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PD-Universe: qui Fantasylandia, il nulla avanza

ottobre 7th, 2009
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Tempo fa si ebbe modo di mettere a nudo il modo in cui i dirigenti del PD osservano l’Italia: come fossero alieni venuti dallo spazio che nulla hanno a che fare con questo Paese. Alle elezioni di giugno 2009 infatti, nonostante fosse di tutta evidenza perfino ai cittadini del Burundi che il centrodestra aveva stravinto le elezioni, a sinistra si inventarono che le avevano vinte loro, poiché erano riusciti ad evitare che il Cavaliere sfondasse nell’Italia terracquea. Una arrampicata sugli specchi di proporzioni colossali, una doppia libidine coi fiocchi da ascoltare in panciolle seduti in poltrona con pop-corn, coca-cola e rutto libero…

Ieri ho assistito del tutto allibito alla performance di StraordiDario Franceschini in quel di Ballarò (dal minuto 20:00): ancora una volta infatti si appalesa come i politici di centrosinistra vivano in un mondo tutto loro, in una Fantasylandia in cui interpretano il ruolo di cavalieri impavidi, senza paura e senza macchia, costretti loro malgrado a randellare a destra e a manca per sconfiggere il Mostro di Arcore e tutti i suoi scagnozzi dediti alle peggiori nefandezze ed illegalità per ripristinare il Bene Supremo. Se fosse una favola rischierebbe perfino di avere un certo successo nelle librerie del Globo.

Ma è davvero necessario rileggere velocemente i suoi pensieri: “Ho la forza e l’orgoglio di difendere Prodi“, “Quando Berlusconi vince le elezioni diventa il Padrone dello Stato“, “La destra vuole togliere di mezzo tutti gli intralci ed i fastidi” (parlamento, stampa, magistratura, costituzione, etc.), “Berlusconi è un autoritario insidioso e pericoloso“, “Dobbiamo difendere le regole democratiche del Paese“, “C’è grande preoccupazione nell’immaginarsi cosa potrebbe succedere se la Corte Costituzionale bocciasse il Lodo Alfano” (si, da Arcore partono le testate nucleari!), “La destra al governo è portatrice di principi di illegalità“, e così via seguitando. E poi si chiedeno perché perdono le elezioni…

Tutto questo avrebbe potuto essere vero 15 anni fa, nel 1994, quando Berlusconi scendeva in campo: dopo tutto questo tempo una lettura così semplicistica non è più accettabile, a meno di non voler pensare che decine di milioni di Italiani sono degli emeriti ebeti dall’encefalogramma piatto. E purtroppo la cosa sconcertante è che questo assunto è proprio ciò che loro pensano: come ha detto l’ex fascista-razzista Giorgio Bocca ad Annozero loro si sentono come la minoranza illuminata che deve guidare questi stolti immaturi verso un futuro radioso, anzi l’unica capace di guidarlo perché chi è fuori dal recinto rosso è per ciò stesso un imbelle. Povera sinistra, che non è più in grado di distinguere la propaganda dalla politica e che da mesi vive oramai in un pantano antipolitico e per ciò stesso antidemocratico. Il massimo è stato raggiunto quando sono stati presentati gli ultimi sondaggi, di cui riporto uno screen:

sondaggiSecondo LeggenDario Franceschini ed il suo compagno di merenda Rodotà, questi sondaggi sarebbero frutto dell’informazione imbavagliata ed appiattita: Berlusconi fa in modo che in televisione finiscano solo le notizie a lui gradite, ergo per cui la gente viene distolta dai reali problemi del Paese, quindi non li conosce quindi non sa quanto sia cattivo ed incapace il Mostro di Arcore. E qui ovviamente mi ricollego a quella farsa della manifestazione di sabato 3 ottobre a Roma, sulla quale basterebbe rileggere cosa ha dichiarato il segretario del consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino e il direttore de L’Avanti Piero Sansonetti, per capire fino in fondo cosa fosse realmente quella piazza. Questa è davvero da consigliare al posto dei manifesti dei bei tempi di Pamela Anderson a grandezza naturale. Basterebbe guardare i dati sotto gli occhi di tutti:

Lunedi: Gad Lerner su LA7, 2 ore di trasmissione in prima serata

Martedi: G. Floris su RaiTre, 2+ ore di trasmissione in prima serata, S. Dandini su Rai Tre, 1h30m di trasmissione in seconda serata

Mercoledi: S. Dandini su Rai Tre, 1h30m di trasmissione in seconda serata

Giovedi: M. Santoro su Rai Due, 2+ ore di trasmissione in prima serata, S. Dandini su Rai Tre, 1 ora di trasmissione in seconda serata

