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 Oggetto del messaggio: Breve storia della critica radicale
 Messaggio Inviato: martedì 17 febbraio 2009, 18:36 
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Iscritto il: mercoledì 2 gennaio 2008, 20:57
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Nel 1910, A. Drews pubblicò il testo Die Christusmythe (Il mito di Cristo) suscitando in Germania una accesa discussione che giunse ad un punto fermo soltanto nel 1913, quando A. Schweitzer ne diede un esame compiuto nel suo Geschichte der Jesu-Forschung. In Italia, l'eco del libro di Drews fu raccolto da Mario Puglisi nel Gesù e il mito di Cristo, un testo per la verità piuttosto approssimativo, spesso anacronistico e metodologicamente poco accurato .
I precedenti dell'opera del Drews sono da ravvisarsi in due autori: il Volney, che nel suo Les Ruines del 1791 ammette l'esistenza di un “esaltato” chiamato Gesù, il quale sarebbe stato però mitologizzato dai suoi partigiani; poi il Dupuis, con il suo Origines de tous les cultes del 1795. Entrambi sostengono che Cristo si spiega come mito solare, ma il tutto formulato con ipotesi aprioristiche ed astratte tentando di collegare alcuni dati delle fonti neotestamentarie ad una serie di fatti astronomici. “Si può dire ch'essi non esercitarono alcuna influenza sulla ricerca seguente intorno a Gesù”.
Il primo a tentare la strada dell'interpretazione mitologica della vita di GesĂą basata su un'analisi critica dei testi fu Strauss, con il volume Leben Jesu del 1835: anche qui, non si mise direttamente in dubbio l'esistenza storica del personaggio GesĂą, ma senza fare alcun accenno alla mitologia astrale si cercava di spiegarne il processo di mitologizzazione a partire dall'applicazione di elementi dell'Antico Testamento. In pratica, si partiva dalle caratteristiche e dalle difficoltĂ  interpretative insite nelle fonti, senza prendere in considerazione possibilitĂ  astratte.
Con Christus und die Caesaren, B. Bauer nel 1877 compì un passo ulteriore: non solo ci si trovava di fronte alla mitologizzazione di un individuo più o meno esaltato, ma ci si trovava di fronte alla pura invenzione, alla pura fantasia letteraria di un dato scrittore, che avrebbe creato il personaggio di Gesù-Cristo per tentare in qualche modo di realizzare le aspirazioni del movimento religioso cristiano. Le fonti neotestamentarie venivano sbrigativamente analizzate per dimostrarne la non attendibilità, mentre l'intero processo veniva a svolgersi nel mondo ellenistico-romano, fuori dall'ambiente che aveva prodotto il N.T. Gli elementi formatori del cristianesimo erano un derivato sincretistico del mondo filosofico classico, con uno schema sul quale in seguito avrebbero lavorato gli esponenti del comparativismo. Il testo faceva il paio con il libro Kritik der paulinischen Briefe del 1850-52, con il quale veniva fondata la tesi dell'inautenticità delle lettere paoline, tesi largamente ripresa dalla scuola olandese.
La letteratura relativa a quest'ultima è tuttavia poco accessibile, in quanto disseminata nelle riviste locali. Grandemente utile risulta a tal proposito il Radical Views about the New Testament, traduzione del testo in lingua olandese di G.A. Van den Bergh van Eysinga, del 1912. I risultati della scuola rimasero inoltre piuttosto confinati in patria e, mentre sulle lettere paoline la posizione relativa alla loro non autenticità era piuttosto diffusa, per quanto riguarda Gesù si registrarono posizioni differenti tanto che ci si limitò ad una presa di coscienza sull'insufficienza dei fondamenti e l'impossibilità di una ricostruzione storica. Ma il metodo utilizzato per giungere a questi dati era sostanzialmente mutuato dal metodo protestante liberale, il quale criticava le fonti neotestamentarie selezionando i dati in base a criteri puramente soggettivi .
Con Das Christusproblem, nel 1902 A. Kalthoff riporta in auge la critica radicale tedesca: da una parte accusando la teologia protestante liberale di creare un Gesù ideale per giustificare le proprie idee religiose, dall'altra riallacciandosi al Bauer ed all'idea secondo la quale Gesù era una creazione simbolica della comunità, ma una comunità non di tipo filosofico bensì sociale, proletario (“comunistico”). In tal modo, gli elementi rivoluzionari del comunismo universale si ritrovavano nelle classi inferiori oppresse ed aspiranti alla redenzione. Ma anche l'opera del Kalthoff passò inosservata: infondata l'idea di un movimento proletario nel I secolo, arbitrario il suo collegamento con i culti misterici, non spiegata la formazione del Cristo e del cristianesimo con il necessario substrato religioso.
In Inghilterra, J.M. Robertson, con Christianity and Mythology del 1900 e Pagan Christs del 1902, ripartiva dalla primitiva idea astrale di Volney e Dupuis, al quale aggiunse l'idea di un culto di Gesù precristiano, israelitico, simile se non identico al Culto di Giosuè, divinità solare. Il nuovo Gesuismo, in qualche modo fuso con il culto palestinese di Osiris-Tammuz, avrebbe trionfato dopo la distruzione di Gerusalemme. Si ritornava dunque al Cristo mitico, ma questa volta ricondotto ad un culto precristiano e spiegato con esso: un ritorno che ancora una volta denunciava un certo appiattimento su postulati teorici piuttosto che su ricostruzioni storiche basate sui testi.
Da una convinzione intima (più che acquisita) della non autenticità delle lettere paoline partì W.B. Smith, matematico americano che nel suo Der vorchristliche Jesus del 1906 riuniva cinque saggi tesi a dimostrare (tra le varie idee) che il culto di Gesù, essere divino e non umano, si era sviluppato in vari centri del mondo mediterraneo dal I sec. a.C. al I secolo d.C. e che della Lettera ai Romani di Paolo non v'è traccia nella letteratura cristiana fino alla metà del II secolo. Per la prima volta faceva capolino l'idea che attraverso la letteratura cristiana si potessero trarre nuovi elementi per una ricostruzione delle origini del cristianesimo e per le tesi di un Gesù “puro Dio”. Una nuova raccolta di saggi dello Smith apparve nel 1911 con il titolo Ecce Deus: l'autore lavorava sulla parte negativa delle sue tesi, attraverso la dimostrazione del fallimento della critica tradizionale, del carattere simbolico e non storico dei sinottici e di nuovo la realtà e l'importanza del silenzio degli scrittori profani.
E' sulla scia di tutte queste opere precedenti che si segnala il lavoro citato all'inizio, il Die Christusmythe del Drews: una raccolta di quanto appena visto senza sostanziali novità e per alcuni aspetti male organizzata, che tuttavia suscitò una profonda impressione non solo per la quantità di dati e di materiale messa insieme, ma anche per la critica radicale del protestantesimo liberale e per il tentativo esplicito di demolire il cristianesimo stesso in nome di una data filosofia (il monismo). Una seconda parte di questo studio del Drews fu pubblicata l'anno seguente (Die Zeugnisse fur die Geschichtlichkeit Jesu, 1911), nella quale si proseguiva lo sviluppo polemico tracciato nel primo libro senza tuttavia apportare nuovi elementi alla questione.
Si può infine citare l'opera di S. Lublinski, Das wedende Dogma von Leben Jesu, del 1910, tra le ultime importanti espressioni della critica radicale.

