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Dove vuole arrivare il “compagno” Fini?

settembre 8th, 2009
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Che Vittorio Feltri, noto uomo di destra anche se chiamarlo berlusconiano significa avere i neuroni fuori posto, utilizzi gli uomini e le idee di sinistra come birilli da abbattere, è ovvio e sacrosanto. Che non si sia mai tirato indietro quando si è trattato di randellare il governo di destra per le sue mancanze, anche questo è ovvio e sacrosanto (mica ha diretto la Pravda, stava a Libero). Ora che è approdato al Giornale pensano tutti si sia convertito a servo del Cavaliere, a predellino di Arcore: non pensavo che il semplice cambio di poltrona portasse a questo brusco mutamento più di quanto non possano aver fatto i decenni di giornalismo che ha alle spalle. Ma tant’è, toccare i nuovi idoli della sinistra in una Italia culturalmente ancora troppo rossa, è risaputo, non giova alla propria immagine pubblica. È come quel Governo che vuole rimanere in carica erigendo barricate contro la Chiesa Cattolica. Ecco dunque l’editoriale del direttore così come pubblicato oggi, c’è una qualche riga da aggiungere? Forse una: ancora una volta, mentre i politici giocano al politically correct, il popolo va giù pesante, e se non sta con Feltri, di certo non approva Fini ed il suo nuovo atteggiamento da ex missino di bianco vestito.

Caro presidente Fini,
sono abituato agli attacchi personali di giornalisti e politici e non mi sono offeso dei tuoi nella circostanza dell’affaire Boffo. Hai definito i nostri servizi in proposito esercizi di killeraggio, qualcosa di vergognoso, un esempio di giornalismo da bandire; le stesse accuse rivolteci dalle voci e dalle penne di sinistra non più intinte nell’inchiostro rosso, bensì nell’acqua santa; voci e penne che fino ad alcuni mesi orsono erano impegnate a criticare la Chiesa, il Papa, i vescovi, i parroci e anche i sacristi colpevoli di ingerire negli affari interni dello Stato italiano.

Poiché anche tu, come me, sei avvezzo agli attacchi (per lustri ti hanno dato del fascista, a te e perfino a Tatarella, giudicato indegno di sedere al governo perché missino), accetterai quanto sto per dirti con spirito sportivo. Specialmente adesso, che sei amato più dall’opposizione che dalla maggioranza, reputerai civile un dibattito alla luce del sole, addirittura pubblico e con i crismi della democraticità.

Sulla vicenda Boffo ti sei comportato, tu, e non il Giornale, in modo vergognoso. Hai espresso un’opinione dura verso di me senza conoscere, nella migliore delle ipotesi, i fatti. Se li avessi conosciuti saresti stato prudente. Invece hai sparato per il piacere di sparare o per convenienza, che è anche peggio. Ti sei accodato agli intelligentoni del Pd e ai cronisti mondani di la Repubblica nella speranza di fornire un’altra prova che hai le carte in regola per entrare nel club dei progressisti.

Non c’è altra spiegazione logica al tuo atteggiamento ostile verso un quotidiano che non ha ficcato il naso sotto le lenzuola ma nelle carte del Tribunale, divulgando un decreto di condanna e non le confessioni di una puttana come ha fatto la Repubblica con il tuo tacito consenso, visto che non risulta tu l’abbia biasimata per la campagna trimestrale, contro il leader del tuo partito, condotta esclusivamente sulla scorta di chiacchiere da postribolo.

Prima di unirti al coro invocante la mia crocefissione in piazza, dato che non sei ancora il segretario del Pd, bensì il presidente della Camera, avresti dovuto informarti. Bastava una telefonata a me, e non sarebbe stata la prima; se non altro, ascoltando l’altra campana, ti saresti chiarito le idee e le tue dichiarazioni sarebbero state più caute. Non ti è neanche passato per la mente che un conto sono i pettegolezzi e un altro i reati. Obietterai. Ma tu hai dato dell’omosessuale al direttore dell’Avvenire. Ti rispondo, caro Fini: l’omosessualità non è un reato; e neppure un peccato, per me non cattolico. Piuttosto tu, amico mio, un paio di anni orsono ti lasciasti sfuggire una frase infelice e memorabile: “Un maestro elementare non può essere gay”. Con ciò dando per assodato che un gay sia anche pedofilo.
Converrai, di questo dovresti vergognarti.
Poiché l’omosessualità non è in contrasto con la legge, non mi sarei mai sognato di rimproverarla a Boffo. E in effetti gli ho solo “ricordato” le molestie a sfondo sessuale a causa delle quali è stato condannato dalla giustizia ordinaria, e non da me. Il Giornale si è limitato a riferire un episodio, ciò rientra nel diritto di cronaca (ho scritto cronaca, non gossip).

