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L'insediamento
Fin dagli anni '70 del XX secolo, l'archeologia di Qumran è stata oggetto di vere e proprie manipolazioni. La morte improvvisa dell'archeologo Roland de Vaux, avvenuta nel 1971 prima della pubblicazione delle relazioni di scavo, ha purtroppo favorito speculazioni e tesi sensazionali di vario genere: il "terreno vergine" sul quale ci si poteva muovere riguardo all'insediamento ha quasi fatto sentire in dovere ogni studioso di dire la sua. Decine di studiosi, esperti del settore e perfino accademici sono stati impegnati per vari anni a tenere conferenze aperte al pubblico per cercare di contrastare teorie spesso fantasiose, che colpiscono la mentalità delle persone assetate di sensazionalismo, ma che non hanno alcun fondamento né logico né scientifico (cioè aderente alla realtà delle informazioni in nostro possesso). Ancora recentemente un congresso di studiosi di Qumran ha visto affrontarsi aspramente gli appartenenti alle due fazioni dei tradizionalisti (che vogliono vedere in Qumran un insediamento essenico di tipo monasteriale) e dei riformisti. L'incredibile mole di dati raccolti negli scavi archeologici, se da una parte non sempre convince e combacia con l'interpretazione tradizionale (bisogna rifuggire il concordismo talvolta estremo tra le rovine e i manoscritti), dall'altra però non dovrebbe consentire di divagare fantasiosamente in interpretazioni che vorrebbero vedere in Qumran un centro per la fabbricazione di profumi! Un fatto archeologico dovrebbe impedire alla critica letteraria, in sostanza, di avere la testa tra le nuvole. Attualmente la loro pubblicazione è curata dall'archeologo domenicano J.-B. Humbert, ma l'uscita non sembra a tutt'oggi imminente. E la cosa è tanto più importante se teniamo presente che Humbert, pur condividendo la tesi di fondo di padre de Vaux e della stragrande maggioranza degli studiosi che Qumran fosse un insediamento essenico, ha già proposto in alcuni articoli di anteprima la sua interpretazione, secondo cui Qumran nella sua prima fase sarebbe stato un possedimento demaniale asmoneo, e solo nel I sec. a.C. sarebbe avvenuta la colonizzazione essena. C'è da essere sicuri che anche questa ipotesi susciterà una vivace discussione.
L'ipotesi più suggestiva che ancora oggi colpisce il pubblico (sarà per questo che nessuno studioso serio la prende in considerazione?) è l'interpretazione dell'insediamento di Qumran come fortezza erodiano-asmonea, formulata dall'orientalista ebreo-americano Norman Golb già nel 1978 [1]. L'unico studioso che ha appoggiato il Golb è stato il tedesco protestante esperto del Nuovo Testamento Matthias Klinghardt, dell'università di Augsburg [2]. Ma gli argomenti di questa ipotesi sono così deboli che è stato fin troppo facile per gli esperti del campo rigettare l'idea della fortezza: una torre fortificata all'interno di un insediamento non è assolutamente un argomento favorevole; la vicinanza di una strada importante non rende l'insediamento una fortezza: sarebbe come dire che tutte le città romane costruite nelle vicinanze di importanti arterie del mondo antico erano accampamenti militari. Al contrario, mancano totalmente adeguate strutture difensive, come terrapieni e fossati, le mura sono troppo sottili e fragili per essere state costruite a scopi difensivi, mancano le caratteristiche strutture termali di epoca erodiana, manca qualsiasi traccia di qualsiasi guerra (poche frecce infatti non fanno una battaglia!), in nessuna tomba è stata trovata traccia di una qualsiasi arma. In questa pagina sono bastate sei righe per addurre argomenti decisivi e definitivi contro l'interpretazione di una fortezza erodiano-asmonea.