Il punto di partenza della critica radicale era il tentativo di spiegare storicamente il dato della tradizione relativo al Gesù Uomo-dio. Il problema in tal caso è metodologico: il dato Uomo-dio è un prodotto della fede, che la storia non può spiegare ma soltanto mostrare come si sia formato. Il fatto che Gesù nel N.T. sia mostrato sempre come un essere divino dovrebbe implicare la non credenza negli autori antichi di un Gesù esistito empiricamente come uomo: il docetismo in quanto tale tenta di spiegare l'esistenza terrena di Gesù con la teoria del corpo apparente e non può evidentemente essere preso come argomento contro la realtà storica di Gesù. L'impossibilità presunta di poter ricostruire le linee della personalità di Gesù non costituisce naturalmente prova di una creazione fantastica dello stesso, ed anche qualora quest'ultima fosse supposta andrebbe corredata degli elementi propri di una tale creazione. L'apriorismo psicologico con il quale la critica radicale rifiuta la fede nella resurrezione e nella divinità di un Gesù uomo non tiene neanche conto delle possibilità della psiche religiosa del tempo (in particolare l'apocalittica giudaica). La formazione del mito di Cristo non esclude la possibilità dell'esistenza di un essere realmente esistito intorno al quale gli elementi di questa formazione avrebbero dovuto cristallizzarsi: le origini del cristianesimo dal canto loro pretendono un fatto iniziale (il moto messianico suscitato dalla persona di Gesù), il quale è collocato (a differenza dai miti dei misteri) sia dalle fonti sia dalla tradizione in un periodo storico troppo preciso e vicino nel tempo per essere sbrigativamente risolto con la pia invenzione di un fantasioso scrittore. Sono infine le stesse comunità cristiane palestinesi come gli Ebioniti a costituire un grosso ostacolo per il Gesù mitico storicizzato.

Ma se oggi è facilmente dimostrabile l'infondatezza delle teorie della critica radicale in forza soprattutto di un secolo di studi e di scoperte archeologiche, non da meno va segnalata l'importanza, per quel tempo, di un movimento che in qualche modo mettesse in chiara luce quelle che all'epoca erano le principali difficoltà: le lacune e le contraddizioni delle fonti neotestamentarie ed il problema storico-religioso della divinizzazione di Gesù e dell'origine dell'elemento misterioso e mistico nel cristianesimo. Ha per altro contribuito a rendere “widerlegt” il Gesù maestro di una nuova religiosità puramente intima e di una morale assoluta (cui faceva seguito l'idea della decadenza cattolica dalla purità iniziale), tipico della teologia protestante liberale tedesca.

N.B.: note ed ulteriori specificazioni nel testo che sarĂ  accluso in un prossimo paper.

_________________
«Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione». E. Burke


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