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Il Lodo Alfano è incostituzionale

ottobre 7th, 2009
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I 15 giudici della Corte Costituzionale, chiamati dai PM del pool di Milano a decidere sulla costituzionalità del Lodo Alfano, hanno a maggioranza bocciato senza appello detta legge. Infatti, richiamando gli articoli 3 e 138 della Costituzione, la legge è di fatto cancellata dall’ordinamento giudiziario italiano. Tra le altre possibilità vi era anche la bocciatura parziale del Lodo, che a quel punto avrebbe potuto essere corretto tramite una ulteriore legge ordinaria. La Consulta ha invece stabilito che una modifica del genere va praticata a mezzo di legge costituzionale, che significa doppio passaggio tra le due Camere del Parlamento, votazione a maggioranza qualificata e referendum popolare.

La decisione era ampiamente attesa, sebbene il cauto ottimismo della difesa negli ultimi giorni lasciasse uno spiraglio per l’ipotesi della parziale incostituzionalità.

È di tutta evidenza a questo punto che tale legge sia il risultato di un errore tecnico, nonostante fossero stati accolti i rilievi della Consulta sul Lodo Schifani del 2004. È ancora evidente che la tipologia e l’elevatezza della Corte Costituzionale non possono far gridare al complotto eversivo come si trattasse di semplici PM politicizzati, come ha in qualche modo lasciato intendere Umberto Bossi. Allo stato attuale, diventa ancora più stringente e necessario tornare a governare il Paese con ancora più fatti di prima, per dimostrare alle prossime elezioni regionali del 2010 quanto sia benvoluto questo Governo dal popolo indipendentemente dagli strascichi giudiziari del Premier (che c’erano anche prima e di cui il popolo se ne è fregato pur di cacciare quegli incompetenti della sinistra), come è stato fino ad ora.

Quando verrà pubblicata la sentenza della Corte torneremo ad analizzare più compiutamente la decisione, soprattutto per capire come mai l’attuale Presidente della Corte Costituzionale ha cambiato idea rispetto a quanto venne deciso dalla sentenza della Consulta del 2004, di cui egli era relatore, che non ritenne di stabilire che una decisione del genere dovesse essere presa modificando la Costituzione.

I magistrati imparziali colpiscono ancora

ottobre 5th, 2009
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Immaginate un signore che controlla un impero che ce l’abbia a morte con un altro signore che controlla un altro impero. Immaginate che il primo signore faccia causa al secondo signore per il solo fatto di non essere l’unico. Immaginate ora che il primo signore imbastisca una campagna diffamatoria lunga mesi e mesi e che alla fine della quale, non contento, bandisca anche una manifestazione di piazza perché nonostante abbia avuto tutta l’autonomia del mondo per raccontare balle, si sia sentito leggermente intimorito a raccontarle. Dopo tutto questo turbinio di immaginazione, cosa dovrebbe succedere? Ma ovviamente che nello stesso giorno in cui si grida all’informazione censurata, il giudice monocratico che dovrebbe sentenziare a proposito della causa di cui abbiamo immaginato al secondo passaggio decida di depositare la sentenza (si noti che il giorno di sabato i tribunali non è che pullulino di gente, anzi). Manco avesse al polso un orologio a precisione atomica…

