Posts Tagged ‘boffo’

Di Pietro denuncia il Giornale per la libertà di stampa

settembre 9th, 2009
No Gravatar

Ho letto la notizia e sono rimasto basito: mi chiedo con quale sfrontatezza, con quale spudoratezza, il paladino della libertà di stampa denuncia Vittorio Feltri ma tace sul resto del mondo giornalistico.

Il leader dell’IdV, tramite il partito, ha presentato un esposto alle procure di Terni e Monza oltre che ai Carabinieri di Roma (che poi lo hanno trasmesso alle suddette), nei quali ipotizza i seguenti reati: falsificazione di atto pubblico e/o possesso illecito di un documento che solo un ufficiale di Pg o un magistrato in servizio può avere nell’ormai notissimo Boffo-gate.

Vediamo di ricapitolare: la Repubblica, la Stampa ed il Corriere della Sera pubblicano a ripetizione intercettazioni e documenti coperti dal segreto istruttorio oppure ottenuti illecitamente. L’ultimo è stato Ferruccio De Bortoli, che pubblicando i verbali dell’interrogatorio di Tarantini ha fatto sbottare il pg dell’inchiesta Antonio Laudati, il quale così si è espresso: «Il danno è enorme, innanzitutto per lo sviluppo delle indagini, poi per la tutela della privacy dei cittadini, poi perché denota un rapporto anomalo tra una struttura degli inquirenti e una struttura dell’informazione». Tutto questo per il Superman della democrazia si configura come libertà di stampa. Invece, se il direttore di un giornale di destra pubblica una sentenza, per il molisano si è di fronte ad un “dossieraggio” con la finalità di destabilizzare le istituzioni.

Io davvero comincio a non capire più nulla del comportamento dell’opposizione: loro, che in quanto tali dovrebbero essere l’icona della coerenza, ogni giorno di più dimostrano soltanto di essere schifosamente attaccati alla vecchia pillola dell’antiberlusconismo. Zero idee, zero fatti, tutti contro Berlusconi per i soldi ed il potere.

Si potrebbe quasi dire che l’azione di Di Pietro sia stata dettata anche dalle inchieste del Giornale, che hanno smascherato le sue azioni nella conduzione del partito che danno adito a qualche pensiero sul fatto che sotto sotto ci sia qualcosa di poco pulito. Ma non posso dirlo, altrimenti penserei come chi, facendo dietrologia, ha accusato Feltri di denunciare Boffo solo perché in passato l’ex direttore di Avvenire si era scagliato senza mezzi termini contro l’attuale Governo: invece sono sicuro che in questo caso Di Pietro è stato spinto soltanto dalla sua cristallina volontà di accertare la verità, dalla sua oggettiva voglia che la democrazia e la libertà di espressione trionfino sempre. Vorrei capire, ma non ci riesco…

Intanto, en passant, mi permetto di ripubblicare le famose 10 domande all’ex magistrato convinti che, il paladino della trasparenza italiota, questa volta magari (dopo 8 mesi) una risposta riesce pure a darla:

  1. Perché distinguere tra l’associazione Idv e partito Idv?
  2. Come ha fatto a sapere che Mario Mautone, suo collaboratore, era indagato prima che l’inchiesta fosse pubblica?
  3. Suo figlio Cristiano è coinvolto nell’indagine per alcune telefonate allo stesso Mautone. Perché si è dimesso solo dal partito e non dall’incarico di consigliere comunale e provinciale?
  4. Perché ha invocato l’immunità parlamentare europea per non essere processato per diffamazione?
  5. Perché ha promesso che avrebbe tolto il suo nome dal simbolo Idv e poi ha cambiato idea?
  6. Perché ha finto di cambiare lo statuto ma ha occultato il verbale?
  7. Perché non ha più presentato il codice etico del partito?
  8. Perché nel 2002 ha fatto intestare all’Idv una fattura da 7mila euro per lavori nella sua casa privata di via Merulana a Roma?
  9. Può spiegare le sue partecipazioni nelle società immobiliare Suko Ltd con sede a Varna, in Bulgaria?
  10. Come ha fatto a utilizzare parte dell’eredità della contessa Maria Vittoria Borletti per acquistare casa?

