Posts Tagged ‘berlusconi’

La democrazia della P38

ottobre 15th, 2009
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Una volta, tanto tempo fa, un signore disse: «Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo». Come tutti dovrebbero sapere, questa frase non è di Voltaire ma fa parte di un compendio di aforismi e viene attribuita all’autore in quanto simbolo dell’essenza dell’Illuminismo. Sia come sia, è un piccolo compendio di democrazia che ancora oggi troppo spesso i paladini della libertà di stampa propria e della libertà di calunnia ma solo agli altri dimenticano nel cassetto. Così ti ritrovi un bel giorno in un Paese nel quale un giornale fa appelli pubblici contro l’uso come oggetto del corpo femminile (salvo avvantaggiarsi dello stesso corpo per incassare i soldi della pubblicità), nel quale tutti si indignano inorriditi se il Presidente del Consiglio si rivolge ad una parlamentare dell’opposizione che borbotta e disturba mentre lui parla ricordando che è più bella che intelligente (avesse mentito avrei ancora ancora capito!), nel quale si fanno manifestazioni di piazza per la libertà di espressione: dicevo ti ritrovi un bel giorno in un Paese in cui non solo migliaia di persone che si riconoscono in quanto appena detto possono scrivere pubblicamente che Berlusconi deve morire (e non c’è nessuna citazione cinematografica in tal caso), ma nel quale a sperare in ciò è addirittura un dirigente di buon livello di un partito che si propone come maggioranza di governo. Non stiamo parlando di un Che Guevara della bassa, non stiamo parlando di un ubriaco lungo il molo di Genova, non stiamo parlando di un militante dei centri sociali con la tessera del PCI, stiamo parlando di qualcuno che un giorno potrebbe sedere in Parlamento e perché no, diventare sottosegretario e financo Ministro.

E cosa è successo? Si dice che Franceschini sia misteriosamente apparso a Botteghe Oscure predicando maggiore sobrietà, Bersani si sarebbe trasfigurato per ammonire tutti quanti al rispetto delle opinioni altrui, Marino mentre faceva il “fuma fuma” con la cannabis che si coltiva in casa sarebbe trasceso in estasi per annunziare la buona novella della rinnovata pax sociale. Si dice appunto: la realtà è che non è successo un bel nulla. Tutto normale, tutto tranquillo, nessuna presa di posizione ufficiale da parte del partito e dei più attenti uomini paladini della democrazia. Si dirà: si è dimesso. Insomma abbiamo un assessore che si scopa le escort per truccare gli appalti della sanità, abbiamo un dirigente che chiede pubblicamente (non mi si dica che Facebook è privato!) che Berlusconi venga ammazzato, ma siccome entrambi si sono dimessi tutto passa in cavalleria. Anzi, siccome si sono dimessi hanno dimostrato senso delle istituzioni, cosa che chi non si dimette non dimostra! “Senso” un piffero! Chi si dimette è chi fa qualcosa di cui si deve vergognare… Da troppi mesi oramai è in circolazione un virus difficile da debellare, quello di chi fomenta lo scontro sociale, di chi si augura scontri di piazza, di chi si augura la ribellione semiarmata, e non capisce che in un Paese come l’Italia che vive da 60 anni di opposti estremismi c’è sempre qualcuno più scemo degli altri che poi certe cose le fa sul serio. Ricordate quando Berlusconi passeggiando per Piazza di Spagna ricevette un trepiedi in testa? Ricordate quando a forza di teorizzare l’emancipazione operaia dal padrone si finì negli anni di piombo delle Brigate Rosse (che un lungimirante come l’ex fascista razzista Giorgio Bocca non esitò a definire inizialmente come il rigurgito delle camicie nere!)? Ci siamo dimenticati che ancora oggi ci sono non solo le BR ridotte fortunatamente abbastanza con le pezze al sedere, ma anche gruppi di collettivi e centri sociali che scendono in piazza armati in barba alle leggi per pestarsi con la polizia e scrivere sui muri che i soldati italiani sono mercenari e più ne crepano meglio è? A forza di dire che tutto va bene, che non si dobbiamo preoccupare, che Al Quaeda è lontana, ci siamo ritrovati un normale cittadino che all’improvviso infila nella borsa 4Kg di esplosivo e va a farsi saltare: quanti mitomani isolati esistono in Italia pronti a dar seguito ai deliri nazicomunisti di certi loschi figuri? Perché poi alla fine, è bene che si sappia, i camorristi con la pistola in mano sono gli iscritti al PD che uccidono un altro iscritto al PD, e chissà mai qualcuno un giorno non li emuli in altro modo…

