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Appello contro il Paese di Repubblica e De Benedetti

ottobre 10th, 2009
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16 imprenditori hanno sottoscritto un appello pubblico e durissimo contro il “Paese dei furbi”, identificato in quello che si riconosce in Repubblica e De Benedetti, nel loro modo di fare, di dire e di rapportarsi alla vita dell’Italia. Ne riportiamo di seguito il testo integrale, invitando tutti a meditare sulla realtà nascosta, negata ed artefatta creata da questa intellighenzia sinistra in nome della “libertà di stampa”. Il sottolineato è mio.

È alquanto singolare la storia di questo Paese dove spesso la capacità del fare, del costruire, dello sviluppare attività imprenditoriali e di essere portatore di valori positivi sconta l’invidia di chi, invece, ricerca aiuti e mercato protetto fregandosene dei «morti» che lascia alle spalle delle attività fallite, delle persone che hanno perso il lavoro, delle aziende finite, chiuse per sempre.
Questa è la vera diversità tra un imprenditore e un finanziere più portato a essere un abile profittatore di situazioni favorevoli a se stesso, grazie alla sponda politica e a un’etica quanto mai discutibile.
Ecco perché serve la copertura di un autorevole, anche se criticabile, quotidiano, ecco perché è importante partecipare agli aspetti istituzionali dell’associazionismo intervenendo e bacchettando i colleghi in nome dell’etica.
Ecco perché in più occasioni si è lanciato il tema dell’etica utilizzando le pagine di Repubblica.
Credo che molti abbiano la memoria corta; per questo vogliamo elencare alcuni passaggi della vita del sig. Carlo De Benedetti e delle sue azioni.
L’uscita dalla Fiat: un puro fatto di divergenza?
L’entrata e la velocissima e proficua uscita dal Banco Ambrosiano. L’acquisto della Sme, dichiarata prima non vendibile per poi permettere a De Benedetti di acquistarla investendo 150 miliardi su un totale di 450 e lasciando a Mediobanca e Imi i restanti 300. Qualche anno dopo, fatto lo spezzatino del gruppo, le varie società furono vendute sul mercato ricavandone 2000 miliardi di vecchie lire!
Bravo! Certamente bravissimo per sé, non per il Paese che si è ritrovato macerie lungo la strada.
Per non parlare della Olivetti, che non seppe affrontare il passo susseguente al passaggio dalla meccanica alla elettronica e dall’elettronica ai servizi; e questo anche perché la ricerca di un mercato protetto con garanzia di vendite dirette allo Stato ce la ricordiamo tutti; e quando si ha la testa lì, innovazione, ricerca e sviluppo non si fanno, costano troppo e si rischia.
I telex venduti quando non si utilizzavano più e come questa tante storie di commistione tra potere ed economia politicamente protetta.
Mentre all’estero chi si ricorda della magra fatta con le dichiarazioni di acquisto della Société Générale de Belgique?
E che dire del regalo fatto da Ciampi, presidente del Consiglio in scadenza di incarico di governo nel 1994, attraverso l’assegnazione della concessione a Omnitel? Dove sono tutte queste realtà oggi? Quante piccole imprese hanno finito di esistere, quando anche noi con le nostre orecchie sentivamo rassicurare i fornitori che sarebbero stati pagati per poi ritrovarsi pezzi di carta inutili a motivo dei fallimenti di chi poi li ha trascinati nel baratro?

