Posts Tagged ‘democrazia’

L’eversivo Camelot risponda alle domande…

ottobre 7th, 2009
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Io credo che sia in atto all’interno dell’aggregatore Per il Partito della Libertà un disegno eversivo teso a scardinare la democrazia per appropriarsi di una maggiore visibilità. Io credo che noi blogger di centrodestra dobbiamo gridare forte il nostro sdegno contro la censura cui siamo soggetti ogni giorno a causa delle scelte scellerate dei suoi ispiratori. Ecco perché non possiamo esimerci dal rivere risposta alle seguenti domande:

  1. È vero o non è vero che ogni giorno ti fai la barba alle 07:00 in punto con un rasoio trilama?
  2. È vero o non è vero che l’altra sera sei stato a cena con Mourinho a mangiare calamari mentre giocava la Juventus?
  3. Che c’azzecca il tuo blog con il Patito Democratico?
  4. Ci spieghi per favore perché sul gelato non mette mai la panna.
  5. È così gentile dall’indicarci quali sono i suoi rituali prima di ogni partita del Napoli?
  6. È vero o non è vero che la domenica la lasci sempre sola?
  7. Quando prende il pranzo al distributore automatico, spende sempre più o meno di €2?
  8. È vero o non è vero che quando vede una foto di Di Pietro le vengono le bubbole?
  9. È vero o non è vero che alle ultime elezioni ha votato in gran segreto per il Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando?
  10. Ma lei è davvero sicuro di aver preso la pillola rossa e non quella blu (citazione cinematografica) quando è nato?

Ecco, noi crediamo davvero che eludere la risposta a queste domande rappresenti un atto di viltà e di sopruso, un atto di autoritarismo senza precedenti nella storia della democrazia intergalattica. Se non dovesse rispondere alle domande indiremo una grande manifestazione a Montenero di Bisaccia ed una serie di sit-in in tutte le capitali del mondo anche in quella del Burundi per far capire a todos di che pasta è fatto il blogger Camelot.
:mrgreen:

PD-Universe: qui Fantasylandia, il nulla avanza

ottobre 7th, 2009
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Tempo fa si ebbe modo di mettere a nudo il modo in cui i dirigenti del PD osservano l’Italia: come fossero alieni venuti dallo spazio che nulla hanno a che fare con questo Paese. Alle elezioni di giugno 2009 infatti, nonostante fosse di tutta evidenza perfino ai cittadini del Burundi che il centrodestra aveva stravinto le elezioni, a sinistra si inventarono che le avevano vinte loro, poiché erano riusciti ad evitare che il Cavaliere sfondasse nell’Italia terracquea. Una arrampicata sugli specchi di proporzioni colossali, una doppia libidine coi fiocchi da ascoltare in panciolle seduti in poltrona con pop-corn, coca-cola e rutto libero…

Ieri ho assistito del tutto allibito alla performance di StraordiDario Franceschini in quel di Ballarò (dal minuto 20:00): ancora una volta infatti si appalesa come i politici di centrosinistra vivano in un mondo tutto loro, in una Fantasylandia in cui interpretano il ruolo di cavalieri impavidi, senza paura e senza macchia, costretti loro malgrado a randellare a destra e a manca per sconfiggere il Mostro di Arcore e tutti i suoi scagnozzi dediti alle peggiori nefandezze ed illegalità per ripristinare il Bene Supremo. Se fosse una favola rischierebbe perfino di avere un certo successo nelle librerie del Globo.

