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La deriva anti-politica dell’opposizione

settembre 29th, 2009
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Il presupposto della democrazia in un Paese è che vi siano delle idee diverse e contrapposte su come regolare la vita dello stesso, che si confrontano, si completano a vicenda, comunque creano dibattito. Da queste idee il popolo dovrebbe partire per formare la propria idea di vita sociale e di conseguenza dare mandato di governo a chi ritiene che rappresenti la linea più idonea. Se la sorgente primaria delle idee, cioè il politico, viene meno, il circuito si interrompe e di fatto si è fuori della democrazia.

In Italia, dal 1994 viviamo in una condizione che sfiora il grottesco: sconfitta la gioiosa macchina da guerra del PCI, la sinistra di allora si è vista rompere il giocattolo del potere per cui aveva lavorato quasi mezzo secolo. Berlusconi ha avuto la colpa di distruggere quel giocattolo, evitando che l’Italia precipitasse in una deriva di idee rosse oramai morte e fallite, che sarebbero state portate avanti dal più forte partito comunista dell’intero occidente moderno. Fin da allora, la sinistra ha smesso di fare politica per diventare un partito di scopo: distruggere Berlusconi, con ogni mezzo, lecito e soprattutto illecito, con ogni potere, con tutto ciò che è utile per raggiungere il fine, come diceva Machiavelli. Prendiamo un elettore di sinistra come tanti se ne incontrano per la strada: quali sono i suoi argomenti medi di politica? Se non scende immediatamente al becero insulto, i suoi temi di politica saranno più o meno questi: Mangano, veline, escort, conflitto di interessi, D’Addario, Noemi, Videocracy, autoritarismo, Berlusconi=male, e così via seguitando. Si credono talmente furbi che riescono ad imbastire un discorso di oltre mezz’ora miscelando sapientemente questi argomenti, manco fossero il Travaglio di turno (in tutti i sensi). Il must degli ultimi tempi è stato questo: “Io soffro per il male che l’imperatore infligge ai miei concittadini”. Splendido, spettacolo puro, doppia libidine coi fiocchi (citazione cinematografica).

Così mi sono detto: non avrei mai pensato che un Paese si potesse governare andando in Parlamento a parlare di prostitute, ma tant’è. E mi è tornato alla mente quello che una volta disse Lenin, che chiunque va arruolato per servire la causa, definendolo “utile idiota”. Ecco, la sinistra italiana è oggi questo: un ammasso di persone il cui interesse è soltanto quello di pensare la cosa giusta, non di farla. Quali sono le idee politiche del PD? È possibile riassumerle che so, in un decalogo?

Il massimo poi delle argomentazioni è la libertà di stampa e di informazione: per la sinistra, la libertà di stampa è la libertà di infamare e calunniare, di inventare ogni più lurida schifezza contro il proprio nemico politico, l’importante è abbatterlo e tornare al potere. Sarebbe bello che questa battaglia fosse condotta secondo le regole della democrazia, e cioè appunto sulle idee, come si diceva all’inizio.

