Posts Tagged ‘riscaldamento’

Ma quale Climagate, è solo la scoperta dell’acqua calda!

novembre 23rd, 2009
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Se lasci una pentola a bollire sul fuoco e te ne dimentichi, prima o poi capita qualcuno che passando vicino sentirà il rumore dell’acqua che bolle e avvertirà tutti dicendo: «Toh, l’acqua sta bollendo, buttiamo la pasta?». Lo scandalo che potrebbe avere conseguenze gravissime sul futuro immediato della scienza climatica non è infatti altro che la prova provata che qualcosa nel circolo mediatico del Global Warming non andava: da sempre, la principale accusa dei cosiddetti “scettici” (una categoria che per la verità coinvolge troppe persone per essere usata seriamente, poiché fa di tutta l’erba un fascio) è stata quella di aver reso la scienza climatica un arma al servizio della politica, la quale brandendola avrebbe ottenuto il consenso dei cittadini per gestire centinaia di miliardi di dollari in “azioni di contrasto”. Quando la politica trova il modo di gestire una massa immensa di soldi, tutti si dovrebbero preoccupare: invece ha vinto l’inconscio, l’instinto di conservazione di chi, di fronte alla minaccia di una catastrofe imminente e quasi irreparabile in grado di cancellare ogni cosa vivente sul pianeta a causa delle attività umane, sta lasciando che queste persone dall’alto di una poltrona decidano delle nostre vite sulla base di evidenze scientifiche che nella migliore delle ipotesi ancora non esistono. Poco tempo fa, per l’ennesima volta, un ricercatore italiano che lavora negli USA ha elaborato una teoria scientifica fondata su dati reali che spiega in maniera convincente come la maggior parte del GW sia causato dall’attività solare. Di giorno in giorno aumentano le certezze sul fatto che i modelli climatici calcolati al computer dagli scienziati che poi li usano per fare del catastrofismo sono per lo più sbagliati: temperature che non crescono, ghiacciai che non si sciolgono, dati che non coincidono, risultati non corrispondenti alla realtà dei fatti (gli unici dati realmente oggettivi sul riscaldamento globale sono quelli satellitari, i quali dimostrano come le teorie di questi scienziati sul riscaldamento via CO2 siano per lo più fantasiose).

Così, le persone ignoranti in materia che non hanno il tempo di informarsi seriamente (e che non hanno neanche la capacità per comprendere queste informazioni), si affidano a gente come Al Gore, ai gruppi ambientalisti ideologizzati, a certa sinistra che pensa solo a come gestire sempre più denaro, e la frittata è fatta. La boiata pazzesca del GWA è stata perfino suggellata da un Premio Nobel per la Pace, concesso per mettere una pietra miliare su un tema che già nel 2007, alla presentazione del terzo documento dell’IPCC, cominciava a scricchiolare seriamente.

Lo scambio di email che è stato divulgato attraverso un atto che di per sé è criminale (quando un cracker, e non un hacker come si legge sui giornali, viola un server privato e protetto e ne diffonde il contenuto, si è infatti di fronte ad un atto illegale), non rappresenta dunque in alcun modo un Climategate: rappresenta soltanto la prova provata di una scienza deviata che cerca il consenso del pubblico taroccando i dati, aggiustandoli nel miglior modo possibile e presentandoli corredati da una serie di insulti e di improperi verso chi non la pensa come lei: così, chi solo tenta di controbattere a queste ipotesi con altre ipotesi viene tacciato di essere addirittura un nemico dell’umanità, una persona venduta a petrolieri e multinazionali senza scrupoli che vogliono continuare i loro profitti. Quante volte abbiamo sentito screditare scienziati e ricercatori dietro i quali vi erano petrolieri e multinazionali del tabacco o chissà cos’altro che finanziavano le loro ricerche per lo 0.x% e per questo andavano cestinate? Molte, troppe volte per chi ha seguito il dibattito nel corso di questo decennio del nuovo millennio. Buoni vs. cattivi, i salvatori dell’umanità vs. i Lex Luthor della situazione.

