Posts Tagged ‘immigrazione’

PD: un’offerta politica inesistente

settembre 11th, 2009
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Sono mesi che lo diciamo e lo ripetiamo, che si tenta di far capire in tutti i modi che questa politica dell’opposizione nella migliore delle ipotesi è inutile. Le risposte più “intelligenti” che abbiamo sentito e ricevuto è che la colpa è di Berlusconi, che il Cavaliere cerca lo scontro sociale, oppure che siamo pagati per servire il padrone. Vediamo se anche questo straordinario editoriale di A. Panebianco sul Corriere della Sera verrà tacciato allo stesso modo e soprattutto se, i sinistrorsi che hanno ancora un minimo di sale in zucca, si adopereranno per far capire questi semplici concetti anche al partito. I grassetti sono miei.

IL PROFILO POLITICO DEL PD

Un’offerta inesistente

Il Partito democratico si avvia verso il congresso. La lotta precongressuale è stata aspra ma ciò non è servito a guarire la malattia di quel partito: la scarsa credibilità della sua «offerta politica» complessiva, l’assenza di un insieme di idee e di proposte potenzialmente in grado di convincere una parte rilevante di quegli elettori che, fin qui, si sono tenuti alla larga dal Partito democratico. Di più: mi pare che ci sia, in settori significativi del Pd, la sfiducia nella possibilità stessa che una forte offerta politica possa essere confezionata. Come altro si può interpretare il fatto che il gruppo dirigente oggi non speri, per vincere di nuovo, nelle virtù e nelle capacità proprie ma unicamente negli incidenti di percorso altrui? Non è forse vero che, per tornare al governo, il Pd si affida solo alla speranza di una uscita di scena di Berlusconi e della disgregazione del centrodestra? Non è forse vero che esso ripone le proprie chances, anziché nella capacità di attrarre elettori, in quella di attrarre alleati? Puntare tutte le proprie carte, piuttosto che sulle possibilità di sfondamento nell’arena elettorale, sulle manovre nell’arena parlamentare, significa sostituire la tattica alla strategia, sperare che il tatticismo e le capacità manovriere possano sopperire ai ritardi culturali e alle inadeguatezze politiche.

Quando Massimo D’Alema dice che un partito del 27-30 per cento può andare al governo solo costruendo alleanze, rivela la sua sfiducia nelle possibilità di crescita autonoma del partito. Una sfiducia della quale è peraltro facile identificare l’origine: va cercata in una pagina di storia ormai chiusa, quella del partito comunista. Non critico D’Alema per questo: tutti noi siamo condizionati dalle nostre esperienze passate. Ma è un fatto che pensare che un partito del 30 per cento sia condannato a rimanere tale è un portato di quella esperienza. All’epoca del bipolarismo Usa/Urss il Partito comunista non aveva possibilità di espansione al di là di una certa soglia elettorale. Poteva accrescere la propria influenza politica e, eventualmente, entrare nell’area di governo, solo grazie alla sua capacità di costruire alleanze. È quello schema che, consapevolmente o meno, D’Alema oggi ripropone. Ma nel mondo attuale, senza più conventio ad excludendum, guerra fredda e partiti comunisti, quello schema dovrebbe essere buttato via. Perché, nelle nuove condizioni, un partito del 27/30 per cento (alle precedenti elezioni) può benissimo, se azzecca la proposta politica, se intercetta la domanda del Paese, sfiorare la maggioranza dei consensi (e magari, se poi governa male, tornare al 27 per cento o anche meno alle elezioni successive). Capisco il fatto che, in politica, le proposte degli avversari siano sbagliate per principio. Ma la verità è che l’idea del «partito a vocazione maggioritaria» di Walter Veltroni non era affatto sbagliata. Nasceva dalla presa d’atto che, nel dopo guerra fredda, un partito di sinistra (non comunista), se centra la proposta politica, può benissimo giocarsela «alla pari» con la destra. L’idea era eccellente ma venne realizzata male. La proposta politica non fu abbastanza innovativa e ci fu l’errore dell’alleanza con Di Pietro.