Venerdi: S. Dandini su Rai Tre, 1 ora di trasmissione in seconda serata

Sabato: F. Fazio su Rai Tre, 1h30m di trasmissione in preserata

Domenica: L. Annunziata su Rai Tre, 30m di trasmissione nel post-pranzo, F. Fazio su Rai Tre, 1h30m di trasmissione in preserata, M. Gabanelli su Rai Tre, 2 ore di trasmissione in prima serata (prima di lei Iacona su Rai Tre, altre 2 ore di trasmissione in prima serata)

Ogni settimana l’italiano medio può sorbirsi qualcosa come circa 18 ore di trasmissione condotte da giornalisti di sinistra (con 4 prime serate su 7). Nel corso della stagione si aggiungono poi trasmissioni come quelle della Gialappa’s Band che non mancano mai di punzecchiare Berlusconi pur lavorando a Mediaset, le trasmissioni di Maurizio Crozza su LA7, il programma di I. D’Amico Exit sempre su LA7 che non manca neanche lei di mandare in onda inchieste contro le scelte del Governo. I politici di sinistra li vediamo poi le seconde serate dal lunedi al giovedi sia a Porta a Porta su Rai Uno sia a Matrix su Canale 5. A tutto questo bisogna aggiungere i lettori della carta stampata, ed è noto a tutti che i giornali più venduti sono La Repubblica ed il Corriere della Sera, 2.500.000 milioni di lettori al giorno a testa seguiti tra i giornali non sportivi da La Stampa con oltre 1 milione di lettori: è lecito dunque affermare che se a questi aggiungiamo i vari Unità, Liberazione, Il Manifesto, Il Fatto e le centinaia di testate locali di orientamento di centro/sinistra, almeno 4,5-5 milioni di persone ogni giorno dovrebbero esere compiutamente informate su quello che il Cavaliere vorrebbe nascondere. Per non parlare dell’oceano “internet”, terra di conquista rossa, ormai balzato in testa alle principali fonti di informazione. A meno di non voler considerare Lerner, Santoro, Floris, Gabanelli, Dandini, De Bortoli, Mauro e tutta la combriccola come gente che non ha la libertà di pubblicare e mandare in onda tutto ciò che vuole. Soltanto vivendo a Fantasylandia si può fotografare l’Italia come ieri hanno fatto Franceschini e Rodotà, ma come più in generale fa l’intellighenzia sinistra del Paese: per nascondere la propria debolezza e la propria inconsistenza, per occultare il nulla politico delle loro menti, utilizzano la TV come arma di distrazione di massa, cioè cercando di convincere il mondo intero che loro non vincono le elezioni perché il Cavaliere è un dittatore che controllando l’intera informazione italiana lobotomizza il cervello del popolo…

Povera Italia con questa opposizione indegna ed incapace di ricoprire il suo ruolo: il suo compito sarebbe quello di incalzare il Governo e la maggioranza proponendo un’alternativa di fatti (e non solo di idee, perché la sinistra è campionessa intergalattica delle idee giuste ma dei fatti sbagliati: qualche elettore del PD sarebbe in grado di illuminarmi a tal proposito?), ad esempio sulle riforme strutturali e sulle misure per il rilancio dell’economia e dei posti di lavoro, il taglio del cuneo fiscale, la no-tax region, il rilancio del turismo e dei Beni Culturali in Italia che occupa milioni di posti di lavoro e produce decine di punti di PIL che potrebbero essere fortemente aumentati se esistesse una politica vera di rilancio nel settore (in questo la Brambilla sta facendo un onesto lavoro). Fino ad ora invece hanno portato avanti un’offensiva mediatica a base di mignotte, “patata” e Viagra, degna del “partito dei cretini di talento”: una massa informe di trinariciuti che è la vera artefice del pensiero unico nel Paese perché non è capace di contrapporne un altro. È proprio vero allora che il problema della destra è proprio l’assenza di una sinistra e che alla fine, tra beghe interne ed antipatie personali, finisce addirittura che in Veneto l’opposizione al Governo la faccia il Governo stesso, pensando di proporre come candidato alternativo a Galan il leghista Zaia… Chiudo con il solito Panebianco sul Corriere di ieri, ancora una volta lucido lettore della situazione politica italiana:

Berlusconi ha tutti gli strumenti per governare. Per giunta, ha dimostrato in varie occasioni, dalla vi­cenda dell’immondizia in Campania al terremoto dell’Abruzzo, al G8, alla gestione della crisi econo­mica, di saperlo fare. A lui e ai suoi conviene im­pegnarsi solo nell’azione di governo (facendo ma­gari, finalmente, anche certe riforme promesse e non attuate: per fare un solo esempio, non si do­vevano abolire le Provin­ce?), smettendola di se­guire sul terreno della drammatizzazione coloro che, forse pensando di va­lere poco, disperano di es­sere capaci di sconfiggere Berlusconi in campo aper­to, in una normale, demo­cratica, competizione elet­torale.

