Il culto di Eracle/Ercole

Già Pindaro definisce questo mitico personaggio greco «eroe divino» (Nemea 3.22). Da allora venne sempre considerato un personaggio di duplice natura, insieme dio ed eroe. È Omero a fornisci indicazioni sulla sua nascita: figlio di Zeus e della mortale Alcmena (sposa di Anfitrione di Tebe, in Beozia), che fu visitata dal dio che aveva assunto le sembianze del marito (in guerra contro i Zafiri). Zeus predispose per Eracle il regno sulla stirpe di Perseo (Argo), ma la moglie Era rovinò i suoi piani, anticipando la nascita di Euristeo, figlio legittimo di Perseo e della moglie di Stenelo, e posticipando allo stesso tempo la nascita di Eracle. Infatti, Zeus aveva giurato che successore di Perseo sarebbe stato colui che sarebbe nato nel giorno previsto per Eracle (Iliade 19.100ss.). Il suo rapporto con Era rimase sempre ambiguo, sebbene l'etimologia del nome potrebbe proprio essere "colui che riceve gloria da Era", e in diversi santuari di Era le fatiche di Eracle sono oggetto di raffigurazione scolpita (cfr. metope dell'Heràion alla foce del Sele, a nord di Paestum).
La mitologia riporta la sua nascita: Anfitrione partorì due figli, Eracle e Ificle (quest'ultimo figlio di Anfitrione e più giovane del primo di una notte): ancora in fasce, strangola i due serpenti mandatigli contro da Era (Pindaro, Nemea 1.33ss.) , denotando già da neonato la sua costante caratteristica di uccisore di mostri. Due diversi filoni della leggenda riportano che Eracle per ottenere l'immortalità succhiò il latte da Era: secondo una versione del mito, fu Ermes a porlo in grembo a Era mentre la dea dormiva; il latte che colò dal suo seno, trasferito nel cielo, formò la Via Lattea. Secondo la variante, fu Atena a indurre Era ad allattare il bambino.
Eracle trascorse l'infanzia e l'adolescenza nella regione tebana: fu allievo di Anfitrione che gli insegnò a guidare il carro; di Autolico per il pugilato, di Eurito per il tiro con l'arco, di Lino per il canto e la lira. Secondo Diodoro Siculo, Eracle uccise Lino con la stessa lira perché il maestro aveva osato rivolgergli delle critiche (3.67.2). Ancora fu allievo di Eumolpo per la musica, di Radamanto per il tiro con l'arco e di Castore per l'uso delle armi in generale. A questo periodo risale un sicuro attributo dell'eroe: secondo Teocrito infatti (25.207), sulle pendici dell'Elicona sradicò con le mani un ulivo da cui ricavò la clava che lo accompagna in tutte le raffigurazioni statuarie.
Secondo alcuni autori, sempre a questo periodo potrebbe risalire un altro onnipresente attributo dell'eroe, la pelle di leone: Eracle, mentre accudiva il bestiame paterno sul monte Citerone, affrontò un leone che disturbava continuamente sia le greggi di Anfitrione che quelle di Tespio, re di Tespie. Eracle riuscì ad eliminarlo (in quella che viene identificata come la prima grande impresa compiuta dall'eroe), scuoiandolo e appropriandosi della pelle. Secondo Pindaro (Istmica 6.47) invece, l'attributo della pelle risale alla sua prima fatica ufficiale, il combattimento contro il leone di Nemea: questa notizia potrebbe essere confermata dal fatto che nelle metope del Tempio di Zeus ad Olimpia (metà del V sec. a.C.), nel corso della sua prima fatica l'eroe manca di questo attributo, che invece lo accompagna per tutte le restanti 11 raffigurazioni. Secondo alcuni studiosi moderni invece, la lotta contro il leone del Citerone non sarebbe altro che la fatica compiuta da un eroe di origine beotica di nome Alceo, con il quale Eracle venne successivamente identificato: questa sovrapposizione potrebbe essere stata determinata dalla somiglianza della caccia al leone di Nemea.
Successivamente Eracle sconfisse ed uccise Ergino, re di Orcomeno, al quale i Tebani erano costretti a pagare tributo. Il re Creonte, per ricompensarlo della perdita del padre Anfitrione durante il combattimento, gli diede in sposa la figlia Megara, con la quale generò diversi figli (Omero, Odissea 11,269). Precipitato nella follia da Era, li uccise tutti quanti: sopraffatto dal dolore, si condannò all'esilio e si rifugiò presso Tespio; quindi si recò a Delfi, dove l'oracolo (la Pizia) gli impose nome Eracle (al posto del precedente Alceo che gli rimase nell'epiteto Alcide) e gli indicò di stabilirsi a Tirino, al servizio di Euristeo (suo cugino). Qui doveva fermarsi per 12 anni, al termine dei quali sarebbe divenuto immortale. Secondo accenni presenti in Omero (Iliade 19,105), Eracle sarebbe proprio originario di Tirinto, della dinastia dei Perseidi: forse ciò è alla base del fatto che il legame dell'eroe con l'ambiente argivo è particolarmente stretto. Fu proprio in questo periodo che Eracle fu impegnato nelle famose 12 fatiche, che tuttavia sono narrate solo da autori tardi: il loro canone definitivo si ebbe solamente in età ellenistica (e precisamente nel I sec. a.C.), ma già nel tempio di Zeus ad Olimpia (metà del V sec. a.C.) sono raffigurate nelle metope:

