Riprendo questo straordinario articolo di Giorgio Nadali al quale non mi sento di aggiungere nulla. Chi non è in grado di comprenderlo, si attacchi un cartellino alla giacca con su scritto “io sono peggio dei talebani”! Compreso il signor Fini…
Roma 28 Marzo 2009 – Quando Gesù rende chiaro a tutti di avere distinto tra ciò che bisogna dare a Cesare e ciò che bisogna dare a Dio, pone le fondamenta dell’esercizio della libertà, quindi di un habeas corpus, di ciò che della persona resta impenetrabile al potere. Sacrificare questo sull’altare del politicamente corretto significa far risultare politicamente corretta l’esperienza della libertà.
Gianfranco Fini plaude a queste parole verso la conclusione del suo intervento al primo congresso del Popolo delle Libertà. Si riferisce al biotestamento, appena approvato al Senato
Le nostre istituzioni sono il frutto di una separazione convinta, completa e articolata che non è mai ostracismo tra religione e politica. Sono le parole di Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento Europeo.
Gianfranco Fini plaude a queste parole verso la conclusione del suo intervento al primo congresso del Popolo delle Libertà. Si riferisce al biotestamento, appena approvato al Senato. C’è una contrapposizione tra Stato etico e Stato laico secondo Fini. La laicità garantisce di non finire nella deriva ideologica, sostiene il presidente della Camera.altinum “Non c’è contraddizione tra il riconoscimento delle radici cristiane e la richiesta di istituzioni laiche, perchè la laicità è innanzitutto separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti, e spero di non offendere nessuno”. Solo dopo questa premessa, Fini rivolge alla platea la domanda retorica: “E allora siamo proprio sicuri che il testamento biologico approvato al Senato sia per davvero laicità? Perchè quando si impone un precetto per legge, si è più vicini ad una concezione da Stato etico che da Stato laico”.
Non si tratta di imporre un precetto per legge, ma di fondare le leggi di uno Stato su dei valori che non possono sottrarsi dalla forza della ragione. Il valore della vita non può essere messo in discussione dalla laicità dello Stato, a meno che questi non scada in un relativismo etico incapace di scelte che siano in grado di essere fedeli alle radici culturali e storiche che l’hanno fondato.
La differenza, semmai, è tra Stato laico e Stato teocratico. Uno stato laico ha comunque delle radici religiose. Non esistono stati con ordinamenti democratici che non facciano riferimento alla religione come fondante la loro cultura e la loro storia. Cosa sarebbe l’Italia senza il cattolicesimo. Cosa sarebbe l’Europa, fondata dal monachesimo benedettino, senza il cristianesimo? Può uno stato tradire i suoi valori fondanti in nome di un malinteso concetto di laicità? Oppure i valori della tolleranza e dell’accoglienza, della solidarietà fanno comodo a tutti, anche per criticare la Chiesa, ma quello della difesa della vita, di ogni vita, anche della propria non fa comodo a tutti e bisogna tacerlo quando si legifera? Due pesi e due misure da sacrificare sull’altare della laicità? Anche i valori “laici” nascono in ambiente cristiano e gli devono molto.
Ad esempio basta leggere la dichiarazione dei diritti umani elaborata dai teologi islamici e tutta fondata sul Corano per la radicale asimmetria. L’Islam non ammette una conoscenza della natura indipendente dal Corano nel senso della legge naturale, di origine stoica che il Cristianesimo ha fatto propria assumendo nel suo ordinamento il diritto romano. No, lo stato etico è proprio un’altra cosa. Stato etico come fonte di libertà e di coscienza etica per i singoli cittadini. Quello era lo stato etico teorizzato da Hegel e ripreso per spiegare la concezione dello stato fascista di Mussolini. La fonte della libertà – lo ha ricordato Berlusconi all’apertura del congresso – non è affatto lo Stato, ma la natura stessa dell’uomo. E’ lo Stato che deve la sua storia e le sue tradizioni ai valori cristiani. I cittadini che non condividono questi valori devono aspettarsi uno Stato che in nome di una laicità scada nel relativismo che pone ogni scelta come ugualmente accettabile? Oppure si devono adeguare al sentire della maggioranza della popolazione della nazione in cui vivono? Ai cittadini che non condividono i valori cristiani fa solo comodo che lo Stato riconosca festiva la domenica cristiana e le altre feste, ma non che ti dica che, no proprio di fame e sete non vuol farti morire, ance se glielo implori in carta bollata? Ha uno stato l’autorità di proibire ciò che ritiene immorale o il politico deve essere abile solo nella demagogia di chi scambia la libertà con l’utilitarismo e la laicità con il laicismo? Un politico non può e non deve rinunciare alle sue scelte di coscienza.
Uno stato basato su valori cristiani non si impone su coloro che cristiani non sono. Così come il divieto costituzionale della schiavitù non obbligò coloro che credevano in questa forma di oppressione a seguire il cristianesimo. Uno stato deve compiere delle scelte etiche, non può essere considerato come un garante di presunti diritti, soprattutto quando questi si scontrano con i valori di rispetto della dignità umana. Perché mai lo stato dovrebbe garantirti il diritto di suicidarti? O di drogarti, magari. Lo stato in questo modo rinuncerebbe alla sua funzione di tutela del cittadino. Nessuna libertà è assoluta quando vivo in una comunità.
Le questioni eticamente sensibili devono sottostare ai valori della cultura che quello stato l’ha fondato. Uno stato laico non impone leggi religiose. Non pretende per legge la partecipazione alla Messa, ad esempio. E’ una laicità cultuale, ma non culturale. La laicità assoluta non è possibile e non è neanche auspicabile. Una laicità culturale sgretolerebbe il collante sociale e di identità di uno stato. Non a caso un sociologo ateo – Durkheim – osservava che “non esiste una società conosciuta senza religione” e che “la religione ha dato vita a tutto ciò che è essenziale nella società”.
Non dimentichiamo che è stato il cristianesimo a fondare la laicità. Con la speranza in un Dio amico degli uomini che viene a liberare l’uomo dalle ideologie che lo imprigionano nella logica di una libertà slegata dalla verità, e che quindi gli si ritorce contro. “Diventerete come Dio”. L’uomo dio di se stesso. La prima e originaria ideologia distruttiva.
Giorgio Nadali http://www.pensierolibero.eu/tgeu/index.php?op=new&id=899





