La terza settimana di novembre è stata certamente una delle più calde (nonostante il meteo) della politica italiana: da una parte la finanziaria 2008, dall’altra il nuovo partito annunciato dal Cavaliere Silvio Berlusconi, dal nome ancora incerto. La mossa del Silvione nazionale ha scatenato l’elettorato del centrodestra: in pochi giorni, i sondaggi davano infatti il Cavaliere tornato davanti all’amico Fini, che appena un mese fa sembrava il preferito come successore alle prossime politiche (sicuramente del 2011, ma si spera per il bene dell’Italia molto molto prima). E cosa combina l’amico Finazzo? Si allea con quel Casini che meno di un anno fa accusava di separatismo in casa e con lui scrive un comunicato congiunto nel quale accusa Berlusconi di populismo laddove invece servono progetti per far cadere Prodi. Servono progetti? E quelli di Fini e di Casini dove sono? Ben ha risposto Berlusconi «A voi i progetti, a me i voti»…
Questo è quello che penso: l’idea che possa essere Berlusconi a far cadere il Mortazza fa semplicemente andare fuori di testa tanto Fini quanto Casini. Infatti, se ciò dovesse avvenire Silvio sarebbe il leader del Centro-Destra per i prossimi 10 anni, senza se e senza ma: soprattutto a Fini, che in qualche modo già si sentiva suo successore, questa cosa non può far piacere (per la prima volta ha pure appoggiato la riforma del sistema radio-televisivo, come a dire “se mi fai uno sgarbo ti rendo pan per focaccia”). Tanto è più vero questo se si considera che i partiti più piccoli, vedasi Storace, la Mussolini ma anche lo stesso Rotondi, guardano con favore alla nuova iniziativa politica, alla nuova “discesa in campo” del Cavaliere di Arcore. Riappropriatosi del favore elettorale del suo popolo, Berlusconi ha poi spiazzato mezzo mondo politico annunciando di voler dialogare con il nuovo PD di Veltroni: proprio il PD, la stampella del Governo Prodi, è probabilmente alla base di questo improvviso cambio di rotta di Silvio, che ancora ad Agosto non aveva fatto trapelare nulla del suo nuovo progetto (a patto che esistesse già a quel tempo). Ora, Fini e Casini devono nuovamente confrontarsi con il PpL: da una parte perché da soli non vanno da nessuna parte (insieme non raggiungono neanche lontanamente la sola Forza Italia, a meno di qualche terremoto interno), dall’altra perché la loro strategia è stata sconquassata da questo evento assolutamente imprevisto e per certi versi imprevedibile almeno nei tempi nei quali si è realizzato; senza dimenticare che non possono trattarlo come un “avversario”, perché così facendo regalerebbero una grossa fetta dei loro votanti che si andrebbe ad aggiungere a quella che attualmente Silvio ha preso con la geniale improvvisa mossa del nuovo partito. Sicuramente, i milioni di cittadini che hanno firmato nei gazebo del Centro-Destra per dire basta a questo Governo fantoccio di (Centro-)Sinistra forse non saranno proprio 8, ma anche (ammesso e non concesso) che fossero soltanto la metà, sono stati la forza che ha portato da una parte Berlusconi a ritrovare le energie necessarie per tornare a tempo pieno sulla scena politica, dall’altra hanno fatto capire a Fini e Casini che adesso il loro elettorato rischia di essere territorio di “shopping” elettorale con tutto ciò che ne consegue in termini di peso e di importanza, anche nel dialogo con Veltroni (e il suo “maanchismo”). E se vogliamo dirla tutta, il piccolo vuoto lasciato accanto a Veltroni che in quel di ottobre si era appropriato del ruolo di leader della scena politica, di fronte alle titubanze di AN e UDC, è stato pappato dal Silvio con una mossa alla “Cesare” da veni, vidi, vici, secondo il ben noto detto “Chi prima arriva…”, è tornato leader incontrastato del Centro-Destra, e sottolineo “centro”, perché i tentativi sottobanco di costituire un forte centro come terzo polo in grado di scardinare il bipolarismo italiano, con il PpL modello PpE riceve una batosta ridimensionante di non piccole dimensioni. Nel 1994, al tempo della prima discesa in campo, Berlusconi in poco tempo ottenne una vittoria in grande stile: ora, sta preparando il campo per una nuova vittoria politica destinata a durare molto più a lungo della precedente. Con buona pace di chi pensava di poterne prendere il posto a stretto giro…
Alla prox.