Certo, poi ci vogliono anche le alleanze. Ma le alleanze vengono dopo la proposta politica. È nella proposta politica la vera debolezza del Pd. Ne deriva un circolo vizioso: la debolezza dell’offerta politica genera problemi di identità che alimentano la sfiducia, la quale a sua volta impedisce di agire creativamente per modificare l’offerta politica. Faccio solo l’esempio di un problema nel quale la debolezza, di visione e di proposte, del Pd è evidente: la questione dell’immigrazione. Si tratta di una questione decisiva. Nel XXI secolo è uno dei due o tre temi su cui ci si gioca, in Europa, il destino politico. I punti di criticità sono due: il problema dell’immigrazione clandestina e quello dell’immigrazione islamica. Sull’immigrazione clandestina il Pd balbetta. Affiorano qui i cascami di ammuffiti terzomondismi di origine comunista e cattolica. La sola cosa che il Pd sa fare è accusare di razzismo il governo. Ma davvero la politica detta dei respingimenti (in presenza di una colpevole latitanza dell’Unione Europea nel contrasto all’immigrazione clandestina) può essere così liquidata? Zapatero, il premier spagnolo, non risulta iscritto alla Lega Nord. Ma tratta con la massima durezza l’immigrazione clandestina. Non è forse nell’interesse dei Paesi europei mandare messaggi chiari alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani? E, ancora, davvero il reato di clandestinità (che esiste in tante democrazie) è una infamia? Che lo descriva così qualche vescovo poco interessato al fatto che l’Italia possieda dei confini (il reato di clandestinità è proprio questo: la dichiarazione secondo cui i confini dello Stato non sono una finzione o una barzelletta) è comprensibile, ma se lo fa un partito di opposizione esso si condanna a non diventare forza di governo. C’è poi la questione dell’immigrazione islamica. Bisognerebbe smetterla di gridare all’islamofobia tutte le volte che qualcuno ricorda che l’immigrazione islamica è quella che comporta le maggiori difficoltà di integrazione e, in prospettiva, i rischi più seri. Come dovrebbero insegnarci le imprudenti politiche della Gran Bretagna e dell’Olanda, «dialogo» e «accoglienza» non risolvono il problema. Perché non ci siano penosi risvegli fra qualche anno, occorre dettare condizioni chiare. Ma quelli del Pd, quando discutono di immigrazione, sembrano disinteressati al tema. Era solo un esempio, anche se rilevante. Costruire una offerta politica adeguata ai tempi può essere, per il Pd, una impresa faticosa, destinata anche a suscitare forti conflitti interni. Ma, almeno, sarebbero conflitti da cui potrebbero nascere serie elaborazioni culturali e sforzi di immaginazione politica. Molto meglio che stare seduti sul greto del fiume, ripetendo fino alla noia vecchi slogan, e aspettando, inerti, di vedere passare sull’acqua il cadavere del nemico.

di ANGELO PANEBIANCO
10 settembre 2009

Il vero razzismo è quello alimentato dall’indifferenza e dal buonismo

luglio 3rd, 2009
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Non poteva essere altrimenti: anche se l’Italia avesse approvato una legge sull’immigrazione fotocopia di quelle presenti in altri Paesi moderni ed occidentali (da cui la sinistra vorrebbe copiare gli aborti facili, l’uso di droghe, l’eutanasia, etc.), per il fatto stesso che a copiarla è stato un governo di centrodestra essa è una legge “razzista”. Io mi chiedo solo quale pena e quale vergogna devono provare gli omuncoli che pronunciano questa parola, sapendo l’inferno cui sono costretti milioni di uomini che vivono sotto il giogo delle vere leggi razziali, nei Paesi ex-nazifascisti come nei Paesi oggi comunisti.