I cittadini hanno due strade: prendere consapevolezza una volta per tutte di questa immane presa per i fondelli, e proteggere il pianeta nel miglior modo possibile, attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie e prendendo coscienza vera di una vera civiltà e cittadinanza ambientale; oppure far finta di niente e lasciare che politici ed organizzazioni ideologizzate spillino centinaia di miliardi da distribuire a chissà chi per far finta di risolvere un problema senza in realtà risolverlo (anche perché non è possibile risolvere qualcosa di cui non si è causa), in modo da poter continuare vita natural durante a spillare altre centinaia di miliardi. Io preferisco la prima strada, perché solo una civiltà tecnologicamente avanzata e realmente cittadina del mondo potrà lasciare l’unico pianeta che ha a disposizione ai suoi figli e nipoti in condizioni ancora decenti. L’evoluzione della Terra e dell’universo in generale se ne è sempre sbattuta di chi vivesse sul pianeta: incredibili cambiamenti climatici ed estinzioni di massa ne hanno caratterizzato la vita, il problema è che oggi non ci sono più i dinosauri ma una specie animale che ha coscienza di quello che le succede, ecco perché le cose sono un tantinello più complicate: la nostra civiltà è cresciuta e si è sviluppata all’interno di un brevissimo periodo temporale in cui inevitabilmente la stabilità climatica era garantita. Ma gli anni, i decenni, i secoli passano, e la Terra continua a fare il suo corso: in realtà sono gli ambientalisti ad alterare l’evoluzione terrestre con le loro teorie sulla conservazione ed il contrasto (la Terra non si conserva, ma evolve), mentre il compito di oggi è studiarne gli effetti ed essere preparati al cambiamento. Mettiamocelo in testa, non vivremo per sempre in questa era: presto o tardi torneremo in una nuova era glaciale ed a quel punto quale sarà la soluzione di questi intelligentoni? Brciare tutto il petrolio fino all’ultima goccia per contrastare l’abbassamento delle temperature ed evitare la ritirata delle acque che potrebbero trasformare Venezia in una città gelata a chilometri dalla costa?

Per chi mastica l’inglese invitiamo a seguire l’ottimo blog di Steve McIntyre ClimateAudit, mentre per seguire la vicenda in italiano fate riferimento al blog giornalistico ClimateMonitor. Su TheReferenceFrame invece una serie di link dal quale scaricare i dati in oggetto. Magari, per una volta, un atto illegale potrebbe trasformarsi in un atto di servigio all’umanità ed alla vera scienza, affinché si torni a studiare seriamente il clima terrestre ed a dibattere in maniera neutra sui dati che vengono fuori, perché solo così si avanza nella conoscenza, non taroccando i dati ad uso e consumo dei politici parrucconi.

Il cambiamento climatico è colpa del Sole: parola di scienziato

ottobre 26th, 2009
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Io ho sempre pensato che il modo con il quale viene presentato il problema climatico sia per un verso ideologico e per l’altro politico: ovvero, è il mezzo migliore affinché politici ed associazioni di varia natura possano avere a disposizione migliaia di miliardi da gestire e controllare il destino dei popoli comodamente seduti in poltrona. L’ONU, per tentare di distogliere lo sguardo da questo assioma, si è inventato un consesso, l’IPCC, premio Nobel nel 2007, che da anni ci riempie la testa di previsioni climatiche elaborate al computer che sputano dati basati su conoscenze nel migliore dei casi incomplete. Le previsioni non sono scienza, eppure vengono spacciate per tali. Riprova ne sia che i ghiacci stanno tornando ad aumentare (checché i TG ne dicano!) e che questo primo decennio del nuovo millennio ha fatto registrare una stasi climatica non prevista in nessuna di quelle elaborazioni. Eppure siamo sempre sull’orlo del baratro, anzi in pratica siamo già nel baratro, come anche Obama ha detto recentemente. Negli ultimi tempi tuttavia qualcosa potrebbe cambiare nelle elaborazioni climatiche macrotemporali: uno scienziato italiano che lavora in uno dei più prestigiosi laboratori statunitensi ha messo a punto un lavoro strettamente scientifico per calcolare l’evoluzione termometrica del globo terracqueo. Si tratta di Nicola Scafetta, gaetano classe ‘70, che insegna appunto al Free-electron laser laboratory della Duke University, fondato nel 1838 a Durham: possiamo dunque dire che parla con cognizione di causa, essendo che in quel laboratorio si studia l’irradianza solare per conto della NASA (quella stessa che quando può sforna previsioni pure peggiori di quelle dell’IPCC). Qui potete trovare la sua pagina scientifica ufficiale con i suoi studi, mentre su Climate Realists potete leggere una sua interessantissima risposta ad un articolo scientifico. La convinzione di Scafetta è molto semplice: siccome all’IPCC sono pregiudizialmente convinti che la colpa sia dell’uomo, hanno sottovalutato l’apporto del sistema solare sottostimandone gli effetti nei loro modelli.

