La vita di Gesù attraverso la corretta interpretazione dei Vangeli
Ultima Cena Passione Morte Un'eclisse di sole? Cronologia

 !  Gesù è morto in croce?

Il problema della cronologia della Settimana Santa affligge storici, studiosi e uomini di Chiesa da almeno 18 secoli: nessuno ancora oggi è riuscito a dare una spiegazione storicamente provata e inconfutabile di questa cronologia, ma benché probabilmente non si riuscirà mai in quest'opera, partendo dagli studi della dott.ssa Jaubert degli anni '50 del XX secolo, cercheremo di vedere e completare le sue tesi sulla base dei risultati delle più recenti ricerche moderne, vagliando possibilità e impossibilità delle varie proposte.


7 aprile 30 d.C.: alle ore 15 Gesù Cristo muore sul Golgota in seguito alle terribili sofferenze della passione e della crocifissione.

Ad occuparsi del corpo di Cristo è Giuseppe d'Arimatea, ex soldato dell'impero, che dopo aver chiesto ed ottenuto l'incarico dallo stesso Pilato, con i suoi servi si prende cura del corpo del Signore e lo depone nella tomba probabilmente predisposta per sé, ancora vuota, a poca distanza dal luogo della crocifissione stessa.

9 aprile 30 d.C.: la domenica mattina, le donne si recano al sepolcro, trovandolo però vuoto.

 

Urge tuttavia a questo punto chiarire alcuni aspetti legati agli usi della sepoltura ebraica.

Cosa diceva la legge giudaica in proposito? In aiuto ci viene il Deuteronomio , libro biblico che da secoli recita: «Se un uomo avrà commesso un delitto degno di morte e tu l'avrai messo a morte e appeso ad un albero, il suo cadavere non dovrà rimanere tutta la notte sull'albero, ma lo seppellirai lo stesso giorno, perché l'appeso è una maledizione di Dio e tu non contaminerai il paese che il Signore tuo Dio ti dà in eredità» (21, 22-23). Una terra contaminata avrebbe addirittura impedito il compimento dei riti nel Tempio, e dal momento che si avvicinava la Pasqua , ciò non era assolutamente possibile.

  • Gesù doveva essere preparato alla sepoltura e seppellito in un breve lasso di tempo.

Perché breve, si chiederà qualcuno. Molte persone, pur senza averne conoscenza, parlano di usanze ebraiche modificandole a proprio piacere in base alle proprie tesi: “Per gli ebrei il sabato non cominciava al tramonto del sole del venerdì, bensì quando compariva la terza stella in cielo”, ci informa Saverio Gaeta, caporedattore del settimanale «Famiglia Cristiana» e autore del recente libro L'Altra Sindone. La vera storia del volto di Gesù , ed. Mondadori 2005. Con un semplice programma di astronomia, è possibile risalire al momento del tramonto: poco dopo le 18, e la terza stella apparve un'ora più tardi. Dunque, erano disponibili circa quattro ore per la sepoltura di Gesù. Senza l'intervento di Giuseppe tuttavia, il corpo avrebbe dovuto essere gettato in una fossa comune, come certamente accadde per gli altri due crocifissi con lui.

«Verso sera, sul finire di parasceve*, la madre di Dio venne in gravi preoccupazioni, perché i Giudei avevano deciso di lasciare insepolto il corpo di Gesù, e le doleva di lasciare il corpo abbandonato e di non essere andata a parlare schiettamente a Pilato; perciò manda Giovanni a cercare di Giuseppe. E appena Giuseppe fu venuto dalla madre di Dio, ella gli disse: “Giuseppe, ti scongiuro, conforta il mio dolore – conosco infatti il tuo sincero affetto per il mio dolcissimo figlio – e fammi due favori: va' da Pilato e richiedigli il cadavere del mio amato figlio, affinché io lo seppellisca, e concedimi anche il sepolcro nuovo che tu hai, appartato, nel giardino...

