Se lasci una pentola a bollire sul fuoco e te ne dimentichi, prima o poi capita qualcuno che passando vicino sentirà il rumore dell’acqua che bolle e avvertirà tutti dicendo: «Toh, l’acqua sta bollendo, buttiamo la pasta?». Lo scandalo che potrebbe avere conseguenze gravissime sul futuro immediato della scienza climatica non è infatti altro che la prova provata che qualcosa nel circolo mediatico del Global Warming non andava: da sempre, la principale accusa dei cosiddetti “scettici” (una categoria che per la verità coinvolge troppe persone per essere usata seriamente, poiché fa di tutta l’erba un fascio) è stata quella di aver reso la scienza climatica un arma al servizio della politica, la quale brandendola avrebbe ottenuto il consenso dei cittadini per gestire centinaia di miliardi di dollari in “azioni di contrasto”. Quando la politica trova il modo di gestire una massa immensa di soldi, tutti si dovrebbero preoccupare: invece ha vinto l’inconscio, l’instinto di conservazione di chi, di fronte alla minaccia di una catastrofe imminente e quasi irreparabile in grado di cancellare ogni cosa vivente sul pianeta a causa delle attività umane, sta lasciando che queste persone dall’alto di una poltrona decidano delle nostre vite sulla base di evidenze scientifiche che nella migliore delle ipotesi ancora non esistono. Poco tempo fa, per l’ennesima volta, un ricercatore italiano che lavora negli USA ha elaborato una teoria scientifica fondata su dati reali che spiega in maniera convincente come la maggior parte del GW sia causato dall’attività solare. Di giorno in giorno aumentano le certezze sul fatto che i modelli climatici calcolati al computer dagli scienziati che poi li usano per fare del catastrofismo sono per lo più sbagliati: temperature che non crescono, ghiacciai che non si sciolgono, dati che non coincidono, risultati non corrispondenti alla realtà dei fatti (gli unici dati realmente oggettivi sul riscaldamento globale sono quelli satellitari, i quali dimostrano come le teorie di questi scienziati sul riscaldamento via CO2 siano per lo più fantasiose).
Così, le persone ignoranti in materia che non hanno il tempo di informarsi seriamente (e che non hanno neanche la capacità per comprendere queste informazioni), si affidano a gente come Al Gore, ai gruppi ambientalisti ideologizzati, a certa sinistra che pensa solo a come gestire sempre più denaro, e la frittata è fatta. La boiata pazzesca del GWA è stata perfino suggellata da un Premio Nobel per la Pace, concesso per mettere una pietra miliare su un tema che già nel 2007, alla presentazione del terzo documento dell’IPCC, cominciava a scricchiolare seriamente.
Lo scambio di email che è stato divulgato attraverso un atto che di per sé è criminale (quando un cracker, e non un hacker come si legge sui giornali, viola un server privato e protetto e ne diffonde il contenuto, si è infatti di fronte ad un atto illegale), non rappresenta dunque in alcun modo un Climategate: rappresenta soltanto la prova provata di una scienza deviata che cerca il consenso del pubblico taroccando i dati, aggiustandoli nel miglior modo possibile e presentandoli corredati da una serie di insulti e di improperi verso chi non la pensa come lei: così, chi solo tenta di controbattere a queste ipotesi con altre ipotesi viene tacciato di essere addirittura un nemico dell’umanità, una persona venduta a petrolieri e multinazionali senza scrupoli che vogliono continuare i loro profitti. Quante volte abbiamo sentito screditare scienziati e ricercatori dietro i quali vi erano petrolieri e multinazionali del tabacco o chissà cos’altro che finanziavano le loro ricerche per lo 0.x% e per questo andavano cestinate? Molte, troppe volte per chi ha seguito il dibattito nel corso di questo decennio del nuovo millennio. Buoni vs. cattivi, i salvatori dell’umanità vs. i Lex Luthor della situazione.