Boffo-Gate: che insegnamento ci lascia

settembre 7th, 2009
No Gravatar

Oramai la cortina di ferro si sta sciogliendo: qui e la iniziano i primi ammutinamenti, con insospettabili giornalisti che in fin dei conti ricordano che Boffo è pur sempre un condannato per molestie e quindi, prima di santificarlo, andrebbe quanto meno verificata la verità dei fatti. Che poi è esattamente quello che dovrebbe fare un giornalista, a patto che sia tale… Comunque dicevo, il nuovo eroe nazionale, il nuovo martire della libertà, il mito a tempo determinato, l’ex-direttore di Avvenire, ha toccato l’apice della sua carriera e ora sta cominciando l’inesorabile discesa. Discesa in termini di interesse, discesa in termini di difendibilità, discesa in termini di uso strumentale da parte della sinistra. Avrà un nuovo ritorno di fiamma il 19 settembre, come ogni amore che si rispetti, poi si spegnerà definitivamente, e tra qualche mese di Boffo nessuno saprà più nulla esattamente come nessuno sa più chi sia Noemi la campana.

Certo, i militanti di partito, gli affezionati lettori di Avvenire, le associazioni cattoliche più intransigenti, sapendo di aver perso un professionista, non demordono nei loro strali: esprimono la loro completa e totale solidarietà a Boffo, e si stracciano le vesti di fronte all’attentato di lesa maestà perpetrato ai suoi danni da quell’orribile che è Feltri. Ma d’altronde, anche gli scribi giudaici si strapparono le vesti di fronte ad un Gesù reo di bestemmia, senza aver compreso neanche una virgola degli argomenti di cui si stava discutendo. Perfino un prete ha tuonato contro Feltri, dicendo che in fin dei conti la condanna risale a qualche anno fa, quindi che senso aveva ritirarla fuori proprio oggi, perché non concedere all’eroe Boffo il beneficio “dell’oblio”? Ringraziando il cielo, l’arrivo dei primi freddi dovrebbe far rinsavire queste persone, alle quali il caldo afoso di agosto ha ridotto i circuiti neuronici in poltiglia: Di Pietro ci ricorda ogni giorno che 40 anni fa Berlusconi era iscritto alla P2, mentre segnalare al pubblico che 5 anni fa il direttore di Avvenire (giornale CEI che si rivolge ad un bacino di elettori di svariati milioni di persone) è stato protagonista di una condanna per molestie, no questo non si fa…

Dei due pesi e delle tre misure che da sempre sono la retta via della sinistra, del doppio moralismo che è nell’intimo del suo DNA, oramai si è parlato fin troppo. Ma la vicenda non può che continuare a destare una certa impressione prima per la veemenza con la quale il gruppo di De Benedetti ha lanciato l’assalto finale contro l’odiato nemico avvalendosi anche della collaborazione della stampa estera, e le insospettabili alleanze che si sono venute a creare quando qualcuno da questa parte, stanco di tenere la testa bassa e subire, ha deciso di alzare la cresta e smascherare due dei moralisti impavidi degli ultimi tempi: Ezio Mauro, l’evasore e bugiardo dichiarato, e Dino Boffo, il molestatore e bugiardo dichiarato. Ecco allora la signora Concita svestire i panni dell’eroina femminista e difendere il molestatore proprio nell’anno in cui lo stalking è diventato reato penale, ecco il rappresentante della cultura mangiapreti qual’è il giornale di Rifondazione erigersi a difensore dell’Avvenire, contro il quale fino a pochi giorni prima (caso Englaro docet) si era espresso con il calendario di insulti verso Santa Romana Chiesa, ecco la sinistra italiana un giorno plaudere alle cazzate gossippare di quei cazzatari della Pravda alias Repubblica ma il giorno dopo schifarsi inorriditi se un giornale fa il suo mestiere, cioè pubblica una notizia “scomoda”.

“Lei non sa chi siamo noi” deve aver detto in un impeto di plurale maiestatis stupiD(i)ario Franceschini, che dopo aver tuonato per riavere le valigie in tempi congrui mentre il resto del popolo italiano era lì in fila ad aspettare (poco) pazientemente il proprio bagaglio, si è unito al coro di tutti coloro che improvvisamente, quando il gossip non tocca Berlusconi e la vita privata non è la sua, allora gridano allo scandalo, alla barbarie, alla difesa della Costituzione.

E così, il 19 settembre tutti in piazza: in piazza a difendere il giornalismo vero, quello che la notizia prima di pubblicarla la verifica? In piazza contro la D’Addario che ha denunciato diverse testate giornalistiche perché l’hanno chiamata “prostituta”? In piazza contro D’Alema che da Presidente del Consiglio denunciò Forattini per una vignetta che giudicò troppo aggressiva? In piazza contro la sparizione delle notizie relative alle vicende giudiziarie della sinistra pugliese? Ovvio che no: in piazza contro Silvio Berlusconi, il quale ha avuto l’ardire di citare in giudizio la stampa di sinistra che gli ha dato del pedofilo e del puttaniere, nonostante sappia benissimo che (ahi lui che dir si voglia o no) quello di Topolanek funziona, mentre quello di Arcore è oramai un ferro vecchio non più adatto all’uso. Il tutto condito dai soliti tributi alla scemenza demenziale su Berlusconi/Mussolini, sulla dittatura e la libertà di stampa che è negata.

