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Di Pietro denuncia il Giornale per la libertà di stampa

settembre 9th, 2009
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Ho letto la notizia e sono rimasto basito: mi chiedo con quale sfrontatezza, con quale spudoratezza, il paladino della libertà di stampa denuncia Vittorio Feltri ma tace sul resto del mondo giornalistico.

Il leader dell’IdV, tramite il partito, ha presentato un esposto alle procure di Terni e Monza oltre che ai Carabinieri di Roma (che poi lo hanno trasmesso alle suddette), nei quali ipotizza i seguenti reati: falsificazione di atto pubblico e/o possesso illecito di un documento che solo un ufficiale di Pg o un magistrato in servizio può avere nell’ormai notissimo Boffo-gate.

Vediamo di ricapitolare: la Repubblica, la Stampa ed il Corriere della Sera pubblicano a ripetizione intercettazioni e documenti coperti dal segreto istruttorio oppure ottenuti illecitamente. L’ultimo è stato Ferruccio De Bortoli, che pubblicando i verbali dell’interrogatorio di Tarantini ha fatto sbottare il pg dell’inchiesta Antonio Laudati, il quale così si è espresso: «Il danno è enorme, innanzitutto per lo sviluppo delle indagini, poi per la tutela della privacy dei cittadini, poi perché denota un rapporto anomalo tra una struttura degli inquirenti e una struttura dell’informazione». Tutto questo per il Superman della democrazia si configura come libertà di stampa. Invece, se il direttore di un giornale di destra pubblica una sentenza, per il molisano si è di fronte ad un “dossieraggio” con la finalità di destabilizzare le istituzioni.

Io davvero comincio a non capire più nulla del comportamento dell’opposizione: loro, che in quanto tali dovrebbero essere l’icona della coerenza, ogni giorno di più dimostrano soltanto di essere schifosamente attaccati alla vecchia pillola dell’antiberlusconismo. Zero idee, zero fatti, tutti contro Berlusconi per i soldi ed il potere.

Si potrebbe quasi dire che l’azione di Di Pietro sia stata dettata anche dalle inchieste del Giornale, che hanno smascherato le sue azioni nella conduzione del partito che danno adito a qualche pensiero sul fatto che sotto sotto ci sia qualcosa di poco pulito. Ma non posso dirlo, altrimenti penserei come chi, facendo dietrologia, ha accusato Feltri di denunciare Boffo solo perché in passato l’ex direttore di Avvenire si era scagliato senza mezzi termini contro l’attuale Governo: invece sono sicuro che in questo caso Di Pietro è stato spinto soltanto dalla sua cristallina volontà di accertare la verità, dalla sua oggettiva voglia che la democrazia e la libertà di espressione trionfino sempre. Vorrei capire, ma non ci riesco…

Intanto, en passant, mi permetto di ripubblicare le famose 10 domande all’ex magistrato convinti che, il paladino della trasparenza italiota, questa volta magari (dopo 8 mesi) una risposta riesce pure a darla:

  1. Perché distinguere tra l’associazione Idv e partito Idv?
  2. Come ha fatto a sapere che Mario Mautone, suo collaboratore, era indagato prima che l’inchiesta fosse pubblica?
  3. Suo figlio Cristiano è coinvolto nell’indagine per alcune telefonate allo stesso Mautone. Perché si è dimesso solo dal partito e non dall’incarico di consigliere comunale e provinciale?
  4. Perché ha invocato l’immunità parlamentare europea per non essere processato per diffamazione?
  5. Perché ha promesso che avrebbe tolto il suo nome dal simbolo Idv e poi ha cambiato idea?
  6. Perché ha finto di cambiare lo statuto ma ha occultato il verbale?
  7. Perché non ha più presentato il codice etico del partito?
  8. Perché nel 2002 ha fatto intestare all’Idv una fattura da 7mila euro per lavori nella sua casa privata di via Merulana a Roma?
  9. Può spiegare le sue partecipazioni nelle società immobiliare Suko Ltd con sede a Varna, in Bulgaria?
  10. Come ha fatto a utilizzare parte dell’eredità della contessa Maria Vittoria Borletti per acquistare casa?

