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«"Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa" (che si traduce «Pietro»).» (Gv 1,42).
«tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere» (Mt 16,16).
Su questi due versetti evangelici si è fondato nel IV secolo il primato petrino e della Chiesa di Roma rispetto alle altre comunità ecclesiastiche sparse nell'Impero. E certamente, insieme a Gesù di Nazareth e a Paolo di Tarso, Simon Pietro è il personaggio più importante del nascente cristianesimo (lo stesso Paolo lo definirà una delle colonne cristiane (Gal 2,9), «la cui opera ha avuto nella storia perduranti effetti di grandissima portata» [1].
Bisogna tuttavia anche saper distinguere l'importanza che ricopre Pietro, sicuramente inferiore ai due personaggi cardine del cristianesimo: non è un caso che di Pietro non ci rimane alcuno scritto (eccezione forse per la prima lettera, la cui identità è fortemente dibattuta, mentre già la seconda lettera di Pietro venne contestata dai primi Padri della Chiesa [2], sebbene ci siano studi recenti tendenti a rivalutarne quantomeno la cronologia), e che sicuramente sia di Gesù che di Paolo disponiamo di molti più dati certi e sicuri.
Nella esegesi moderna tuttavia, anche Pietro ha trovato un degno posto nell'analisi della sua vita, sia come apostolo seguace di Cristo, che come martire evangelizzatore: merito certamente di questo rinnovato interesse va attribuito all'opera di O. Cullmann [3].
Bethsaida
Città di pescatori (il nome significa proprio «casa del pesce», o secondo Dalman «luogo della pesca») situata a nord sulla sponda settentrionale del lago di Gennezaret, a est della foce del Giordano, visitata da Gesù (Mc 8,22), è stata la patria del Primo Apostolo (Gv 1,44). Nella Bibbia, questa regione viene indicata in diversi modi: Mare di Kinneret (Num 34,11; Gios 13,27), Mare di Galilea (Mc 1,16) e Lago di Gennezaret da Luca. Certamente, nella limitata prospettiva dell'abitante della Galilea, questo lago di un'estensione pari a km 21x21, poteva ben apparire un mare. Dal viaggiatore Luca, ovviamente, vengono rispettate le proporzioni...
Il nome originario dell'apostolo era Simone, in ebraico Shimon, il nome di uno dei figli di Giacobbe, uno dei patriarchi di Israele (Gen 29,33; cfr. anche Esd 10,31). È anche vero che nella forma greca, il nome si incontra fin dai tempi di Aristofane, come risulta da testimonianze epigrafiche [4]. Discendeva da famiglia giudaica, quindi era indubbiamente giudeo: bisogna comunque ricordare che il fratello portava un nome pienamente greco, cioè Andrea (Mc 1,16).
Bisogna sottolineare che questo personaggio nel Nuovo Testamento viene più frequentemente chiamato Pietro, nome impostogli da Gesù dopo la vocazione (Mc 1,16.29.30.36; Lc 5,3-10); in alcune occasioni viene chiamato Simon Pietro o Simone detto Pietro (Mt 4,18; 10,2; 16,16; Lc 5,8; 6,14; sempre nel Vangelo di Giovanni). Negli Atti e nelle opere apocrife viene invece sempre chiamato Pietro. Paolo, tranne che in Gal 2,7, nelle sue lettere lo chiama sempre Cefa (8 volte in tutto): questa è la forma aramaica del nome (kêfā'), grecizzata, nota anche a Gv 1,42. In due casi troviamo anche la forma semitica arcaicizzante Simeone (cfr. anche il Simeone detto Niger in Atti 13,1), utilizzata da Giacomo in Atti 15,14 e dall'autore della seconda lettera di Pietro (2Pt 1,1).
