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L’Italia positiva ed in espansione, alla faccia dei corvi di sinistra

novembre 6th, 2009
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Da quando è scoppiata la crisi economica più dura del secondo dopoguerra, la sinistra italiana è diventata ultras delle aziende che falliscono e dei lavoratori che persono il posto di lavoro. Con le bandiere rosse al vento, ha fatto un tifo sfrenato affinché tutto andasse male, così da poter poi portare il conto del fallimento del governo Berlusconi. Eppure, loro erano stati gli unici, nel 2008 con Uolter Veltrons, a presentarsi agli elettori parlando della sinistra come del nuovo miracolo italiano. Al contrario, la coalizione di centrodestra si è presentata agli elettori con chiari messaggi di rigore e di controllo ferreo della spesa perché era alle porte un imminente periodo di vacche scheletriche: è stato premiato perché dalla sua aveva la lungimiranza di un ministro, Tremonti, che aveva letto alla perfezione lo stato della finanza mondiale con largo anticipo rispetto a soloni e parrucconi che imperversavano e pontificavano sull’economia.

Per oltre un anno, la sinistra del miracolo si è trasformata nella sinistra della crisi: ha accusato il governo delle peggiori nefandezze, lo ha accusato di essere cronicamente incapace di affrontare la situazione e ogni giorno urlando alla crisi ha ricordato che l’Italia con il centrodestra sarebbe uscito dalla crisi con le ossa rotte. È vero, è stato fatto quello si poteva fare ma non è ancora abbastanza: la social card è un inizio, che potrà diventare strumento strutturale, ma dovrebbe dare di più; gli ammortizzatori sociali ci sono, ma lo strumento si è rivelato vecchio e raggiungere la più vasta platea possibile di lavoratori in difficoltà si è rivelato assai complicato per non dire impossibile; le scelte sui posti di lavoro hanno contribuito fortemente ad evitare il tracollo, ma ciò non ha impedito che centinaia di migliaia di lavoratori si ritrovassero senza stipendio; così via seguitando. La differenza con la sinistra è che il centrodestra la crisi l’ha letta nel miglior modo possibile, puntando soprattutto sui valori strutturali del Paese: non è mica colpa del Governo se le banche non aprono le borse del denaro, essendo istituti privati non le si possono mica obbligare! I numeri sono chiari: la crescita della disoccupazione è contenuta e nettamente inferiore a quella degli altri Paesi industrializzati; il tasso di disoccupazione è ancora molto basso, inferiore alla media europea; non c’è una caduta libera del PIL, che anzi si conferma sopra la media europea. Il confronto con Paesi come USA, Inghilterra, Francia e Spagna è impietosamente a nostro favore: addirittura abbiamo scalato la classifica dei Paesi più ricchi, scavalcando proprio i soloni britannici che tanto si sono divertiti in passato a sputare sentenze contro l’Italia.

È di oggi la notizia che non solo l’OCSE considera l’Italia un Paese in espansione con la miglior crescita annua (+10,8%), ma anche che secondo l’ISTAT la percezione che le famiglie hanno della loro situazione economica sta migliorando. Inoltre, non infrequentemente vengono riviste stime al rialzo per il Bel Paese.

Questi dati cosa significano? Sono merito di Bersani e di Franceschini? O magari di Ferrero ed Epifani? Ma i numeri non sono fatti per sedersi sugli allori: nonostante la crisi si sono affrontate con successo gravi emergenze nazionali (Napoli, Abruzzo, Messina), è aumentato il contrasto alla mafia tramite leggi più aggressive e maggiori operazioni positivamente concluse dalla polizia, è aumentato il contrasto all’evasione fiscale anche con l’approvazione di leggi internazionalmente concertate per “stringere d’assedio” i paradisi fiscali, è migliorata l’efficienza della pubblica amministrazione, si è messo mano al contratto di lavoro con l’approvazione di tutti i sindacati tranne il solito, ma molto va ancora fatto: si deve risolvere una volta per tutte la questione dello sviluppo del Mezzogiorno, vero tallone d’Achille del Paese, e vincere la guerra alle mafie (è quasi pronto il piano di Maroni); si devono rilanciare al più presto le grandi opere infrastrutturali del Paese (il Cipe ha già dato il via libera ad opere per 8,8 miliardi); si deve riformare quanto prima il sistema scolastico a tutti i livelli impiantando finalmente il concetto di meritocrazia e di lavoro, per cui io ti dò i soldi se sei serio e produci, non se assumi parenti ed amici (la riforma universitaria è in cantiere).