Come smascherare la più colossale bufala del secondo millennio (anche del terzo) e vivere tutti felici e contenti. L’Ipcc, Intergovernmental panel on climate change, il foro intergovernativo sul mutamento climatico istituito dalle Nazioni Unite allo scopo di studiare il riscaldamento globale del pianeta, non avrebbe capito nulla. E pensare che nel 2007 gli hanno pure conferito il premio Nobel… I rapporti di valutazione periodicamente diffusi dall’Ipcc, che sono alla base di accordi internazionali come la Convenzione dell’Onu sui cambiamenti climatici e il mitico Protocollo di Kyoto, sarebbero carta straccia, più o meno.
L’Ipcc ritiene che il riscaldamento globale della Terra vada attribuito per il 92,5% ai gas serra prodotti dall’uomo, in primis all’anidride carbonica, e per il 7,5% al Sole. Tutto sbagliato. Semmai sembrerebbe vero il contrario: è il Sole che modifica il clima e surriscalda il pianeta, non l’anidride carbonica e le schifezze emesse dai veicoli e dalle industrie, che incidono sull’innalzamento delle temperature in misura marginale. Quindi la pretesa del Protocollo di Kyoto di abbassare del 5% entro il 2012 i valori di anidride carbonica rispetto alle emissioni che si registravano nel 1990, con la speranza che le colonnine di mercurio dei termometri si comportino di conseguenza, non è soltanto ardua: è soprattutto inutile. Perché il Sole se ne impipa altamente delle umane decisioni.
A dirlo è il professor Nicola Scafetta, uno scienziato di 39 anni originario di Gaeta, che nel 1998, dopo essersi laureato in fisica a Pisa, se n’è andato a continuare i suoi studi in un’università del Texas e poi s’è trasferito a far ricerca e a insegnare al Free-electron laser laboratory della Duke University, uno dei più prestigiosi atenei degli Stati Uniti, fondato nel 1838 a Durham, nella Carolina del Nord. Scafetta è membro dell’Acrim (Active cavity radiometer irradiance monitor), centro mondiale di studio dell’irradianza solare associato alla Nasa, l’ente spaziale americano. Insomma, è uno di quelli che da noi vengono definiti «cervelli fuggiti all’estero», anche se non gli piace essere chiamato così: «Non mi sento per niente un fuggitivo. Espatriare allo scopo di confrontarsi a livello internazionale è quasi un dovere per chiunque voglia fare scienza in modo serio».
Alcuni osservatori ritengono che Scafetta possa legittimamente aspirare a diventare premio Nobel per la fisica nel 2035. Per capire il motivo del lusinghiero pronostico, basta leggere la presentazione del suo lavoro fatta dall’Us Environmental protection agency: lo scienziato italiano è l’unico al mondo ad aver elaborato una previsione scientifica sull’evolversi delle temperature planetarie da qui al 2100. Se le temperature seguiranno la sua previsione, continueranno a diminuire fino al 2030 per poi aumentare di nuovo fino al 2060. Ma già dal 2035 si potrà dire se si saranno comportate o no «alla Scafetta». E, in caso affermativo, sarà stato il nostro connazionale ad aver indicato a tutti come affrontare un problema altrimenti inintellegibile. Finora gli studiosi mondiali si sono accontentati di presentarci in proposito soltanto «scenari», che stanno alla scienza quanto i «se» stanno alla storia. Ma, come la storia non si fa con i «se», così la scienza non si fa con gli «scenari».
[..., continua su Il Giornale]

Insomma, dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica sì o no?
«La CO2, pur non essendo inquinante, è un gas serra e quindi influenza il clima. Ma attenzione: anche pochi centesimi di euro sono denaro e influenzano la nostra ricchezza. Il punto è che la CO2 antropogenica, cioè prodotta dall’uomo, non ha sul clima quell’influenza squassante e conclamata che ci vorrebbe far credere l’Ipcc. La CO2 è una molecola indispensabile per la fotosintesi clorofilliana che fa vivere tutte le piante. Maggiore CO2 significa quindi più vegetazione rigogliosa, più raccolti, più cibo per uomini e animali. Meglio cercare di adattarsi ai cambiamenti climatici piuttosto che tentare di governarli. Il clima è veramente un gigante di proporzioni impensabili. Fa quello che vuole, ci schiaccia quando vuole e come vuole».