La dittatura della minoranza

gennaio 17th, 2008
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Oggi si sono svolte alla Camera dei Deputati le dichiarazioni di voto relative alle dimissioni del Ministro della Giustizia Clemente Mastella. L’espondente della Lega Roberto Maroni ha utilizzato una espressione che potrebbe essere giustamente il titolo di un libro sulle storture del’italica cultura: “la dittatura della minoranza“. Di cosa si tratta? In pratica, quando in una democrazia viene sovvertito il principio che a condurre la vita del Paese sia quanto decide la maggioranza dei cittadini: in tal modo, un gruppo più o meno numeroso ma comunque nettamente minoritario, mette in campo gli strumenti in proprio possesso per bloccare le iniziative della maggioranza. Due casi emblematici si possono citare su tutti: da un lato la magistratura, che sempre più pervasivamente utilizza quanto la legge gli concede per minare, bloccare, distruggere gli schieramenti politici o le personalità politiche che ostacolano il potere della sinistra. Quando il principale avversario era Silvio Berlusconi, la magistratura lo ha sepolto sotto una montagna di denunce la stragrande maggioranza delle quali rivelatesi infondate per non dire fantasiose (come l’ultima di cui ho parlato qui). Oggi, venuto in parte meno il grande spauracchio berlusconiano anche in virtù del rimpasto che sta attraversando il centro-destra, il nuovo nemico è Mastella e il suo UDEUR: riesce sinceramente difficile credere che i vertici di un intera sezione regionale di un partito siano tutti dei criminali, anche se ovviamente la giustizia farà il suo corso (speriamo onesto) e chi ha sbagliato dovrà pagare. Sia come sia, Mastella è politicamente antipatico tanto al centro-sinistra (perché i suoi principi cozzano con quelli della sinistra massimalista), quanto a certa parte della magistratura che non ha visto di buon occhio le operazioni che il signor Mastella ha effettuato da Ministro della Giustizia. Il fatto che il CSM, accusato di difesa corporativistica della categoria, abbia reagito scompostamente, come dice Casini, è sintomo del fatto che questa interpretazione non è poi tanto lontana dalla realtà.

Dall’altra parte, l’altra minoranza che, grazie ad azioni paramilitari che nulla avevano se non di intollerante, ha bloccato la vita civile del Paese è stata quella dei gruppi dei Collettivi Universitari della Sapienza, che tanto si sono prodigati, in nome della libertà e della laicità della scienza, per impedire al Papa di parlare esprimendo un suo pensiero, diritto riconosciutogli dalla Costituzione Italiana. Si riempiono la bocca di concetti che essi stessi non sono in grado di comprendere, ne alterano il significato facendoli diventare bandiere di una ideologia faziosa e intollerante, e con ciò stesso ribaltano il concetto di cultura degradandola e declassificandola a strumento di lotta politica. Semplicemente deprimente.

Poi vi sono tutte le altre minoranze che sempre più vengono assurte a nuovi tabù della modernità. Ad esempio, non è più possibile mettere in discussione l’aborto, considerato oggi diritto fondamentale dalle femministe: non è possibile chiedere l’integrale rispetto della legge 194 perché subito si levano alte le grida che accusano i cattolici di oscurantismo e arretratezza; non è possibile chiedere un nuovo dibattito pubblico alla luce delle scoperte scientifiche occorse negli ultimi 30 anni perché si grida allo scandalo. Un altro tabù è il sesso: una volta il sesso era tabù perché parlarne sembrava diabolico, oggi è tabù perché ha talmente invaso la nostra cultura e la nostra vita quotidiana che qualsiasi parola atta a descriverlo come un atto d’amore tra due persone diventa anacronistica e illiberale: ci sono proposte di legge che vogliono addirittura giustificare il sesso con minori retrocedendone l’età a 12 anni (vedasi il partito dei pedofili in Olanda), l’ONU e l’UE sono da decenni impegnate in una battaglia senza quartiere per il controllo demografico, e più in generale nessuno vuole in alcuna maniera venire in qualche modo non bene apostrofato se nella propria vita ha soltanto fatto collezione di uccelli e/o uccelliere. Capita sempre più spesso sentire discorsi assurdi del tipo «Se a 18 anni non hai consumato almeno 10 relazioni, sei uno sfigato». Mi verrebbe da rispondere ma sfigata sarai tu che a 30 anni ancora non sei in grado di farti una famiglia e vai girovagando di letto in letto pensando che l’unico modo per far andare avanti un rapporto sia soltanto quello di basarlo essenzialmente su sesso e sentimento… Poi ci lamentiamo del fatto che dei ragazzini uccidano persone vere emulando i videogame della playstation oppure gettando sassi dal cavalcavia, ci lamentiamo della droga imperante, ci lamentiamo del bullismo dei ragazzi, facciamo convegni a non finire sul disagio giovanile. Ma guai a parlare di etica e di valori (tanto più se sono cristiani), perché tutto è relativizzato, tutte le opinioni sono buone, tutte sono egualmente valide. Si confonde evidentemente in tal modo il concetto del diritto alla libertà di opinione e di espressione e il rispetto per le idee altrui con la validità intrinseca delle stesse: un errore tanto grave quanto dilettantesco.

