Posts Tagged ‘opposizione’

La deriva anti-politica dell’opposizione

settembre 29th, 2009
No Gravatar

Il presupposto della democrazia in un Paese è che vi siano delle idee diverse e contrapposte su come regolare la vita dello stesso, che si confrontano, si completano a vicenda, comunque creano dibattito. Da queste idee il popolo dovrebbe partire per formare la propria idea di vita sociale e di conseguenza dare mandato di governo a chi ritiene che rappresenti la linea più idonea. Se la sorgente primaria delle idee, cioè il politico, viene meno, il circuito si interrompe e di fatto si è fuori della democrazia.

In Italia, dal 1994 viviamo in una condizione che sfiora il grottesco: sconfitta la gioiosa macchina da guerra del PCI, la sinistra di allora si è vista rompere il giocattolo del potere per cui aveva lavorato quasi mezzo secolo. Berlusconi ha avuto la colpa di distruggere quel giocattolo, evitando che l’Italia precipitasse in una deriva di idee rosse oramai morte e fallite, che sarebbero state portate avanti dal più forte partito comunista dell’intero occidente moderno. Fin da allora, la sinistra ha smesso di fare politica per diventare un partito di scopo: distruggere Berlusconi, con ogni mezzo, lecito e soprattutto illecito, con ogni potere, con tutto ciò che è utile per raggiungere il fine, come diceva Machiavelli. Prendiamo un elettore di sinistra come tanti se ne incontrano per la strada: quali sono i suoi argomenti medi di politica? Se non scende immediatamente al becero insulto, i suoi temi di politica saranno più o meno questi: Mangano, veline, escort, conflitto di interessi, D’Addario, Noemi, Videocracy, autoritarismo, Berlusconi=male, e così via seguitando. Si credono talmente furbi che riescono ad imbastire un discorso di oltre mezz’ora miscelando sapientemente questi argomenti, manco fossero il Travaglio di turno (in tutti i sensi). Il must degli ultimi tempi è stato questo: “Io soffro per il male che l’imperatore infligge ai miei concittadini”. Splendido, spettacolo puro, doppia libidine coi fiocchi (citazione cinematografica).

Così mi sono detto: non avrei mai pensato che un Paese si potesse governare andando in Parlamento a parlare di prostitute, ma tant’è. E mi è tornato alla mente quello che una volta disse Lenin, che chiunque va arruolato per servire la causa, definendolo “utile idiota”. Ecco, la sinistra italiana è oggi questo: un ammasso di persone il cui interesse è soltanto quello di pensare la cosa giusta, non di farla. Quali sono le idee politiche del PD? È possibile riassumerle che so, in un decalogo?

Il massimo poi delle argomentazioni è la libertà di stampa e di informazione: per la sinistra, la libertà di stampa è la libertà di infamare e calunniare, di inventare ogni più lurida schifezza contro il proprio nemico politico, l’importante è abbatterlo e tornare al potere. Sarebbe bello che questa battaglia fosse condotta secondo le regole della democrazia, e cioè appunto sulle idee, come si diceva all’inizio.