Ma è davvero necessario rileggere velocemente i suoi pensieri: “Ho la forza e l’orgoglio di difendere Prodi“, “Quando Berlusconi vince le elezioni diventa il Padrone dello Stato“, “La destra vuole togliere di mezzo tutti gli intralci ed i fastidi” (parlamento, stampa, magistratura, costituzione, etc.), “Berlusconi è un autoritario insidioso e pericoloso“, “Dobbiamo difendere le regole democratiche del Paese“, “C’è grande preoccupazione nell’immaginarsi cosa potrebbe succedere se la Corte Costituzionale bocciasse il Lodo Alfano” (si, da Arcore partono le testate nucleari!), “La destra al governo è portatrice di principi di illegalità“, e così via seguitando. E poi si chiedeno perché perdono le elezioni…

Tutto questo avrebbe potuto essere vero 15 anni fa, nel 1994, quando Berlusconi scendeva in campo: dopo tutto questo tempo una lettura così semplicistica non è più accettabile, a meno di non voler pensare che decine di milioni di Italiani sono degli emeriti ebeti dall’encefalogramma piatto. E purtroppo la cosa sconcertante è che questo assunto è proprio ciò che loro pensano: come ha detto l’ex fascista-razzista Giorgio Bocca ad Annozero loro si sentono come la minoranza illuminata che deve guidare questi stolti immaturi verso un futuro radioso, anzi l’unica capace di guidarlo perché chi è fuori dal recinto rosso è per ciò stesso un imbelle. Povera sinistra, che non è più in grado di distinguere la propaganda dalla politica e che da mesi vive oramai in un pantano antipolitico e per ciò stesso antidemocratico. Il massimo è stato raggiunto quando sono stati presentati gli ultimi sondaggi, di cui riporto uno screen:

sondaggiSecondo LeggenDario Franceschini ed il suo compagno di merenda Rodotà, questi sondaggi sarebbero frutto dell’informazione imbavagliata ed appiattita: Berlusconi fa in modo che in televisione finiscano solo le notizie a lui gradite, ergo per cui la gente viene distolta dai reali problemi del Paese, quindi non li conosce quindi non sa quanto sia cattivo ed incapace il Mostro di Arcore. E qui ovviamente mi ricollego a quella farsa della manifestazione di sabato 3 ottobre a Roma, sulla quale basterebbe rileggere cosa ha dichiarato il segretario del consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino e il direttore de L’Avanti Piero Sansonetti, per capire fino in fondo cosa fosse realmente quella piazza. Questa è davvero da consigliare al posto dei manifesti dei bei tempi di Pamela Anderson a grandezza naturale. Basterebbe guardare i dati sotto gli occhi di tutti:

Lunedi: Gad Lerner su LA7, 2 ore di trasmissione in prima serata

Martedi: G. Floris su RaiTre, 2+ ore di trasmissione in prima serata, S. Dandini su Rai Tre, 1h30m di trasmissione in seconda serata

Mercoledi: S. Dandini su Rai Tre, 1h30m di trasmissione in seconda serata

Giovedi: M. Santoro su Rai Due, 2+ ore di trasmissione in prima serata, S. Dandini su Rai Tre, 1 ora di trasmissione in seconda serata

Venerdi: S. Dandini su Rai Tre, 1 ora di trasmissione in seconda serata

Sabato: F. Fazio su Rai Tre, 1h30m di trasmissione in preserata

Domenica: L. Annunziata su Rai Tre, 30m di trasmissione nel post-pranzo, F. Fazio su Rai Tre, 1h30m di trasmissione in preserata, M. Gabanelli su Rai Tre, 2 ore di trasmissione in prima serata (prima di lei Iacona su Rai Tre, altre 2 ore di trasmissione in prima serata)