Questa ipotesi si collega all'idea che l'insediamento non fosse esseno, e che i Rotoli contenuti nelle grotte provenissero in realtà dalla biblioteca del Tempio di Gerusalemme. Già negli anni cinquanta del secolo scorso il tedesco Karl Heinrich Rengstorf (1903-1992), esperto di Nuovo Testamento e direttore dell'Institutum Judaicum presso l'università di Münster, aveva sostenuto che si poteva trattare di parti della biblioteca del tempio [3]: ma basta osservare una qualsiasi carta topografica della zona per rendersi conto che almeno le grotte 4-10 sono strettamente connesse con l'insediamento abitativo. È stato inoltre smentito il Golb quando afferma che mancano lettere e documenti: quando ancora parte del materiale non era stato pubblicato, diversi documenti provenienti dalla grotta 4 (e precisamente 4Q342-358) soddisfavano la necessità di un archivio degli abitanti di Qumran. La non presenza di pergamene e papiri all'interno degli edifici non è di nuovo un argomento valido: basta solo supporre che la comunità di Qumran nel nascondere i propri scritti abbia agito molto scrupolosamente. Inoltre sempre nella grotta 4 resti di sostegni infissi nella roccia hanno fugato ogni dubbio sulla sua interpretazione come biblioteca; le giare nelle quali furono posti i rotoli sono della stessa tipica ceramica trovata anche in Qumran, ceramica che non è di importazione ma è prodotta direttamente in situ. All'interno dell'insediamento sono stati inoltre ritrovati ben quattro calamai, se non addirittura cique, un numero incredibilmente elevato se paragonato ai due soli calamai ritrovati a Gerusalemme per l'epoca anteriore al 70 d.C.: un altro dato che dovrebbe fugare ogni dubbio residuo sul fatto che Qumran fosse un insediamento dove si producevano scritti di vario genere [4]. Più controversa è l'opinione che i resti di tavoli ritrovati insieme ai calamai possano essere interpretati come scrivanie. Di nuovo dunque un centro a forte vocazione scrittoria difficilmente si concilia con l'ipotesi della fortezza. Si aggiunga il ritrovamento di un coccio con inciso un esercizio completo di scrittura dell'alfabeto [5], il cui stile assomiglia molto a quello in cui sono scritti molti rotoli (e vari altri reperti simili). Ma l'argomento decisivo in questa discussione è questo: se è vero che le grotte 4-10 (in particolar modo) non sono nient'altro che i testi del Tempio nascosti nel corso della prima guerra giudaica, e se è vero che non è impossibile che in una biblioteca controllata da sadducei si potessero trovate testi "eretici", bisognerebbe dimostrare come è possibile che la quasi totalità dei testi portati faticosamente in salvo da Gerusalemme a Qumran sia a carattere eretico mentre i testi ortodossi venivano lasciati bruciare nel tempio durante l'assedio romano!
Golb ha provato ad addure ulteriori prove alla sua ipotesi, come i Rotoli di Rame ritrovati nella grotta 3, nei quali sono elencati complessivi sessantaquattro nascondigli di tesori. Ma l'ordine geografico dell'elenco risulta volutamente esatto [6]: una parte dei nascondigli si trova nel territorio del fiume Jarmuk (3Q15 8,1-10,4), il che esclude, trovandosi questa regione a sud del lago di Genesaret, che i tesori del tempio possano essere stati portati fin qua. Una concentrazione di nascondigli (3Q15 4,6-7,16) è presente nel territorio di Gerico, dove s'incontra più volte un luogo chiamato Secaca (3Q15 4,13ss; 5,1ss; 5,12), che durante l'età del Ferro (VIII-VII sec. a.C., cfr. Gs 15,61)indicava l'insediamento esistente nel territorio di Khirbet Qumran. La stessa espressione «terra di Damasco» (CD 7,15-19) viene oggi considerata, alla luce di questi dati, come l'espressione per indicare effettivamente la città situata nella Siria meridionale, e non più una parafrasi per Babilonia o la stessa Qumran. Anche in questo caso Golb sembra trovarsi in torto.
L'unica ipotesi logica e plausibile rimane dunque (allo stato attuale) quella originaria: si tratta dei tesori della biblioteca di una comunità di esseni, che furono nascosti (o venivano custoditi) in grotte nelle vicinanze del loro insediamento, cioè Qumran.