Ma purtroppo, la doppia morale dei trinariciuti colpisce ancora: da 15 anni l’Italia sarebbe sotto lo scacco autoritario del Cavaliere. Ma quando avevano il consenso per governare (ben 7 anni di governo, mica 1!) continuavano a tuonare contro il conflitto di interessi ma il massimo che hanno partorito è stata quella vaccata della par condicio (appunto quando si dice, avere l’idea giusta, non fare la cosa giusta). La società italiana vivrebbe in una deriva sessista nella quale la donna è considerata niente altro che come oggetto, come trofeo di conquista. Infatti, un giornale come l’Unità diretto dalla femminista sfegatata Concita non ha trovato niente di meglio che pubblicizzare la nuova grafica del suo giornale piazzando sui manifesti un bel lato B di fanciulla con pantaloncini giro-culo. Gridano alla libertà di informazione messa in pericolo da Berlusconi che cita per danni 2 giornali (in fin dei conti, gli hanno dato al massimo del pedofilo, suvvia Presidente!), ma loro i sinistrorsi hanno collezionato qualcosa come 312 milioni di euro di denunce anche penali a carico di giornali e giornalisti rei addirittura di aver fatto vignette contro di loro. Il non plus ultra dei moralisti Di Pietro, scrive sulle pagine straniere che la democrazia è in pericolo, va in Parlamento a dare del piduista al PdC e poi cosa si scopre? Che lui i piduisti li ha nel partito, che ha un sacco di eletti inquisiti addirittura per rapporti con la criminalità organizzata, che si presenta in televisione a dire che se fosse per lui tutte le ricchezze andrebbero sequestrate a priori (viva il liberalismo!), e che addirittura minaccia l‘uso della violenza se Berlusconi ed il Governo di destra non abbandonano la scena politica (e visto che le BR esistono ancora, c’è poco da scherzare con l’uso di certi toni). La libertà di informare i cittadini sarebbe negata da Berlusconi che impedisce la pubblicazione di foto e registrazioni sulla sua vita privata ottenute in modo illegale, ma i sinistri oltre a non chiedersi come mai certa gente fa certe cose contro il PdC, ad esempio non parlano dei presunti rapporti con la mafia dell’ex presidente Prodi, non parlano dell’inchiesta di Bari che riguarderebbe i loro amici, non parlano di nulla che sia scomodo alla loro ascesa ma pensano solo a quanto l’abbia lungo il Cavaliere. Fanno campagne contro l’evasione fiscale, e poi si scopre che Ezio Mauro è un evasore, ma nessuno dice nulla. Si strappano i capelli perché con questo governo la mafia sarebbe più forte, ma tacciono su tutti i provvedimenti presi dallo stesso contro la mafia e sulle centinaia di arresti che in questo ultimo anno hanno messo in ginocchio la criminalità organizzata in diverse zone del Paese (la battaglia è certo lunga, ma mistificare la realtà quando è così facile essere smentiti è un po’ troppo!). Sono talmente democratici che uno dei maestri del loro pensiero, l’ex fascista-razzista Giorgio Bocca definisce gli altri italiani (cioè quelli che non la pensano come lui) dei trogloditi ebetiti lobotomizzati davanti le tv del Cavaliere: peccato che tutto questo non abbia impedito alla sinistra di vincere le elezioni svariate volte, quindi se ora perdono non è perché siamo un popolo di cretini come la supposta superiorità antropologica della sinistra ha incultato nelle menti degli utili idioti, ma proprio perché sono incapaci. Se da 15 anni possono gridare alla censura, non esiste nessuna censura: infatti Ezio Mauro “evado il fisco e me ne infischio” dalle pagine del suo giornale ha chiamato a raccolta tutti i cazzoni di turno per manifestare contro Berlusconi, poi ad una radio francese ha candidamente ammesso che il suo giornale è pienamente autonomo e che nessuno lo ha mai limitato nella linea editoriale del suo giornale: da ciò si deduce che se parlano solo di gossip è perché non hanno nulla di concreto da offrire ai loro lettori (infatti è il giornale che ne ha persi di più negli ultimi tempi).

Si potrebbe continuare a lungo con l’elenco della deriva antipolitica cui è sottomessa l’opposizione (ma rischierei di tediare troppo l’onesto lettore): questa non è una opposizione politica, è una opposizione di scopo, che ha come unico obiettivo conquistare il potere per evitare che cada nelle “mani sbagliate”. Oggi il popolo vota a destra perché finalmente qualcuno ha reintrodotto il concetto del Governo che governa, dello Stato che fa lo Stato, delle promesse fatte e mantenute in tempi certi.

