraico qn’jm e all’aramaico qn’j 45, aveva alle spalle una brillante storia teologica. Pinehas, nipote di Aronne, ed Elia, sono fatti oggetto di particolari lodi nella Bibbia per il loro zelo: Pinehas uccise l’apostata Zimri, allorché questi si alleò con i pagani Madianiti, e così distolse l’ira di Dio da Israele, facendo ammenda per l’apostasia 46. Elia era molto zelante; s’oppose ad Acab e Gezabele e uccise i profeti pagani 47. Quando Antioco IV Epifane tentò di sopprimere la fede di Israele e profanò il santuario, Giuda Maccabeo gli si oppose, purificò il tempio e lo ridedicò, gettando così le fondamenta dell’indipendenza dello stato asmonaico 48. Gli Asmonei facevano risalire la loro ascendenza a Pinehas 49; come lui, anch’essi diedero prova di zelo per la legge di Dio, liberando il paese e il tempio degli apostati 50. Essi si proponevano come modello e i singoli Giudei avrebbero dovuto battersi, anche a rischio della vita, per emulare lo zelo di questi eroi 51. Il partito degli Zeloti attingeva a tali tradizioni, ma Giuseppe li accusa di illegalità e di sovvertimento delle leggi ancestrali 52: senza l’assenso del Sinedrio, essi erano disposti a mettere a morte collaboratori, effettivi o potenziali di Roma 53, elessero il sommo sacerdote per sorteggio 54, fortificarono il tempio55, abolirono il sacrificio in favore di Cesare 56 e usarono il vino e l’olio immagazzinati nel tempio per il proprio sostentamento 57. Questo zelo per Dio e la sua casa può essere considerato premonitore dell’ultimo giorno, ma prima bisognava sopportare le calamità del tempo finale. Gli Zeloti diedero alle fiamme rifornimenti e viveri, apparentemente, per incrementare tali «calamità»; indubbiamente, tutte le loro sofferenze e i loro martìri erano sacrifici per la legge e il popolo, che servivano ad affrettare la venuta dell’èra in cui Dio solo avrebbe regnato 58.

Nella loro preoccupazione per la fine, gli Zeloti erano affiancati dai profeti, che Giuseppe chiama sarcasticamente γόητες 59. Costoro erano stati attivi per molti anni prima della guerra, ma con il tempio sotto assedio, la loro attività profetica si fece più intensa 60; essi spingevano il popolo al deserto, nell’attesa di un nuovo atto di redenzione, di un «secondo esodo» 61, e nei giorni immediatamente precedenti la distruzione del santuario, lo invitavano a osservare «i segni della loro liberazione» 62.

Con la caduta del tempio, gli Zeloti chiesero a Tito di potersi ritirare nel deserto, presumibilmente per attendere la redenzione 63. Ma Tito non lo permise. Ormai, resistevano solo i Sicarii di Masada, ma alla fine caddero anch’essi, di loro propria mano. Alcuni fuggirono in Egitto e a Cirene, per essere sterminati da quei Romani, le cui pretese essi avevano giurato di misconoscere e al cui potere si erano così coraggiosamente opposti 64.

 

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1 Contributo originale del Dr. C.T.R. Hayward, Department of Religious Studies, University of Lancaster.

2 B.I. 2, 8, 1 (108)

3 Ant. 18, I, 6 (23)

4 Cfr. vol. I, pp. 468-469: «Giuda di Gamala (nella Gaulanitide), chiamato il Galileo (da identificare senza dubbio col Giuda figlio di Ezechia) si incaricò, insieme con un fariseo chiamato Sadduc, di aizzare il popolo alla resistenza e di predicare rivolta e insurrezione in nome della religione. [“nelle vicinanze di Sefforis Giuda figlio di Ezechia che Erode una volta, con grande indignazione del sinedrio, aveva sottoposto a un processo per direttissima (e messo a morte, cfr. Ant. 14,9,2 (159); B.I. 1,10,5 (204)), raccolse intorno a sé una turba, si impadronì delle armi depositate nell’arsenale reale, le distribuì ai suoi seguaci, ma fu subito dopo sconfitto da un distaccamento romano e messo a morte (Ant. 17,10,6 (273-277); B.I. 2,4,2 (57-59), p. 413)]» Saddok il Fariseo non è menzionato nel resoconto della formazione della filosofia, dato in B.I. 2, 8, 1 (108).