PD: un’offerta politica inesistente

settembre 11th, 2009
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Sono mesi che lo diciamo e lo ripetiamo, che si tenta di far capire in tutti i modi che questa politica dell’opposizione nella migliore delle ipotesi è inutile. Le risposte più “intelligenti” che abbiamo sentito e ricevuto è che la colpa è di Berlusconi, che il Cavaliere cerca lo scontro sociale, oppure che siamo pagati per servire il padrone. Vediamo se anche questo straordinario editoriale di A. Panebianco sul Corriere della Sera verrà tacciato allo stesso modo e soprattutto se, i sinistrorsi che hanno ancora un minimo di sale in zucca, si adopereranno per far capire questi semplici concetti anche al partito. I grassetti sono miei.

IL PROFILO POLITICO DEL PD

Un’offerta inesistente

Il Partito democratico si avvia verso il congresso. La lotta precongressuale è stata aspra ma ciò non è servito a guarire la malattia di quel partito: la scarsa credibilità della sua «offerta politica» complessiva, l’assenza di un insieme di idee e di proposte potenzialmente in grado di convincere una parte rilevante di quegli elettori che, fin qui, si sono tenuti alla larga dal Partito democratico. Di più: mi pare che ci sia, in settori significativi del Pd, la sfiducia nella possibilità stessa che una forte offerta politica possa essere confezionata. Come altro si può interpretare il fatto che il gruppo dirigente oggi non speri, per vincere di nuovo, nelle virtù e nelle capacità proprie ma unicamente negli incidenti di percorso altrui? Non è forse vero che, per tornare al governo, il Pd si affida solo alla speranza di una uscita di scena di Berlusconi e della disgregazione del centrodestra? Non è forse vero che esso ripone le proprie chances, anziché nella capacità di attrarre elettori, in quella di attrarre alleati? Puntare tutte le proprie carte, piuttosto che sulle possibilità di sfondamento nell’arena elettorale, sulle manovre nell’arena parlamentare, significa sostituire la tattica alla strategia, sperare che il tatticismo e le capacità manovriere possano sopperire ai ritardi culturali e alle inadeguatezze politiche.

Quando Massimo D’Alema dice che un partito del 27-30 per cento può andare al governo solo costruendo alleanze, rivela la sua sfiducia nelle possibilità di crescita autonoma del partito. Una sfiducia della quale è peraltro facile identificare l’origine: va cercata in una pagina di storia ormai chiusa, quella del partito comunista. Non critico D’Alema per questo: tutti noi siamo condizionati dalle nostre esperienze passate. Ma è un fatto che pensare che un partito del 30 per cento sia condannato a rimanere tale è un portato di quella esperienza. All’epoca del bipolarismo Usa/Urss il Partito comunista non aveva possibilità di espansione al di là di una certa soglia elettorale. Poteva accrescere la propria influenza politica e, eventualmente, entrare nell’area di governo, solo grazie alla sua capacità di costruire alleanze. È quello schema che, consapevolmente o meno, D’Alema oggi ripropone. Ma nel mondo attuale, senza più conventio ad excludendum, guerra fredda e partiti comunisti, quello schema dovrebbe essere buttato via. Perché, nelle nuove condizioni, un partito del 27/30 per cento (alle precedenti elezioni) può benissimo, se azzecca la proposta politica, se intercetta la domanda del Paese, sfiorare la maggioranza dei consensi (e magari, se poi governa male, tornare al 27 per cento o anche meno alle elezioni successive). Capisco il fatto che, in politica, le proposte degli avversari siano sbagliate per principio. Ma la verità è che l’idea del «partito a vocazione maggioritaria» di Walter Veltroni non era affatto sbagliata. Nasceva dalla presa d’atto che, nel dopo guerra fredda, un partito di sinistra (non comunista), se centra la proposta politica, può benissimo giocarsela «alla pari» con la destra. L’idea era eccellente ma venne realizzata male. La proposta politica non fu abbastanza innovativa e ci fu l’errore dell’alleanza con Di Pietro.