L'evangelista Giovanni (Gv 1,42; 21,15-17) ci fornisce un altro particolare sulla sua famiglia: il padre di Simone si chiamava Giovanni, in ebraico Johanan. Al contrario, la madre non compare mai e neanche il suo nome. Enigmatico è l'epiteto che compare solo in Matteo nel macarismo di Gesù su Simone: «Benedetto sei tu, Simone Bariona, giacché né carne né sangue ti hanno donato la rivelazione» (Mt 16,17). I diversi tentativi di dimostrare che questo epiteto sia l'espressione aramaica per indicare che Simone era figlio di Giovanni (quindi un parallelismo tra Matteo e Giovanni), non si possono considerare conclusivi. Altri hanno voluto leggere l'epiteto come sinonimo del termine barjone, con il quale si chiamavano o venivano chiamati gli Zeloti. In verità, l'esistenza di questa fazione ante 65 d.C. è fortemente dubbiosa, e d'altronde l'uso del termine con questa accezione (che si può tradurre con «viventi fuori dal deserto, mascalzoni» [5]) è comprovato solo in testimonianze molto tarde. Resta tuttavia molto difficile dimostrare eventuali sentimenti zelanti dell'apostolo (alcuni vorrebbero vedere uno spunto in tal senso nella ribellione del discepolo all'idea che il Messia debba soffrire in Mt 16,21-23): la questione rimane aperta.
Per quanto riguarda l'età di Simone è possbile avanzare solamente alcune ipotesi. Secondo Gv 21,18 egli morì in età avanzata (secondo per altro una profezia fatta pronunciare a Gesù stesso). Bisogna comunque ricordare che secondo le usanze del tempo, una persona era considerata vecchia a cinquant'anni (cfr. Gv 8,57). Anche in Gv 20,1-10 Pietro viene presentato come molto più anziano del giovane discepolo che Gesù amava. Non dovremmo essere molto lontani dal vero nell'affermare che Pietro probabilmente nacque agli inizi dell'èra cristiana, forse qualche anno prima di Gesù.
Prima di divenire a tempo pieno discepolo e apostolo di Gesù, Pietro e il fratello Andrea svolgevano un'attività peschereccia (vd. Mc 1,16). La letteratura rabbinica celebra ancora la città di Saidan (Betsaida) il posto in cui è possibile servire 300 pesci in una ciotola [6]. Quasi sicuramente erano lavoratori in proprio e non salariati, con base a Cafarnao, forse con dei lavoratori dipendenti (ma ciò è confermato esplicitamente solo per Giacomo e Giovanni: cfr. Mc 1,20). Gli stessi Vangeli ci forniscono una buona e precisa documentazione sulle attività dei pescatori nella Palestina del I sec. d.C. [7].
Oltre all'educazione di base e alla formazione professionale fornita dal padre, avrà certamente ricevuto la consueta preparazione nella sinagoga. Tuttavia, Pietro non deve aver frequentato alcuna scuola specializzativa: la sua parlata con accento galilaico (cfr. Mc 14,70), e il giudizio al limite dello sprezzante fornito dai sommi sacerdoti (Atti 4,13) ne sono una prova. Tuttavia, è errato considerate questi dati come non solo la pietà popolare, ma anche certi registi moderni fanno, nel senso di analfabeti. Oltre ai dati appena forniti, Simone doveva essere un pescatore più che onorevole, conoscitore di almeno tre lingue (l'aramaico lingua madre, il greco lingua del commercio internazionale, il latino lingua ufficiale dell'Impero Romano, anche se magari queste due in modo "maccheronico"). Tale giudizio deve essere visto nel contesto di una contrapposizione con la testimonianza ripiena di Spirito che egli rende a Gesù, e in ogni caso sembra avere un significato letterale più che storico [8]. Questa considerazione nei confronti dei lavoratori esisteva anche nel mondo romano, dove Cicerone, di tutte le cose dalle quali si traew un guadagno, stima al massimo l'agricoltura (Off. 1,150s.), mentre classifica la pesca tra le arti che sono serve dei piaceri. Ma è evidente che la conclusione alla quale giunge il letterato latino è figlia della sua lontananza dalla realtà concreta.