Se alla scienza si leva la logica e la si imposta su delle previsioni basate su nessuno sa bene quali numeri, cosa si ottiene? Proteggere e difendere l’ambiente non significa spendere migliaia di miliardi per raggiungere risultati nel migliore dei casi inutili, migliaia di miliardi che potrebbero essere spesi per risolvere problemi molto più gravi ed impellenti, che potrebbero aiutare a combattere il degrado ambientale molto più di quanto non possano fare pannelli solari e pal(l)e eoliche che deturpano il paesaggio (ed in Italia sono quindi pure dannose oltreché inutili). Ai posteri l’ardua sentenza…

Global Warming e recenti ricerche scientifiche

settembre 10th, 2009
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Vorrei divagare un po’ in questo post rispetto ai temi politici trattati ultimamente. Lo faccio in relazione ad una pubblicazione apparsa su Science (D. Kaufman et al., Recent Warming Reverses Long-Term Arctic Cooling, 4 Sept, 2009). Secondo questo studio a cui hanno partecipato una dozzina di ricercatori analizzando anelli di crescita di alberi, sedimenti lacustri e carote di ghiaccio da 23 siti posti sopra il 60° parallelo, negli ultimi 2000 anni, cioè dall’anno 1 al 1950 d.C., il trend terrestre era quello del raffreddamento, che gli scienziati hanno quantificato in 0,22° per millennio: questa precisione è stata ottenuta attraverso concrete analisi geochimiche su reperti raccolti sul campo (climate proxies), non su astratti modelli matematici. In sostanza, l’uomo con le sue attività ergo con le sue emissioni di gas serra in particolare di CO2 ha invertito un trend naturale, portando al riscaldamento un pianeta volto al raffreddamento. La ricerca dunque sarebbe una pietra miliare nello studio sul GW per la quantità di dati e prove reali raccolte.

Come molti sanno, la questione è combattuta: i rapporti dell’IPCC hanno già indicato nell’uomo il colpevole unico ed assoluto di questo trend di riscaldamento, sebbe i loro report e tabelle siano pieni di “low” e “low-mid” alla voce “grado di conoscenza” dell’elemento trattato. Come dire: signori, noi conosciamo ancora poco, per non dire pochissimo, del clima terrestre, eppure già sappiamo prevederlo, sappiamo controllarlo e sappiamo chi ne altera la costituzione. A quei rapporti, che hanno ricevuto nel 2007 il Premio Nobel per la Pace, si è fermamente opposto un membro dello stesso IPCC, lo scienziato John R. Christy, uno dei massimi esperti nell’analisi dei dati satellitari in seno a tale organismo. Ebbene, i dati satellitari, essendo dati scientifici oggettivi, inconfutabili ed incontrovertibili, oltreché geograficament estesi (cioè non tengono conto dell’urbanizzazione terrestre) smentiscono categoricamente le previsioni degli scienziati, poiché registrano un andamento della temperatura nella troposfera che non corrisponde a quanto i fautori del global warming antropogenico hanno previsto e predetto. Ma allora, chi ha realmente ragione? Considerando che la CO2 costituisce l’1% dei gas serra presenti nell’atmosfera terrestre, e considerando che di questo 1% l’uomo produce il 3% (quindi l’uomo produce lo 0,03% della CO2 mondiale, mentre la natura soprattutto attraverso gli oceani ne produce il 97%, quindi lo 0,97% della CO2 mondiale), ritenere che sia tutta e soltanto colpa dell’uomo appare quanto meno azzardato: far passare come certezza granitica una conoscenza scientifica ancora traballante posso capirlo lo faccia un ambientalista, ma che lo faccia un gruppo di scienziati mi pare francamente fuori luogo. Nel 2008, oltre 31mila scienziati americani firmarono una petizione per rigettare le tesi dell’AGW: insomma non proprio noccioline.

Dunque, l’uomo potrebbe contribuire per una piccola parte alla sensitività climatica, una parte stimabile in un 20-25%, altro che il 90% dei catastrofisti che dipingono il mondo del 2100 come un mondo postnucleare senza guerra nucleare: pur sempre tanto, ma 0,2°C su 1°C appaiono una misura significativamente piccola rispetto al danno provocato dalle folli spese per contenere questo 0,2°C. Molto più importante sarebbe investire queste somme per combattere l’inquinamento e l’eccessivo landscape modeling di certe aree del mondo, questo sì in grado di alterare l’equilibrio microclimatico ed ecologico delle stesse.