Il vero razzismo è quello alimentato dal basso, dai politicanti buonisti, dalla retorica clericale sulla povertà e sull’accoglienza indiscriminata: quando viene privilegiato un immigrato e non un italiano nell’assegnazione di case popolari, lì si alimenta il razzismo; quando uno stabile viene lasciato in mano a degli extracomunitari clandestini senza che nessuno faccia niente, senza difendere la popolazione residente dai soprusi e dallo spaccio di droga, lì si alimenta il razzismo; quando su un autobus o su una metro a farla da padrone sono gli immigrati, lì si alimenta il razzismo; quando ai crocicchi delle strade o nei quartieri più degradati, le comunità immigrate dettano legge, lì si alimenta il razzismo; quando si è costretti a vivere accanto a campi nomadi che vivono al di fuori della legge, lì si alimenta il razzismo; quando la politica rimane inerte ed indifferente, pensando che l’insicurezza sia solo percepita e creata, quando pensa che tutto sia perfetto e tranquillo e quindi non c’è bisogno di fare nulla, lì si crea razzismo. Quando a tutte queste persone in difficiltà si dice che non bisogna avere paura della diversità, che bisogna accogliere i bisognosi, lì si alimenta il razzismo e la violenza per giunta, la violenza di chi ad un certo punto, sentitosi abbandonato dallo Stato, si organizza per difendere la sua famiglia.

Dunque, un moderno Stato razziale, questo sarebbe diventato l’Italia: dunque, nel Bel Paese i City Angels esistono dal 1994, ma se il governo li vuole estendere a livello nazionale ecco che sono tornate le camicie nere, perché ovviamente una norma copiata dall’estero in Italia non può che produrre il far west; perfino nella Città del Vaticano esiste il reato di immigrazione clandestina, ma se in Italia a proporlo è la Lega, subito si grida al razzismo. Con una differenza: che mentre in tutti i Paesi il reato è punito con il carcere, qui in Italia il condannato per immigrazione clandestina viene automaticamente espulso. Quando nelle città governate dalla sinistra (tipo Rimini), dopo che non si è fatto nulla, si scopre che il problema esiste veramente, e l’amministrazione comunale invece di risolverlo prende i soldi dei contribuenti e li distribuisce ai clandestini o nomadi che siano chiedendo loro di andarsene, questa cosa è? Un buon modo di governare il fenomeno?

Che una società si regoli con il diritto, con regole condivise dalla maggioranza e non a colpi di pagine di Vangelo, lo dice il Vangelo stesso, anzi lo dice Gesù stesso (ed insomma fino a prova contraria qualcosa le sue parole dovrebbero valere); che la sicurezza di una società si regoli anche controllando i flussi migratori (perché i primi ed i più esposti all’utilizzo illegale quando in difficoltà) è un dato di fatto (le cifre delle carceri lasciano pochissimi dubbi). È invece la politica del non fare nulla, dell’accettazione a braghe calate, magari nella speranza di intercettare il voto di qualche cattolico fondamentalista, è questo quello che crea razzismo, che crea la paura che queste persone senza arte né parte vengano in Italia attirate da un El Dorado che non esiste più (e che forse non è mai esistito). In un momento di crisi economica soprattutto, dove migliaia di cittadini perdono il lavoro, dove sta diventando sempre più difficile creare nuovi posti, siamo davvero sicuri che serva così tanta forza lavoro straniera?

Non ci resta che espatriare allora? Oppure non ci resta altro che applicare le leggi: non è una legge che crea razzismo, è il modo in cui viene applicata, è il modo in cui viene gestito un problema, è il modo in cui tutti fanno la loro parte affinché una società sia fondata sul diritto. E poi, come non dimenticare tutto ciò che è contenuto nel ddl sicurezza, quasi non esistesse, quasi che tutto sia incentrato sul problema dei clandestini e di come accoglierli: ma mi chiedo, per quale motivo accoglierli se non hanno diritto all’asilo politico? Cosa deve diventare l’Italia, l’albergo del terzo mondo? Con tutta la carità cristiana, perfino nella mia parrocchia di cattocomunisti hanno capito che in un periodo del genere, prima di aiutare gli immigrati, è più giusto aiutare i parrocchiani, la gente del quartiere in difficoltà, chi è stato direttamente colpito dalla crisi economica, e non l’ultimo arrivato: perché se questo lo fa il Governo, chiaramente su scala nazionale, ciò diventa razzismo?