Questa è l’Italia in espansione, alla faccia dei corvi di sinistra.

EDIT 13/11/2009: oltre a tutto quello che abbiamo precedentemente espresso, è di oggi la notizia che il PIL italiano è tornato a crescere: nell’ultimo trimestre si registra un +0,6%.

Il Governo “amico” degli evasori: in 2 giorni scoperti 2 miliardi di euro di evasione

ottobre 9th, 2009
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Il Governo amico degli evasori colpisce ancora: siccome ad un amico non si rifiuta mai un posto letto sicuro ed un pasto al dì, nel giro di 2 giorni sono stati scoperti 2 miliardi di euro di evasione.

7 ottobre – A Padova, 11 persone sono state arrestate e 37 denunciate dalla Guardia di Finanza veneta per aver evaso un miliardo di euro tramite un giro di società fasulle italiane e straniere. La GdF ha così smantellato una holding transnazionale.

8 ottobre – A Vicenza, scoperta dalla Guardia di Finanza una colossale evasione fiscale internazionale che vede coinvolte 128 imprese operanti nel settore della concia. Dall’inizio delle indagini, 21 gli imprenditori gia’ finiti in carcere per associazione a delinquere e ben 178 le persone denunciate.

Non contenti di tutto ciò, siccome gli amici bisogna sempre trattarli bene e riservare a loro un occhio di riguardo, nei primi otto mesi dell’anno le somme incassate a seguito delle verifiche realizzate dal 1° gennaio al 31 agosto 2009 ammontano a 2,8 miliardi, con un incremento del 47% rispetto al 2008 (1,9 miliardi). Da ricordare come a tal proposito l’anno 2008 si era poi chiuso con un incasso «pari a 6,9 miliardi di euro, l’8% in più rispetto al 2007» (Befera, Direttore dell’Agenzia delle Entrate). Di questi, 3,3 miliardi (+3%) sono arrivati dai ruoli e 3,6 miliardi (+13%) dai versamenti diretti.

Mentre sullo scudo fiscale terza edizione segnalo questo articolo del Sole24Ore, che almeno qualcosa ne capisce…

Intanto, continuano le adesioni all’Intesa tra Comuni ed Agenzia delle Entrate: ora i comuni potranno infatti segnalare telematicamente al Fisco soggetti e situazioni che evidenziano fatti rilevatori di capacità contributiva (ad esempio, possesso di beni di lusso in assenza di redditi dichiarati) ovvero in cui si manifestano possibili comportamenti evasivi, in particolare nel settore del commercio, delle libere professioni, dell’edilizia e delle residenze fittizie all’estero.

Come direbbe l’assessore Cangini, “fatti, non pugnette, e i fatti ci cosano”.

Il Governo “amico” dei mafiosi

ottobre 9th, 2009
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Secondo la vulgata dipietresca, se “è vero come è vero” che 2+2 fa 4, Berlusconi è un amico dei mafiosi. La sua discesa in campo coinciderebbe con un momento politico nel quale la mafia cercava un nuovo asset istituzionale per continuare le sue losche attività: peccato che quel Governo durò 6 mesi a causa di un processo inventato dalla procura di Napoli e poi ci furono 7 anni di governo di sinistra… Come dire, se la mafia ha provato a truccare le carte non aveva fatto i conti con il pool di Napoli e Romano Prodi, che sarebbero riusciti là dove avevano fallito Falcone, Borsellino e decine di magistrati antimafia della Sicilia e non solo… Un po’ come Veltroni con i comunisti per intenderci.