Ogni settimana l’italiano medio può sorbirsi qualcosa come circa 18 ore di trasmissione condotte da giornalisti di sinistra (con 4 prime serate su 7). Nel corso della stagione si aggiungono poi trasmissioni come quelle della Gialappa’s Band che non mancano mai di punzecchiare Berlusconi pur lavorando a Mediaset, le trasmissioni di Maurizio Crozza su LA7, il programma di I. D’Amico Exit sempre su LA7 che non manca neanche lei di mandare in onda inchieste contro le scelte del Governo. I politici di sinistra li vediamo poi le seconde serate dal lunedi al giovedi sia a Porta a Porta su Rai Uno sia a Matrix su Canale 5. A tutto questo bisogna aggiungere i lettori della carta stampata, ed è noto a tutti che i giornali più venduti sono La Repubblica ed il Corriere della Sera, 2.500.000 milioni di lettori al giorno a testa seguiti tra i giornali non sportivi da La Stampa con oltre 1 milione di lettori: è lecito dunque affermare che se a questi aggiungiamo i vari Unità, Liberazione, Il Manifesto, Il Fatto e le centinaia di testate locali di orientamento di centro/sinistra, almeno 4,5-5 milioni di persone ogni giorno dovrebbero esere compiutamente informate su quello che il Cavaliere vorrebbe nascondere. Per non parlare dell’oceano “internet”, terra di conquista rossa, ormai balzato in testa alle principali fonti di informazione. A meno di non voler considerare Lerner, Santoro, Floris, Gabanelli, Dandini, De Bortoli, Mauro e tutta la combriccola come gente che non ha la libertà di pubblicare e mandare in onda tutto ciò che vuole. Soltanto vivendo a Fantasylandia si può fotografare l’Italia come ieri hanno fatto Franceschini e Rodotà, ma come più in generale fa l’intellighenzia sinistra del Paese: per nascondere la propria debolezza e la propria inconsistenza, per occultare il nulla politico delle loro menti, utilizzano la TV come arma di distrazione di massa, cioè cercando di convincere il mondo intero che loro non vincono le elezioni perché il Cavaliere è un dittatore che controllando l’intera informazione italiana lobotomizza il cervello del popolo…

Povera Italia con questa opposizione indegna ed incapace di ricoprire il suo ruolo: il suo compito sarebbe quello di incalzare il Governo e la maggioranza proponendo un’alternativa di fatti (e non solo di idee, perché la sinistra è campionessa intergalattica delle idee giuste ma dei fatti sbagliati: qualche elettore del PD sarebbe in grado di illuminarmi a tal proposito?), ad esempio sulle riforme strutturali e sulle misure per il rilancio dell’economia e dei posti di lavoro, il taglio del cuneo fiscale, la no-tax region, il rilancio del turismo e dei Beni Culturali in Italia che occupa milioni di posti di lavoro e produce decine di punti di PIL che potrebbero essere fortemente aumentati se esistesse una politica vera di rilancio nel settore (in questo la Brambilla sta facendo un onesto lavoro). Fino ad ora invece hanno portato avanti un’offensiva mediatica a base di mignotte, “patata” e Viagra, degna del “partito dei cretini di talento”: una massa informe di trinariciuti che è la vera artefice del pensiero unico nel Paese perché non è capace di contrapporne un altro. È proprio vero allora che il problema della destra è proprio l’assenza di una sinistra e che alla fine, tra beghe interne ed antipatie personali, finisce addirittura che in Veneto l’opposizione al Governo la faccia il Governo stesso, pensando di proporre come candidato alternativo a Galan il leghista Zaia… Chiudo con il solito Panebianco sul Corriere di ieri, ancora una volta lucido lettore della situazione politica italiana:

Berlusconi ha tutti gli strumenti per governare. Per giunta, ha dimostrato in varie occasioni, dalla vi­cenda dell’immondizia in Campania al terremoto dell’Abruzzo, al G8, alla gestione della crisi econo­mica, di saperlo fare. A lui e ai suoi conviene im­pegnarsi solo nell’azione di governo (facendo ma­gari, finalmente, anche certe riforme promesse e non attuate: per fare un solo esempio, non si do­vevano abolire le Provin­ce?), smettendola di se­guire sul terreno della drammatizzazione coloro che, forse pensando di va­lere poco, disperano di es­sere capaci di sconfiggere Berlusconi in campo aper­to, in una normale, demo­cratica, competizione elet­torale.