Io vorrei solo sapere: quel manipolo minoritario che guarda al PD come l’ultimo baluardo della democrazia in Italia, ha capito di votare un’opposizione di scopo e non una opposizione politica? Quelli che ebbero fiducia nel discorso di Veltroni quando nacque il PD, oggi cosa pensano? Tutti quelli che continuano a votare il PD, hanno un argomento politico da contrapporre all’azione di governo? La democrazia è in pericolo perché il PD purtroppo sta alla politica come Voyager sta alla conoscenza: non c’azzeccano (per dirla con il vile vigliacco di Montenero di Bisaccia) l’uno con l’altra. In Italia non c’è il rischio di pensiero unico perché qualcuno sta sopraffacendo qualcun’altro, c’è il rischio di pensiero unico perché non c’è un altro pensiero, perché da mesi oramai non si parla più di politica ma di tutt’altro. Non c’è una proposta politica concreta da parte del PD (come ha brillantemente scritto Panebianco), è questo il peggior guaio di un Paese: che una parte politica che coinvolge l’interesse di svariati milioni di elettori ne rappresenti solo gli interessi più beceri e non lavori per l’interesse comune di tutto lo Stato, ma soltanto per l’interesse degli italioti che possono mantenerli al potere con il loro voto. Ecco perché perdono, altro che censura e libertà di stampa negata…

PD: un’offerta politica inesistente

settembre 11th, 2009
No Gravatar

Sono mesi che lo diciamo e lo ripetiamo, che si tenta di far capire in tutti i modi che questa politica dell’opposizione nella migliore delle ipotesi è inutile. Le risposte più “intelligenti” che abbiamo sentito e ricevuto è che la colpa è di Berlusconi, che il Cavaliere cerca lo scontro sociale, oppure che siamo pagati per servire il padrone. Vediamo se anche questo straordinario editoriale di A. Panebianco sul Corriere della Sera verrà tacciato allo stesso modo e soprattutto se, i sinistrorsi che hanno ancora un minimo di sale in zucca, si adopereranno per far capire questi semplici concetti anche al partito. I grassetti sono miei.

IL PROFILO POLITICO DEL PD

Un’offerta inesistente

Il Partito democratico si avvia verso il congresso. La lotta precongressuale è stata aspra ma ciò non è servito a guarire la malattia di quel partito: la scarsa credibilità della sua «offerta politica» complessiva, l’assenza di un insieme di idee e di proposte potenzialmente in grado di convincere una parte rilevante di quegli elettori che, fin qui, si sono tenuti alla larga dal Partito democratico. Di più: mi pare che ci sia, in settori significativi del Pd, la sfiducia nella possibilità stessa che una forte offerta politica possa essere confezionata. Come altro si può interpretare il fatto che il gruppo dirigente oggi non speri, per vincere di nuovo, nelle virtù e nelle capacità proprie ma unicamente negli incidenti di percorso altrui? Non è forse vero che, per tornare al governo, il Pd si affida solo alla speranza di una uscita di scena di Berlusconi e della disgregazione del centrodestra? Non è forse vero che esso ripone le proprie chances, anziché nella capacità di attrarre elettori, in quella di attrarre alleati? Puntare tutte le proprie carte, piuttosto che sulle possibilità di sfondamento nell’arena elettorale, sulle manovre nell’arena parlamentare, significa sostituire la tattica alla strategia, sperare che il tatticismo e le capacità manovriere possano sopperire ai ritardi culturali e alle inadeguatezze politiche.

Quando Massimo D’Alema dice che un partito del 27-30 per cento può andare al governo solo costruendo alleanze, rivela la sua sfiducia nelle possibilità di crescita autonoma del partito. Una sfiducia della quale è peraltro facile identificare l’origine: va cercata in una pagina di storia ormai chiusa, quella del partito comunista. Non critico D’Alema per questo: tutti noi siamo condizionati dalle nostre esperienze passate. Ma è un fatto che pensare che un partito del 30 per cento sia condannato a rimanere tale è un portato di quella esperienza. All’epoca del bipolarismo Usa/Urss il Partito comunista non aveva possibilità di espansione al di là di una certa soglia elettorale. Poteva accrescere la propria influenza politica e, eventualmente, entrare nell’area di governo, solo grazie alla sua capacità di costruire alleanze. È quello schema che, consapevolmente o meno, D’Alema oggi ripropone. Ma nel mondo attuale, senza più conventio ad excludendum, guerra fredda e partiti comunisti, quello schema dovrebbe essere buttato via. Perché, nelle nuove condizioni, un partito del 27/30 per cento (alle precedenti elezioni) può benissimo, se azzecca la proposta politica, se intercetta la domanda del Paese, sfiorare la maggioranza dei consensi (e magari, se poi governa male, tornare al 27 per cento o anche meno alle elezioni successive). Capisco il fatto che, in politica, le proposte degli avversari siano sbagliate per principio. Ma la verità è che l’idea del «partito a vocazione maggioritaria» di Walter Veltroni non era affatto sbagliata. Nasceva dalla presa d’atto che, nel dopo guerra fredda, un partito di sinistra (non comunista), se centra la proposta politica, può benissimo giocarsela «alla pari» con la destra. L’idea era eccellente ma venne realizzata male. La proposta politica non fu abbastanza innovativa e ci fu l’errore dell’alleanza con Di Pietro.