In tal senso, il giudizio e la loro posizione veniva vista nell'ottica della classe superiore (come nel caso di Cicerone), laddove la stragrande maggioranza della popolazione riusciva a malapena a vivere degnamente, soprattutto nel periodo della dinstia erodiana: non deve trarre in inganno la regione particolarmente fertile attorno al Lago, e l'eccellente produzione e qualità dei suoi pesci; sotto Erode il Grande infatti, lo sfruttamento della popolazione era enorme, e il paese veniva considerato in larga misura proprietà personale.
Cafarnao
Nei Vangeli il nome di Simone è legato a Cafarnao. Qui lo troviamo insieme a suo fratello Andrea nella casa di abitazione (Mc 1,29). Certamente si era sposato, abitando nella medesima casa anche sua suocera (Mc 1,30). Che fosse stato il suo sposalizio il motivo del trasferimento a Cafarnao è difficile dirlo: certamente l'attività della pesca poteva trovare un miglior mercato nel villaggio di Cafarnao, forse con un mercato migliore rispetto alla stessa città di Betsaida, nonostante gli sforzi che Filippo stava compiendo. Difficile stabilire anche il periodo del trasferimento: la vita giovanile di Pietro ci è sostanzialmente sconosciuta, e i maggiori dettagli sono stati tramandati solo dalle fonti cristiane. Abbiamo usato il termine villaggio perché è lo stesso usato da Giuseppe Flavio, che visitò la città di persona, nella sua opera autobiografica Vita 403. L'ubicazione del sito non è certa, e non v'è unanimità tra gli studiosi, anche se oggi si tende a localizzare il villaggio con un buon margine di sicurezza: è scontato che si trovasse presso le rive del Lago e che appartenesse alla Galilea. Menzionato 16 volte nei Vangeli (Mt 4,15 aggiunge che si trovava nel territorio della tribù di Neftali), è tuttavia ancora lo storico Giuseppe a fornirci dettagli interessanti: nella sua opera Bellum Judaicum 3,519 egli parla di «una sorgente molto potente che gli abitanti chiamano Cafarnao».
Testimonianze rabbiniche e di pellegrini cristiani identificano l'antico villaggio di Simone con le rovine di tel-hum: il toponimo Cafarnao (Kefr Nahum) significa «villaggio di Nahum» [9]. Sappiamo che aveva una sinagoga (Mc 1,21-28; Lc 4,31-38; Gv 6,59): resti di quest'edificio (inizialmente non identificati dall'archeologo E.L. Sukenik) databili al I sec. d.C. si trovano sotto la sinagoga cronologicamente posteriore (IV sec. d.C.) [10], molto vicini al luogo che la tradizione identifica con la casa di Pietro. L'edificio era orientato in direzione nord-sud, cioè verso Gerusalemme, e aveva una ricca decorazione costituita da figure di putti, leoni, aquile, centauri, che tradiscono l'azione di un donatore benestante. Secondo l'archeologo israelita Pixner, sarebbe stato lo stesso imperatore Teodosio I (379-395) a rendere possibile la costruzione in pietra calcarea della sinagoga, in un periodo nel quale l'impero romano era oramai pienamente cristianizzato [11].
Sono molti gli episodi della vita di Gesù ambientati a Cafarnao ricordati dai vangeli. Particolare è il ricordo di Lc 7,5: il centurione guarito dalla parola di Gesù (cfr. Mt 8,5-13; Gv 4,46-54) è colui che aveva fatto costruire la sinagoga. Benché non si abbiano altre notizie di questo genere nella letteratura giudaica, tMeg 3 menziona donazioni per sinagoghe fatte da gentili [12].