Spostandoci verso un settore meno scientifico e più sensazionalistico, ci imbattiamo nei giornalisti Baigent e Leight che (impegnati come erano da oltre 10 anni ad attaccare la Chiesa e il cristianesimo) non si lasciarono sfuggire la ghiotta occasione e nel libro L'occultamento di Gesù pubblicato in inglese nel 1991, collegandosi all'ipotesi di de Vaux e F.M. Cross che vedevano all'interno dell'insediamento un locale forse adibito a fucina, ipotizzarono che Qumran fosse un campo d'addestramento militare per la "lotta finale". Il salto logico dei due autori fa impallidire per l'intelligenza (?) dimostrata: l'assenza di una qualsiasi arma diventa indizio persuasivo per concludere che si trattava proprio di una armeria! Sarebbe come dire che ogni fabbrica di trattori è anche fabbrica di carri armati dal momento che non si è trovato alcun pezzo di questi ultimi... Ancora una volta ci troveremmo di fronte non al sito di pacifici esseni ma nel campo di battaglieri zeloti che si preparavano allo scontro con Roma. Ma nella loro logica contorta i due autori tralasciano di rispondere alla domanda decisiva (se è per questo neanche se la formulano, ovviamente!): dal momento che Qumran ha una vita che durò almeno dagli inizi del I sec. a.C. fino al 68 d.C., come poterono i sovrani Asmonei, il re Agrippa I e i procuratori romani tollerare una rete di resistenza proprio nelle loro immediate vicinanze? Quando nel 73 i Romani seppero che gli Zeloti si erano rifugiati nella roccaforte di Masada, il comando centrale non esitò ad inviare un'intera legione per distruggerla: resta del tutto sconosciuto il motivo per cui l'insediamento di Qumran sarebbe stato lasciato in pace per così lungo tempo considerando che bastavano poche centurie per distruggerlo e disperdere gli abitanti, i quali non sarebbero resistiti un solo giorno sotto l'assedio dell'esercito più potente del mondo. Ma ovviamente, per i due autori, il carattere zelota e battagliero degli abitanti del sito, contro ogni più evidente prova archeologica, sarebbe dato da un testo sugli oltre 800 ritrovati: un testo che risponde al nome di Rotolo della Guerra (1QM), il quale effettivamente ha caratteristiche di manuale militare per l'ultima lotta tra i «figli della luce» e i «figli delle tenebre». Ma questo testo venne scritto nel I sec. a.C., e non può essere assunto come prova sull'atteggiamento "bellico" del suo autore e/o dei suoi lettori del momento presente, tanto più che è stato ritrovato nella grotta 1, lontana dal centro abitativo e la cui connessione con lo stesso è tutt'altro che certa. In ogni caso sarebbe come dire che anche i cristiani sono decisi battaglieri dal momento che nel loro canone biblico si trova l'Apocalisse di Giovanni, che parla egualmente di guerre escatologiche; o meglio ancora che i mennoniti, che hanno in gran considerazione questo testo, siano in realtà una cellula sovversiva: i mennoniti invece sono stati e rimangono decisi pacifisti, e non risulta che nessuna polizia di alcuno stato del mondo li perseguiti o li includa nelle liste di organizzazioni terroristiche...