Ma purtroppo, la doppia morale dei trinariciuti colpisce ancora: da 15 anni l’Italia sarebbe sotto lo scacco autoritario del Cavaliere. Ma quando avevano il consenso per governare (ben 7 anni di governo, mica 1!) continuavano a tuonare contro il conflitto di interessi ma il massimo che hanno partorito è stata quella vaccata della par condicio (appunto quando si dice, avere l’idea giusta, non fare la cosa giusta). La società italiana vivrebbe in una deriva sessista nella quale la donna è considerata niente altro che come oggetto, come trofeo di conquista. Infatti, un giornale come l’Unità diretto dalla femminista sfegatata Concita non ha trovato niente di meglio che pubblicizzare la nuova grafica del suo giornale piazzando sui manifesti un bel lato B di fanciulla con pantaloncini giro-culo. Gridano alla libertà di informazione messa in pericolo da Berlusconi che cita per danni 2 giornali (in fin dei conti, gli hanno dato al massimo del pedofilo, suvvia Presidente!), ma loro i sinistrorsi hanno collezionato qualcosa come 312 milioni di euro di denunce anche penali a carico di giornali e giornalisti rei addirittura di aver fatto vignette contro di loro. Il non plus ultra dei moralisti Di Pietro, scrive sulle pagine straniere che la democrazia è in pericolo, va in Parlamento a dare del piduista al PdC e poi cosa si scopre? Che lui i piduisti li ha nel partito, che ha un sacco di eletti inquisiti addirittura per rapporti con la criminalità organizzata, che si presenta in televisione a dire che se fosse per lui tutte le ricchezze andrebbero sequestrate a priori (viva il liberalismo!), e che addirittura minaccia l‘uso della violenza se Berlusconi ed il Governo di destra non abbandonano la scena politica (e visto che le BR esistono ancora, c’è poco da scherzare con l’uso di certi toni). La libertà di informare i cittadini sarebbe negata da Berlusconi che impedisce la pubblicazione di foto e registrazioni sulla sua vita privata ottenute in modo illegale, ma i sinistri oltre a non chiedersi come mai certa gente fa certe cose contro il PdC, ad esempio non parlano dei presunti rapporti con la mafia dell’ex presidente Prodi, non parlano dell’inchiesta di Bari che riguarderebbe i loro amici, non parlano di nulla che sia scomodo alla loro ascesa ma pensano solo a quanto l’abbia lungo il Cavaliere. Fanno campagne contro l’evasione fiscale, e poi si scopre che Ezio Mauro è un evasore, ma nessuno dice nulla. Si strappano i capelli perché con questo governo la mafia sarebbe più forte, ma tacciono su tutti i provvedimenti presi dallo stesso contro la mafia e sulle centinaia di arresti che in questo ultimo anno hanno messo in ginocchio la criminalità organizzata in diverse zone del Paese (la battaglia è certo lunga, ma mistificare la realtà quando è così facile essere smentiti è un po’ troppo!). Sono talmente democratici che uno dei maestri del loro pensiero, l’ex fascista-razzista Giorgio Bocca definisce gli altri italiani (cioè quelli che non la pensano come lui) dei trogloditi ebetiti lobotomizzati davanti le tv del Cavaliere: peccato che tutto questo non abbia impedito alla sinistra di vincere le elezioni svariate volte, quindi se ora perdono non è perché siamo un popolo di cretini come la supposta superiorità antropologica della sinistra ha incultato nelle menti degli utili idioti, ma proprio perché sono incapaci. Se da 15 anni possono gridare alla censura, non esiste nessuna censura: infatti Ezio Mauro “evado il fisco e me ne infischio” dalle pagine del suo giornale ha chiamato a raccolta tutti i cazzoni di turno per manifestare contro Berlusconi, poi ad una radio francese ha candidamente ammesso che il suo giornale è pienamente autonomo e che nessuno lo ha mai limitato nella linea editoriale del suo giornale: da ciò si deduce che se parlano solo di gossip è perché non hanno nulla di concreto da offrire ai loro lettori (infatti è il giornale che ne ha persi di più negli ultimi tempi).

Si potrebbe continuare a lungo con l’elenco della deriva antipolitica cui è sottomessa l’opposizione (ma rischierei di tediare troppo l’onesto lettore): questa non è una opposizione politica, è una opposizione di scopo, che ha come unico obiettivo conquistare il potere per evitare che cada nelle “mani sbagliate”. Oggi il popolo vota a destra perché finalmente qualcuno ha reintrodotto il concetto del Governo che governa, dello Stato che fa lo Stato, delle promesse fatte e mantenute in tempi certi.

Io vorrei solo sapere: quel manipolo minoritario che guarda al PD come l’ultimo baluardo della democrazia in Italia, ha capito di votare un’opposizione di scopo e non una opposizione politica? Quelli che ebbero fiducia nel discorso di Veltroni quando nacque il PD, oggi cosa pensano? Tutti quelli che continuano a votare il PD, hanno un argomento politico da contrapporre all’azione di governo? La democrazia è in pericolo perché il PD purtroppo sta alla politica come Voyager sta alla conoscenza: non c’azzeccano (per dirla con il vile vigliacco di Montenero di Bisaccia) l’uno con l’altra. In Italia non c’è il rischio di pensiero unico perché qualcuno sta sopraffacendo qualcun’altro, c’è il rischio di pensiero unico perché non c’è un altro pensiero, perché da mesi oramai non si parla più di politica ma di tutt’altro. Non c’è una proposta politica concreta da parte del PD (come ha brillantemente scritto Panebianco), è questo il peggior guaio di un Paese: che una parte politica che coinvolge l’interesse di svariati milioni di elettori ne rappresenti solo gli interessi più beceri e non lavori per l’interesse comune di tutto lo Stato, ma soltanto per l’interesse degli italioti che possono mantenerli al potere con il loro voto. Ecco perché perdono, altro che censura e libertà di stampa negata…