Vorrei capire cosa fa la maggioranza ma non ci riesco…

gennaio 14th, 2009
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Allora ricapitoliamo la questione: il PD aveva promesso un autunno caldo e si è ritrovato con manifestazioni giornaliere sempre più scarne quanto a presenze, si è ritrovato travolto da una questione giudiziaria probabilmente senza precedenti nella sua storia, nei sondaggi è in calo pazzesco, non se lo fila più nessuno, le stesse sezioni di partito non capiscono dove devono andare, il partito è spaccato al suo interno da correnti e correntine e sostanzialmente si naviga a vista e pure al buio. Nei sondaggi demoscopici di ogni colore mai il vantaggio tra destra e sinistra è stato così ampio, neppure ai tempi del primo Governo Berlusconi.

Che pacchia si potrebbe dire… E invece no, la maggioranza cosa ti combina? Prima s’inventano una richiesta di fiducia sul ddl anticrisi che probabilmente non ha capito neanche Elio Vito (mi dispiace ma in tal senso ha perfettamente ragione il presidente Fini), poi cerca di inserire nel ddl sicurezza un “contributo” all’immigrazione di 200 euro… Ma si è mai sentita una vaccata più grande di questa? Un contributo all’immigrazione può essere partorito soltanto da una mente distorta, infatti credo sia ascrivibile a qualche pecora smarrita della Lega…

Insomma, di fronte ad una sinistra che praticamente non esiste, la destra riesce a risollevarla, a darle manforte, a darle visibilità, ad approvare cose che veramente ti tocca essere d’accordo con loro, il che diventa una grave sconfitta per l’azione del governo. Ora, personalmente non sono contrario all’idea che un medico abbia la facoltà, del tutto personale, di denunciare un clandestino: l’idea che un clandestino abbia il diritto di esserlo e che venga protetta dalla legge la sua “invisibilità” allo Stato può far parte soltanto di una cultura comunista che aborro profondamente. Però pregherei la maggioranza di dare una immagine migliore della sua azione, queste robette da quattro soldi che poi portano soltanto a divisioni interne sono utili alla sinistra ed alla sua propaganda, mentre sono inutili al Paese ed una manovra come la tassa sull’immigrazione rischia soltanto di attirarsi le ire dell’Europa, sempre pronta ad accusare l’Italia di essere guidata da un regime xenofobo, come in maniera schifosamente subdola hanno fatto i gruppi della sinistra in sede di Parlamento Europeo.

Di fronte agli importantissimi risultati raggiunti da questo Governo, gli errori di confusione servono soltanto a rovinarne l’immagine e a ringalluzzire il centrosinistra… Siccome non è la prima volta e neanche la seconda, vogliamo smetterla di scrivere le leggi a membro di segugio?

L’immigrazione e le discariche

maggio 25th, 2008
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L’Italia: il Paese del mare, del Sole, del Colosseo, delle colline toscane, delle Dolomiti, delle Chiese con i dipinti del Caravaggio e le sculture del Canova, patria di Dante, di Cristoforo Colombo, di Enrico Fermi (e dell’Inter Campione d’Italia! :lol: ). Quando si ripercorre la storia del Bel Paese, non si può che rimanere affascinati da questo concentrato purissimo di cultura trasversale che attraversa tutti i secoli della sua storia. Tutti tutti? Forse no: cosa abbiamo da ricordare della prima decade del nuovo millennio? Più che le scoperte scientifiche che hanno cambiato la vita dell’uomo, ricordiamo le strade occupate dai venditori ambulanti, i vialoni sede delle baracche delle prostitute e dei trans, la Campania sommersa dai rifiuti. Sarebbe troppo comodo dire che questo dramma è causato da una fazione politica, però certamente è arrivato il momento di agire con fermezza, sicurezza e senza arretrare. Lo Stato deve tornare a fare lo Stato, non un centro assistenzialista.