5 Ant. 18, 1, 6 (23); cfr. B.I. 2, 8, 1 (108).

6 Nota 2. Questa descrizione contrassegna Giuda come un maestro, che proponeva una sua interpretazione originale della Torà; cfr. più oltre.

7 Ant. 18, 1, 6 (23).

8 Alla luce delle distinzioni operate da Giuseppe tra i vari gruppi di ribelli, è necessario ricordare che tutti presero le mosse dalla filosofia di Giuda. Usando la metafora della semina e della piantatura, Giuseppe afferma che non c’era tipo di male che non fosse stato seminato da questi uomini, includendo sotto questa etichetta, l’inizio della guerra, l’eliminazione di quanti erano in favore della pace, incursioni brigantesche, e l’assassinio di aristocratici, Ant. 18, 6, 1 (6). I seguaci di Giuda gettarono il seme che produsse la guerra civile tra i rivoltosi, e posero le radici della distruzione del popolo, Ant. 18, 1, 1 (10).

9 Diversi passi attestati in B.I. 2, 12 e 2, 13.

10 B.I. 2, 17, 7; 2, 17, 9; Ant. 20, 5, 4 (113).

11 B.I. 1, 1, 2 (4); 1, 10, 4 (202); 2, 14, 1 (274); 2, 17, 1 (407).

12 Giuda figlio di Ezechia attaccò l’arsenale di Erode a Sepphoris, B.I. 2, 4, 1 (56); Ant. 17, 10, 5 (271-272).

13 Probabilmente perché seguivano le orme del padre: Ant. 20, 5, 2 (102). Su Tiberio Giulio Alessandro e la sua famiglia vedi E.G. Turner, “Tiberius Iulius Alexander”, JRS 44 (1954), pp. 54-64; CPJ nrr. 418-420; PIR² I 139.

14 B.I. 2, 17, 8 (433-434). Vol. I, p. 589: «nel frattempo i ribelli erano riusciti ad occupare la fortezza di Masada. Su istigazione di Eleazaro, figlio del sommo sacerdote Anania, fu inoltre deciso di sospendere il sacrificio quotidiano per l’imperatore e di non accettare alcun sacrificio da parte dei gentili. La sospensione del sacrificio per l’imperatore equivaleva ad un’aperta dichiarazione di rivolta contro i Romani. Tutti i tentativi delle persone influenti, sommi sacerdoti e farisei, di persuadere il popolo a revocare questo pericolo provvedimento, furono inutili. La decisione fu mantenuta [B.I. 2,17,2-4 (408-421)]».

15 B.I. 2, 17, 9 (445-449). Si era presentato a Gerusalemme come re, B.I. 2,17,9 (444); cfr. 2,17,8 (433-434). Forse in bSanh. 98b, ove si dice che il nome del Messia è Mehanem figlio di Ezechia, si è conservata memoria delle pretese messianiche di Mehanem; cfr. Lam. R. 1,16; jBer. 5a; Kohler, “The Zealots”, p. 641. Pare che anche il padre di Mehanem, Giuda, si sia proposto come figura messianica, B.I. 2,4,1 (56); Ant. 17,10,5 (271-272). Cfr. anche Hengel, Zeloten, pp. 296-307, e sulla figura del Messia guerriero nella tradizione palestinese, cfr. Targum Ps.-Jon. a Gen. 49,11; Num. 24,7; 17,24. Giuseppe, B.I. 6,54 (312.315), ammette che i ribelli conoscevano la speculazione messianica; cfr. anche M. McNamara, The New Testament and the Palestinian Targum to the Pentateuch (1966), pp. 230-233.

