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La sinistra squadrista e mafiosa: così l’università forma i giovani

novembre 22nd, 2009
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Che nell’Università ci sia una predominante aria di sinistra è noto perfino ai sassi: la cultura ed il potere di formare i giovani è per lo più in mano ai tesserati dei partiti rossi usciti fuori dai soviet post ‘68 e dal PCI formato anni ‘70 e ‘80, solo apparentemente riformatosi sotto le nuove vesti dei DS prima e del PD ora. Ma che la base dello studentato moderno sia fondamentalmente rappresentato dalle sigle della sinistra, Collettivi e Centri Sociali in primis, anche questo è noto perfino ai sassi: sono loro quelli che manifestano 363 giorni all’anno (gli altri 2 li passano a sbronzarsi dalle fumate e dalle ubriacature più forti del solito dopo Capodanno e Ferragosto), sono loro la sparuta minoranza che si arrogano il diritto di rappresentare gli studenti scendendo in piazza contro il Governo, sono loro che li ritrovi in 500 in piazza e poi leggi sui giornali che sono 150.000. Sono anche gli stessi che riempiono forum e blog delle peggiori nefandezze su Berlusconi, che scendono in campo insieme a Saviano contro il Dittatore e la mafia, che immagino un futuro dall’imprinting ateo-socialista, con l’assistenzialismo di Stato, gli imprenditori in galera ed il potere alla classe operaia (una volta lo chiamavano comunismo, poi dopo che il mondo ne ha conosciuto orrori e violenze ne hanno cambiato nome). Erano loro che 30 anni fa costituivano i movimenti terroristici rossi a partire dalle BR, sono loro oggi che le BR se le fanno in casa: vanno da Santoro a deprecare l’omertà mafiosa di chi sa ma non parla, poi riempiono le università di manifesti con scritto “infami” e picchiano quelli che denunciano le loro violenze ed i loro soprusi. Combattono la mafia di Cosa Nostra e della Camorra, ma sono loro stessi una mafia “collettiva”, giacché agiscono e si comportano esattamente come loro, ragionano come loro, costruiscono un sistema in cui non è concesso un pensiero diverso da quello loro. Ciò che avviene alla Statale di Milano con l’avallo evidente delle autorità accademiche, Rettore Decleva in primis, è ciò che finisce sui giornali, ma è ciò che avviene in tante università d’Italia senza che ciò finisca sui giornali. Renato Farina racconta questa storia di mafia e violenza che gli studenti di sinistra portano avanti da giorni dopo che qualcuno si è ribellato a quello che loro chiamano “esproprio proletario” ma che è a tutti gli effetti un atto criminale che la legge e lo Stato dovrebbe punire senza pietà ma che, come al solito, c’è sempre qualche giudice compiacente che interpreta il codice come meglio gli fa comodo.

