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Gli errori di confusione del Governo Berlusconi

luglio 29th, 2008
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Come da molti sottolineato e come ricordato anche in questo blog, l’attuale esecutivo di centrodestra potrebbe caratterizzarsi come il più operativo della storia della Repubblica Italiana nel suo primo anno di Governo: la mole di provvedimenti presi, in via di approvazione oppure già allo studio è impressionante, e non è facile riepilogarli tutti in modo oggettivo.

Però in questi ultimi giorni sta commettendo antichi errori: lasciare che l’agenda mediatica sia dettata dalla sinistra. Un errore che come nel 2006 alla lunga si potrebbe pagare caro. All’inizio della legislatura, un provvedimento che recepiva le direttive europee sul digitale terrestre è stato fatto passare come “salva Rete4″, con una faccia tosta di straordinaria misura. Esaurito il primo feticcio, ecco entrare in scena il secondo: per quasi un mese l’opinione pubblica è stata concentrata sui problemi di Berlusconi con la Giustizia, prima con la norma “blocca-processi” poi con il famoso Lodo Alfano. Approvata tale legge, ecco la volta della “norma anti-precari” subito seguita a ruota da quel pasticcio che è l’emendamento sugli assegni sociali, il quale è stato immediatamente sfruttato da Repubblica per fare stamattina un titolo di prima pagina a caratteri cubitali: la norma, che doveva colpire una legge del governo di centrosinistra Amato 2000 che con la scusa dell’equità garantiva assegni sociali anche agli extracomunitari ricongiunti e che aveva perfino fatto preoccupare l’INPS, è un pasticciotto di frasi a cui manca il soggetto (lo straniero extracomunitario) finendo dunque per includere anche i cittadini italiani e comunitari, e che dovrà inevitabilmente essere corretta, se non nel dl 112, almeno nella finanziaria di accompagnamento. Il DPEF, il documento che consentirà all’Italia di realizzare il pareggio di bilancio nel 2011 così come sottoscritto da Prodi con la UE, all’opinione pubblica è stato spiegato come una immane serie di tagli in ogni dove, perfino sulle forze di polizia (cosa non vera, ovviamente).

In tutto questo, nessun carattere cubitale è stato utilizzato per informare i cittadini di come sia stata risolta la situazione della “munnezza” in Campania e a Napoli, il grande successo personale di Berlusconi che aveva messo faccia e reputazione sulla svolta entro la fine di luglio (emergenza chiusa in 58 giorni invece che i previsti 70). Nessun carattere cubitale è stato utilizzato per informare i cittadini di come la stretta del Ministro Brunetta sulla P.A. ha prodotto un calo di permessi per malattia del 18% nel solo mese di giugno, prima ancora dunque che le sue norme entrassero in vigore. Nessun carattere cubitale è stato utilizzato per informare i cittadini dei provvedimenti sociali presi, sui quali si potrà essere più o meno d’accordo ma che intanto costituiscono allo stato attuale legge dello Stato, e che porteranno benefici monetari non esigui nelle tasche di milioni di italiani. Il non plus ultra è stato toccato con la norma ribattezzata “antiprecari”: l’emendamento parlamentare in Commissione Bilancio di Montecitorio è stato votato nei primi giorni di luglio, ma per tre settimane è stato lasciato sotto il cuscino (allora imperava il feticcio giustizia) per poi farlo esplodere al momento opportuno, quando cioè non poteva più essere modificato e la sinistra con i suoi tentacoli avrebbe avuto buon gioco a far passare il Governo come il demonio al servizio dei padroni di Confindustria proprio alla vigilia del giorno in cui il medesimo Governo si prepara ad incontrare le parti sociali per esporre la sua riforma sul Welfare di cui abbiamo parlato l’altro ieri in questo blog. Emendamento che ha fatto per altro entrare in confusione la maggioranza, tra Ministri subitaneamente pronti a dissociarsi, false interpretazioni, parlamentari sull’orlo di una crisi di nervi nel tentativo di spiegare che tale norma riguarda meno di 10.000 lavoratori con contratto a tempo determinato, la maggioranza dei quali in attuale contenzioso con le Poste Italiane. Perfino Pietro Ichino, giuslavorista senatore del PD, in passato contraddistintosi per aver smontato una ad una le ideologie comuniste e sindacaliste sul mondo dei precari (e ricordato anche con tanto di citazione nell’intervento di ieri su questo blog), si è fatto trascinare da Enrico Letta in una spudorata menzogna sul reale stato della “precarietà” in Italia, quadruplicando il dato Istat sui lavoratori a tempo determinato con una ipocrisia ed una pocaggine da far rabbrividire. Questo è un atteggiamento da opposizione matura? È un atteggiamento da opposizione con la quale programmare riforme istituzionali? È un atteggiamento da opposizione che si candida a governare il Paese nel 2013? Le domande sono ovviamente retoriche, ma il lettore è libero di rispondere come crede…

L’opposizione di centrosinistra, sia parlamentare che extraparlamentare, ha condotto la sua azione di pseudo governo-ombra attraverso feticci antiberlusconiani che ancorché falsi risultavano troppo graditi ed utili per risollevarsi dallo tsunami elettorale che l’ha colpita. L’opinione pubblica non ne sembra scossa più di tanto a giudicare dai sondaggi che danno un gradimento di Silvio Berlusconi e del suo Governo ancora notevolmente confortante e più ampio di quello avuto dalle urne di aprile. Ma alla lunga potrebbe non essere più così: le misure annunciate, le campagne di informazione, le conferenze stampa ministro per ministro non sono ancora partite, e tutta l’azione del Governo è riassunta in due semplici siti internet, che con tutto il rispetto fanno meno visitatori di quanti ne facciano Camelot e paraffo nei loro blog e non sono neanche tutto sto granché in termini di impostazione grafica, visto che si leggono male…

Alla ripresa dei lavori autunnali si dovrà mettere mano a riforme istituzionali di altissima rilevanza: Giustizia, Legge elettorale, Federalismo fiscale, ddl finanziaria di accompagnamento, tutte cose sulle quali, come auspicato ancora in questi giorni dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Governo e la sua maggioranza dovranno in qualche modo concordare con l’opposizione. Ma “concordare” non significa lasciare a loro il dettato dell’agenda mediatica. Spero che anche in questo Berlusconi sappia dare una svegliata ai suoi, che ultimamente si sono lasciati trascinare in sterili polemiche invece che nell’esposizione dei risultati da loro raggiunti, che sono poi quelli che caratterizzano il livello di modernità di un Paese.


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