  1. combattimento contro il leone nemeo;
  2. combattimento contro l'Idra di Lerna;
  3. cattura della verca cerinitide;
  4. la cattura del cinghiale d'Erimanto;
  5. ripulita delle stalle di Augias;
  6. distruzione degli uccelli stinfalidi;
  7. cattura del toro cretese;
  8. cattura delle cavalle di Diomede;
  9. conquista del cinto di Ippona;
  10. cattura dei buoi di Gerione;
  11. conquista dei pomi delle Esperidi;
  12. cattura di Cervero dagli Inferi.

Bisogna aggiungere che gli autori non si sono accontentati di far lavorare così poco Eracle. Compiute infatti le dodici fatiche, fu liberato dalla sua soggezione a Euristeo e fece ritorno a Tebe. Ma la sua vita fu costellata di altre imprese, note sotto il nome di Parerga, e spesso del tutto indipendenti dalle 12 principali. È molto lungo e poco fruttuoso qui ricordarle tutte, ci soffermeremo dunque soltanto su alcune. Dopo una battaglia con Apollo, dalla quale Eracle uscì sconfitto, in obbedienza all'oracolo si presentò come schiavo presso Onfale, regina della Lidia: questa schiavitù fa pensare al mito di una figura divina femminile di origine orientale a fianco della quale si trovava un consorte di rango inferiore. Secondo Ovidio (Eroidi 9,73) Eracle condusse una vita molto effeminata in questo periodo; secondo altri scrittori invece fu autore di imprese gloriose, come la cattura dei Cercopi: è probabile che questo fiorire di leggende secondarie che lo riguardano sia da ricollegarsi alla tendenza di accostare l'eroe a tutti i principali cicli del mito e ad affiancarlo, in un modo o nell'altro, a tutti gli altri eroi maggiori della mitologia.
Al termine della permanenza presso Onfale, salpò contro Troia, conquistò la città, uccise il re Laomedonte, risparmiando però suo figlio Pordace (che successivamente sarebbe stato noto come Priamo). A questo periodo risalgono anche le imprese della Gigantomachia e le sue nozze con Deianira. Poi assistiamo al passaggio del fiume Eveno, sul quale traghettatore era il centauro Nesso, ucciso con una freccia nel cuore da Eracle perché cercò di approfittarsi della moglie.
In seguito, Eracle marciò contro Ecalia e contro il suo re Eurito, uccidendo lui e i suoi figli dopo la conquista della città. Deianira, vedendolo con la figlia del re ucciso Iole, per la quale in passato si era già battuto, si ingelosì: a questo periodo risale il racconto della veste imbevuta del sangue di Nesso (sangue che sarebbe servito a Deianira per avere amore eterno da Eracle), portata ad Eracle in occasione di un suo sacrificio all'altare di Zeus presso il promontorio dell'isola di Eubea. Ma Nesso era stato colpito e ucciso da una freccia di Eracle: appena indossata la veste, questa cominciò a bruciare, provocando all'eroe sofferenze insopportabili. Eracle su costretto a strapparsi la veste di dosso, sulla quale però rimasero attaccati pezzi di carne viva: vedendolo in quello stato, Deianira presa dalla disperazione e dal rimorso si uccise. Sembra poi che per ricompensa di quanto accaduto, in seguito Eracle fu trasportato da una nube durante un temporale sull'Olimpo, nel regno degli dèi, dove godette dell'immortalità, si riconciliò con Era e ne sposò la figlia Ebe. Questa conclusione ovviamente autorizzò il popolo a venerarlo tanto come eroe quanto come dio; il suo culto si diffuse soprattutto tra le genti doriche di Grecia.