È necessario dopo questa lunga trattazione, addurre i motivi che lasciano pensare agli studiosi che Qumran sia un insediamento di esseni (sebbene il "tipo" resti di difficile interpretazione finché non saranno a disposizione i dati di scavo). Generalmente quattro esempi sono considerati sufficienti:
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l'ingegnoso e costoso sistema di condutture idriche, cisterne e grossi bagni con gradini non si addice né ad un "normale" insediamento né con la necessità di fare scorta d'acqua, mentre trova una valida e logica spiegazione con il bisogno di un gruppo religioso di una accentuata puritù rituale, come sappiamo per gli esseni [7];
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l'ambiente più vasto dell'insediamento è orientato, longitudinalmente, verso la città santa di Gerusalemme, e sembra in maniera evidente e convincente essere stato un luogo di banchetti religiosi, come dimostrano i resti di vasellame e ossa di animali sepolti secondo il rito nelle immediate vicinanze. La descrizione che Giuseppe Flavio ci fornisce di un banchetto presieduto da un sacerdote nella casa di una comunità essenica (Guerra giudaica, 129-131) ben si addice all'archeologia di questo luogo;
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una zappa ritrovata nell'insediamento sembra del tutto simile a quella utilizzata dagli esseni per i loro bisogni e descritta ancora da Giuseppe Flavio (Guerra giudaica II,148);
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il Rotolo del Tempio descrive dettagliatamente delle nicchie nelle pareti, che dovevano custodire le vesti sacerdotali (11QMiqd 32-33). Una serie di nicchie in Qumran è collegabile con questa disposizione.
Anche il cimitero connesso, di cui parleremo dettagliatamente nel prossimo paragrafo, non lascia dubbi sulla comunità di appartenenza: qui infatti non è stato trovato un solo ossario, ma tutte tombe ad inumazione. La cosa è tanto più sorprendente se pensiamo che l'uso degli ossari per la "seconda inumazione" dopo la putrefazione del corpo è originariamente farisaico: ora, se Giuseppe Flavio ci informa che gli Zeloti condividevano tutte le concezioni teologiche dei farisei (Antichità giudaiche XVIII,23), la totale mancanza di seconde sepolture è l'ennesima prova decisiva contro l'ipotesi del covo di zeloti. Inoltre, dal momento che a Gerusalemme le magnifiche camere sepolcrali scavate nella roccia di cui abbonda la città sono da riferirsi a tombe sadducee o erodiane, e considerando che a Qumran non mancano certo formazioni rocciose per costruirvi tombe monumentali, la loro mancanza esclude ancora una volta l'ipotesi non essenica del sito.
Il cimitero
Uno dei maggiori punti oscuri che hanno influenzato la ricerca su Qumran, è relativo all'archeologia del cimitero del sito: in realtà, i cimiteri sono ben tre, il principale contenente sepolture di maschi, e due laterali contenenti sepolture anche di donne e bambini. Ovviamente, ciò ha creato grande imbarazzo agli studiosi: se gli Esseni erano una comunità monastica ascetica, cosa ci fanno delle donne nel cimitero? Donne con bambini per altro. Quindi le fonti antiche soprattutto di Plinio e di Giuseppe Flavio non si adattavano perfettamente al sito di Qumran: bisognava dunque rivedere le teorie iniziali formulate dopo i primi scavi dall'archeologo R. de Vaux (il quale voleva vedervi appunto un monastero). In particolare, dagli studi di J.Z. Kapera sembrerebbe che le ossa umane fossero bruciate (vittime di incendio?) e spezzate, il che ha fatto pensare che ci si trovasse davanti alla possibilità che il sito fosse un accampamento di zeloti attaccati e trucidati dai Romani nel corso della prima guerra giudaica.
