Hans Küng
Cristianesimo. Essenza e storia, Milano: Rizzoli, 1997. Ed. originale: Das Christentum, ed. 1994. Un vol. di pp. 950. Ho voluto nella presente recensione riportare l'Introduzione al testo presente nel libro. Più che una mera analisi contenutistico-letteraria, mi è sembrato infatti più opportuno proporre ai lettori l'obiettivo che lo stesso autore si è posto con la redazione del presente testo.
 

copertina del libro

 

CIÒ CHE QUESTO LIBRO SI PROPONE

«Proprio ora un grosso libro sul cristianesimo? Sì, proprio ora! Infatti una grande crisi del cristianesimo richiede con urgenza una grande risposta. E, anticipiamo, questa risposta è radicale. Essa non risparmierà critiche a nessuna tradizione e chiesa cristiana, in quanto nutre una fiducia radicale nella causa del Vangelo. Essa metterà a confronto, senza compromessi e accomodamenti, il cattolicesimo, l'ortodossia, il protestantesimo e l'anglicanismo con il messaggio originario, prestando loro in questo modo un servizio ecumenico. Questo libro può e deve essere critico nei confronti della chiesa perché è scritto in virtù di una fede incrollabile nella persona e nella causa dí Gesù Cristo perché vuole che la chiesa di Gesù Cristo sopravviva nel terzo millennio.
Ma si può ancora avere fiducia nella causa cristiana? Sulla soglia del terzo millennio si può sperare nel cristianesimo? Nοn ha esso perduto in comprensibilità e credibilità per lo meno nei suoi paesi d'οrigine, cioè in Europa? Non esistono oggi più che mai tendenze centrifughe rispetto al cristianesimo: verso le religioni orientali, verso i gruppi politici ed esperienze di ogni tipo o anche solo verso il comodo privato libero da tanti obblighi? Non sono in molti ad associare, anche nei nostri paesi «cristiani» e in particolare cattolici, il cristianesimo alla chiesa ufficiale assetata di potere e irragionevole, all'autoritarismo e alla dittatura dottrinale, alla generazione dell'angoscia, ai complessi sessuali, al rifiuto del dialogo e ai rapporti, spesso così intolleranti, nei confronti di chi la pensa in maniera diversa? In particolare, la chiesa cattolica non viene identificata con la discriminazione delle donne, dal momento che Roma può vietare «definitivamente» ordinazione femminile (come anche il matrimonio dei sacerdoti, la contraccezione ecc.)? E di fronte a una tale incapacità di correggersi, la più o meno benevola indifferenza fin qui dimostrata nei confronti del cristianesimo non si è trasformata, in più di un luogo, in astio e persino in aperta ostilità?
Ma che cos'è poi «il cristianesimo»? Esiste davvero il cristianesimo o non si tratta piuttosto di diversi cristianesimi: l'ortodosso orientale, il cattolico-romano, il protestantico-riformato, per non parlare dei tanti cristianesimi senza chiesa e di tutti gli innumerevoli raggruppamenti e sette cristiani? Ammettiamolo subito: ciò che costituisce il cristianesimo provoca in tutto il mondo sentimenti estremamente contrastanti. Che cosa non è mai il «cristianesimo»!? Gli stessi cristiani provano un profondo senso di disagio. Quante istituzioni, partiti e azioni, quanti dogmi, principi giuridici e cerimonie non portano l'etichetta di «cristiano»? E quanto spesso nella storia il cristianesimo è stato trascurato, svenduto, addirittura tradito! quanto spesso esso è stato trascurato, svenduto, addirittura tradito proprio dalle stesse chiese! Invece del cristianesimo, solo «ecciesiasticismo». Invece della sostanza cristiana e dello spirito cristiano, il sistema romano, il fondamentalismo protestante o il tradizionalismo ortodosso.
Eppure il cristianesimo, ancor più dell'ebraismo, è rimasto una potenza spirituale presente in tutti i continenti – nonostante tutti i pericoli corsi ad opera della repressione nell'Est ex comunista e del consumismo nell'Occidente secolarizzato. Esso è, obiettivamente, la più grande delle religioni mondiali, che né il fascismo e il nazismo, né il leninismo, lo stalinismo e il maoismo sono riusciti ad annientare. E benché molti cristiani non possono più, con il loro ecclesiasticismo, venire a capo di nulla, non vorrebbero liquidare il cristianesimo. Vorrebbero piuttosto sapere che cosa propriamente significhi, che cosa possa significare, «cristianesimo». Essi vorrebbero avere coraggio, e precisamente il coraggio di essere cristiani anche oggi. Proprio in questo senso il presente libro, al di là di tutte le critiche, vorrebbe essere di aiuto e quindi sostenere le forze riformatrici di tutte le chiese.