Certo, poi ci vogliono anche le alleanze. Ma le alleanze vengono dopo la proposta politica. È nella proposta politica la vera debolezza del Pd. Ne deriva un circolo vizioso: la debolezza dell’offerta politica genera problemi di identità che alimentano la sfiducia, la quale a sua volta impedisce di agire creativamente per modificare l’offerta politica. Faccio solo l’esempio di un problema nel quale la debolezza, di visione e di proposte, del Pd è evidente: la questione dell’immigrazione. Si tratta di una questione decisiva. Nel XXI secolo è uno dei due o tre temi su cui ci si gioca, in Europa, il destino politico. I punti di criticità sono due: il problema dell’immigrazione clandestina e quello dell’immigrazione islamica. Sull’immigrazione clandestina il Pd balbetta. Affiorano qui i cascami di ammuffiti terzomondismi di origine comunista e cattolica. La sola cosa che il Pd sa fare è accusare di razzismo il governo. Ma davvero la politica detta dei respingimenti (in presenza di una colpevole latitanza dell’Unione Europea nel contrasto all’immigrazione clandestina) può essere così liquidata? Zapatero, il premier spagnolo, non risulta iscritto alla Lega Nord. Ma tratta con la massima durezza l’immigrazione clandestina. Non è forse nell’interesse dei Paesi europei mandare messaggi chiari alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani? E, ancora, davvero il reato di clandestinità (che esiste in tante democrazie) è una infamia? Che lo descriva così qualche vescovo poco interessato al fatto che l’Italia possieda dei confini (il reato di clandestinità è proprio questo: la dichiarazione secondo cui i confini dello Stato non sono una finzione o una barzelletta) è comprensibile, ma se lo fa un partito di opposizione esso si condanna a non diventare forza di governo. C’è poi la questione dell’immigrazione islamica. Bisognerebbe smetterla di gridare all’islamofobia tutte le volte che qualcuno ricorda che l’immigrazione islamica è quella che comporta le maggiori difficoltà di integrazione e, in prospettiva, i rischi più seri. Come dovrebbero insegnarci le imprudenti politiche della Gran Bretagna e dell’Olanda, «dialogo» e «accoglienza» non risolvono il problema. Perché non ci siano penosi risvegli fra qualche anno, occorre dettare condizioni chiare. Ma quelli del Pd, quando discutono di immigrazione, sembrano disinteressati al tema. Era solo un esempio, anche se rilevante. Costruire una offerta politica adeguata ai tempi può essere, per il Pd, una impresa faticosa, destinata anche a suscitare forti conflitti interni. Ma, almeno, sarebbero conflitti da cui potrebbero nascere serie elaborazioni culturali e sforzi di immaginazione politica. Molto meglio che stare seduti sul greto del fiume, ripetendo fino alla noia vecchi slogan, e aspettando, inerti, di vedere passare sull’acqua il cadavere del nemico.

di ANGELO PANEBIANCO
10 settembre 2009

Beppe Grillo alla Presidenza del Consiglio? PAURA

luglio 13th, 2009
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Come è oramai noto e stranoto perfino a chi vive in Australia, il noto “comico” genovese Beppe Grillo si è candidato alla guida del Partito Democratico. In effetti, nel PD occorrerebbe qualcosa di nuovo che lo svegli dal nulla in cui è precipitato dopo l’ultima, negativa, esperienza governativa di Prodi: in effetti noi si pensava a qualcosa di direttamente legato alla politica e non all’avant spettacolo, ma è pur sempre qualcosa, e qualcosa è pur sempre meglio di niente.

Tuttavia, un motivo ci deve essere: Beppe Grillo è un pregiudicato per omicidio (sarà pure colposo, ma pur sempre omicidio è), la sua società ha usufruito del condono edilizio, è una persona che nel suo blog in Parlamento non ci vuole neanche i condannati per cagarella e che ha sparato a zero contro il condono di cui sopra (quindi coerenza pari a 0), è una persona che nonostante abbia sempre aborrito la politica (ha fondato le liste civili infatti) ora si candida alla guida di un partito politico, non esattamente uno qualsiasi ma il secondo partito italiano, una persona che davanti alle telecamere insulta il Capo dello Stato, insulta le Istituzioni, non ha alcun rispetto per la volontà del popolo italiano, e poi sul suo blog applica la censura contro le idee contrarie e pur di guadagnare fa pubblicità a prodotti palesemente falsi e tendenziosi. Queste cose la TV ed i giornali non le dicono, ma la “santa rete” è ben informata su questi fatti: un bell’articolo qui.

