Posts Tagged ‘giustizia’

Gigineddu flop: come De Magistris spreca i nostri soldi

novembre 22nd, 2009
No Gravatar

L’Italia è un Paese strano: si chiedono le dimissioni di uomini su cui vengono costruiti fantasiosi teoremi dagli avversari di turno, ma contemporaneamente si esaltano coloro che, costruendo quei teoremi, risultano essere i veri “criminali” della situazione. Pseudomagistrati che sfruttano i “pentiti” a loro uso e consumo, immacolati PM che sfruttano la loro posizione per finire sui giornali e mentre ancora indossano la toga si iscrivono ad un partito, ed in tutto questo abbiamo un Palamara segretario dell’ANM con lo sguardo costantemente rivolto altrove, ad ennesima riprova di come certe associazioni e certi sindacati deviati siano la vera rovina di questo Paese, coloro che lo hanno ridotto nel tempo ad essere l’avanguardia nell’Occidente del Terzo Mondo africano. Ecco allora una bella storiella su Luigi De Magistris, il nuovo anfitrione del giustizialismo immacolato italiano, tanto per ricordare ai suoi ferventi sostenitori chi stiano sostenendo in realtà, tanto per ricordare insomma (ma siamo sicuri che tutto sia inutile), la differenza che intercorre tra teorema giudiziario (quello che una volta si chiamava fumus persecutionis) e la giustizia vera che indaga sui criminali veri in silenzio e con olio di gomito.