Infatti, anche per me il cristianesimo è rimasto la patria spirituale — nonostante abbia sperimentato la spietatezza del sistema romano. E forse l'interpretazione del cristianesimo da parte di un cristiano impegnato è addirittura ancor più interessante dell'interpretazione «neutrale» data dalla scienza delle religioni e delle confessioni o anche dalla cinica denuncia o caricatura anticristiana. No, io non ho perso la speranza che la fede cristiana possa essere vissuta in maniera credibile – pia e critica insieme – anche nel terzo millennio, con convincenti contenuti di fede senza alcun irrigidimento dogmatistico e con indicazioni etiche senza alcuna tutela moralistica. La cristianità deve diventare più cristiana – questa è la sola prospettiva anche per il terzo millennio. Il sistema romano, il tradizionalismo ortodosso e il fondamentalismo protestante sono manifestazioni storiche del cristianesimo, che non sono sempre esistite e che un giorno scompariranno. Perché? Non fanno parte dell'essenza del «fatto» cristiano!
Ma se la cristianità deve ridiventare più cristiana, sarà necessaria una conversione: una riforma radicale, che è qualcosa di più della psicologizzazione o remitizzazione del cristianesimo. «Radicale», «che va alle radici», è allora soltanto una riforma che mette di nuovo in luce l'essenziale. Ma che cos'è questo essenziale del cristianesimo? Qui non ci si può richiamare semplicemente alle esperienze religiose vissute risparmiandosi la fatica del pensiero. Qui, con ogni mezzo, si deve approfondire la seguente questione: che cosa unisce tutte le molteplici e diverse chiese cristiane, tutti i diversi secoli cristiani in generale? C'è nonostante tutti gli abusi e le violenze — qualcosa come una riconoscibile essenza del cristianesimo, cui è possibile richiamarsi nelle diverse chiese?
Al riguardo sono stati scritti molti libri in contrasto tra di loro. La presente opera riprende quanto già nel 1974 ho ampiamente trattato sull'essenza del cristianesimo in Essere cristiani. Infatti, senza il ricordo delle sue origini orientatrici, fissate nella Bibbia, del suo atto fondatore, della sua figura originaria, Gesù Cristo, non si può dare una risposta al problema dell'essenza del cristianesimo. Gesù, in quanto il Cristo, è la figura fondamentale e il motivo originario di tutto ciò che è cristiano. Soltanto da lui, in quanto figura-guida centrale, il cristianesimo acquista identità e rilevanza.
Nel contempo, tuttavia, questo libro è una continuazione di Essere cristiani nella storia della teologia e della chiesa. Infatti, senza un'analisi critica della tradizione ecclesiale nelle sue diverse configurazioni confessionali non si può dare una risposta alla domanda su che cosa sia veramente e autenticamente cristiano nella controversa storia bimillenaria della cristianità. Il criterio per stabilire l'autenticità del cristianesimo non deve essere la forma in cui esso di volta in volta si manifesta, ma la vicinanza e la lontananza rispetto alla sua origine, al suo fondamento e al suo centro.