Certo, poi ci vogliono anche le alleanze. Ma le alleanze vengono dopo la proposta politica. È nella proposta politica la vera debolezza del Pd. Ne deriva un circolo vizioso: la debolezza dell’offerta politica genera problemi di identità che alimentano la sfiducia, la quale a sua volta impedisce di agire creativamente per modificare l’offerta politica. Faccio solo l’esempio di un problema nel quale la debolezza, di visione e di proposte, del Pd è evidente: la questione dell’immigrazione. Si tratta di una questione decisiva. Nel XXI secolo è uno dei due o tre temi su cui ci si gioca, in Europa, il destino politico. I punti di criticità sono due: il problema dell’immigrazione clandestina e quello dell’immigrazione islamica. Sull’immigrazione clandestina il Pd balbetta. Affiorano qui i cascami di ammuffiti terzomondismi di origine comunista e cattolica. La sola cosa che il Pd sa fare è accusare di razzismo il governo. Ma davvero la politica detta dei respingimenti (in presenza di una colpevole latitanza dell’Unione Europea nel contrasto all’immigrazione clandestina) può essere così liquidata? Zapatero, il premier spagnolo, non risulta iscritto alla Lega Nord. Ma tratta con la massima durezza l’immigrazione clandestina. Non è forse nell’interesse dei Paesi europei mandare messaggi chiari alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani? E, ancora, davvero il reato di clandestinità (che esiste in tante democrazie) è una infamia? Che lo descriva così qualche vescovo poco interessato al fatto che l’Italia possieda dei confini (il reato di clandestinità è proprio questo: la dichiarazione secondo cui i confini dello Stato non sono una finzione o una barzelletta) è comprensibile, ma se lo fa un partito di opposizione esso si condanna a non diventare forza di governo. C’è poi la questione dell’immigrazione islamica. Bisognerebbe smetterla di gridare all’islamofobia tutte le volte che qualcuno ricorda che l’immigrazione islamica è quella che comporta le maggiori difficoltà di integrazione e, in prospettiva, i rischi più seri. Come dovrebbero insegnarci le imprudenti politiche della Gran Bretagna e dell’Olanda, «dialogo» e «accoglienza» non risolvono il problema. Perché non ci siano penosi risvegli fra qualche anno, occorre dettare condizioni chiare. Ma quelli del Pd, quando discutono di immigrazione, sembrano disinteressati al tema. Era solo un esempio, anche se rilevante. Costruire una offerta politica adeguata ai tempi può essere, per il Pd, una impresa faticosa, destinata anche a suscitare forti conflitti interni. Ma, almeno, sarebbero conflitti da cui potrebbero nascere serie elaborazioni culturali e sforzi di immaginazione politica. Molto meglio che stare seduti sul greto del fiume, ripetendo fino alla noia vecchi slogan, e aspettando, inerti, di vedere passare sull’acqua il cadavere del nemico.

di ANGELO PANEBIANCO
10 settembre 2009

Lo tsunami Silvio sulla baraccopoli della sinistra

febbraio 17th, 2009
No Gravatar

In accordo con quanto asserisce il proverbio (“L’acqua va sempre al mare”), per la prima volta nella sua storia la sinistra italiana vive la sua più profonda e duratura debacle. E che debacle si potrebbe aggiungere: da un anno a questa parte, il consenso del popolo è tutto per Silvio Berlusconi ed il suo governo, qualunque sia l’avversario, qualunque sia la coalizione che la sinistra mette in campo. Con o senza uomini di partito, con o senza i comunisti, con o senza i partiti di centro, la sinistra italiana è morta, il popolo è stanco della sua improduttiva retorica: l’unico argomento da 15 anni a questa parte risiede nell’espressione “Berlusconi è il nemico”. Veltroni è sceso in campo alle ultime elezioni politiche tentando di instaurare un nuovo modo di fare politica a sinistra, ma ben presto ha dovuto rincorrere Di Pietro sul campo della lotta terroristica senza quartiere e senza regole, con l’unico risultato di perdere sempre più voti, sempre più giù, mentre il “nemico” va sempre più su.