Anche il “Cazzone di turno” contro Berlusconi

settembre 8th, 2009
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Non c’è niente da fare: mentre i sinistrorsi si lambiccano il cervello a capire come mai, dopo 15 anni di insulti, di calunnie, di escort, di procure e chi più ne ha più ne metta, continuano a perdere le elezioni contro Silvio Berlusconi (ancora oggi leggere l’editoriale di D’Avanzo sulla Pravda), le loro grandi battaglie di civiltà finiscono come al solito in bagarre. Certe volte la profondità delle domande è inversamente proporzionale alla capacità cubica delle teste pensanti che le formulano, scrive un utente sull’apposito spazio del Giornale: e come si può non essere d’accordo?

Quando Berlusconi scese in campo da combattere c’era la gioiosa macchina da guerra del nuovo PCI guidato da Occhetto. Se oggi Berlusconi scendesse in campo, contro chi ci sarebbe da combattere? A quanto pare contro i tanti “Cazzoni di turno” che affollano le file del centrosinistra: la differenza appare fondamentale. Non me ne vogliano lor signori, “Cazzone di turno” è la firma 262.414 del prestigioso elenco dell’appello per la libertà di stampa. Quello firmato da Bertinotti (ovvio), quello firmato dal bugiardo ed evasore fiscale Mauro (ci mancherebbe), quello firmato da leggenDario Franceschini (ohibò), ma anche quello firmato dai dipendenti di Berlusconi Aldo, Giovanni, Giacomo, Bisio, Augias, Giordano, etc., tutta gente diventata ricca e famosa grazie ai soldi di Berlusconi e a quell’impero che dopo aver contribuito a creare oggi vorrebbero distruggere (Mediaset, Mondadori, etc.). Eppure siamo sicuri che Bisio lo troveremo ancora a condurre Zelig, il comico trio a vagare per le reti, la Gialappa’s condurre insieme al Mago Forrest “mai dire qualcosa”, perfino Maurizio Costanzo (dichiarato uomo di sinistra), lo troveremo ancora a capo di Canale 5. Insomma, di fronte a questo scempio della libertà di espressione, l’esercito dei cazzoni di turno è sceso in campo a lottare per difendere il proprio diritto: lo ha fatto insieme a Topo Gigio, Vorrei Cheparlaste, Boccalon, anche Elisabetta e Giuliano ci fanno sapere che sono pronti a sostenere la causa. Lo erano persino Silvio Berlusconi ed Emilio Fede, poi qualcuno deve aver capito che forse era meglio rimuovere i loro nomi dall’elenco che campeggia sul sito della Pravda e che veleggia oramai verso le 300mila firme. Vuoi vedere che fossero (e siano) firme taroccate? Meglio non correre il rischio: di fronte a cotanta italica intellighenzia, vanno per forza di cose rivalutate le 20mila firme che ogni tanto raccoglieva Pannella, almeno quelle erano di gente che ci metteva la faccia…

Certo va dato atto che non hanno annunciato 5 milioni di firme, come fece un certo Ueltroni, prima che quelle firme sparissero tutte quante e nessuno ci abbia più fatto sapere nulla di quello sconfinato esercito pronto a scendere in campo contro il tiranno. Siamo convintamente sicuri che tra di loro ci sia gente veramente convinta che oramai l’Italia sia un Paese perdutamente volto al pensiero unico del capo: il lavaggio del cervello era d’altronde un elemento chiave del partito comunista, che pur nelle sue varie forme conta ancora qualche milione di voti.

Così, di fronte a questa valanga inarrestabile di gente pronta a scendere in piazza (saranno tutti e 300mila il 19?), tutti si dicono sicuri che oramai Berlusconi è in declino, che è finita la sua era, che si deve rassegnare: lo hanno detto e ripetuto svariate volte negli ultimi anni, eppure lui eccolo lì, loro pure eccoli lì, sempre più piccoli ed insignificanti nel panorama politico italiano. Che forse sarebbe ora di porsi altre domande? Non lo so, lo chiedo a lor signori se oggi invece di appiattirsi solo e soltanto su Silvio Berlusconi, finendo a parlare di escort invece che di politica (quella vera), non fosse il caso di tornare a rispondere ai problemi della gente (quelli veri). Perché, che l’esercito dei Cazzoni di turno scenda periodicamente in piazza contro il Diavolo è quasi ovvio (poveri, me li vedo già tra qualche anno vagare sbandati senza meta alcuna), ma che un partito nato con buoni propositi nel giro di un anno sia già ridiventato un ectoplasma senza identità e senza idee che diano risposte al suo popolo, ecco questo non era poi così ovvio.