La vicenda ha talmente del grottesco che per comprenderla bisogna continuare ad usare l’immaginazione. Or dunque, immaginiamo quale possa essere l’orrore più grande della storia recente, e la mente non può che riportarci ai lager nazisti (ci sarebbero anche i gulag comunisti, ma soprassediamo): ebbene, le banche svizzere colluse con il terzo Reich furono condannare a risarcire a 31mila ebrei una cifra inferiore che un privato deve ad un altro privato. Un giudice monocratico ha dunque stabilito che De Benedetti vale più di 31mila ebrei vittime dei campi di concentramento. Non solo: i 751 milioni di euro (tra risarcimenti e spese legali) che deve pagare la Fininvest, sono di gran lunga superiori al massimo risarcimento stabilito in Italia, quei mille miliardi di lire che il Ministero del Tesoro versò nel portafoglio del petroliere Nino Rovelli. Ma ancora non è tutto: immaginate che l’azione scatenante il risarcimento sia la sentenza Fininvest-Cir, la quale stabilì che alla prima andassero Mondadori ed alla seconda Repubblica+L’Espresso. Il nodo fu che la Cir rifiutò l’accordo di conguaglio di 400miliardi di lire proposto da Mediobanca, e si ritrovò a dover lei conguagliare la prima con 350 miliardi di lire. Secondo alcuni giudici, quella sentenza fu viziata dalla corruzione del giudice Metta da parte di Previti: ma era 1 giudice di un collegio di 3, quindi non avrebbe comunque mai in alcun modo potuto orientare la sentenza del tribunale. Il risarcimento sarebbe quindi stato chiesto ad un terzo che con i primi 2 (Previti e Metta) per la legge non c’entra un fico secco: il processo che avrebbe dovuto stabilire il grado di complicità di Silvio Berlusconi infatti si interruppe per via della prescrizione il 14 ottobre 1999 (arrivata comunque dopo che il giudice preliminare dichiarò innocente il Cavaliere), dichiarata per altro prima di entrare nel merito dei fatti, prescrizione scattata perché la Corte di Cassazione ha riconosciuto a Berlusconi le attenuanti generiche: sia come sia, una prescrizione come non significa assoluzione completa non significa neanche colpevolezza (e ripeto, si era arrivati a quel punto perché Berlusconi in precedenza era stato assolto), ma vallo a spiegare a certi trinariciuti di sinistra memoria. Per di più, Berlusconi non era imputato, quindi non avrebbe potuto difendersi e presentare le prove della sua innocenza, quindi il giudice civile si è sostituito al giudice penale, ritenendo provate le conclusioni che i giudici penali non ritennero provate, e traendone per ciò stesso le dovute conseguenze. Tra quelle attenuanti vi era che la gravità del danno sarebbe stata in buona parte cancellata dalla transazione successiva. Sull’ammontare della cifra non vi sono dubbi: per i legali di De Benedetti equivale alla somma non incassata più la somma versata, che con gli interessi dal 1991 ad oggi sono appunto ca. 950 milioni di euro. L’inezia è che ovviamente una cifra del genere (ancorché solo l’80% del totale richiesto, quindi si pagheranno 750 milioni) potrebbe portare al fortissimo ridimensionamento, se non alla distruzione, di un’azienda.

Or dunque tiriamo le somme del nostro ragionamento: un terzo che la legge non ha riconosciuto colpevole viene condannato a pagare al posto di chi è stato riconosciuto colpevole. Di più, in gioco non è il risarcimento per sentenza contraffatta, ma perché a De Benedetti, a causa della corruzione del giudice Metta, ancorché non decisiva ai fini della sentenza, non sarebbe stata riconosciuta la chanche completa di appropriarsi anche della Mondadori.

Se non avendo capito nulla di quanto sopra vi sono venute le bubbole, non vi preoccupare, è normale… Per il giudice le prove che hanno portato alla condanna sono prove di presunzione: è vero che nel processo civile essere valgono quanto le prove dirette, ma è anche vero che se si esagera poi diventa difficile dimostrare che si è stati pienamente imparziali se in gioco c’è una sentenza del genere. La presunzione è che il giudice Metta fosse in grado, data la sua posizione di relatore, di influenzare pesantemente il giudizio dei suoi colleghi: quindi secondo un giudice anche se la propria fedina penale è in mano a 3 giudici, ciò stesso non stabilisce che vi sia totale imparzialità nella sentenza, poiché comunque 2 di loro saranno al soldo di quello più importante, non decideranno con la propria testa ma si lasceranno guidare dal giudice-capo. Mi chiedo allora a che cosa serva pagare 3 giudici… A nulla valgono evidentemente le dichiarazioni in sede penale di quei 2 giudici, che affermarono che comunque loro avrebbero dato ragione a Fininvest, indipendentemente dal pensiero di Metta. Quindi vale la prova per presunzione ma non vale la prova diretta… La seconda presunzione è che Berlusconi non poteva non sapere e che i flussi di denaro tra i conti esteri della Fininvest e quelli di Previti e altri avvocati siano provati anche in mancanza di documentazione diretta. Raimondo Mesiano divenne famoso quando fece sudare le proverbiali quattro camicie il risarcimento danni ad un vecchietto, che era stato reso invalido al 100% da un automobilista mentre camminava sulle strisce… Ora, con arditi collegamenti indiziari, concede un risarcimento record: potrebbe riuscire là dove 7 anni di governo di sinistra non sono riusciti, e cioè cancellare la Fininvest dai palinsesti nazionali.

