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Portiamo tutti i clandestini in P.zza S. Pietro

maggio 9th, 2009
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Premessa: sono un cattolico praticante abituato a difendere la Chiesa Cattolica ed il Vaticano anche oltre il dovuto. Per questo penso di poterla criticare a buon diritto e con più credibilità del resto del mondo. Vengo al dunque.

Vi ricordate quando al governo del Paese c’era la sinistra? Infausti giorni quelli, quando non passava dì senza che la cronaca nera non fosse piena di atti violenti. L’Italia era in preda ad una ondata di insicurezza al limite dell’ingestibilità e qual’era la risposta di Prodi&Co.? La destra cavalca l’onda, aizza il popolo… Bene, quella destra vinse le elezioni e con una serie di provvedimenti ha prodotto un calo della criminalità (soprattutto quella di strada) del 10%. Quale fu la risposta della sinistra all’opposizione? Fascisti, dittatori, e minchiate seguitando.

Ora, la sinistra allo sbando, l’opposizione sfasciata e sfascista, cerca di recuperare un minimo di consensi grazie alle pseudoinchieste di Santoro e alla pletora di buffonate partorite dalle “eminenti” menti dei suoi capi. Le recenti vicende che hanno visto protagonista un barcone di immigrati irregolari provenienti dalla Libia respinti al mittente è solo l’ultima espressione dell’abisso demenziale in cui versa la sinistra. Loro li chiamano poeticamente “presunti rifugiati in viaggio verso la speranza”, richiamano la dignità delle persone, ed al grido di “nazirazzisti” ci riempiono la testa (ovvero ci fracassano i maroni) con il loro parlare a vanvera. Quando poi si tratta di immigrazione, sono sempre spalleggiati dalla Chiesa, che non perde mai l’occasione per tacere, tanto i problemi sono dell’Italia, il Vaticano se ne sta al calduccio al centro di Roma ed i suoi esponenti il più delle volte parlano seduti ad una scrivania su una sedia in pelle che soltanto vendendo tutto l’amba aradam si potrebbe sfamare un paesino africano per 6 mesi. Non bastasse, ecco venire fuori pronti all’armi quella banda di parrucconi dell’ONU e della UE che, esattamente come alcuni grandi esponenti della Chiesa, siedono su poltrone in pelle davanti a scrivanie dieci volte più costose e, a differenza della Chiesa, i problemi non ci provano neanche a risolverli ma in compenso ne creano a bizzeffe. Ecco, immaginate uno di questi parrucconi che, dopo le ignobili conferenze di “Durban”, ci viene a fare lezione di razzismo e quant’altro: ogni commento è superfluo. Della sinistra sarebbe meglio non parlare: loro sono per l’integrazione, infatti non trovano niente di meglio che offrire soldi agli stranieri purché se ne vadino e non tornino più in Italia, come successo a Pisa. Così loro si sentono puliti (gli immigrati li hanno accolti no?), se se ne vanno è per loro scelta e se ne lavano dunque tranquillamente le mani, tanto l’acqua ed il sapone ce li mettono i contribuenti italiani. Per la Chiesa io farei così: dirotterei tutte le migliaia di “presunti rifugiati” che sbarcano in Italia in piazza S. Pietro, lasciando che sia lo Stato del Vaticano a sbrigare tutte le pratiche relative al loro sostentamento, al loro riconoscimento ed eventualmente al loro rimpatrio. Sono sicuro che hanno sia i soldi sia i dipendenti per fare tutto ciò. E vi prego, che la Chiesa una buona volta la smetta di gridare sempre al razzismo quando un Paese civile come l’Italia, che ha sempre fatto dell’accoglienza una delle icone della sua civiltà, decide molto semplicemente di applicare le leggi esistenti (non quelle italiane, quelle europee), accompagnando al mittente (non affondando con un missile) un barcone assicurandosi per giunta che vi arrivi assolutamente sano e salvo sulle coste libiche.

