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 Oggetto del messaggio: La Corte Europea: il crocifisso lede libertà dei cittadini
 Messaggio Inviato: martedì 3 novembre 2009, 15:21 
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Iscritto il: mercoledì 2 gennaio 2008, 20:57
Messaggi: 182
Località: Roma
In un passato thread dal titolo "L'illusione di essere felici eliminando Dio" avevo commentato le notizie di chi invitava ad essere ateo, poiché guardando la religione come privazione di qualcosa (visione gretta e profondamente ignorante di cosa sia il sentimento religioso, gretta ed ignorante esattamente come gli atei che la pensano), soltanto privarsi di essa avrebbe portato l'uomo a godersi la vita.
Oggi la corte europea ha stabilito per la prima volta nella sua storia che la religione di Stato è il secolarismo: quante volte abbiamo sentito ripeterci che solo gli atei sono gli unici che non vogliono imporre nulla a nessuno? Eccoteli là allora esultare per questa sentenza, inneggiando alla laicità dello Stato: ancora una volta si rivela piena e profonda la reale faccia giacobina di queste persone, che come una volta mentre predicavano "libertà, uguaglianza e fraternità" mettevano sotto la ghigliottina la testa di coloro che non si ponevano a 90° al loro cospetto, allo stesso modo oggi chiedono ed ottengono leggi che proteggano la libertà religiosa, ma solo quella loro.
Non c'è niente da fare: non si rassegnano all'idea di essere una minoranza e di vivere in una democrazia dove le leggi fino a prova contraria le fa la maggioranza: non si rassegnano all'idea che ciò che conta è ciò che decide la maggioranza del popolo. E qui scatta il paradosso: in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, essa viene promulgata in nome della libertà religiosa di tutti i bambini. Ma di quale libertà di parla? Ma ovvio, di quella stabilita dalla mammina atea, che in barba al diritto di ogni bambino di scegliersi la religione che più gli aggrada lo vuole educato secondo i principi del secolarismo. E se tutte le altre mamme non volessero questo? Chissene frega pure di loro...
Questo giacobinismo al potere è la perfetta testimonianza di cosa sia l'ateismo al potere, d'altronde lo vediamo oggi cosa succede nei Paesi dove l'ateismo è religione di Stato (Cina e Corea del Nord su tutti). Pensavamo di aver superato il regime teocratico da molti decenni, invece ora ci ritroviamo in un regime teocratico al contrario, non più quello cristiano ma quello secolare. Così, mentre il crocifisso lede la libertà religiosa dei bambini (quasi che un bambino si sentisse obbligato ad essere cattolico solo perché vede un crocifisso in classe!), la sua eliminazione diventa la conclusione del disegno demente partorito dalla mente di questi signori: cancellare ogni riferimento, anche vago, a qualsiasi aspetto che possa in qualsivoglia modo essere accostato al sentimento religioso. Il relativismo nichilista come subcultura dominante, nella quale non c'è spazio neanche per esprimersi, perché la stessa espressione può diventare causa di privazione della libertà altrui (come in Francia).
Ma se io, adottando lo stesso ragionamento, non volessi un insegnante omosessuale perché non voglio che mio figlio sia in qualsivoglia modo costretto a prendere esempi da atteggiamenti che io genitore non ritengo a lui congeniali? Se io, vedendo l'ostentazione omosessuale del gay-pride, mi sentissi in qualche modo privato del mio sacrosanto diritto ad una eterosessualità corretta e moderata? Ah no, in questo caso si tratta di discriminazione, di omofobia, etc. etc. Ma come definire allora l'imposizione per legge a tutti i cittadini di qualcosa che vuole 1 cittadino solo? Legge ad-personam? Anticlericalismo?
Mi pare che da parte di certi gruppi di pensiero ci sia la voglia di arrivare ad un scontro frontale, alla guerra finale tra atei e credenti, portata avanti a colpi di leggi e sentenze: sappiate allora che la guerra, voi atei fuoriosi, l'avete già persa in partenza, come ben descrive il libro di Giancarlo Bosetti.
Per ora qui mi fermo, perché per commentare una sentenza ipocrita ed antidemocratica bisogna capire in quale modo contorto hanno ragionato i giudici. Intanto il Governo Italiano ha immediatamente annunciato ricorso, anche perché tra le altre cose lo Stato è stato condannato a pagare €5000 per danni morali alla suddetta mammina atea e secolarista...