Nella recente campagna elettorale, il PD e i suoi esponenti hanno tentato di convincere gli Italiani che l’Italia è un Paese sostanzialmente sicuro e che il pericolo è più percepito che reale, a causa del martellamento massmediatico portato avanti dai mezzi di informazione. Ovviamente, “pacatamente e serenamente”, gli Italiani hanno risposto a Veltroni «va a dà via il cù “ma anche” va a dà via il ciap» (citando Crozza che imita Uolter). In campagna elettorale, Silvio Berlusconi aveva promesso misure veloci per fronteggiare la crisi: appena eletto, non solo dall’Italia, ma anche dall’Europa hanno cominciato a menarla, con un ministro spagnolo che si è permesso di insultare un capo di Governo senza che nulla fosse. Passim. Al primo Consiglio dei Ministri di Napoli, è stato varato il decreto legge 23/05/2008 n° 90 sulla sicurezza e la “munnezza”, che non ha previsto l’introduzione del cosiddetto “reato di immigrazione clandestina“, reato comunque incluso nel pacchetto sicurezza che dovrebbe essere tramutato in legge entro luglio. Cosa prevede questo reato: pene detentive da 6 mesi a 4 anni per chi farà ingresso in Italia aggirando le norme legali previste per gli extracomunitari, cioè presentazione di un passaporto nelle adeguate strutture e conseguente registrazione della loro presenza sul suolo italiano.