Ora, potrebbe sembrare azzardato definire Mesiano un giudice di sinistra: non sappiamo cosa voti nella cabina elettorale e di certo è difficile accostarlo a coloro, come la Gandus ad esempio, che scendono in piazza a manifestare contro il Governo Berlusconi. E pur tuttavia scrivere nella sentenza che la famosa sentenza del 2001 apparve “anomala” perfino a Magistratura Democratica (l’associazione che raccoglie magistrati vicini alla sinistra) non può non destare qualche dubbio. Per definire quel processo “anomalo” Mesiano si appoggia anche alle parole di Passera e Fossati, considerati pienamente attendibili pur se stipendiati da De Benedetti. Inoltre, un giudice che deposita una sentenza rivoluzionaria (sotto molti aspetti) in un giorno particolare che poi è lo stesso nel quale il beneficiario di quella sentenza scende in piazza a contestare il condannato di quella sentenza, qualche dubbio lo pone. Staremo a vedere in ogni caso, poiché ovviamente si andrà in appello: nel frattempo si aspetta il procedimento per causa inibitoria ed eventualmente sapere come ed in che modo De Benedetti voglia incassare il risarcimento, cosa anche questa di non poco conto…

EDIT: aggiornamento del 14/10/2009: con un ordine del giorno speciale, il CSM ha promosso il giudice Mesiano al 7° livello, il massimo raggiungibile per la sua qualifica, con effetto retroattivo a partire dal 13 maggio del 2008. A pochi giorni dalla contestata sentenza di cui sopra, il giudice viene promosso per “indipendenza, imparzialità ed equilibrio“. Sarà una semplice coincidenza, ma mi pare una decisione inopportuna che mette in mostra ancora una volta che ruolo giochi la magistratura in Italia. Quasi un suggerimento: vuoi una promozione, vuoi un aumento di stipendio, vuoi migliorare la tua carriera? Condanna Berlusconi che al resto pensiamo noi…

EDIT: aggiornamento del 16/10/2009: è stato scoperto che un giorno del 2006, quando già Mesiano era titolare del fascicolo sul Lodo Mondadori, tranquillamente seduto a tavola tra gamberi e vinello, il giudice si espresse nei confronti di Berlusconi con questo concetto: “Meno male che è caduto, dovrebbe dimettersi, dovrebbe andarsene”. Ora, noi si è convinti che l’imparzialità debba essere espressa in giudizio e non a tavola, e che tutti i giudici abbiano la capacità, una volta indossata la toga, di sdoppiarsi come Jekyll e Hyde: ma riteniamo altresì che il proprio background culturale di anni ed anni di vita non possa non influenzare in qualche modo una decisione e ricordiamo come pochi mesi or sono la Corte Costituzionale abbia detto a chiare lettere che chi emette sentenze non solo deve essere, ma deve anche apparire imparziale ed indipendente. Ed una cena dove sono presenti svariate persone che non fanno parte della famiglia, per quanto non sia assimilabile alle piazze arringate dalla Gandus, non è esattamente un luogo privato. Ognuno tiri le sue conclusioni, io tiro le mie: Mesiano tra pochi giorni dovrà decidere del caso Vieri, siccome il Milan è di Berlusconi una speranzella che non arrivino 200 milioni di risarcimento (come spera la difesa rossonera viste certe cifre) a danno dell’Inter per la famosa questione dei pedinamenti mi è tornata…

La deriva anti-politica dell’opposizione

settembre 29th, 2009
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Il presupposto della democrazia in un Paese è che vi siano delle idee diverse e contrapposte su come regolare la vita dello stesso, che si confrontano, si completano a vicenda, comunque creano dibattito. Da queste idee il popolo dovrebbe partire per formare la propria idea di vita sociale e di conseguenza dare mandato di governo a chi ritiene che rappresenti la linea più idonea. Se la sorgente primaria delle idee, cioè il politico, viene meno, il circuito si interrompe e di fatto si è fuori della democrazia.

In Italia, dal 1994 viviamo in una condizione che sfiora il grottesco: sconfitta la gioiosa macchina da guerra del PCI, la sinistra di allora si è vista rompere il giocattolo del potere per cui aveva lavorato quasi mezzo secolo. Berlusconi ha avuto la colpa di distruggere quel giocattolo, evitando che l’Italia precipitasse in una deriva di idee rosse oramai morte e fallite, che sarebbero state portate avanti dal più forte partito comunista dell’intero occidente moderno. Fin da allora, la sinistra ha smesso di fare politica per diventare un partito di scopo: distruggere Berlusconi, con ogni mezzo, lecito e soprattutto illecito, con ogni potere, con tutto ciò che è utile per raggiungere il fine, come diceva Machiavelli. Prendiamo un elettore di sinistra come tanti se ne incontrano per la strada: quali sono i suoi argomenti medi di politica? Se non scende immediatamente al becero insulto, i suoi temi di politica saranno più o meno questi: Mangano, veline, escort, conflitto di interessi, D’Addario, Noemi, Videocracy, autoritarismo, Berlusconi=male, e così via seguitando. Si credono talmente furbi che riescono ad imbastire un discorso di oltre mezz’ora miscelando sapientemente questi argomenti, manco fossero il Travaglio di turno (in tutti i sensi). Il must degli ultimi tempi è stato questo: “Io soffro per il male che l’imperatore infligge ai miei concittadini”. Splendido, spettacolo puro, doppia libidine coi fiocchi (citazione cinematografica).