Soggetti indifesi, tranquillizzati dal quotidiano che sbandierava la solidità e la capacità imprenditoriale.
Aspettiamo tutti con ansia per vedere come va la faccenda MC, noi crediamo di saperlo; grande plusvalenza per l’ingegnere e nulla per gli altri. Repetita iuvant, ma sempre a vantaggio dello stesso soggetto.
Non è stato l’unico a ricevere regali di Stato, ma sicuramente è tra coloro che non hanno poi sviluppato quelle idee imprenditoriali necessarie alla crescita.
Aiuti, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mobilità: tutte cose legittime utilizzate da molti spesso per rimettere in piedi situazioni di mercato difficile, poi rientrate nella norma.
Strumenti che hanno aiutato a superare momenti complicati, non a chiudere attività.
E ora si aspetta che il Superenalotto uscito del Tribunale di Milano obblighi alla chiusura di un gruppo importante per trasferire 750 milioni di euro e più nelle tasche del sig. De Benedetti così da permettergli di rafforzare la propria posizione nel campo dell’energia e della salute.
Avete mai visto una sentenza che esce di sabato e non dà che 48 ore di tempo per l’esecuzione; è questa una sentenza o piuttosto una coercizione che ricorda i bravi di manzoniana memoria?
Questa ci pare una ulteriore prova di quanto appena descritto: alcuni giudici utilizzano il loro potere per fini politici volendo ancora una volta delegittimare il mandato che il presidente del Consiglio ha avuto stravincendo le ultime elezioni.
Se qualcuno pensa che sia solo una casualità il suo record di processi subiti e di processi finiti sempre in nulla, noi invece crediamo che tutto ciò non possa essere casuale, e che, anzi, non possa nascere senza che ci sia, coperto e alle spalle, un obbiettivo ben preciso.
Eh no! Questa volta sono gli italiani a dire: «Non ci sto!».
La credibilità della magistratura è sotto le scarpe; il tema della responsabilità del giudice e del fatto che non paghi mai per i propri errori è un problema improcrastinabile. E senza entrare nel merito delle decisioni, è impellente la riforma della giustizia.
È vero che l’astio e l’invidia verso il presidente del Consiglio sono grandi, ma ci sembra che questa volta il limite sia stato superato.
A tutti coloro che lavorano nel gruppo Mondadori va la nostra stima e la nostra considerazione per il lavoro che hanno fatto e che fanno.
Grazie! Andiamo avanti, il Paese ha bisogno di lavoro e di fatti!

I FIRMATARI DELL’APPELLO

Marco Ambrosini, ingegnere (Como)
Dante Benini, architetto (Milano)
Lidia Cantini, commercialista (Firenze)
Andreino Cavazza, artigiano (Tremosine)
Carlo Daveri, imprenditore (Basilicata)
Ferruccio Cicogna, manager (Milano)
Marina Curti, imprenditrice (Milano)
Vito Curti, imprenditore (Milano)
Paola Fini, imprenditrice (Biella)
Gianberto Manera, imprenditore (Ivrea)
Raffaele Nurra, architetto (Varese)
Michele Perini, imprenditore (Milano)
Flavio Riva, imprenditore (Brescia)
Riccardo Santoro, imprenditore (Milano)
Giovanni Terzi, architetto (Milano)
Roberto Tronchetti Provera, imprenditore (Milano).

I magistrati imparziali colpiscono ancora

ottobre 5th, 2009
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Immaginate un signore che controlla un impero che ce l’abbia a morte con un altro signore che controlla un altro impero. Immaginate che il primo signore faccia causa al secondo signore per il solo fatto di non essere l’unico. Immaginate ora che il primo signore imbastisca una campagna diffamatoria lunga mesi e mesi e che alla fine della quale, non contento, bandisca anche una manifestazione di piazza perché nonostante abbia avuto tutta l’autonomia del mondo per raccontare balle, si sia sentito leggermente intimorito a raccontarle. Dopo tutto questo turbinio di immaginazione, cosa dovrebbe succedere? Ma ovviamente che nello stesso giorno in cui si grida all’informazione censurata, il giudice monocratico che dovrebbe sentenziare a proposito della causa di cui abbiamo immaginato al secondo passaggio decida di depositare la sentenza (si noti che il giorno di sabato i tribunali non è che pullulino di gente, anzi). Manco avesse al polso un orologio a precisione atomica…