La risposta del centrosinistra è stata a dir poco deprimente: prima ci hanno detto che con questo reato avremmo dovuto cacciare 630mila clandestini comprese le badanti che aiutano le nostre famiglie (Minniti a Matrix), COSA NON VERA perché l’introduzione di questo reato NON prevede la retroattività. In seguito ci hanno detto, tanto per trovare un appoggio ai loro aggettivi “razzista” e “xenofobo” da appioppare a chi non li ha votati (sempre per il solito complesso della superiorità morale e culturale che li pervade: addirittura si sono inventati frasi da leggi razziali del 1938, cosa che se non fosse in Italia sarebbe da satira da prima serata) che l’Italia sarebbe l’unico Paese nel mondo a prevedere un reato del genere: basterebbe fare una ricerca su internet per scoprire quanta ignoranza e sub-cultura sprizza dai pori degli uomini di sinistra. Negli Stati Uniti d’America è previsto dal cosiddetto “Improper entry by alien“, in Germania è stato introdotto da Schröder nel 2004, in Francia è regolato dall’art. 621 del CESEDA, in Inghilterra è regolato dall’Immigration Act del 1971 (fonte)! Tanto per citare i Paesi che vengono guardati con grande simpatia dalla sinistra quando si tratta di imitare leggi su Pacs, eutanasia, matrimoni gay et similia. Eppure, la levata di scudi si verifica solo contro l’Italia e il suo Governo in primis (ovviamente compresi i suoi elettori). Poi è stata la volta degli immigrati stessi, che hanno tuonato “prima dateci un lavoro poi se delinquiamo cacciateci”: appare evidente che se non riusciamo a dare lavoro ai cittadini italiani difficilmente riusciremmo a farlo per quelli stranieri, anche perché l’Italia non è un centro di assistenza o di collocamento che basta chiedere e si ottiene. Se il lavoro c’è si lavora, se manca non si lavora, non è difficile penso da comprendere. Sul fatto che che tale introduzione sia destinata a diffondere un clima culturale ostile, come paventato dal mons. Ruppi (Lecce) non sono affatto d’accordo: l’Italia deve essere un Paese accogliente anche in linea con la sua storia profondamente cristiana, ma non si può essere accoglienti se non si è sicuri. Come si può essere accoglienti se in ogni città, paese, villaggio, tutti gli abitanti devono avere paura delle bande di sbandati, degli ubriachi che imperversano nelle strade (non serve leggere i giornali o guardare la TV per queste cose, basta uscire di casa), delle famiglie che mandano bambini e ragazzi a rubare nelle stazioni e nei luoghi affollati? Cosa vuol dire che anche gli Italiani delinquono? Siccome delinquono gli Italiani allora ci dobbiamo prendere anche i delinquenti stranieri? I primi a rimetterci sono proprio i regolari e i lavoratori: non comprendere questo semplice assunto significa vivere fuori dalla realtà. È stato il lassismo, l’accoglienza senza confini, “il venite tutti da noi” a portare nel nostro Paese insieme agli onesti il peggio della feccia dei criminali: ce lo dicono i servizi che si occupano di queste cose, ce lo dicono gli stessi Rumeni “perché in Italia si rimane per lo più impuniti”! (UPDATE del 26/05/08: per i Romeni «Giusta la linea dura»). Questa è la realtà. L’estensione del periodo di permanenza nei CPT permetterà poi di riconoscere e di identificare gli irregolari e consentirà una migliore gestione dei flussi di immigrazione (necessari) e una più facile espulsione dei clandestini (non si può espellerli se non si sa da dove vengono: quando mai il clandestino, ricevuto “il foglio di via”, se ne va sul serio? Vi sono casi di clandestini trovati in possesso di numerosi fogli di via…). Non si può aspettare che il clandestino commetta un reato perché venga espulso, per il semplice motivo che una persona che non ha una casa, non ha reddito, è facile preda nel migliore dei casi del caporalato, cioè finisce a lavorare in nero in situazioni di sicurezza per lo più deprimenti. Sul fatto che questo tipo di provvedimenti non andrebbero presi perché poi la giustizia non funziona e le carceri sono piene, qui entriamo nell’absurdum più absurdum tipico del pensiero di sinistra… Il vero assurdo caso mai è quando il CPT di Lampedusa sembra un albergo mentre la scuola elementare dell’isola è una struttura fatiscente con l’intonaco che cade a pezzi, con i clandestini che costano allo stato in media 50€ al giorno per essere mantenuti in questi centri. Bisogna punire chi abusa della propria posizione per infliggere a queste persone delle situazioni indecorose, non lasciare che i clandestini circolino liberamente per il Paese completamente al di fuori del controllo dello Stato.

Per quanto riguarda il problema della “munnezza” in Campania, c’è poco da dire: le immagini fanno regolarmente il giro del pianeta con la scritta “Italy under trash”, i nostri stessi telegiornali ci ricordano ad ogni ora questa triste vicenda. I Campani hanno giustamente paura perché quello che è stato trovato nel sottosuolo probabilmente solo Dio sa di cosa si tratta: la Camorra, principale forse unica responsabile di questo disastro ambientale, è intervenuta lì dove le istituzioni campane sono mancate a causa anche dei veti ambientalisti, una delle peggiori categorie ideologiche che imperversano nel nostro Paese. Il problema degli inceneritori che non si sono costruiti in questi anni e che non si vogliono costruire per paura dei “tumori” è molto controverso: Grillo ha recentemente fatto conoscere al pubblico le ricerche del prof. Montanari, esperto di nanopatologie, che ha messo in guardia dall’inquinamento prodotto da queste strutture. La prof.sa Patrizia Gentilini di Forlì, oncologa ecologista, ha ricordato poi una serie di ricerche che attesterebbero l’aumento di incidenza del cancro nelle zone circostanti gli inceneritori. Ora, io non sono un esperto di questo problema, anzi sono proprio ignorante: tuttavia, mi basta analizzare la logica per sapere che un inceneritore del 2008 ha una tecnologia di depurazione immensamente migliore rispetto a quella di venti anni prima, quindi ogni paragone non solo è assurdo ma è scientificamente sbagliato e induce la gente a pensare in modo errato. Tuttavia, mi fa piacere notare una cosa: gli ambientalisti, quando si tratta di “Global Warming”, si appoggiano alla maggioranza dicendo che la minoranza è pilotata, quando si tratta di “inceneritori” si appoggiano alla minoranza dicendo che la maggioranza è pilotata: mi sembra soltanto una massa di ideologizzati che vanno dietro alle teorie che più aggradano loro. In realtà, la situazione è ben diversa: a fianco di studi che metterebbero in luce un potenziale pericolo maggiore per la salute, abbiamo studi che provano che questo aumento è del tutto trascurabile e/o statisticamente non rilevabile. Gian Antonio Stella (l’osannato autore del best-seller “La Casta“), in un articolo del 2007 sul CorSera, ha scritto che l’inceneritore di Venezia produce la stessa quantità di polveri che producono 50 automobili Euro2 (a stare larghi). Questo significa che il parco macchine che gira per Napoli produce più inquinamento di una distesa di migliaia di inceneritori… Ma si sa, Stella è un giornalista, non ha né la tessera del WWF né una laurea in nanoparticelle nemiche dell’ambiente, quindi non può sapere cosa è meglio e cosa è peggio…