Così mi sono detto: non avrei mai pensato che un Paese si potesse governare andando in Parlamento a parlare di prostitute, ma tant’è. E mi è tornato alla mente quello che una volta disse Lenin, che chiunque va arruolato per servire la causa, definendolo “utile idiota”. Ecco, la sinistra italiana è oggi questo: un ammasso di persone il cui interesse è soltanto quello di pensare la cosa giusta, non di farla. Quali sono le idee politiche del PD? È possibile riassumerle che so, in un decalogo?

Il massimo poi delle argomentazioni è la libertà di stampa e di informazione: per la sinistra, la libertà di stampa è la libertà di infamare e calunniare, di inventare ogni più lurida schifezza contro il proprio nemico politico, l’importante è abbatterlo e tornare al potere. Sarebbe bello che questa battaglia fosse condotta secondo le regole della democrazia, e cioè appunto sulle idee, come si diceva all’inizio.

Ma purtroppo, la doppia morale dei trinariciuti colpisce ancora: da 15 anni l’Italia sarebbe sotto lo scacco autoritario del Cavaliere. Ma quando avevano il consenso per governare (ben 7 anni di governo, mica 1!) continuavano a tuonare contro il conflitto di interessi ma il massimo che hanno partorito è stata quella vaccata della par condicio (appunto quando si dice, avere l’idea giusta, non fare la cosa giusta). La società italiana vivrebbe in una deriva sessista nella quale la donna è considerata niente altro che come oggetto, come trofeo di conquista. Infatti, un giornale come l’Unità diretto dalla femminista sfegatata Concita non ha trovato niente di meglio che pubblicizzare la nuova grafica del suo giornale piazzando sui manifesti un bel lato B di fanciulla con pantaloncini giro-culo. Gridano alla libertà di informazione messa in pericolo da Berlusconi che cita per danni 2 giornali (in fin dei conti, gli hanno dato al massimo del pedofilo, suvvia Presidente!), ma loro i sinistrorsi hanno collezionato qualcosa come 312 milioni di euro di denunce anche penali a carico di giornali e giornalisti rei addirittura di aver fatto vignette contro di loro. Il non plus ultra dei moralisti Di Pietro, scrive sulle pagine straniere che la democrazia è in pericolo, va in Parlamento a dare del piduista al PdC e poi cosa si scopre? Che lui i piduisti li ha nel partito, che ha un sacco di eletti inquisiti addirittura per rapporti con la criminalità organizzata, che si presenta in televisione a dire che se fosse per lui tutte le ricchezze andrebbero sequestrate a priori (viva il liberalismo!), e che addirittura minaccia l‘uso della violenza se Berlusconi ed il Governo di destra non abbandonano la scena politica (e visto che le BR esistono ancora, c’è poco da scherzare con l’uso di certi toni). La libertà di informare i cittadini sarebbe negata da Berlusconi che impedisce la pubblicazione di foto e registrazioni sulla sua vita privata ottenute in modo illegale, ma i sinistri oltre a non chiedersi come mai certa gente fa certe cose contro il PdC, ad esempio non parlano dei presunti rapporti con la mafia dell’ex presidente Prodi, non parlano dell’inchiesta di Bari che riguarderebbe i loro amici, non parlano di nulla che sia scomodo alla loro ascesa ma pensano solo a quanto l’abbia lungo il Cavaliere. Fanno campagne contro l’evasione fiscale, e poi si scopre che Ezio Mauro è un evasore, ma nessuno dice nulla. Si strappano i capelli perché con questo governo la mafia sarebbe più forte, ma tacciono su tutti i provvedimenti presi dallo stesso contro la mafia e sulle centinaia di arresti che in questo ultimo anno hanno messo in ginocchio la criminalità organizzata in diverse zone del Paese (la battaglia è certo lunga, ma mistificare la realtà quando è così facile essere smentiti è un po’ troppo!). Sono talmente democratici che uno dei maestri del loro pensiero, l’ex fascista-razzista Giorgio Bocca definisce gli altri italiani (cioè quelli che non la pensano come lui) dei trogloditi ebetiti lobotomizzati davanti le tv del Cavaliere: peccato che tutto questo non abbia impedito alla sinistra di vincere le elezioni svariate volte, quindi se ora perdono non è perché siamo un popolo di cretini come la supposta superiorità antropologica della sinistra ha incultato nelle menti degli utili idioti, ma proprio perché sono incapaci. Se da 15 anni possono gridare alla censura, non esiste nessuna censura: infatti Ezio Mauro “evado il fisco e me ne infischio” dalle pagine del suo giornale ha chiamato a raccolta tutti i cazzoni di turno per manifestare contro Berlusconi, poi ad una radio francese ha candidamente ammesso che il suo giornale è pienamente autonomo e che nessuno lo ha mai limitato nella linea editoriale del suo giornale: da ciò si deduce che se parlano solo di gossip è perché non hanno nulla di concreto da offrire ai loro lettori (infatti è il giornale che ne ha persi di più negli ultimi tempi).