Sono tanti anni che ci ripetono che la libertà di stampa è negata che i quotidiani più letti e venduti sono ancora quelli di proprietà di uomini di sinistra, che tali quotidiani possono pubblicare tutto quello che vogliono, quando vogliono e come vogliono senza che nessuno imponga loro alcuna limitazione, che tra i firmatari delle loro scemenze ci sono tanti dipendenti proprio di Berlusconi, tanti dipendenti che hanno fatto la fortuna di Mediaset quindi hanno contribuito a costruire proprio quell’impero contro il quale oggi si rivolgono inorriditi (cioè si va bene la libertà, ma i soldi fanno sempre comodo). Ovvero, la limitazione e l’autocensura se la fanno loro, quando evitano accuratamente di parlare delle vicende giudiziarie che li coinvolgono, nascondendole, alterandole e obliandole sotto montagne di carta da giornale. Mi ricordo ad esempio di quando si strapparono i capelli per l’addio di Ferruccio De Bortoli dal Corriere della Sera: eccolo lì il tiranno Silvio che colpisce ancora, eccolo lì a mettere il bavaglio alla stampa scomoda che invece di elevargli tributi gli infila zeppe nel motore della sua macchina. Oggi Berlusconi è Presidente del Consiglio e Ferruccio De Bortoli è serenamente tornato a guidare il Corriere della Sera: come dire, che minchia gliene frega a quelli di RCS di chi comanda in Italia? Qualcuno ha chiesto scusa? No, a quanto pare…

La stampa libera così è soltanto la stampa che calunnia ed ingiuria Berlusconi, perché se la stampa libera non fa questo, deve tacere: Feltri doveva tenere nel cassetto quella sentenza oramai vecchia di anni, salvo che se avesse riguardato Berlusconi o un uomo del suo governo. Allora sarebbe stato portato in trionfo, oggi assisteremo a giornalieri pellegrinaggi alla sede de il Giornale, al posto di Santa Rosa avremo messo una sua gigantografia e al posto del sangue di San Gennaro un bel prelievo del sangue del Vittorione occhialuto. Perché in fin dei conti si sappia che, la sinistra per i miracoli si sta attrezzando, ma le barzellette e le cazzate, di queste il suo repertorio ne è pieno.

ezio mauro

Boffo-gate: le dimissioni e la sinistra dei quadrinariciuti

settembre 6th, 2009
No Gravatar

E ci risiamo: gli inguaribili trinariciuti con il buco aggiunto mettono in campo la loro superiorità morale e con grande non chalance falsificano la storia, la ribaltano. D’altronde, l’ambiente di provenienza è sempre quello, e si chiama PCI, tanto per milioni di elettori che lo votavano fino a qualche anno fa, tanto per le decine di politici che affollano il centrosinistra odierno.

E così dunque, imbastire una campagna gossippara di livello internazionale per affondare Berlusconi è soltanto un mezzo illecito per raggiungere un fine lecito, dunque come scrisse qualcuno una volta tutto fa brodo quindi campa cavallo. Le intercettazioni illegali, le foto rubate, le escort e le minorenni inventate sono l’idilliaco quadretto nel quale scavare la fossa del Cavaliere. Non importa che in Puglia la sinistra stia per attraversare uno dei più grandi scandali giudiziari della sua recente storia, non importa che nelle regioni rosse di mezza Italia le procure siano oramai piene di faldoni contenenti i nomi di uomini del PD e amici vari: tutto ciò viene artefattamente occultato, trasformato, relegato in trentesima pagina. Da mesi la politica ha abbandonato la scena democratica italiana: con un partito che non ha più nulla da dire, l’ultima arma rimasta era il gossip. L’ultima arma, quella definitiva, quella che avrebbe portato alla rottura definitiva del saldo rapporto tra Governo, Chiesa ed elettorato cattolico. Avrebbe…

Ovviamente, dopo il ribaltone il secondo: Berlusconi cita per danni (non querela, cita per danni, che è altra cosa) i giornali protagonisti di questa campagna? Apriti cielo, ecco tornare sulla terra l’Anticristo, ecco risorgere Hitler, ecco aprirsi gli steccati del ventennio. Franceschini però avverte: “La democrazia italiana ha anticorpi forti e di vecchia data”. È verissimo leggenDario, tanto è vero che infatti il gossip non ha spostato di una virgola l’elettorato, tu sei rimasto sull’orlo del precipizio, anzi Berlusconi ha pure guadagnato in fiducia secondi i principali sondaggisti.