In Italia sono attualmente attivi 50 inceneritori: quello di Brescia è stato definito dal Wtert (Waste to energy research and tecnology council), un organismo indipendente formato da scienziati di tutto il pianeta, come «il migliore impianto del mondo» già il 16 dicembre del 2006. In Francia sono 118, in Germania sono 60 ma processano oltre 16milioni di tonnellate l’anno; in tutta Europa sono 354 impianti (dato del 2002) per un totale di tonnellate trattate che ammonta ad oltre 52milioni. In Germania, al costo di ca. 250€/t finiscono i rifiuti della Campania. Le aziende italiane sono tra le migliori a livello internazionale nella costruzione di questi impianti. Le emissioni prodotte dagli inceneritori sono severamente normate dalla legislazione europea, il più recente decreto legge risale al 2005. Sarebbe bello un Paese senza discariche, senza inceneritori, in cui tutto si recicla o si riusa: tuttavia ciò non è possibile, sia per i materiali che vanno trattati sia perché non vi sono ancora le strutture necessarie per applicare su vasta scala la raccolta differenziata e il trattamento di questi rifiuti. In ogni caso, rimane il problema di come gestire il pregresso e di dove mettere le migliaia di tonnellate di spazzatura giacenti per le strade della Campania. Certo non si possono mangiare, e dubito fortemente che la diossina sprigionata dai roghi sia meno tossica di quella degli inceneritori o delle discariche e dubito ancora più fortemente che quei rifiuti al caldo estivo del sud apporteranno benefici alla salute di milioni di cittadini (quindi crollo drammatico del turismo con tutte le conseguenze economiche del caso). Sono stato recentemente a Napoli per un convegno di Computer Grafica, e intorno alla stazione centrale l’olezzo era già irrespirabile al caldo non ancora torrido di maggio… Gli inceneritori di certo non producono acqua per annaffiare le piante, ma allo stato attuale non vedo alternative valide che possano essere attuate in tempi rapidi e con effetti immediati all’accoppiata discariche+inceneritori che dovrebbe risolvere l’emergenza entro il 2010. Nel frattempo parte la raccolta differenziata, il Governo Berlusconi ha previsto che si raggiunga in ogni dove il 50% proprio entro quel periodo e già il 25% per questo 2008, un risultato che soprattutto al sud sembra una chimera, una montagna impossibile da scalare: per altro sono previste multe per chi non conquista questa bandiera. In più, un maggior controllo ai pacchi spreco, nei quali si usano quintali di plastica per proteggere 1 pallina di vetro. Ma intanto, ripeto, il pregresso va trattato e smaltito, prima nelle discariche e poi negli inceneritori, anche tenendo conto che ogni giorno migliaia di tonnellate di spazzatura si aggiungono a quelle già presenti…

Mi sembra di aver detto fin troppo… Alla prossima. ;-)


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