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Ecco perché il Governo non deve farsi impressionare dalle proteste della sinistra

ottobre 30th, 2008
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Veltroni vuole il referendum per abrogare la legge Gelmini (prima di tante altre), Di Pietro fa lo scimmione da circo a Ballarò lamentandosi dell’operato del Governo e intanto raccoglie firme per abrogare il Lodo Alfano e chissà cos’altro. A sinistra si chiede di ritirare leggi e decreti, di modificare l’azione del Governo, di rispondere all’impeto della piazza e tenere conto delle proteste.

Il tutto in barba al voto elettorale di aprile, che ha dato un mandato chiaro e preciso su un programma chiaro e preciso. Ma allora perché la gente protesta? Innanzitutto, perché la frangia dei protestanti che ieri non ha votato Berlusconi oggi scende ovviamente in piazza, guidata da sindacati e politici allo sbando, che non avendo più il consenso neanche del proprio elettorato provano a calcare l’onda delle proteste in una sorta di accanimento terapeutico voluto e cercato. Tuttavia sorge spontanea una domanda: gli attori politici che oggi gridano al referendum abrogativo ieri cosa hanno fatto?

Legge finanziaria 2007 —> APPROVATA

manifestazione

Decreto Bersani —> APPROVATO

tassisti

professionisti

contro-bersani

Dicono —> la destra è fascista

meglio-via

Questi sono i signori della democrazia: quando governano loro non c’è protesta che tenga: non i 750.000 del 2 dicembre 2006 (dati delle forze dell’ordine), non tutte le categorie in piazza (e quando dico tutte dico tutte, anche i sindaci), non milioni di cittadini delle più disparate categorie. Basta cercare su Google e rinverdire la memoria, non invento niente. Per loro sono nulla: “Il popolo non è d’accordo con il partito? Tanto peggio per il popolo“, recita un noto aforisma del Partito Comunista.

Oggi questi signori che dicono? Che i 250.000 del Circo Massimo sono più che sufficienti per bloccare l’azione del Governo, che i 50.000 della manifestazione nazionale della scuola sono più che sufficienti per bloccare la Gelmini (piazza del Popolo contiene 30mila persone, non cominciassero gli organizzatori a sparare cifre a cavolo come ho già sentito), che poche centinaia di migliaia di manifestanti in tutta Italia (contro una popolazione scolastica totale che assomma a diverse milioni di unità tra personale e studenti) devono indurre il Parlmento a modificare le sue leggi. Partecipa anche gente che ha votato Berlusconi? Va benissimo, in piazza S. Giovanni c’era anche gente che ha votato il governo Prodi, contro la sua finanziaria protestavano anche i sindaci di sinistra. Esiste anche il diritto di dissentire dalle leggi del proprio governo, fino a prova contraria. Ma sono sufficienti le proteste? Andassero pure al referendum, tanto 19milioni di persone a votarlo non le porteranno mai in piazza, i referendum abrogativi nazionali in Italia non vanno in porto da non so quanti anni, figurarsi riuscire ad abrogare una legge che vede su alcuni punti consensi bulgari.

Si deve andare avanti: se hanno qualcosa da dire vengano in Parlamento, invece di lamentarsi soltanto, scendere in piazza e snocciolare proposte che si contano sulla punta delle dita di una mano… Si lamentano che in Parlamento il Governo procede per decretazione e lo esautora dalla sua funzione principale? Inutile ricordare il ricorso spasmodico del Governo Prodi all’istituto della fiducia, ma se pure questo è vero ciò non toglie che nelle Commissioni di Camera e Senato e con gli emendamenti in Parlamento di cose se ne possono fare eccome. Quindi venissero e parlassero, ché finché continueranno a comportarsi così la maggioranza non potrà far altro che rifiutare i loro emendamenti, esattamente come faceva il Governo Prodi con l’allora opposizione di centrodestra.

EDIT 13:15: secondo i manifestanti nella sola Roma sarebbero confluite oltre 1milione di persone, divise in tre tronconi: facendo due conti, mettendone 50.000 a piazza del Popolo e vie limitrofe ne rimangono 950.000 da dividere tra Ministero dell’Istruzione e Magliana, le quali però non riescono da sole a contenerli tutti, neanche se venissero compressi come sardine sott’olio una sopra le altre. Vogliamo smetterla con i balletti composti da cifre assurde?

La sinistra protesta perché mente

ottobre 19th, 2008
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Che la sinistra da tempo immemore sia soltanto un cumulo di menzogne fondate sul nulla è un dato di fatto. Senza le menzogne nel 2006 non avrebbero mai vinto ed infatti gli Italiani, scoperto l’inghippo, li hanno relegati lì dove c’è pianto e stridore di denti. Lo riconosci subito un orgoglione: protesta urlando ingiurie ed insulti senza mai proporre una soluzione che sia degno di questo nome.

