Immaginate un signore che controlla un impero che ce l’abbia a morte con un altro signore che controlla un altro impero. Immaginate che il primo signore faccia causa al secondo signore per il solo fatto di non essere l’unico. Immaginate ora che il primo signore imbastisca una campagna diffamatoria lunga mesi e mesi e che alla fine della quale, non contento, bandisca anche una manifestazione di piazza perché nonostante abbia avuto tutta l’autonomia del mondo per raccontare balle, si sia sentito leggermente intimorito a raccontarle. Dopo tutto questo turbinio di immaginazione, cosa dovrebbe succedere? Ma ovviamente che nello stesso giorno in cui si grida all’informazione censurata, il giudice monocratico che dovrebbe sentenziare a proposito della causa di cui abbiamo immaginato al secondo passaggio decida di depositare la sentenza (si noti che il giorno di sabato i tribunali non è che pullulino di gente, anzi). Manco avesse al polso un orologio a precisione atomica…
La vicenda ha talmente del grottesco che per comprenderla bisogna continuare ad usare l’immaginazione. Or dunque, immaginiamo quale possa essere l’orrore più grande della storia recente, e la mente non può che riportarci ai lager nazisti (ci sarebbero anche i gulag comunisti, ma soprassediamo): ebbene, le banche svizzere colluse con il terzo Reich furono condannare a risarcire a 31mila ebrei una cifra inferiore che un privato deve ad un altro privato. Un giudice monocratico ha dunque stabilito che De Benedetti vale più di 31mila ebrei vittime dei campi di concentramento. Non solo: i 751 milioni di euro (tra risarcimenti e spese legali) che deve pagare la Fininvest, sono di gran lunga superiori al massimo risarcimento stabilito in Italia, quei mille miliardi di lire che il Ministero del Tesoro versò nel portafoglio del petroliere Nino Rovelli. Ma ancora non è tutto: immaginate che l’azione scatenante il risarcimento sia la sentenza Fininvest-Cir, la quale stabilì che alla prima andassero Mondadori ed alla seconda Repubblica+L’Espresso. Il nodo fu che la Cir rifiutò l’accordo di conguaglio di 400miliardi di lire proposto da Mediobanca, e si ritrovò a dover lei conguagliare la prima con 350 miliardi di lire. Secondo alcuni giudici, quella sentenza fu viziata dalla corruzione del giudice Metta da parte di Previti: ma era 1 giudice di un collegio di 3, quindi non avrebbe comunque mai in alcun modo potuto orientare la sentenza del tribunale. Il risarcimento sarebbe quindi stato chiesto ad un terzo che con i primi 2 (Previti e Metta) per la legge non c’entra un fico secco: il processo che avrebbe dovuto stabilire il grado di complicità di Silvio Berlusconi infatti si interruppe per via della prescrizione il 14 ottobre 1999 (arrivata comunque dopo che il giudice preliminare dichiarò innocente il Cavaliere), dichiarata per altro prima di entrare nel merito dei fatti, prescrizione scattata perché la Corte di Cassazione ha riconosciuto a Berlusconi le attenuanti generiche: sia come sia, una prescrizione come non significa assoluzione completa non significa neanche colpevolezza (e ripeto, si era arrivati a quel punto perché Berlusconi in precedenza era stato assolto), ma vallo a spiegare a certi trinariciuti di sinistra memoria. Per di più, Berlusconi non era imputato, quindi non avrebbe potuto difendersi e presentare le prove della sua innocenza, quindi il giudice civile si è sostituito al giudice penale, ritenendo provate le conclusioni che i giudici penali non ritennero provate, e traendone per ciò stesso le dovute conseguenze. Tra quelle attenuanti vi era che la gravità del danno sarebbe stata in buona parte cancellata dalla transazione successiva. Sull’ammontare della cifra non vi sono dubbi: per i legali di De Benedetti equivale alla somma non incassata più la somma versata, che con gli interessi dal 1991 ad oggi sono appunto ca. 950 milioni di euro. L’inezia è che ovviamente una cifra del genere (ancorché solo l’80% del totale richiesto, quindi si pagheranno 750 milioni) potrebbe portare al fortissimo ridimensionamento, se non alla distruzione, di un’azienda.
Or dunque tiriamo le somme del nostro ragionamento: un terzo che la legge non ha riconosciuto colpevole viene condannato a pagare al posto di chi è stato riconosciuto colpevole. Di più, in gioco non è il risarcimento per sentenza contraffatta, ma perché a De Benedetti, a causa della corruzione del giudice Metta, ancorché non decisiva ai fini della sentenza, non sarebbe stata riconosciuta la chanche completa di appropriarsi anche della Mondadori.