È così che poi il PD rimane piantato da mesi al suo solito 26%, senza rubare neanche una intenzione di voto al suo avversario, anzi rischiando di perderle a favore dei propri “amici”: non c’entra niente la barzelletta della stampa amica minacciata (lo è da 15 anni eppure è sempre lì a dirlo), non c’entrano niente i teoremi sui massimi sistemi di pensiero che il Cavaliere controllerebbe con i suoi media. C’entra che Napoli è stata ripulita in 6 mesi, c’entra che le case dell’Aquila siano state ritirate su in 5 mesi, c’entra che il sistema economico italiano grazie all’azione del Governo è da tutti considerato sano e forte, c’entra che la cassa integrazione è stata usata meno di quanto fosse stato preventivato, c’entra che i conti pubblici vadano meglio di quanto previsto, c’entra che l’economia stia meglio di quanto stimato solo un paio di mesi orsono, ed a dirlo non è Tremonti ma agenzie internazionali notoriamente ostili al Bel Paese. Questo c’entra: la sinistra, appiattita su escort, biondine ed eroi di turno, alle prese con le lotte intestine della sua segreteria, è tornata alla moneta unica dell’antiberlusconismo, una moneta fuori corso oramai da troppo tempo ma l’unica ancora nelle tasche di lor signori. Un giorno dopo l’altro continuano sempre a ricordarci che siamo tornati alle camice nere, che siano tornati al fascismo, che siamo in dittatura, che Berlusconi è peggio di Mussolini: lo ripetono talmente da tanti anni che ammesso e non concesso fosse vero, sono diventati come la storia del contadino che gridava continuamente “al lupo, al lupo” e poi quando è arrivato il lupo (quello vero) è rimasto buggerato. Ma se lo ripetono da tanti anni, qualcosa vorrà pur dire: questione di logica, quella che manca a chi pensa che soltanto con il giornaliero tributo alla scemenza demenziale si possa tornare a governare. Già me lo immagino il programma di governo del PD: fare in modo che Berlusconi non torni in politica. E del popolo? Del popolo alla sinistra non è mai fregato nulla, è sempre stato interessato soltanto ed unicamente il potere ed i soldi ad esso collegato: historia docet, d’altronde, l’espressione “se il popolo non è d’accordo con il partito, tanto peggio per il popolo” si dice provenga dalle tante riunioni del fu partito comunista, dal quale mezzo PD discende, e non sarà certo un caso… Tedia ricordarlo, tedia continuare come se il mondo fosse fermo a 20 anni fa: ma come disse sempre qualcuno, se ci si dimentica della storia, si finisce per commettere sempre gli stessi errori. D’altronde, qualcuno ha scritto che nel 1945 il reale progetto dell’allora partito comunista era sostituire alla dittatura fascista una dittatura rossa, cioè di asservire l’Italia a Mosca: quelle pagine di storia sono state cancellate dalla memoria italica, nascoste sotto anni, obliate, modificate, ribaltate. E contro chi tenta di ripristinare la storia documenti alla mano, sappiamo tutti cosa succede (Pansa docet): perché si sappia che la libertà di espressione è sacrosanta quando bisogna dare del pedofilo e del mafioso a Berlusconi, ma non lo è affatto quando bisogna toccare i tabù della sinistra. D’altronde, gente come Ferrara è stato preso a uova marce, i centri sociali sappiamo tutti cosa fanno quando scendono in piazza. Ecco, sapere che qualcuno di loro sarà ancora in piazza il 19, questo mi provoca un amaro sorriso ironico: poi penso, nel loro DNA girano i cromosomi della doppia morale, e tutto mi è più chiaro.