Il gip del tribunale di Catanzaro ha archiviato la posizione dell’ex premier Romano Prodi indagato nell’ambito dell’inchiesta «Why not». La notizia non giunge inattesa, perché la stessa procura generale della città calabrese aveva chiesto l’archiviazione un anno fa: le accuse contro Prodi erano ritenute «generiche, vaghe e inidonee a fornire dati concreti su presunti favori a Saladino», cioè l’imprenditore che sarebbe il grande burattinaio della vicenda. Prodi non c’entrava con «Why not», così come Silvio Berlusconi era estraneo alle contestazioni rivoltegli dalla procura di Milano nel 1994 che lo costrinsero alle dimissioni. Caso chiuso anche per altre otto persone. «Why not» è l’inchiesta che ha portato alla caduta del governo Prodi. La istruì l’ex pubblico ministero Luigi De Magistris, ora eurodeputato dell’Italia dei valori e grande moralizzatore dell’italico suolo. Il pm indagò Prodi, il guardasigilli Mastella inviò gli ispettori, il fascicolo fu avocato, il magistrato trasferito, il ministro indagato al pari del vicepresidente del Csm, le procure messe una contro l’altra e subissate di avvisi e ricorsi, la poltrona del premier minata finché non saltò per aria. Ma quel botto fu contemporaneamente il trampolino di lancio per De Magistris. Lui che diceva di rifuggire la giustizia spettacolo subì una metamorfosi. Divenne un fenomeno mediatico, beniamino di Santoro & friends, ultimo (allora) epigono di quella giustizia-spettacolo inaugurata quando il pool di Milano affossò il decreto Conso sulla depenalizzazione del finanziamento pubblico ai partiti. De Magistris si trasformò nell’idolo di Grillo e Di Pietro, ennesima vittima del nuovo complotto di poteri occulti-massonerie-servizi deviati e chissà cos’altro. L’eroe fu trascinato a furor di popolo a Bruxelles, beatificato nel consesso dove siede anche Mastella e dal quale ora pontifica come un padreterno. Strada facendo, l’inchiesta «Why not» perde pezzi. Non è l’unico castello di carte giudiziarie eretto da De Magistris poi crollato. Inquisì la madre di una sua collega di tribunale, che fu prosciolta. Indagò il marito di un’altra collega: anche lui uscì immacolato. Il Consiglio giudiziario di Catanzaro bocciò la sua nomina a magistrato di Corte d’appello in quanto le sue «inconcludenti fonti di prova» erano in realtà «rapporti personali tra indagati». A Salerno è stato prosciolto da una cognata di Michele Santoro dalle accuse di abuso d’ufficio (indagò oltre i termini concessi) e concorso in diffusione di notizie coperte da segreto (nonostante incontrasse i giornalisti perfino a Eurodisney). Si è occupato di reati contro la pubblica amministrazione dal 1996, appena insediato a Catanzaro, ma nessuno dei suoi indagati è mai stato condannato per reati amministrativi. Ha fatto spendere montagne di soldi pubblici per consulenze che non hanno portato a nulla. Perfino Massimo Di Noia, avvocato di Tonino Di Pietro, chiese provvedimenti giudiziari contro il pm, soprannominato dagli addetti ai lavori (e ai livori) del tribunale calabro «Gigineddu flop». «I procedimenti da lui istruiti, di grande impatto sociale perché istruiti contro i cosiddetti colletti bianchi, erano quasi tutti abortiti con provvedimenti di archiviazione, con sentenze di non doversi procedere e con sentenze ampiamente assolutorie»: parole messe nero su bianco dal magistrato Bruno Arcuri del Consiglio giudiziario di Catanzaro, il quale ne propose di bocciare la promozione di De Magistris elencando «una serie numerosissima di insuccessi», di «procedimenti infausti e immotivati», di «errori evitabili ed evidenziati dall’organo giudicante», di «violazioni manifeste di legge, addirittura diritti costituzionali», di «tecniche di indagine discutibili». Una «patologia forse unica nel panorama delle iniziative di un pm». Nel 2003 De Magistris pose sotto sequestro due villaggi turistici a Botricello. Diciotto indagati. Un blocco di quattro anni con perdita dei finanziamenti europei già stanziati (nove miliardi di lire). Nel 2007 il gip Tiziana Macrì, la stessa che ha archiviato Prodi, prosciolse tutti lodandone «la condotta corretta e trasparente». Nel 2004 sequestrò un cantiere a Davoli Marina, subito dissequestrato dal tribunale della libertà. Nel 2007 mise i sigilli al centro turistico ecologico Marinagri: un investimento finanziato da Stato e regione, con opere per 100 milioni di euro, 47 imprese appaltatrici, 1.800 lavoratori. Tutto fermo perché il pm paventava inondazioni. Centinaia di famiglie della zona di Policoro rovinate dal sequestro hanno fondato l’associazione Vittime di De Magistris, con tanto di statuto, sito internet, rassegna stampa e recapiti telefonici. Magari domani si iscrive pure Prodi. Fonte

State pur certi che di queste cose, dalle parti di Santoro & Co., non ne parlerà mai nessuno… :roll:

La giustizia è una piaga sociale dell’Italia, non di Berlusconi

novembre 13th, 2009
No Gravatar

Quando in Italia si parla di giustizia, il nome di Silvio Berlusconi viene fuori come fosse il fungo che spunta dopo la pioggia. Il binomio è oramai talmente stretto che manca poco verrà codificato in un dizionario: “giustizia, contrario di Silvio Berlusconi”. Aver vissuto questi ultimi 15 anni in Italia ha prodotto il seguente assunto: la giustizia è intoccabile perché se la tocchi favorisci Silvio Berlusconi. Io mi sono letto e riletto più volte la Costituzione per sapere se una legge, prima di essere approvata, debba essere passata al vaglio della lente che decide se è utile o no al Cavaliere, senza trovare nulla a tal proposito, eppure in Italia è così. Per di più, siccome la casta dei magistrati è diventata peggiore della casta degli arbitri di calcio, chiunque provi a mettere un po’ di ordine viene puntualmente indagato perfino nelle sue mutande, come successo a Mastella e Castelli, che dopo le loro proposte di riforma della giustizia sono finiti nei fascicoli di mezze procure italiane.