In questi giorni a Milano si stanno palesando due Italie, anzi tre. La prima Italia è quella di alcuni studenti (di Comunione e Liberazione) dell’Università Statale di Milano. Raccontiamo cosa fanno. Lo fanno da tanti anni, dagli anni ’70. Invece di bruciare ciò che non gli va, costruiscono qualcosa. Studiano, sostengono i loro compagni di studi, aprono cooperative librarie, trovano appartamenti per i fuori sede, sono molto uniti, fanno anche politica, il tutto in nome di un ideale cristiano molto concreto. Lo dicono, ma si vede anche. Questo cattura fiducia, e anche molti risentimenti, c’est la vie. Fanno anche un’altra cosa: le prendono. Nel senso che sin da quarant’anni fa il metodo insegnato da don Giussani (essere presenti, essere se stessi, condividere i bisogni del prossimo) fa girare le scatole ai compagni, che menano. Spranghe eccetera. C’è stato qualche anno di tregua. Ma ora l’odio è ritornato, un odio tronfio, da picchiatori matricolati.
Questa Italia numero 1 ha il sostegno del popolo che lavora, delle famiglie che fanno fatica a mandare i loro ragazzi a studiare, magari senza neanche troppe prospettive. Questi ragazzi somigliano a quelli che aprono le piccole fabbriche artigiane al mattino presto, e cercano di inventare le strade di un certo benessere e di una vita buona. Drammatica come è drammatica la vita, ma buona. Con il desiderio di essere utili.
Passiamo alla seconda Italia. Questa Italia è quella degli sfaccendati, e siccome l’ozio è il padre dei vizi, loro li hanno tutti, in primis l’invidia, l’ira e l’accidia. Ma anche l’avarizia: gli altri lavorano, loro insaccocciano. In questo caso si dicono anarchici (figuriamoci) di un collettivo che si chiama «La ringhiera». Costoro giorni fa hanno praticato un esproprio proletario, il più cretino di tutti, perché non ha avuto per vittime le multinazionali del commercio, ma i loro colleghi che però hanno il difetto di alzarsi prima dell’alba e tirare su le saracinesche. Giovani che hanno il torto di darsi da fare e di non ringhiare. Tutto ciò è insopportabile per questi pirati urbani, i quali sono entrati nella cartolibreria chiamata Cusl (Cooperativa universitaria studio e lavoro), si sono fatti 800 fotocopie, e hanno preteso di pagare come a Chicago: con i cazzotti, sbraitando alla Al Capone. Erano convinti di farla franca. Sicuri di esercitare il potere della paura. Invece i ragazzi di Cielle hanno fatto quello che i cittadini debbono: denuncia. Nessuna omertà. La polizia ha verbalizzato, compresi i nomi dei denuncianti; e sono seguiti gli arresti, presto peraltro seguiti da scarcerazioni. Se rapini qualcuno, càpita persino in Italia di finire in galera.
Risultato: i cinque coraggiosi che hanno spezzato la catena di soprusi, peraltro tollerati dalle autorità accademiche, si sono ritrovati loro a essere trattati da banditi, circondati da manifesti e lenzuoli da Far West, con scritte tipo: wanted vivo o morto. Una vera taglia su di loro, considerati infami da estirpare dalla vita civile. Come se l’Università fosse Corleone sono apparsi striscioni dove quei ragazzi venivano indicati come gente che «nuoce gravemente alla libertà». Certo: alla libertà di rubare, alla libertà di essere violenti, e alla libertà di essere impuniti.

Da giorni, senza darla vinta alle intimidazioni dei guappi, i ciellini riaprono la cartolibreria. Dura poco: arrivano gli assaltatori, e la polizia fa chiudere per prudenza. I ragazzi di Cielle sono abituati a questo stato di cose. Hanno sempre resistito, non reagiscono con le stesse armi della teppa politica. Nei decenni dopo il ’68 è stata la loro presenza costruttiva, tenace, senza nessun giornale tranne il Giornale che li sostenesse, a impedire che le università diventassero giganteschi soviet gestiti da quelli che poi – quasi tutti i loro capi – hanno fatto carriera e ora pontificano di liberalismo e moralità in politica.
Gli pseudo-anarchici insistono, nel weekend c’è tregua, ma lunedì ricominceranno: capiscono che c’è un mare sporco dove gentaglia come loro può tranquillamente nuotare e azzannare, riscuotendo qualora fossero acciuffati – come ha scritto Paolo Del Debbio – la considerazione che si riserva agli eroi. Tale e quale i picciotti coi boss.
Ho detto che però c’è una terza Italia. Non so se è molto meglio di quella numero 2. È l’Italia del menefrego. Di quelli che lasciano fare e aspettano di vedere chi vince. Il rettore dell’Università Statale, un certo Enrico Decleva, osserva come un Principe sui cuscini di piume d’oca queste vicende, non muove un mignolo, non si espone in pubblico (almeno finora). Trasmissioni televisive tacciono, è un fatto minore? Be’, non ci va bene per niente.
Un tale, un consigliere regionale lombardo di Rifondazione comunista, Luciano Muhlbauer, rivendica addirittura queste aggressioni come reazione quasi dovuta. Opposti estremismi, ma la colpa per lui è di chi ha cominciato per primo, cioè si è rivolto alle autorità dello Stato. Ha detto Muhlbauer: «La denuncia dei collettivi è stata causata dalla denuncia esagerata di queste persone. In fondo gli avevano rubato 800 fotocopie, era un gesto politico. Facendo nomi e cognomi l’hanno trasformato in un gesto criminale». Ah ecco: è criminale fare i nomi, non rubare. Questa è la giustificazione ideologica dell’omertà e del linciaggio. Ma forse oggi è criminale anche lasciare queste notizie in fondo ai quotidiani, tacerne ai telegiornali. Permettere che queste acque di violenza vigliacca invadano l’università senza fare diga, senza scandalizzarsi, senza prosciugarla, sarebbe una resa non dei ciellini (quelli resistono), ma di tutti noi. Basta così.

