È sempre interessante guardare l'occhio "critico" con le quali le riviste scientifiche di divulgazione trattano il problema del rapporto scienza/fede. Ora, non considerando la rivista del CICAP come appartenente a questa schiera ma semplicemente una rivista di parte in cui scrivono personaggi di parte volti non a divulgare ma ad "evangelizzare" le loro idee, non resta che
Focus. Il quale tuttavia, professandosi rivista scientifica, da diversi anni a questa parte tratta il tema della fede e della religione in modo superficiale, spesso sarcastico e a tratti irriverente.
Non sembra diverso neanche l'articolo di copertina presentato in questo numero:
Il più grande dei misteri: Dio. Il quale è dominato da una chiara idea di fondo e quanto a metodologia lascia molto a desiderare, perché la divulgazione è oggettività innanzitutto, e lasciare sempre l'ultima parola ad una parte non è molto corretto; allo stesso modo, contrapporre alle parole degli scienziati atei quelle di un teologo è come se, in una trasmissione di cucina, si contrapponessero le parole dei cuochi a quelle di un idraulico. Ma bando alle ciance...
- Dio: credere o non credere
La prima parte del dossier è rivolta all'aspetto scientifico. Si parte con l'ovvia allocuzione che la Bibbia non è scienza: ma il testo non ha mai preteso di essere scienza, né oggi né nella mente di chi lo compose 2500 e oltre anni fa. Tralascio il paragrafo relativo agli "alieni salvati", perché di una teologia di E.T. non credo se ne senta il bisogno. Molto interessanti invece le parole di
Margherita Hack sul
Supremo Nulla: interessanti perché rivelano quanto la scienza sia stantia. Dice giustamente l'astronoma che l'universo potrebbe essersi tranquillamente creato dal "vuoto fisico", quella entità che non corrisponde al nulla ma che è sinonimo di assenza di spazio e di tempo, ovvero sono entità infinite; essendo il bilancio energetico globale pari a zero, particelle ed antiparticelle sono libere di muoversi in questo vuoto senza violare la legge della conservazione dell'energia; da qui si potrebbe poi partire per le teorie sul multiverso, sull'Universo come regione e così via seguitando. Così si esprime:
Cita:
Forse queste idee non sono molto convincenti, ma rappresentano lo sforzo della ragione di trovare una spiegazione naturale che ci eviti l'infantile ricorso a un'astratta entità suprema, al grande Babbo
Innanzitutto è illuminante notare come gli atei siano per la libertà di espressione (lo hanno ripetuto anche sui bus di Genova!), ma a partire dal concetto che "gli altri" sono infantili cretini... In realtà l'ipotesi scientifica non è non convincente, appare semplicemente una pezza speculativa che a volte scade nel tecnicismo nebuloso: queste idee, derivano dagli studi di Einstein ed Hawking, il quale ultimo soprattutto (come la Hack), con le sue idee tenta di scardinare l'idea di un Dio che semplicemente non esiste: infatti l'idea di un mago cosmico, di un ingegnere pirotecnico, della creazione "ex nihilo" è stata abbandonata 1600 anni fa. La scienza insomma si è svegliata con un millennio e mezzo abbondante di ritardo: lo sforzo scientifico di piazzare l'universo al di fuori di un contesto magico l'ha già fatto
S. Agostino, che nella sua grande razionalità giunse alla conclusione che Dio non è il Fonzie che schiocca le dita ed in 6 giorni ti piazza la Terra al centro dell'universo, ma il fondamento razionale su cui tutta l’esistenza fisica è eternamente radicata. La differenza appare talmente ovvia e lapalissiana che sarebbe necessario invitare gli scienziati ad aggiornarsi un pochettino prima di esporre le loro teorie.
Il secondo aspetto molto interessante riguarda il problema dell'origine della vita. Un dettaglio davvero di non poco conto, che gli scienziati atei spiegano con un paradosso molto più infantile di quanto non facciano gli scienziati credenti: i quali sostengono che le probabilità che la vita si sia formata nell'universo per caso è semplicemente assurda, ma i primi ribattono che in fin dei conti, è ben possibile che lanciando dadi per 2,5 miliardi di anni alla fine venga fuori la combinazione giusta. In effetti, provate a lanciare 10.243 volte 8 dadi di fila e magari alla fine riuscirete anche ad ottenere una bella serie di 6! Ma qui sta il trucco: i dadi degli scienziati atei sono truccati! A che serve l'aggirare l'idea di un Dio che gioca con il piccolo chimico? In realtà a nulla, perché l'idea di Dio come piccolo chimico semplicemente è falsa: la visione atea è semplicemente dominata dal caos, caos puro, nel quale alla fin fine, a forza di lanciare dadi, viene fuori il risultato giusto. Sarebbe troppo facile controbattere che non basta che venga fuori la serie giusta se l'ambiente ospitante non è adatto alla proliferazione della vita (e possibilmente al suo mantenimento, perché anche Marte era un luogo adatto ma poi sappiamo come è andata a finire): perché qui sta il problema. Immaginare la vita come generatasi da un colpo di fortuna chimico è un'idea facilmente confutabile con l'osservazione, in quanto giacché la vita esiste al di fuori del sistema terrestre (acqua è stata scoperta sulla Luna, su Marte, sulle comete, etc.) essa non può essere il prodotto di migliaia di giocatori di poker che a forza di mischiare il mazzo alla fine riescono ad ottenere scala reale e colore... Il tutto poi si collega con quanto sostengono gli scienziati atei: se tutti noi siamo fin dall'inizio niente altro che sfacciate botte di c..., l'evoluzione non ha alcun fine: se l'universo rinascesse, l'uomo non esisterebbe. È questa la visione di un universo senza logica, senza regole: eppure, l'universo non è un mero agglomerato di atomi in movimento ma una entità governata da leggi nelle quali tutto è parte di una grande esecuzione naturale che dimostra
Cita:
la presenza di uno scopo più profondo nell’esistenza fisica (Paul Davies)
Davvero, rinunciare a vedere nell'universo una logica coerente e costante significa impoverire il proprio intelletto, e se si è disposti ad impoverire la propria ragione in nome del trionfo del proprio credo, allora significa che davvero siamo ridotti male. I credenti saranno pure infantili cretini, ma almeno hanno il pregio di guardare all'universo in tutta la sua grandezza, in tutto il suo splendore...