Di Pietro e le risposte che non convincono

settembre 10th, 2009
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Bisogna dare atto al padre-padrone dell’IdV di aver scelto la via migliore: 8 mesi fa, quando il Giornale pubblicò una maxi-inchiesta sulle attività immobiliari di Di Pietro ma non solo, il molisano di ferro rispose con una lettera infuocata direttamente dal suo blog. Ora che il Giornale è ritornato sulla notizia per aggiornare i lettori degli ultimi sviluppi, interviene ancora l’Antonio nazionale per provare a chiarire, “serenamente e pacatamente”, i fatti:

«Caro Direttore, non intendo lamentarmi della pubblicazione della notizia, non temo nulla circa l’esito dell’istruttoria e con assoluta serenità sono a disposizione della Corte dei conti per dare tutte le spiegazioni che ritiene necessarie. Ritengo un suo diritto pubblicare la notizia anche se si riferisce a fatti datati nel tempo, ritengo altrettanto corretto che la Corte dei conti abbia aperto una doverosa istruttoria a seguito di un esposto ricevuto: non poteva fare altrimenti; non temo nulla circa l’esito dell’istruttoria, in quanto per gli stessi fatti, già più volte, sia il giudice civile sia il giudice penale hanno accertato l’insussistenza dei fatti denunciati».

Cominciamo subito che nel dire che, per quanto i fatti siano datati nel tempo, se si configurassero come atto illecito resterebbero un atto illecito. C’è poi un fatto carino che è emerso: Mario Di Domenico è stato socio di Tonino, e ha affermato che il partito Italia dei Valori non ha un codice fiscale, cioè non ha una posizione fiscale, e dunque il codice fiscale a cui viene erogato il rimborso pubblico non può essere altri che quello dell’associazione Italia dei Valori. Inoltre, la delibera che il 31 marzo 2003 approvò il bilancio dell’IdV, secondo Tonino sarebbe stata firmata anche dal Di Domenico (allora ancora socio), secondo quest’ultimo no: ultimamente nelle sue mani è pervenuto un fascicolo di tribunale contenente la nota della cancelleria che attesta la sua presenza a Roma in tribunale proprio il 31 marzo 2003, a testimonianza inconfutabile che il Di Domenico, negando sempre di aver partecipato a quella riunione, diceva il vero. Ma se lui dice il vero, qualcun’altro dice il falso…

Infine, ultimo ma non ultimo, Silvia Mura è contemporaneamente socio IdV e membro dell’ufficio di presidenza della Camera che si occupa dei rimborsi elettorali, come ha voluto sottolineare in una interrogazione parlamentare Matteo Brigandi, deputato della Lega Nord. Insomma, già i controlli sono tutt’altro che ferrei, se poi il controllore è il controllato, se a dover rimborsare un partito c’è il deputato-tesoriere, è tutto più facile. Fino a prova contraria, ovviamente, nessuno potrà imputare a Di Pietro un comportamento illecito: al massimo qualche bugia, ma via, è pur sempre un politico…

ezio mauro evasore

Di Pietro denuncia il Giornale per la libertà di stampa

settembre 9th, 2009
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Ho letto la notizia e sono rimasto basito: mi chiedo con quale sfrontatezza, con quale spudoratezza, il paladino della libertà di stampa denuncia Vittorio Feltri ma tace sul resto del mondo giornalistico.

Il leader dell’IdV, tramite il partito, ha presentato un esposto alle procure di Terni e Monza oltre che ai Carabinieri di Roma (che poi lo hanno trasmesso alle suddette), nei quali ipotizza i seguenti reati: falsificazione di atto pubblico e/o possesso illecito di un documento che solo un ufficiale di Pg o un magistrato in servizio può avere nell’ormai notissimo Boffo-gate.