Avete capito come funziona? Riunitevi in gruppi di 6-7 persone, mettetevi una khefia al collo e una maglia del Che addosso, entrate in un negozio, rubate quello che volete ma senza esagerare, dopodiché uscite con un paio di schiaffoni correttivi alla cassiera: tanto è un gesto politico, non un gesto criminale, e qualche politico nazicomunista e qualche giudice di egual natura pronto a difendervi ed a scusarvi lo troverete sempre…

Neofascisti e nazunisti alla Sapienza

maggio 28th, 2008
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Chi sono i “neofascisti”: sono gli esponenti di Forza Nuova di Roma. Chi sono i “nazunisti”: sono i comunisti ammantati di nazismo dei centri sociali romani, che all’Univ. vanno sotto il nome di Collettivi, esponenti universitari del Partito Comunista, che hanno fatto dello squadrismo di sinistra una nuova realtà italiana. L’episodio: un incontro da tenersi alla Facoltà di Lettere dal titolo Foibe, l´unica verità contro il negazionismo dei collettivi antifascisti, al quale avrebbe dovuto partecipare anche Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova. Chi sia Fiore lo sappiamo benissimo tutti e bene ha fatto il PdL a tenere fuori dal partito, questa volta, un così losco figuro. Chi siano i collettivi anche è risaputo:

  • furono loro, spalleggiati dai Comunisti nelle loro varie denominazioni partitiche, ad aggredire Giuliano Ferrara a Bologna con pomodori, mortadelle, uova, bottiglie e perfino sedie dei bar della piazza. Più che una contestazione fu un agguato, visto che vi parteciparono un migliaio di persone che impedirono letteralmente il comizio elettorale.
  • furono loro a ripetersi a Pesaro ed Ancora il giorno dopo.
  • furono loro ad occupare il Rettorato della Sapienza per impedire che Papa Ratzinger tenesse un intervento all’inaugurazione dell’Anno Accademico 2007/2008, una vicenda di cui tantissimo si è discusso e che ha fatto fare all’Italia il solito giro del mondo.
  • sempre i collettivi furono coloro che, ripetutamente, aggredirono con minacce, e in un caso con aggressione fisica, i banchetti di “Lista Aperta” in vari luoghi della Sapienza: una lista di estrema destra? No, semplicemente una lista apartitica i cui esponenti sono in maggioranza credenti… Un resoconto di quei giorni lo potete leggere qui.
  • appartenenti ai centri sociali erano coloro che per anni hanno continuato ad aggredire gli appartenenti ad Alleanza Nazionale nel quartiere Garbatella e nell’Univ. di Roma3.
  • appartenenti ai centro sociali erano coloro che il 17 ottobre a Reggio Emilia aggredirono Pansa che presentava il suo libro “La Grande Bugia”.

Sempre loro sono stati questa volta ad occupare la Presidenza della Facoltà di Lettere e Filosofia che aveva concesso una propria aula per l’incontro di cui sopra. Apriti cielo. Susanna, 21enne coinvolta negli scontri in via De Lollis, dove vi è un accesso secondario alle strutture universitarie, così dice: volevamo solo dire che Fiore a parlare delle Foibe in università non lo vogliamo. Premesso che non può passare l’idea che quello che non vogliono i collettivi è legge come troppo spesso accade ultimamente alla Sapienza, quello che è successo non si è ancora chiarito: la versione maggiore parla di una quindicina almeno di ragazzi/e che attaccavano manifesti contro Forza Nuova strappando nel frattempo quelli relativi all’incontro; da una macchina che transitava sarebbero all’improvviso scesi 4 giovani, di tutto punto armati, che avrebbero aggredito i militanti collettivi davanti a decine e decine di persone (io sono passato di lì pochi minuti dopo, mentre partiva l’ultima autombulanza). Secondo una versione raccolta dal Sole24ore invece sarebbero stati i Collettivi ad aggredire i militanti fascisti che distribuivano volantini a proposito dell’annullamento di quell’incontro. Tra questi ultimi vi era anche Martin Avaro, coordinatore provinciale di Forza Nuova che nulla ha a che fare con la Sapienza, esattamente come nulla aveva a che fare Francesco Caruso venuto a dar man forte alla protesta contro il Papa. 4 feriti in totale, due per parte, e 6 arrestati che oggi saranno processati per direttissima: quattro appartenenti al movimento neofascista e due appartenenti ai collettivi.