Sicuramente, la mafia non ha fatto bene i conti neanche successivamente: se andiamo a vedere gli ultimi provvedimenti infatti, Cosa Nostra ha fatto il Tafazzi di turno nel far eleggere Berlusconi (piuttosto complesso che la maggioranza di 17 milioni di persone e oltre siano portate da Cosa Nostra ma alla fantasia di Di Pietro e Travaglio non poniamo limiti), a prescindere ovviamente dal fatto che il resto della mafia (Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita) vive e opera in regioni rosse da illo tempore. Ad esempio, l’articolo 41bis, il carcere duro per i mafiosi, è stato fortemente inasprito: da 2 a 4 anni, meno aria, meno contatti, e carcere anche per il tentato favoreggiamento, e soprattutto spostamento nei carceri isolani. Sono state poi inasprite le norme per la confisca di beni e rese più veloci le operazioni di reimpiego: dall’insediamento del nuovo Governo hanno già trovato destinazione oltre 1 miliardo e mezzo di euro sequestrati ai criminali, in massima parte alle forze di polizia e a tutte quelle associazioni che lavorano per la giustizia e la tutela del territorio; la “confisca per equivalente” è stata estesa anche ai delitti di stampo mafioso. Il sequestro viene inoltre esteso anche agli eredi dei mafiosi. Sono stati aumentati i poteri in dote al Procuratore Nazionale Antimafia e quelli della DIA (Direzione Investigativa Antimafia).

Nel primo anno di Governo sono stati assicurati alle patrie galere quasi 3000 appartenenti alla criminalità organizzata nel suo complesso, di cui fino ad oggi 170 erano latitanti, 22 appartenenvano ai 100 più ricercati. Di oggi è la notizia che Santo La Causa, boss dei boss in quel di Catania, considerato uno dei 30 criminali più pericolosi d’Italia, è stato anch’egli sbattuto in gattabuia dal reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri; negli ultimi mesi altri signori appartenenti a questa lista, come Salvatore Miceli e Rosario De Stefano, hanno fatto la stessa fine. Senza dimenticare che l’11 aprile 2006, il giorno dell’arresto del capo dei capi Bernando Provenzano, era al Governo ancora e da 5 anni Silvio Berlusconi, cioè colui che “sospettatamente” sarebbe sceso in campo quando il primo diventava “il capo”.

Al contrario, le norme che abbiamo prima ricordato e che il capo della Polizia Antonio Manganelli ha qualificato come “auspici del giudice Falcone“, sono state bocciate in Parlamento sia dal PD che dall’IdV, che hanno votato NO il troncone relativo alla criminalità organizzata del ddl sulla sicurezza approvato nel luglio di quest’anno.

Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, legge 24 luglio 2008 n. 125.

Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, legge 15 luglio 2009 n. 94.

Insomma, questo Governo sta facendo un culo così alla criminalità organizzata eppure certi ambienti, che da mesi con il lanternino scrutano cosa c’è in mezzo alle gambe della D’Addario, continuano a ritenere che Berlusconi sia sceso in politica per creare un Governo paramafioso. Questo Governo fa i fatti, gli altri fanno le chiacchere.

Aggiornamento: alcuni dati segnalati dal Ministro dell’Interno Maroni. Il governo ha sottratto alla Mafia circa 5,4 miliardi di euro, dirottando le somme confiscate in un fondo che ha ora una disponibilità di 676 milioni che servirà a finanziare le forze dell’ordine. “Ogni giorno sono stati arrestati mediamente 8 mafiosi – ha affermato il ministro dell’Interno -. Non ci sono precedenti di un governo che nei primi 15 mesi ha adottato così tante misure contro la mafia e così efficaci“. Maroni ha detto inoltre che dall’inizio dell’azione di governo sono stati sciolti “12 consigli comunali per infiltrazione mafiose rispetto agli otto sciolti nello stesso periodo del governo precedente. Sono risultati che non hanno precedenti è una stagione straordinaria“. Per quanto riguarda il Comune di Fondi (guidato da una giunta di centrodestra), attenzionato dalle forze dell’ordine per possibili infiltrazioni mafiose, si è scelto la via del commissariamento e delle elezioni anticipate poiché nonostante la corposa relazione consegnata non risultano allo stato attuale indagati per alcun reato.

PS: ovviamente conosciamo benissimo la condanna ancora non definitiva che pende su Marcello Dell’Utri per “concorso esterno in associazione mafiosa”, che riguarda “quei soggetti che, sebbene non facciano parte del sodalizio criminoso, forniscano, sia pure mediante un solo intervento, un contributo all’ente delittuoso tale da consentire all’associazione di mantenersi in vita, anche limitatamente ad un determinato settore, onde poter conseguire i propri scopi”. (Cass. Sezioni Unite Penali, 5 ottobre 1994). Ma oltre a ragionare per presunzione (ruolo che lasciamo ai campioni del giustizialismo ed ai “cretini di talento”), non si può fare, e quello che rimane sulla carta, quello che rimane agli effetti di legge, sono i fatti che corrispondono alla lotta senza tregua e alle leggi contro la criminalità organizzata, che altri non hanno fatto.