La vicenda ha talmente del grottesco che per comprenderla bisogna continuare ad usare l’immaginazione. Or dunque, immaginiamo quale possa essere l’orrore più grande della storia recente, e la mente non può che riportarci ai lager nazisti (ci sarebbero anche i gulag comunisti, ma soprassediamo): ebbene, le banche svizzere colluse con il terzo Reich furono condannare a risarcire a 31mila ebrei una cifra inferiore che un privato deve ad un altro privato. Un giudice monocratico ha dunque stabilito che De Benedetti vale più di 31mila ebrei vittime dei campi di concentramento. Non solo: i 751 milioni di euro (tra risarcimenti e spese legali) che deve pagare la Fininvest, sono di gran lunga superiori al massimo risarcimento stabilito in Italia, quei mille miliardi di lire che il Ministero del Tesoro versò nel portafoglio del petroliere Nino Rovelli. Ma ancora non è tutto: immaginate che l’azione scatenante il risarcimento sia la sentenza Fininvest-Cir, la quale stabilì che alla prima andassero Mondadori ed alla seconda Repubblica+L’Espresso. Il nodo fu che la Cir rifiutò l’accordo di conguaglio di 400miliardi di lire proposto da Mediobanca, e si ritrovò a dover lei conguagliare la prima con 350 miliardi di lire. Secondo alcuni giudici, quella sentenza fu viziata dalla corruzione del giudice Metta da parte di Previti: ma era 1 giudice di un collegio di 3, quindi non avrebbe comunque mai in alcun modo potuto orientare la sentenza del tribunale. Il risarcimento sarebbe quindi stato chiesto ad un terzo che con i primi 2 (Previti e Metta) per la legge non c’entra un fico secco: il processo che avrebbe dovuto stabilire il grado di complicità di Silvio Berlusconi infatti si interruppe per via della prescrizione il 14 ottobre 1999 (arrivata comunque dopo che il giudice preliminare dichiarò innocente il Cavaliere), dichiarata per altro prima di entrare nel merito dei fatti, prescrizione scattata perché la Corte di Cassazione ha riconosciuto a Berlusconi le attenuanti generiche: sia come sia, una prescrizione come non significa assoluzione completa non significa neanche colpevolezza (e ripeto, si era arrivati a quel punto perché Berlusconi in precedenza era stato assolto), ma vallo a spiegare a certi trinariciuti di sinistra memoria. Per di più, Berlusconi non era imputato, quindi non avrebbe potuto difendersi e presentare le prove della sua innocenza, quindi il giudice civile si è sostituito al giudice penale, ritenendo provate le conclusioni che i giudici penali non ritennero provate, e traendone per ciò stesso le dovute conseguenze. Tra quelle attenuanti vi era che la gravità del danno sarebbe stata in buona parte cancellata dalla transazione successiva. Sull’ammontare della cifra non vi sono dubbi: per i legali di De Benedetti equivale alla somma non incassata più la somma versata, che con gli interessi dal 1991 ad oggi sono appunto ca. 950 milioni di euro. L’inezia è che ovviamente una cifra del genere (ancorché solo l’80% del totale richiesto, quindi si pagheranno 750 milioni) potrebbe portare al fortissimo ridimensionamento, se non alla distruzione, di un’azienda.

Or dunque tiriamo le somme del nostro ragionamento: un terzo che la legge non ha riconosciuto colpevole viene condannato a pagare al posto di chi è stato riconosciuto colpevole. Di più, in gioco non è il risarcimento per sentenza contraffatta, ma perché a De Benedetti, a causa della corruzione del giudice Metta, ancorché non decisiva ai fini della sentenza, non sarebbe stata riconosciuta la chanche completa di appropriarsi anche della Mondadori.

Se non avendo capito nulla di quanto sopra vi sono venute le bubbole, non vi preoccupare, è normale… Per il giudice le prove che hanno portato alla condanna sono prove di presunzione: è vero che nel processo civile essere valgono quanto le prove dirette, ma è anche vero che se si esagera poi diventa difficile dimostrare che si è stati pienamente imparziali se in gioco c’è una sentenza del genere. La presunzione è che il giudice Metta fosse in grado, data la sua posizione di relatore, di influenzare pesantemente il giudizio dei suoi colleghi: quindi secondo un giudice anche se la propria fedina penale è in mano a 3 giudici, ciò stesso non stabilisce che vi sia totale imparzialità nella sentenza, poiché comunque 2 di loro saranno al soldo di quello più importante, non decideranno con la propria testa ma si lasceranno guidare dal giudice-capo. Mi chiedo allora a che cosa serva pagare 3 giudici… A nulla valgono evidentemente le dichiarazioni in sede penale di quei 2 giudici, che affermarono che comunque loro avrebbero dato ragione a Fininvest, indipendentemente dal pensiero di Metta. Quindi vale la prova per presunzione ma non vale la prova diretta… La seconda presunzione è che Berlusconi non poteva non sapere e che i flussi di denaro tra i conti esteri della Fininvest e quelli di Previti e altri avvocati siano provati anche in mancanza di documentazione diretta. Raimondo Mesiano divenne famoso quando fece sudare le proverbiali quattro camicie il risarcimento danni ad un vecchietto, che era stato reso invalido al 100% da un automobilista mentre camminava sulle strisce… Ora, con arditi collegamenti indiziari, concede un risarcimento record: potrebbe riuscire là dove 7 anni di governo di sinistra non sono riusciti, e cioè cancellare la Fininvest dai palinsesti nazionali.