Per di più, dopo l’eliminazione dell’immunità parlamentare, a dimostrazione di come i giustizialisti a furor di popolo possano sfasciare un Paese, 2 governi sono caduti per inchieste infondate e basate sul nulla: il primo governo Berlusconi nel 1994 ed il secondo governo Prodi nel 2008. Berlusconi poi è stato indagato in maniera così alacre che se lo stesso olio di gomito fosse stato messo nell’ordinaria amministrazione della giustizia l’Italia sarebbe un Paese molto più pulito.

Eppure, ancora l’altra sera mi sono dovuto sorbire sul primo canale nazionale Luca Palamara, presidente dell’ANM: io chiedo solo una cosa, che Palamara si presenti in televisione e chieda scusa dello schifo di giustizia di questo Paese. È inaccettabile che ogni cosa che non funziona si imputi la colpa alla politica ergo a Berlusconi: è un giochetto che non funziona, infatti oramai queste argomentazioni da un orecchio entrano e dall’altro escono. Vespa l’altra sera ha ricordato come per non far finire in prescrizione Craxi si usò perfino il fax per trasmettere gli altri, onde evitare i ritardi delle buste postali; aggiungo io che per non far finire in prescrizione Berlusconi gli si è cambiato il capo d’accusa in corso d’opera; al contempo, il caso del signor De Benedetti è finito tranquillamente sul binario morto dei processi che finiscono per prescrizione. Subito Palamara si è sentito indignato: “Dott. Vespa mi vorrebbe dire che i magistrati stabiliscono come condurre le indagini in base al nome dell’imputato”? Sig. Palamara, ma lei pensa che noi siamo scemi che non lo capiamo da soli come funzionano certe cose? Ieri da Santoro il solito Travaglio ha chiesto a Belpietro: “Scusi ma come è possibile che se i magistrati napoletani arrestano i mafiosi sono vostri amici, se indagano Cosentino sono beceri comunisti?”. Lo dico io a TorqueMarco Travaglio: perché esistono 10 giudici leoni che combattono la mafia e 90 giudici fannulloni che pensano solo a finire sui giornali. Parola del PG Vincenzo Galgano, che definisce questi magistrati fanatici. Si moltiplicano sempre di più questo tipo di accuse: dal magistrato che si fa firmare un certificato medico di invalidità per andarsene a regatare in mare, al magistrato che spiega i trucchi su come evitare che una sentenza venga impugnata (basta riempire di fogli il faldone), ai magistrati che confessano di “militare”, e così via seguitando. E tanti saluti alle leggi ed alla Corte Costituzionale che ha deciso che il magistrato non deve solo essere imparziale nelle sue funzioni, deve anche apparire tale: quanti magistrati che indagano Berlusconi, i suoi uomini e più in generale la politica appaiono 100% o almeno 99% imparaziali?

Poi il colmo dei colmi: la giustizia in Italia non funziona perché il governo taglia i fondi. La realtà della malagiustizia italiana è rappresentata da questi dati, che dimostrano il degrado dell’amministrazione della giustizia in Italia, che dimostrano quanto sia diventata una piaga sociale. In Italia, anche a causa di errori tecnici e di distrazioni, ogni anno 200.000 processi finiscono per prescrizione, dall’estero non investono nel Bel Paese perché non solo non vi è certezza della pena ma non vi è proprio certezza che il processo si faccia, visti i tempi biblici di quanto dura e per i quali il nostro Stato si trova spesso a pagare multe della Corte Europea dei Diritti Umani. Quei dati sono la dimostrazione dello sperpero e del mal costume che avvolge l’italiota medio nell’amministrazione della risorsa pubblica: in Italia si spende come e più di altri Paesi, eppure si è anni luce dietro gli stessi.

