Posts Tagged ‘dittatura’

Il dittatore Di Pietro indagato e condannato

settembre 9th, 2009
No Gravatar

Il non plus ultra dei moralizzatori italiani, il molisano di ferro, colui che compra pagine di giornali stranieri per mettere in guardia il mondo dal dittatore Berlusconi, è incappato negli ultimi giorni in 2 spiacevoli episodi. Il primo è la naturale conseguenza di una inchiesta del Giornale che aveva denunciato alcuni movimenti sospetti di soldi all’interno del partito, la seconda è una condanna di sospensione per la violazione del codice deontologico degli ordine degli avvocati.

La situazione è un tantinello ingarbugliata: tutto parte dalla denuncia dei legali di Veltri ed Occhetto (motivi politici legati alle europee del 2004). In pratica, come stabilito già dal tribunale di Roma nel 2008, esiste un partito denominato “Italia dei Valori” ed un’associazione denominata “Italia dei Valori”, due soggetti fisici diversi e distinti. Al vaglio della Corte dei Conti vi sarebbe la seguente possibile irregolarità: nel percepire i rimborsi elettorali dalla Camera, i soldi venivano incassati dall’associazione, sfruttando di fatto l’ambiguità tra i due enti dall’identico nome. La questione come ovvio non è irrilevante: saremo di fronte ad un fatto senza precedenti, ad un tentativo di raggirare la trasparenza dei fondi pubblici da parte di un partito che fa della sua trasparenza una bandiera. Così si esprimono i legali di Veltri & Co., evidenziando «la più totale assenza di qualsiasi controllo da parte dell’Ente pagatore (Montecitorio, ndr) sulle condizioni minime di legittimazione a ricevere i pagamenti dei rimborsi elettorali, essi vengono conseguiti da parte di una associazione formata da sole tre persone, che consegue tali ingenti fondi nella inesistenza per giunta di qualsiasi rendiconto». A suo tempo, di fronte alle inchieste del Giornale, Antonio Di Pietro rispose di aver cambiato lo statuto dell’Associazione, rendendola di fatto identica al Partito, come fosse la stessa cosa: ma lo fece unilateralmente (nonostante l’associazione sia costituita da 3 persone) e senza fornire alcuna prova di quel cambiamento, prova che sarebbe contenuta nell’atto notarile collegato: quell’atto, nonostante sia pubblico, non è mai stato consegnato ai giornali a prova della trasparenza dell’operato del Kaiser. Che l’IdV sia un partito a gestione familiare dovrebbe infastidire i suoi elettori, ma che attraverso maghegghi e stranezze contabili, i soldi pubblici dei rimborsi elettorali (11 milioni di euro nel solo 2009) si sappia da dove partono ma non si sappia dove vanno, ecco questo dovrebbe farle girare a tutti, soprattutto in un momento di crisi economica e soprattutto se di mezzo c’è il supermoralizzatore della politica italiana.

