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L’Italia positiva ed in espansione, alla faccia dei corvi di sinistra

novembre 6th, 2009
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Da quando è scoppiata la crisi economica più dura del secondo dopoguerra, la sinistra italiana è diventata ultras delle aziende che falliscono e dei lavoratori che persono il posto di lavoro. Con le bandiere rosse al vento, ha fatto un tifo sfrenato affinché tutto andasse male, così da poter poi portare il conto del fallimento del governo Berlusconi. Eppure, loro erano stati gli unici, nel 2008 con Uolter Veltrons, a presentarsi agli elettori parlando della sinistra come del nuovo miracolo italiano. Al contrario, la coalizione di centrodestra si è presentata agli elettori con chiari messaggi di rigore e di controllo ferreo della spesa perché era alle porte un imminente periodo di vacche scheletriche: è stato premiato perché dalla sua aveva la lungimiranza di un ministro, Tremonti, che aveva letto alla perfezione lo stato della finanza mondiale con largo anticipo rispetto a soloni e parrucconi che imperversavano e pontificavano sull’economia.

Per oltre un anno, la sinistra del miracolo si è trasformata nella sinistra della crisi: ha accusato il governo delle peggiori nefandezze, lo ha accusato di essere cronicamente incapace di affrontare la situazione e ogni giorno urlando alla crisi ha ricordato che l’Italia con il centrodestra sarebbe uscito dalla crisi con le ossa rotte. È vero, è stato fatto quello si poteva fare ma non è ancora abbastanza: la social card è un inizio, che potrà diventare strumento strutturale, ma dovrebbe dare di più; gli ammortizzatori sociali ci sono, ma lo strumento si è rivelato vecchio e raggiungere la più vasta platea possibile di lavoratori in difficoltà si è rivelato assai complicato per non dire impossibile; le scelte sui posti di lavoro hanno contribuito fortemente ad evitare il tracollo, ma ciò non ha impedito che centinaia di migliaia di lavoratori si ritrovassero senza stipendio; così via seguitando. La differenza con la sinistra è che il centrodestra la crisi l’ha letta nel miglior modo possibile, puntando soprattutto sui valori strutturali del Paese: non è mica colpa del Governo se le banche non aprono le borse del denaro, essendo istituti privati non le si possono mica obbligare! I numeri sono chiari: la crescita della disoccupazione è contenuta e nettamente inferiore a quella degli altri Paesi industrializzati; il tasso di disoccupazione è ancora molto basso, inferiore alla media europea; non c’è una caduta libera del PIL, che anzi si conferma sopra la media europea. Il confronto con Paesi come USA, Inghilterra, Francia e Spagna è impietosamente a nostro favore: addirittura abbiamo scalato la classifica dei Paesi più ricchi, scavalcando proprio i soloni britannici che tanto si sono divertiti in passato a sputare sentenze contro l’Italia.

È di oggi la notizia che non solo l’OCSE considera l’Italia un Paese in espansione con la miglior crescita annua (+10,8%), ma anche che secondo l’ISTAT la percezione che le famiglie hanno della loro situazione economica sta migliorando. Inoltre, non infrequentemente vengono riviste stime al rialzo per il Bel Paese.

Questi dati cosa significano? Sono merito di Bersani e di Franceschini? O magari di Ferrero ed Epifani? Ma i numeri non sono fatti per sedersi sugli allori: nonostante la crisi si sono affrontate con successo gravi emergenze nazionali (Napoli, Abruzzo, Messina), è aumentato il contrasto alla mafia tramite leggi più aggressive e maggiori operazioni positivamente concluse dalla polizia, è aumentato il contrasto all’evasione fiscale anche con l’approvazione di leggi internazionalmente concertate per “stringere d’assedio” i paradisi fiscali, è migliorata l’efficienza della pubblica amministrazione, si è messo mano al contratto di lavoro con l’approvazione di tutti i sindacati tranne il solito, ma molto va ancora fatto: si deve risolvere una volta per tutte la questione dello sviluppo del Mezzogiorno, vero tallone d’Achille del Paese, e vincere la guerra alle mafie (è quasi pronto il piano di Maroni); si devono rilanciare al più presto le grandi opere infrastrutturali del Paese (il Cipe ha già dato il via libera ad opere per 8,8 miliardi); si deve riformare quanto prima il sistema scolastico a tutti i livelli impiantando finalmente il concetto di meritocrazia e di lavoro, per cui io ti dò i soldi se sei serio e produci, non se assumi parenti ed amici (la riforma universitaria è in cantiere).