Si potrebbe continuare a lungo con l’elenco della deriva antipolitica cui è sottomessa l’opposizione (ma rischierei di tediare troppo l’onesto lettore): questa non è una opposizione politica, è una opposizione di scopo, che ha come unico obiettivo conquistare il potere per evitare che cada nelle “mani sbagliate”. Oggi il popolo vota a destra perché finalmente qualcuno ha reintrodotto il concetto del Governo che governa, dello Stato che fa lo Stato, delle promesse fatte e mantenute in tempi certi.

Io vorrei solo sapere: quel manipolo minoritario che guarda al PD come l’ultimo baluardo della democrazia in Italia, ha capito di votare un’opposizione di scopo e non una opposizione politica? Quelli che ebbero fiducia nel discorso di Veltroni quando nacque il PD, oggi cosa pensano? Tutti quelli che continuano a votare il PD, hanno un argomento politico da contrapporre all’azione di governo? La democrazia è in pericolo perché il PD purtroppo sta alla politica come Voyager sta alla conoscenza: non c’azzeccano (per dirla con il vile vigliacco di Montenero di Bisaccia) l’uno con l’altra. In Italia non c’è il rischio di pensiero unico perché qualcuno sta sopraffacendo qualcun’altro, c’è il rischio di pensiero unico perché non c’è un altro pensiero, perché da mesi oramai non si parla più di politica ma di tutt’altro. Non c’è una proposta politica concreta da parte del PD (come ha brillantemente scritto Panebianco), è questo il peggior guaio di un Paese: che una parte politica che coinvolge l’interesse di svariati milioni di elettori ne rappresenti solo gli interessi più beceri e non lavori per l’interesse comune di tutto lo Stato, ma soltanto per l’interesse degli italioti che possono mantenerli al potere con il loro voto. Ecco perché perdono, altro che censura e libertà di stampa negata…

L’affondo di Fini a chi giova?

settembre 12th, 2009
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È inevitabile in un momento come questo non focalizzare un attimo l’attenzione su un tema centrale all’interno del centrodestra, sebbene marginale rispetto ai reali interessi dell’elettorato. Come oramai noto, da diverso tempo Fini ha cominciato una personale battaglia all’interno del PdL

Io c’ero a Roma in quel famosissimo 2 dicembre 2006, quando a tutti parve certo e lampante che l’assenza di Casini (che poi si sarebbe definitivamente staccato dal progetto del PdL) designava senza mezzi termini Gianfranco Fini come primo e più probabile successore di Silvio Berlusconi al momento del suo ritiro dalla vita politica o comunque dalla guida del partito. È altresì ben noto quanto Fini abbia lavorato per “pulire” la fedina storica del MSI, il lascito di quel ventennio che ha condizionato la storia d’Italia fino a renderla culturamente quasi interamente di sinistra (almeno nei temi fondamentali): ha trasformato il partito, lo ha fatto diventare protagonista nella vita del Paese, lo ha portato oltre il 10%, lo ha portato all’interno del PPE (e sappiamo che questo è costato anche scissioni e perdite di uomini di peso), per poi confluire nel grande progetto del nuovo centrodestra italiano, un soggetto in grado di governare il Paese e di farlo decisamente meglio della gioiosa macchina da Guerra di Occhetto prima e dell’accozzaglia prodiana di uomini-poltrona poi.