La seconda vicenda è ancora più squallida: sul sito del Consiglio Nazionale Forense, alquanto nascosto, vi è un documento di 10 pagine contenente la sentenza di condanna alla sospensione di 3 mesi per l’avvocato Antonio Di Pietro. La vicenda risale a quando il Kapo smise la toga da pm per indossare quella di avvocato. I fatti: la moglie di Pasqualino Cianci viene uccisa; Di Pietro, suo grande amico, decide di prenderne le difese in tribunale; Di Pietro confessò all’amico Cianci di essere stato contattato da sua figlia Debora, la quale però a precisa domanda del padre spiegò di non aver mai contattato nessuno a quel proposito, tanto meno Di Pietro i cui recapiti erano riservati. Quindi l’Antonio, divenuto avvocato difensore con un artifizio, un giorno si presenta in tribunale ma sulla seggiola sbagliata, quella dell’accusa: senza revocare ufficialmente il mandato da difensore, si era seduto insieme alle parti civili! Ma non è finita qui: in qualità di difensore consegnò in questura il passaporto del Cianci, in qualità di accusatore si fece accompagnare dallo stesso Cianci (senza che lui lo sapesse ovviamente) a denunciarlo in tribunale per l’omicidio della moglie! Alla fine della vicenda, Di Pietro è stato denunciato ai Carabinieri per le sue malefatte senza che ovviamente alcun magistrato abbia mai deciso di indagare seriamente sulle attività sottobanco dell’avvocato Antonio Di Pietro. Di fatto comunque, la sentenza del CNF così recita: «La condotta del professionista integra certamente la violazione dei doveri di lealtà, di correttezza e di fedeltà (artt. 5, 6, 7 del codice deontologico forense) nei confronti della parte assistita». Quindi, Di Pietro è stato riconosciuto come un losco traditore: non gli si dovrebbe affidare neanche lo spazzare il giardino comunale, eppure tanta gente guarda a lui come il paladino della libertà e della democrazia in Italia…

Vi è poi una vicenda che ha del grottesco: il Superman della democrazia nostrana ha deciso di depennare, azzerare, cancellare, i vertici del Partito in Calabria, rei di aver sostenuto il piddino Agazio Loiero contro la volontà del padrone in comunione con la new entry Luigi De Magistris (colui che candidandosi alle Europee disse “Mai più la toga da magistrato”, ma che nel frattempo si è preso una bella aspettativa, tanto per sottolineare la coerenza di questi individui) che su Loiero aveva indagato. Così ha commentato Aurelio Misiti, ex-coordinatore calabrese dell’IdV: «È una inaccettabile tentazione cesarista quella di impedire ogni forma di democrazia all’interno dell’IdV, questa imposizione personalistica viola l’autonomia del partito alla vigilia del congresso regionale. Di Pietro non può farlo». Come no, può farlo benissimo, lui la dittatura la riconosce a naso, è un esperto! 8-)

Anche il “Cazzone di turno” contro Berlusconi

settembre 8th, 2009
No Gravatar

Non c’è niente da fare: mentre i sinistrorsi si lambiccano il cervello a capire come mai, dopo 15 anni di insulti, di calunnie, di escort, di procure e chi più ne ha più ne metta, continuano a perdere le elezioni contro Silvio Berlusconi (ancora oggi leggere l’editoriale di D’Avanzo sulla Pravda), le loro grandi battaglie di civiltà finiscono come al solito in bagarre. Certe volte la profondità delle domande è inversamente proporzionale alla capacità cubica delle teste pensanti che le formulano, scrive un utente sull’apposito spazio del Giornale: e come si può non essere d’accordo?

Quando Berlusconi scese in campo da combattere c’era la gioiosa macchina da guerra del nuovo PCI guidato da Occhetto. Se oggi Berlusconi scendesse in campo, contro chi ci sarebbe da combattere? A quanto pare contro i tanti “Cazzoni di turno” che affollano le file del centrosinistra: la differenza appare fondamentale. Non me ne vogliano lor signori, “Cazzone di turno” è la firma 262.414 del prestigioso elenco dell’appello per la libertà di stampa. Quello firmato da Bertinotti (ovvio), quello firmato dal bugiardo ed evasore fiscale Mauro (ci mancherebbe), quello firmato da leggenDario Franceschini (ohibò), ma anche quello firmato dai dipendenti di Berlusconi Aldo, Giovanni, Giacomo, Bisio, Augias, Giordano, etc., tutta gente diventata ricca e famosa grazie ai soldi di Berlusconi e a quell’impero che dopo aver contribuito a creare oggi vorrebbero distruggere (Mediaset, Mondadori, etc.). Eppure siamo sicuri che Bisio lo troveremo ancora a condurre Zelig, il comico trio a vagare per le reti, la Gialappa’s condurre insieme al Mago Forrest “mai dire qualcosa”, perfino Maurizio Costanzo (dichiarato uomo di sinistra), lo troveremo ancora a capo di Canale 5. Insomma, di fronte a questo scempio della libertà di espressione, l’esercito dei cazzoni di turno è sceso in campo a lottare per difendere il proprio diritto: lo ha fatto insieme a Topo Gigio, Vorrei Cheparlaste, Boccalon, anche Elisabetta e Giuliano ci fanno sapere che sono pronti a sostenere la causa. Lo erano persino Silvio Berlusconi ed Emilio Fede, poi qualcuno deve aver capito che forse era meglio rimuovere i loro nomi dall’elenco che campeggia sul sito della Pravda e che veleggia oramai verso le 300mila firme. Vuoi vedere che fossero (e siano) firme taroccate? Meglio non correre il rischio: di fronte a cotanta italica intellighenzia, vanno per forza di cose rivalutate le 20mila firme che ogni tanto raccoglieva Pannella, almeno quelle erano di gente che ci metteva la faccia…

