Fonti
Giuseppe, Ant. 18, I, 1 (4-10)
Giuseppe, Ant. 18, I, 6 (23-25)
Insieme alle tre «sette filosofiche» dei Farisei, dei Sadducei e degli Esseni, Giuseppe elenca una quarta filosofia anonima, fondata da Giuda di Gamala e Saddok il Fariseo, descrivendola – piuttosto incoerentemente – come una setta che non ha niente in comune con le altre tre (B.I. ), ma che non si discosta in nulla dai Farisei, se non per avere essi «una passione per la libertà che è quasi invincibile, essendo convinti che Dio soltanto è loro guida e signore» . Giuda e Saddok proclamarono la loro filosofia al tempo del censimento di Quirino , incitando i Giudei alla rivolta contro i Romani e sostenendo che il censimento mirava a ridurre il popolo in schiavitù, una condizione intollerabile per una nazione il cui signore era Dio soltanto .
Giuseppe definisce Giuda σοφιστής ed ηγεμών di questa quarta filosofia, che influenzò tutti coloro che impugnarono le armi contro i Romani e che condusse infine alla guerra del 66 d.C. . La ben nota tendenziosità di Giuseppe nello scrivere la storia della guerra emerge più chiara che mai nella sua definizione degli avversari dell’autorità romana come λησταί, «briganti» , στασιασταί, «ribelli» eνεωτερίζοντες, «rivoluzionari» . Tra questi combattenti per la libertà, la famiglia di Giuda si distingueva particolarmente. Suo padre Ezechia si era opposto alla tirannia di Erode; i suoi figli Simone e Giacobbe furono crocifissi per attività anti-romane sotto Tiberio e Giulio Alessandro ; il suo discendente Menahem si impadronì di Masada all’inizio della rivolta del 66 , restando a capo della rivolta in Gerusalemme fino a quando fu assassinato dai seguaci di Eleazar b. Simon ; Eleazar B. Jair, nipote di Menahem, guiderà l’ultima resistenza dei combattenti per la libertà a Masada .
Durante gli anni dal 60 al 66 d.C. la quarta filosofia guadagnò sempre più adepti. Sotto Cumano, dei briganti aggredirono lo schiavo di Cesare, Stefano , e due dei loro capi, Eleazaro figlio di Dineo e Alessandro fecero rappresaglie contro i Samaritani che avevano assassinato dei pellegrini Galilei . Sotto Felice, i Sicarii – che dovevano il loro nome alla sica, o pugnale ricurvo, che portavano nascosto sotto i vestiti per pugnalare le vittime ignare –, diedero inizio ai loro più importanti delitti politici , mentre sotto Albino condussero azioni di guerriglia, sequestrando alti ufficiali, che avrebbero rilasciato in cambio di prigionieri politici, o subornando il procuratore allo stesso scopo . Allo scoppio della guerra, Menahem, figlio di Giuda, deteneva il controllo di Masada ; di lì egli avanzò fino a Gerusalemme, ponendosi a capo della rivolta, nelle sue prime fasi; successivamente incontrò l’opposizione dei seguaci di Eleazar b. Simon , che da ultimo lo uccisero. Dopo il fallimento della resistenza in Galilea, la guerra si concentrò a Gerusalemme, dove ben presto all’interno del movimento rivoluzionario emersero fazioni diverse; Giuseppe elenca, nell’ordine, i Sicarii, e seguaci di Simone b. Ghiora, gli uomini di Giovanni di Ghiscala e gli Zeloti .
L’uso fatto da Giuseppe dei termini Sicarii e Zeloti, il rapporto reciproco tra i due gruppi e il loro rapporto con la «quarta filosofia» di Giuda ha dato adito a una considerevole mole di studi . Dal momento che le notizie di Giuseppe su questi gruppi non sono del tutto coerenti e non sempre sono complete, è impossibile raggiungere la certezza per quanto riguarda l’esatto significato di queste denominazioni. Tutto sembra, comunque, indicare che i termini Sicarii e Zeloti erano usati per denotare due gruppi separati, persino contrapposti. I Sicarii si costituirono come gruppo grazie a Giuda, in occasione del censimento , e rimasero fedeli ai suoi discendenti, che fornirono loro capi quasi-messianici fino alla caduta di Masada . Dopo l’assassinio di Mehanem e la fuga dei suoi seguaci da Gerusalemme, non si parla più della loro presenza in città, avendo essi limitato la loro attività a Masada. Gli Zeloti invece, erano attivi solo a Gerusalemme. Non sono menzionati come gruppo separato fino a dopo lo scoppio della rivolta, quando fanno la loro comparsa come gruppo già organizzato sotto la guida del sacerdote Eleazar B. Simon . Dopo l’arrivo a Gerusalemme di Giovanni di Ghischala, si divisero in due fazioni, con i più estremisti schierati al fianco del nuovo arrivato . Il collegamento dei Sicarii con la filosofia di Giuda sembra chiaro; tuttavia, anche se gli Zeloti costituiscono un gruppo distinto dai Sicarii , non si può escludere un qualche loro collegamento con le idee di Giuda ; Giuseppe sottolinea che la quarta filosofia fu responsabile della rovina della causa giudaica , e se tale filosofia fosse stata adottata dai soli Sicarii, risulterebbe difficile capire come avrebbe potuto esserlo .
