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Lo tsunami Silvio sulla baraccopoli della sinistra

febbraio 17th, 2009
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In accordo con quanto asserisce il proverbio (“L’acqua va sempre al mare”), per la prima volta nella sua storia la sinistra italiana vive la sua più profonda e duratura debacle. E che debacle si potrebbe aggiungere: da un anno a questa parte, il consenso del popolo è tutto per Silvio Berlusconi ed il suo governo, qualunque sia l’avversario, qualunque sia la coalizione che la sinistra mette in campo. Con o senza uomini di partito, con o senza i comunisti, con o senza i partiti di centro, la sinistra italiana è morta, il popolo è stanco della sua improduttiva retorica: l’unico argomento da 15 anni a questa parte risiede nell’espressione “Berlusconi è il nemico”. Veltroni è sceso in campo alle ultime elezioni politiche tentando di instaurare un nuovo modo di fare politica a sinistra, ma ben presto ha dovuto rincorrere Di Pietro sul campo della lotta terroristica senza quartiere e senza regole, con l’unico risultato di perdere sempre più voti, sempre più giù, mentre il “nemico” va sempre più su.

Sinceramente mi chiedo se i sinistrorsi lo abbiano capito, o se pensano, come continuano a fare ultimamente, che soltanto lo scontro in campo aperto possa riportarli in qualche modo al potere. L’arma dello sciopero è oramai logora, quella delle manifestazioni fallita su ogni fronte, qualcuno ha più sentito parlare della famosa raccolta da 5 milioni di firme lanciata da Veltroni in quel di luglio? In Sardegna, mentre Berlusconi e Cappellacci illustravano il programma di Governo per rilanciare un luogo geograficamente strategico per l’Italia (che fosse strategico lo avevano capito già i Fenici 2500 anni fa), Soru ha ben pensato di continuare ad insultarli chiamandoli “colonizzatori”: è stato punito, forse ben più di quanto meritasse. Mentre Berlusconi e Cappellacci mettevano nero su bianco il rilancio dell’isola dal punto di vista turistico e sotto il profilo occupazionale e della povertà (drammatica è infatti la situazione) ma non solo, Soru ben pensava di aderire al motto “più tasse per i ricchi” e alle stalle per le pecore: è stato punito, probabilmente quanto meritava.

La sinistra si presentava con la solita baraccopoli di prodiana memoria: di nuovo insieme PD, Di Pietro e comunisti, i quali ultimi però non hanno sortito l’effetto sperato, anzi aleggiano sempre intorno a quel 3% che oramai è loro proprio. Mentre sorprende l’UDC, che raccoglie un onestissimo 9% e che dovrebbe far riflettere Casini: il suo elettorato è di destra, cosa ci sta a fare ancora all’opposizione facendo l’occhiolino a Veltroni? Ora che Mastella ha stretto alleanza con il PdL (di nuovo dopo 15 anni), per l’UDC tramonta definitivamente il sogno di un terzo polo di centro: restare per sempre a fare una improduttiva politica di semiopposizione astensionistica non mi sembra una prospettiva che possa attirare il suo popolo, e se Casini non lo capisce…

cappellacci presidente

Un’ultima annotazione la meritano le primarie di Firenze: un cattolico di area margheritina, Renzi, ha stracciato la concorrenza dei candidati veltroniani, bersanini/dalemiani e dell’ex sindaco Dominici, il cui consenso fino a poche mesi fa certo è crollato in maniera verticale ed esponenziale. Un ragazzo (34 anni), lontano dalle lotte intrapartitiche, in grado di vincere nel feudo comunista e di farlo da cattolico nell’area che da secoli esprime forti valori laicisti. Segno che la gente è stanca, è stanca del vertice, non ne può più delle solite tiritere, che se potesse prenderebbe Veltroni, Bersani, D’Alema, Diliberto, Ferrero e tutta la combriccola, ne farebbe un fascio impacchettandola destinazione Burundi. Un monito che va ben al di là della pochezza politica di questo gruppetto: un monito che mette a rischio l’esistenza stessa del PD, il progetto di bipartitismo e, per di più, la credibilità politica dell’area della sinistra come reale alternativa di Governo. Le false dimissioni di Veltroni, date solo perché sarebbero state respinte, sono la solita facciata pulita di un edificio che dentro cade a pezzi.

Se lor signori lo vogliono capire forse per questo Paese c’è ancora la speranza di avere una opposizione minimamente degna di questo nome; se hanno intenzione, come al solito, di continuare a gridare al “regime”, si preparassero a 50 anni di “regno” incontrastato della destra italiana, perché tanto più in un momento di crisi come questo, il popolo vuole i fatti, non le chiacchiere, le promesse e le letterine a Babbo Natale


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