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Global Warming e recenti ricerche scientifiche

settembre 10th, 2009
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Vorrei divagare un po’ in questo post rispetto ai temi politici trattati ultimamente. Lo faccio in relazione ad una pubblicazione apparsa su Science (D. Kaufman et al., Recent Warming Reverses Long-Term Arctic Cooling, 4 Sept, 2009). Secondo questo studio a cui hanno partecipato una dozzina di ricercatori analizzando anelli di crescita di alberi, sedimenti lacustri e carote di ghiaccio da 23 siti posti sopra il 60° parallelo, negli ultimi 2000 anni, cioè dall’anno 1 al 1950 d.C., il trend terrestre era quello del raffreddamento, che gli scienziati hanno quantificato in 0,22° per millennio: questa precisione è stata ottenuta attraverso concrete analisi geochimiche su reperti raccolti sul campo (climate proxies), non su astratti modelli matematici. In sostanza, l’uomo con le sue attività ergo con le sue emissioni di gas serra in particolare di CO2 ha invertito un trend naturale, portando al riscaldamento un pianeta volto al raffreddamento. La ricerca dunque sarebbe una pietra miliare nello studio sul GW per la quantità di dati e prove reali raccolte.

Come molti sanno, la questione è combattuta: i rapporti dell’IPCC hanno già indicato nell’uomo il colpevole unico ed assoluto di questo trend di riscaldamento, sebbe i loro report e tabelle siano pieni di “low” e “low-mid” alla voce “grado di conoscenza” dell’elemento trattato. Come dire: signori, noi conosciamo ancora poco, per non dire pochissimo, del clima terrestre, eppure già sappiamo prevederlo, sappiamo controllarlo e sappiamo chi ne altera la costituzione. A quei rapporti, che hanno ricevuto nel 2007 il Premio Nobel per la Pace, si è fermamente opposto un membro dello stesso IPCC, lo scienziato John R. Christy, uno dei massimi esperti nell’analisi dei dati satellitari in seno a tale organismo. Ebbene, i dati satellitari, essendo dati scientifici oggettivi, inconfutabili ed incontrovertibili, oltreché geograficament estesi (cioè non tengono conto dell’urbanizzazione terrestre) smentiscono categoricamente le previsioni degli scienziati, poiché registrano un andamento della temperatura nella troposfera che non corrisponde a quanto i fautori del global warming antropogenico hanno previsto e predetto. Ma allora, chi ha realmente ragione? Considerando che la CO2 costituisce l’1% dei gas serra presenti nell’atmosfera terrestre, e considerando che di questo 1% l’uomo produce il 3% (quindi l’uomo produce lo 0,03% della CO2 mondiale, mentre la natura soprattutto attraverso gli oceani ne produce il 97%, quindi lo 0,97% della CO2 mondiale), ritenere che sia tutta e soltanto colpa dell’uomo appare quanto meno azzardato: far passare come certezza granitica una conoscenza scientifica ancora traballante posso capirlo lo faccia un ambientalista, ma che lo faccia un gruppo di scienziati mi pare francamente fuori luogo. Nel 2008, oltre 31mila scienziati americani firmarono una petizione per rigettare le tesi dell’AGW: insomma non proprio noccioline.

Dunque, l’uomo potrebbe contribuire per una piccola parte alla sensitività climatica, una parte stimabile in un 20-25%, altro che il 90% dei catastrofisti che dipingono il mondo del 2100 come un mondo postnucleare senza guerra nucleare: pur sempre tanto, ma 0,2°C su 1°C appaiono una misura significativamente piccola rispetto al danno provocato dalle folli spese per contenere questo 0,2°C. Molto più importante sarebbe investire queste somme per combattere l’inquinamento e l’eccessivo landscape modeling di certe aree del mondo, questo sì in grado di alterare l’equilibrio microclimatico ed ecologico delle stesse.

Torniamo velocemente all’articolo citato: come detto, secondo questi scienziati il mondo era in un continuum di raffreddamento che l’uomo avrebbe interrotto e che non sarebbe smentibile dai periodi di caldo come l’optimum medievale. Come giustificare allora l’aumento di temperatura che i rapporti IPCC segnalano dal 1700 ad oggi?