Dopo il primo ribaltone, il giochetto della doppia morale: sparare a zero contro Berlusconi è lecito, insultare perfino i suoi figli anche è lecito, inventare notizie false e tendenziose anche questo è lecito. Provare a fare questo giochetto contro qualcuno della sinistra? Vergogna, killeraggio, menzogne, insulti inauditi… Pubblicare una sentenza vera che apre gli armadi a mostrare gli scheletri di lor signori, questo è illecito: se l’armadio era di Silvio invece, Feltri sarebbe stato portato in trionfo, con tanto di corona di alloro. Invece è soltanto un meschino, perché ha dato il via (lui!!!) ad una corsa verso il baratro.

Sulla Gazzetta dello Sport il mitico direttore Candidò Cannavò teneva una rubrica dal titolo “Fatemi capire”: ecco io voglio capire perché pubblicare foto illecite sia un esercizio di libertà di stampa, mentre pubblicare una sentenza di condanna (cioè un atto pubblico) sia una intimidazione mafiosa. Voglio capire perché se Berlusconi cita per danni un giornale che gli da del pedofilo (il più carino degli insulti per altro) sia mettere un bavaglio alla stampa, mentre se una escort cita i giornali di destra perché raccontano la verità è soltanto una donna che difende il suo onore. Voglio capire perché per mesi, mesi e mesi nessuno si è mai scandalizzato del gossip berlusconiano, anzi ci è sguazzato dentro scoprendo che poi nuotare nella merda non è così male, salvo poi erigersi a paladino della privacy quando il gossip colpisce uno di loro. Voglio capire perché Concita De Gregorio è sempre dalla parte delle donne, ma questa volta è dalla parte del molestatore, con buona pace della donna molestata. Voglio capire perché ora che di mezzo ci sono andati Boffo e Mauro è necessario abbassare i toni, mentre avremo potuto andare avanti per mesi se l’unico gossippato fosse stato il Cavaliere. Voglio capire perché Boffo ieri era l’inqualificabile omofobo e l’oscurantista antiabortista, ed oggi è il paladino della libertà ed il martire della lotta contro Berlusconi. Voglio capire perché la sinistra sta con la Chiesa solo quando le fa comodo, cioè solo quando si paventa una possibile frattura con Berlusconi. Voglio capire a cosa si stia riducendo quell’ectoplasma che è il PD, oramai tutto piegato sull’antiberlusconismo: ah, bei giorni quelli in cui Veltroni annunciava una svolta nella politica dei democratici del Paese! Vorrei capire dove sono i Travaglio ed i Fuksas di turno quando si scopre che l’evasore dichiarato è il direttore di Repubblica Ezio Mauro, quando in tribunale ci finisce la giunta di sinistra pugliese per una storia di appalti sanitari, fondi forse occulti e finanziamenti illeciti al partito.

Voglio capire, ma non ci riesco, o forse non sono capace. Una cosa la capisco: che di fronte a questa sinistra, di fronte a certi ambienti cattolici che magari non saranno cattocomunisti ma invece di essere cristiani sono di sinistra, non sarà difficile continuare a votare a destra contro la sinistrorsa ideologia del nulla. Potrei dire: beh così è troppo facile, non c’è gusto. Purtroppo questo ci tocca…

Boffo si dimette e tutti a piangere per lui, la CEI in primis. Boffo si dimette e secondo Madama La Marchesa ciò è la massima espressione del potere dittatorio berlusconiano, della sua volontà di ridurre a zero la stampa nemica. Boffo si dimette forse perché è un condannato per molestie ed un bugiardo smascherato? Boffo forse si dimette perché invece di raccontare la verità tenta di nasconderla accusando un uomo morto? Boffo forse si dimette perché invece di pubblicare le carte che lo scagionano, proclamando così la sua santa innocenza, preferisce adottare schemi incompatibili con il suo ruolo di direttore di un giornale cattolico? Macché, Boffo si dimette perché è la vittima di Feltri e dei suoi scagnozzi, in definitiva la vittima del potere di Arcore. Nulla da dire come professionista, ma come uomo era diventato di fatto incompatibile con la carica che ricopriva. Troppo comodo però per la sinistra, e poi come lo ergiamo a icona della libertà di pensiero e di espressione? Se non fosse che, ovviamente, per la sinistra la libertà di pensiero e di espressione è solo quella di infamare e di insultare Berlusconi e tutti coloro che lo sostengono, perché quando la libertà di pensiero e di espressione li colpisce direttamente, siamo alla barbarie. Il classico schema della doppia morale, di cui dalle parti di Botteghe Oscure ma non solo sono maestri mondiali.