Detto questo, mi si impone una riflessione su alcuni recenti accadimenti: il ddl della riforma del processo penale, che costringe entro i 6 anni (solo per gli incensurati e solo per alcune tipologie di reato) il completamento del processo, in particolare 2+2+2 nei tre gradi di giudizio, ha un non so che di non proprio convincente, in particolare per quanto riguarda i possibili rilievi di incostituzionalità che potrebbero essere sollevati. Nel suo percorso parlamentare andrà certamente modificato: non me ne può fregar di meno se questa legge avvantaggia Berlusconi, solo e soltanto a patto che avvantaggi tutti i cittadini. Bisognerà tornare su questo argomento. Il secondo aspetto riguarda la vicenda Cosentino: il sottosegretario all’economia e possibile futuro governatore della Campania si trova al centro di indagini per concorso esterno in associazione mafiosa, accusa elaborata a partire da dichiarazione di alcuni soliti pentiti che diventano tali solo quando vengono arrestati. I fatti risalirebbero addirittura alla prima metà degli anni ‘90 del XX secolo, o per meglio dire non si sa esattamente a quando risalgano, visto che la memoria del pentito è alquanto ballerina, giacché cambia la sua dichiarazione ogni volta che gli viene fatta notare una incongruenza. Nonostante questo per il PM risulta vangelo, e quando il suo partito non si decide a rimuovere la sua candidatura, tanghete arriva bell’è pronta una richiesta di arresto preventiva, in attesa di accertare se questa presunta collusione con la camorra sia ancora in corso.

Personalmente ho profonda paura di un Paese in mano alla magistratura, nelle cui file si celano personaggi deviati e fanatici che sentono il dovere di fare il bello ed il cattivo tempo della politica, per cui non è più il popolo ma sono loro a scegliere quanto deve durare un governo e chi deve essere candidato alle elezioni. Detto questo, un ragionamento sulla posizione di Cosentino andrebbe indubbiamente condotto, così come la vera riforma della giustizia sarebbe questa: d’ora in avanti, qualunque magistrato di ogni ordine e grado che commette errori, verrà declassato, avrà lo stipendio decurtato fino alla radiazione totale dai pubblici uffici, con crescente grado di punizione. Per i parlamentari si reintroduce l’immunità, se si vuole copia-incollata dalla norma attualmente vigente nel Parlamento Europeo e votata anche da quella sinistra (come Santorescu e compagnia bella) che in Italia al solo sentirne parlare si straccia le vesti come i sacerdoti davanti a Gesù: ma al tempo stesso un bel regolamento per cui se tu vuoi entrare in politica devi dire a me cittadino cosa hai fatto nella vita, quali sono le tue frequentazioni abituali, qual’è il tuo livello culturale (una sorta di questionario come quello vigente negli USA), e così via seguitando. Si riorganizzi anche la distribuzione territoriale dei tribunali per recuperare ulteriori risorse, ma si stabilisca anche che se dentro un tribunale i fondi vengono spesi male io le mani te le taglio. E solo di fronte ad un codice di questo tipo che regoli l’attività del magistrato sono pronto a sostenere il principio per cui non solo chi è condannato, ma anche chi è indagato non ha l’accesso a cariche pubbliche: una norma del genere, tanto cara a Di Pietro, e che io estenderei almeno ai parenti di primo grado, se venisse approvata prima di tutto ciò rischierebbe di diventare un vulnus terribile per la democrazia, perché si legalizzerebbe l’azione fanatica di alcuni magistrati.

Il problema è che ci troviamo di fronte a due caste, che si pestano i piedi a vicenda ma che stanno bene attente a non pestarseli al loro interno. L’Italia è un Paese che va brutalmente picconato: non è la civiltà a dire che un impiegato pubblico deve usare cortesia verso i cittadini, bisogna imporlo per legge. Allora, imponiamo per legge quanto detto sopra, si vedrà che non ci sarà bisogno del processo breve (e neanche del Lodo Alfano) e soprattutto la giustizia smetterà di essere una piaga sociale di questo Paese.

EDIT 14/11:2009: segnalo questa intro dell’editoriale di Sergio Romano sul Corriere, che fotografa bene l’attuale situazione della politica italiana, a rischio naufragio in mare aperto.