Nisba: invece di condannare duramente, invece di dissociarsi totalmente, invece di esprimere profondo sdegno, tutti hanno perso tempo a cercare giustificazioni: ma Facebook è privato, ma era uno “stato” scritto lì per lì, ma in fin dei conti è la goliardata di un esponente politico che si è sempre contraddistinto per moderatezza. Miei cojons, e se non era moderato? Assoldava la legione straniera? Chi lo deve mettere un punto di stop fermo e definitivo a questa escalation verso il ritorno alla “democrazia della P38″?

Per usare una espressione di LeggenDario, Dio solo sa cosa sarebbe successo in Italia se invece di un dirigente del PD ci fosse stato un dirigente del PdL e se invece del nome di Berlusconi ci fosse stato quello che so, di Bersani (perché poi a sinistra non c’è un vero leader, quindi non sai manco a chi devi sparare per ottenere un qualche risultato!). Meglio non pensarci, ma una riflessione da parte di chi sostiene questa gente sarebbe gradita…

EDIT: aggiornamento 17/10/2009: come facilmente prevedibile, siccome la mamma dei cretini è sempre incinta, ecco puntuale spuntare fuori un diktat delle Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente, che minacciano una rivoluzione armata stile 8 settembre 1943 se questo Governo non consegnerà il Paese nelle mani della sinistra dimettendosi. Ogni altro commento lo lasciamo alla Digos, già informata dal destinatario della missiva, il direttore de Il Riformista, Antonio Polito. L’ultimatum per altro sarebbe anche scaduto.

Nervi saldi, sangue freddo e prua a tutta dritta

ottobre 8th, 2009
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Che su Repubblica possa venir pubblicato un editoriale in cui il Lodo Alfano venga indicato come l’incipit di una scalata modello Hitler, ci sta. Che su quello stesso giornale  ancora una volta si definiscano gli elettori di centrodestra come una massa di lobotomizzati, di “mangiatori di erba televisiva”, pure ci sta. Che a scrivere tutto ciò sia un giurista che nel 2002 definì Berlusconi con il termine “Caimano” per paragonarlo a Mussolini, è quasi ovvio. In un giornale di satira e di barzellette dove l’informazione è stata mandata in esilio da tempo, è quasi lapalissiano che accadano cose del genere: ed è il motivo principale per cui quel giornale precipita nel volume di vendite.

Secondo quanto afferma Il Giornale un giudice costituzionalista avrebbe affermato che la Corte Costituzionale pende a sinistra. Anna Finocchiaro si è compiaciuta del fatto che la Consulta abbia accolto gli stessi rilievi mossi dal suo partito contro il Lodo Alfano: la decisione è venuta a maggioranza e senza leggere le motivazioni ogni ragionamento è un pour parler, sebbene la bocciatura era ampiamente prevista (magari non ex-art. 138).