Pensare però che gli stessi che hanno modificato la storia d’Italia per i propri biechi fini siano oggi qui a parlare di censura e di dittatura altrui, non me ne vogliate, mi fa girare le palle piuttosto vorticosamente. Altro che i Cazzoni di turno a difendere la libertà di stampa senza chiedersi come mai, sui giornali di sinistra, poco o nulla è scritto dell’inchiesta di Bari che riguarda l’intero movimento pugliese del PD e non solo.

La democrazia squadristica dell’IdV

luglio 25th, 2009
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In Italia oramai è noto, secondo certa intellighenzia vivremo in una deriva dittatoriale ogni volta che il popolo sceglie di eleggere Berlusconi a capo del Governo. Questa deriva va combattuta con ogni mezzo, secondo un ben noto detto di Machiavelli. Ma se qualcuno si autoelegge paladino della democrazia e addirittura ne fa un tratto distintivo della propria azione politica, poi è necessario che si comporti di conseguenza: non si può essere difensori della Costituzione ed insultare il Capo dello Stato, non si può essere democratici e poi impedire a qualcun’altro di esprimere la propria idea. Sono comportamenti ed azioni che stanno tra loro come il bianco ed il nero.

Questo è oramai diventato Antonio Di Pietro e la sua IdV: bianco nelle parole, nero nelle azioni. Già a suo tempo P. Ostellino sottolineò come l’idea di democrazia dell’ex-magistrato fosse una idea autocostruita, una idea da mondo parallelo. L’uomo di M. di Bisaccia pretende che Berlusconi metta giù le mani dalla giustizia, ma contemporaneamente organizza azioni di intimidazione nei confronti del Capo dello Stato, violando il principio Costituzionale della sua indipendenza dall’arena politica. Di più, come una volta le squadre “nere” impedivano assemblee altrui, oggi gli uomini del capo fanno lo stesso: ieri, il Ministro dell’Università Gelmini è stata costretta ad interrompere la propria conferenza stampa che riguardava proprio l’Università perché forzata insistentemente a rispondere ad argomenti che con l’istruzione non hanno nulla ma proprio nulla a che fare. Il “democratico” signorotto che ha compiuto questa mirabile azione risponde al nome di Stefano Pedica, uno che deve essere cresciuto con i fumetti di Sturmtruppen (fantastici per altro) se è stato in grado di gridare alla violazione dei diritti umani poiché l’aria condizionata di palazzo Chigi era spenta: chissà cosa devono aver pensato nel Darfur di questa uscita di Pedica. Quando dall’abbaiare si passa al mordere, quando dalle urla si passa alle sberle, si può rimanere passivi in attesa che la tempesta passi?

di pietro squadrista

C’è un tempo per guardare ed un tempo per ragionare in silenzio: chi ha il coraggio di farlo, potrà comprendere senza troppa fatica quale è la minaccia che incombe sulla vita istituzionale italiana: il rischio che nasca una qualche coalizione, una qualche lobby che voglia sovvertire l’attuale ordine democratico delegittimando l’arbitro. Ma quando l’arbitro è delegittimato, la partita non ha più controllo, e quando un gioco è senza regole (lo sanno anche i bambini) prima o poi qualcuno finisce per barare. E chi bara non lo fa mai per gli altri, ma solo e soltanto per se stesso: per dare fondo alla propria voglia di vittoria, di potere e di conquista. Chi guarda all’attività politica dell’Antonione molisano non potrà che scorgere da quale torbidità viene avvolta, da quale contrasto venga separata dalle parole che ogni giorno escono dalla sua bocca.

Ovviamente, qualcuno da sinistra potrà ribattere: ma l’ha fatto anche Berlusconi! Il Cavaliere l’ha fatto, è vero, ma quando sul Colle c’era un signore che l’essere super partes non sapeva manco cosa significava. Ma in ogni caso, se è stato fatto in passato ciò non è un buon motivo perché la cosa si ripeta continuamente ed eternamente, soprattutto se a ripeterla sono personaggi come Antonio Di Pietro.