Non bisogna dimenticare che i collettivi sono quelli che, appena Oreste Scalzone rientrò in Italia per intervenuta prescrizione dei suoi efferati crimini, lo invitarono a tenere un incontro alla Sapienza. Scalzone, per i più smemorati, fu fondatore di movimenti quali Potere Operaio e Autonomia Operaia, aiutò la fuga dei responsabili del Rogo di Prima Valle e nel 1979 venne condannato a 16 anni di carcere con l’accusa di partecipazione ad associazione sovversiva, banda armata e rapina. Nel 1968 fu tra i maggiori esponenti dei movimenti studenteschi di protesta che alla Sapienza portarono agli scontri di Valle Giulia e all’occupazione di numerose strutture universitarie. Insomma, proprio una “brava” persona.

Dunque, l’ipotesi è questa: l’Università è un luogo laico ed apartitico nel quale si svolge didattica e ricerca ma anche incontri culturali a tema, non necessariamente organizzati da strutture interne. Tesi: alla Sapienza di Roma, in particolare nella Facoltà di Lettere e Filosofia, a dettare l’agenda culturale sono i collettivi, i quali in barba all’art. 21 della Costituzione decidono di volta in volta, per mezzo della loro “democrazia diretta” che si esprime nell’occupazione, chi ha diritto di parlare e chi no. Tale articolo dice: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». L’unica cosa che non è possibile fare in Italia è l’apologia del fascismo o del nazismo: ora, a meno che quella conferenza sulle foibe (ovvero i campi di concentramento comunisti dove migliaia e migliaia di uomini sono stati torturati e uccisi) non fosse in realtà proprio apologia del fascismo, non vedo alcun motivo legittimo e democratico per impedire che si svolgesse regolarmente: bastava andare ad ascoltare le ipotesi proposte ed eventualmente controbattere civilmente, dati storici alla mano, al termine dell’incontro. Invece no: i comunisti, quelli che oggi si sbracciano contro il fantasma della rinascita fascista in Italia (contro il quale si è scagliato Pansa), quelli che si sbracciano contro la detenzione di persone che hanno commesso reato “in stato di necessità”, sono gli stessi che per dare lezioni di democrazia e antifascismo usano gli stessi loro strumenti: con impavida dittatura censurano gli interventi di chi la pensa diversamente, attaccano con interventi squadristi gli avversari politici o ideologici e vengono spalleggiati dai loro capi politici che li appoggiano se non li giustificano. Fortuna che li abbiamo lasciati tutti a casa… L’impressione è ancora sempre la stessa: l’Italia deve rimanere “Prigioniera del silenzio”, non si deve sapere cosa hanno fatto i partigiani durante la guerra civile e cosa hanno fatto i comunisti nei loro campi di concentramento. Bisogna impedire con qualsiasi mezzo, meglio se illecito, che qualcuno informi il popolo della feccia rossa.

Concludo dicendo che nell’articolo di Repubblica poc’anzi citato, si trova ancora scritto (28/05/08) che l’aggressione al Pigneto sarebbe di stampo xenofobo e politicamente riconducibile ad ambienti di destra. Peccato che la stessa Repubblica avesse scritto, appena tre giorni prima (25/05/08), come non vi fosse alcuna matrice politica dietro quell’assalto, nato soltanto per vendicare uno scippo ad un italiano compiuto da un immigrato. Sarebbe interessante comprendere come si mettono d’accordo in quel giornale, ma poco importa. Quello che più salta agli occhi è il tentativo, per nulla celato, di demonizzare il centro destra e i suoi elettori con aggettivi ed epiteti da querela giudiziaria: questo clima da intolleranza sfocerà presto in un nuovo scontro sociale che Dio non voglia ci riporterebbe trent’anni indietro, quando la gente veniva ammazzata perché sostava troppo a lungo di fronte ad un manifesto. Mi piacerebbe capire una cosa, per cui concludo con una domanda: da quando il PD ha aperto una stagione di dialogo con il PdL, a chi giova tenere alto, con strumentalizzazioni politiche, lo scontro ideologico e sociale in un momento nel quale andrebbero prese decisioni ferme e nette per combattere i mali del Paese?