Sinceramente mi chiedo se i sinistrorsi lo abbiano capito, o se pensano, come continuano a fare ultimamente, che soltanto lo scontro in campo aperto possa riportarli in qualche modo al potere. L’arma dello sciopero è oramai logora, quella delle manifestazioni fallita su ogni fronte, qualcuno ha più sentito parlare della famosa raccolta da 5 milioni di firme lanciata da Veltroni in quel di luglio? In Sardegna, mentre Berlusconi e Cappellacci illustravano il programma di Governo per rilanciare un luogo geograficamente strategico per l’Italia (che fosse strategico lo avevano capito già i Fenici 2500 anni fa), Soru ha ben pensato di continuare ad insultarli chiamandoli “colonizzatori”: è stato punito, forse ben più di quanto meritasse. Mentre Berlusconi e Cappellacci mettevano nero su bianco il rilancio dell’isola dal punto di vista turistico e sotto il profilo occupazionale e della povertà (drammatica è infatti la situazione) ma non solo, Soru ben pensava di aderire al motto “più tasse per i ricchi” e alle stalle per le pecore: è stato punito, probabilmente quanto meritava.

La sinistra si presentava con la solita baraccopoli di prodiana memoria: di nuovo insieme PD, Di Pietro e comunisti, i quali ultimi però non hanno sortito l’effetto sperato, anzi aleggiano sempre intorno a quel 3% che oramai è loro proprio. Mentre sorprende l’UDC, che raccoglie un onestissimo 9% e che dovrebbe far riflettere Casini: il suo elettorato è di destra, cosa ci sta a fare ancora all’opposizione facendo l’occhiolino a Veltroni? Ora che Mastella ha stretto alleanza con il PdL (di nuovo dopo 15 anni), per l’UDC tramonta definitivamente il sogno di un terzo polo di centro: restare per sempre a fare una improduttiva politica di semiopposizione astensionistica non mi sembra una prospettiva che possa attirare il suo popolo, e se Casini non lo capisce…

cappellacci presidente

Un’ultima annotazione la meritano le primarie di Firenze: un cattolico di area margheritina, Renzi, ha stracciato la concorrenza dei candidati veltroniani, bersanini/dalemiani e dell’ex sindaco Dominici, il cui consenso fino a poche mesi fa certo è crollato in maniera verticale ed esponenziale. Un ragazzo (34 anni), lontano dalle lotte intrapartitiche, in grado di vincere nel feudo comunista e di farlo da cattolico nell’area che da secoli esprime forti valori laicisti. Segno che la gente è stanca, è stanca del vertice, non ne può più delle solite tiritere, che se potesse prenderebbe Veltroni, Bersani, D’Alema, Diliberto, Ferrero e tutta la combriccola, ne farebbe un fascio impacchettandola destinazione Burundi. Un monito che va ben al di là della pochezza politica di questo gruppetto: un monito che mette a rischio l’esistenza stessa del PD, il progetto di bipartitismo e, per di più, la credibilità politica dell’area della sinistra come reale alternativa di Governo. Le false dimissioni di Veltroni, date solo perché sarebbero state respinte, sono la solita facciata pulita di un edificio che dentro cade a pezzi.