16 B.I. 7, 10, 1-11, 5 (410-fine); vol. I, pp. 618-621.

17 B.I. 2, 12, 2 (228); vol. I, pp. 558ss.

18 B.I. 2, 12, 4 (235); Ant. 20, 6, 1 (121); vol. I, pp. 559ss.: «Molto più serio e cruento fu un terzo incidente avvenuto sotto Cumano, e costò al procuratore, se non la vita, la carica. Alcuni Giudei della Galilea furono assassinati in un villaggio samaritano, mentre attraverso la Samaria, si recavano a Gerusalemme per una festività. Poiché Cumano, corrotto dai Samaritani, non fece nulla per punire i colpevoli, i Giudei provvidero direttamente alla vendetta. Una banda armata guidata da due zeloti, Eleazaro e Alessandro, invase la Samaria, massacrò vecchi, donne e bambini e distrusse i villaggi. Allora Ventidio Cumano (procuratore dal 48ca. al 52 d.C.) con parte delle sue truppe assalì gli Zeloti: molti furono massacrati ed altri condotti via prigionieri. [...] Claudio decise che i capi samaritani fossero giustiziati come colpevoli e che Cumano fosse rimosso dalla sua carica ed esiliato» (per la verità il testo parla di Galilei, e l'identificazione di Galilei con Zeloti per questo periodo storico è alquanto dubbia e sembra al contrario piuttosto posteriore, ndr), vd. B.I. 2,12,3-7 (232-246); Ant. 20,6,1-3 (118-136). Forse è il ben Dinai della tradizione rabbinica, che, secondo Cant. R. 2,7 (1), tentò di accelerare la redenzione messianica di Israele. Cfr. Kohler (“Zealots”, p. 642; “Wer waren die Zeloten...”, p. 15), che lo include tra gli assassini, hrshnjm, Amram e Tahina, le cui atrocità indussero Rabban Johanan b. Zakkai a dichiarare che il rito della ‘glh ‘rwph era stato abolito (mSot. 9,9; cfr. Graetz, Geschichte III, 2, p. 432). Egli fu infine catturato da Felice, B.I. 2,13,2 (253); vol. I, p. 564.

19 B.I. 2, 12, 4-5 (235-238); Ant. 20, 5, 4-6, 2 (117-125).

20 Ricordiamo l’assassinio del sommo sacerdote Jonathan: B.I. 2, 13, 3 (254-257).

21 Sotto il procuratore Festo, rimasto in carica fino al 62 d.C.

22 Su istigazione di Eleazaro, figlio del sommo sacerdote Anania, fu inoltre deciso di sospendere il sacrificio quotidiano per l’imperatore e di non accettare alcun sacrificio da parte dei gentili.

23 Quasi certamente Zeloti; vedi sotto, pp. 721-723, e M. Stern, “Zealots”, Enc. Jud. Yearbook (1973), p. 145, che considera l’opposizione alla monarchia come una delle caratteristiche del partito degli Zeloti.

24 B.I. 7, 8, 1 (262-270); 6, 2, 6 (148).

25 Da ultimo G. Vermes, Gesù l’ebreo, pp. 46-48.

26 B.I. 7, 8, 1 (254): «A capo dei sicari che l’avevano occupata (Masada) c’era Eleazar, un uomo potente, discendente di quel Giuda che, come sopra abbiamo detto, aveva persuaso non pochi giudei a sottrarsi al censimento fatto a suo tempo da Quirino nella Giudea».

27 Cfr. vol. I, pp 618ss.; cfr. anche più sopra.

28 B.I. 2, 20, 3 (564). Giuseppe usa per la prima volta il termine «zelota» in B.I. 2, 17, 9 (444), quando presenta Mehanem come το ύς ζηλωτάς ενόκλους έφελκόμενος. La frase si può rendere bene, con Thackerary, con «... i suoi zelanti seguaci» («his zealous followers»); cfr. anche M. Smith, “Zealots and Sicarii...”, pp. 7-8; M. Stern, “Zealots”, Enc. Jud. Yearbook, p. 144.

29 Cfr. vol I., pp. 601ss.

30 Alla documentazione offerta da Giuseppe bisogna attribuire tutto il peso che merita. Il fatto che in Aboth deRabbi Natha, recens. A, 7 si affermi che i Sicarii bruciarono tutte le provviste a Gerusalemme, mentre al cap. 6 la responsabilità viene addossata agli Zeloti, non costituisce necessariamente una prova dell’identità di Sicarii e Zeloti; Aboth deRabbi Nathan è una compilazione tarda che non può capovolgere la testimonianza di prima mano di Giuseppe. Cfr. M. Smith, “Zealots and Sicarii...”, p. 9. Le stesse osservazioni valgono per il resoconto frammentario di Ippolito (Haer, 9, 26), citato per la prima volta da Kohler, «Wer waren die Zeloten oder Kannaim», Festschrift Harkavy (1908), p. 8.. Questo Padre della chiesa sembra anche equiparare gli Zeloti ai Sicarii, come fazioni degli Esseni, ma non può essere considerato fonte primaria per la conoscenza dei movimenti rivoluzionari del sec. I; cfr. M. Borg, “The Currency of the Term Zealot”, Journal of Theological Studies 22 (1971), pp. 504-512.