Vediamo di ricapitolare: la Repubblica, la Stampa ed il Corriere della Sera pubblicano a ripetizione intercettazioni e documenti coperti dal segreto istruttorio oppure ottenuti illecitamente. L’ultimo è stato Ferruccio De Bortoli, che pubblicando i verbali dell’interrogatorio di Tarantini ha fatto sbottare il pg dell’inchiesta Antonio Laudati, il quale così si è espresso: «Il danno è enorme, innanzitutto per lo sviluppo delle indagini, poi per la tutela della privacy dei cittadini, poi perché denota un rapporto anomalo tra una struttura degli inquirenti e una struttura dell’informazione». Tutto questo per il Superman della democrazia si configura come libertà di stampa. Invece, se il direttore di un giornale di destra pubblica una sentenza, per il molisano si è di fronte ad un “dossieraggio” con la finalità di destabilizzare le istituzioni.

Io davvero comincio a non capire più nulla del comportamento dell’opposizione: loro, che in quanto tali dovrebbero essere l’icona della coerenza, ogni giorno di più dimostrano soltanto di essere schifosamente attaccati alla vecchia pillola dell’antiberlusconismo. Zero idee, zero fatti, tutti contro Berlusconi per i soldi ed il potere.

Si potrebbe quasi dire che l’azione di Di Pietro sia stata dettata anche dalle inchieste del Giornale, che hanno smascherato le sue azioni nella conduzione del partito che danno adito a qualche pensiero sul fatto che sotto sotto ci sia qualcosa di poco pulito. Ma non posso dirlo, altrimenti penserei come chi, facendo dietrologia, ha accusato Feltri di denunciare Boffo solo perché in passato l’ex direttore di Avvenire si era scagliato senza mezzi termini contro l’attuale Governo: invece sono sicuro che in questo caso Di Pietro è stato spinto soltanto dalla sua cristallina volontà di accertare la verità, dalla sua oggettiva voglia che la democrazia e la libertà di espressione trionfino sempre. Vorrei capire, ma non ci riesco…

Intanto, en passant, mi permetto di ripubblicare le famose 10 domande all’ex magistrato convinti che, il paladino della trasparenza italiota, questa volta magari (dopo 8 mesi) una risposta riesce pure a darla:

  1. Perché distinguere tra l’associazione Idv e partito Idv?
  2. Come ha fatto a sapere che Mario Mautone, suo collaboratore, era indagato prima che l’inchiesta fosse pubblica?
  3. Suo figlio Cristiano è coinvolto nell’indagine per alcune telefonate allo stesso Mautone. Perché si è dimesso solo dal partito e non dall’incarico di consigliere comunale e provinciale?
  4. Perché ha invocato l’immunità parlamentare europea per non essere processato per diffamazione?
  5. Perché ha promesso che avrebbe tolto il suo nome dal simbolo Idv e poi ha cambiato idea?
  6. Perché ha finto di cambiare lo statuto ma ha occultato il verbale?
  7. Perché non ha più presentato il codice etico del partito?
  8. Perché nel 2002 ha fatto intestare all’Idv una fattura da 7mila euro per lavori nella sua casa privata di via Merulana a Roma?
  9. Può spiegare le sue partecipazioni nelle società immobiliare Suko Ltd con sede a Varna, in Bulgaria?
  10. Come ha fatto a utilizzare parte dell’eredità della contessa Maria Vittoria Borletti per acquistare casa?

Il dittatore Di Pietro indagato e condannato

settembre 9th, 2009
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Il non plus ultra dei moralizzatori italiani, il molisano di ferro, colui che compra pagine di giornali stranieri per mettere in guardia il mondo dal dittatore Berlusconi, è incappato negli ultimi giorni in 2 spiacevoli episodi. Il primo è la naturale conseguenza di una inchiesta del Giornale che aveva denunciato alcuni movimenti sospetti di soldi all’interno del partito, la seconda è una condanna di sospensione per la violazione del codice deontologico degli ordine degli avvocati.