Se fosse possibile scegliere tra la riforma della giustizia e una delle tante riforme di cui il Paese ha bi­sogno (pensioni, sistema fiscale, educazione, funzione pubblica) non avrei alcun dubbio. Sceglierei senza esi­tare la riforma della giustizia. Le cause civili sono interminabili e la durata dei procedimenti sta procurando danni irre­parabili, tra l’altro, all’economia nazio­nale. L’obbligatorietà dell’azione penale è l’alibi che copre la di­screzionalità dei magistra­ti inquirenti. Molti procu­ratori hanno ambizioni pubbliche che stravolgo­no la loro funzione origi­nale. Le indagini hanno talora un sapore politico o un senso dello spettaco­lo che nuoce alla loro cre­dibilità. Il Consiglio supe­riore è un parlamento in cui sono rappresentate correnti ideologiche. Un organo sindacale, l’Asso­ciazione nazionale magi­strati, agisce come una lobby e cerca di condizio­nare la decisione delle Ca­mere. Ripeto: se l’Italia vuole rimettere ordine tra i poteri dello Stato e restituire ai cittadini la fi­ducia nelle istituzioni, occorre partire dalla riforma della giustizia. Molti dei voti dati al centro-destra sono dovuti al­la sua promessa di agire su un terreno in cui i governi di centro-sinistra sono stati esitanti e, alla fine, carenti.

Il Governo “amico” dei mafiosi

ottobre 9th, 2009
No Gravatar

Secondo la vulgata dipietresca, se “è vero come è vero” che 2+2 fa 4, Berlusconi è un amico dei mafiosi. La sua discesa in campo coinciderebbe con un momento politico nel quale la mafia cercava un nuovo asset istituzionale per continuare le sue losche attività: peccato che quel Governo durò 6 mesi a causa di un processo inventato dalla procura di Napoli e poi ci furono 7 anni di governo di sinistra… Come dire, se la mafia ha provato a truccare le carte non aveva fatto i conti con il pool di Napoli e Romano Prodi, che sarebbero riusciti là dove avevano fallito Falcone, Borsellino e decine di magistrati antimafia della Sicilia e non solo… Un po’ come Veltroni con i comunisti per intenderci.

Sicuramente, la mafia non ha fatto bene i conti neanche successivamente: se andiamo a vedere gli ultimi provvedimenti infatti, Cosa Nostra ha fatto il Tafazzi di turno nel far eleggere Berlusconi (piuttosto complesso che la maggioranza di 17 milioni di persone e oltre siano portate da Cosa Nostra ma alla fantasia di Di Pietro e Travaglio non poniamo limiti), a prescindere ovviamente dal fatto che il resto della mafia (Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita) vive e opera in regioni rosse da illo tempore. Ad esempio, l’articolo 41bis, il carcere duro per i mafiosi, è stato fortemente inasprito: da 2 a 4 anni, meno aria, meno contatti, e carcere anche per il tentato favoreggiamento, e soprattutto spostamento nei carceri isolani. Sono state poi inasprite le norme per la confisca di beni e rese più veloci le operazioni di reimpiego: dall’insediamento del nuovo Governo hanno già trovato destinazione oltre 1 miliardo e mezzo di euro sequestrati ai criminali, in massima parte alle forze di polizia e a tutte quelle associazioni che lavorano per la giustizia e la tutela del territorio; la “confisca per equivalente” è stata estesa anche ai delitti di stampo mafioso. Il sequestro viene inoltre esteso anche agli eredi dei mafiosi. Sono stati aumentati i poteri in dote al Procuratore Nazionale Antimafia e quelli della DIA (Direzione Investigativa Antimafia).

Nel primo anno di Governo sono stati assicurati alle patrie galere quasi 3000 appartenenti alla criminalità organizzata nel suo complesso, di cui fino ad oggi 170 erano latitanti, 22 appartenenvano ai 100 più ricercati. Di oggi è la notizia che Santo La Causa, boss dei boss in quel di Catania, considerato uno dei 30 criminali più pericolosi d’Italia, è stato anch’egli sbattuto in gattabuia dal reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri; negli ultimi mesi altri signori appartenenti a questa lista, come Salvatore Miceli e Rosario De Stefano, hanno fatto la stessa fine. Senza dimenticare che l’11 aprile 2006, il giorno dell’arresto del capo dei capi Bernando Provenzano, era al Governo ancora e da 5 anni Silvio Berlusconi, cioè colui che “sospettatamente” sarebbe sceso in campo quando il primo diventava “il capo”.