Infine un’ultima cosa: Fassino ha pubblicamente detto che l’azione del Ministro Maroni non solo è legittima, ma è identica a quanto fatto dal Governo Prodi nella passata legislatura (solo che allora i respingimenti avvenivano via terra, quindi erano più “invisibili”). In quei giorni, l’ONU, la UE, il Vaticano, erano scandalizzati? L’Unità, la Pravda (pardon, la Repubblica), i giornali comunisti, gridavano al nazirazzismo? Non mi risulta.

Così, mentre Santoro ed i suoi seguaci senza cervello cercano di dimostrare che Berlusconi si fa fare i pompini da una 17enne con la madre guardona che applaude la sua figlia bravissima, mentre i sinistro”rs”i del Palazzo gridano al razzismo anche dove non c’è e parla al popolo un politichese latino salvo accusarlo di non comprendere e gridando di conseguenza alla dittatura ed al regime (ma se gli Italiani sono così cretini, perché fino ad un anno fa governavano e venivano votati loro?), la destra al Governo cerca di risolvere i disastri provocati da questi loschi figuri. Ergo, un respingimento assolutamente in linea con le leggi europee ed il semplice buon senso, diventa violazione dei diritti umani se fatto da Maroni, passa sotto silenzio se fatto dalla sinistra, che invece di pensare alle cretinate di Salvini, farebbe meglio a proporre un modo serio (a patto che ci riesca e a patto che abbia veramente a cuore la sorte dei veri rifugiati, sulle quali dubito fortemente) per aiutare queste persone bisognose. Fino a quel giorno, la loro difesa del “fateli venire tutti in Italia” non sarà una difea dei diritti umani, ma soltanto una difesa di quegli sporchi trafficanti di uomini, che vivono sulle disgrazie altrui e che non hanno alcuna remora nello stipare 200 persone su una nave da 30 spedendola alla ventura del Mediterraneo.

Io da queste persone non ho nulla da imparare e di certo so già dove mettere la mia croce elettorale da qui fino alla mia dipartita terrena…

Licenziato perché fa il suo lavoro

novembre 14th, 2008
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Era il 21 ottobre. Su un autobus di linea di Bologna salgono i controllori. Un gruppo di rom non ha il biglietto, volano insulti, minacce e spintoni. Scesi dal bus, i romeni vengono identificati: non hanno il biglietto ma precedenti penali. Linda Serra, una signora che è sull’autobus, però, non apprezza il modo in cui uno dei controllori tratta i rom, e scrive una lettera a Repubblica.

Risultato: il controllore viene sospeso a tempo inderminato. Ora è a casa. Nessuno gli ha concesso il diritto di replica. Non lo ha fatto il quotidiano la Repubblica, che ha ignorato la versione del controllore pur avendo pubblicato la lettera della signora Linda Serra con l’accusa di razzismo che gli è costata il posto di lavoro. Non lo ha fatto la sua azienda, Atc di Bologna, che preoccupata del danno di immagine subito, ha preferito prendere semplicemente per buona la versione della passeggera indignata, senza fare più attente verifiche, prima di rimuovere un dipendente dal suo incarico, a tempo indeterminato e senza stipendio.

Signor Abbondi, finalmente qualcuno ha voglia di sentire la sua versione dei fatti.
Ho provato anche due giorni fa a contattare la redazione locale de La Repubblica, ma niente. Gli unici che si sono interessati alla mia causa sono stati il Sindacato, Libero e la Lega Nord. E pensare che sono di sinistra.

Ci sono degli sviluppi interessanti nella sua vicenda…
Sì qualche giorno fa mi è venuto in mente di andare a controllare tra le ultime multe elevate.

E cosa ha trovato?
Una contravvenzione fatta, guarda caso, proprio da me alla Signora Linda Serra, su quella stessa linea, più o meno sempre attorno alle 8 del mattino, datata 2 settembre. 150 euro ancora da pagare.

Perché la sua azienda non ha pensato di fare questo semplice controllo?
Perché siamo in Italia, dove basta che uno scriva una lettera e ti ritrovi a casa senza stipendio. L’azienda si preoccupa di tutelare la sua immagine, della mia non frega niente a nessuno, non mi viene neanche concesso il diritto di replica. Nel suo blog la signora Serra mi descrive come “Kapo nazista in fuga dal terzo reich sbarcato in ATC”, con tanto di vignetta dove vengo raffigurato come Hitler.