Questa è l’Italia in espansione, alla faccia dei corvi di sinistra.

EDIT 13/11/2009: oltre a tutto quello che abbiamo precedentemente espresso, è di oggi la notizia che il PIL italiano è tornato a crescere: nell’ultimo trimestre si registra un +0,6%.

Scudo fiscale: la circolare dell’ADE e quella del Ministero

ottobre 13th, 2009
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Che l’Agenzia Delle Entrate abbia un acronimo che riporta alla mente luoghi bui e tutt’altro raccomandabili come era l’oltretomba immaginato dagli autori classici, sembra una casualità ma a pensarci bene pare proprio “azzeccato”. :D

Sia come sia, la stessa Agenzia qualche giorno fa ha rilasciato la circolare n. 43/E per descrivere le modalità di adesione allo scudo fiscale, cioè per le procedure di emersione.

L’emersione e’ ammessa non solo nel caso di possesso diretto delle attivita’ da parte del contribuente, ma anche se le attivita’ sono intestate a fiduciarie o possedute per il tramite di interposta persona, come nel caso dei trust. Possibilita’ di accedere allo scudo anche per le Cfc, con i relativi effetti che si producono in capo al socio persona fisica che ne detiene il controllo. Tra le novita’, anche il divieto di utilizzare lo scudo nei confronti di societa’ di capitali, nel caso in cui il contribuente che accede alla regolarizzazione ne sia il dominus. Questi sono i 36 Paesi nella lista dai quali sarà possibile regolarizzare: Australia, Austria, Belgio, Bulgaria, Canada, Cipro, Corea del Sud, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Islanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Turchia e Ungheria. Per tutti gli altri, Svizzera, San Marino e Principato di Monaco compresi, vi è solo l’obbligo di rimpatrio. Gli eredi che presentano la dichiarazione riservata, si legge ancora nella circolare, godono della preclusione degli accertamenti tributari relativi ai redditi del defunto. Tuttavia, in caso di rimpatrio, le attivita’ non godono della riservatezza in capo agli eredi. Tra i beni che potranno essere regolarizzati con lo scudo fiscale figurano infatti anche investimenti di natura non finanziaria come, ad esempio, yacht, opere d’arte, oggetti preziosi e immobili, purche’ detenuti da prima del 31 dicembre 2008 in un paese che garantisca un effettivo scambio di informazioni fiscali.

Fonte

Testo integrale della circolare 43/E

EDIT: aggiornamento del 13/10/2009: grazie alla segnalazione del buon Camelot, segnalo che il Ministero del Tesoro ha emesso una circolare sull’operatività connessa con lo scudo fiscale. Tale testo fa piazza pulita delle bugie e delle menzogne della sinistra, compreso il teatrino con coppola e sigaro messo in piedi da Di Pietro. Punto, questione chiusa e buffoni per l’ennesima volta smascherati.

Testo integrale della circolare del MdT

La “social card”: facciamo chiarezza contro la stampa antigovernativa

gennaio 15th, 2009
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In campo economico, una delle idee maggiormente pubblicizzate dal nuovo Governo è stata quella relativa alla Social Card, tanto è che nel DPEF di giugno si prendevano provvedimenti per inasprire la pressione fiscale su banche e petrolieri (la c.d. Robin Hood Tax) proprio per finanziare in parte una manovra del genere. Il Governo prevedeva una platea di aventi diritto che ammontava a circa 1 milione di persone, mentre secondo alcune associazioni si arrivava perfino a 2 milioni e oltre (CISL ed ACLI in primis). Tuttavia i dati sono stati non molto lodevoli, se come ha affermato lo stesso Ministero soltanto poco più di 500.000 domande di attivazione della carta ad oggi sono arrivate a destinazione, per altro alcune migliaia senza i requisiti necessari per aderire all’iniziativa. Ma di cosa si tratta.