Il mondo della scuola italiana ne è l’esempio “più” perfetto che ci sia in questo Paese. Con il ‘68 l’hanno distrutta, i cattocomunisti eredi di Don Milani l’hanno affossata ed oggi vogliono difendere un sistema inutile, dannoso e buono soltanto a creare ragazzi drogati ed alcolizzati (in Italia ogni anno più di 500.000 ragazzi/e si ubriacano regolarmente e aumenta la quota dei 14-15enni). Vediamo di riassumere il problema: cosa sono le Università in Italia?

  • sono degli esamifici, dove gli alunni passano più il tempo a seguire corsi e fare esami che imparare il loro mestiere (cioè imparare come si conduce una ricerca)
  • sono dei professorifici, che le forze politiche di sinistra utilizzano come clientele per occupare gli sfigati talmente ignoranti da non trovare posto neanche come spazzini (ops pardon, operatori ecologici)
  • sono delle parentopoli, dove i concorsi vengono truccati e dove si cerca sempre di piazzare prima qualche parente ed amico e poi forse qualche concorsista ma solo se avanza qualche posto
  • sono antimeritocratiche, perché soltanto i ricchi ed i figli di papà riescono ad andare avanti

Solo così si può spiegare l’incredibile livello di incompetenza dei nostri laureati, agli ultimi posti nelle classifiche internazionali (come d’altronde tutti gli studenti del nostro sistema scolastico), che non sono neanche in grado di scrivere un tema d’italiano senza infarcirlo di errori grammaticali talmente gravi che in ogni epoca avrebbero provocato l’immediata bocciatura del candidato. Solo così si può spiegare come mai il livello dell’Università italiana è inferiore a quello dell’Università delle Hawaii. In Italia spendiamo 17mila dollari per ogni studente, negli Stati Uniti se ne spendono 7mila in un sistema considerato tra i migliori al mondo. E sapete perché? Perché noi in Italia abbiamo cancellato il concetto di meritocrazia: la meritocrazia è quella cosa che premia i migliori, i più bravi, i più intelligenti indipendentemente dal loro reddito e dal loro status sociale, è quel sistema che permette ai meno abbienti di realizzarsi e di non dover dipendere dalla simpatia altrui. In una parola, la cosiddetta mobilità sociale…

L’Italia è un Paese dove le Università spendono oltre il 90% dei loro introiti in stipendi, dunque sono persino fuori legge. Cosa significa questo? Che non ci sono i soldi per fare ricerca, per dotare le strutture di nuove tecnologie, per tenere aperte le biblioteche senza che i dottorandi sacrifichino il loro tempo (come succede nel Dipartimento di Archeologia alla Sapienza). E questo scempio chi lo dovrebbe pagare, Pantalone? Secondo l’Università di Siena sì, secondo il tribunale neanche per sogno. In Italia, un professore che entri nel ruolo di ordinario si inserisce in una spirale fantastica: partendo da 4000€ di stipendio, ha lo scatto automatico ogni due anni: può anche grattarsi le rotonde e pubblicare articoli prodotti dai suoi studenti, tanto al termine della sua carriera professionale arriverà a guadagnare più di 8000€. Poi che succede: arriva l’accoppiata Brunetta-Gelmini e si decide che non solo gli scatti vengono portati a 3 anni ma che si metterà in piedi un sistema di valutazione dei professori stessi! Apriti cielo, sacrilegio, l’Università piegata alle logiche del libero mercato! Qui mi taccio perché altrimenti sarei coperto da querele se esprimessi quello penso. E tutti gli studentelli di sinistra a bocca aperta aspettando che l’amo calato dalla CRUI li accalappi e li utilizzi come strumento d’offesa per difendere il potere acquisito. E questi pesci dal cervello di gallina lì tutti contenti a mangiare il verme e sfilare per le strade italiane senza neanche rendersi conto che stanno andando contro i loro interessi (appunto, degli orgoglioni).

Con la riforma voluta dal centrosinistra nell’allora 1999 (riforma Berlinguer), le Università dominate dal pensiero sinistrorso hanno raddoppiato i loro corsi, creando lauree dai nomi esotici quali “tecnologia del fitness” piuttosto che “scienza dell’aiuola”, roba da far accapponare la pelle se non si scoprisse che tutto questo è stato fatto per regalare cattedre ovvero posti di potere a 13.000 professori che semplicemente non dovrebbero esistere, ma che sono lì grazie ad un sistema inventato per aggirare la legge, quello cosiddetto della “doppia idoneità” (e che fino ad oggi è costato oltre 300milioni di euro). Per cui a Como una Università può contare 24 professori per appena 17 alunni, roba che neanche in Burundi ci crederebbero a sentirla raccontare.