La situazione è un tantinello ingarbugliata: tutto parte dalla denuncia dei legali di Veltri ed Occhetto (motivi politici legati alle europee del 2004). In pratica, come stabilito già dal tribunale di Roma nel 2008, esiste un partito denominato “Italia dei Valori” ed un’associazione denominata “Italia dei Valori”, due soggetti fisici diversi e distinti. Al vaglio della Corte dei Conti vi sarebbe la seguente possibile irregolarità: nel percepire i rimborsi elettorali dalla Camera, i soldi venivano incassati dall’associazione, sfruttando di fatto l’ambiguità tra i due enti dall’identico nome. La questione come ovvio non è irrilevante: saremo di fronte ad un fatto senza precedenti, ad un tentativo di raggirare la trasparenza dei fondi pubblici da parte di un partito che fa della sua trasparenza una bandiera. Così si esprimono i legali di Veltri & Co., evidenziando «la più totale assenza di qualsiasi controllo da parte dell’Ente pagatore (Montecitorio, ndr) sulle condizioni minime di legittimazione a ricevere i pagamenti dei rimborsi elettorali, essi vengono conseguiti da parte di una associazione formata da sole tre persone, che consegue tali ingenti fondi nella inesistenza per giunta di qualsiasi rendiconto». A suo tempo, di fronte alle inchieste del Giornale, Antonio Di Pietro rispose di aver cambiato lo statuto dell’Associazione, rendendola di fatto identica al Partito, come fosse la stessa cosa: ma lo fece unilateralmente (nonostante l’associazione sia costituita da 3 persone) e senza fornire alcuna prova di quel cambiamento, prova che sarebbe contenuta nell’atto notarile collegato: quell’atto, nonostante sia pubblico, non è mai stato consegnato ai giornali a prova della trasparenza dell’operato del Kaiser. Che l’IdV sia un partito a gestione familiare dovrebbe infastidire i suoi elettori, ma che attraverso maghegghi e stranezze contabili, i soldi pubblici dei rimborsi elettorali (11 milioni di euro nel solo 2009) si sappia da dove partono ma non si sappia dove vanno, ecco questo dovrebbe farle girare a tutti, soprattutto in un momento di crisi economica e soprattutto se di mezzo c’è il supermoralizzatore della politica italiana.

La seconda vicenda è ancora più squallida: sul sito del Consiglio Nazionale Forense, alquanto nascosto, vi è un documento di 10 pagine contenente la sentenza di condanna alla sospensione di 3 mesi per l’avvocato Antonio Di Pietro. La vicenda risale a quando il Kapo smise la toga da pm per indossare quella di avvocato. I fatti: la moglie di Pasqualino Cianci viene uccisa; Di Pietro, suo grande amico, decide di prenderne le difese in tribunale; Di Pietro confessò all’amico Cianci di essere stato contattato da sua figlia Debora, la quale però a precisa domanda del padre spiegò di non aver mai contattato nessuno a quel proposito, tanto meno Di Pietro i cui recapiti erano riservati. Quindi l’Antonio, divenuto avvocato difensore con un artifizio, un giorno si presenta in tribunale ma sulla seggiola sbagliata, quella dell’accusa: senza revocare ufficialmente il mandato da difensore, si era seduto insieme alle parti civili! Ma non è finita qui: in qualità di difensore consegnò in questura il passaporto del Cianci, in qualità di accusatore si fece accompagnare dallo stesso Cianci (senza che lui lo sapesse ovviamente) a denunciarlo in tribunale per l’omicidio della moglie! Alla fine della vicenda, Di Pietro è stato denunciato ai Carabinieri per le sue malefatte senza che ovviamente alcun magistrato abbia mai deciso di indagare seriamente sulle attività sottobanco dell’avvocato Antonio Di Pietro. Di fatto comunque, la sentenza del CNF così recita: «La condotta del professionista integra certamente la violazione dei doveri di lealtà, di correttezza e di fedeltà (artt. 5, 6, 7 del codice deontologico forense) nei confronti della parte assistita». Quindi, Di Pietro è stato riconosciuto come un losco traditore: non gli si dovrebbe affidare neanche lo spazzare il giardino comunale, eppure tanta gente guarda a lui come il paladino della libertà e della democrazia in Italia…

Vi è poi una vicenda che ha del grottesco: il Superman della democrazia nostrana ha deciso di depennare, azzerare, cancellare, i vertici del Partito in Calabria, rei di aver sostenuto il piddino Agazio Loiero contro la volontà del padrone in comunione con la new entry Luigi De Magistris (colui che candidandosi alle Europee disse “Mai più la toga da magistrato”, ma che nel frattempo si è preso una bella aspettativa, tanto per sottolineare la coerenza di questi individui) che su Loiero aveva indagato. Così ha commentato Aurelio Misiti, ex-coordinatore calabrese dell’IdV: «È una inaccettabile tentazione cesarista quella di impedire ogni forma di democrazia all’interno dell’IdV, questa imposizione personalistica viola l’autonomia del partito alla vigilia del congresso regionale. Di Pietro non può farlo». Come no, può farlo benissimo, lui la dittatura la riconosce a naso, è un esperto! 8-)