Se lor signori lo vogliono capire forse per questo Paese c’è ancora la speranza di avere una opposizione minimamente degna di questo nome; se hanno intenzione, come al solito, di continuare a gridare al “regime”, si preparassero a 50 anni di “regno” incontrastato della destra italiana, perché tanto più in un momento di crisi come questo, il popolo vuole i fatti, non le chiacchiere, le promesse e le letterine a Babbo Natale

Quando il razzismo è di sinistra, spuntano gli gnorri

novembre 9th, 2008
No Gravatar

Ho controllato la data di calendario, ho letto 08/11/2008 e mi sono detto: cavolo, se la “scusa” del 2008 viene utilizzata per propagandare tutto ciò che è contrario al buon senso (solo perché considerato più moderno di esso!), dovrebbe essere utilizzato anche per emanciparsi dai comportamenti minoranti cari al periodo passato. Invece cosa ti devo leggere? Che se Berlusconi dice di Obama che è abbronzato, perfino nelle prime pagine dei giornali del Burundi si grida al razzismo. Davvero sconcertante l’atteggiamento della sinistra nostrana, sempre pronta a fare in modo che all’estero si denigri l’Italia per tornaconto elettorale: in particolare, si stanno specializzando nel razzismo. Ogni volta che si parla di uno straniero, se non si stende in terra un tappeto di petali di rose questi signori gridano al razzismo e alla xenofobia.

Ma è necessario andare a vedere da che pulpito viene la predica: se un bue dice cornuto all’asino permettetemi di prendere la sua esternazione con fragorose risate piuttosto che con dovuto mea culpa.

La Binetti ad esempio parla di Obama come negro: ora, secondo la grammatica italiana “negro” è sinonimo di “nero”, in quanto deriva direttamente dal latino “niger”. Dunque non ci sarebbe nulla di male ad utilizzarlo, solo che, capite, se lor signori fanno tempesta per la parola “abbronzato”, è ovvio che negro nel sentire comune assume inevitabilmente quel concetto di politicamente scorretto che lo fa inevitabilmente diventare per nulla idoneo. Per non parlare di quando assimila l’omosessualità ad una malattia che porta alla pedofilia.

D’Alema si è rivolto al Ministro Brunetta chiamandolo un ergumeno tascabile: questo modo di fare “satira” sulla statura fisica altrui non si può connotare come razzismo? Apostrofare una persona mettendo in risalto negativo le sue caratteristiche fisiche a casa mia non è mai stato particolarmente divertente. Tralascio per pietà quello che dicono di Berlusconi, Grillo lo chiama addirittura psiconano, però vabbè, di certa gente in un dato momento si comincia ad avere compassione.

Sempre il baffone nazionale ebbe a dire che i voti della destra vivono nella fascia meno acculturata della popolazione. E secondo voi, il concetto di superiorità culturale della sinistra non è un concetto di razzismo antropologico? Lo è per il semplice motivo che si tratta di un sentire autoreferenziale, del tipo “me la scrivo, me la canto e me la suono pure”… Se poi a dirlo è un comunista come Diliberto… Ancora il baffone può andare a braccetto dei terroristi islamici e stringere la mano al presidente iraniano, il quale dice peste e corna di Israele e ne chiede la cancellazione fisica: non si stringe la mano ad una persona che dice queste cose se non ci fosse qualcosa di fondo che le accomuna.

Poi c’è “l’antropologo” Parlato, uno che deve essersi laureato ad Oxford se, dalla fisionomia e dalle caratteristiche fisiche (è un vezzo della sinistra questo) riesce ad intuire l’appartenenza politica di una persona: di Alemanno infatti ebbe a scrivere che è un puzzolente fascista solo guardandolo in foto. Bisognerebbe chiedere a Parlato come si riconoscono gli schifosi comunisti, quali sono le caratteristiche fisiche che hanno tali figuri: o forse basta guardare una sua foto per capirlo? Mi si dirà: ma Parlato non è colui che nel 1971 condusse una campagna contro la proprietà della casa? Si proprio lui, evidentemente non gli hanno spiegato cosa è successo in Unione Sovietica…

Come non citare la recente uscita dello scrittore Camilleri, il quale ha apostrofato la Ministro Gelmini con l’espressione “non è un essere umano”: dunque, siccome in biologia anche gli esseri umani appartengono alla categoria animale, il Camilleri chiede l’intervento di un chimico per capire cosa sia. Il tutto davanti ad una classe di studenti liceali… Il che, detto da un uomo che è cresciuto a sigarette e catarro, ex dirigente RAI, mi costringe a riflettere se inserire le sue parole nella scatola “irrisoria” oppure nel “bestiario della sinistra”.