Allora, perché gli studenti di sinistra scendono in piazza per protestare? Lo slogan più ripetuto (ed urlato ad Annozero da un orgoglione che al 99% appartiene ai Collettivi Universitari, basta guardarlo in faccia) è che L’Università non è un costo da tagliare: ma quale Università, quella dei baroni, degli esami truccati, della meritocrazia cancellata? È questa l’Università che vogliamo difendere mettendo le mani nelle tasche degli Italiani?

Invece si dovrebbero mettere i Rettori e tutta la combriccola che governa questo sistema con le spalle al muro: si dovrebbero pretendere laboratori scientifici degni di questo nome (nel Dipartimento di Chimica dove studia mia sorella, sempre alla Sapienza, gli esperimenti vengono condotti su strumentazione interfacciata con un 486, non so se rendo l’idea), si dovrebbero pretendere biblioteche aperte anche il pomeriggio aumentando i borsisti, si dovrebbero pretendere aule più efficaci e non dotate dei banchetti sui quali studiavano i coetanei di Mussolini, si dovrebbe pretendere una maggiore informatizzazione del sistema, e non quelle ciofeche che esistono attualmente (parlo sempre della Sapienza). Invece, con la retorica sessantottina della piazza, si vuole tutto questo mantenendo invariato il sistema attuale: la sinistra, quel cumulo di menzogne, falsità e grettezze che qualcuno chiama ancora opposizione, quel nulla che è la sinistra utilizza la piazza esattamente come lo sciupafemmine in calo prestazionale usa il viagra. Quando non c’è più niente da fare, quando non c’è nulla da proporre, quando si vede vacillare il sistema di potere faticosamente messo in piedi in così tanti anni, si ricorre alla piazza per insufflare il popolo. Ma il sistema è andato in overdose, allo sciopero del trasporto del 17 ottobre ha aderito una minoranza, a quello della scuola ha aderito una “sparuta” minoranza, quantificata in appena il 4,4%, diciamo il 5% per arrotondare in eccesso. Neanche più il popolo segue la sinistra e si dichiara plebiscitariamente d’accordo con la nuova impostazione di sistema voluta dall’attuale Governo Berlusconi e dalla Ministro Gelmini. La sinistra ha chiamato il piazza il popolo raccontando falsità: ha detto che il centrodestra vuole licenziare gli insegnati (la qual cosa non sarebbe possibile perché la legge impedisce licenziamenti nel pubblico impiego se non motivati), vuole abolire il tempo pieno e limitare il sostegno (invece con il maestro unico ci sarebbe più personale proprio per potenziare il tempo pieno ed il sostegno). MENZOGNE MENZOGNE ed ancora MENZOGNE, come tipico degli inetti che di fronte alla propria incapacità sanno soltanto criticare e basta. Se poi Berlusconi è ai massimi storici di gradimento, ciò è dovuto perché gli Italiani sono ignoranti e cretini, come qualche demente di sinistra scrive ancora sulla Pravda ed altri quotidiani di partiti rossi.

Ministro Gelmini, li lasci gridare, li lasci urlare questi orgoglioni in calo prestazionale: oramai non contano più nulla, il mito del ‘68 è stato finalmente cancellato dalla sua riforma alla quale però manca ancora un tassello. I test di fine anno come negli USA, dove chi non li supera viene cacciato dall’Università e non premiato come succede oggi in Italia. Il diritto allo studio non è quella cosa per cui un diplomato in agraria possa finire a studiare ingegneria aereospaziale (infatti in Germania questi salti non sono possibili), ma è quella cosa per cui chi appartiene allo strato più basso della popolazione venga premiato ed aiutato nel suo percorso di studi, invece di vedersi superato dal figlio di papà che non fa una ceppa dalla mattina alla sera ma poi il posto di lavoro lo trova sempre perché c’è quella manna chiamata “cornetta del telefono”.

La scuola del futuro

ottobre 3rd, 2008
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Come molti lettori sapranno, l’attuale Governo Berlusconi ha messo in cantiere una grossa rivoluzione del sistema scolastico italiano. La sinistra invece, schiava delle sue ideologie e del suo nulla mentale, invece di collaborare e migliorare quelle che secondo lei sono le criticità del progetto (ma ciò implica una capacità di ragionare e pensare sconosciuta ai trinariciuti), preferisce, come al solito, scendere in piazza e protestare (il che è assurdo, perché in commissione parlamentare i suoi esponenti lavorano eccome, poi sui giornali ed in piazza…). I manifestaioli della domenica infatti, indottorati dal quotidiano di regime La Repubblica (detta anche Pravda), si ritrovano giornalmente con manifesti e palloncini colorati a protestare contro ciò che non esiste. Qualche esempio?