31 Ant. 18, 1, 1 (6-10); cfr. Hengel, Zeloten, pp. 61-78.

32 Ant. 18, 1, 1 (6-10); cfr. Hengel, Zeloten, pp. 61-78.

33 Così M. Stern, op. cit., p. 144.

34 Per la documentazione numismatica, cfr. Y. Yadin, Israel Exploration Journal 15 (1965), pp. 1-120; e vol. I, Appendice IV: “Monete Ebraiche”, pp. 722ss.

35 Leggende analoghe compaiono su monete della rivolta di Bar Kokhba. Sul concetto di g’lh, cfr. Hengel, Zeloten, pp. 122, 124.

36 Ant. 18, 1, 1 (5). La cooperazione dell’uomo con Dio era anche un principio farisaico, Ant. 18, 1, 3 (13); B.I. 2, 8, 14 (163), e spiega in parte l’affermazione di Giuseppe secondo cui la quarta filosofia non si discostava dai Farisei se non nei punti menzionati. Certo Farisei, particolarmente quelli della scuola di Shammai, avevano tendenze attivistiche e non è da escludere che simpatizzassero con il movimento di Giuda; cfr. Hengel, Zeloten, pp. 91-93; M. Stern, “Zealots”, p. 144. Questa violenza attiva non teneva conto del pentimento di Israele, che secondo la corrente principale del giudaismo rabbinico aveva meritato l’esodo dall’Egitto, Ex.R. 1,36; Targum Ps.-Jon. a Ex. 2,25; cfr. anche Mc 1,4; Mt 1,15; 3,1 ss.; 4,17.

37 Cfr. Hengel, Zeloten, pp. 134-135.

38 Cfr. Hengel, op. cit., pp. 232-233.

39 I testi biblici che affermano la sovranità divina su Israele erano spiegati in senso escatologico. Si è ipotizzato che il titolo σοφιστής dato a Giuda, B.I. 2, 8, 1 (108), e a Menahem, B.I. 2, 17, 8 (433), implichi una loro abilità come interpreti della Torà; cfr. Hengel, Zeloten, pp. 229-234.

40 Cfr. Hengel, Zeloten, pp. 95-98.

41 Ant. 18, 1, 6 (23).

42 Ant. 18, 1, 1 (9); B.I. 2, 8, 1 (108).

43 B.I. 7, 8, 6 (323ss.). La loro fede nella vita dell’aldilà ricorda quella dei Farisei, Ant. 18, 11 3 (14); B.I. 2, 8, 10 (151). Gli scavi di Masada confermano la fedeltà dei Sicarii alla Torà; cfr. Yadin, Masada (1966). I Sicarii figurano occasionalmente negli scritti rabbinici; cfr. mMaksh 1,6; Lam. R. su Lam. 4,4.7; Eccl. R. su Eccl. 7,12; mKel. 17,12; Hengel, Zeloten, pp. 51-57.

44 B.I. 4, 3, 1-9 (121-159); 2, 20, 3 (564). Secondo Zeitlin, "Judaism as a Religion“, JQR 34 (1943-1944), p. 351, n. 364, gli Zeloti erano un gruppo sacerdotale.

45 Cfr. vol. I, p. 469, n. 128. Ζηλωταί cfr. Lc. 6,15; Act. 1,13; Ios., B.I. 4,3,9 (160). 4,6 (291). 5,1 (305). 6,3 (377); 7.8.1 (268). Invece di qn’ dell’ebraico biblico, l’ebraico posteriore e l’aramaico usano anche qn’j e qn’n. Dal plurale di quest’ultima forma (qn’nj’) è derivato il greco Καναναιος, che andrebbe letto in Mt. 10,4 e Mc 3,18 in luogo di Κανανίτης.