Nervi saldi, sangue freddo e prua a tutta dritta

ottobre 8th, 2009
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Che su Repubblica possa venir pubblicato un editoriale in cui il Lodo Alfano venga indicato come l’incipit di una scalata modello Hitler, ci sta. Che su quello stesso giornale  ancora una volta si definiscano gli elettori di centrodestra come una massa di lobotomizzati, di “mangiatori di erba televisiva”, pure ci sta. Che a scrivere tutto ciò sia un giurista che nel 2002 definì Berlusconi con il termine “Caimano” per paragonarlo a Mussolini, è quasi ovvio. In un giornale di satira e di barzellette dove l’informazione è stata mandata in esilio da tempo, è quasi lapalissiano che accadano cose del genere: ed è il motivo principale per cui quel giornale precipita nel volume di vendite.

Secondo quanto afferma Il Giornale un giudice costituzionalista avrebbe affermato che la Corte Costituzionale pende a sinistra. Anna Finocchiaro si è compiaciuta del fatto che la Consulta abbia accolto gli stessi rilievi mossi dal suo partito contro il Lodo Alfano: la decisione è venuta a maggioranza e senza leggere le motivazioni ogni ragionamento è un pour parler, sebbene la bocciatura era ampiamente prevista (magari non ex-art. 138).

Le reazioni sono di segno divergente: se i “cretini di talento” dell’IdV hanno subito fatto tintinnare le manette chiedendo dimissioni immediate del Governo, da parte della opposizione parlamentare (PD e UDC) si sono per una volta tanto registrati toni pacati, sul filo ” accetti la sentenza e vada avanti”. Nessuna presa forte di posizione, nessun utilizzo mediatico della sentenza, ma la scelta (evidentemente concordata) di un profilo basso. Da parte del centrodestra invece si è registrato un tentativo di alzare i toni: certi del proprio operato, soprattutto il Ministro Alfano è rimasto molto sorpreso che la bocciatura fosse accompagnata appunto “ex-art. 138″, cosa che in tutta evidenza ha sorpreso perfino Napolitano, che aveva firmato proprio in assenza di quel rilievo nella sentenza del 2004. È da stolti chiudere gli occhi di fronte al tentativo messo in piedi da certa stampa di screditare questo Governo e questo Paese a livello internazionale, con inchieste farlocche e taroccate, manifestazioni farsa, appelli indecenti e discorsi da neuro in quel del Parlamento UE: magari ancora non si debbono combattere le BR, quindi parole come “golpe” o “disegno eversivo” vanno usate ma non nel senso che riporta alla memoria quanto ad es. accadeva in Argentina tempo fa. Ma che la maggioranza sia in qualche modo “autorizzata” a sentirsi sotto assedio può starci. Che Berlusconi abbia un momento di scarico adrenalinico è più che comprensibile: una sentenza così importante (negativa) che viene dopo 15 anni di processi (l’uomo privato e politico più indagato nella storia d’Italia dai tempi del solco romuleo) e all’indomani di un’ammenda alla sua Fininvest di 750 milioni di euro, non poteva che scatenare il solito profluvio contro la magistratura rossa, i programmi condotti da gente di sinistra e la maggioranza dei quotidiani guidati da gente sinistra. Un messaggio in primis rivolto al suo elettorato, il solito cachet per indicare a tutti che non c’è niente di nuovo sotto il sole e che dunque si va avanti esattamente come prima. Personalmente non mi sono piaciute però le parole espresse contro il Presidente della Repubblica, che durante il suo mandato ha dimostrato di essere di molto superiore ad uno Scalfaro qualsiasi: non ho capito perché si sarebbe sentito preso in giro (la Corte Costituzionale non dipende dalla Presidenza della Repubblica ed anche se il Presidente nomina 5 membri ciò non significa che ne possa indirizzare le decisioni) e ancor meno ho capito cosa c’entri il riferimento all’area politica da cui Napolitano proviene. Soprattutto visto che il Presidente non ha mai fatto ostruzione contro le leggi di questo Governo anche quando le riteneva tirate per i capelli (si leggano a tal proposito i suoi richiami contro un uso eccessivo della decretazione d’urgenza), non ha avuto problemi a firmare il Lodo Alfano e negli ultimi tempi ha richiamato tutti ad avere un senso patrio superiore, con un non troppo velato riferimento a certe azioni dell’opposizione e soprattutto di Di Pietro, con il quale è ai ferri corti.