Per quanto riguarda l'edilizia abitativa, si hanno numerose notizie sia nell'Antico sia nel Nuovo Testamento: a questo proposito è interessante chiarire il problema della guarigione del paralitico nell'episodio di Mc 2,1-12 e parr., avvenuta sempre a Cafarnao nella casa proprio di Pietro, che dovrebbe essere stata anche l'abitazione di Gesù nel periodo in cui stette a Cafarnao [13]. L'architettura era costituita generalmente da un monolocale, nel quale risiedevano anche gli animali, magari piuttosto ampio e diviso in più sezioni; i più facoltosi potevano avere due o tre stanze. L'illuminazione era garantita generalmente da un lampadario posto al centro della stanza (cfr. la similitudine della lampada sul lampadario in Mt 5,15s.). Il tetto, sostenuto da pilastri, era costituito da una travatura e un solaio che vi poggiava sopra e che spesso era fatto di erba secca o di canne (cfr. 2Re 19,26; Is 37,27). Quasi sicuramente all'esterno della casa vi era una scala, da utilizzarsi per le riparazioni del tetto [14]: così gli uomini che portarono il malato in barella, una volta saliti sul tetto, poterono praticarvi un'apertura senza troppa difficoltà per calarvi la barella. La luce, di giorno, poteva entrare dalla porta (cfr. Lc 11,5-8) e/o dalle finestre.
In definitiva, l'operato di Gesù a Cafarnao non dovette ottenere particolari consensi e successi, tant'è che alla fine del suo ministero in Galilea, rivolse una specifica maledizione personalizzata alle città di Corazin, Cafarnao e Betsaida (Mt 11,23s.).
[1] J. Gnilka 2002, Pietro e Roma, p. 9.
[2] Eusebio di Cesarea, Hist. Eccl. 3,3,1; Girolamo, De viris illustribus I.
[3] O. Cullmann 1965, San Pietro. Discepolo-Apostolo-Martire. Uno sguardo sulle opere prodotte su Pietro dalla ricerca moderna può essere visionato in J. Gnilka, Pietro e Roma, pp. 15-22.
[4] Bauer 1988, Wönterbuch, 1501. Frequente è in ogni caso il nome Simone nel Nuovo Testamento: Simone Cananeo o Simone zelante (Mt 10,4; Lc 6,15); Simone, detto fratello del Signore (Mc 6,3); Simone il lebbroso (Mc 14,3); Simone il Cireneo (Mc 15,21); Simone il fariseo (Lc 7,40); Simone Iscariota, padre di Giuda Iscariota (Gv 13,2.26); Simone il conciatore (Atti 9,43); Simon Mago (Atti 8,9).
[5] Gnilka 2002, Pietro e Roma, p. 24. Sull'uso del termine come sinonimo di Zeloti, cfr. la documentazione fornita da M. Hengel nel suo Gli Zeloti, Brescia 1996, pp. 87ss.
[6] jSheq. 6,50a.
[7] Cfr. Dalman 1928, Arbeit und Sitte IV, pp. 356-370.
[8] Cfr. i commentari di Conzelmann e Schneider ad loc.
[9] Gnilka respinge senza ombra di dubbio l'interpretazione «luogo della consolazione», in Gnilka 2002, p. 31 n. 2.
[10] Cfr. V. Corbo, Resti della sinagoga del primo secolo a Cafarnao, Studia Hierosolymitana III, "Studium Biblicum Francescanum. CMa" 30, Jerusalem 1982, pp. 313-357.
[11] Pixner 1991, Wege, p. 126, che pensa di aver ritrovato anche gli edifici appartenenti ai quartieri della guarnigione romana, pp. 118-123.
[12] Cfr. Dalman 1924, Orte und Wege, pp. 150ss.
[13] Matteo ricorda il trasferimento da Nazaret a Cafarnao all'inizio dell'attività pubblica di Gesù, e definisce il villaggio «la sua città» (Mt 9,1).
[14] Cfr. Dalman 1928, Arbeit und Sitte VII per numerosi disegni e illustrazioni, soprattutto le tavv. 35 e 40a.
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