  • non viene licenziato nessuno, ma solo bloccato il turnover (che è cosa ben diversa)
  • non viene eliminato il tempo pieno ma soltanto potenziato e migliorato

Sul maestro unico poi ci sarebbe da ridere: io sono figlio del maestro unico, ho due lauree entrambe ottenute con il massimo dei voti nel tempo previsto dalla legge e mi considero un uomo di cultura (ma pare che tale sensazione non sia solo mia). Dopo la riforma ed il passaggio ai tre maestri, l’Italia è precipitata negli ultimi posti della classifica OCSE, negli ultimi anni gli episodi di bullismo sono aumentati in maniera esponenziale, l’ignoranza caprina dei nostri studenti è palese ed evidente. Che ci fosse bisogno di una riforma è sotto gli occhi di tutti…

Ora vi racconterò il Viaggio in America di Ballarò. Un paio di settimane fa si è parlato di scuola elementare: negli USA vi sono le Charter School, scuole primarie mantenute con i fondi privati (lo Stato infatti passa solo parte dei dollari previsti) e che prevedono il maestro unico: gli alunni alla fine dell’anno devono affrontare dei test e se una percentuale non fisiologica viene rimandata, il maestro unico viene licenziato. In Italia, se gli alunni sono ignoranti, i maestri vengono premiati e protetti! Poi ci chiediamo come mai qui le cose non vanno: provate a parlare con i sindacati dicendo loro che gli insegnanti inetti ed incapaci verranno mandati a casa e vedete cosa rispondono (CGIL in primis).

L’Italia è il Paese con il più alto numero di insegnanti per alunno, i bidelli della scuola sono nettamente superiori ai Carabinieri, le Università sono esamifici, gli alunni trattati come contenitori numerati da riempire, le strutture fatiscenti, dove mancano i più elementari servizi (pensate che alla Facoltà di Scienze Umanistiche della Sapienza non esiste un laboratorio informatico e quella che qualcuno chiama “aula d’informatica” è fatta di computer vecchissimi), la Scuola in generale trasformata come sbocco occupazionale. L’Università conta 13mila docenti in più di quelli che effettivamente occorrerebbero. Si può andare avanti così? Fa bene il Presidente della Repubblica Napolitano a ricordare che nella Scuola non deve vigere il risparmio come primo imperativo, ma perché la razionalizzazione delle risorse deve passare come risparmio? Perché volere premiare gli insegnanti che si impegnano e mandare a casa chi si fuma le sigarette in classe dovrebbe essere un danno? Quali sono i risultati ottenuti da questo sistema dunque? Sa il lettore che in Italia si può insegnare nella scuola primaria semplicemente avendo inserito nel percorso di laurea un esame di matematica da 30 ore (30 ore di matematica in quattro anni!)? Sa che si può insegnare storia essendo all’oscuro di ciò che avveniva nella Roma antica (non è previsto un esame di storia antica ma soltanto genericamente un esame all’interno di un settore che prevede anche “antichità romane” ed “epigrafia latina”)?

Questo Governo ha stanziato diversi milioni di euro per la digitalizzazione della scuola, prevedendo ad esempio l’istituzione del registro online, la comunicazione delle assenze degli alunni (e vediamo se i segaioli incalliti invece di ubriacarsi andranno finalmente a scuola pure loro), 100mila lavagne interattive, etc. Teniamo da parte le riforme collaterali come il grembiule o il ritorno ai voti numerici accanto ai giudizi di merito, tanto fatiscenti e confusi quanto insopportabilmente vacui.

Bene fa il Ministro Gelmini a lasciar parlare i casinari: se si guardano i sondaggi nella società civile i consensi a taluni provvedimenti sono quasi bulgari. Chi protesta è chi vede vacillare i propri privilegi (ricordate il caso Alitalia?): quelli della politica soprattutto, perché a sinistra il mondo della docenza è sempre stato un bacino di voti importante. Le Ssis ad esempio erano fabbriche di precari e di disoccupati, che volevano inserirsi in un mondo già oberato di suo. Il centrodestra sta mettendo in atto una riforma filosofica della Scuola: i debiti (sulla scia per altro di Fioroni) vanno recuperati subito, il voto in condotta torna in auge, i giudizi tornano finalmente comprensibili, si salda il rapporto scuola-famiglia con la creazione di sportelli online tramite i quali i genitori potranno controllare l’andamento dei figli in tempo reale. Si vuole ripristinare la serietà in classe, riqualificare il ruolo dei docenti e più in generale quello della scuola pubblica.

Vada avanti Presidente, che questa masnada di trinariciuti appesi alla Pravda conta come il 2 di picche a briscola…


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