Ma il momento dello scoramento post sconfitta è già passato: come quando si perde un derby 6-0, la botta è forte ma si deve andare avanti, lavorando più di prima. Ora più che mai è necessario mantenere il controllo e puntare la nave a tutta dritta. Il mondo intero sta pian piano uscendo da una crisi economica di proporzioni immani, ma la stessa è ancora tra noi, quindi urgono continue soluzioni correttive e assestamenti in corso d’opera, soprattutto a favore dei lavoratori e delle PMI che sono il vero cuore pulsante di questo Paese. C’è poi ancora da affrontare il problema del terremoto in Abruzzo, c’è da mettere mano al dissesto territoriale affrontando di petto il nodo di Messina ma dando poi avvio ad un intervento su larga scala di protezione del territorio, c’è da far crescere il turismo ed il movimento dei Beni Culturali che possono dare molti punti di PIL, ci sono da affrontare i problemi della sperequazione del Paese attraverso il federalismo fiscale, bisogna dare avvio alla cancellazione degli enti inutili (già partita, ma il discorso sulle Province ancora non è cominciato), bisogna elevare il livello infrastrutturale del Paese, c’è una riforma universitaria da affrontare con grande forza ed un comparto dell’istruzione che va sostenuto e rinnovato con grande vigore, il tutto in un periodo di crisi economica con dunque una scarsezza di fondi a disposizione: ma il tempo è tiranno e non si possono aspettare tempi migliori affrontando solo un caso alla volta. C’è davvero tanto lavoro da fare in questo Paese disastrato, in vista del banco di prova ultimo e decisivo delle regionali del 2010, prima delle politiche del 2013 (non ci saranno infatti elezioni intermedie di così ampio respiro): vincere quelle o confermare il livello attuale dell’elettorato significa dare un segnale forte che i cittadini sono dalla parte del Governo del fare, che mantiene le promesse date, non delle chiacchiere e delle barzellette. Berlusconi dimostri di che pasta è fatto (come ha annunciato) nel solco delle cose buone fatte fino ad ora e non ci saranno Nicolette Gandus che possano tenere. Se invece non si farà e si perderà tempo ad affrontare i “mulini” che di volta in volta si parano avanti, si corre davvero il rischio di perdere la rotta e a quel punto arrivare in porto sani e salvi diventerebbe una impresa che il Paese allo stato attuale non può permettersi.

L’affondo di Fini a chi giova?

settembre 12th, 2009
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È inevitabile in un momento come questo non focalizzare un attimo l’attenzione su un tema centrale all’interno del centrodestra, sebbene marginale rispetto ai reali interessi dell’elettorato. Come oramai noto, da diverso tempo Fini ha cominciato una personale battaglia all’interno del PdL

Io c’ero a Roma in quel famosissimo 2 dicembre 2006, quando a tutti parve certo e lampante che l’assenza di Casini (che poi si sarebbe definitivamente staccato dal progetto del PdL) designava senza mezzi termini Gianfranco Fini come primo e più probabile successore di Silvio Berlusconi al momento del suo ritiro dalla vita politica o comunque dalla guida del partito. È altresì ben noto quanto Fini abbia lavorato per “pulire” la fedina storica del MSI, il lascito di quel ventennio che ha condizionato la storia d’Italia fino a renderla culturamente quasi interamente di sinistra (almeno nei temi fondamentali): ha trasformato il partito, lo ha fatto diventare protagonista nella vita del Paese, lo ha portato oltre il 10%, lo ha portato all’interno del PPE (e sappiamo che questo è costato anche scissioni e perdite di uomini di peso), per poi confluire nel grande progetto del nuovo centrodestra italiano, un soggetto in grado di governare il Paese e di farlo decisamente meglio della gioiosa macchina da Guerra di Occhetto prima e dell’accozzaglia prodiana di uomini-poltrona poi.