Boffo è oggi il nuovo eroe usa e getta della sinistra, dopo le eroine Noemi e D’Addario: funzionerà finché funzionerà, ovvero funzionerà prima che dalla mitologia si passi alla realtà dei fatti. Dopo? Dopo avanti il prossimo mito: e poi si chiedono perché sono piantati al 26% e perdono sempre… Finché il suo elettorato, turandosi il naso e tutti gli orifizi del corpo, continuerà ad accettare questo modo di fare politica (ovvero il nulla), continuerà a godere del suo essere trinariciuto con il buco aggiunto, non ci sarà partita. Una volta parlare con un elettore di sinistra significava confrontarsi sui massimi sistemi, sull’economia, sulla società, su diversi sistemi di pensiero e diverse ricette per migliorarle: oggi, parlare con uno di sinistra significa sedersi dal parrucchiere a farsi raccontare il colore degli asciugamani di Villa Certosa così come riferiti dalla escort di turno. E la chiamano politica? La chiamano alternativa di governo? Che c… Oramai, dalla demenza profonda in cui è scaduto l’intero centrosinistra, ci si aspetta solo un tributo alla scemenza universale, e nulla più.

ezio mauro evasore fiscaleAlmeno Boffo, molestatore, moralista smascherato e bugiardo come te, l’ha fatto…

Boffo-gate: le menzogne e le sconcertanti reazioni della CEI

settembre 1st, 2009
No Gravatar

Ancora una volta mi tocca tornare a tuonare contro l’agenzia di potere religioso che è la CEI. Lo faccio a seguito di una lettera inviata dal vescovo di Como Diego Coletti a Vittorio Feltri e delle nuove assurde dichiarazioni rilasciate da alcuni vescovi. Scrive Coletti:

Lei sa che accettare il rito abbreviato e il conseguente patteggiamento di pena non costituisce, da parte dell’accusato, ammissione di colpa

Questa è straordinaria: io accetto di patteggiare, pagare una multa e finire nel registro dei pregiudicati soltanto perché non ho voglia di finire nel baratro delle lungaggini della giustizia italiana in merito al fatto che non ho prove sufficienti a dimostrare la mia innocenza. Le cose sono due: chi mi accusa di molestie o dice il falso o dice il vero. Essendo l’accusatore a dover dimostrare di dire la verità, se io non ho le prove per controbatterlo vuol dire che quanto meno qualcosa di poco carino ho combinato. Tra l’altro non bisogna confondere il patteggiamento con l’accettazione incondizionata di un decreto penale di condanna.

vuole spiegare come mai una notizia che, a suo dire, già girava da tempo, documentata e ben nota, su tanti tavoli di redazione è stata pubblicata solo dopo una chiara presa di posizione di Avvenire nei confronti di un malcostume, sia morale che mediatico, che implicava la figura di un determinato personaggio politico (che, del resto, ha avuto la saggezza di prendere le distanze da questo zelo del direttore del “suo” giornale) con il risultato di favorire ancora una volta il degrado della politica e della vita pubblica del nostro Paese?

Cerchiamo di capire: il degrado lo favorisce Feltri alla guida di un giornale di destra, mentre la stampa internazionale che da mesi pubblica spazzatura su Berlusconi cosa fa? Ci accorgiamo del degrado politico prodotto dal gossip soltanto quando ci tocca da vicino, mentre se tocca gli altri (ovvero il Cavaliere) possiamo strabattercene le rotonde? Caro vescovo, se questo è il suo modo di ragionare, comprendo benissimo il perché la Chiesa da qualche anno a questa parte faccia fatica a mantenere a sé i suoi fedeli, figuriamo a conquistarne di nuovi.

anche Gesù si trovò di fronte a moralisti improvvisati che accusavano un’adultera; e quando disse che poteva cominciare il massacro solo chi era senza peccato, se ne andarono tutti cominciando dai più vecchi.