Allora Pilato, vedendo Giuseppe insistere tanto, piangendo, nella sua richiesta, lo confortò con queste parole: “Va' pure! Ti concedo questo cadavere [Gesù]: prendilo e fanne quello che vuoi...

Egli si recò pertanto da Nicodemo, perché anch'egli era pio e amava Gesù, e gli riferì tutto ciò che era avvenuto con Pilato. Allora, comperate cento libbre di mirra e di aloe e una pietra sepolcrale nuova, insieme con la madre di Dio, con Maria Maddalena, Salomè e Giovanni e le altre donne, lo composero in un bianco lenzuolo, come era l'usanza, e lo adagiarono nella tomba.»
*parasceve vuol dire “preparazione”, ed era così chiamato il giorno di preparazione alla festa del sabato, cioè il venerdì.

Questi tre brani sono tratti dal Vangelo di Nicodemo (cap. XI, versione del testo greco B, contenuto nel cod. Veneto Marciano II, 87, del sec. XV), uno scritto apocrifo in greco datato intorno alla seconda metà del IV-prima metà del V sec. d.C. sulla base dello stile della lingua e della presenza di numerosi neologismi e latinismi. Alcuni studiosi ritengono di non dover attribuire al testo un serio fondamento storico, soprattutto in relazione alla lontananza temporale dagli avvenimenti narrati. In realtà, a parte i dialoghi riportati, tutto concorda perfettamente con quel Vangelo di Giovanni, inserito tra i canonici: lo stesso Giovanni è anzi menzionato dal Vangelo di Nicodemo come uno dei presenti. Dice l'evangelista (19, 31-42):

«Allora i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato (poiché era la preparazione e quel sabato era un gran giorno) chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe, e fossero portati via. I soldati dunque vennero e spezzarono le gambe al primo, e poi anche all'altro che era crocifisso con lui: ma giunti a Gesù lo videro già morto, e non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli forò il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua. Colui che ha visto, ne ha reso testimonianza, e la sua testimonianza è vera; ed egli sa che dice il vero, affinché anche voi crediate. Poiché questo è avvenuto perché si adempisse la Scrittura : Nessun osso di lui sarà spezzato. E un'altra Scrittura dice: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.

Dopo queste cose, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma in segreto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù, e Pilato glielo permise. Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. Nicodemo, che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch'egli, portando una mistura di mirra e d'aloe di circa cento libbre. Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso i Giudei. Nel luogo dov'egli era stato crocifisso c'era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei,perché il sepolcro era vicino.»

La mirra e l'aloe fornivano una mistura protettiva contro la putrefazione dei cadaveri. Perché Giovanni, così preciso nell'indicare addirittura la quantità di sostanze acquistate, non menziona assolutamente, neanche di sfuggita, il lavaggio del corpo di Cristo? Chi non conosce o semplicemente non ragiona come si dovrebbe, salta a piè pari questo punto e coglie l'occasione per dimostrare la falsità della Sindone che non poteva contenere tracce di sangue in quanto il corpo sarebbe stato preventivamente lavato. Ancora oggi infatti, i cadaveri vengono puliti con acqua, per purificarli innanzitutto: a quel tempo questa usanza serviva per evitare che venissero sepolti sporchi, o nel caso di Gesù, pieni di sangue per i maltrattamenti subiti. Se non ve ne è traccia nei Vangeli, ciò vuol dire che questo passaggio semplicemente non avvenne . Troppo poco era il tempo a disposizione per la sepoltura prima dell'arrivo del sabato: se Giuseppe raccolse il Sangue di Cristo in una coppa (come raccontano le leggende medievali) quasi certamente non lo sapremo mai; sicuramente cosparsero il corpo, le bende e il “lenzuolo”, nonché il sepolcro, con questa mistura; deposero il corpo con la miglior cura possibile all'interno della tomba, chiusero con la pietra e tornarono tristi alle loro abitazioni.

  • Il sepolcro di Gesù venne chiuso, ma sappiamo dai Vangeli stessi che era usanza lasciare il sepolcro aperto per almeno tre giorni.

