Quando nel 776 a.C. le fonti antiche dicono essersi svolta la prima festa panellenica che in seguito sarebbe stata chiamata Olimpiade, era un altro mondo. Da quel giorno di acqua sotto i ponti ne è passata a vagonate, è cambiato lo spirito sportivo, è cambiato anche il senso della vittoria. In poche parole è cambiato il senso stesso di Olimpiade, che è rimasta la manifestazione sportiva più importante del mondo, ma si è nel tempo trasformata da tempio di Zeus a tempio dell’ipocrisia, di cui le Olimpiadi cinesi hanno rappresentato la medaglia d’oro della vergogna politica.
Quando nel 2001 il comitato olimpico decise di assegnare l’organizzazione dei giochi alla Cina la sollevazione fu internazionale: mi ricordo che anche la Chiesa alzò gli scudi. L’economia, il businness, avevano vinto sugli esseri umani sfruttati, denigrati, torturati, uccisi nel silenzio più assoluto e totale. Quando gli Stati Uniti condannano a morte un pluriomicida, un pedofilo, un violentatore assassino, si sollevano le comunità mondiali, in Cina non sappiamo neanche quanti siano i condannati a morte, si parla di oltre 5.000, una cifra per altro in aumento negli ultimi anni. In quel 2001 i politici si difesero dichiarando che quella scelta avrebbe contribuito a far crescere la Cina: cosa è cresciuto negli ultimi 7 anni? La repressione in Tibet è rimasta tal quale, i diritti umani sono una parola sconosciuta, la dittatura comunista è sempre lì al suo posto, l’inquinamento è a livelli che non si vede a 20m… Ci vuole una bella faccia tosta a dire che la Cina per la prima volta ha presentato un documento di programmazione economica compatibile con l’ambiente: quanti di noi sanno quali siano le condizioni rurali in quello sconfinato Paese? Vi sono zone dove la parola “ospedale” è semplicemente sconosciuta, tanto è vero che gli atleti medagliati si sono ripromessi di destinare i loro premi olimpici alla costruzione di strutture ospedaliere. Nelle miniere di carbone lavorano milioni di uomini, ed anche qui non esistono fonti ufficiali su quali siano le loro condizioni di lavoro ma soprattutto su quanti siano i morti: la stampa cinese parla di oltre 2000 morti soltanto nel 2007. La censura è rimasta la stessa di prima, il Governo ha soltanto avuto la bontà di mandare in onda le Olimpiadi “in diretta”, senza quei 30 secondi canonici che si usano per tagliare tutto ciò che è scomodo, con i commentatori occidentali che hanno avuto quindi l’opportunità di parlare di questi problemi: bell’eufemismo (come ha per altro notato il commentatore RAI Franco Bragagna). Fonti tibetane hanno rivelato che la repressione cinese è continuata tal quale se non più di prima: poi qualcuno ha detto al Dalai Lama che forse era meglio non disturbare il gigante cinese che doveva terminare la manifestazione, e lui ha “parzialmente smentito”.
Alle gare sportive è stato poi un trionfo: ho visto la finale dei tuffi dalla piattaforma dei 10m degli uomini, con il cinese che ha sbagliato clamorosamente l’ultimo salto ma con la giuria che gli ha incredibilmente tributato almeno 10 punti in più di quelli che meritava (a detta dei tecnici), ovvero quanto bastava per mandarlo sul podio; nella ginnastica ritmica a squadre è stata talmente una vergogna che perfino il nostro Presidente Petrucci si è detto indignato per il comportamento dei giudici, che hanno penalizzato l’Italia ma che in generale hanno votato a buffo, premiando gli errori e penalizzando la perfezione, decidendo voti forfettari per determinare un podio sul quale salisse la Cina. E nella ginnastica non è la prima volta, perché anche negli anelli ancora una volta la giuria ha fatto come meglio conveniva (vittoria ad un cinese), esattamente come ad Atene 2004 vinse un greco quando agli occhi dei più imbelli il suo esercizio apparve pieno di imperfezioni. Tutto questo nonostante tutti i giudici fossero scelti dalla federazione (e non dai singoli Paesi), e la loro riconferma passasse dalla giustezza delle loro valutazioni: negli ultimi anni molte sono cambiate, eppure non è cambiato il loro modo “casalingo” di valutare gli esercizi (la cosa che fa più ridere è che quando è stata l’Italia ad ospitare i campionati, anche in quel caso si decise che doveva vincere la Russia). Magari ci vengono anche a dire che abbiamo peso politico nullo: falso, perché il Presidente della Federazione Internazionale è un italiano! Noi che siamo abituati agli arbitraggi del calcio, abbiamo acquisito una cultura in fatto di arbitraggi “condizionati”, di arbitraggi “casalinghi”, quindi abbiamo