
Non c’è niente da fare: mentre i sinistrorsi si lambiccano il cervello a capire come mai, dopo 15 anni di insulti, di calunnie, di escort, di procure e chi più ne ha più ne metta, continuano a perdere le elezioni contro Silvio Berlusconi (ancora oggi leggere l’editoriale di D’Avanzo sulla Pravda), le loro grandi battaglie di civiltà finiscono come al solito in bagarre. Certe volte la profondità delle domande è inversamente proporzionale alla capacità cubica delle teste pensanti che le formulano, scrive un utente sull’apposito spazio del Giornale: e come si può non essere d’accordo?
Quando Berlusconi scese in campo da combattere c’era la gioiosa macchina da guerra del nuovo PCI guidato da Occhetto. Se oggi Berlusconi scendesse in campo, contro chi ci sarebbe da combattere? A quanto pare contro i tanti “Cazzoni di turno” che affollano le file del centrosinistra: la differenza appare fondamentale. Non me ne vogliano lor signori, “Cazzone di turno” è la firma 262.414 del prestigioso elenco dell’appello per la libertà di stampa. Quello firmato da Bertinotti (ovvio), quello firmato dal bugiardo ed evasore fiscale Mauro (ci mancherebbe), quello firmato da leggenDario Franceschini (ohibò), ma anche quello firmato dai dipendenti di Berlusconi Aldo, Giovanni, Giacomo, Bisio, Augias, Giordano, etc., tutta gente diventata ricca e famosa grazie ai soldi di Berlusconi e a quell’impero che dopo aver contribuito a creare oggi vorrebbero distruggere (Mediaset, Mondadori, etc.). Eppure siamo sicuri che Bisio lo troveremo ancora a condurre Zelig, il comico trio a vagare per le reti, la Gialappa’s condurre insieme al Mago Forrest “mai dire qualcosa”, perfino Maurizio Costanzo (dichiarato uomo di sinistra), lo troveremo ancora a capo di Canale 5. Insomma, di fronte a questo scempio della libertà di espressione, l’esercito dei cazzoni di turno è sceso in campo a lottare per difendere il proprio diritto: lo ha fatto insieme a Topo Gigio, Vorrei Cheparlaste, Boccalon, anche Elisabetta e Giuliano ci fanno sapere che sono pronti a sostenere la causa. Lo erano persino Silvio Berlusconi ed Emilio Fede, poi qualcuno deve aver capito che forse era meglio rimuovere i loro nomi dall’elenco che campeggia sul sito della Pravda e che veleggia oramai verso le 300mila firme. Vuoi vedere che fossero (e siano) firme taroccate? Meglio non correre il rischio: di fronte a cotanta italica intellighenzia, vanno per forza di cose rivalutate le 20mila firme che ogni tanto raccoglieva Pannella, almeno quelle erano di gente che ci metteva la faccia…
Certo va dato atto che non hanno annunciato 5 milioni di firme, come fece un certo Ueltroni, prima che quelle firme sparissero tutte quante e nessuno ci abbia più fatto sapere nulla di quello sconfinato esercito pronto a scendere in campo contro il tiranno. Siamo convintamente sicuri che tra di loro ci sia gente veramente convinta che oramai l’Italia sia un Paese perdutamente volto al pensiero unico del capo: il lavaggio del cervello era d’altronde un elemento chiave del partito comunista, che pur nelle sue varie forme conta ancora qualche milione di voti.
Così, di fronte a questa valanga inarrestabile di gente pronta a scendere in piazza (saranno tutti e 300mila il 19?), tutti si dicono sicuri che oramai Berlusconi è in declino, che è finita la sua era, che si deve rassegnare: lo hanno detto e ripetuto svariate volte negli ultimi anni, eppure lui eccolo lì, loro pure eccoli lì, sempre più piccoli ed insignificanti nel panorama politico italiano. Che forse sarebbe ora di porsi altre domande? Non lo so, lo chiedo a lor signori se oggi invece di appiattirsi solo e soltanto su Silvio Berlusconi, finendo a parlare di escort invece che di politica (quella vera), non fosse il caso di tornare a rispondere ai problemi della gente (quelli veri). Perché, che l’esercito dei Cazzoni di turno scenda periodicamente in piazza contro il Diavolo è quasi ovvio (poveri, me li vedo già tra qualche anno vagare sbandati senza meta alcuna), ma che un partito nato con buoni propositi nel giro di un anno sia già ridiventato un ectoplasma senza identità e senza idee che diano risposte al suo popolo, ecco questo non era poi così ovvio.