Allora mi chiedo: perché Grillo non si fonda un partito suo? Se ha così tanto consenso da pensare di vincere contro Franceschini, Bersani e Marino, sicuramente un suo partito avrebbe più appeal. Invece, candidarsi alla guida del PD può avere un solo scopo: mirare alla Presidenza del Consiglio perché pensa, lui e quello sparuto gruppo che sta alla democrazia reale come Babbo Natale a Pasqua, soltanto con le sue idee (quali esattamente?) si potrà sconfiggere la destra e ricacciarla all’opposizione.

Allora provate a fare questo esercizio di fantapolitica. Provate ad immaginare il Governo guidato da questo individuo ed il suo programma politico: Grillo Presidente del Consiglio, Di Pietro Ministro della Giustizia, magari Sabina Guzzanti Ministro delle Pari Opportunità, e qualche altro scagnozzo (tipo Travaglio & Co.) piazzato qui e là…

In pratica, questa potrebbe essere l’Italia dal 2013 in poi: tutti saremo controllati ed intercettati ovunque, verranno abbattuti gli inceneritori (e la spazzatura?), niente più grandi opere, si romperà l’alleanza storica con alcuni grandi Paesi USA in testa, saremo costretti a spendere 200 miliardi di euro per quella buffonata che è l’energia solare, magari ogni famiglia sarà obbligata a dotarsi di un impianto di questo genere e così via seguitando. In pratica, leggete il blog di Grillo e dei suoi adepti ed immaginate che quelle cose non siano soltanto idee ma siano leggi, siano fatti, divengano stile di vita imposto a chiunque. Per non parlare di quello che avverrà alla morale, all’etica pubblica in cui si riconosce la maggioranza degli Italiani da decenni. Immaginate cioè l’ambientalismo becero, il giustizialismo spinto ed il laicismo ateizzante al Governo del Paese: c’è gente talmente ideologizzata che espatrierebbe ora che c’è Berlusconi (ma perché ancora non l’ha fatto? Suggeriamo destinazioni come Cina, Corea del Nord, Cuba, Birmania, Sudan, Iran, Honduras, etc.), ma se questa è la prospettiva per il Bel Paese, solo una immagine può esprimere appieno il mio stato d’animo:

munch+urlo

Hanno scritto bene coloro che pensano che questa boutade sarà una prova decisiva per il PD: prova non soltanto di democrazia e coerenza (tecnicamente, chiunque si può candidare alla guida di un partito), ma anche prova per i suoi elettori, che dovranno scegliere (all’interno dello stesso partito, si badi bene) ad ora tra ben 4 filosofie politiche totalmente differenti. Con quali risultati, per il futuro del Paese, anche immediato, vi lascio immaginare. Poi ci si chiede perché quello che loro definiscono “losco individuo” sia ancora lì…

Speriamo che vinca sempre il PD

giugno 23rd, 2009
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Provinciali 2004 Provinciali 2009 Totale
Centrodestra 9 34 +25
Centrosinistra 50 28 0
Comuni cap. 2004 Comuni cap. 2009
Centrodestra 4 14 +10
Centrosinistra 26 16 0

C’è poco da dire: 2 settimane fa avevo scritto di come l’entourage del Partito Democratico, segretario Franceschini in testa, sembrasse vivere in un universo parallelo. Nonostante la batosta elettorale, nonostante i centinaia di migliaia di voti in meno, nonostante il centrosinistra fosse uscito dalle urne abbondantemente ridimensionato più di quanto già non fosse, il PD parlava di vittoria, secondo un nuovo modo di giudicare i risultati guardando non al voto reale ma al voto virtuale dei sondaggi. Si parlò di successo perché Berlusconi non aveva sfondato, come appunto se ci fosse da esultare per un derby perso 3-0 qualora alla vigilia l’aspettativa fosse invece un 5-0.

Dopo 2 settimane l’atteggiamento non è cambiato: nonostante il centrosinistra abbia perso altre province, altri comuni e abbia vinto soltanto dove vince da oltre 60 anni, si continua a parlare di “vittoria”, di “inversione di tendenza”, di “destra in declino”, di fine di Berlusconi. Ma dico io: il PD che vince a Firenze, a Bologna, a Ferrara, a Torino, è cosa assolutamente normale. Non ci sarebbe nulla di cui esultare, è come se l’Inter battesse il Pofi 10-1. È invece sensazionale che in questi centri rossi che più rossi non si può il centrodestra abbia costretto la coalizione avversaria al ballottaggio: insomma, è più straordinario il gol del Pofi che non i 10 dell’Inter. Eppure i sorrisi stampati sulle facce dei signori sinistrorsi sono l’ennesima riconferma di quanto fuori dal mondo vivano questi signori.