Torniamo velocemente all’articolo citato: come detto, secondo questi scienziati il mondo era in un continuum di raffreddamento che l’uomo avrebbe interrotto e che non sarebbe smentibile dai periodi di caldo come l’optimum medievale. Come giustificare allora l’aumento di temperatura che i rapporti IPCC segnalano dal 1700 ad oggi?

Ecco dunque uno studio che presenta dati satellitari riferibili alla bassa troposfera, da cui traggo la seguente immagine:

confronto temperatureCome si vede, secondo i dati satellitari non vi sarebbe alcuna correlazione tra aumento di temperatura dell’atmosfera ed aumento di ppm di CO2 e che sostanzialmente, nell’ultimo decennio (un tempo quindi statisticamente rilevabile), non vi è stato alcun aumento di temperatura, che è di fatto rimasta sostanzialmente costante. A leggere gli studi aggiornati del MIT che addirittura indicano in 9°C l’aumento più probabile di temperatura entro il 2100, questo periodo di stasi (non si sa quanto lungo né a che risultati potrà portare) appare anomalo (per quanto reale). Soprattutto se la media generale attuale è di +0,13°C per decennio. Di più, negli ultimi tempi, l’attività solare continua a registrare un minimo anomalo: sono mesi infatti che sul Sole non vi è presenza di macchie solari, con una diminuzione del vento solare. Quando in passato si verificò un evento del genere (minimo di Maunder, seconda metà del XVII secolo) l’Europa precipitò in quella che viene chiamata Piccola età del ghiaccio che causò carestie ed epidemie. Allo stesso modo, un periodo insolitamente freddo si registrò alla metà degli anni ‘50 del XX secolo, quando parimenti si ebbe una minima attività solare insolitamente lunga. Secondo alcuni, questo potrebbe essere il preludio al profondo minimo di Gleissberg che dovrebbe portare intorno al 2030 ad un abbassamento della temperatura terrestre. Ovviamente, prima di dire che dal global warming il mondo sta precipitando in una Ice Age, si dovrà attendere: di fatto, questi eventi anomali che qualcuno ha chiamato “alleati dell’uomo nella lotta al GW” sono eventi imprevisti ed imprevedibili: è dunque realmente possibile prevedere l’evoluzione macroclimatica del globo terrestre con la precisione e la sicurezza che si autoattribuiscono gli scienziati dell’IPCC ed i loro compagnucci?

Ancora: tutti i giorni, soprattutto d’estate, siamo bombardati di immagini mediatiche con pezzi di ghiaccio che si staccano e si sciolgono, ghiacciai che si ritirano e le povere bestioline degli orsi polari che non sanno più dove andare. Ebbene, l’Antartico è un continente grande il doppio degli Stati Uniti, che se si sciogliesse causerebbe davvero un catastrofico innalzamento del mare (catastrofico non per il mondo, ma per le attività umane poste sulle coste). Si osservi questa figura:

antarticoDov’è il drammatico scioglimento dei ghiacci causato dall’AGW? Qui siamo di fronte ad un aumento del 4,7% verificatosi negli ultimi 30 anni. Figure come questa non le trovate sui giornali o nei media, perché non portano acqua al mulino del catastrofismo ambientalista. Anzi, c’è di più: se il mare glaciale antartico continuasse con questa espansione, in futuro il livello del mare potrebbe diminuire di qualcosa come 112m, situazione ugualmente catastrofica per le attività umane piazzate sulle attuali spiaggie nel mondo che in alcuni casi si troverebbero poi a chilometri dalla costa.

Infine, ampie incertezze rimangono ancora su eventi quali il Global Dimming ed il Global Brightening, sulla formazione delle nuvole, sugli aereosol, sulla capacità delle piante di assorbire più o meno anidride carbonica in relazione alla diffusione della luce solare: tutti fattori che potrebbero alterare le previsioni climatiche ma che allo stato attuale, per lo scarso grado di conoscenza scientifica, non sono tenuti in debita considerazione nei modelli computerizzati. Insomma, più cerco di informarmi e comparare fonti diverse, più mi rendo conto di quanto poco sappiamo a livello scientifico e della voglia che hanno, tanti politici al potere, di acquisirne ancora di più controllando masse sterminate di denaro che tentano di spendere con la scusa del global warming antropico. Fatemi capire…


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