Il Codice da Vinci

Pochi giorni dopo l'uscita nelle sale di tutto il mondo, e in contemporanea, della produzione cinematografica legata al romanzo di Dan Brown Il Codice da Vinci, curata dalla Sony Pictures e diretta dal regista Ron Howard, ho deciso anche io di scrivere qualcosa su questo romanzo. Non potevo esimermi, anche se lo avrei fatto molto volentieri, da questo compito: al giorno di oggi è necessario seguire la moda, adeguarsi al gusto del momento, per non essere considerati antiquati e "fuori secolo". D'altronde, eminenti studiosi, quotidiani di ogni tipo, testate giornalistiche e religiose anche le più sconosciute, bar, piazze, siti internet, aule scolastiche: quale aspetto della vita di ognuno di noi non ha toccato questa pubblicazione? Mi sembrava dunque indegno non dedicare un po' di spazio e del mio tempo a parlare di questo libro.

Chi conosce un po' il resto del sito sa benissimo come potrei pensarla sui temi proposti dall'autore americano. Tuttavia, una piccola introduzione di merito prima di addentrarci nei meandri del testo: sono già diversi anni che questo libro è sulla cresta dell'onda. Sicuramente il maggior successo anticlericale dell'ultimo cinquantennio: neanche Baighent-Lincoln-Leight sono riusciti ad ottenere tanto, neanche gli inventori dei miti legati a Rennes le Chateau, neanche le tantissime persone che a vario titolo e nei modi più disparati cercano di conquistarsi un po' di pubblico grazie alle loro opere che gettano fango sulle origini del cristianesimo. E certamente sotto questo punto di vista Dan Brown merita tutto il nostro rispetto: riuscire a creare con tanta arte, e supportato da una catena pubblicitaria di altissimo livello, un romanzo che si dice abbia venduto quasi 50milioni di copie in tutto il mondo (il che implica che almeno tre volte tante sono le persone che hanno conoscenza diretta del testo), è davvero qualcosa di straordinario al giorno d'oggi, in un epoca nella quale la lettura è sempre meno un hobby da coltivare con preziosa tenacia.

Forse è anche per tutto questo che una Università americana ha dedicato un intero corso didattico di letteratura ad analizzare il fenomeno browniano, forse è anche per tutto questo che dopo diversi anni si lanciano ancora strali accusatori contro il "grande menzognero". Ma perché definire un romanziere un menzognero? Perché oggi bisogna sottolineare che un opera di letteratura romanzata non può essere presa come un testo storico affidabile? Non basta andarsi a leggere il significato della parola "romanziere" su un qualsiasi vocabolario d'italiano per capire che non è sinonimo di "storico"? Perché dopo diversi anni, nelle Chiese e nelle pubbliche piazze è ancora necessario ricorrere a mezzi medievali (in una cittadina ciociara è stato pubblicamente bruciato il libro in piazza) e strali ecclesiastici per cercare di distogliere attenzione e pubblico da questo fenomeno di massa? Non sarà che così facendo si offre benzina da gettare sul fuoco a tutti coloro che credono che la Chiesa esista solo grazie ad un'attività sovversiva e falsificatrice tutta tesa alla conquista del potere politico?
Difficile dare risposta a tutte queste domande, difficile forse persino per uno psicologo, e certamente le risposte non potrebbero avere poi un riscontro con la realtà che cercano di descrivere.

Tuttavia, tante righe per dire che è sconfortante aver visto e vedere come ancora poche settimane fa, scolaresche o semplici persone intervistate sui temi del romanzo, invece di bollarle come mera fantasia da romanzo, sul quale appassionarsi finché si vuole, ma da mettere poi negli scaffali della propria biblioteca, magari nei ripiani alti per favorire in quelli "a portata di mano" qualche buon testo di storia vera del vero cristianesimo, ancora paiono fornire una certa apertura, una richiesta di approfondimento per verificare questa chiave di lettura della storia. «Se qualcuno scrive un libro, per quanto romanzo, avrà pur qualcosa da dire, avrà pure qualcosa da comunicare che ha riscontri con la realtà» ho sentito dire più d'una volta: così ho pensato che anche Star Wars, o Il Signore degli Anelli del grandissimo Tolkien potrebbero avere un qualche fondamento nella realtà. Ma purtroppo sono rimasto deluso...
Insomma, è bastato che l'autore del romanzo abbia detto di credere a ciò che scrive, e di aver scritto che i riferimenti nel testo sono aderenti a luoghi, persone e fatti reali per scatenare la grande macchina da guerra: e poco importa che gli editori avessero giustamente scritto ROMANZO in copertina, poco importa che negli Advertisement i lettori fossero stati avvertiti esattamente del contrario (indicazioni che, solcando le onde del successo e delle polemiche, vennero presto tolte dall'edizione italiana prima di esservi reincluse a causa di una protesta formale di varie associazioni).

Persone che hanno perso la fede, persone che hanno trovato nuovo combustibile per dare contro la Chiesa, persone che ancora oggi hanno "dubbi" sulla storia del cristianesimo così come ricostruita in quasi due secoli di studi meticolosi: ma chi sono queste persone, disposte a credere a tutto se opportunamente istruite, disposte a gettare al vento il proprio sistema di credenze perché qualcuno è stato più bravo di qualcun'altro a trattare precisi temi? Sicuramente più bravo di tanti storici ed esegeti che limitano i loro dibattiti alle Accademie e nelle Università o in pubblicazioni specializzate, nelle quali espongono punti di vista diversi da quelli presenti nei loro libri divulgativi e destinati al grande pubblico. Che sostegno può avere una Chiesa che annovera al proprio interno preti che dopo aver giurato di credere e professare per far credere ciò che viene raccontato nei Vangeli, se ne escono con considerazioni che relegano la resurrezione di Cristo a un mero fatto spirituale? Una domanda che mi sono posto più volte e alla quale ancora sono indeciso se dare una risposta.

Ma una nota di merito voglio darla al caro Dan: è anche grazie a lui se ho intrapreso il lungo cammino che ha portato alla realizzazione di questo sito, è anche grazie a lui se in questi anni si è parlato moltissimo di Gesù e della sua fede, è anche grazie a lui se i discorsi ai quali ha dato vita hanno permesso a nuove persone di accostarsi alla fede cristiana. E se qualcuno al contrario, grazie a lui, ha fatto il percorso inverso, vuol dire che la sua fede non era forte, che la sua fede era insinuata dal dubbio e costruita sulla paglia: ma mai come nel caso di un romanzo è necessario avere e usare la RAGIONE prima che la fede. Nostro Signore li aspetterà tutti quanti, ardentemente desideroso di riabbracciare la pecorella smarrita: io, dal mio modestissimo punto di vista, cercherò di offrire un mezzo, un aiuto, degli spunti per favorire questo percorso di riconversione.

Buona lettura.


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