In questo modo, quindi, si deve tentare un bilancio critico e storico dei venti secoli del cristianesimo. Sono consapevole che questa è un'impresa enormemente difficile. E non pochi teologi e storici la riterrebbero addirittura impossibile. Eppure bisogna avere il coraggio di affrontare questo arduo compito, se non si vuole perdere di vista la totalità del cristianesimo, ma si vuole comprendere il presente e sviluppare prospettive per il futuro. Per esprimerci chiaramente: questo libro non è né una distaccata esposizione scientifica della storia del cristianesimo né una trattazione teologico-sistematica della dottrina del cristianesimo, ma tenta una sintesi di entrambe le dimensioni, quella storica come quella teologico-sistematica, e propone sia una narrazione cronologica sia una discussione analitico-oggettiva. In questo libro viene raccontata una storia drammatica e complessa, ma insieme, nella prospettiva delle origini, questa storia viene di continuo interrotta criticamente per interrogarsi sul prezzo pagato dal cristianesimo in una determinata costellazione paradigmatica. Vengono sollevati «interrogativi sul futuro», che si impongono ogniqualvolta una tradizione ecclesiale si è irrigidita, rendendosi così inadeguata alla vera ecumenicità. In questo senso il libro è concepito in maniera interdisciplinare, in quanto seziona le «questioni» ritenute sterili e tenta una visione multidimensionale del cristianesimo. Esso vuole essere, nel migliore senso dell'espressione, un libro ecumenico, sorretto dalla convinzione che le confessioni del cristianesimo sopravvivranno nel terzo millennio soltanto nello spirito e nella forma di una vera ecumenicità. I quattro grandi capi ecclesiali, cui ho dedicato questo libro, si collocano in questa prospettiva.
Ma una impresa simile può essere affrontata soltanto perché con l'analisi dei paradigmi si dispone di un'impostazione teorica e degli strumenti concettuali che sono già stati studiati metodicamente nei miei libri Teologia in cammino (1987) e Progetto per un'etica mondiale (1990) e hanno già trovato una verifica, per quanto riguarda il bilancio storico, in Ebraismo (1991). Si può perciò qui rinunciare a ricostruire dettagliatamente, nelle diverse epoche e territori, la storia bimíllenaria del cristianesimo con tutte le varie correnti e personalità fondamentali; qualsiasi manuale di storia della chiesa offre senz'altro di più a questo riguardo. Pensare in base a paradigmi significa piuttosto: comprendere la storia nelle sue strutture dominanti e con le sue figure più incisive. Pensare in base a paradigmi significa analizzare le diverse costellazioni complessive del cristianesimo, anzitutto la loro origine, poi la loro maturazione e (anche se descritta solo brevemente) sclerotizzazione. Pensare in base a paradigmi significa descrivere la sopravvivenza nel presente di paradigmi irrigiditi nella tradizione.