Ora, potrebbe sembrare azzardato definire Mesiano un giudice di sinistra: non sappiamo cosa voti nella cabina elettorale e di certo è difficile accostarlo a coloro, come la Gandus ad esempio, che scendono in piazza a manifestare contro il Governo Berlusconi. E pur tuttavia scrivere nella sentenza che la famosa sentenza del 2001 apparve “anomala” perfino a Magistratura Democratica (l’associazione che raccoglie magistrati vicini alla sinistra) non può non destare qualche dubbio. Per definire quel processo “anomalo” Mesiano si appoggia anche alle parole di Passera e Fossati, considerati pienamente attendibili pur se stipendiati da De Benedetti. Inoltre, un giudice che deposita una sentenza rivoluzionaria (sotto molti aspetti) in un giorno particolare che poi è lo stesso nel quale il beneficiario di quella sentenza scende in piazza a contestare il condannato di quella sentenza, qualche dubbio lo pone. Staremo a vedere in ogni caso, poiché ovviamente si andrà in appello: nel frattempo si aspetta il procedimento per causa inibitoria ed eventualmente sapere come ed in che modo De Benedetti voglia incassare il risarcimento, cosa anche questa di non poco conto…

EDIT: aggiornamento del 14/10/2009: con un ordine del giorno speciale, il CSM ha promosso il giudice Mesiano al 7° livello, il massimo raggiungibile per la sua qualifica, con effetto retroattivo a partire dal 13 maggio del 2008. A pochi giorni dalla contestata sentenza di cui sopra, il giudice viene promosso per “indipendenza, imparzialità ed equilibrio“. Sarà una semplice coincidenza, ma mi pare una decisione inopportuna che mette in mostra ancora una volta che ruolo giochi la magistratura in Italia. Quasi un suggerimento: vuoi una promozione, vuoi un aumento di stipendio, vuoi migliorare la tua carriera? Condanna Berlusconi che al resto pensiamo noi…

EDIT: aggiornamento del 16/10/2009: è stato scoperto che un giorno del 2006, quando già Mesiano era titolare del fascicolo sul Lodo Mondadori, tranquillamente seduto a tavola tra gamberi e vinello, il giudice si espresse nei confronti di Berlusconi con questo concetto: “Meno male che è caduto, dovrebbe dimettersi, dovrebbe andarsene”. Ora, noi si è convinti che l’imparzialità debba essere espressa in giudizio e non a tavola, e che tutti i giudici abbiano la capacità, una volta indossata la toga, di sdoppiarsi come Jekyll e Hyde: ma riteniamo altresì che il proprio background culturale di anni ed anni di vita non possa non influenzare in qualche modo una decisione e ricordiamo come pochi mesi or sono la Corte Costituzionale abbia detto a chiare lettere che chi emette sentenze non solo deve essere, ma deve anche apparire imparziale ed indipendente. Ed una cena dove sono presenti svariate persone che non fanno parte della famiglia, per quanto non sia assimilabile alle piazze arringate dalla Gandus, non è esattamente un luogo privato. Ognuno tiri le sue conclusioni, io tiro le mie: Mesiano tra pochi giorni dovrà decidere del caso Vieri, siccome il Milan è di Berlusconi una speranzella che non arrivino 200 milioni di risarcimento (come spera la difesa rossonera viste certe cifre) a danno dell’Inter per la famosa questione dei pedinamenti mi è tornata…