Al contrario, le norme che abbiamo prima ricordato e che il capo della Polizia Antonio Manganelli ha qualificato come “auspici del giudice Falcone“, sono state bocciate in Parlamento sia dal PD che dall’IdV, che hanno votato NO il troncone relativo alla criminalità organizzata del ddl sulla sicurezza approvato nel luglio di quest’anno.

Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, legge 24 luglio 2008 n. 125.

Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, legge 15 luglio 2009 n. 94.

Insomma, questo Governo sta facendo un culo così alla criminalità organizzata eppure certi ambienti, che da mesi con il lanternino scrutano cosa c’è in mezzo alle gambe della D’Addario, continuano a ritenere che Berlusconi sia sceso in politica per creare un Governo paramafioso. Questo Governo fa i fatti, gli altri fanno le chiacchere.

Aggiornamento: alcuni dati segnalati dal Ministro dell’Interno Maroni. Il governo ha sottratto alla Mafia circa 5,4 miliardi di euro, dirottando le somme confiscate in un fondo che ha ora una disponibilità di 676 milioni che servirà a finanziare le forze dell’ordine. “Ogni giorno sono stati arrestati mediamente 8 mafiosi – ha affermato il ministro dell’Interno -. Non ci sono precedenti di un governo che nei primi 15 mesi ha adottato così tante misure contro la mafia e così efficaci“. Maroni ha detto inoltre che dall’inizio dell’azione di governo sono stati sciolti “12 consigli comunali per infiltrazione mafiose rispetto agli otto sciolti nello stesso periodo del governo precedente. Sono risultati che non hanno precedenti è una stagione straordinaria“. Per quanto riguarda il Comune di Fondi (guidato da una giunta di centrodestra), attenzionato dalle forze dell’ordine per possibili infiltrazioni mafiose, si è scelto la via del commissariamento e delle elezioni anticipate poiché nonostante la corposa relazione consegnata non risultano allo stato attuale indagati per alcun reato.

PS: ovviamente conosciamo benissimo la condanna ancora non definitiva che pende su Marcello Dell’Utri per “concorso esterno in associazione mafiosa”, che riguarda “quei soggetti che, sebbene non facciano parte del sodalizio criminoso, forniscano, sia pure mediante un solo intervento, un contributo all’ente delittuoso tale da consentire all’associazione di mantenersi in vita, anche limitatamente ad un determinato settore, onde poter conseguire i propri scopi”. (Cass. Sezioni Unite Penali, 5 ottobre 1994). Ma oltre a ragionare per presunzione (ruolo che lasciamo ai campioni del giustizialismo ed ai “cretini di talento”), non si può fare, e quello che rimane sulla carta, quello che rimane agli effetti di legge, sono i fatti che corrispondono alla lotta senza tregua e alle leggi contro la criminalità organizzata, che altri non hanno fatto.

Il Lodo Alfano è incostituzionale

ottobre 7th, 2009
No Gravatar

I 15 giudici della Corte Costituzionale, chiamati dai PM del pool di Milano a decidere sulla costituzionalità del Lodo Alfano, hanno a maggioranza bocciato senza appello detta legge. Infatti, richiamando gli articoli 3 e 138 della Costituzione, la legge è di fatto cancellata dall’ordinamento giudiziario italiano. Tra le altre possibilità vi era anche la bocciatura parziale del Lodo, che a quel punto avrebbe potuto essere corretto tramite una ulteriore legge ordinaria. La Consulta ha invece stabilito che una modifica del genere va praticata a mezzo di legge costituzionale, che significa doppio passaggio tra le due Camere del Parlamento, votazione a maggioranza qualificata e referendum popolare.