Tuttavia Fini all’interno del centrodestra e del PdL è stato sempre l’eterno secondo, colui che veniva dopo Berlusconi: ne ha sottoscritto programmi ed accordi, ma oggi ha un atteggiamento di totale insofferenza verso l’azione del governo e della maggioranza che a quegli impegni stanno tenendo fede. Sa benissimo che la maggioranza di elettori che sostengono il centrodestra sono cattolici, eppure rivendica un ruolo assolutamente laico ed anticonfessionale (come se l’ateismo in politica sia un movimento anticonfessionale, anzi l’ateismo è più confessionale dell’essere credenti!), salvo poi ricordarsi della “pietà cristiana” quando in applicazione del programma di governo e di trattati internazionali si pattugliano le coste del Paese per evitare l’ingresso irregolare dentro i nostri confini. All’interno di un governo che ha uno dei più lunghi e duraturi gradimenti della storia italiana e che vede in Silvio Berlusconi il suo capofila, siamo certi che il 2009 sia l’anno giusto per lanciare la sfida alla leadership?

Ci sono momenti in cui è meglio tacere ed altri in cui è necessario parlare: ci sono insomma tempi e modi che non corrispondono certo a quelli utilizzati da Fini. Vuole fare battaglia alla Lega Nord sul tema dell’immigrazione? Ma questa battaglia non la gioca soltanto all’interno del PdL, la gioca anche contro i milioni di elettori che sostengono la Lega, la gioca anche contro se stesso quando ha approvato e sottoscritto quelle norme: non si possono programmare i respingimenti e poi sprofondare nel terzomondismo quando li si vuole commentare.

Ma è anche una questione di argomenti: la sfida liberalista tra laicisti e credenti si crede davvero possa appassionare chi ha perso il lavoro per la crisi economica? Le frequentazioni non proprio onorevolissime del premier (ma avulse in ogni caso da qualsiasi contesto penale) dalle quali Fini ha lanciato la sua “resa dei conti” si crede davvero possano entusiasmare i precari e chi ha un’azienda in difficoltà per la congiuntura economica? L’eventuale problema “democratico” all’interno del PdL si pensa davvero possa provocare pellegrinaggi di massa delle persone direttamente colpite dalla crisi e di tutte quelle che sono impegnate ad uscirne fuori e che attendono nuovi provvedimenti governativi per cavalcare l’onda di ripresa che sta per cominciare? Insomma, Fini sbaglia tempi, modi ed argomenti: arrivare ai ferri corti con chi raccoglie l’approvazione della maggioranza degli italiani non gli procurerà alcuna simpatia, anzi solo ulteriori problemi; farlo con temi avulsi da quelli che dovrebbero essere gli argomenti centrali dell’azione autunnale del Governo mettono in difficoltà soltanto lui. Pensa davvero che in queste condizioni, se aprisse una corrente all’interno del PdL avrebbe poi un sufficiente numero di uomini per sostenerla? Suvvia, da un uomo spesso pronto a cambiare idea per convenienza politica non posso credere di aspettarmi che ritenga che qualcuno abbandoni il carro del vincitore.

Questo stillicidio che ha lanciato Fini con argomenti cari al centrosinistra (la destra razzista, xenofoba, volgarmente populista, socialmente divisionista), che esito si pensa potrà avere? E qualunque esito abbia, al popolo, alla gente in difficoltà, ai terremotati d’Abruzzo, ne viene qualcosa in tasca? La sinistra usa questi argomenti da 15 anni eppure eccotela là, per ogni anno che ha governato se ne fa 5 all’opposizione, continua a ripetere la stessa solfa eppure non guadagna consensi e sembra destinata ad un ruolo sempre più marginale e confusionale nella vita politica italiana (senza argomenti politici, quando non ci sarà più neanche Berlusconi cosa diranno agli Italiani?): se alle Feste dell’Unità, l’unica cosa di destra è la molletta verde sulla giacca di Marini, qualcosa vorrà pur dire… Non si tratta di essere più o meno d’accordo con quello che dice Fini, non si tratta di ragionare sui massimi sistemi di quali argomenti il centrodestra del XXI secolo debba mettere sul piatto della proposta di Governo: si tratta di governare ORA l’Italia e di portarla ORA fuori dal pantano rosso-democristiano che ancora si porta dietro, di arretratezza sociale ed infrastrutturale, si tratta di risolvere ORA le questioni economiche. Il 2013 è ancora ben di là da venire: una sfida alla leadership in un momento come questo, con argomenti avulsi dal contesto attuale, ripeto e chiudo, è fuori luogo sia rispetto al dibattito politico sia rispetto agli interessi ed ai bisogni reali della gente.


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