Tuttavia Fini all’interno del centrodestra e del PdL è stato sempre l’eterno secondo, colui che veniva dopo Berlusconi: ne ha sottoscritto programmi ed accordi, ma oggi ha un atteggiamento di totale insofferenza verso l’azione del governo e della maggioranza che a quegli impegni stanno tenendo fede. Sa benissimo che la maggioranza di elettori che sostengono il centrodestra sono cattolici, eppure rivendica un ruolo assolutamente laico ed anticonfessionale (come se l’ateismo in politica sia un movimento anticonfessionale, anzi l’ateismo è più confessionale dell’essere credenti!), salvo poi ricordarsi della “pietà cristiana” quando in applicazione del programma di governo e di trattati internazionali si pattugliano le coste del Paese per evitare l’ingresso irregolare dentro i nostri confini. All’interno di un governo che ha uno dei più lunghi e duraturi gradimenti della storia italiana e che vede in Silvio Berlusconi il suo capofila, siamo certi che il 2009 sia l’anno giusto per lanciare la sfida alla leadership?

Ci sono momenti in cui è meglio tacere ed altri in cui è necessario parlare: ci sono insomma tempi e modi che non corrispondono certo a quelli utilizzati da Fini. Vuole fare battaglia alla Lega Nord sul tema dell’immigrazione? Ma questa battaglia non la gioca soltanto all’interno del PdL, la gioca anche contro i milioni di elettori che sostengono la Lega, la gioca anche contro se stesso quando ha approvato e sottoscritto quelle norme: non si possono programmare i respingimenti e poi sprofondare nel terzomondismo quando li si vuole commentare.

Ma è anche una questione di argomenti: la sfida liberalista tra laicisti e credenti si crede davvero possa appassionare chi ha perso il lavoro per la crisi economica? Le frequentazioni non proprio onorevolissime del premier (ma avulse in ogni caso da qualsiasi contesto penale) dalle quali Fini ha lanciato la sua “resa dei conti” si crede davvero possano entusiasmare i precari e chi ha un’azienda in difficoltà per la congiuntura economica? L’eventuale problema “democratico” all’interno del PdL si pensa davvero possa provocare pellegrinaggi di massa delle persone direttamente colpite dalla crisi e di tutte quelle che sono impegnate ad uscirne fuori e che attendono nuovi provvedimenti governativi per cavalcare l’onda di ripresa che sta per cominciare? Insomma, Fini sbaglia tempi, modi ed argomenti: arrivare ai ferri corti con chi raccoglie l’approvazione della maggioranza degli italiani non gli procurerà alcuna simpatia, anzi solo ulteriori problemi; farlo con temi avulsi da quelli che dovrebbero essere gli argomenti centrali dell’azione autunnale del Governo mettono in difficoltà soltanto lui. Pensa davvero che in queste condizioni, se aprisse una corrente all’interno del PdL avrebbe poi un sufficiente numero di uomini per sostenerla? Suvvia, da un uomo spesso pronto a cambiare idea per convenienza politica non posso credere di aspettarmi che ritenga che qualcuno abbandoni il carro del vincitore.

Questo stillicidio che ha lanciato Fini con argomenti cari al centrosinistra (la destra razzista, xenofoba, volgarmente populista, socialmente divisionista), che esito si pensa potrà avere? E qualunque esito abbia, al popolo, alla gente in difficoltà, ai terremotati d’Abruzzo, ne viene qualcosa in tasca? La sinistra usa questi argomenti da 15 anni eppure eccotela là, per ogni anno che ha governato se ne fa 5 all’opposizione, continua a ripetere la stessa solfa eppure non guadagna consensi e sembra destinata ad un ruolo sempre più marginale e confusionale nella vita politica italiana (senza argomenti politici, quando non ci sarà più neanche Berlusconi cosa diranno agli Italiani?): se alle Feste dell’Unità, l’unica cosa di destra è la molletta verde sulla giacca di Marini, qualcosa vorrà pur dire… Non si tratta di essere più o meno d’accordo con quello che dice Fini, non si tratta di ragionare sui massimi sistemi di quali argomenti il centrodestra del XXI secolo debba mettere sul piatto della proposta di Governo: si tratta di governare ORA l’Italia e di portarla ORA fuori dal pantano rosso-democristiano che ancora si porta dietro, di arretratezza sociale ed infrastrutturale, si tratta di risolvere ORA le questioni economiche. Il 2013 è ancora ben di là da venire: una sfida alla leadership in un momento come questo, con argomenti avulsi dal contesto attuale, ripeto e chiudo, è fuori luogo sia rispetto al dibattito politico sia rispetto agli interessi ed ai bisogni reali della gente.