Uno scienziato di fama come Veronesi può dire senza vergognarsi che il concetto cattolico di vita umana è un concetto da animali stolti e primordiali, la Melandri in Kenya ci va solo per ragioni umanitarie (beh in effetti in Kenya non c’è un Billionaire dove andare a ballare). Lidia Ravera può dire che Condoleezza Rice è una scimmia più che una donna. I sinistrorsi sono quelli che vogliono intitolare un’aula del Senato ad un terrorista ed addirittura candidano al parlamento italiano ex terroristi: però apriti cielo se viene concessa la libertà condizionale a Francesca Mambro, quella è di destra e deve marcire in galera…

Permettetemi di non scadere in maniera eccessiva citando un Daniele Luttazzi che in televisione annusa le mutande di Anna Falchi e mangia escrementi, oppure citando Travaglio, del quale non basterebbe un libro per raccontare tutte le bestialità che dice. Stendo un velo pietoso anche sulle vignette di Vauro… Magari mi concedo una digressione su Furio Colombo, che diventato direttore dell’Unità nel 2002 faceva scrivere che “la destra si insinua nei gangli istituzionali con la stile di un virus”: sarebbe stato più opportuno che il Colombo scrivesse queste cose su una rivista scientifica, agli scienziati non sono noti gli “stili” dei virus… Se poi proprio si vuole scendere in basso, si può citare il pregiudicato Caruso che richiama i compagni alle armi, autolegittimando se stesso a gambizzare chi non permetterà al partito comunista di avere una rappresentanza parlamentare (ed io che pensavo fossero i voti del popolo a decidere queste cose: ma d’altronde si sa, se il popolo non è d’accordo col partito tanto peggio per il popolo).

Molto meno noto ma comunque efficace fu quel lettore che, dichiaratosi di sinistra, chiedeva aiuto perché non voleva diventare razzista: come se cacciare uno straniero che nega ad una vecchina il posto che sull’autobus è a lei riservato fosse razzista invece che da medaglia al valore civile. Come se, il semplice fatto di essere di sinistra, sia il miglior antidoto contro il razzismo, come se le etichette fossero più che sufficienti per orientare i comportamenti. A tanto arriva la superiorità antropologica morale propagandata dai sinistronzi italiani.

Per capire quale sia il background culturale che forma il pensiero di queste persone, basta andare a leggere cosa scrissero di Stalin i compagni comunisti nel 1953, anno della sua morte: un amante della pace e della libertà (pensate se non lo fosse stato cosa avrebbe potuto combinare!). Come si vede dalla foto sottostante, addirittura si chiede gloria eterna al “grande condottiero”…

stalin

Infine lui, “il CheWalter Veltroni, “l’amato” Nulla (ehm, leader) del Governo Oscuro (quando l’ombra è troppo ombra, diventa buio), il quale fu direttore di questo giornale, lui che ha appena la licenza media e che da comunista quale è stato continua a ripetere che non lo è mai stato. Serenamente e pacatamente Comunista, ma anche no. D’altronde, Veltroni è così sfacciato da dire che si può stare nel Partito Comunista senza essere comunisti: però cacciò Augusto Minzolini dalla Fgci romana quando ne era il leader (lui ha sempre avuto propensioni di comando: leader di qua, leader di là, sindaco di Roma, premier-nulla del Governo Oscuro: ma che mi laureo a fare se con la terza media posso fare tutto questo?) perché di idee contrarie a quelle del partito (Minzolini disse di non essere d’accordo con quell’antifascismo portato avanti in quel modo).

cheveltroni

Secondo voi, chi è il giovane signore seduto in basso a sinistra che applaude, e chi il destinatario dei suoi applausi?

veltroni

Dio ci salvi dagli imbecilli perché in Italia ce ne sono tanti, ma come dicevano i Greci: “Nulla potettero gli dèi contro gli ignoranti”. Se non ce la fecero neanche loro…

Ecco perché il Governo non deve farsi impressionare dalle proteste della sinistra

ottobre 30th, 2008
No Gravatar

Veltroni vuole il referendum per abrogare la legge Gelmini (prima di tante altre), Di Pietro fa lo scimmione da circo a Ballarò lamentandosi dell’operato del Governo e intanto raccoglie firme per abrogare il Lodo Alfano e chissà cos’altro. A sinistra si chiede di ritirare leggi e decreti, di modificare l’azione del Governo, di rispondere all’impeto della piazza e tenere conto delle proteste.