La decisione era ampiamente attesa, sebbene il cauto ottimismo della difesa negli ultimi giorni lasciasse uno spiraglio per l’ipotesi della parziale incostituzionalità.

È di tutta evidenza a questo punto che tale legge sia il risultato di un errore tecnico, nonostante fossero stati accolti i rilievi della Consulta sul Lodo Schifani del 2004. È ancora evidente che la tipologia e l’elevatezza della Corte Costituzionale non possono far gridare al complotto eversivo come si trattasse di semplici PM politicizzati, come ha in qualche modo lasciato intendere Umberto Bossi. Allo stato attuale, diventa ancora più stringente e necessario tornare a governare il Paese con ancora più fatti di prima, per dimostrare alle prossime elezioni regionali del 2010 quanto sia benvoluto questo Governo dal popolo indipendentemente dagli strascichi giudiziari del Premier (che c’erano anche prima e di cui il popolo se ne è fregato pur di cacciare quegli incompetenti della sinistra), come è stato fino ad ora.

Quando verrà pubblicata la sentenza della Corte torneremo ad analizzare più compiutamente la decisione, soprattutto per capire come mai l’attuale Presidente della Corte Costituzionale ha cambiato idea rispetto a quanto venne deciso dalla sentenza della Consulta del 2004, di cui egli era relatore, che non ritenne di stabilire che una decisione del genere dovesse essere presa modificando la Costituzione.

Lodo Alfano: Gasparri sugli scudi. MITICO!

luglio 22nd, 2008
No Gravatar

È stato un Maurizio Gasparri verace, forte, impettito, quello che ha parlato questa sera nel dibattito al Senato sul Lodo Alfano, il provvedimento che prevede lo stop ai processi (con il blocco della prescrizione) per le alte cariche dello Stato. In pochi minuti, ha disintegrato tutte le parole dell’opposizione, fondate unicamente sul trito e ritrito concetto dell’antiberlusconismo: il Lodo non va bene perché salva Berlusconi, il Lodo non va bene perché viene fatto passare per legge ordinaria, il Lodo non va bene perché contravviene alla Costituzione, e così via seguitando. Il capogruppo al Senato del PdL si è lanciato in una nutrita serie di citazioni eccellenti, le quali una per una smontavano in serie le argomentazioni dell’IdV e del PD, dimostrando senza ombra di dubbio la legittimità del procedimento in ogni sua parte.

maurizio gasparri

Quando la Finocchiaro ha citato le parole “Tutti sono uguali davanti alla legge“, forse ha dimenticato che evidentemente il concetto della sinistra è “Tutti sono uguali, ma i diseguali sono diseguali“. Imbarazzante quanto avviene negli ultimi giorni che sta colpendo gli esponenti del PD (da Del Turco alle presunte tangenti di Fassino, fino a D’Alema ancora coperto dall’immunità del Parlamento Europeo, lui che chiede a gran voce che Berlusconi si faccia processare: ipocrisia senza tregua!), imbarazzante il loro modo di fare politica, sempre e soltanto teso a criticare l’azione altrui senza portare mai uno straccio di alternativa che sia minimamente credibile e/o praticabile (forse è per questo che non li vota più nessuno?). Ma tutto questo non ci interessa: l’intervento di Gasparri merita di essere visto e rivisto e di rimanere agli annali come dato fondamentale di smontaggio della propaganda sinistrorsa. Presto dunque l’intervento dovrebbe essere reso disponibile online, cercherò quanto prima di inserirlo nel canale TV della Libertà su YouTube. Ogni altra parola diventa vana…


http://it.youtube.com/watch?v=mcMoIu5sqXk

Qui l’iter parlamentare del ddl 903, con tutta la documentazione relativa alle “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato“.

Qui il discorso trascritto del senatore (pdf).


Bad Behavior has blocked 51 access attempts in the last 7 days.