L'usanza ebraica prevedeva che la tomba rimanesse accessibile per almeno tre giorni, affinché si potesse constatare che non si trattava di morte apparente, proprio come nel caso di Lazzaro ( Matteo 11, 39). Il Talmud babilonese Semahot , svolgeva la funzione del moderno CICAP, consentendo l'esame del corpo senza che ci fossero sospetti di superstizione. Tuttavia, proprio come oggi è vietato celebrare funerali nel triduo pasquale, così a quel tempo: si era infatti alla vigilia di una festa nella quale non sarebbe stata ammessa alcuna onoranza funebre: in quel sabato e nel giorno di Pasqua si doveva soltanto pensare ad onorare il Signore, pregando e riposando; anche i lunghi spostamenti a piedi erano vietati: dunque la tomba andava chiusa con una pietra. Lo stesso Giovanni conferma lo stupore della Maddalena che appena vide il sepolcro aperto, corse da Giovanni e da Pietro per denunciare l'accaduto ( Giovanni 20, 1-3).

Resta subito da chiarire il punto: secondo il diritto semitico, le donne non erano ammesse a testimoniare. Il fatto che Giovanni, testimone oculare, riporti nel suo scritto la testimonianza di una donna, è da considerare straordinario, e soprattutto degno di verità al 100%. Seguendo il diritto, in quanto testimone oculare avrebbe benissimo potuto tralasciare questo aspetto e riportare solo quanto constatato di persona in compagnia di Pietro. Questo passo insomma tronca alla radice qualsiasi illazione sui vangeli come testi apologetici.

Lo stupore della Maddalena è certamente relativo al fatto che si temesse che il corpo del Cristo fosse stato rubato, portato via, nascosto in qualche modo. È ancora Giovanni il primo ad intuire l'accaduto «e vide e credette»: il corpo era risorto.

•  se il corpo fosse stato rubato, non si comprenderebbero le parole evangeliche che indicano il sudario del Cristo piegato in un angolo, a differenza delle bende lasciate per terra. Quale ladro, nell'atto di rubare un cadavere, lascerebbe i suoi vestiti piegati?

•  l'ipotesi che la Maddalena avesse sbagliato in qualche modo tomba, si scontra col fatto che furono troppi i testimoni oculari che assistettero al seppellimento che anche solo ipotizzare che tutti avessero sbagliato tomba vorrebbe dire che la nostra Fede si basa sulla svista di massa più clamorosa nella storia dell'uomo tutta intera...

•  l'ipotesi che vorrebbe Gesù Cristo gettato in una fossa al pari dei ladroni, non sta in piedi neanche nelle sue virgole, in quanto ancora una volta è difficile pensare che dei testimoni oculari raccontino una storia che potesse essere facilmente smentita: dal momento che questa smentita dei Vangeli non esiste in nessun papiro del mondo...

  • E se chi scrisse i Vangeli avesse in qualche modo sbagliato, o avesse intenzionalmente inserito particolari presi a caso da sepolture a loro coeve, come ad es. la figura altrimenti ignota di Giuseppe d'Arimatea?

I più avanzati studi di papirologia, hanno oramai fugato ogni dubbio: a scrivere i quattro Vangeli (tre dei quali sinottici) furono altrettanti testimoni oculari (vai alla sez. dedicata). Dal momento che questi evangelisti non scrivevano un romanzo, ma la biografia di un uomo straordinario, che in quanto trattato storico poteva essere smentita da qualsivoglia altro erudito, è davvero difficile pensare all'inserimento, da parte di tutti e quattro poi (una specie di accordo?), di particolari fantastici. Molto si è discusso su Giuseppe d'Arimatea: quasi sconosciuto nei Vangeli, altamente e largamente celebrato soprattutto nella letteratura graaliana medioevale. Certamente si discuterà ancora: i capitoli XIV e XV di Patì sotto Ponzio Pilato? (Messori V., SEI ed., Torino 1992) sono un mirabile esempio di come una corretta interpretazione delle scritture possa fugare ogni dubbio.