Spariscono dalla Lombardia in maniera completa, il PdL si insinua pesantemente in Piemonte, prende anche Venezia, conquista una roccaforte in Emilia come Piacenza, per poco non pianta bandiera anche in Toscana, dove a Prato perde per un 0,x%, ovunque i comuni storici della sinistra cadono, come Sassuolo e Casale Monferrato per rimanere ai più noti. Il PD si consola conquistando Montecatini, un po’ pochino direi… Il PdL prima governava 4 milioni di cittadini, oggi ne passa a governare sul territorio ben 21 milioni. Il PdL aveva 9 province e le ha tutte riconfermate al primo turno, mentre il centrosinistra nella grande maggioranza dei casi o ha perso o è stata costretta al ballottaggio, come a Ferrara, come a Bologna, come a Rimini, tutte zone dove in passato viaggiava su cifre elettorati da Stato sovietico, 60% ed oltre. A Firenze, Filippo Galli ha sfondato quota 40%, una soglia psicologica che vale quasi come una vittoria. In Emilia sfonda la Lega e insieme al PdL il centrodestra raggiunge financo il 49%, come nella già ricordata Prato dove ha conquistato il comune, come a Rimini, come in tante realtà locali di rilievo. La geografia politica del Paese è profondamente mutata, con una unica macchia blu da nord a sud vagamente chiazzata di rosso qua e là, mentre il PD si conferma soltanto in Toscana, in Emilia-Romagna (in molti casi a stento) ed in Umbria, ridotto oramai ad un partito praticamente regionale, di centro Italia, dove pure perdono completamente l’Abruzzo ed arretrano nelle Marche. Una grande vittoria, come non vederla?

Inoltre, non vedo cosa ci sia realmente da esultare: quel poco che hanno ottenuto lo hanno ottenuto soprattutto grazie alla campagna di certi ambienti giornalistici e giudiziari, che hanno funzionato come centrifughe cariche di sacchi di cacca. A sinistra per 2 mesi hanno provato a fare i santarellini, puntando l’indice su una questione morale da un pulpito che sarebbe meglio non ci provasse neanche (bisognerà tornare su questo argomento). Alla fine, una certa parte dell’elettorato di centrodestra, soprattutto quello cattolico, ha scelto l’astensione: non ha votato per il PD (e questo è comunque un passaggio significativo), ma non ha votato neanche per il PdL, ed in queste condizioni è storicamente accertato che la sinistra vince sempre. Qui si dovrà aprire un certo dibattito interno, si dovrà capire in che modo recuperare quel voto in vista delle prossime elezioni regionali (2010), si dovrà capire come evitare nuovamente quell’astensionismo non solo da gossip, ma anche di “forza” (non vado a votare, tanto vinciamo lo stesso…), che ha caratterizzato questa campagna elettorale, e come trovare il modo di portare l’elettorato a votare anche ai ballottaggi, dove si è registrata una flessione significativa rispetto al primo turno (nettamente più marcata alle province tuttavia).

Infine l’UDC: anche in questa tornata ha messo i piedi nelle staffe che considerava vincenti: hanno detto che nel primo turno sono andati da soli rinunciando a molte poltrone, ma nel secondo turno si sono alleati a destra o a sinistra a seconda della convenienza. L’UDC non è stata neanche sempre decisiva, come ci vogliono raccontare, perché a Frosinone ha vinto il PdL ugualmente, ed a Torino avrebbe vinto lo stesso il centrosinistra.

Se il vento di centrodestra che ha sferzato l’Italia è rimasto tale e non è diventato uno tsunami come è mancato poco che fosse, è soprattutto merito di questo dato. Dato sul quale il PD potrà costruire tutte le risibili fantasie che vuole, nella speranza che prima o poi torni a fare politica vera ma soprattutto che continui a vincere le elezioni proprio come in questo 2009…

elezioni italia

PD-Universe: L’ammucchiata 2 – The sword of democracy

giugno 21st, 2009
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Dopo aver vinto le elezioni, continua la saga per il ritorno al potere di Franceschini & Co.