Eracle in Occidente. Ovviamente il mondo occidentale non fu da meno: non v'è regione che non conservi un ricordo del suo passaggio e tracce del suo culto. Questa espansione geografica delle vicende di Eracle riflette le sempre nuove conoscenze degli esploratori Greci, instancabili navigatori e commercianti alla ricerca di sempre nuove rotte. In ogni nuovo mercato che si incontrava e dove veniva esportato anche il culto di Eracle, venivano a lui identificati i culti locali che potevano essere assimilati all'eroe. Fu così che anche il tempo e lo spazio tra una impresa e l'altra venne dilatato per comprendere le sue nuove azioni: fu così che divenne l'eroe greco più conosciuto anche al di fuori della Grecia. In particolare, gli si attribuisce un lungo viaggio dopo la decima fatica: toccò la Spagna, l'Italia, la Gallia, la Britannia, il territorio dei Liguri, del Lazio, della Sicilia (tutte località nelle quali sorgeva ovviamente un santuario a lui dedicato); al termine di questo suo lungo viaggio, i mitografi antichi posero l'ultima tappa in Tracia. Tutti questi suoi continui "viaggi" fecero sì che Greci e Latini battezzarono con il nome di Eracle/Ercole i personaggi mitologici di altri popoli con i quali entravano in contatto e che dimostravano di avere la stessa forza fisica: si hanno così Eracle indiani, fenici ed egiziani (Erodoto 2,44.3-5), Galli e Germani. Questa grande confusione fece alla fine ipotizzare che molte sue tradizioni fossero relative a personaggi diversi (già Erodoto 2,42ss.).
Eracle a Roma. I mitografi latini approfittaro di questa "opportunità", e inserirono in questo suo lungo viaggio una tappa presso Roma. In Italia, Eracle abolì i culti dei sacrifici umani, celebrati dai Sabini, stabilì il culto del fuoco e sconfisse Caco, che gli aveva rubato i buoi. Si preoccupò di fondare il suo culto, fu venerato da molti popoli indigeni e soprattutto da Evandro. A Roma prese il nome di Ercole e l'appellativo di Musagete ed appare talora raffigurato con la lira: sebbene il culto fu travasato senza troppe varianti, quest'iconografia non ha confronti in Grecia. È estremamente probabile che una qualche forma di Ercole fosse presente già in Etruria, dove troviamo un eroe locale aniconico con caratteristiche specifiche, molto più che un alter ego dell'Eracle greco. Forse proprio grazie alla forma etrusca del nome, Hercle, le due figure finirono per fondersi in una sola: la tradizione più autorevole e forte dell'Eracle greco avrebbe poi fatto prevalere quest'ultima su quella etrusca. Divinità centrale che proteggeva i commerci (per questo venerato soprattutto tra i mercanti, tempio antichissimo a Roma nel Foto Boario).

È indubbio che la continua crescita attraverso i secoli del mito di Eracle ha uno scopo diverso che il dimostrare la semplice forza bruta. Forse di origine micenea se non pregreca, quest'eroe doveva rappresentare il tramite tra il mondo umano e quello divino, al quale attraverso le sue successive prove, i suoi errori e le sue purificazioni, si avvicina fino all'assunzione finale nell'Olimpo. Forse è di origine micenea se non pregreca, a rappresentare probabilmente una divinità del passaggio tra il mondo della vita e quello della morte (tipologia conservatasi nel suo passaggio nell'Ade, dopo le nozze con Deianira, nel quale liberò Teseo dai suoi tormenti). Si racconta anche l'aneddoto di Prodico: Eracle è presentato davanti al bivio tra la via del piacere e quella della virtù e non ha esitazioni a scegliere la seconda.

Epiteti: Alceo o Alcide; Anfitrionaide (figlio di Anfitrione); Triselenos; Callinico; Musagete (solo presso i Latini).

Attributi: clava; pelle di leone; pomi delle esperidi; le armi gli vennero donate da Atena, l'arco da Apollo, la corazza da Efesto, la spada da Ermes; i cavalli da Poseidone.

Diffusione del culto: Cos; Taso; Sicione; Creta; coste ioniche dell'Asia Minore; Tiro; Tebe; Agrigento e Cori (dove si trovavano due famosi templi a lui dedicati); gran parte del resto dell'Europa soprattutto costiera e dell'Italia. A Roma il culto più antico e importante è quello dell'Ara Massima, all'interno dell'area sacra più antica sul Palatino. A lui è dedicato il tempio rotondo nel Foro Boario (in passato erroneamente attribuito alle Vestali). In sacrificio gli venivano offerti prevalentemente tori, cinghiali, giovenche e agnelli.

Presenze letterarie antiche: le più antiche sono andate perdute. Abbiamo sintesi tarde, come quelle di Apollodoro e Igino. Perduta purtroppo è anche la Vita di Eracle di Plutarco, che a giudicare dal titolo poteva essere molto preziosa. Accenni ad azioni o singoli episodi si leggono in:

Omero, Iliade e Odissea;
Esiodo, Teogonia e Scudo di Eracle;
Pisandro di Rodi, Eraclea;
Stesicoro, Odi;
Bacchilide, Ditirambo 15;
Pindaro, Nemee;
Paniasi di Alicarnasso, Eraclea;
Prodico di Ceo, apologo su Eracle al bivio;
Ione di Chio, Onfale, dramma satiresco;
Sofocle, Trachinie;
Euripide, Alcesti, Eraclidi, Eracle;
Teocrito, Eracle bambino, epillio;
Mosco;
Epicarno;
Aristofane, Rane e uccelli;
Apollodoro, Biblioteca;
Plauto, Anfitrione;
Diodoro;
Strabone;
Livio;
Dionigi di Alicarnasso;
Virgilio, Eneide;
Ovidio, Metamorfosi e Fasti;
Partenio, Eracle;
Seneca, Ercole furioso e Ercole Eteo;
Silio Italico;
Properzio.

In opere medievali, moderne e contemporanee, il tema di Eracle ha continuato a riscuotere grandissima fortuna, così come i temi della sua iconografia, che è immensa.

 
 
 
 
 
  pagina creata il 01/09/2006