Ho letto la notizia e sono rimasto basito: mi chiedo con quale sfrontatezza, con quale spudoratezza, il paladino della libertà di stampa denuncia Vittorio Feltri ma tace sul resto del mondo giornalistico.
Il leader dell’IdV, tramite il partito, ha presentato un esposto alle procure di Terni e Monza oltre che ai Carabinieri di Roma (che poi lo hanno trasmesso alle suddette), nei quali ipotizza i seguenti reati: falsificazione di atto pubblico e/o possesso illecito di un documento che solo un ufficiale di Pg o un magistrato in servizio può avere nell’ormai notissimo Boffo-gate.
Vediamo di ricapitolare: la Repubblica, la Stampa ed il Corriere della Sera pubblicano a ripetizione intercettazioni e documenti coperti dal segreto istruttorio oppure ottenuti illecitamente. L’ultimo è stato Ferruccio De Bortoli, che pubblicando i verbali dell’interrogatorio di Tarantini ha fatto sbottare il pg dell’inchiesta Antonio Laudati, il quale così si è espresso: «Il danno è enorme, innanzitutto per lo sviluppo delle indagini, poi per la tutela della privacy dei cittadini, poi perché denota un rapporto anomalo tra una struttura degli inquirenti e una struttura dell’informazione». Tutto questo per il Superman della democrazia si configura come libertà di stampa. Invece, se il direttore di un giornale di destra pubblica una sentenza, per il molisano si è di fronte ad un “dossieraggio” con la finalità di destabilizzare le istituzioni.
Io davvero comincio a non capire più nulla del comportamento dell’opposizione: loro, che in quanto tali dovrebbero essere l’icona della coerenza, ogni giorno di più dimostrano soltanto di essere schifosamente attaccati alla vecchia pillola dell’antiberlusconismo. Zero idee, zero fatti, tutti contro Berlusconi per i soldi ed il potere.
Si potrebbe quasi dire che l’azione di Di Pietro sia stata dettata anche dalle inchieste del Giornale, che hanno smascherato le sue azioni nella conduzione del partito che danno adito a qualche pensiero sul fatto che sotto sotto ci sia qualcosa di poco pulito. Ma non posso dirlo, altrimenti penserei come chi, facendo dietrologia, ha accusato Feltri di denunciare Boffo solo perché in passato l’ex direttore di Avvenire si era scagliato senza mezzi termini contro l’attuale Governo: invece sono sicuro che in questo caso Di Pietro è stato spinto soltanto dalla sua cristallina volontà di accertare la verità, dalla sua oggettiva voglia che la democrazia e la libertà di espressione trionfino sempre. Vorrei capire, ma non ci riesco…
Intanto, en passant, mi permetto di ripubblicare le famose 10 domande all’ex magistrato convinti che, il paladino della trasparenza italiota, questa volta magari (dopo 8 mesi) una risposta riesce pure a darla:
- Perché distinguere tra l’associazione Idv e partito Idv?
- Come ha fatto a sapere che Mario Mautone, suo collaboratore, era indagato prima che l’inchiesta fosse pubblica?
- Suo figlio Cristiano è coinvolto nell’indagine per alcune telefonate allo stesso Mautone. Perché si è dimesso solo dal partito e non dall’incarico di consigliere comunale e provinciale?
- Perché ha invocato l’immunità parlamentare europea per non essere processato per diffamazione?
- Perché ha promesso che avrebbe tolto il suo nome dal simbolo Idv e poi ha cambiato idea?
- Perché ha finto di cambiare lo statuto ma ha occultato il verbale?
- Perché non ha più presentato il codice etico del partito?
- Perché nel 2002 ha fatto intestare all’Idv una fattura da 7mila euro per lavori nella sua casa privata di via Merulana a Roma?
- Può spiegare le sue partecipazioni nelle società immobiliare Suko Ltd con sede a Varna, in Bulgaria?
- Come ha fatto a utilizzare parte dell’eredità della contessa Maria Vittoria Borletti per acquistare casa?




