
Che la sinistra da tempo immemore sia soltanto un cumulo di menzogne fondate sul nulla è un dato di fatto. Senza le menzogne nel 2006 non avrebbero mai vinto ed infatti gli Italiani, scoperto l’inghippo, li hanno relegati lì dove c’è pianto e stridore di denti. Lo riconosci subito un orgoglione: protesta urlando ingiurie ed insulti senza mai proporre una soluzione che sia degno di questo nome.
Il mondo della scuola italiana ne è l’esempio “più” perfetto che ci sia in questo Paese. Con il ‘68 l’hanno distrutta, i cattocomunisti eredi di Don Milani l’hanno affossata ed oggi vogliono difendere un sistema inutile, dannoso e buono soltanto a creare ragazzi drogati ed alcolizzati (in Italia ogni anno più di 500.000 ragazzi/e si ubriacano regolarmente e aumenta la quota dei 14-15enni). Vediamo di riassumere il problema: cosa sono le Università in Italia?
- sono degli esamifici, dove gli alunni passano più il tempo a seguire corsi e fare esami che imparare il loro mestiere (cioè imparare come si conduce una ricerca)
- sono dei professorifici, che le forze politiche di sinistra utilizzano come clientele per occupare gli sfigati talmente ignoranti da non trovare posto neanche come spazzini (ops pardon, operatori ecologici)
- sono delle parentopoli, dove i concorsi vengono truccati e dove si cerca sempre di piazzare prima qualche parente ed amico e poi forse qualche concorsista ma solo se avanza qualche posto
- sono antimeritocratiche, perché soltanto i ricchi ed i figli di papà riescono ad andare avanti
Solo così si può spiegare l’incredibile livello di incompetenza dei nostri laureati, agli ultimi posti nelle classifiche internazionali (come d’altronde tutti gli studenti del nostro sistema scolastico), che non sono neanche in grado di scrivere un tema d’italiano senza infarcirlo di errori grammaticali talmente gravi che in ogni epoca avrebbero provocato l’immediata bocciatura del candidato. Solo così si può spiegare come mai il livello dell’Università italiana è inferiore a quello dell’Università delle Hawaii. In Italia spendiamo 17mila dollari per ogni studente, negli Stati Uniti se ne spendono 7mila in un sistema considerato tra i migliori al mondo. E sapete perché? Perché noi in Italia abbiamo cancellato il concetto di meritocrazia: la meritocrazia è quella cosa che premia i migliori, i più bravi, i più intelligenti indipendentemente dal loro reddito e dal loro status sociale, è quel sistema che permette ai meno abbienti di realizzarsi e di non dover dipendere dalla simpatia altrui. In una parola, la cosiddetta mobilità sociale…
L’Italia è un Paese dove le Università spendono oltre il 90% dei loro introiti in stipendi, dunque sono persino fuori legge. Cosa significa questo? Che non ci sono i soldi per fare ricerca, per dotare le strutture di nuove tecnologie, per tenere aperte le biblioteche senza che i dottorandi sacrifichino il loro tempo (come succede nel Dipartimento di Archeologia alla Sapienza). E questo scempio chi lo dovrebbe pagare, Pantalone? Secondo l’Università di Siena sì, secondo il tribunale neanche per sogno. In Italia, un professore che entri nel ruolo di ordinario si inserisce in una spirale fantastica: partendo da 4000€ di stipendio, ha lo scatto automatico ogni due anni: può anche grattarsi le rotonde e pubblicare articoli prodotti dai suoi studenti, tanto al termine della sua carriera professionale arriverà a guadagnare più di 8000€. Poi che succede: arriva l’accoppiata Brunetta-Gelmini e si decide che non solo gli scatti vengono portati a 3 anni ma che si metterà in piedi un sistema di valutazione dei professori stessi! Apriti cielo, sacrilegio, l’Università piegata alle logiche del libero mercato! Qui mi taccio perché altrimenti sarei coperto da querele se esprimessi quello penso. E tutti gli studentelli di sinistra a bocca aperta aspettando che l’amo calato dalla CRUI li accalappi e li utilizzi come strumento d’offesa per difendere il potere acquisito. E questi pesci dal cervello di gallina lì tutti contenti a mangiare il verme e sfilare per le strade italiane senza neanche rendersi conto che stanno andando contro i loro interessi (appunto, degli orgoglioni).