Certo va dato atto che non hanno annunciato 5 milioni di firme, come fece un certo Ueltroni, prima che quelle firme sparissero tutte quante e nessuno ci abbia più fatto sapere nulla di quello sconfinato esercito pronto a scendere in campo contro il tiranno. Siamo convintamente sicuri che tra di loro ci sia gente veramente convinta che oramai l’Italia sia un Paese perdutamente volto al pensiero unico del capo: il lavaggio del cervello era d’altronde un elemento chiave del partito comunista, che pur nelle sue varie forme conta ancora qualche milione di voti.

Così, di fronte a questa valanga inarrestabile di gente pronta a scendere in piazza (saranno tutti e 300mila il 19?), tutti si dicono sicuri che oramai Berlusconi è in declino, che è finita la sua era, che si deve rassegnare: lo hanno detto e ripetuto svariate volte negli ultimi anni, eppure lui eccolo lì, loro pure eccoli lì, sempre più piccoli ed insignificanti nel panorama politico italiano. Che forse sarebbe ora di porsi altre domande? Non lo so, lo chiedo a lor signori se oggi invece di appiattirsi solo e soltanto su Silvio Berlusconi, finendo a parlare di escort invece che di politica (quella vera), non fosse il caso di tornare a rispondere ai problemi della gente (quelli veri). Perché, che l’esercito dei Cazzoni di turno scenda periodicamente in piazza contro il Diavolo è quasi ovvio (poveri, me li vedo già tra qualche anno vagare sbandati senza meta alcuna), ma che un partito nato con buoni propositi nel giro di un anno sia già ridiventato un ectoplasma senza identità e senza idee che diano risposte al suo popolo, ecco questo non era poi così ovvio.

