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Calcio violento e stato confusionale

novembre 13th, 2007
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Certamente è stata una domenica, quella appena passata, che sarà difficile dimenticare. Come tutti oramai sanno, poco dopo le 09:00 un giovane ragazzo viene colpito a morte nell’Autogrill di Badia al Pino presso Arezzo da un colpo partito dalla pistola di un poliziotto della Polstrada che stava svolgendo il suo normale compito di controllo nella carreggiata opposta. Subito, la prima cosa che viene in mente, è che il poliziotto l’abbia fatto apposta: le ricostruzioni dell’evento sono confuse, molteplici e poco comprensibili. Si va dal tentativo di sedare una rissa tra tifosi teppisti, a quello di tentare di fermare dei malviventi. Ma la notizia viene “ufficialmente” divulgata dopo le 12:00, cosa che fa subito sospettare che ci sia qualcosa sotto. È infatti per questo motivo che le frange estremiste del tifo nostrano subito si riversano in strada, cogliendo l’occasione del “poliziotto assassino di tifosi” per scontrarsi con le forze dell’ordine. In serata, a Roma si vive in uno stato di vera e propria guerriglia urbana con tanto di assalto alle caserme, come neanche ai tempi del terrorismo anarchico e brigatistico si era visto. Ma cosa è successo davvero all’autogrill? Boh, nessuno lo sa: ed è per questo che qualcuno ha avuto la bella pensata di dire che se il poliziotto dovesse essere dichiarato “innocente”, ovvero condannato soltanto per omicidio colposo, è perché si è voluto coprire il misfatto. Questo è il vero dramma del Paese: era ed è impossibile pensare che quella giovane vita fosse stata spezzata da un tragico incidente causato da una “inaccettabile imperizia”, serviva per forza un colpevole, a tutti i costi. Niente risultati scientifici, niente esperti balistici, quella è roba per i ben pensanti ed è utile soltanto a “scagionare” il colpevole. Perché è impensabile che il sig. Luca Spaccarotella di 31 anni possa aver semplicemente sbagliato? Perché lo si vuole per forza additare come un assassino? Con quale faccia tosta l’avvocato dei Sandri ha chiesto ai giornalisti di «avere coraggio nell’accusare il poliziotto di assassinio»? Da quando la verità viene dettata dal “coraggio” di dire certe cose invece che dalla scientificità nel determinare il reale svolgersi dei fatti? Mi sembra chiaro e lapalissiano che si sia di fronte ad una ideologia: l’ideologia che vuole il poliziotto protetto e difeso dai suoi colleghi e il semplice cittadino invece sempre a pagare… È semplicemente vergognoso che si sia arrivati fino a questo punto di bassezza morale. Incredibile poi lo stato confusionale sui fatti: il primo rapporto parla di una rissa tra gli appartenenti a tre autovetture, segnatamente alcuni juventini e alcuni laziali (non è dato sapere il ruolo del Sandri in questa vicenda); poi esce fuori un gestore dell’Autogrill che conferma questa rissa; poi coloro che sarebbero stati coinvolti che dicono “nulla è successo”; poi un tabaccaio di Roma che avrebbe visto il poliziotto sparare a braccia tese, quindi con chiaro intento di colpire qualcosa; oggi un benzinaio dichiara di aver visto l’agente correre per parecchie decine di metri, confermando quindi quanto lo stesso avrebbe dichiarato fin dal primo momento (e che al pubblico è stato reso noto soltanto nella mattinata di lunedì). Ma se fosse vera l’ipotesi del dolo, si prefigurerebbe una situazione del genere: il poliziotto si trova ad effettuare un controllo di routine presso la stazione dell’Autogrill di Badia al Pino; ad un certo momento si gira, e dall’altra parte della carreggiata, in senso opposto, vede una macchina passare: a questo punto, senza alcun motivo, aziona le sirene, spara un colpo in aria come da regolamento di Polizia, poi prende la mira e spara. Ci troveremmo di fronte alla follia più totale, ad un uomo che ad un certo punto impazzisce e comincia a vedere fantasmi con i quali fare tiro a segno. Non male per un “agente scelto” come il Spaccarotella, già in servizio in quel di Palermo, quindi persona abituata a vivere in situazioni di tensione piuttosto alte e frequenti… Se non che, ci si dimentica di un fatto elementare: da quella distanza nessuna persona, neanche un tiratore scelto, è in grado di colpire alla testa con una pistola una persona che si trova in una macchina in movimento mentre tra lui e la macchina stessa scorrono centinaia di altre macchine. Se veramente questo poliziotto ha sfidato le leggi che regolano le possibilità umane di compiere determinate azioni, sconvolgendole e vincendole, più che metterlo in carcere bisognerebbe elevarlo al grado di Generale Maggiore dei Tiratori Scelti. Sarebbe davvero un mostro sacro del poligono, uno da mandare alle olimpiadi a vincere tutti gli ori possibili. Eppure, questo fatto elementare è stato ricordato soltanto dall’ex-ministro Castelli nella trasmissione di Biscardi del lunedì sera. Ancora oggi, la gente che si recava nella camera ardente del ragazzo parlava di “ragazzo ammazzato”, di “vile gesto”, insomma prefigurando un dolo volontario da parte dell’agente di polizia.

Infine una piccola riflessione: tutto quello che è successo l’altro ieri è avvenuto perché Gabriele Sandri, altrimenti noto come GabboDJ, aveva al collo una sciarpa della Lazio. Se lo stesso Sandri non avesse avuto quella sciarpa al collo, e invece di andare a vedere Inter-Lazio si stesse recando in visita turistica ad Arezzo, nulla sarebbe successo: né una partita fermata, né 5′ di silenzio negli stadi, forse neanche la feroce levata di scudi contro le forze di polizia che aleggia in questi giorni sul popolo italiano. Questo forse è ancora PIÙ vergognoso e ideologico… Nessuno infatti ha chiesto di fermare le partite dopo il barbaro assassinio della signora Giovanna a Roma da parte di un rumeno, nessuno chiede che si fermi alcunché quando a morire sono i tanti innocenti che ogni giorno fanno solo l’errore di recarsi al lavoro per guadagnarsi da vivere (fatti altrimenti noti come “morti bianche”). E lo Stato? Incapace di gestire queste situazioni, senza essere stato veramente in grado di cambiare qualcosa dopo il terribile omicidio di Raciti (ed è semplicemente da nazisti paragonare l’omicidio di Raciti con gli eventi che hanno coinvolto il giovane tifoso laziale), fa nuovamente il pugno duro sparando nel mucchio, ovvero penalizzando quei milioni di tifosi che, prima ostaggio di qualche migliaio di ultrà, ora sono vittime dacché gli si impedisce di andare allo stadio o di andare in trasferta. Ha ragione Cosmi a dire che senza tifosi non si fa calcio, non si può fare ed è inutile farlo… Ma questa è un’altra storia.


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