Antimoralisti smascherati: l’autunno caldo della sinistra

agosto 31st, 2009
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Ogni anno, la nostra bella Italia ci riserva un partito politico che a corto di idee annuncia costantemente assemblee di piazza (sempre più scarne oramai) contro l’avversario politico. Assemblee del tutto inutili, che servono soltanto al leader di turno per testare la sua popolarità all’interno del suo elettorato e per esibire i muscoli all’interno del suo partito. Sono anni infatti oramai che queste manifestazioni non spostano più un voto, non modificano più un atto di governo neanche di una virgola (a meno che a scendere in piazza non sia l’Italia intera come contro le liberalizzazione di Bersani, sulle quali però più fortuna hanno avuto le lobby di potere). E se Franceschini ha già annunciato che c’è di bisogno di una grande reazione al governo Berlusconi, il terremoto alla direzione dei giornali di destra porterà molte novità nella faretra di noi blogger, che ovviamente ringraziamo.

Le prime novità le abbiamo già lette: con Giordano alla direzione de Il Giornale, è stato mostrato al mondo chi sia il grande imprenditore De Benedetti (quello che comanda a casa della Pravda e dell’Espresso) con i suoi traffici poco onorevoli in campo politico e finanziario. Per non parlare di Gianni Agnelli e della sua famiglia, icona dell’industra italiana e della sinistra ricca, il quale avrebbe nascosto all’estero 1 bel miliardozzo di euro, con tanto di appassionati consigli di uomini fedeli su come evadere allegramente il fisco italiano: anche qui, il silenzio degli amici e della stampa è d’obbligo, per non destabilizzare i rapporti con i salotti bene. Appena insediatosi nella nuova poltrona de Il Giornale, Feltri ha già smascherato il direttore moralizzatore di Avvenire, Boffo: vicenda losca fatta di minacce per una storia pare omosessuale avuta con un signore sposato (un cattolico che fa il moralizzatore a letto poi si infila mezza Bibbia in tasca per spennellare dove gli fa comodo è davvero disgustoso, altroché caro Bagnasco), verso la quale il direttore ha annunciato “patacche” e “querele”, dimenticandosi che la storia è nota negli ambienti almeno dal 2005, quando Adinolfi chiese formalmente per iscritto al GIP di Terni Augusto Fornaci gli atti della sentenza. Ecco, immaginatevi un mondo nel quale la magistratura non lesina intercettazioni illegali ai giornalisti su Berlusconi, ma vieta la pubblicazione di un atto pubblico se questo riguarda un uomo di un certo tipo… Adinolfi è un cattolico (ha lavorato in Radio Vaticana) ha fatto del Noemi-gate un atto di battaglia, e si è detto sconcertato di come il PD (che voleva perfino presentare un documento in parlamento per regolare la vita privata del premier, non so se rendo) si sia improvvisamente convertito all’antigossip sul caso Boffo-gate. Ma della doppia morale che da sempre aleggia sugli uomini di sinistra se ne è parlato in più di una occasione.

È stata poi la volta di Ezio Mauro, il superdirector della Pravda, l’uomo che ha fatto della distruzione politica e personale di Berlusconi la sua missione di vita: eccolo lì a pagare in nero parte dell’acquisto di un appartamento ai Parioli in Roma. Così, l’Ezione nazionale che da mesi aspetta che Berlusconi risponda alle sue domande diffamatorie, non dice una parola sulla sua evasione fiscale: anzi rilancia, chiamando a raccolta l’intellighenzia nazionale con il famoso L’appello dei Tre Giuristi, che fa tanto torrone natalizio anticipato: appello firmato perfino da Celentano, un condensato dell’antiberlusconismo moderno, con i soliti discorsi sulla dittatura, sulla censura, sull’anestetizzazione dell’opinione pubblica, sulla libertà di stampa negata, sull’emergenza democratica, etc. Perché si sa, se a parlar male della sinistra sono i giornali di destra, le denunce sono un atto dovuto, se a parlar male della destra sono i giornali di sinistra, le denunce sono un atto intimidatorio. E buona pace per tutti quelli che hanno giuridicamente difeso l’azione del Cavaliere, quelli sono un danno per l’immagine del diritto stesso…