In realtà, la questione del cimitero di Qumran è stato un gigantesco disguido nel quale gli studiosi sono caduti per decine di anni. I primi scavi vennero effettuati negli anni '50 del secolo scorso dal de Vaux, il quale raccolse in migliaia di pagine di appunti i suoi risultati: la scoperta di ossa umane di donne e bambini molto ben conservate risale al 1956. Ma gli studi di de Vaux non vennero pubblicati, e nel corso degli anni alcuni documenti andarono addirittura perduti. Questa perdurante situazione condusse ricercatori come Schiffman, Taylor, Schuller ed Elder a rivedere l'androcentrismo della comunità qumraniana, rimettendo completamente in discussione dunque l'ipotesi essenica (ma i resti di bare di legno che mancano completamente nelle sepolture maschili sarebbero dovuti essere un forte indizio contro il collegamento dei cimiteri). Tutta questa difficoltà sarebbe in ogni caso stata immediatamente superata se antropologi e archeologi esperti in archeologia funeraria del Vicino Oriente avessero preso visione dei reperti, cosa che purtroppo non sembra essere avvenuta se non recentemente, con i risultati che tra poco verranno illustrati. Fu così che i fondi archivistici, arrivati e custoditi al Museo dell'Uomo a Parigi, divennero esclusivo appannaggio di studiosi qualificati: l'errore sarebbe dunque continuato, facendoci forse perdere definitivamente la corretta comprensione del sito di Qumran, se nel 1999 non fosse stata pubblicata l'opera del tedesco Olav Rohrer-Ertl, dal titolo Il cimitero di Qumran, nella quale venivano portati alla luce molti documenti che l'École Biblique aveva inviato negli anni '50 in Germania. Tra questi documenti, vi erano anche quelli che la comunità scientifica considerava scomparsi: ora erano disponibili, restaurati dal professor Rohrer-Ertl. Questo studioso, per altro esperto di antropologia, chiariva definitivamente il dubbio: non solo infatti le fotografie delle ossa mettevano in chiaro la netta differenza conservativa tra le sepolture del cimitero principale e quelle dei cimiteri secondari, ma anche che questa differenza era indice del fatto che queste ultime sepolture non potevano essere più vecchie che di qualche centinaio d'anni rispetto ad oggi.
Chiunque si interessi di archeologia funeraria, sa benissimo che in culture antiche avanzate il "rito di passaggio" dalla vita alla morte costituisce un momento cruciale, la cui importanza consente di riconoscere a colpo d'occhio la cultura di appartenenza (tanto più nelle popolazioni del Vicino Oriente): se infatti questi riti possono cambiare anche considerevolmente tra un popolo e un altro, all'interno della stessa etnia cambiano molto poco. Così, la topografia del cimitero metteva in luce un dato ai quali gli archeologi non avevano dato (stranamente) alcun peso specifico: l'orientamento delle tombe del cimitero principale seguiva un asse nord/sud, con la testa rivolta a sud; l'orientamento delle sepolture negli altri due cimiteri, quelli contenenti anche le sepolture di donne e bambini, era secondo l'asse est/ovest, con le teste girate verso sud. Già questa semplice attestazione avrebbe dovuto far considerare separatamente le due questioni. Questo fatto, oggi, può considerarsi tanto più grave se consideriamo che queste differenze vennero già notate nel 1873-74 dall'esperto orientalista Charles Clermont-Ganneau (1846-1923), il quale fu tra i primi a visitare queste rovine: lo studioso scrisse che «le tombe orientate nord/sud si distinguono in questo dalle tombe musulmane recenti». In effetti, sono le comunità musulmane e cristiane a seppellire i loro morti lungo un asse est/ovest, con le teste rivolte a La Mecca (musulmani) o al sorgere del sole (cristiani).
Per la verità, anche un altro dato doveva far riflettere: generalmente tanto l'ebraismo quanto islamismo e cristianesimo non introducono discriminazione di età o di sesso nelle loro pratiche funerarie, caratteristica che invece era palese in questo cimitero. Inoltre, la presenza di oggetti funerari come perle di pietra e di vetro, anelli e orecchini, avrebbero dovuto far escludere (senza ulteriori e più precise attestazioni, che però qui mancano) che si trattasse di sepolture ebraiche, per le quali la stessa Legge proibisce di collocare nella tomba oggetti di valore o che possano ancora servire. Tanto più che questi oggetti sono caratteristici delle sepolture beduine tardive post 1500!!!
Questa clamorosa svista, oltre che dalla mancanza di dati certi, fu indotta probabilmente da una somiglianza superficiale delle sepolture: tutte (cioè quelle di tutti e tre i cimiteri) sono coperte di pietre, con un masso più grande a indicare la posizione della testa e dei piedi: solamente la rimozione di queste pietre ha consentito lo studio della profondità delle tombe, dell'architettura e dell'ornamentazione. La presenza di pietre indica solamente che si voleva proteggere il defunto dalla predazione delle iene, tra i reperti delle quali in queste zone non sono infrequenti ritrovamenti di ossa umane. Sotto questo punto di vista dunque, solamente le tombe del cimitero principale presentano una certa uniformità di livello, mentre le tombe beduine sono generalmente poste sopra i siti archeologici, cosa per altro frequente in questa regione.