Il colmo per un comunista…
Da quando poi mia moglie ha scritto sul suo blog della multa, chissà come mai non l’ha pubblicato e ha sostituito la vignetta di Hitler con una romantica immagine di Alice in Wonderland. Peccato che nel suo mondo migliore di cui parla nel blog abbia omesso di dire che mi conosceva già perché l’avevo multata due mesi fa e magari voleva farmela pagare.

Che cosa prova?
Sono amareggiato, mi sono sentito scaricato dalla mia azienda; credo che sia giusto dare pari valore ad entrambe le versioni, quella del dipendente e quella del passeggero, prima di sospendere una persona dal lavoro.

Quando i vertici dell’Atc sono stati informati che la signora Serra era stata multata da lei 2 mesi fa come hanno reagito?
Mi hanno riferito che a qualcuno gli ha preso un colpo.

A proposito, qual è la sua situazione attuale?
Sono stato sospeso dal 24 ottobre a tempo indeterminato e senza stipendio, con un bambino di due anni e un mutuo da pagare. Ho dovuto anche chiedere un prestito in banca per fare fronte alle spese. Alla luce di questi nuovi fatti il mio avvocato ha chiesto l’articolo 700 che prevede il reintegro con stipendio e mi sono rivolto anche ad un penalista.

Insomma sta spendendo un mucchio di soldi. Qual è la sua versione di ciò che è successo la mattina del 21 ottobre?
Erano circa le 8 del mattino, io e altri due colleghi siamo saliti sull’autobus della linea 35 che collega l’ospedale Maggiore al centro città per effettuare i controlli di routine. Il nostro lavoro consiste nel controllare i biglietti, gli abbonamenti e sanzionare chi è sprovvisto di titolo di viaggio.

Secondo le direttive dell’azienda, cosa dovete fare se trovate un passeggero sprovvisto di biglietto?
In qualità di pubblici ufficiali, gli chiediamo di esibire un documento di identità, per prendere gli estremi necessari per notificargli la multa; in alternativa può scegliere di pagare la sanzione al momento ed evitare di esibire i documenti. La sanzione ammonta a 40 euro più uno di biglietto, 41 che diventano 51 trascorsi i 5 giorni, 150 dopo i 60 giorni.

Quella mattina si è imbattuto in un gruppo di persone, sprovviste di biglietto, di che etnia erano?
Dalle verifiche sono poi risultati rumeni, 4 adulti, di cui tre donne e un uomo e 2 bambini tra i 4 e 6 anni e uno in fasce. Erano sprovvisti di biglietto, quindi gli ho chiesto il documento e si sono rifiutati di darmelo dicendo non ce l’ho, non te lo do, non me ne frega niente, e mi hanno mandato a quel paese.

Poi sono cominciati a volare insulti.
Sono stati loro i primi ad offendermi, prendendomi a parolacce, mandandomi a quel paese e insultandomi. L’uomo mi ha anche minacciato facendo il gesto della pistola, come per dire ti sparo. Io non ho minacciato di morte nessuno, tantomeno donne e bambini. Alla stazione siamo scesi e abbiamo chiamato la polizia che ha identificato i signori. E’ una prassi di servizio.

E’ un lavoro duro il suo?
Ultimamente lo è sempre di più, facciamo turni di 7 ore e 11 anche di notte e veniamo tutti i giorni a contatto con situazioni e persone veramente al limite. Oltretutto siamo totalmente privi di qualunque difesa. Capita di prendersi degli sputi in faccia, delle male parole, delle bastonate, o anche di peggio. Tra i nostri colleghi ce n’è anche uno fregiato in volto perché ha preso una coltellata.

Signor Abbondi lei è razzista?
Assolutamente no, divido anche la mia casa con un ragazzo tunisino, prima per un certo periodo abbiamo ospitato un ragazzo rumeno.

Cosa pensa degli immigrati?
Che se vengono nel nostro paese devono imparare a rispettare le nostre leggi.


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