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«Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione». E. Burke


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 Oggetto del messaggio: Re: La Corte Europea: il crocifisso lede libertà dei cittadini
 Messaggio Inviato: venerdì 6 novembre 2009, 13:17 
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Iscritto il: mercoledì 2 gennaio 2008, 20:57
Messaggi: 182
Località: Roma
Allora aboliamo calendari, affreschi e domeniche

Caro Direttore,
la sentenza della Corte di Strasburgo mi ha finalmente aperto gli occhi. L’Italia deve svegliarsi dal suo medioevale torpore e imparare dalle avanguardie europee. Diciamola tutta: è l’ora di finirla con quest’Italietta cattolica, con questo Paese di campanili, con il frusciar di tonache pretesche e d’ingerenze cardinalizie a ogni piè sospinto.
Finalmente c’è un giudice a Berlino che riconosce l’inaudita violenza alla quale sono stati sottoposti fin dalla fondazione dello Stato unitario generazioni di studenti, costretti a incrociare con lo sguardo svogliato, quei due pezzi di legno inchiodati al muro. È ora di liberarsi da questi fardelli del passato, la cristianità è tramontata, la Repubblica è laica, i cristiani tengano i crocifissi in casa o in chiesa, non pretendano di imporli a scuola e negli uffici in pubblici né tantomeno nelle aule di giustizia dove vengono giudicati i poveri cristi.
La battaglia per la libertà dal giogo della religione è però appena cominciata. Questo è soltanto un primo, timido ma necessario passo. Te ne suggerisco qualche altro. Non basterà abolire, come tu stesso hai ricordato, il simbolo della Croce Rossa su fondo bianco, ormai tradizionale emblema delle istituzioni ospedaliere. Bisognerà porre la questione ormai irrinunciabile, del computo del tempo. Ti pare corretto che io, laico, sia costretto per un’assurda convenzione d’antan a calcolare gli anni dalla data nascita di un ebreo marginale e irrilevante, venuto al mondo in un villaggio agli estremi confini dell’Impero romano? Ti pare giusto che io debba riferirmi a quella nascita ogni qual volta spedisco un’email, scrivo una lettera, pianifico una vacanza o leggo un giornale? Sopruso insopportabile: son costretto a riferirmi a Gesù ogni santo giorno e più volte al giorno. L’Europa dovrebbe studiare un calendario veramente laico e condiviso, che faccia piazza pulita di queste convenzioni religiose di parte. Si potrebbe ricominciare a contare gli anni dalla fondazione di Roma (ma i laziali saranno d’accordo?) o meglio inventare una data di partenza ex novo.
E poi, vogliamo parlare della domenica? Si continua a chiamarla così, vale a dire dies Domini, giorno del Signore, e sono costretti a festeggiarla tutti, anche i non credenti, quando è risaputo che in questo giorno si ricorda la resurrezione del suddetto ebreo marginale nato in Giudea un paio di millenni fa. Perché favorire quei cattolici (sempre meno), che usano di quel giorno per le loro pratiche religiose di precetto? Noi laici dovremmo ribellarci, e chiedere all’Europa di istituire il fine settimana il martedì (non il mercoledì, sennò favoriamo quelli che vanno all’udienza del Papa), equidistante sia dalla domenica cristiana sia dal venerdì islamico e dal sabato ebraico. Non parliamo poi di feste quali il Natale o la Pasqua, così smaccatamente cristiane. Basta con l’ipocrisia di trasformarle in feste dei buoni sentimenti o della primavera: si aboliscano. E i cristiani che vogliono andare a messa si prendano un giorno di ferie.
Ancora. Vogliamo finirla con le scuole pubbliche e le vie intitolate ai santi? Perché mai una scuola statale dovrebbe chiamarsi «Francesco d’Assisi»? La famiglia benestante potrebbe risentirsi, non ritenendo quello di San Francesco un modello in linea con la new economy, come pure potrebbe non essere d’accordo la famiglia del cacciatore, che agli uccellini e ai lupi preferisce sparare piuttosto che parlare. E i troppi affreschi esposti in luogo pubblico, così irritanti per il loro contenuto ostentatamente religioso? E i campanili che svettano fastidiosamente, impossibili da non notarsi, anche quando si percorre l’autostrada? Non si potrebbero oscurare con appositi pannelli? Chi pensa ai miei diritti di laico quando passeggiando per i sentieri di montagna m’imbatto in quelle edicole con l’effigie della Madonna (la madre dell’ebreo marginale di cui sopra)? E perché in cima alle montagne ci si deve andare per forza a piantare una croce?
Infine, bisognerà pur affrontare anche il problema di certi simboli matematici. Il segno del «più», lo sanno tutti, è una croce bell’e buona. Anche il segno del «per» lo è, infatti quella è la forma della croce di Sant’Andrea. Troviamo un’alternativa, per non offendere i laici che impegnati in un calcolo algebrico, potrebbero perdere la loro concentrazione soffermandosi su quel segno. Un segno che li potrebbe distrarre, ricordando le crociate, le battaglie contro gli arabi musulmani ai quali dobbiamo, tra l’altro, proprio i numeri che utilizziamo ogni giorno. Forse in nome della laicità, e per non sembrare di prendercela solo con i cristiani, sarebbe meglio abolire pure i sincretistici numeri indo-arabici e tornare ai vecchi numeri romani. Mi fermo qui, perché ho già scritto troppo, per l’esattezza LXXIX righe.


Andrea Tornielli su Il Giornale

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