Tutti questi dati offrono indizi preziosi sul gruppo etnico del defunto. L'antropologo del Dipartimento delle Antichità israeliane dell'Università ebraica di Gerusalemme, Joe Zias, chiude così questo dibattito trascinatosi per troppi anni e che per troppi anni ha inficiato gli studi sul sito: «Qumran resta dunque proprio una comunità di uomini esseni che, come scriveva Plinio il Vecchio (Nat. hist. V,15,73), "avevano le palme come unica compagnia"» [8].
Quantomeno, non si potrà più usare questo argomento per contestare l'ipotesi essenica del sito.
Va aggiunto in fine che, di recente, scavi condotti nel sito di Qazone (a sud del Mar Morto) hanno riportato alla luce una gigantesca necropoli le cui sepolture sono molto simili a quelle del cimitero di Qumran (entrambe "a pozzo"). Alcuni studiosi, in particolare H. Schanks (direttore della rivista Biblical Archaeological Review) colpiti da questa somiglianza, si chiedono se nella zona vissero solo nabatei, come si pensava, oppure se non si possano individuare altre comunità, in particolare quella essena. Per altro, la presenza di comunità ebraiche in territorio nabateo è attestato da manoscritti come quelli di Babatha, le quali dovevano coesistere probabilmente in modo pacifico con gli indigeni del luogo. Allo stato attuale delle conoscenze tuttavia, è possibile formulare nient'altro che congetture [9].
[1] N. Golb, "Who Hid the Dead Sea Scrolls?", in Biblical Archaeologist 28 (1978), pp. 68-82.
[2] M. Klinghardt, "Qumran nowhere?", in The Qumran Chronicle 2/1 (1992), pp. 31-37.
[3] H. Regstorf, Khirbet Qumrân und die Bibliothek vom Toten Meer, Stuttgart 1960. Cfr. anche, per la tesi zelota, i due testi di C. Roth: The historical background of the Dead Sea Scrolls, Oxford 1958, e G.R. Driver, The Judean Scrolls, Oxford 1965, confutati soprattutto quest'ultimo e in maniera convincente già nel 1966 da R. de Vaux, "Esséniens ou Zélotes?", in Rivista Biblica 1966, pp. 212ss.
[4] R. de Vaux, Archaeology and the Dead Sea Scrolls, pp. 29-33. In questo testo preliminare sugli scavi condotti si trovano moltissime altre notizie molto interessanti sull'insediamento di Qumran.
[5] Riprodotto in Reveu Biblique 61 (1954), tav. XX.
[6] B. Pixner, "Unravelling the Copper Scroll Code: a Study on the Topography of 3Q15", in Reveu de Qumran 11 (1983), pp. 323-365.
[7] B.G. Wood, "To Dip or Sprinkle? The Qumran Cisterns in Perspective", in Bullettin of the American School of Oriental Research 256 (1984), pp. 45-60.
[8] Da "Tombe beduine: storia di un errore", in Il mondo della Bibbia 75: I manoscritti del Mar Morto. Ultime notizie, ed. ElleDiCi novembre-dicembre 2004 (ed. or. in francese), pp. 38-39. Questo articolo è stato utilizzato per scrivere il paragrafo sul cimitero.
[9] Ulteriori notizie possono essere reperite nel Dossier Petra sul portare di archeogate.org (link controllato il 05/08/2006).
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Per approfondire |
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Tutta la bibliografia sull'argomento può essere reperita in:
O. Betz-R. Riesner, Gesù, Qumran e il Vaticano. Chiarimenti, Città del Vaticano: LEV 1995.
J. Vanderkam, I Manoscritti del Mar Morto. Il dibattito recente oltre le polemiche,
AA.VV., I manoscritti del Mar Morto. Ultime notizie, in "Il mondo della Bibbia" 75 (nov.-dic. 2004), ed. ElleDiCi. |
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