I cittadini hanno due strade: prendere consapevolezza una volta per tutte di questa immane presa per i fondelli, e proteggere il pianeta nel miglior modo possibile, attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie e prendendo coscienza vera di una vera civiltà e cittadinanza ambientale; oppure far finta di niente e lasciare che politici ed organizzazioni ideologizzate spillino centinaia di miliardi da distribuire a chissà chi per far finta di risolvere un problema senza in realtà risolverlo (anche perché non è possibile risolvere qualcosa di cui non si è causa), in modo da poter continuare vita natural durante a spillare altre centinaia di miliardi. Io preferisco la prima strada, perché solo una civiltà tecnologicamente avanzata e realmente cittadina del mondo potrà lasciare l’unico pianeta che ha a disposizione ai suoi figli e nipoti in condizioni ancora decenti. L’evoluzione della Terra e dell’universo in generale se ne è sempre sbattuta di chi vivesse sul pianeta: incredibili cambiamenti climatici ed estinzioni di massa ne hanno caratterizzato la vita, il problema è che oggi non ci sono più i dinosauri ma una specie animale che ha coscienza di quello che le succede, ecco perché le cose sono un tantinello più complicate: la nostra civiltà è cresciuta e si è sviluppata all’interno di un brevissimo periodo temporale in cui inevitabilmente la stabilità climatica era garantita. Ma gli anni, i decenni, i secoli passano, e la Terra continua a fare il suo corso: in realtà sono gli ambientalisti ad alterare l’evoluzione terrestre con le loro teorie sulla conservazione ed il contrasto (la Terra non si conserva, ma evolve), mentre il compito di oggi è studiarne gli effetti ed essere preparati al cambiamento. Mettiamocelo in testa, non vivremo per sempre in questa era: presto o tardi torneremo in una nuova era glaciale ed a quel punto quale sarà la soluzione di questi intelligentoni? Brciare tutto il petrolio fino all’ultima goccia per contrastare l’abbassamento delle temperature ed evitare la ritirata delle acque che potrebbero trasformare Venezia in una città gelata a chilometri dalla costa?
Per chi mastica l’inglese invitiamo a seguire l’ottimo blog di Steve McIntyre ClimateAudit, mentre per seguire la vicenda in italiano fate riferimento al blog giornalistico ClimateMonitor. Su TheReferenceFrame invece una serie di link dal quale scaricare i dati in oggetto. Magari, per una volta, un atto illegale potrebbe trasformarsi in un atto di servigio all’umanità ed alla vera scienza, affinché si torni a studiare seriamente il clima terrestre ed a dibattere in maniera neutra sui dati che vengono fuori, perché solo così si avanza nella conoscenza, non taroccando i dati ad uso e consumo dei politici parrucconi.
Come si vede, secondo i dati satellitari non vi sarebbe alcuna correlazione tra aumento di temperatura dell’atmosfera ed aumento di ppm di CO2 e che sostanzialmente, nell’ultimo decennio (un tempo quindi statisticamente rilevabile), non vi è stato alcun aumento di temperatura, che è di fatto rimasta sostanzialmente costante. A leggere gli studi aggiornati del MIT che addirittura indicano in 9°C l’aumento più probabile di temperatura entro il 2100, questo periodo di stasi (non si sa quanto lungo né a che risultati potrà portare) appare anomalo (per quanto reale). Soprattutto se la media generale attuale è di +0,13°C per decennio. Di più, negli ultimi tempi, l’attività solare continua a registrare un minimo anomalo: sono mesi infatti che sul Sole non vi è presenza di macchie solari, con una diminuzione del vento solare. Quando in passato si verificò un evento del genere (minimo di Maunder, seconda metà del XVII secolo) l’Europa precipitò in quella che viene chiamata Piccola età del ghiaccio che causò carestie ed epidemie. Allo stesso modo, un periodo insolitamente freddo si registrò alla metà degli anni ‘50 del XX secolo, quando parimenti si ebbe una minima attività solare insolitamente lunga. Secondo alcuni, questo potrebbe essere il preludio al 