E cerchiamo ancora di capire: un quotidiano che paragona il naufragio di alcuni migranti in mare alla Shoah, ben sapendo che né il Governo Italiano né probabilmente altri hanno colpe dirette su questo accadimento, cosa fa se non scagliare macigni? Siamo sicuri che in quel caso il detto di Gesù non consigliasse maggior prudenza? Soprattutto in considerazione del fatto che la comunità ebraica ancora una volta si è detta sorpresa dell’utilizzo sconsiderato di tragedie umanitarie come fu la Shoah nazista.

In tutto questo turbinare antigossipparo soltanto quando non riguarda Berlusconi (chissà cosa avrebbe detto Coletto se quel decreto penale avesse riguardato Silvio!), vi sono delle chiare ed inequivocabili certezze: che Boffo è stato condannato penalmente, che ha mentito spudoratamente definendo “patacca” un documento che invece è stato confermato esistere nella sua essenza cartacea, ha mentito nuovamente tirando in ballo un ragazzo morto affermando di aver accettato la condanna per proteggere la sua vita. Boffo si è tirato dentro da solo in un vicolo cieco: un amico di quel ragazzo ha infatti affermato che ritiene incredibile che il direttore lo abbia tirato in ballo, giacché lui con Terni (luogo nel quale sono accaduti i fatti) non aveva niente a che spartire. Caro vescovo Coletto, invece di pensare all’immoralità di chi fa gossip su altri che non siano Berlusconi, ha il coraggio di dire cosa pensa della carica che ricopre Boffo in relazione alla sua condanna e cosa pensa dell’atteggiamento di un cristiano che mente spudoratamente per difendere la sua carriera? Lei si dice esterrefatto di come quel documento venga alla ribalta soltanto oggi a distanza di 5 anni, si dice certo che la proprietà del Giornale non poteva non sapere: ecco mi chiedo, la CEI non poteva non essere al correnete della situazione penale di Boffo, non poteva non prevedere che un giorno o l’altro quella situazione sarebbe stata utilizzata contro di lui, eppure nonostante tutto ha continuato (e continua tutt’oggi) a difenderlo a spada tratta e a confermargli fiducia piena sul suo operato.

Ecco monsignor Coletti, non le pare che tutto questo, il modo di ragionare e di relazionarsi con l’opinione pubblica e la Chiesa, sia palesemente in contrasto con il ruolo di uomo di Chiesa che lei ricopre? Non c’è altro da augurarsi che la Santa Sede nella persona di Papa Benedetto XVI continui la sua opera di smontaggio di quella agenzia di potere che è la CEI.

E se il vescovo Mogavero ritiene che l’informativa circolante da qualche mese nei suoi ambienti vada configurata come un “avvertimento di tipo mafioso”, almeno ha avuto il coraggio di affermare che forse la decisione migliore che possa prendere Boffo è quella di dimettersi: non perché sia colpevole, ma perché così facendo potrebbe salvare l’onorabilità del giornale Avvenire, in attesa che le “sedi opportune” chiariscano definitivamente i fatti. Quali sedi monsignore? C’è un decreto penale di condanna depositato in un Tribunale della Repubblica Italiana, la sua esistenza è stata confermata da chi in quel tribunale lavora, e lei chiede che qualcuno ne accerti inequivocabilmente l’esistenza? Oppure lei si riferisce al fatto che qualcuno accerti la reale colpevolezza di Boffo? Ma se lui ha accettato una condanna, non credo sia possibile riaprire quel procedimento e d’altronde se l’ha accettata a suo tempo perché non aveva sufficienti prove per dimostrare la sua innocenza, dubito che le abbia ora che il mondo intero ha saputo di questo suo precedente. In ogni caso, il GUP di Terni ha negato l’accesso agli atti della cartella-Boffo, consentendo la visione del solo documento già pubblicato da Il Giornale. Il GIP del Tribunale ha inoltre confermato che non vi sono note sull’inclinazione sessuale del Boffo, ma a tal proposito vale ricordare che il fatto che il direttore sia omosessuale o meno a noi non interessa un fico secco, mentre una condanna per molestie è decisamente più rilevante rispetto all’incarico che ricopre e alla sua decisione di schierare il suo giornale contro Berlusconi sulla base delle fandonie pubblicate dalla Pravda.