Le reazioni sono di segno divergente: se i “cretini di talento” dell’IdV hanno subito fatto tintinnare le manette chiedendo dimissioni immediate del Governo, da parte della opposizione parlamentare (PD e UDC) si sono per una volta tanto registrati toni pacati, sul filo ” accetti la sentenza e vada avanti”. Nessuna presa forte di posizione, nessun utilizzo mediatico della sentenza, ma la scelta (evidentemente concordata) di un profilo basso. Da parte del centrodestra invece si è registrato un tentativo di alzare i toni: certi del proprio operato, soprattutto il Ministro Alfano è rimasto molto sorpreso che la bocciatura fosse accompagnata appunto “ex-art. 138″, cosa che in tutta evidenza ha sorpreso perfino Napolitano, che aveva firmato proprio in assenza di quel rilievo nella sentenza del 2004. È da stolti chiudere gli occhi di fronte al tentativo messo in piedi da certa stampa di screditare questo Governo e questo Paese a livello internazionale, con inchieste farlocche e taroccate, manifestazioni farsa, appelli indecenti e discorsi da neuro in quel del Parlamento UE: magari ancora non si debbono combattere le BR, quindi parole come “golpe” o “disegno eversivo” vanno usate ma non nel senso che riporta alla memoria quanto ad es. accadeva in Argentina tempo fa. Ma che la maggioranza sia in qualche modo “autorizzata” a sentirsi sotto assedio può starci. Che Berlusconi abbia un momento di scarico adrenalinico è più che comprensibile: una sentenza così importante (negativa) che viene dopo 15 anni di processi (l’uomo privato e politico più indagato nella storia d’Italia dai tempi del solco romuleo) e all’indomani di un’ammenda alla sua Fininvest di 750 milioni di euro, non poteva che scatenare il solito profluvio contro la magistratura rossa, i programmi condotti da gente di sinistra e la maggioranza dei quotidiani guidati da gente sinistra. Un messaggio in primis rivolto al suo elettorato, il solito cachet per indicare a tutti che non c’è niente di nuovo sotto il sole e che dunque si va avanti esattamente come prima. Personalmente non mi sono piaciute però le parole espresse contro il Presidente della Repubblica, che durante il suo mandato ha dimostrato di essere di molto superiore ad uno Scalfaro qualsiasi: non ho capito perché si sarebbe sentito preso in giro (la Corte Costituzionale non dipende dalla Presidenza della Repubblica ed anche se il Presidente nomina 5 membri ciò non significa che ne possa indirizzare le decisioni) e ancor meno ho capito cosa c’entri il riferimento all’area politica da cui Napolitano proviene. Soprattutto visto che il Presidente non ha mai fatto ostruzione contro le leggi di questo Governo anche quando le riteneva tirate per i capelli (si leggano a tal proposito i suoi richiami contro un uso eccessivo della decretazione d’urgenza), non ha avuto problemi a firmare il Lodo Alfano e negli ultimi tempi ha richiamato tutti ad avere un senso patrio superiore, con un non troppo velato riferimento a certe azioni dell’opposizione e soprattutto di Di Pietro, con il quale è ai ferri corti.

Ma il momento dello scoramento post sconfitta è già passato: come quando si perde un derby 6-0, la botta è forte ma si deve andare avanti, lavorando più di prima. Ora più che mai è necessario mantenere il controllo e puntare la nave a tutta dritta. Il mondo intero sta pian piano uscendo da una crisi economica di proporzioni immani, ma la stessa è ancora tra noi, quindi urgono continue soluzioni correttive e assestamenti in corso d’opera, soprattutto a favore dei lavoratori e delle PMI che sono il vero cuore pulsante di questo Paese. C’è poi ancora da affrontare il problema del terremoto in Abruzzo, c’è da mettere mano al dissesto territoriale affrontando di petto il nodo di Messina ma dando poi avvio ad un intervento su larga scala di protezione del territorio, c’è da far crescere il turismo ed il movimento dei Beni Culturali che possono dare molti punti di PIL, ci sono da affrontare i problemi della sperequazione del Paese attraverso il federalismo fiscale, bisogna dare avvio alla cancellazione degli enti inutili (già partita, ma il discorso sulle Province ancora non è cominciato), bisogna elevare il livello infrastrutturale del Paese, c’è una riforma universitaria da affrontare con grande forza ed un comparto dell’istruzione che va sostenuto e rinnovato con grande vigore, il tutto in un periodo di crisi economica con dunque una scarsezza di fondi a disposizione: ma il tempo è tiranno e non si possono aspettare tempi migliori affrontando solo un caso alla volta. C’è davvero tanto lavoro da fare in questo Paese disastrato, in vista del banco di prova ultimo e decisivo delle regionali del 2010, prima delle politiche del 2013 (non ci saranno infatti elezioni intermedie di così ampio respiro): vincere quelle o confermare il livello attuale dell’elettorato significa dare un segnale forte che i cittadini sono dalla parte del Governo del fare, che mantiene le promesse date, non delle chiacchiere e delle barzellette. Berlusconi dimostri di che pasta è fatto (come ha annunciato) nel solco delle cose buone fatte fino ad ora e non ci saranno Nicolette Gandus che possano tenere. Se invece non si farà e si perderà tempo ad affrontare i “mulini” che di volta in volta si parano avanti, si corre davvero il rischio di perdere la rotta e a quel punto arrivare in porto sani e salvi diventerebbe una impresa che il Paese allo stato attuale non può permettersi.

Il Lodo Alfano è incostituzionale

ottobre 7th, 2009
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I 15 giudici della Corte Costituzionale, chiamati dai PM del pool di Milano a decidere sulla costituzionalità del Lodo Alfano, hanno a maggioranza bocciato senza appello detta legge. Infatti, richiamando gli articoli 3 e 138 della Costituzione, la legge è di fatto cancellata dall’ordinamento giudiziario italiano. Tra le altre possibilità vi era anche la bocciatura parziale del Lodo, che a quel punto avrebbe potuto essere corretto tramite una ulteriore legge ordinaria. La Consulta ha invece stabilito che una modifica del genere va praticata a mezzo di legge costituzionale, che significa doppio passaggio tra le due Camere del Parlamento, votazione a maggioranza qualificata e referendum popolare.