  • E se Gesù non fosse morto sulla Croce, come sostengono alcuni?

Quest'ipotesi, certamente suggestiva, ha contribuito all'arricchimento di taluni giornalisti che in un momento non precisato della loro vita si sono trasformati in storici. A dir la verità, questa trasformazione non è mai avvenuta.

Dar credito a questa ipotesi significa infatti sconfessare la storia come la conosciamo attraverso fonti e reperti archeologici: bisogna sapere infatti che all'epoca di Cristo i Romani erano diventati particolarmente abili nel supplizio della crocifissione, praticato oramai da oltre un secolo. Tutta questa esperienza avrebbe potuto far credere ai soldati che un uomo fosse morto quando non lo era? Sinceramente credo proprio di no. Primo particolare: nei rarissimi casi nei quali il condannato sopravviveva, il potere centrale gli comminava la libertà: in pratica, un condannato a morte diventava libero. Se tale era il premio, bisogna aggiungere che i Romani sapevano bene quello che facevano: se i condannati avessero trovato il modo di sopravvivere, l'impero sarebbe stato pieno di criminali in libertà. Secondo particolare: se Gesù, in quanto sopravvissuto, avesse ottenuto la libertà, per quale arcano motivo sarebbe dovuto fuggire di soppiatto, aiutato da pochi amici intimi, facendo credere o lasciando credere al popolo della terra che non era morto ma risorto? Una domanda che evidentemente non trova risposta, se non quella “in effetti non sopravvisse al supplizio”, quindi non poteva scappare dal sepolcro...

Che poi si cerchi di stabilire quali possano essere state le cause della sua morte, è tutt'altra questione che evidentemente compete specialisti di medicina legale e che qui viene riportata esattamente come è stata formulata. L'ipotesi dunque più accreditata presenta la morte di Cristo per mancanza di respiro, data la postura prolungata del corpo sulla croce, definita in termine tecnico “asfissia”, senza addentrarci in discorsi ancora più particolareggiati e tecnici, che forse neanche io sarei in grado di comprendere appieno.

  • Resta un fatto: i vangeli sbagliano cronologia: è possibile che un processo giudiziario si sia svolto in mezza giornata?

I tempi processuali ai quali siamo abituati oggi non erano concepibili nell'antichità: chi veniva processato infatti, conosceva la propria condanna o assoluzione anche nel giro di un giorno. Ma nel caso dei Vangeli, è arduo pensare (come lo sarebbe per ogni biografia) che venga raccontato momento per momento il processo: quello che contava era il risultato finale, e gli eventi principali che vedevano Gesù di fronte al sinedrio e a Ponzio Pilato. Quello che accadeva “dietro le quinte” non viene menzionato: forse Gesù fu rinviato al giudizio di Erode, ma certamente dovette passare per il giudizio del Sinedrio. È possibile pensare allo svolgimento dei tre giorni “mancanti” nei Vangeli come proposto da Monsignor Giglioli (vescovo di Montepulciano – Chiusi – Piacenza) che vede proprio nei tre giorni tra martedì e giovedì lo svolgersi del dibattito sulla condanna di Cristo. L'articolo è ospitato sul sito www.shroud.it/cpsweb.html “La data dell'ultima cena” (in formato pdf): la cronologia proposta è del tutto verosimile, e peraltro concorda perfettamente con i passi tratti dai Vangeli, qualora questi siano correttamente messi in relazione tra loro.

Per rispondere alla domanda: certamente non è possibile nelle modalità descritte; ma una biografia del Cristo che avesse compreso anche solo momento per momento lo svolgersi della Settimana Santa richiederebbe un'enciclopedia. Non è verosimile tuttavia che i quattro evangelisti fossero stati ammessi al processo dai giudici: ciò che viene riportato è ciò che loro “hanno visto” e/o “potevano vedere”: in ogni caso, non è nelle finalità dei Vangeli raccontare la vita di Gesù se questo comportava la messa in secondo piano del suo messaggio.

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