Prendo atto che in un biennio hai cambiato posizione sui gay e non li consideri più – era ora – immeritevoli di stare in cattedra. Però un’altra volta avvisaci prima delle tue virate, altrimenti ci cogli impreparati. A proposito di virate. Sei ancora di destra o da quella parte ti sei fatto superare da Berlusconi? Non è una domanda provocatoria. Nasce piuttosto da una costatazione. Sulla questione degli immigrati, parli come un vescovo. Sul testamento biologico parli invece come Marino, quello della cresta sulle note spese dell’Università da cui è stato licenziato.

Intendiamoci, su questo secondo punto, molti sono d’accordo con te perfino nel Pdl, me compreso. Ma sul primo, scusa, è difficile seguirti. Tempo fa con Bossi firmasti una legge, che porta i vostri nomi, per regolamentare gli ingressi degli extracomunitari. La quale legge, nella pratica, si è rivelata insufficiente per una serie di lacune organizzative e burocratiche su cui sorvolo per brevità. Era ovvio che il governo di centrodestra, non appena insediato, correggesse e integrasse quelle norme introducendo il reato di clandestinità e, grazie alla collaborazione della vituperata Libia, i respingimenti, che non riguardano gli aventi diritto all’asilo politico, ma chi viene qui convinto che l’Italia sia un gruviera in cui ogni topo, delinquenti inclusi, ottiene ospitalità e impunità.

A te la nuova disciplina, benché indispensabile, non va a genio. E vai in giro a dire che è una schifezza, e immagino, tu punti a farla cancellare. Affermi che occorre essere più umani. Edificante. Ma come si fa? Ci teniamo tutti gli immigrati incentivando altri arrivi in massa? E dove li mettiamo? Case, ospedali, scuole, servizi e posti di lavoro: provvedi tu a crearli? Con quali soldi? Buono chiunque a essere umano scaricando sulla collettività – in bolletta – ogni onere. Perché viceversa non ti dai da fare per persuadere l’Europa, che ci fa le pulci, a condividere con noi il problema e a pagare le spese della soluzione? Per esempio con la spartizione, fra i vari Paesi membri della Ue, degli immigrati che approdano alle nostre coste?

A te non premono soluzioni alternative, sennò faresti proposte anziché lanciare critiche alla tua stessa maggioranza. Ti sta a cuore la simpatia della sinistra, che non sai più come garantirti. Il motivo si può intuire; se sbaglio correggimi. Miri al Quirinale perché hai verificato che la successione a Berlusconi avverrà con una gara cui è iscritta una folla. Fare il ministro non ti va; hai già dato. Fare l’uomo di partito, figurarsi; anche qui hai già dato. Continuare ad occupare la presidenza della Camera? Che barba. E allora rimane il Colle, lì a due passi da Montecitorio.

Per arrivarci servono molti voti, ma non ne hai abbastanza nel Pdl. È necessario raccattarne a sinistra, alla quale, dunque, fai l’occhiolino nell’illusione di sedurla. Oddio. L’hai sì conquistata; lo si è potuto vedere alla Festa dell’ex Unità dove sei stato salutato quale novello Berlinguer. Ma la sinistra ti usa perché le fai comodo; sei il suo tassì. Al momento di eleggere il presidente della Repubblica (la prossima legislatura) ai progressisti sarà passata la cotta. E da loro non beccherai un voto.

Consiglio non richiesto: rientra nei ranghi. Torna a destra per recitare una parte in cui sei più credibile; non rischierai più di essere ridicolo come lo sei stato spesso negli ultimi tempi.

Per carità, le difese di partito, le difese d’ufficio, sono già cominciate, e Feltri è già stato accusato dagli uomini di Fini di non aver capito nulla, o almeno di aver tratto conclusioni troppo affrettate. Ma il popolo no: il popolo guarda, il popolo osserva, il popolo pensa… Il popolo s’è rotto le palle del novello Fini, rivogliamo quello vecchio, quello chiaramente di destra. Si può cambiare idea, si può sbiancare la propria fedina culturale, ma non c’è davvero bisogno di andare a prendere applausi alle Feste dell’Unità o ai Democratic Party. Se si è disposti a far questo, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. Ha ragione Feltri? Si, no, boh, forse… Ma così non si può più andare avanti, questa mi sembra l’unica certezza evidente ed esplicita.