Ovviamente, in tutto questo la Santa Sede mantiene le debite distanze, anche per bocca del suo quotidiano ufficiale, l’Osservatore Romano, diretto dal prof. Vian, che rivendica la scelta di non aver mai trattato di questioni particolari inerenti gli Stati sovrani: in ballo ci sono i rapporti con lo Stato Italiano, raffreddatisi negli ultimi tempi a causa della spregiudicatezza con la quale certi uomini di Chiesa (a vari livelli) hanno giudicato il governo fino ad insultarlo per le note vicende dei migranti provenienti dal Nord Africa (ma chissà perché tutti se ne strafregano di quelli provenienti dall’Est, che rappresentano l’85% dei migranti che giungono in Italia). Fino a ricordare che l’Italia, tra i Paesi Europei, è quella che di più ha fatto e di più sta facendo per la loro accoglienza tra tutti i Paesi direttamente interessati dai flussi migratori (Spagna e Malta in primis).

Antimoralisti smascherati: l’autunno caldo della sinistra

agosto 31st, 2009
No Gravatar

Ogni anno, la nostra bella Italia ci riserva un partito politico che a corto di idee annuncia costantemente assemblee di piazza (sempre più scarne oramai) contro l’avversario politico. Assemblee del tutto inutili, che servono soltanto al leader di turno per testare la sua popolarità all’interno del suo elettorato e per esibire i muscoli all’interno del suo partito. Sono anni infatti oramai che queste manifestazioni non spostano più un voto, non modificano più un atto di governo neanche di una virgola (a meno che a scendere in piazza non sia l’Italia intera come contro le liberalizzazione di Bersani, sulle quali però più fortuna hanno avuto le lobby di potere). E se Franceschini ha già annunciato che c’è di bisogno di una grande reazione al governo Berlusconi, il terremoto alla direzione dei giornali di destra porterà molte novità nella faretra di noi blogger, che ovviamente ringraziamo.

Le prime novità le abbiamo già lette: con Giordano alla direzione de Il Giornale, è stato mostrato al mondo chi sia il grande imprenditore De Benedetti (quello che comanda a casa della Pravda e dell’Espresso) con i suoi traffici poco onorevoli in campo politico e finanziario. Per non parlare di Gianni Agnelli e della sua famiglia, icona dell’industra italiana e della sinistra ricca, il quale avrebbe nascosto all’estero 1 bel miliardozzo di euro, con tanto di appassionati consigli di uomini fedeli su come evadere allegramente il fisco italiano: anche qui, il silenzio degli amici e della stampa è d’obbligo, per non destabilizzare i rapporti con i salotti bene. Appena insediatosi nella nuova poltrona de Il Giornale, Feltri ha già smascherato il direttore moralizzatore di Avvenire, Boffo: vicenda losca fatta di minacce per una storia pare omosessuale avuta con un signore sposato (un cattolico che fa il moralizzatore a letto poi si infila mezza Bibbia in tasca per spennellare dove gli fa comodo è davvero disgustoso, altroché caro Bagnasco), verso la quale il direttore ha annunciato “patacche” e “querele”, dimenticandosi che la storia è nota negli ambienti almeno dal 2005, quando Adinolfi chiese formalmente per iscritto al GIP di Terni Augusto Fornaci gli atti della sentenza. Ecco, immaginatevi un mondo nel quale la magistratura non lesina intercettazioni illegali ai giornalisti su Berlusconi, ma vieta la pubblicazione di un atto pubblico se questo riguarda un uomo di un certo tipo… Adinolfi è un cattolico (ha lavorato in Radio Vaticana) ha fatto del Noemi-gate un atto di battaglia, e si è detto sconcertato di come il PD (che voleva perfino presentare un documento in parlamento per regolare la vita privata del premier, non so se rendo) si sia improvvisamente convertito all’antigossip sul caso Boffo-gate. Ma della doppia morale che da sempre aleggia sugli uomini di sinistra se ne è parlato in più di una occasione.

È stata poi la volta di Ezio Mauro, il superdirector della Pravda, l’uomo che ha fatto della distruzione politica e personale di Berlusconi la sua missione di vita: eccolo lì a pagare in nero parte dell’acquisto di un appartamento ai Parioli in Roma. Così, l’Ezione nazionale che da mesi aspetta che Berlusconi risponda alle sue domande diffamatorie, non dice una parola sulla sua evasione fiscale: anzi rilancia, chiamando a raccolta l’intellighenzia nazionale con il famoso L’appello dei Tre Giuristi, che fa tanto torrone natalizio anticipato: appello firmato perfino da Celentano, un condensato dell’antiberlusconismo moderno, con i soliti discorsi sulla dittatura, sulla censura, sull’anestetizzazione dell’opinione pubblica, sulla libertà di stampa negata, sull’emergenza democratica, etc. Perché si sa, se a parlar male della sinistra sono i giornali di destra, le denunce sono un atto dovuto, se a parlar male della destra sono i giornali di sinistra, le denunce sono un atto intimidatorio. E buona pace per tutti quelli che hanno giuridicamente difeso l’azione del Cavaliere, quelli sono un danno per l’immagine del diritto stesso…