E a che serve tutto questo? A comprende più profondamente il presente. Non è il passato in quanto tale che mi interessa qui, ma come e perché il cristianesimo è divenuto quello che è oggi - in vista di quello che esso potrebbe essere. Non la pura cronologia è lo specifico di questo tipo di storiografia, ma l'intreccio di tempo e problemi.
Per raggiungere la necessaria acutezza di visione nelle prospettive storiche continuamente mutevoli si è dovuto rinunciare a innumerevoli particolari interessanti, aneddoti attraenti e aspetti importanti. A proposito di ciascuna delle grandi costellazioni complessive o paradigmi - si tratti dell'apocalittico dei giudeo-cristiani (P I), dell'ellenistico-bizantino-russo (P II), del medievale della chiesa cattolico-romana (P Ill), del protestantico-riformato (P IV) o, infine, dell'illuministico-moderno (P V) - il mio sforzo dovette concentrarsi nell'elaborare - sullo sfondo dell'evoluzione storica tracciata a grandi linee - condizioni, fondamenti e costrizioni, costanti e variabili, per cogliere così e rilevare il paradigma contemporaneo nei suoi caratteri fondamentali. E siccome i paradigmi più antichi non scompaiono con l'avvento del nuovo, ma continuano a svilupparsi parallelamente al nuovo paradigma e si intrecciano in mold modi con esso, sovrapposizioni minori sono non soltanto inevitabili, ma addirittura necessarie.
Con questo libro viene quindi proposto il secondo volume della ricerca «Sulla situazione spirituale del tempo», nato nel quadro del progetto «Non c'è pace mondiale senza pace religiosa» patrocinato dalla Bosch Jubiläumsstiftung e dal Daimler-Benz-Fonds. E anche qui, come già nella presentazione dell'ebraismo, io muovo dal presupposto che un'indagine rende giustizia al cristianesimo soltanto se aspira ad essere contemporaneamente due cose: anzitutto un'analisi delle forze spirituali di una storia millenaria che continuano a operare nel presente, e inoltre una diagnosi storico-sistematica. Questa deve poi portare a prospettive, che il presente analizzato schiude come diverse opzioni date per il futuro, con principi di soluzione pratico-ecumenici. Nel processo di elaborazione di questo libro è naturalmente divenuto chiaro che la sοla presentazione della storia e delle grandi tradizioni cristiane esigeva una simile ampiezza. La descrizione del presente e delle attese per il futuro deve perciò seguire in un successivo volume.
Per la comprensione di questo libro è anche assolutamente necessario tenere presente che la concezione in esso esposta è il prodotto finale di un lungo cammino del pensiero. Non è la prima volta che l'autore di questo studio scrive sugli sviluppi storici del cristianesimo. Dopo quarant'anni di ricerche teologiche egli può offrire qui un'esposizione complessiva coerente. Non me ne vorranno perciò i lettori se in singoli capitoli rinvio a libri precedenti a sostegno e approfondimento delle considerazioni qui svolte.
Un ultimo aspetto è per me importante: questo libro è stato scritto in una università tedesca, ma da un «cittadino del mondo» e, per quanto possibile, su un orizzonte universale. Mi sono perciò sforzato di scrivere, a proposito dei singoli periodi, anche nella prospettiva di altri paesi, quando per una determinata costellazione storica le energie trasformatrici ed incisive provenivano da un particolare paese. Naturalmente in questo libro ho potuto trattare solo marginalmente i continenti extraeuropei: non perché essi siano meno importanti e neppure soltanto per motivi di spazio, ma perché da questi continenti – almeno per quanto riguarda il cristianesimo – solo negli ultimi decenni sono provenuti importanti impulsi per i «paesi d'origine» cristiani. Per me un chiaro segno (tra altri) del fatto che, dopo la costellazione eurocentrica della modernità, siamo entrati in una costellazione (profilatasi in seguito alla prima guerra mondiale e impostasi dοpο la seconda guerra mondiale) policentrica (appunto postcolonialistica e postimperialistica) di una «postmodernità», detta così o in altro modo. Un motivo, questo, sufficiente per descrivere nel ricordato volume successivo l'influsso e l'importanza particolare dei continenti extraeuropei (Africa, Asia, America settentrionale e meridionale, Oceania). Ma per il momento il progetto dell'annunciata trologia sulla situazione spirituale del tempo viene concluso, come previsto, con un volume sull'islamismo, che deve fare seguito a questo sul cristianesimo - se Dio vuole e avremo ancora vita...»

 

Hans Küng (Tubinga, luglio 1994)

L'autore: è nato nel 1928 a Sursee, in Svizzera. Dal 1960 al 1995 ha insegnato in Germania presso l'università di Tubinga, dove ha diretto anche l'Istituto per la ricerca ecumenica.

 
 
 
 
  © Simone Gianolio 2006. Pagina on-line dal 17/07/2006 |