46 Num. 25,1-15.

47 I Reg. 18; 19,10.14.

48 Cfr. vol. I, pp. 191-221.

49 I Mach. 2,54.

50 I Mac. 2,19-28.

51 Sul rapporto tra lo zelo degli Asmonei e gli Zeloti, cfr. W.R. Farmer, Maccabees, Zealots and Josephus (1956), pp. 47-83. Molto probabilmente si parla di qualche rappresentante degli zeloti in mSanh. 96: hgwnb’t hqswh whmqll bqwsm whbq‛l ‘rmjt qn’jm pwg’jn bhn. La gemara (bSanh. 82a) riferisce questa mishnah agli Asmonei. Kohler, “Zealots”, p. 639, nota che le azioni qui descritte non costituiscono materia di procedura penale, ma sono piuttosto paragonabili al gesto zelante di Pinehas, che viene segnalato come zelota in 4 Mach. 18,12; cfr. M. Smith, “Zealots and Sicarii...”, p. 6. Dello stesso ordine è lo zelo dell’apostolo Paolo per la legge, Gal. 1,14; Phil. 3,6; Act. 21,20; cfr. Hengel, Zeloten, pp. 184-186. Anche il discepolo di Gesù, Simone lo Zelota (cfr. vol. I, p. 469, n. 128) era, molto probabilmente, un individuo che prendeva la legge «nelle proprie mani»; cfr. M. Borg, “The Currency of the Term Zealot”, p. 508, ma cfr. anche M. Stern, “Zealots”, p. 144 (anche se probabilmente, vista l'incertezza di poter identificare degli Zeloti in questo periodo, l'appellativo di Simone andrebbe tradotto come lo zelante, ndr).

52 B.I. 7,8,1 (268); 4,5,5 (348).

53 Ad esempio, B.I. 4,3,4 (138-146); 4,3,10 (170); 4,6,1 (357). Sulla necessità di una conferma di tali sentenze da parte del sinedrio, cfr. Ant. 14,9,3 (165-167). Anche Pinehas, prototipo degli Zeloti, aveva agito di propria iniziativa: la sua azione esigeva un commento da parte dei saggi, commento che fu positivo, ma con motivazioni diverse: o perché il sinedrio aveva dimenticato la halakhah (Num. R. 20,6; Targum Ps.-Jon. a Num. 25,7), o perché Mosè era diventato debole (Num. R. 20,25; Targum Ps.-Jon. a Num. 25,6), o perché i Farisei avevano approvato la sua azione (Sifre a Num., § 131). Sulla più tarda censura rabbinica di Pinehas, cfr. Hengel, Zeloten, pp. 172-175.

54 B.I. 4,3,6 (147-150); 4,3,8 (155-157). Sembra che a differenziare gli Zeloti dai Sicarii fosse l’interesse degli Zeloti ad abolire l’oligarchia sacerdotale; così M. Stern, “Zealots”, p. 145.

55 B.I. 4,3,10 (173).

56 B.I. 2,17,2 (410).

57 B.I. 5,13,6 (563-566).

58 B.I. 6,7,2 (364): «Mentre contemplavano la città che stava bruciando, dichiaravano con volto radioso che essi attendevano gioiosamente la fine...». Cfr. Hengel, Zeloten, pp. 251-252. Sulle «calamità», cfr. mSot. 9,15; bSanh. 97a98b; bShabb. 118a; Volz, Eschatologie, p. 176; Moore, Judaism II, pp. 360-362.

59 B.I. 6,5,2 (286). Sull’importanza della profezia nel pensiero degli Zeloti, cfr. Hengel, Zeloten, pp. 235-250.

60 Tutte le volte che il tempio fu attaccato si ebbero manifestazioni di fanatismo, come quanto Erode vi attaccò Antigono, B.I. 1,18,1 (347).

61 Ant. 20,8,6 (167-168).

62 B.I. 6,5,2 (285).

63 B.I. 6,6,3-4 (253-254); 8,6-7 (323-361).

64 Cfr. vol. I, pp. 616-621.

 
 
 
 
  Pagina scritta il 25/05/2006 |