Di Pietro e la sua strana idea di democrazia

luglio 10th, 2009
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DI PIETRO E L’APPELLO SUI GIORNALI STRANIERI

Una strana idea di democrazia

Se non è un tentati­vo di indurre Paesi terzi a interferire nella nostra politi­ca interna, è una manife­stazione di sfiducia nelle istituzioni repubblicane alle quali, come parla­mentare, ha giurato fedel­tà. Non ci sono altre paro­le per definire l’«appello» di Di Pietro alla «Comuni­tà internazionale» — pub­blicato a pagamento sul­l’Herald Tribune — affin­ché eserciti «la necessa­ria pressione per assicura­re che i principi della li­bertà democratica e di in­dipendenza della Corte costituzionale siano soste­nuti al fine di impedire che la democrazia in Ita­lia si trasformi in una dit­tatura di fatto». L’oggetto della surreale iniziativa è il disegno di legge governativo detto lodo Alfano, oggi legge, che, come ogni altra leg­ge della Repubblica, dove­va essere votata dal Parla­mento; controfirmata dal presidente della Repub­blica, che, prima di pro­mulgarla, se vi ravvisava un vizio di forma, poteva «con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione» (ar­ticolo 74 della Costituzio­ne); infine, in quanto con­troversa, deve, ora, essere sottoposta al giudizio del­la Corte costituzionale che ne può dichiarare «l’illegittimità costituzio­nale », facendola decade­re «dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione» (articoli 134 e 136).

Il percorso della legge Alfano è, comunque, un esempio di democrazia costituzionale ancora più prescrittiva di quella di al­tri Paesi non meno demo­cratici: divisione, separa­zione, indipendenza dei poteri esecutivo, legislati­vo, giudiziario (incarnato dalla Corte costituziona­le), cui la nostra Costitu­zione aggiunge le prero­gative del presidente del­la Repubblica. Già appro­vata dal Parlamento e con­trofirmata dal presiden­te, sarà giudicata, il 6 otto­bre, dalla Corte costituzio­nale. Che, poi, come scri­ve Di Pietro nel suo appel­lo, «secondo il pronuncia­mento di oltre 100 costitu­zionalisti, la legge Alfano sia stata definita incostitu­zionale perché viola l’arti­colo 3 della Costituzione italiana secondo il quale ‘tutti i cittadini sono uguali davanti alla leg­ge’ », è un’opinione legit­tima quanto quella con­traria, rientra nel fisiologi­co dibattito politico de­mocratico, ma non fa, evi­dentemente, testo.

Antonio Di Pietro, co­me laureato in legge, ex magistrato, parlamenta­re, tutto ciò lo dovrebbe sapere. Se con l’«appello alla comunità internazio­nale » egli mostra di igno­rarlo, vuol dire non solo che non sa che cosa sia la democrazia liberale, non solo che non crede che l’Italia lo sia, ma che ha un’idea della democrazia alquanto inquietante. Qui, la situazione giudi­ziaria di Silvio Berlusconi non c’entra. Siamo di fronte a un parlamentare che delegittima — oltre che una maggioranza di governo liberamente elet­ta, la qual cosa rimane an­cora nei limiti del con­fronto politico — anche il Parlamento, il presiden­te della Repubblica e du­bita persino della legitti­mità della Corte costitu­zionale, che potrebbe nei prossimi mesi respinge­re, senza scandalo, il lodo Alfano. Uno spirito, quel­lo di Di Pietro, autoritario che mal sopporta, oggi, di fare politica dentro il perimetro costituzionale, e che così facendo getta anche qualche ombra sul suo passato di magistra­to.

P. Ostellino sul Corriere della Sera

C’è bisogno di aggiungere altro? E chi lo vota, ha ben chiaro perché lo vota?


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