Il tutto in barba al voto elettorale di aprile, che ha dato un mandato chiaro e preciso su un programma chiaro e preciso. Ma allora perché la gente protesta? Innanzitutto, perché la frangia dei protestanti che ieri non ha votato Berlusconi oggi scende ovviamente in piazza, guidata da sindacati e politici allo sbando, che non avendo più il consenso neanche del proprio elettorato provano a calcare l’onda delle proteste in una sorta di accanimento terapeutico voluto e cercato. Tuttavia sorge spontanea una domanda: gli attori politici che oggi gridano al referendum abrogativo ieri cosa hanno fatto?

Legge finanziaria 2007 —> APPROVATA

manifestazione

Decreto Bersani —> APPROVATO

tassisti

professionisti

contro-bersani

Dicono —> la destra è fascista

meglio-via

Questi sono i signori della democrazia: quando governano loro non c’è protesta che tenga: non i 750.000 del 2 dicembre 2006 (dati delle forze dell’ordine), non tutte le categorie in piazza (e quando dico tutte dico tutte, anche i sindaci), non milioni di cittadini delle più disparate categorie. Basta cercare su Google e rinverdire la memoria, non invento niente. Per loro sono nulla: “Il popolo non è d’accordo con il partito? Tanto peggio per il popolo“, recita un noto aforisma del Partito Comunista.

Oggi questi signori che dicono? Che i 250.000 del Circo Massimo sono più che sufficienti per bloccare l’azione del Governo, che i 50.000 della manifestazione nazionale della scuola sono più che sufficienti per bloccare la Gelmini (piazza del Popolo contiene 30mila persone, non cominciassero gli organizzatori a sparare cifre a cavolo come ho già sentito), che poche centinaia di migliaia di manifestanti in tutta Italia (contro una popolazione scolastica totale che assomma a diverse milioni di unità tra personale e studenti) devono indurre il Parlmento a modificare le sue leggi. Partecipa anche gente che ha votato Berlusconi? Va benissimo, in piazza S. Giovanni c’era anche gente che ha votato il governo Prodi, contro la sua finanziaria protestavano anche i sindaci di sinistra. Esiste anche il diritto di dissentire dalle leggi del proprio governo, fino a prova contraria. Ma sono sufficienti le proteste? Andassero pure al referendum, tanto 19milioni di persone a votarlo non le porteranno mai in piazza, i referendum abrogativi nazionali in Italia non vanno in porto da non so quanti anni, figurarsi riuscire ad abrogare una legge che vede su alcuni punti consensi bulgari.

Si deve andare avanti: se hanno qualcosa da dire vengano in Parlamento, invece di lamentarsi soltanto, scendere in piazza e snocciolare proposte che si contano sulla punta delle dita di una mano… Si lamentano che in Parlamento il Governo procede per decretazione e lo esautora dalla sua funzione principale? Inutile ricordare il ricorso spasmodico del Governo Prodi all’istituto della fiducia, ma se pure questo è vero ciò non toglie che nelle Commissioni di Camera e Senato e con gli emendamenti in Parlamento di cose se ne possono fare eccome. Quindi venissero e parlassero, ché finché continueranno a comportarsi così la maggioranza non potrà far altro che rifiutare i loro emendamenti, esattamente come faceva il Governo Prodi con l’allora opposizione di centrodestra.

EDIT 13:15: secondo i manifestanti nella sola Roma sarebbero confluite oltre 1milione di persone, divise in tre tronconi: facendo due conti, mettendone 50.000 a piazza del Popolo e vie limitrofe ne rimangono 950.000 da dividere tra Ministero dell’Istruzione e Magliana, le quali però non riescono da sole a contenerli tutti, neanche se venissero compressi come sardine sott’olio una sopra le altre. Vogliamo smetterla con i balletti composti da cifre assurde?


Bad Behavior has blocked 53 access attempts in the last 7 days.