Poi ci sono i tabù legati a particolari figure: ad esempio, oggi sono accettabili vignette su tutti, anche vignette satiriche poco decorose sul Papa e sulla Chiesa, ma guai a fare vignette satiriche sui musulmani perché sennò ti bruciano, e altrettanto guai a farle sugli omosessuali, perché oltre ad essere poco di moda, ti considerano razzista e omofobo. Io cattolico ed etero devo accettare di essere vignettizzato, ma non solo non posso rispondere a mia volta, ma se lo faccio mi è concesso soltanto dire “Grazie, tutto bene madama la marchesa”!!!

Si dice che la Chiesa nel Medioevo fosse arretrata (ma rispetto a chi?) e oscurantista (ma rispetto a cosa?). Certamente è innegabile che abbia creato un cristianesimo della paura che tuttavia andrebbe analizzato nei libri e nelle carte storiche, non certo attraverso stereotipati luoghi comuni e pseudo-enciclopedie internettiane che raccolgono tutto e il contrario di tutto, anche “leggende auree” e metropolitane. Ma è altrettanto innegabile che oggi si sta andando verso una nuova forma di controllo dall’alto: nuove ideologie che vogliono guidare il nostro pensiero verso i sicuri lidi del politically correct e i certi approdi del facile controllo delle masse si uniscono alle tante caste che stanno sorgendo qui e la tra le minoranze le più varie possibili, tutte accampanti diritti spesso più arbitrari che altro. Una volta si diceva che alle minoranze andavano comunque garantiti i diritti fondamentali e il rispetto che si doveva alle maggioranze. Oggi sembra che siano le maggioranze ad essere state espropriate di quei diritti e di quel rispetto che dovrebbe essere garantito loro. Pesare le proprie affermazioni non può trasformarsi in bavaglio al proprio diritto di espressione e di critica per gli atteggiamenti altrui, né questa critica può essere soltanto vista come una forma di razzismo (o di omofobia in taluni casi) nei confronti dei meno numerosi.

Questo è sinceramente inaccettabile, e se non ci sveglieremo presto dal torpore nel quale ci siamo fatti indurre da una certa cultura che vuole la libertà di ridurre gli altri al silenzio e la democrazia per definirli oscurantisti e arretrati, ci attendono tempi davvero bui, ben peggiori di quelli dove si era pur sempre sotto una dittatura, ma dove almeno la dittatura era una ed era quella della maggioranza…

Su Benedetto XVI con più calma

gennaio 17th, 2008
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Nel post che ho scritto ieri, sono stato definito razzista e omofobo. Bene, se dare dei caproni ad atei ed omosessuali significa essere razzisti e omofobi, sinceramente non saprei come definire i numerosi blog comunisti e anticlericali che con vignette ed espressioni ben peggiori apostrofano cattolici e credenti in generale. Così come non saprei definire cosa sia Giorgio Israel, docente proprio alla Sapienza, che sul suo blog ha avuto parole di fuoco ben peggiori delle mie. Ma si sa, il politically correct deve sempre avere la meglio, soprattutto quando a scrivere sono uomini credenti e di destra…

Sia come sia, si è fatto un gran parlare in questi giorni della mancata visita del Papa alla Sapienza: sarebbe sciocco addentrarsi in polemiche rinfacciandosi (come fossimo schieramento contro schieramento) cosa ognuno ha fatto nella sua propria storia. Certo, che dei comunistelli dell’ultima ora si mettano ad insegnare cosa sia la democrazia e la libertà fa sinceramente ridere. Che le lettere che hanno originato tutta questa protesta siano lettere piene di retorica veterosessantottina condita da luoghi comuni triti e ritriti e con la postilla finale della citazione storica falsa, l’ho spiegato con dovizia di particolari qui:
Benedetto XVI e il processo a Galilei

Che uno di quei oramai famosi 67 sia poi diventato presidente del CNR, dovrebbe sinceramente far riflettere profondamente a quale bassezza di tornaconto politico siamo arrivati con questo sinistrorso governo al Paese. In questa 4 giorni finale, di tutto è stato detto: lo scontro tra laicità e uomini credenti, lo scontro di civiltà tra comunismo e cattolicesimo, tutto è stato uno scontro, un muro contro muro. È stato un bello spettacolo? Si dice che 4 gatti non fanno la laicità dello Stato, peccato che proprio quei 4 gatti abbiano definito la loro farsa “una vittoria della laicità”. Sì, una vittoria di Pirro: per altro, ottenuta da strateghi ignoranti, perché contestano alla Chiesa di essere oscurantista ma invece di fare in modo che tale appaia, si comportano da formazione paramilitare mettendo in atto gli stessi atteggiamenti che contestano. Citare in modo capzioso e furbesco stralci di discorsi altrui ribaltandone l’interpretazione (come si dice facesse l’Inquisizione), chiedere che ad una persona venga impedito di parlare, agire per creare un clima di contestazione intollerante e permanente: questo è stato fatto da qualche centinaio di studenti fomentati da lettere retoriche e piene di falsità. Da carnefice che volevano far apparire il Papa, alla fine sono stati loro a farlo apparire come vittima, ottenendo il contrario di quello che si aspettavano. E meno male che ad essere oscurantista è la Chiesa!!! Beh, ammesso e non concesso che lo sia ancora, di certo è in ottima e più che numerosa compagnia.