È così che poi il PD rimane piantato da mesi al suo solito 26%, senza rubare neanche una intenzione di voto al suo avversario, anzi rischiando di perderle a favore dei propri “amici”: non c’entra niente la barzelletta della stampa amica minacciata (lo è da 15 anni eppure è sempre lì a dirlo), non c’entrano niente i teoremi sui massimi sistemi di pensiero che il Cavaliere controllerebbe con i suoi media. C’entra che Napoli è stata ripulita in 6 mesi, c’entra che le case dell’Aquila siano state ritirate su in 5 mesi, c’entra che il sistema economico italiano grazie all’azione del Governo è da tutti considerato sano e forte, c’entra che la cassa integrazione è stata usata meno di quanto fosse stato preventivato, c’entra che i conti pubblici vadano meglio di quanto previsto, c’entra che l’economia stia meglio di quanto stimato solo un paio di mesi orsono, ed a dirlo non è Tremonti ma agenzie internazionali notoriamente ostili al Bel Paese. Questo c’entra: la sinistra, appiattita su escort, biondine ed eroi di turno, alle prese con le lotte intestine della sua segreteria, è tornata alla moneta unica dell’antiberlusconismo, una moneta fuori corso oramai da troppo tempo ma l’unica ancora nelle tasche di lor signori. Un giorno dopo l’altro continuano sempre a ricordarci che siamo tornati alle camice nere, che siano tornati al fascismo, che siamo in dittatura, che Berlusconi è peggio di Mussolini: lo ripetono talmente da tanti anni che ammesso e non concesso fosse vero, sono diventati come la storia del contadino che gridava continuamente “al lupo, al lupo” e poi quando è arrivato il lupo (quello vero) è rimasto buggerato. Ma se lo ripetono da tanti anni, qualcosa vorrà pur dire: questione di logica, quella che manca a chi pensa che soltanto con il giornaliero tributo alla scemenza demenziale si possa tornare a governare. Già me lo immagino il programma di governo del PD: fare in modo che Berlusconi non torni in politica. E del popolo? Del popolo alla sinistra non è mai fregato nulla, è sempre stato interessato soltanto ed unicamente il potere ed i soldi ad esso collegato: historia docet, d’altronde, l’espressione “se il popolo non è d’accordo con il partito, tanto peggio per il popolo” si dice provenga dalle tante riunioni del fu partito comunista, dal quale mezzo PD discende, e non sarà certo un caso… Tedia ricordarlo, tedia continuare come se il mondo fosse fermo a 20 anni fa: ma come disse sempre qualcuno, se ci si dimentica della storia, si finisce per commettere sempre gli stessi errori. D’altronde, qualcuno ha scritto che nel 1945 il reale progetto dell’allora partito comunista era sostituire alla dittatura fascista una dittatura rossa, cioè di asservire l’Italia a Mosca: quelle pagine di storia sono state cancellate dalla memoria italica, nascoste sotto anni, obliate, modificate, ribaltate. E contro chi tenta di ripristinare la storia documenti alla mano, sappiamo tutti cosa succede (Pansa docet): perché si sappia che la libertà di espressione è sacrosanta quando bisogna dare del pedofilo e del mafioso a Berlusconi, ma non lo è affatto quando bisogna toccare i tabù della sinistra. D’altronde, gente come Ferrara è stato preso a uova marce, i centri sociali sappiamo tutti cosa fanno quando scendono in piazza. Ecco, sapere che qualcuno di loro sarà ancora in piazza il 19, questo mi provoca un amaro sorriso ironico: poi penso, nel loro DNA girano i cromosomi della doppia morale, e tutto mi è più chiaro.

Pensare però che gli stessi che hanno modificato la storia d’Italia per i propri biechi fini siano oggi qui a parlare di censura e di dittatura altrui, non me ne vogliate, mi fa girare le palle piuttosto vorticosamente. Altro che i Cazzoni di turno a difendere la libertà di stampa senza chiedersi come mai, sui giornali di sinistra, poco o nulla è scritto dell’inchiesta di Bari che riguarda l’intero movimento pugliese del PD e non solo.

L’antifascismo falso ed ipocrita

settembre 11th, 2008
No Gravatar

Un famoso aforisma diventato ben presto un noto adagio, recita più o meno “C’è troppo antifascismo perché sia vero“, mentre nei libri di Pansa si ricorda giustamente come i falsi antifascisti (come i falsi partigiani) sono quelli che intaccano e deplorano la memoria di quelli veri, di quelli che sono morti per difendere la libertà a fianco degli Americani e degli Inglesi.