All’indomani della “vittoria” elettorale, nel bel mezzo dei preparativi per la definitiva affermazione ai ballottaggi, il PD prepara la sua nuova rivoluzione politica: la grande ammucchiata. È durato dunque meno di un anno (a conti fatti) l’idea alla base del progetto politico del centrosinistra: per la verità, che fosse finito ancor prima di cominciare lo si era capito nel giro di un paio di mesi. Ripercorriamo le tappe principali del neo Partito Democratico:

  1. dopo 2 funesti anni di Governo Prodi, l’anima maggioritaria del PD decide di tagliare il cordone ombelicale delle alleanze: via i socialisti, via i comunisti, via soprattutto la sinistra estrema, via anche Mastella (che si ritira dalla scena politica); incorporati i Radicali, rimane soltanto l’Italia Dei Valori di Antonio Di Pietro, l’uomo cult del giustizialismo italiano, con il quale (con)dividere un progetto politico (virtuale) alternativo a quello (reale) del centrodestra
  2. la Legislatura non è ancora cominciata e subito il PD parte all’attacco: sul piatto della bilancia qualche provvedimento politico? Qualche voce del “progetto” che stia particolarmente a cuore alla sinistra, che so, i poveri, i precari, gli indigenti? Macché, l’oggetto del contendere è Silvio Berlusconi ed il suo conflitto di interessi, tra Rete 4 e Lodo Alfano
  3. Veltroni al Circo Massimo raduna 150.000 fedelissimi, che a causa dell’effetto-Uolter diventano “oltre 1 milione”. Lancia subito la sfida al Governo: raccoglieremo 5 milioni di firme entro l’autunno
  4. l’alleato IDV ha già praticamente rotto con il PD: in Parlamento costituisce un gruppo a parte, nel Paese fa campagna elettorale permanente accusando apertamente Veltroni di fare comunella con il Cavaliere
  5. nel frattempo, delle 5 milioni di firme non c’è più traccia: neanche una parola, un accenno, la parola d’ordine a tutti gli esponenti del PD è tacere, insabbiare. Questa campagna rappresenta il più grande fallimento del PD: secondo il sito nazionale le firme raccolte sono state oltre 4,6 milioni, e tra esse c’erano anche quelle di Giorgio Napolitano e di Silvio Berlusconi, molto probabilmente degli omonimi…
  6. in autunno le grandi bugie sulla Scuola, il terrorismo mediatico portato avanti, e le solite manifestazioni di piazza nelle quali 300.000 persone diventano 1,5 milioni
  7. nonostante le “imponenti” mobilitazioni, la “grande protesta” che monta in Italia, le elezioni regionali anticipate in Abruzzo ed in Sardegna rappresentano una durissima sconfitta, tale da indurre Walter “Santo Subito” Veltroni a lasciare la segreteria del Partito
  8. in inverno, in piena crisi economica, il terrorismo psicologico e le “tre proposte tre” respinte dal Governo, tra le quali la principale era “tassare i ricchi onesti per dare due spiccioli ai poveri” (questo il concetto espresso da candidato sindaco per il centrosinistra in quel di Firenze, Matteo Renzi)
  9. in primavera, mentre le stime degli economisti lasciano intravedere barlumi di speranza per una prossima fine della crisi economica, il PD, esaurite le cartucce politiche, di fronte ai sondaggi decide di lanciare l’attacco definitivo al grido di “o la va o la spacca”: sul principale quotidiano italiano, la Repubblica alias la Pravda, parte una durissima campagna gossippara, fatta di lettere di mogli frustrate, insulti di bassa lega, di foto del signor Zuppetta, Zuffetta, Zappetta (ah scusate, Zappadu), di voli di Stato e del solito immancabile processo giudiziario che vede coinvolto Berlusconi. Alla base di tutto sembrano esserci le decine e decine di miliardi di euro provenienti dall’Europa per lo sviluppo, difficili da gestire e da spartire se si è all’opposizione…
  10. la campagna elettorale, completamente svuotata di contenuti politici, si risolve in un clamoroso (in)successo

Questa è in sintesi la storia politica del PD, un anno di Partito Democratico da Veltroni a Franceschini. La sinistra, annebbiata dal berlusconismo, si consola proclamando di aver fermato lo Straniero e di aver impedito che l’Italia crollasse sotto la pseudo-dittatura berlusconiana. D’Alema si lancia in fosche previsioni di scossoni (chissà come mai tempo 3 giorni e subito salta fuori una inchiesta giudiziaria in cui è finito in mezzo, non come indagato, Berlusconi) in grado di abbattere l’attuale maggioranza, mentre il resto dell’intellighenzia di sinistra, da Travaglio a Scalfari, si unisce in un sol coro: tutti insieme appassionatamente per sconfiggere il nemico.