Così, mentre il Direttore immacolato ed integralista si straccia le vesti per un Berlusconi che non vuole rispondere alle sue domande, neanche una parola sul fatto che un certo Antonio Di Pietro ancora non ha risposto alle nostre di domande: le già dimenticate 10 domande de Il Giornale sulle modalità di finanziamento al suo partito, su come utilizza i soldi, sulla sua attività di immobiliarista che pare non proprio trasparente, sui suoi rapporti sottobanco con la magistratura quando ad essere indagato fu suo figlio Cristiano, che lo venne a sapere quando era ancora intercettato (e notoriamente si sa, se uno è intercettato non glielo si deve dire, altrimenti è tutto inutile). E come non ricordare anche la 10 domande al leggenDario Franceschini, anche queste rimaste abbondantemente inevase senza che nessuno gridi allo scandalo: l’uomo della freccia e del sorpasso si è perfino dotato di un mutuo da 2 milioni di euro per comprarsi un paio di appartamentini (ini o oni?), ed ha brillantemente cancellato il suo nome (nelle biografie tutt’ora circolanti in rete) da quel consiglio di amministrazione dell’Eni che approvò l’Ops Eni per ricomprare i titoli Enimont, azione finita sotto inchiesta con il nome di Ops Enimont e che per ora ha prodotto una condanna in primo grado (28/12/2004): vi sono tuttavia documenti ufficiali a comprovare la sua presenza in quel consiglio, e mentre Libero ne da notizia alla nazione, a sinistra silenzio. Travaglio, ilTorqueMarco della giustizia italiana, sempre pronto ad infilarsi in ogni tribunale e che conosce a memoria le migliaia di pagine dei processi contro Berlusconi, vuole farci sapere qualcosa su questi fatti? Vuole magari farci conoscere il suo pensiero sullo scandalo della sanità pugliese che ha travolto la giunta rossa di Vendola ed illuminarci sui suoi oscuri retroscena? A proposito, di quelle inchieste sappiamo della parte gossippara riguardante Berlusconi ma dell’azione penale vera che riguarda gli uomini di sinistra cosa sappiamo?

Ma, per dirla con Totò, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare? La strada è tracciata: voci di corridoio affermano che in preparazione ci sono altri scandali economici che coinvolgono il lider maximo D’Alema (uno che di barche ed immobili non si sa come ottenuti e non si sa quanto trasparenti al fisco pare se ne intenda), e scandali sessuali che coinvolgerebbero addirittura il Santo Subito Uolter Velprodi, reo secondo alcune carte di aver avuto frequentazioni extra-coniugali. Ma è tutto in fieri, è tutto sotto la lente d’indagine dei giornalisti d’assalto dello SteelMan Feltri. L’autunno si preannuncia caldo per il PD: tra congressi e questioni morali, non c’è che dotarsi di pop-corn e sedersi in poltrona!

Da oggi, in ogni nostro intervento pubblicheremo le 10 domande al moralisti smascherati, invitando tutti i nostri amici a fare altrettanto.

Le dieci domande:

  1. Per il direttore di Repubblica Ezio Mauro l’evasione fiscale è o non è un comportamento grave?
  2. Il direttore di Avvenire intimidiva al telefono la moglie del suo amante. E’ un comportamento grave o no?
  3. La direzione del quotidiano della Cei, Avvenire, può essere affidata a un condannato per molestie?
  4. Ezio Mauro è sempre contrario al condono fiscale?
  5. Come fa la chiesa a considerare l’omosessualità una condizione di disordine e poi difendere il direttore di Avvenire?
  6. Per la Chiesa è più grave il libertinaggio o la pratica omosessuale, l’adulterio o il reato per molestie?
  7. E’ giusto o no che l’agenzia delle Entrate accerti se Gianni Agnelli ha nascosto i suoi beni all’estero evadendo il Fisco?
  8. I giornali devono raccontare lo scontro in famiglia per l’eredità Agnelli o no?
  9. Perché Franceschini sbianchetta dalla sua biografia il suo passato di sindaco dell’Eni negli anni di Tangentopoli?
  10. Repubblica e la Stampa hanno pubblicato per primi e in esclusiva le parole di Veronica contro Berlusconi. Perché Adriano Sofri su Repubblica e Mario Calabresi su La Stampa ora condannano l’estate dei veleni?
  11. boffo-sentenza


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