Di un bonus, previsto per l’anno 2009, di 40 euro al mese per le famiglie più disagiate, più un bonus retroattivo di €120 euro dal 2008, da spendersi in beni alimentari e bollette. In totale una somma di €480 nell’arco di un anno, eventualmente rinnovabile nel 2010. Questo bonus viene caricato su una normalissima carta di credito che in modo del tutto anonimo permette l’accesso a sconti speciali sui principali beni di consumo alimentari. Le principali critiche mosse a questo provvedimento sono le seguenti:

  • è contro la dignità della persona, costretta a mostrare la sua povertà alle altre persone
  • è un flop, nonostante la pubblicità in pochi hanno aderito
  • sarebbe stato meglio prendere quei soldi e metterli sulle pensioni sociali

Rispondere alla prima domanda è facile: cos’è più dignitoso, pagare al supermarket con una carta di credito, o fare la fila alla Domus Caritatis per un pasto caldo? Rispondere prego, perché i parrucconi che usano questi argomenti mi paiono tanto persone che sono “finocchi col sedere degli altri” (da una famosa battuta di Colorado Cafè)… €40 euro al mese non saranno il massimo ma male che vada garantiscono un piatto di pasta ed un tozzo di pane every day.
Probabilmente si è ottenuto meno di quanto ci si aspettasse inizialmente, ma questo è anche dovuto principalmente ai problemi incontrati per mettere in piedi la questione nel poco tempo che ci si era prefissato. Indubbiamente un errore, bisogna riconoscerlo…
La critica più grossolana è l’ultima: nelle intenzioni del Governo non vi erano soltanto i pensionati sociali, dunque fare una scelta di quel tipo significava automaticamente escludere un certo gruppo di persone molto povere ma senza pensione sociale, e la cosa ovviamente non andava bene. Inoltre mettendoli in conto pensione non sarebbe stato possibile attivare gli sconti previsti dalla manovra, rendendo di fatto inutile il tutto: mentre in tal modo, non solo ti metto in mano €40 in più al mese ma ti dò la possibilità di pagare meno quello che compri abitualmente. Insomma due piccioni con una fava.

Detto questo, c’è anche un altro aspetto connesso alle modalità di gestione della social card: come ha spiegato il Ministro Sacconi, si tratta di una manovra strutturale. Cosa significa: che oggi come oggi su quella carta finiscono i soldi elargiti dallo Stato, ma domani quella carta potrebbe essere utilizzata come collettore delle risorse messe a disposizione dalle comunità locali. Una associazione di aiuto che si occupa dei meno abbienti in quella determinata città, bonus resi disponibili dal Comune, dalla Provincia o dalla Regione, e così via seguitando: tutte cose che non sarebbe possibile attuare se la scelta iniziale fosse stata quella del conto pensione. Attualmente questi bonus devono essere ritirati alla posta o bisogna andare personalmente presso le suddette associazioni, con inutili code e perdite di tempo: in tal modo con questa carta sarà possibile rendere il procedimento automatico ed estendere a tutti gli aventi diritto il bonus stesso. Ed anche una certa questione di sicurezza, sebbene minoritaria rispetto al progetto principale, che riguarda la possibilità di girare con i soldi caricati su una carta invece che con i soldi in tasca, che soprattutto per le persone anziane non è una cosa disdicevole.

Dunque, quei parrucconi che sprezzatamente sputano su 1,30 euro al giorno, le grandi menti di Famiglia Cristiana che non perdono occasione per allinearsi sempre di più a sinistra (poi in questo momento, sai che fortuna!), possono anche starsene a casetta a fare il loro mestiere. Se aver speso 39 milioni di euro (attualmente) ed aver in qualche modo aiutato oltre 400.000 persone pare poca cosa, pare un topolino, vuol dire che voi siete sufficientemente ricchi da non aver bisogno del benché minimo aiuto. In Italia vige la regola del benaltrismo, quella pratica secondo la quale gli altri, soprattutto coloro che non hanno responsabilità governative e quindi giocano con i soldi degli altri, sanno sempre fare di più e di meglio di chi prende le decisioni. Salvo poi non saperlo dimostrare quando si tratta di stare al governo, come l’infausto biennio prodiano ha dimostrato… D’altronde si sa, a sinistra schifano €1,30 al giorno quando bisogna darli, ma quando bisogna prenderli se le inventano di tutti i colori pur di tassare i cittadini: ad es. la Delirium Tax di Cofferati, l’ultimo regalo di questo storico leader della CGIL…


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