Vi sono poi altri noti aforismi del tipo “Il peggior prodotto del Fascismo è l’Antifascismo“, ma si dovrebbe partire in realtà dalla nota affermazione dello storico Bloch quando disse che gli eventi storici dopo 50 anni dovrebbero essere consegnati ai libri di storia, alla memoria. Come mai, nello Stato italiano, dopo 63 anni, parole come fascismo ed antifascismo siano così abusate fin quasi al volta stomaco, è una cosa che farà rabbrividire gli storici del XXII secolo: c’è gente che della storia non sa nulla, eppure alza il pugno ed indossa magliette di Che Guevara come fossero cimeli, e mentre sanno quando si andava a defecare nei campi di concentramento non sanno neanche dove erano nascosti i Gulag. Mentre deplorano come male assoluto le leggi razziali fasciste che hanno provocato la deportazione di 8000 ebrei (ed in moltissimi casi la morte), votano Marco Rizzo che afferma che Stalin è meglio di Bush (e amen per le decine di milioni di vittime causate dal baffone, compresi tantissimi italiani).

In uno Stato dove Giorgio Bocca si erge ad icona dell’antifascismo e dei partigiani, nascondendo sotto il tappeto il suo passato da becero razzista-fascista (e come lui tanti, troppi altri), dove troppa gente da manicomio psichiatrico accusa di fascismo chi indossa una maglietta nera oppure dichiara di non votare a sinistra (stranamente locuzione preferita invece del votare a destra…), dove la cultura è formata dagli articoli di barba bianca Scalfari, dove il 40% dei politici italiani hanno avuto un passato nel Partito Comunista che prendeva fondi occulti dal PC sovietico (compresi Veltroni, D’Alema ed altri nomi noti), in un Paese dove Alemanno deve chiedere scusa perché qualche cretino alza la mano destra ma tutti tacciono sull’imperialismo comunista cinese, in un mondo dove si accusa la CIA di tappare i nostri cessi e magari si negano i dossier segreti rivelati del KGB che inchioda il comunismo a quello che era nella realtà…

È oggi francamente inaccettabile che un politico della Repubblica Italiana definisca “vergognoso” portare dei fiori sulle tombe dei soldati della RSI, inneggiando alla figura del Partigiano manco fosse il Cavaliere senza macchia e senza paura. Non saremo mai troppo grati a quegli storici, a quei giornalisti come Pansa che hanno smascherato la GRANDE BUGIA, la mistificazione della sinistra perpetrata ai danni della storia italiana nascondendo stragi e pseudo colpi di stato, veri attentati alla democrazia (e ci infiliamo ovviamente dentro anche le Brigate Rosse, nate in seno al Partito Comunista, che nessuno lo dimentichi mai): in Italia vivono migliaia di anziani assassini, che dopo oltre 60 anni non hanno il coraggio di rivelare dove hanno nascosto i corpi di migliaia di uomini che invece di essere riconsegnati alla memoria dei loro familiari, hanno le ossa buttate in chissà quale buca! Quegli stessi anziani che oggi sono iscritti all’ANPI e che fanno i partigiani militanti ancora oggi… E non saremo neanche mai troppo grati a quegli storici come De Felice che hanno fatto luce sulla c.d. “zona grigia”, costituita dalla maggioranza della popolazione che preferiva aiutare i soldati della RSI piuttosto che aiutare i partigiani, un Paese che è stato sempre profondamente di destra, per sua storia e per sua cultura che prescinde e precede il ventennio mussoliniano e che oggi paga amaramente i suoi sbandamenti prodiani…

È proprio vero, il peggior prodotto del fascismo è l’antifascismo, perché nella maggioranza dei casi è falso ed ipocrita, spesso inutile e troppo spesso perché è la faccia “pulita” di chi assalta le caserme, occupa illegalmente le case, agita il pugno sinistro e pensa che la Cina sia er mejo…

Da oggi basta, i prossimi 7-8-9 settembre farò lo sciopero dell’informazione, perché vedere un Veltroni qualsiasi che si dimette da non si sa che per non si sa che cosa mi fa venire il voltastomaco e mi fa gridare ai quattro venti

CONTRO OGNI DITTATURA ORA E SEMPRE ORGOGLIOSAMENTE DI DESTRA!!!