È stato poi detto che in fin dei conti, nessuno ha impedito al Papa di parlare e che la scelta finale è stata la sua: beh, scusate lor signori, ma in quel clima voi avreste parlato? Avete visto cosa era oggi la Sapienza? Un bunker, protetto da cordoni di polizia dove c’è mancato poco che per entrare bisognasse avere il certificato di permesso della DIGOS… L’Università, che per definizione dovrebbe essere tempio della ragione e del libero confronto, è diventato un bunker, un bunker dove possono parlare terroristi come Adriano Sofri e Renato Curcio, dove possono parlare Vasco Rossi e Valentino Rossi, gente che certo in termini di cultura ha davvero poco da offrire, ma non il Papa. I giornali di sinistra hanno apostrofato questo evento come la “vittoria della libertà”: ma la libertà da cosa? Perché ieri ho definito queste persone una massa di pecore? Perché sono solite andare dietro al primo che parla con convinzione: sono persone facilmente condizionabili, che hanno passato la loro vita a fare prima quello che dice la mamma, poi quello che dice la maestra, poi quello che dice l’allenatore, ora quello che dicono gli ideologizzati dei Collettivi. Ed ecco perché, di fronte ad altre persone che parlando con altrettanta convinzione e coerenza, di fronte a persone che potrebbero in qualche modo indurli a riflettere su quali siano le vere “libertà dell’uomo”, ecco che hanno fatto scattare un comune meccanismo di autoprotezione: impedire all’altro di parlare onde evitare di rischiare di mettere in discussione le proprie idee. E se mi permettete, questa è un’altra grande differenza che intercorre tra i giovani di destra e quelli di sinistra. L’intolleranza laicista, di cui traccia un profilo egregio Filippo Rossi nel suo blog, è ciò che sempre di più permea la vita civile del nostro Paese: sono pronti a stracciarsi le vesti e i capelli quando ad un imam viene impedito di parlare, accusano l’Iran di essere uno stato teocratico che toglie i fondamentali diritti umani di libertà di espressione, ma al tempo stesso questi stessi atteggiamenti che condannano ferocemente, li applicano in casa nostra quando si tratta di far parlare il Papa oppure qualche rappresentante della Chiesa Cattolica al di fuori delle parrocchie o di S. Pietro. La laicità, così come comunemente intesa oggi, è stata fatta diventare anticlericale o, se vogliamo, anticattolica, trasformando al contempo il tempio della ragione e del confronto in un luogo fazioso e appunto intollerante. Innanzitutto non è un bel servizio reso alla democrazia del Paese, ma secondo poi non è neanche un bel servizio reso alla laicità dello stesso, che rischia in tal modo di spostare quell’osservatorio neutrale che sono i cattolici non praticanti (cattolici per modo di dire insomma) in un compattamento di idee con la frangia cattolica attiva e praticante, che giustamente ha reagito, con toni più o meno accettabili (ma questo dipende dai punti di vista), con atteggiamenti più o meno vistosi, all’attacco senza quartiere verso il loro Pontefice. Io credo ci sia da riflettere seriamente sulle argomentazioni utilizzare per appoggiare ed applaudire quanto successo in questi giorni alla Sapienza, perché è sempre più evidente oramai la deriva ideologica e culturale dell’università italiana, che oramai si sta configurando sempre più come l’ultimo avamposto sessantottino e veterocomunista rimasto in Italia. Nei prossimi decenni, il nostro Paese dovrebbe essere governato da persone che si sono formate dentro questi luoghi: beh, se queste sono le premesse, c’è davvero da aver paura. Quei “tempi bui” che non abbiamo mai attraversato (come oggi riconoscono tutti gli storici dotati di razione), sono lì alle porte: se apriamo quella sbagliata, saremo in grado di tornare indietro?

Una lettera di scuse da parte dei 67 professori, non fosse altro per riconoscere l’errore commesso, non mi risulta sia ancora arrivata. Quindi, siccome la sto ancora aspettando, non svegliatemi…


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