La doppia moralità: a vergognarsi sia la CEI e la sinistra tutta

agosto 29th, 2009
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Ancora una volta ci risiamo: la cultura dominante del Paese mette in campo la doppia moralità. Se la sinistra critica la destra, difende la libertà e la democrazia, se la destra critica la sinistra è fascista e censoria. Vecchio paradigma per il quale la sinistra è portatrice di una superiorità antropologica autoreferenziata, secondo una schema molto in voga negli anni passati, schema che purtroppo ha plagiato e plasmato la cultura popolare italiana e non solo per troppi decenni.

Ecco che allora un giornale-partito come la Pravda, attraverso l’uso illecito di atti criminosi, inventa per mesi un castello di feccia da far crollare su Berlusconi: prima Noemi, poi la D’Addario e le sue amiche escort, tutto è artefattamente costruito con lo scopo di ribaltare il voto democratico dei cittadini. Ma se Berlusconi si stufa e denuncia il giornale per diffamazione, ecco scattare in piedi i paladini della libertà che gridano contro la censura ed il tentativo di sottomettere la stampa.

Ecco che allora il giornale di riferimento dei cattolici italiani, l’Avvenire, sulla base di quella feccia lancia i suoi strali moralistici contro il Presidente del Consiglio, senza risparmiarsi, anzi rincarando la dose con la questione dei migranti (salvo poi però difendere il suo Governo sulle questioni aborto, eutanasia, e via discorrendo). Ma se qualcuno, utilizzando le stesse armi, svela gli altarini e gli scheletri nell’armadio di questa gente, ci si trova di fronte ad un indegno killeraggio, a fantasie intimidatorie, alla barbarie.

Ecco che allora, se un giornale “inventa le prove” per attaccare un avversario, i signori della sinistra (Bersani in testa) vogliono risposte e chiarezza. Mentre se un giornale “porta le prove” per attaccare un avversario, i signori della sinistra (Franceschini in testa), solidarizzano con lui contro l’indegno teatrino mediatico della destra.

Ancora una volta e sempre, lo schema della doppia moralità colpisce: a noi il compito di smascherarlo e affilare le armi della difesa dal pericolo della sinistra.

Dice Bersani: “In un Paese normale nessun Presidente del Consiglio si permetterebbe di denunciare un giornale”. Dimentica Bersani: in un Paese normale nessun giornale si permetterebbe di imbastire una campagna di gossip contro il Presidente del Consiglio sul nulla, senza alcuna prova che non sia qualche foto insignificante e qualche audio inutile (entrambe ovviamente ottenute in modo illegale).

Alla fine, perfino i giornali esteri l’hanno capito: dopo aver sfruttato le fantanotizie della Pravda per alimentare il loro animo sinistronzo, il Times ha pubblicamente ammesso che oramai la stampa italiana è scaduta allo stato di insignificanza, fatta di gossip per gli uomini da salotto, tanto che oramai i primi mezzi di informazione sono i quotidiani gratuiti ed indipendenti unitamente alla rete internet. Tutto questo non preoccupa i signori della sinistra: a 2 mesi da un congresso che potrebbe perfino segnare la fine di un abbozzo di PD, LeggenDario Franceschini come il Fu Walter Santo Subito Veltroni chiama di nuovo alla stantia mobilitazione autunnale di piazza contro il Governo, la solita protesta alla quale partecipano 100mila persone che diventano magicamente 1milione per il fattore 10x di cui i segretari del governo oscuro sono dotati per costituzione di DNA.

E mentre i “moralisti smascherati” continuano a puntare il dito sulla vita privata del Premier, cosa sappiamo noi cittadini dello scandalo morale che ha travolto il partito pseudodemocratico, come annunciato dallo stesso candidato Marino? Cosa sappiamo di quello che succede in Puglia, degli scandali e delle inchieste che da nord a sud hanno travolto gli uomini politici “antropologicamente superiori”?