E “di destra” lo scrivo in rosso che fa più figo, alla faccia di Rizzo… E sempre alla faccia di Rizzo:

9/11

La dittatura della minoranza

gennaio 17th, 2008
No Gravatar

Oggi si sono svolte alla Camera dei Deputati le dichiarazioni di voto relative alle dimissioni del Ministro della Giustizia Clemente Mastella. L’espondente della Lega Roberto Maroni ha utilizzato una espressione che potrebbe essere giustamente il titolo di un libro sulle storture del’italica cultura: “la dittatura della minoranza“. Di cosa si tratta? In pratica, quando in una democrazia viene sovvertito il principio che a condurre la vita del Paese sia quanto decide la maggioranza dei cittadini: in tal modo, un gruppo più o meno numeroso ma comunque nettamente minoritario, mette in campo gli strumenti in proprio possesso per bloccare le iniziative della maggioranza. Due casi emblematici si possono citare su tutti: da un lato la magistratura, che sempre più pervasivamente utilizza quanto la legge gli concede per minare, bloccare, distruggere gli schieramenti politici o le personalità politiche che ostacolano il potere della sinistra. Quando il principale avversario era Silvio Berlusconi, la magistratura lo ha sepolto sotto una montagna di denunce la stragrande maggioranza delle quali rivelatesi infondate per non dire fantasiose (come l’ultima di cui ho parlato qui). Oggi, venuto in parte meno il grande spauracchio berlusconiano anche in virtù del rimpasto che sta attraversando il centro-destra, il nuovo nemico è Mastella e il suo UDEUR: riesce sinceramente difficile credere che i vertici di un intera sezione regionale di un partito siano tutti dei criminali, anche se ovviamente la giustizia farà il suo corso (speriamo onesto) e chi ha sbagliato dovrà pagare. Sia come sia, Mastella è politicamente antipatico tanto al centro-sinistra (perché i suoi principi cozzano con quelli della sinistra massimalista), quanto a certa parte della magistratura che non ha visto di buon occhio le operazioni che il signor Mastella ha effettuato da Ministro della Giustizia. Il fatto che il CSM, accusato di difesa corporativistica della categoria, abbia reagito scompostamente, come dice Casini, è sintomo del fatto che questa interpretazione non è poi tanto lontana dalla realtà.

Dall’altra parte, l’altra minoranza che, grazie ad azioni paramilitari che nulla avevano se non di intollerante, ha bloccato la vita civile del Paese è stata quella dei gruppi dei Collettivi Universitari della Sapienza, che tanto si sono prodigati, in nome della libertà e della laicità della scienza, per impedire al Papa di parlare esprimendo un suo pensiero, diritto riconosciutogli dalla Costituzione Italiana. Si riempiono la bocca di concetti che essi stessi non sono in grado di comprendere, ne alterano il significato facendoli diventare bandiere di una ideologia faziosa e intollerante, e con ciò stesso ribaltano il concetto di cultura degradandola e declassificandola a strumento di lotta politica. Semplicemente deprimente.