UPDATE 28/05/08 ORE 18:00: il giudice monocratico ha convalidato la richiesta di arresti domiciliari per Gabriele Acerra, Martin Avaro (entrambi di Forza Nuova) e di Emiliani Marini (collettivi universitari). Per gli altri tre è stato disposto il fermo ma con immediata remissione in libertà. La differenza consiste nel fatto che i primi tre sono già conosciuti alle forze dell’ordine per precedenti penali. Intanto, mentre Ferrando straparla di “strutture di autodifesa che le comunità minacciate dai neofascisti devono approntare come forma di diritto democratico elementare” e mentre Veltroni è impegnato a replicare le balle sui fatti del Pigneto, la Digos è ancora impegnata a chiarire le dinamiche dell’evento, giacché le due fazioni si palleggiano le responsabilità della prima aggressione. Alcune foto infatti mostrerebbero persone in strada aggredire gli occupanti della macchina, ovvero gli esponenti di Forza Nuova che si recavano a parlare negli uffici del rettorato mentre gli stessi erano ancora all’interno dell’auto: la foto, presente sul sito web de Il Giornale, è stata scattata da un piano dell’edificio ADISU che affaccia su via De Lollis. Secondo Roberto Fiore, dai suoi “ragazzi” sarebbero semplicemente partiti, mentre erano in macchina, degli insulti verso i collettivi che strappavano i loro manifesti e per tutta risposta i primi sarebbero partiti all’aggressione dei neofascisti; al contrario, la versione di questi ultimi rimane l’aggressione primaria dei neofascisti mentre attaccavano manifesti contro l’incontro sulle Foibe e Forza Nuova. Rimane anche da chiarire come mai, ENTRAMBE LE FAZIONI, fossero già preventivamente dotate di mazze da usare a scopo offensivo.

Allo stato attuale, sia il sottosegretario Mantovano che soprattutto il gip Pugliese hanno parlato di “rissa” «inficiata da motivi di odio politico, costituente come tale il movente di ulteriori scontri». Dunque, per ora non si parla di aggressione né da una parte né dall’altra, ma di rissa. Questo confermerebbe il clima di forte tensione che ha portato entrambe le fazioni da un preventivo “armamento”. L’udienza è prevista per il 2 luglio e sarà destinata a chiarire definitivamente l’accaduto.

La Sapienza e il rito dell’intolleranza. Nel suo blog Alberto Taliani dice che secondo il rapporto della Digos, se di aggressione si tratta è iniziata da sinistra… Tra poco più di un mese sapremo. Ma intanto non fatevi sentire alla Sapienza, sennò vi menano…

UPDATE 29/05/08 ORE 14:00: ecco il comunicato diramato dalla questura nella giornata di ieri a cui si riferiva Taliani sopra citato:

Da una ricostruzione effettuata dalla Digos, sulla base di deposizioni testimoniali e di riscontri oggettivi, quale una fotografia scattata da un cittadino privato ed acquisita sul posto, è emerso che dopo una prima fase, nella quale i giovani di destra avrebbero apostrofato i ragazzi di sinistra che stavano attaccando dei manifesti, subito dopo si sarebbero avvicinati altri ragazzi provenienti dall’università, per poi scontrarsi fisicamente con gli elementi di destra.

Allo stato attuale dunque, se aggressione c’è stata questa è partita dai collettivi, gente ideologizzata che se la conosci la eviti. Altro che fantasma fascista da evocare ogni volta che le malefatte hanno il colore rosso!

Sul sito di Repubblica sono state messe online le foto dei danni provocati dagli scontri. Da quello che mi pare di vedere le uniche persone fotografate appartengono ai collettivi.


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