Ecco dunque uno studio che presenta dati satellitari riferibili alla bassa troposfera, da cui traggo la seguente immagine:

confronto temperatureCome si vede, secondo i dati satellitari non vi sarebbe alcuna correlazione tra aumento di temperatura dell’atmosfera ed aumento di ppm di CO2 e che sostanzialmente, nell’ultimo decennio (un tempo quindi statisticamente rilevabile), non vi è stato alcun aumento di temperatura, che è di fatto rimasta sostanzialmente costante. A leggere gli studi aggiornati del MIT che addirittura indicano in 9°C l’aumento più probabile di temperatura entro il 2100, questo periodo di stasi (non si sa quanto lungo né a che risultati potrà portare) appare anomalo (per quanto reale). Soprattutto se la media generale attuale è di +0,13°C per decennio. Di più, negli ultimi tempi, l’attività solare continua a registrare un minimo anomalo: sono mesi infatti che sul Sole non vi è presenza di macchie solari, con una diminuzione del vento solare. Quando in passato si verificò un evento del genere (minimo di Maunder, seconda metà del XVII secolo) l’Europa precipitò in quella che viene chiamata Piccola età del ghiaccio che causò carestie ed epidemie. Allo stesso modo, un periodo insolitamente freddo si registrò alla metà degli anni ‘50 del XX secolo, quando parimenti si ebbe una minima attività solare insolitamente lunga. Secondo alcuni, questo potrebbe essere il preludio al profondo minimo di Gleissberg che dovrebbe portare intorno al 2030 ad un abbassamento della temperatura terrestre. Ovviamente, prima di dire che dal global warming il mondo sta precipitando in una Ice Age, si dovrà attendere: di fatto, questi eventi anomali che qualcuno ha chiamato “alleati dell’uomo nella lotta al GW” sono eventi imprevisti ed imprevedibili: è dunque realmente possibile prevedere l’evoluzione macroclimatica del globo terrestre con la precisione e la sicurezza che si autoattribuiscono gli scienziati dell’IPCC ed i loro compagnucci?

Ancora: tutti i giorni, soprattutto d’estate, siamo bombardati di immagini mediatiche con pezzi di ghiaccio che si staccano e si sciolgono, ghiacciai che si ritirano e le povere bestioline degli orsi polari che non sanno più dove andare. Ebbene, l’Antartico è un continente grande il doppio degli Stati Uniti, che se si sciogliesse causerebbe davvero un catastrofico innalzamento del mare (catastrofico non per il mondo, ma per le attività umane poste sulle coste). Si osservi questa figura:

antarticoDov’è il drammatico scioglimento dei ghiacci causato dall’AGW? Qui siamo di fronte ad un aumento del 4,7% verificatosi negli ultimi 30 anni. Figure come questa non le trovate sui giornali o nei media, perché non portano acqua al mulino del catastrofismo ambientalista. Anzi, c’è di più: se il mare glaciale antartico continuasse con questa espansione, in futuro il livello del mare potrebbe diminuire di qualcosa come 112m, situazione ugualmente catastrofica per le attività umane piazzate sulle attuali spiaggie nel mondo che in alcuni casi si troverebbero poi a chilometri dalla costa.

Infine, ampie incertezze rimangono ancora su eventi quali il Global Dimming ed il Global Brightening, sulla formazione delle nuvole, sugli aereosol, sulla capacità delle piante di assorbire più o meno anidride carbonica in relazione alla diffusione della luce solare: tutti fattori che potrebbero alterare le previsioni climatiche ma che allo stato attuale, per lo scarso grado di conoscenza scientifica, non sono tenuti in debita considerazione nei modelli computerizzati. Insomma, più cerco di informarmi e comparare fonti diverse, più mi rendo conto di quanto poco sappiamo a livello scientifico e della voglia che hanno, tanti politici al potere, di acquisirne ancora di più controllando masse sterminate di denaro che tentano di spendere con la scusa del global warming antropico. Fatemi capire…


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