Con la riforma voluta dal centrosinistra nell’allora 1999 (riforma Berlinguer), le Università dominate dal pensiero sinistrorso hanno raddoppiato i loro corsi, creando lauree dai nomi esotici quali “tecnologia del fitness” piuttosto che “scienza dell’aiuola”, roba da far accapponare la pelle se non si scoprisse che tutto questo è stato fatto per regalare cattedre ovvero posti di potere a 13.000 professori che semplicemente non dovrebbero esistere, ma che sono lì grazie ad un sistema inventato per aggirare la legge, quello cosiddetto della “doppia idoneità” (e che fino ad oggi è costato oltre 300milioni di euro). Per cui a Como una Università può contare 24 professori per appena 17 alunni, roba che neanche in Burundi ci crederebbero a sentirla raccontare.
Allora, perché gli studenti di sinistra scendono in piazza per protestare? Lo slogan più ripetuto (ed urlato ad Annozero da un orgoglione che al 99% appartiene ai Collettivi Universitari, basta guardarlo in faccia) è che L’Università non è un costo da tagliare: ma quale Università, quella dei baroni, degli esami truccati, della meritocrazia cancellata? È questa l’Università che vogliamo difendere mettendo le mani nelle tasche degli Italiani?
Invece si dovrebbero mettere i Rettori e tutta la combriccola che governa questo sistema con le spalle al muro: si dovrebbero pretendere laboratori scientifici degni di questo nome (nel Dipartimento di Chimica dove studia mia sorella, sempre alla Sapienza, gli esperimenti vengono condotti su strumentazione interfacciata con un 486, non so se rendo l’idea), si dovrebbero pretendere biblioteche aperte anche il pomeriggio aumentando i borsisti, si dovrebbero pretendere aule più efficaci e non dotate dei banchetti sui quali studiavano i coetanei di Mussolini, si dovrebbe pretendere una maggiore informatizzazione del sistema, e non quelle ciofeche che esistono attualmente (parlo sempre della Sapienza). Invece, con la retorica sessantottina della piazza, si vuole tutto questo mantenendo invariato il sistema attuale: la sinistra, quel cumulo di menzogne, falsità e grettezze che qualcuno chiama ancora opposizione, quel nulla che è la sinistra utilizza la piazza esattamente come lo sciupafemmine in calo prestazionale usa il viagra. Quando non c’è più niente da fare, quando non c’è nulla da proporre, quando si vede vacillare il sistema di potere faticosamente messo in piedi in così tanti anni, si ricorre alla piazza per insufflare il popolo. Ma il sistema è andato in overdose, allo sciopero del trasporto del 17 ottobre ha aderito una minoranza, a quello della scuola ha aderito una “sparuta” minoranza, quantificata in appena il 4,4%, diciamo il 5% per arrotondare in eccesso. Neanche più il popolo segue la sinistra e si dichiara plebiscitariamente d’accordo con la nuova impostazione di sistema voluta dall’attuale Governo Berlusconi e dalla Ministro Gelmini. La sinistra ha chiamato il piazza il popolo raccontando falsità: ha detto che il centrodestra vuole licenziare gli insegnati (la qual cosa non sarebbe possibile perché la legge impedisce licenziamenti nel pubblico impiego se non motivati), vuole abolire il tempo pieno e limitare il sostegno (invece con il maestro unico ci sarebbe più personale proprio per potenziare il tempo pieno ed il sostegno). MENZOGNE MENZOGNE ed ancora MENZOGNE, come tipico degli inetti che di fronte alla propria incapacità sanno soltanto criticare e basta. Se poi Berlusconi è ai massimi storici di gradimento, ciò è dovuto perché gli Italiani sono ignoranti e cretini, come qualche demente di sinistra scrive ancora sulla Pravda ed altri quotidiani di partiti rossi.
Ministro Gelmini, li lasci gridare, li lasci urlare questi orgoglioni in calo prestazionale: oramai non contano più nulla, il mito del ‘68 è stato finalmente cancellato dalla sua riforma alla quale però manca ancora un tassello. I test di fine anno come negli USA, dove chi non li supera viene cacciato dall’Università e non premiato come succede oggi in Italia. Il diritto allo studio non è quella cosa per cui un diplomato in agraria possa finire a studiare ingegneria aereospaziale (infatti in Germania questi salti non sono possibili), ma è quella cosa per cui chi appartiene allo strato più basso della popolazione venga premiato ed aiutato nel suo percorso di studi, invece di vedersi superato dal figlio di papà che non fa una ceppa dalla mattina alla sera ma poi il posto di lavoro lo trova sempre perché c’è quella manna chiamata “cornetta del telefono”.