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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Violenze in India e l'Egitto vieta le conversioni
 Messaggio Inviato: lunedì 29 settembre 2008, 0:41 
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Iscritto il: mercoledì 2 gennaio 2008, 20:57
Messaggi: 183
Località: Roma
È da diverso tempo che in India continuano le violenze contro i fedeli di Cristo, non solo aderenti al cattolicesimo ma anche ad altre chiese presenti nella regione, come ad esempio quella ortodossa. In questi giorni, nuove violenze si sono sviluppate nello Stato sudorientale del Tamil Nadu: negli ultimi giorni, lanci di pietre, vetrate infrante, chiese distrutte e quant'altro. La violenza fanatica degli attivisti indù, iniziata con l'uccisione di un loro capo erroneamente attribuita ad un gruppo cristiano (ha invece confessato un fondamentalista musulmano), si rivolge indiscriminatamente contro i cristiani per la loro presunta politica di conversione.
Intanto in Orissa non si fermano i fanatici, con un numero enorme di abitazioni incendiate, decine di morti e almeno 50mila persone in fuga dai villaggi. Fondamentalisti indù hanno assalito e dato alle fiamme la casa delle Missionarie della Carità, ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta, nel villaggio di Sukananda, distretto di Kandhamal.
Il Governo centrale ha risposto in maniera dura a questi attacchi ma le sue parole sembrano in parte cadute nel vuoto nel momento in cui dovevano essere messe in pratica dalle varie amministrazioni regionali. Il 26 settembre, la Conferenza Episcopale Indiana ha accusato ufficialmente gruppi dell’Hindutva tornando ad esigere il ripristino della legalità e giustizia per questi atti criminosi.

La cosa più vergognosa è che gli Stati del mondo sembrano tacere indifferenti verso quello che succede in India. Non è solo la "cristianofobia" richiamata da Bernardo Cervellera per asianews.it, ma proprio una gravissima situazione in cui versa la mentalità contemporanea nei confronti della religione: così come ancora oggi continuano le repressioni dei comunisti cinesi contro i monaci tibetani nel silenzio più assoluto. Sta passando l'idea che gli Stati laici ancorché laicisti non vogliano immischiarsi e non ritengano loro dovere parlare contro le violenze avverso comunità religiose, siano esse portate avanti da fondamentalisti che da governi atei. Il Ministro degli Esteri Frattini è stato l'unico a sollevare una seppur flebile voce, chiedendo la cessazione delle violenze in qualità di rappresentante del Governo italiano. Quelle stesse associazioni che invece sono attivamente impegnate nell'accusare la Chiesa di discriminazione sociale perché non permette il sacerdozio alle donne...

Tutto questo mentre nei tanto vituperati Stati Arabi si registrano negli ultimi tempi aperture determinanti verso il dialogo, l'integrazione ed il lavoro comune, come segnalato dall'islamologo Samir Khalil Samir, con l'intenzione da parte ad esempio del re saudita ma in generale della conferenza araba di ricostruire l'immagine dell'Islam, saccheggiata dai terroristi e danneggiata seriamente dalle vicende dell'11 settembre ma anche dalle oramai famose vignette danesi.

Purtroppo, a queste aperture fa da pendant la nuova difficile situazione in Egitto: considerato un importante Paese moderato, nel codice civile ha inserito il divieto assoluto di conversione per un musulmano: è dunque legge ciò che fino a ieri era considerata una consuetudine. A ciò si unisce una rinnovata iconoclastia: è infatti vietatissimo raffigurare Maometto in qualsivoglia modo e per qualsivoglia fine. Le associazioni internazionali che si occupano di libertà religiosa hanno immediatamente retrocesso l'Egitto a livello di Paesi quali la Cina e l'Algeria, equiparando a questi Stati il livello di libertà per i non-islamici in Egitto.
Strano che di questo argomento si debba occupare Aristide Malnati su Avvenire del 27/09/2008: il prof. Malnati infatti per professione si occupa di papirologia a livello scientifico...

Tutte le info giornalmente su www.asianews.it

Segnalo anche questo interessante sito: http://www.italian.faithfreedom.org/web ... ex_ITA.php

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«Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione». E. Burke


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