Probabilmente quindi, la filosofia di Giuda era patrimonio comune di tutti i gruppi rivoluzionari. Sua principale caratteristica era il desiderio di libertà (ελευθερία); la stessa leggenda delle monete coniate durante la guerra del 66-70 d.C. suona hrwt sjwn, «la libertà di Sion» . La Città Santa e il tempio dovevano essere liberi, sì che si potesse offrire un culto puro. Su altre monete si poté quindi proclamare: lg’lt sjwn, «della redenzione di Sion» . Giuda e Saddok sostenevano che il censimento doveva essere considerato come una schiavitù e facevano appello ai Giudei leali perché iniziassero il processo di redenzione, che avrebbero potuto compiersi soltanto con la loro partecipazione attiva . La Bibbia afferma esplicitamente che Israele non deve essere sottoposto a censimento ; inoltre, il censimento era il primo passo verso la tassazione, e tutti i maschi adulti di Israele sarebbero stati costretti a pagare un tributo a Cesare con monete portanti l’immagine dell’imperatore. Agli occhi di Giuda, questo costituiva un’infrazione alla Torà, che vieta le immagini, l’idolatria, il culto di altri dèi. Questo «inasprimento» delle esigenze della Torà appare evidente anche nel secondo principio della quarta filosofia, l’affermazione che Dio solo è guida e signore – una frase fatta del linguaggio biblico, che quanti combatterono contro Roma avrebbero preso alla lettera . Dio è il signore (‘dwn) di Israele; proclamando la sua unicità con la recita dello Shema’, i Giudei prendono su di sé «il giogo del regno dei cieli» . Così, interpretando radicalmente la sovranità di Dio, Giuda si proponeva di instaurare il regno di Dio in terra; per questo, i suoi seguaci e successori non diedero ad alcuno il titolo di «padrone» (δεσπότης). Anzi, erano pronti a mettere a morte gli avversari e a subire essi stessi la morte, piuttosto che riconoscere una sovranità umana. Giuseppe stigmatizza queste idee come «follia» , e li incolpa dei mali abbattutisi sulla nazione; per lo storico, la filosofia di Giuda costituiva un’ «innovazione e una riforma delle tradizioni ancestrali», ed era un’intrusione nella vita giudaica .
I Sicarii di Masada restarono fedeli a Giuda fino all’ultimo: ne fa fede il discorso tenuto da Eleazar b. Jair prima che i sopravvissuti decidessero di suicidarsi piuttosto che cadere nelle mani dei Romani. Eleazar afferma che essi avevano deciso di non servire alcun altro all’infuori di Dio, il solo vero e giusto signore degli uomini; non si erano piegati alla schiavitù e non l’avrebbero certo accettata ora che la loro sconfitta era inevitabile. La morte avrebbe liberato le loro anime .
Giuseppe descrive la costituzione del partito degli Zeloti come coalizione di «briganti» della città e della campagna, guidata da un gruppo capeggiato dal sacerdote Eleazar b. Simon . Ζηλωταί era, a quanto pare, il nome che lo stesso partito si era scelto. Questo termine greco, che corrisponde all’ebraico qn’jm e all’aramaico qn’j , aveva alle spalle una brillante storia teologica. Pinehas, nipote di Aronne, ed Elia, sono fatti oggetto di particolari lodi nella Bibbia per il loro zelo: Pinehas uccise l’apostata Zimri, allorché questi si alleò con i pagani Madianiti, e così distolse l’ira di Dio da Israele, facendo ammenda per l’apostasia . Elia era molto zelante; s’oppose ad Acab e Gezabele e uccise i profeti pagani . Quando Antioco IV Epifane tentò di sopprimere la fede di Israele e profanò il santuario, Giuda Maccabeo gli si oppose, purificò il tempio e lo ridedicò, gettando così le fondamenta dell’indipendenza dello stato asmonaico . Gli Asmonei facevano risalire la loro ascendenza a Pinehas ; come lui, anch’essi diedero prova di zelo per la legge di Dio, liberando il paese e il tempio degli apostati . Essi si proponevano come modello e i singoli Giudei avrebbero dovuto battersi, anche a rischio della vita, per emulare lo zelo di questi eroi . Il partito degli Zeloti attingeva a tali tradizioni, ma Giuseppe li accusa di illegalità e di sovvertimento delle leggi ancestrali : senza l’assenso del Sinedrio, essi erano disposti a mettere a morte collaboratori, effettivi o potenziali di Roma , elessero il sommo sacerdote per sorteggio , fortificarono il tempio, abolirono il sacrificio in favore di Cesare e usarono il vino e l’olio immagazzinati nel tempio per il proprio sostentamento . Questo zelo per Dio e la sua casa può essere considerato premonitore dell’ultimo giorno, ma prima bisognava sopportare le calamità del tempo finale. Gli Zeloti diedero alle fiamme rifornimenti e viveri, apparentemente, per incrementare tali «calamità»; indubbiamente, tutte le loro sofferenze e i loro martìri erano sacrifici per la legge e il popolo, che servivano ad affrettare la venuta dell’èra in cui Dio solo avrebbe regnato .
Nella loro preoccupazione per la fine, gli Zeloti erano affiancati dai profeti, che Giuseppe chiama sarcasticamente γόητες . Costoro erano stati attivi per molti anni prima della guerra, ma con il tempio sotto assedio, la loro attività profetica si fece più intensa ; essi spingevano il popolo al deserto, nell’attesa di un nuovo atto di redenzione, di un «secondo esodo» , e nei giorni immediatamente precedenti la distruzione del santuario, lo invitavano a osservare «i segni della loro liberazione» .
Con la caduta del tempio, gli Zeloti chiesero a Tito di potersi ritirare nel deserto, presumibilmente per attendere la redenzione . Ma Tito non lo permise. Ormai, resistevano solo i Sicarii di Masada, ma alla fine caddero anch’essi, di loro propria mano. Alcuni fuggirono in Egitto e a Cirene, per essere sterminati da quei Romani, le cui pretese essi avevano giurato di misconoscere e al cui potere si erano così coraggiosamente opposti .

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