una capacità di valutarli comune a pochi popoli nel mondo. Se perfino Petrucci ha dovuto ufficialmente protestare, vuol dire che la misura era veramente colma oltre ogni sospetto: e le chiamano ancora Olimpiadi? Continuando si può dire che nella finale per il bronzo della pallavolo maschile, non c’è stata un’azione dubbia che sia stata assegnata dal primo arbitro alla Russia; nella finale del basket maschile USA-Spagna, gli iberici avrebbero da ridire non poco per diverse scelte arbitrali che li hanno sempre penalizzati, come già successo agli argentini nella semifinale: perché quando una squadra è più forte deve vincere per forza? In particolare gli Stati Uniti, che dovevano vincere l’oro a tutti i costi e ce l’hanno fatta, con una squadra stellare ma con arbitraggi che hanno certamente favorito il loro modo di giocare… In tutto ciò solo l’atletica leggera salva la faccia, ma lì non ci sono arbitraggi, lì c’è sangue e sudore di chi è più forte, di chi corre più veloce quindi vince, infatti lì i cinesi hanno preso medaglie per grazia ricevuta perché nel loro sconfinato popolo hanno trovato qualcuno che magari il peso riesce a lanciarlo più lontano di altri…
Infine, quale è stata la frase ricorrente a chi chiedeva agli atleti un segno, non plateale, di vicinanza al popolo tibetano? Che la politica non deve interessare lo sport, che gli atleti non devono occuparsi di questioni politiche e che dovrebbero essere gli industriali a boicottare il mercato cinese. Roba da far accapponare la pelle, perché quando lo sport serve a mandare messaggi sui quali la politica dovrebbe impegnarsi in pole position attraverso le sue componenti (in primis la scuola), viene sempre sfruttato a dovere. Protesteranno al calduccio delle loro case italiane, lontano dalla polizia cinese impegnata ad arrestare qualsiasi essere vivente che fosse in possesso di materiale non gradito, fosse esso dei volantini legati ai diritti umani o piuttosto religiosi, come la Bibbia o quant’altro. Ci siamo spellati le mani davanti alle cerimonie, abbiamo strabuzzato gli occhi di fronte alle infrastrutture dove si svolgevano le gare, abbiamo spalancato la bocca per la grande organizzazione messa in atto (viene da chiedermi a quale prezzo si è ottenuto ciò). Ma tutto il resto per il quale si è tanto baccagliato, dove è finito?
Ha vinto il businness is businness (ma con risultati ben poco eclatanti a guardare i flussi turistici reali rispetto a quelli previsti), nessuno avrebbe dovuto permettersi di intromettersi nella politica interna del gigante comunista e il mondo intero ha obbedito, così come ha obbedito alla Russia che ha dettato le regole, militari e politiche, nella crisi georgiana, con risvolti che si annunciano tutt’altro che rosei.
Finite le Olimpiadi, cosa rimane? Rimane la potenza di Cammarelle, rimangono le prestazioni della scherma, rimangono le delusioni degli sport di squadra e dei nostri campioni in carica che a parte la Vezzali non sono riusciti a tornare neanche sul podio; rimane la velocità di Bolt, rimangono i tuffi dei cinesi, i salti di Saladino e della Isinbayeva, rimane il forfait di Liu Xiang nei 110hs U, rimane il record di tutti i tempi di Phelps (8 medaglie d’oro nella stessa edizione, 14 in totale), rimangono le gioie e le delusioni dei risultati sportivi, rimangono le splendide infrastrutture ed i magnifici campi di gara, rimangono i titoli e le medaglie, rimane un’Italia che per la prima volta dopo 24 anni conclude davanti alla Francia nel medagliere finale (anche se con meno medaglie conquistate). Questo poteva andarmi bene ad Atene, potrà andarmi bene a Londra, NON può andarmi bene a Pechino, dove ha vinto il businness e l’ipocrisia, e chi si è dimostrato dotato di entrambe le virtù non ha ancora fatto 1 secondo di vergogna davanti ai morti tibetani, ai morti delle miniere cinesi, agli esseri umani torturati e sfruttati. Che dimenticati erano e a parte qualche immagine passata nel periodo olimpico, dimenticati resteranno.
Ovviamente, non rimane che assopirci con le dichiarazioni di rito, che vedono una Cina in cambiamento anche su quanto abbiamo detto finora: intanto che la Cina di oggi non è stata né Berlino 1936 né Mosca 1980, insomma non si è esaltato nessun regime (c’era poco da esaltare dopo quello che passava sui giornali occidentali); poi che vicende come la confisca causa Olimpiade della casa di due vecchiette 70enni non giova alla loro reputazione. Cavolo, anche salire su uno sgabello è un primo passo per raggiungere la Luna: siamo sulla buona strada…