Anche il “Cazzone di turno” contro Berlusconi

settembre 8th, 2009
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Non c’è niente da fare: mentre i sinistrorsi si lambiccano il cervello a capire come mai, dopo 15 anni di insulti, di calunnie, di escort, di procure e chi più ne ha più ne metta, continuano a perdere le elezioni contro Silvio Berlusconi (ancora oggi leggere l’editoriale di D’Avanzo sulla Pravda), le loro grandi battaglie di civiltà finiscono come al solito in bagarre. Certe volte la profondità delle domande è inversamente proporzionale alla capacità cubica delle teste pensanti che le formulano, scrive un utente sull’apposito spazio del Giornale: e come si può non essere d’accordo?

Quando Berlusconi scese in campo da combattere c’era la gioiosa macchina da guerra del nuovo PCI guidato da Occhetto. Se oggi Berlusconi scendesse in campo, contro chi ci sarebbe da combattere? A quanto pare contro i tanti “Cazzoni di turno” che affollano le file del centrosinistra: la differenza appare fondamentale. Non me ne vogliano lor signori, “Cazzone di turno” è la firma 262.414 del prestigioso elenco dell’appello per la libertà di stampa. Quello firmato da Bertinotti (ovvio), quello firmato dal bugiardo ed evasore fiscale Mauro (ci mancherebbe), quello firmato da leggenDario Franceschini (ohibò), ma anche quello firmato dai dipendenti di Berlusconi Aldo, Giovanni, Giacomo, Bisio, Augias, Giordano, etc., tutta gente diventata ricca e famosa grazie ai soldi di Berlusconi e a quell’impero che dopo aver contribuito a creare oggi vorrebbero distruggere (Mediaset, Mondadori, etc.). Eppure siamo sicuri che Bisio lo troveremo ancora a condurre Zelig, il comico trio a vagare per le reti, la Gialappa’s condurre insieme al Mago Forrest “mai dire qualcosa”, perfino Maurizio Costanzo (dichiarato uomo di sinistra), lo troveremo ancora a capo di Canale 5. Insomma, di fronte a questo scempio della libertà di espressione, l’esercito dei cazzoni di turno è sceso in campo a lottare per difendere il proprio diritto: lo ha fatto insieme a Topo Gigio, Vorrei Cheparlaste, Boccalon, anche Elisabetta e Giuliano ci fanno sapere che sono pronti a sostenere la causa. Lo erano persino Silvio Berlusconi ed Emilio Fede, poi qualcuno deve aver capito che forse era meglio rimuovere i loro nomi dall’elenco che campeggia sul sito della Pravda e che veleggia oramai verso le 300mila firme. Vuoi vedere che fossero (e siano) firme taroccate? Meglio non correre il rischio: di fronte a cotanta italica intellighenzia, vanno per forza di cose rivalutate le 20mila firme che ogni tanto raccoglieva Pannella, almeno quelle erano di gente che ci metteva la faccia…

Certo va dato atto che non hanno annunciato 5 milioni di firme, come fece un certo Ueltroni, prima che quelle firme sparissero tutte quante e nessuno ci abbia più fatto sapere nulla di quello sconfinato esercito pronto a scendere in campo contro il tiranno. Siamo convintamente sicuri che tra di loro ci sia gente veramente convinta che oramai l’Italia sia un Paese perdutamente volto al pensiero unico del capo: il lavaggio del cervello era d’altronde un elemento chiave del partito comunista, che pur nelle sue varie forme conta ancora qualche milione di voti.

Così, di fronte a questa valanga inarrestabile di gente pronta a scendere in piazza (saranno tutti e 300mila il 19?), tutti si dicono sicuri che oramai Berlusconi è in declino, che è finita la sua era, che si deve rassegnare: lo hanno detto e ripetuto svariate volte negli ultimi anni, eppure lui eccolo lì, loro pure eccoli lì, sempre più piccoli ed insignificanti nel panorama politico italiano. Che forse sarebbe ora di porsi altre domande? Non lo so, lo chiedo a lor signori se oggi invece di appiattirsi solo e soltanto su Silvio Berlusconi, finendo a parlare di escort invece che di politica (quella vera), non fosse il caso di tornare a rispondere ai problemi della gente (quelli veri). Perché, che l’esercito dei Cazzoni di turno scenda periodicamente in piazza contro il Diavolo è quasi ovvio (poveri, me li vedo già tra qualche anno vagare sbandati senza meta alcuna), ma che un partito nato con buoni propositi nel giro di un anno sia già ridiventato un ectoplasma senza identità e senza idee che diano risposte al suo popolo, ecco questo non era poi così ovvio.