Proteggiamo i nostri blog dall’assalto sinistrorso

luglio 23rd, 2008
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Mi sono accorto negli ultimi giorni che i blog collegati all’aggregatore del Popolo della Libertà è assalito da assatanati sinistrorsi che riempiono i nostri posts di commenti falsi e tendenziosi, conditi da bassa propaganda politica. Alcuni sono figli di Di Pietro (ci si accorge subito di loro, dal modo in cui scrivono), altri sono figli di Veltroni (ancora ci credono?), altri ancora sono apolidi della sinistra uniti dal loro spirito antiberlusconiano (chissà cosa faranno dal 2013 in poi). In questo, sono assolutamente fedeli alle linee del direttivo del partito, che fin dal 1947 ha insegnato ai suoi ad essere capillarmente presenti sul territorio: da qualche anno il territorio si è in parte trasferito sul web, ed è stato subito colonizzato. Camelot ha denunciato che sull’aggregatore OkNotizie, il social network di news curato da Alice, i suoi posts vengono negativizzati dai compagni, il blog di Aurora86 è assalito in netta prevalenza da questi uomini della sinistra, senza praticamente nessuna copertura di destra. Dobbiamo reagire, e abbiamo due strade per farlo:

  • ereditare la mentalità colonialista della sinistra, che è poi il progetto di Berlusconi con il costituendo partito del PdL, che prenderà il via agli inizi del 2009
  • commentare in massa i nostri blog, commentarci a vicenda, per sfiancare questo assalto alla radice

L’altra strada passa, per chi ha tempo e capacità di farlo, nell’essere presenti nei vari aggregatori (tipo Technorati per intenderci), per evitare che l’informazione sia di sinistra. Ci bastano i giornali come Repubblica a falsificare le notizie, spostando, occultando, minimizzando di volta in volta i risultati ottenuti dal Governo (si veda quanto accaduto per la spazzatura di Napoli, egregiamente descritto da Camelot nel suo blog). Bisogna cercare di riequilibrare l’informazione in rete, per quanto possibile.

Dal canto mio, ho già iniziato un’opera di divulgazione di documenti video ufficiali sul canale di YouTube, creando l’apposito lettore La TV della Libertà, raggiungibile al seguente indirizzo:

http://it.youtube.com/view_play_list?p=041079A76E3BE7A3

che potrete integrare nei vostri blog tramite il codice del player liberamente prelevabile qui di seguito da inserire come semplice html:

<object width=”746″ height=”413″><param name=”movie” value=”http://it.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFN6pwJHBK30w4Y3WYoEm5oZvn8q8f1mbRM=”></param><embed src=”http://it.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFN6pwJHBK30w4Y3WYoEm5oZvn8q8f1mbRM=” type=”application/x-shockwave-flash” width=”746″ height=”413″></embed></object>

Il canale viene regolarmente aggiornato, ogni settimana (tempi di creazione dei video permettendo) con le conferenze stampa del Consiglio dei Ministri, dei singoli Ministri e con i più ragguardevoli interventi dei parlamentari di destra nei due rami del Parlamento.

FACCIAMOCI SENTIRE!!!

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Concertare, concertare, concertare…

dicembre 15th, 2007
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Che il mondo della politica italiana (soprattutto ma non solo) stia attraversando una fase di regresso è risaputo… Che nonostante Mani Pulite (ma lo erano quelle dei giudici che allora conducevano le indagini?) forse non è mai cominciata una Seconda Repubblica pure… Che tutti siano ossessionati dalla “concertazione” un po’ meno. In effetti il verbo concertare è una delle parole d’ordine attualmente più in voga: ogni decisione va concertata con gli alleati, e prima di essere presa bisogna che tutti siano d’accordo. Ma, dal momento che da tutti quanti arriva il monito di avere una politica più veloce, efficace e incisiva, siamo sicuri che tutto questo concertare sia sempre la via migliore? Personalmente non ne sono sicuro, e proverò a spiegarlo con alcuni esempi.