La chiusura è per la CEI: se Boffo fa finta di cadere dalle nuvole di fronte ad un grave atto pubblico che lo riguarda, i Vescovi possono anche fare gli gnorri e confermare la loro fiducia al direttore, ma resta vergognoso ed inaccettabile che un signore che ha quella condanna alle spalle guidi il giornale dei cattolici. Personalmente, mi aspetto che di questa vicenda si faccia la più completa chiarezza e se colpe ci sono, che vengano fatte pagare duramente. Ancora una volta infatti la CEI ed il Vaticano mettono la Chiesa nella posizione di essere derisa ed attaccata dagli anticlericali che non aspettano altro, lasciando al popolo di Cristo il compito di spazzare la polvere e ricostruire le macerie. Di certo, se il signor Boffo ha realmente avuto un rapporto omosessuale con un uomo sposato (non per il rapporto omosessuale, ma perché la Chiesa dice “Nessuno osi separare ciò che Dio ha unito”; ed ancora “Non desiderare la donna d’altri”, che ovviamente nei tempi moderni vale anche al contrario!) per di più molestando la moglie affinché non si intromettesse nella loro storia, ebbene quale credibilità potrà ancora avere quel giornale quando tornerà a parlare delle questioni etiche e morali vere, reali ed importanti ancora irrisolte nel nostro Paese?

Comunque vada, per la CEI sarà un insuccesso: arrivare allo scontro frontale con un Governo sovrano non giova certo alla Chiesa, arrivarci utilizzando lo schema della doppia moralità è un boomerang che non avrà altro risultato che dare manforte a laicisti “grilliani” e “finiani” di rinnovato vigore.

Le armi di rincoglionimento di massa di Dario-spia

maggio 27th, 2009
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C’era un volta… No non va bene, troppo favoleggiante.

In quel tempo… No neanche questo, troppo evangelico.

Quando mesi addietro (ecco meglio) Uolter “Ombra” Veltroni fondò il suo governo-buio, sembrava che le cose per la politica italiana fossero ad un punto di svolta: il “Santo Subito” aveva tirato fuori i comunisti dal Parlamento dopo 50 anni (roba che manco la P2), aveva fatto dichiarazioni importanti… Certo, quell’alleanza con Di Pietro non prometteva nulla di buono, ma tutto lasciava ben sperare. La politica del fare l’aveva chiamata Uolter, la svolta, il sorpasso, abbiamo messo la freccia, un refrain ripetuto anche da quel “profeta” di Scalfari ad 1 settimana dalle elezioni. Sappiamo tutti come andò a finire: sparirono si i comunisti dal Parlamento, ma ci mancò poco che sparisse pure la sinistra: e giù allora a raccogliere firme (5 milioni, ma che fine hanno fatto?), a fare petizioni, a girare l’Italia in bici, in treno, in pullman, perfino a piedi… Giù con manifestazioni e contromanifestazioni (con tanto di insulti al Papa che non guastano mai), la solita combriccola che grazie all’effetto Veltroni moltiplica x10 i partecipanti. Giù soprattutto con sentenze-farsa (perfino un bambino capirebbe che sono tali) che tanto bene fanno alla sinistra. Risultato? C’è mancato poco che la sinistra sparisse di nuovo per davvero: infatti Uolter “Buio” Veltroni si è dimesso, al suo posto il mite cattolico Franceschini, un uomo tutto d’un pezzo. Siccome però l’uomo dalla faccia come il culo (Pannella dixit) conta a sinistra meno di zero, l’unico suo modo per sentirsi importante era quello di inseguire Di Pietro nel refrain contro Berlusconi. La sinistra, morta politicamente, prova a sopravvivere con l’accanimento terapeutico dell’antiberlusconismo… Ma, udite udite, non serve più a niente neanche quello: giusto la boccata d’ossigeno di 0,5% recuperato nei sondaggi, che già la settimana successiva il PdL torna sopra il 40%. Uno spettacolo talmente deprimente e desolante da non lasciare scampo, nessun film di fantascienza avrebbe potuto trattarlo meglio.