Da Veltroni che inaugura un nuovo periodo politico per la sinistra, un periodo fatto di proposte concrete e di riforme, un periodo che mette al bando la lotta permanente contro il Cavaliere per mettere al centro i problemi dei cittadini e del Paese, alla grande ammucchiata senza alcun programma politico che non sia quello di tornare al potere, ovvero conquistare la maggioranza degli elettori per impedire che la conquistino altri, facendosi baluardo della democrazia contro una dittatura immaginaria, contro un regime che esiste solo a parole, solo nei fiumi d’inchiostro di una piccola cerchia di ideologizzati che riesce a farsi votare soltanto accusando gli altri di fascismo con una tiritera alla quale gli Italiani non vogliono più credere. Franceschini accusa Berlusconi di ripetere le stesse cose da 15 anni, ma cos’è che fa la sinistra da 15 anni, se non appunto essere il Don Chisciotte che combatte contro mulini a vento con le sembianze di Mussolini?

Però forse due punti a favore li hanno incassati: all’estero, dove i cittadini pensano giustamente ai loro problemi e delle storie di Berlusconi con Noemi importa nulla, i giornali di sinistra sono riusciti a rovinare l’immagine dell’Italia, a rovinare l’immagine del Paese rappresentandola come la Repubblica delle Banane, in cui invece di discutere dei problemi della gente si parla del “topo” di Topolanek, delle frequentazioni private del Cavaliere e si cerca, ancora una volta, di inventarsi un reato pur di riuscire finalmente a condannarlo. Perfino Murdoch si è mosso: si era legato al dito la storia dell’iva alle sue reti satellitari e ha restituito pan per focaccia attaccando Berlusconi, salvo poi dire che lui si limita a fare informazione… Il secondo in Italia: PierFurby Casini, dopo aver sbandierato ai 4 venti che lui insieme al PD+IDV non avrebbe mai avuto nulla a che spartire, annuncia che ai ballottaggi in molte località italiane si presenterà insieme proprio al PD+IDV. A parole, perché garantiscono maggior moderazione, nei fatti perché offrono più poltrone: ad es. alla Provincia di Frosinone l’UDC ha annunciato di appoggiare il candidato del PD Schietroma (38%).

A Frosinone la storia è interessante: candidato dell’UDC è Domenico Marzi (13%), ex sindaco proprio di Frosinone nelle fila dell’allora DS. Incacchiato come una iena verso il partito che non gli ha concesso, a suo dire, il dovuto riconoscimento per il lavoro svolto candidandolo al Parlamento (nel 2008), ha abbandonato sbattendo la porta. Oggi nel 2009 si presenta con l’UDC e cosa ti combina? Si allea con il PD del nemico Schietroma, dopo averlo attaccato per tutta la campagna elettorale, perché sembrerebbe (da voci interne al suo entourage: anche qui la digressione è interessante, poiché si tratta di un sindaco eletto nelle fila del PdL che ha replicato in piccolo il modello-Lombardo, cioè litigare con il partito accusandolo di non fare abbastanza per la gente e presentandosi ora come consigliere dell’UDC ergo come futuro possibile consigliere del PD, anch’esso dopo averlo criticato durante la campagna elettorale! E in tutto questo tale sindaco potrebbe presto diventare mio parente per acquisizione matrimoniale, sic!) che abbia offerto 4 assessorati, contro 1 solo assessorato offerto dal candidato Iannarilli (44%) del PdL, che ovviamente di fare giochetti di poltrone con Marzi non ha alcuna voglia, soprattutto dopo aver attaccato pesantemente il sindaco poc’anzi citato. Insomma qui a Frosinone anche 1 solo voto potrebbe fare la differenza, ma più in generale, l’elettorato centrista quanto sarà contento di questa svolta? Io speso il meno possibile, poiché sono convinto che l’intimo animo di centrodestra di questo popolo non possa avere nulla a che fare con l’animo giustizialista dell’IDV, e se a livello politico una manciata di poltrone più fare molto, a livello popolare potrebbe risultare un boomerang. Almeno spero.

Dunque, eccoti servita la strategia del PD: ciancicare qualche idea “popolana” tanto per sopravvivere, riaprirsi al dialogo della grande Unione per un nuovo gruppo di contrasto che guardi soprattutto alla consistenza numerica, cominciare ad offrire poltrone a destra e a manca per mettere insieme una lista eterogenea che nelle località più a rischio possa consentire di oltrepassare la soglia del 50%. Ci vedete la parola “politica” in mezzo al progetto del PD per il futuro della sinistra italiana?

“Se” ho dimenticato qualcosa avvertitemi…


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