In base alle attuali leggi, ogni volta che bisogna fare un’opera di interesse nazionale bisogna sempre scontrarsi con tanti soggetti a vari livelli: innanzitutto con gli alleati di coalizione (si pensi alle continue opposizioni ideologiche della sinistra estrema), poi a scendere con le regioni, le province ma soprattutto con i comuni, per non parlare delle comunità montane e loro simili. La nazione ha bisogno di un rigassificatore? Facciamolo, ma non sul mio territorio. La nazione ha bisogno di una discarica? Facciamola, ma non sul mio territorio. La nazione ha bisogno di un’arteria di collegamento importante con il resto d’Europa? Facciamola, ma non sul mio territorio. Questo atteggiamento, altrimenti noto come “fenomeno nimby“, è figlio di un errato concetto di concertazione, di accordo a tutti i costi. Se ad un amministratore gli si ricorda che l’interesse nazionale viene prima dell’interesse privato, probabilmente vi sentirete rispondere che invece è più importante il contrario, oppure che lui fa soltanto il suo lavoro, e tanti saluti.

Prendiamo ad esempio un caso limite, più banale: gli imbrattatori delle città, che “artisticamente” chiamiamo writers. Sapete perché non esiste alcun modo di fermarli , di impedire che rovinino interi quartieri se non anche centri storici? Perché impedire che si sporchino i muri significherebbe allo stesso tempo togliere lavoro a chi quei muri li deve pulire (e spesso sono aziende amiche degli amministranti), togliere lavoro a tutta quella schiera di sociologi, di filantropi, di critici d’arte, di associazioni culturali, alle quali appartengono tutti quei personaggi che campano su quello che chiamano disagio giovanile e di cui sparlano in dibattiti televisivi, in finti premi artistici, e chi più ne ha più ne metta. Tutti questi personaggi sono, in soldoni, voti elettorali, e se sparissero i writers o quanto meno venissero confinati lì dove meritano (periferie et similia), con chi si dovrebbe discutere, con chi si dovrebbe “concertare” per risolvere il problema? D’altronde, un problema risolto è un problema di meno, e si sa che meno problemi si hanno, meno si ha bisogno di gente che li risolva. E questo alla politica non può andar bene, perché la politica vive anche sulla necessità di piazzare amici, amici degli amici, financo amici degli imbucati, e non si può certo mandarli a lavorare nei campi o a spazzare le strade, per questi lavori ci sono gli extracomunitari o al massimo i laureati che non sono amici di nessuno, neanche degli sconosciuti…

Ancora recentemente, tornando più strettamente sul piano politico, ho sentito giovani di AN che dicevano (in soldoni): «Non si può far nascere un partito dalla sera alla mattina, c’è bisogno di concertare tra gli alleati». E perché? Per fare quel pastrocchio che a sinistra hanno chiamato PD e a capo del comitato romano di appoggio a Veltroni per la segreteria dello stesso hanno messo quel giovinotto di Oscar Luigi Scalfaro? Queste pirlate lasciamole fare alla sinitra, che ci si trova a suo agio: la destra doveva agire e farlo in fretta, doveva rispondere prontamente a quell’accelerazione che l’Ulivo ha dato al partito unitario in un momento nel quale il Governo veleggia sempre più verso uno stadio terminale. Concertare significa perdere anni di dibattiti estenuanti e inconcludenti, dove tutti avrebbero voluto ricevere il proprio personale tornaconto, a cominciare da coloro che si sentono già successori di Berlusconi.

Dobbiamo tornare ad un Paese dove cosa fare non venga deciso da una comunità montana, da due senatori del Sud Tirolo, da un partitino che ha raccolto lo 0,3% alle ultime elezioni. Ma per fare ciò, non bastano riforme elettorali, non bastano leggi di iniziativa parlamentare di dubbia utilità (impedire ai parlamentari indagati di candidarsi è astrattamente giusto, ma concretamente spero la gente si renda conto di quale potere politico si offre alla magistratura, e per di più lo si fa su un piatto di platino), serve una nuova concezione della res publica, serve una nuova concezione di cosa sia lo Stato, di quale siano i suoi interessi, e del rapporto che i cittadini devono avere con lo stesso: ricevere servizi e assistenza lo si può fare soltanto se la macchina burocratica funziona, ma per farla funzionare non possiamo più andare avanti con la concertazione sempre e ovunque, anche perché concertare, “in politica”, significa dare una fetta di torta a tutti quanti possibilmente ad ognuno in egual misura, cosa che in definitiva significa che per lo Stato il piatto rimarrà sempre vuoto. E quando il piatto è vuoto, lo Stato bussa ai cittadini per riempirlo, e credo che gli italiani lo abbiano capito fin troppo bene dall’andamento della tassazione ogni volta che un governo amante della concertazione come quello di centrosinistra finisce al potere. Non che nel centrodestra si sia immuni da atteggiamenti di questo genere, ma ciò richiederebbe altro spazio e altro tempo che non voglio portare via al gentile lettore che fin qui è arrivato.

Alla prox.


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