Vorrei tralasciare il secondo paragrafo per due motivi: il primo perché non è questa la sede del forum per una dissertazione storica, il secondo perché il pezzo è talmente confuso e poco aggiornato rispetto agli ultimi studi sul sostrato primordiale del testo biblico che sarebbe troppo lungo mettere a posto tutti gli argomenti toccati in merito.
Nella società moderna di tipo occidentale siamo così permeati dai valori religiosi cristiani che concetti quali tolleranza, solidarietà , rifiuto della violenza paiono ovvi prima che necessari: sono metabolizzati per via inconscia. Eppure, per smentire questa ipotesi, si fa addirittura ricorso agli Hadzabe della Tanzania! Però, che fantasia: prima di tutto sarebbe interessante capire non tanto come si muovono oggi gli Hadzabe, ma come le antiche tribù preistoriche siano arrivate alla concezione di Dio e come si regolavano prima di arrivarvi (purtroppo non lo sapremo mai). Tuttavia, paragonare le comunità di piccole etnie composte magari da qualche centinaio di persone per villaggio a società estremamente complesse e variegate composte da centinaia di milioni di persone non appare granché intelligente. Che l'etica in tutta o in parte possa appartenere alla natura umana lascia il tempo che trova: soprattutto se questa affermazione viene fatta per affermare che la religione deresponsabilizza ed annichilisce l'uomo a tutto vantaggio dei potenti che la utilizzano come strumento di controllo. A me pare che le ultime dittature ancora vive oggi (Cina, Corea del Nord, etc.) siano quelle che praticano l'ateismo di Stato: quindi è vero solo in parte che l'etica è insita nella natura umana, perché poi bisogna tirarla fuori e a quanto pare non tutti ne sono capaci...
Ci sono inoltre scienziati disposti ad affermare che la religione è una caratteristica ereditabile: non so fino a quanto ciò sia vero, ma resta il fatto che affermare se Dio esista oppure se sia il frutto di una nostra creazione è come domandarsi se sia nato prima l'uovo o la gallina. Se noi facciamo parte di una grande esecuzione naturale, nulla vieta di considerare il cervello umano come frutto di una evoluzione in grado di arrivare a percepire l'esistenza divina. Affermare che l'essere supremo deriva da
Cita:
un'illusione dovuta a particolari modelli cognitivi presenti nella specie umana che cerca una causa a tutto (Telmo Pievani)
è soltanto il modo per spiegare come l'uomo sia predisposto ad accettare alcune idee (gli animali infatti non sono predisposti), non già il motivo per cui noi le cose le inventiamo: se l'evoluzione non avesse dotato la specie umana di un cervello superiore noi saremo come animali, animali più forti e meglio in grado di adattarsi alle varie condizioni di vita ma niente più che animali. Invece siamo uomini proprio perché è stata l'evoluzione a dotarci di un cervello funzionante (non per tutti purtroppo): se l'evoluzione ci ha dotato di questo grande dono, possiamo affermare ancora una volta che ciò sia il prodotto del lancio di dadi n° 12098732459871325618735621, oppure possiamo affermare che tutto ciò faccia parte di uno "scopo più profondo nell'esistenza fisica".
Io credo che molto dipenda dalla visione del mondo che si vuole avere: una visione grigia, buia, piatta, come quella di certi scienziati e filosofi atei, oppure una visione fatta di splendore, di grandezza, di stupore come quella del resto del mondo, propria di una scienza che non studia per sapere quale lancio di dati ha prodotto l'uomo ma, come disse il padre della scienza moderna (Galileo Galilei), per indagare le cose volgari create da Dio.
Tentare di risolvere il mistero di Dio per via scientifica è dunque impossibile: si scade inevitabilmente nella filosofia, ed in campo filosofico la qualità del ragionamento religioso è nettamente superiore, c'è poco da fare. Si mettano "l'anima" in pace: i credenti non hanno bisogno di un miracolo per spiegare lo scopo divino nell'universo, sarebbe ora che anche gli scienziati abbandonassero questa visione infantile della fede e cominciassero a proporre teorie serie e non rabberciate alla bene meglio...