Spuntate le armi che hanno fatto quel poco di “gloria” (quella che puzza di cicoria, come cantavano noi bambini alle elementari!) della sinistra negli ultimi 15 anni, cosa è rimasto all’avvento della campagna elettorale per le Europee  2009? La magistratura con le sue sentenze cronologicamente pilotate, ma questa non è una novità, sono 15 anni che vanno avanti così, ergo per cui… Un ritorno serio alla politica? Un incalzare pressante sulle mancanze del Governo? Macchè signori, i sinistrorsi ed i loro alfieri d’attacco (o D’Avanzo che dir si voglia), da Santoro a Floris ad Ezio Mauro, da Lerner a quel depravato di Stiller, da TorqueMarco Travaglios alla bionda Conchita, si sono gettati in una nuova avventura: fare i gossippari. Cos’è che impedisce ad un Paese democratico di realizzarsi? Cos’è che conta davvero per gli Italiani? Ma ovvio, sapere se il 70enne Berlusconi s’è scopato una 16enne di Casoria, magari davanti ai suoi genitori che ne valutavano la prestazione… Che deprimenza: 3 settimane in cui ad una povera ragazza è stato detto semplicemente di tutto, insultata e vilipesa in un modo che manco 100 Padre Nostro potrebbero sistemare e davvero non so come il padre non abbia ancora preso una spranga di ferro chiodata e non abbia difeso l’onore di sua figlia contro certa gentaglia che paragonarla ai maiali diventa un insulto per i maiali stessi (almeno loro sono utili a qualcosa). Insomma, in 15 anni siamo passati dalle ricerche storiche su Togliatti e la gioiosa macchina da guerra di Occhetto, al gossip può becero e spudorato. Trasmissioni, intere prime pagine, persino i pregiudicati condannati per Repubblica sono attendibili al 100% (e più certo di Berlusconi, quello è “ovviamente scontato”). E cosa ha avuto il coraggio di dire il signor Franceschini? Che Berlusconi svicola dai suoi obblighi di campagna elettorale parlando di altro…

Ha ragione Pannella, proprio la faccia come il culo… Il richiamo della foresta è diventato (o rimane) l’ultima arma percorribile: in mancanza di un qualsiasi straccio di idea politica, l’interesse si concentra in mezzo alle gambe di una 18enne…  Il DNA è sempre lo stesso: ribaltare la realtà, negare l’evidenza, ogni mezzo è lecito, ma proprio ogni… E allora anche noi, come Repubblica, vogliamo porre alcune domande al Premier, perché anche a noi come a Repubblica preme il bene della Patria:

  • Quando Noemi comprò le babbucce, ha preso anche un pigiama a pois?
  • Mentre si guardava la partita insieme al maggiordomo Alfredo, c’era il rutto libero? Oppure facevano proprio le gare?
  • C’era un arsenale di trombette e sciarpe con tanto di insulto obbligato all’odiato calciatore avversario?
  • Dopo la partita, le canotte di lor signori avevano il classico alone di birra?
  • Birra e patatine o whisky e pop-corn?
  • È vero che le cartoline storiche di Elio Letizia ritraggono nudi dell’800?
  • Il tuffo nella fontana a mezzanotte? È vero che il Premier ha fatto il doppio carpiato che manco Klaus Dibiasi?

Ecco signor Presidente, rispondere a queste domande è vitale per il futuro della democrazia italiana: lasciamo al loro destino i cassintegrati, le morti bianche, la crisi economica, le famiglie che non riescono a salire la scala sociale, lasciamo al loro destino queste futili problematiche e ci risponda a questa semplice domanda: ma è vero che Lei mentre guarda le partite del Milan indossa le pantofole nerazzurre?

Ma quello che è davvero deprimente e desolante, sono tutti coloro che questa roba la trovano giusta e veritiera, che danno credito ad una moglie frustata che sta divorziando e ad un pregiudicato pur di rinvigorire il loro voto sinistrorso: questa è la vera tragedia, la vera deriva antidemocratica (non le vaccate sul regime di certi cerebrolesi logorati dalla mancanza del potere), che qualcuno ancora oggi possa decidere di votare a sinistra non per obiettivi ed oggettivi motivi politici, ma perché su Repubblica si gossippa sui movimenti delle gambe di una 18enne. Il PD è già morto…

pd-berlusconi ringrazia


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