È così che poi il PD rimane piantato da mesi al suo solito 26%, senza rubare neanche una intenzione di voto al suo avversario, anzi rischiando di perderle a favore dei propri “amici”: non c’entra niente la barzelletta della stampa amica minacciata (lo è da 15 anni eppure è sempre lì a dirlo), non c’entrano niente i teoremi sui massimi sistemi di pensiero che il Cavaliere controllerebbe con i suoi media. C’entra che Napoli è stata ripulita in 6 mesi, c’entra che le case dell’Aquila siano state ritirate su in 5 mesi, c’entra che il sistema economico italiano grazie all’azione del Governo è da tutti considerato sano e forte, c’entra che la cassa integrazione è stata usata meno di quanto fosse stato preventivato, c’entra che i conti pubblici vadano meglio di quanto previsto, c’entra che l’economia stia meglio di quanto stimato solo un paio di mesi orsono, ed a dirlo non è Tremonti ma agenzie internazionali notoriamente ostili al Bel Paese. Questo c’entra: la sinistra, appiattita su escort, biondine ed eroi di turno, alle prese con le lotte intestine della sua segreteria, è tornata alla moneta unica dell’antiberlusconismo, una moneta fuori corso oramai da troppo tempo ma l’unica ancora nelle tasche di lor signori. Un giorno dopo l’altro continuano sempre a ricordarci che siamo tornati alle camice nere, che siano tornati al fascismo, che siamo in dittatura, che Berlusconi è peggio di Mussolini: lo ripetono talmente da tanti anni che ammesso e non concesso fosse vero, sono diventati come la storia del contadino che gridava continuamente “al lupo, al lupo” e poi quando è arrivato il lupo (quello vero) è rimasto buggerato. Ma se lo ripetono da tanti anni, qualcosa vorrà pur dire: questione di logica, quella che manca a chi pensa che soltanto con il giornaliero tributo alla scemenza demenziale si possa tornare a governare. Già me lo immagino il programma di governo del PD: fare in modo che Berlusconi non torni in politica. E del popolo? Del popolo alla sinistra non è mai fregato nulla, è sempre stato interessato soltanto ed unicamente il potere ed i soldi ad esso collegato: historia docet, d’altronde, l’espressione “se il popolo non è d’accordo con il partito, tanto peggio per il popolo” si dice provenga dalle tante riunioni del fu partito comunista, dal quale mezzo PD discende, e non sarà certo un caso… Tedia ricordarlo, tedia continuare come se il mondo fosse fermo a 20 anni fa: ma come disse sempre qualcuno, se ci si dimentica della storia, si finisce per commettere sempre gli stessi errori. D’altronde, qualcuno ha scritto che nel 1945 il reale progetto dell’allora partito comunista era sostituire alla dittatura fascista una dittatura rossa, cioè di asservire l’Italia a Mosca: quelle pagine di storia sono state cancellate dalla memoria italica, nascoste sotto anni, obliate, modificate, ribaltate. E contro chi tenta di ripristinare la storia documenti alla mano, sappiamo tutti cosa succede (Pansa docet): perché si sappia che la libertà di espressione è sacrosanta quando bisogna dare del pedofilo e del mafioso a Berlusconi, ma non lo è affatto quando bisogna toccare i tabù della sinistra. D’altronde, gente come Ferrara è stato preso a uova marce, i centri sociali sappiamo tutti cosa fanno quando scendono in piazza. Ecco, sapere che qualcuno di loro sarà ancora in piazza il 19, questo mi provoca un amaro sorriso ironico: poi penso, nel loro DNA girano i cromosomi della doppia morale, e tutto mi è più chiaro.

Pensare però che gli stessi che hanno modificato la storia d’Italia per i propri biechi fini siano oggi qui a parlare di censura e di dittatura altrui, non me ne vogliate, mi fa girare le palle piuttosto vorticosamente. Altro che i Cazzoni di turno a difendere la libertà di stampa senza chiedersi come mai, sui giornali di sinistra, poco o nulla è scritto dell’inchiesta di Bari che riguarda l’intero movimento pugliese del PD e non solo.


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