Così, mentre il Direttore immacolato ed integralista si straccia le vesti per un Berlusconi che non vuole rispondere alle sue domande, neanche una parola sul fatto che un certo Antonio Di Pietro ancora non ha risposto alle nostre di domande: le già dimenticate 10 domande de Il Giornale sulle modalità di finanziamento al suo partito, su come utilizza i soldi, sulla sua attività di immobiliarista che pare non proprio trasparente, sui suoi rapporti sottobanco con la magistratura quando ad essere indagato fu suo figlio Cristiano, che lo venne a sapere quando era ancora intercettato (e notoriamente si sa, se uno è intercettato non glielo si deve dire, altrimenti è tutto inutile). E come non ricordare anche la 10 domande al leggenDario Franceschini, anche queste rimaste abbondantemente inevase senza che nessuno gridi allo scandalo: l’uomo della freccia e del sorpasso si è perfino dotato di un mutuo da 2 milioni di euro per comprarsi un paio di appartamentini (ini o oni?), ed ha brillantemente cancellato il suo nome (nelle biografie tutt’ora circolanti in rete) da quel consiglio di amministrazione dell’Eni che approvò l’Ops Eni per ricomprare i titoli Enimont, azione finita sotto inchiesta con il nome di Ops Enimont e che per ora ha prodotto una condanna in primo grado (28/12/2004): vi sono tuttavia documenti ufficiali a comprovare la sua presenza in quel consiglio, e mentre Libero ne da notizia alla nazione, a sinistra silenzio. Travaglio, ilTorqueMarco della giustizia italiana, sempre pronto ad infilarsi in ogni tribunale e che conosce a memoria le migliaia di pagine dei processi contro Berlusconi, vuole farci sapere qualcosa su questi fatti? Vuole magari farci conoscere il suo pensiero sullo scandalo della sanità pugliese che ha travolto la giunta rossa di Vendola ed illuminarci sui suoi oscuri retroscena? A proposito, di quelle inchieste sappiamo della parte gossippara riguardante Berlusconi ma dell’azione penale vera che riguarda gli uomini di sinistra cosa sappiamo?

Ma, per dirla con Totò, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare? La strada è tracciata: voci di corridoio affermano che in preparazione ci sono altri scandali economici che coinvolgono il lider maximo D’Alema (uno che di barche ed immobili non si sa come ottenuti e non si sa quanto trasparenti al fisco pare se ne intenda), e scandali sessuali che coinvolgerebbero addirittura il Santo Subito Uolter Velprodi, reo secondo alcune carte di aver avuto frequentazioni extra-coniugali. Ma è tutto in fieri, è tutto sotto la lente d’indagine dei giornalisti d’assalto dello SteelMan Feltri. L’autunno si preannuncia caldo per il PD: tra congressi e questioni morali, non c’è che dotarsi di pop-corn e sedersi in poltrona!

Da oggi, in ogni nostro intervento pubblicheremo le 10 domande al moralisti smascherati, invitando tutti i nostri amici a fare altrettanto.

Le dieci domande:

  1. Per il direttore di Repubblica Ezio Mauro l’evasione fiscale è o non è un comportamento grave?
  2. Il direttore di Avvenire intimidiva al telefono la moglie del suo amante. E’ un comportamento grave o no?
  3. La direzione del quotidiano della Cei, Avvenire, può essere affidata a un condannato per molestie?
  4. Ezio Mauro è sempre contrario al condono fiscale?
  5. Come fa la chiesa a considerare l’omosessualità una condizione di disordine e poi difendere il direttore di Avvenire?
  6. Per la Chiesa è più grave il libertinaggio o la pratica omosessuale, l’adulterio o il reato per molestie?
  7. E’ giusto o no che l’agenzia delle Entrate accerti se Gianni Agnelli ha nascosto i suoi beni all’estero evadendo il Fisco?
  8. I giornali devono raccontare lo scontro in famiglia per l’eredità Agnelli o no?
  9. Perché Franceschini sbianchetta dalla sua biografia il suo passato di sindaco dell’Eni negli anni di Tangentopoli?
  10. Repubblica e la Stampa hanno pubblicato per primi e in esclusiva le parole di Veronica contro Berlusconi. Perché Adriano Sofri su Repubblica e Mario Calabresi su La Stampa ora condannano l’estate dei veleni?
  11. boffo-sentenza


Bad Behavior has blocked 51 access attempts in the last 7 days.