Se non avendo capito nulla di quanto sopra vi sono venute le bubbole, non vi preoccupare, è normale… Per il giudice le prove che hanno portato alla condanna sono prove di presunzione: è vero che nel processo civile essere valgono quanto le prove dirette, ma è anche vero che se si esagera poi diventa difficile dimostrare che si è stati pienamente imparziali se in gioco c’è una sentenza del genere. La presunzione è che il giudice Metta fosse in grado, data la sua posizione di relatore, di influenzare pesantemente il giudizio dei suoi colleghi: quindi secondo un giudice anche se la propria fedina penale è in mano a 3 giudici, ciò stesso non stabilisce che vi sia totale imparzialità nella sentenza, poiché comunque 2 di loro saranno al soldo di quello più importante, non decideranno con la propria testa ma si lasceranno guidare dal giudice-capo. Mi chiedo allora a che cosa serva pagare 3 giudici… A nulla valgono evidentemente le dichiarazioni in sede penale di quei 2 giudici, che affermarono che comunque loro avrebbero dato ragione a Fininvest, indipendentemente dal pensiero di Metta. Quindi vale la prova per presunzione ma non vale la prova diretta… La seconda presunzione è che Berlusconi non poteva non sapere e che i flussi di denaro tra i conti esteri della Fininvest e quelli di Previti e altri avvocati siano provati anche in mancanza di documentazione diretta. Raimondo Mesiano divenne famoso quando fece sudare le proverbiali quattro camicie il risarcimento danni ad un vecchietto, che era stato reso invalido al 100% da un automobilista mentre camminava sulle strisce… Ora, con arditi collegamenti indiziari, concede un risarcimento record: potrebbe riuscire là dove 7 anni di governo di sinistra non sono riusciti, e cioè cancellare la Fininvest dai palinsesti nazionali.
Ora, potrebbe sembrare azzardato definire Mesiano un giudice di sinistra: non sappiamo cosa voti nella cabina elettorale e di certo è difficile accostarlo a coloro, come la Gandus ad esempio, che scendono in piazza a manifestare contro il Governo Berlusconi. E pur tuttavia scrivere nella sentenza che la famosa sentenza del 2001 apparve “anomala” perfino a Magistratura Democratica (l’associazione che raccoglie magistrati vicini alla sinistra) non può non destare qualche dubbio. Per definire quel processo “anomalo” Mesiano si appoggia anche alle parole di Passera e Fossati, considerati pienamente attendibili pur se stipendiati da De Benedetti. Inoltre, un giudice che deposita una sentenza rivoluzionaria (sotto molti aspetti) in un giorno particolare che poi è lo stesso nel quale il beneficiario di quella sentenza scende in piazza a contestare il condannato di quella sentenza, qualche dubbio lo pone. Staremo a vedere in ogni caso, poiché ovviamente si andrà in appello: nel frattempo si aspetta il procedimento per causa inibitoria ed eventualmente sapere come ed in che modo De Benedetti voglia incassare il risarcimento, cosa anche questa di non poco conto…
EDIT: aggiornamento del 14/10/2009: con un ordine del giorno speciale, il CSM ha promosso il giudice Mesiano al 7° livello, il massimo raggiungibile per la sua qualifica, con effetto retroattivo a partire dal 13 maggio del 2008. A pochi giorni dalla contestata sentenza di cui sopra, il giudice viene promosso per “indipendenza, imparzialità ed equilibrio“. Sarà una semplice coincidenza, ma mi pare una decisione inopportuna che mette in mostra ancora una volta che ruolo giochi la magistratura in Italia. Quasi un suggerimento: vuoi una promozione, vuoi un aumento di stipendio, vuoi migliorare la tua carriera? Condanna Berlusconi che al resto pensiamo noi…
EDIT: aggiornamento del 16/10/2009: è stato scoperto che un giorno del 2006, quando già Mesiano era titolare del fascicolo sul Lodo Mondadori, tranquillamente seduto a tavola tra gamberi e vinello, il giudice si espresse nei confronti di Berlusconi con questo concetto: “Meno male che è caduto, dovrebbe dimettersi, dovrebbe andarsene”. Ora, noi si è convinti che l’imparzialità debba essere espressa in giudizio e non a tavola, e che tutti i giudici abbiano la capacità, una volta indossata la toga, di sdoppiarsi come Jekyll e Hyde: ma riteniamo altresì che il proprio background culturale di anni ed anni di vita non possa non influenzare in qualche modo una decisione e ricordiamo come pochi mesi or sono la Corte Costituzionale abbia detto a chiare lettere che chi emette sentenze non solo deve essere, ma deve anche apparire imparziale ed indipendente. Ed una cena dove sono presenti svariate persone che non fanno parte della famiglia, per quanto non sia assimilabile alle piazze arringate dalla Gandus, non è esattamente un luogo privato. Ognuno tiri le sue conclusioni, io tiro le mie: Mesiano tra pochi giorni dovrà decidere del caso Vieri, siccome il Milan è di Berlusconi una speranzella che non arrivino 200 milioni di risarcimento (come spera la difesa rossonera viste certe cifre) a danno dell’Inter per la famosa questione dei pedinamenti mi è tornata…