È così che poi il PD rimane piantato da mesi al suo solito 26%, senza rubare neanche una intenzione di voto al suo avversario, anzi rischiando di perderle a favore dei propri “amici”: non c’entra niente la barzelletta della stampa amica minacciata (lo è da 15 anni eppure è sempre lì a dirlo), non c’entrano niente i teoremi sui massimi sistemi di pensiero che il Cavaliere controllerebbe con i suoi media. C’entra che Napoli è stata ripulita in 6 mesi, c’entra che le case dell’Aquila siano state ritirate su in 5 mesi, c’entra che il sistema economico italiano grazie all’azione del Governo è da tutti considerato sano e forte, c’entra che la cassa integrazione è stata usata meno di quanto fosse stato preventivato, c’entra che i conti pubblici vadano meglio di quanto previsto, c’entra che l’economia stia meglio di quanto stimato solo un paio di mesi orsono, ed a dirlo non è Tremonti ma agenzie internazionali notoriamente ostili al Bel Paese. Questo c’entra: la sinistra, appiattita su escort, biondine ed eroi di turno, alle prese con le lotte intestine della sua segreteria, è tornata alla moneta unica dell’antiberlusconismo, una moneta fuori corso oramai da troppo tempo ma l’unica ancora nelle tasche di lor signori. Un giorno dopo l’altro continuano sempre a ricordarci che siamo tornati alle camice nere, che siano tornati al fascismo, che siamo in dittatura, che Berlusconi è peggio di Mussolini: lo ripetono talmente da tanti anni che ammesso e non concesso fosse vero, sono diventati come la storia del contadino che gridava continuamente “al lupo, al lupo” e poi quando è arrivato il lupo (quello vero) è rimasto buggerato. Ma se lo ripetono da tanti anni, qualcosa vorrà pur dire: questione di logica, quella che manca a chi pensa che soltanto con il giornaliero tributo alla scemenza demenziale si possa tornare a governare. Già me lo immagino il programma di governo del PD: fare in modo che Berlusconi non torni in politica. E del popolo? Del popolo alla sinistra non è mai fregato nulla, è sempre stato interessato soltanto ed unicamente il potere ed i soldi ad esso collegato: historia docet, d’altronde, l’espressione “se il popolo non è d’accordo con il partito, tanto peggio per il popolo” si dice provenga dalle tante riunioni del fu partito comunista, dal quale mezzo PD discende, e non sarà certo un caso… Tedia ricordarlo, tedia continuare come se il mondo fosse fermo a 20 anni fa: ma come disse sempre qualcuno, se ci si dimentica della storia, si finisce per commettere sempre gli stessi errori. D’altronde, qualcuno ha scritto che nel 1945 il reale progetto dell’allora partito comunista era sostituire alla dittatura fascista una dittatura rossa, cioè di asservire l’Italia a Mosca: quelle pagine di storia sono state cancellate dalla memoria italica, nascoste sotto anni, obliate, modificate, ribaltate. E contro chi tenta di ripristinare la storia documenti alla mano, sappiamo tutti cosa succede (Pansa docet): perché si sappia che la libertà di espressione è sacrosanta quando bisogna dare del pedofilo e del mafioso a Berlusconi, ma non lo è affatto quando bisogna toccare i tabù della sinistra. D’altronde, gente come Ferrara è stato preso a uova marce, i centri sociali sappiamo tutti cosa fanno quando scendono in piazza. Ecco, sapere che qualcuno di loro sarà ancora in piazza il 19, questo mi provoca un amaro sorriso ironico: poi penso, nel loro DNA girano i cromosomi della doppia morale, e tutto mi è più chiaro.
Pensare però che gli stessi che hanno modificato la storia d’Italia per i propri biechi fini siano oggi qui a parlare di censura e di dittatura altrui, non me ne vogliate, mi fa girare le palle piuttosto vorticosamente. Altro che i Cazzoni di turno a difendere la libertà di stampa senza chiedersi come mai, sui giornali di sinistra, poco o nulla è scritto dell’inchiesta di Bari che riguarda l’intero movimento pugliese del PD e non solo.