Poi vi sono tutte le altre minoranze che sempre più vengono assurte a nuovi tabù della modernità. Ad esempio, non è più possibile mettere in discussione l’aborto, considerato oggi diritto fondamentale dalle femministe: non è possibile chiedere l’integrale rispetto della legge 194 perché subito si levano alte le grida che accusano i cattolici di oscurantismo e arretratezza; non è possibile chiedere un nuovo dibattito pubblico alla luce delle scoperte scientifiche occorse negli ultimi 30 anni perché si grida allo scandalo. Un altro tabù è il sesso: una volta il sesso era tabù perché parlarne sembrava diabolico, oggi è tabù perché ha talmente invaso la nostra cultura e la nostra vita quotidiana che qualsiasi parola atta a descriverlo come un atto d’amore tra due persone diventa anacronistica e illiberale: ci sono proposte di legge che vogliono addirittura giustificare il sesso con minori retrocedendone l’età a 12 anni (vedasi il partito dei pedofili in Olanda), l’ONU e l’UE sono da decenni impegnate in una battaglia senza quartiere per il controllo demografico, e più in generale nessuno vuole in alcuna maniera venire in qualche modo non bene apostrofato se nella propria vita ha soltanto fatto collezione di uccelli e/o uccelliere. Capita sempre più spesso sentire discorsi assurdi del tipo «Se a 18 anni non hai consumato almeno 10 relazioni, sei uno sfigato». Mi verrebbe da rispondere ma sfigata sarai tu che a 30 anni ancora non sei in grado di farti una famiglia e vai girovagando di letto in letto pensando che l’unico modo per far andare avanti un rapporto sia soltanto quello di basarlo essenzialmente su sesso e sentimento… Poi ci lamentiamo del fatto che dei ragazzini uccidano persone vere emulando i videogame della playstation oppure gettando sassi dal cavalcavia, ci lamentiamo della droga imperante, ci lamentiamo del bullismo dei ragazzi, facciamo convegni a non finire sul disagio giovanile. Ma guai a parlare di etica e di valori (tanto più se sono cristiani), perché tutto è relativizzato, tutte le opinioni sono buone, tutte sono egualmente valide. Si confonde evidentemente in tal modo il concetto del diritto alla libertà di opinione e di espressione e il rispetto per le idee altrui con la validità intrinseca delle stesse: un errore tanto grave quanto dilettantesco.

Poi ci sono i tabù legati a particolari figure: ad esempio, oggi sono accettabili vignette su tutti, anche vignette satiriche poco decorose sul Papa e sulla Chiesa, ma guai a fare vignette satiriche sui musulmani perché sennò ti bruciano, e altrettanto guai a farle sugli omosessuali, perché oltre ad essere poco di moda, ti considerano razzista e omofobo. Io cattolico ed etero devo accettare di essere vignettizzato, ma non solo non posso rispondere a mia volta, ma se lo faccio mi è concesso soltanto dire “Grazie, tutto bene madama la marchesa”!!!

Si dice che la Chiesa nel Medioevo fosse arretrata (ma rispetto a chi?) e oscurantista (ma rispetto a cosa?). Certamente è innegabile che abbia creato un cristianesimo della paura che tuttavia andrebbe analizzato nei libri e nelle carte storiche, non certo attraverso stereotipati luoghi comuni e pseudo-enciclopedie internettiane che raccolgono tutto e il contrario di tutto, anche “leggende auree” e metropolitane. Ma è altrettanto innegabile che oggi si sta andando verso una nuova forma di controllo dall’alto: nuove ideologie che vogliono guidare il nostro pensiero verso i sicuri lidi del politically correct e i certi approdi del facile controllo delle masse si uniscono alle tante caste che stanno sorgendo qui e la tra le minoranze le più varie possibili, tutte accampanti diritti spesso più arbitrari che altro. Una volta si diceva che alle minoranze andavano comunque garantiti i diritti fondamentali e il rispetto che si doveva alle maggioranze. Oggi sembra che siano le maggioranze ad essere state espropriate di quei diritti e di quel rispetto che dovrebbe essere garantito loro. Pesare le proprie affermazioni non può trasformarsi in bavaglio al proprio diritto di espressione e di critica per gli atteggiamenti altrui, né questa critica può essere soltanto vista come una forma di razzismo (o di omofobia in taluni casi) nei confronti dei meno numerosi.

Questo è sinceramente inaccettabile, e se non ci sveglieremo presto dal torpore nel quale ci siamo fatti indurre da una certa cultura che vuole la libertà di ridurre gli altri al silenzio e la democrazia per definirli oscurantisti e arretrati, ci attendono tempi davvero bui, ben peggiori di quelli dove si era pur sempre sotto una dittatura, ma dove almeno la dittatura era una ed era quella della maggioranza…


Bad Behavior has blocked 51 access attempts in the last 7 days.