La decisione era ampiamente attesa, sebbene il cauto ottimismo della difesa negli ultimi giorni lasciasse uno spiraglio per l’ipotesi della parziale incostituzionalità.

È di tutta evidenza a questo punto che tale legge sia il risultato di un errore tecnico, nonostante fossero stati accolti i rilievi della Consulta sul Lodo Schifani del 2004. È ancora evidente che la tipologia e l’elevatezza della Corte Costituzionale non possono far gridare al complotto eversivo come si trattasse di semplici PM politicizzati, come ha in qualche modo lasciato intendere Umberto Bossi. Allo stato attuale, diventa ancora più stringente e necessario tornare a governare il Paese con ancora più fatti di prima, per dimostrare alle prossime elezioni regionali del 2010 quanto sia benvoluto questo Governo dal popolo indipendentemente dagli strascichi giudiziari del Premier (che c’erano anche prima e di cui il popolo se ne è fregato pur di cacciare quegli incompetenti della sinistra), come è stato fino ad ora.

Quando verrà pubblicata la sentenza della Corte torneremo ad analizzare più compiutamente la decisione, soprattutto per capire come mai l’attuale Presidente della Corte Costituzionale ha cambiato idea rispetto a quanto venne deciso dalla sentenza della Consulta del 2004, di cui egli era relatore, che non ritenne di stabilire che una decisione del genere dovesse essere presa modificando la Costituzione.

I magistrati imparziali colpiscono ancora

ottobre 5th, 2009
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Immaginate un signore che controlla un impero che ce l’abbia a morte con un altro signore che controlla un altro impero. Immaginate che il primo signore faccia causa al secondo signore per il solo fatto di non essere l’unico. Immaginate ora che il primo signore imbastisca una campagna diffamatoria lunga mesi e mesi e che alla fine della quale, non contento, bandisca anche una manifestazione di piazza perché nonostante abbia avuto tutta l’autonomia del mondo per raccontare balle, si sia sentito leggermente intimorito a raccontarle. Dopo tutto questo turbinio di immaginazione, cosa dovrebbe succedere? Ma ovviamente che nello stesso giorno in cui si grida all’informazione censurata, il giudice monocratico che dovrebbe sentenziare a proposito della causa di cui abbiamo immaginato al secondo passaggio decida di depositare la sentenza (si noti che il giorno di sabato i tribunali non è che pullulino di gente, anzi). Manco avesse al polso un orologio a precisione atomica…

La vicenda ha talmente del grottesco che per comprenderla bisogna continuare ad usare l’immaginazione. Or dunque, immaginiamo quale possa essere l’orrore più grande della storia recente, e la mente non può che riportarci ai lager nazisti (ci sarebbero anche i gulag comunisti, ma soprassediamo): ebbene, le banche svizzere colluse con il terzo Reich furono condannare a risarcire a 31mila ebrei una cifra inferiore che un privato deve ad un altro privato. Un giudice monocratico ha dunque stabilito che De Benedetti vale più di 31mila ebrei vittime dei campi di concentramento. Non solo: i 751 milioni di euro (tra risarcimenti e spese legali) che deve pagare la Fininvest, sono di gran lunga superiori al massimo risarcimento stabilito in Italia, quei mille miliardi di lire che il Ministero del Tesoro versò nel portafoglio del petroliere Nino Rovelli. Ma ancora non è tutto: immaginate che l’azione scatenante il risarcimento sia la sentenza Fininvest-Cir, la quale stabilì che alla prima andassero Mondadori ed alla seconda Repubblica+L’Espresso. Il nodo fu che la Cir rifiutò l’accordo di conguaglio di 400miliardi di lire proposto da Mediobanca, e si ritrovò a dover lei conguagliare la prima con 350 miliardi di lire. Secondo alcuni giudici, quella sentenza fu viziata dalla corruzione del giudice Metta da parte di Previti: ma era 1 giudice di un collegio di 3, quindi non avrebbe comunque mai in alcun modo potuto orientare la sentenza del tribunale. Il risarcimento sarebbe quindi stato chiesto ad un terzo che con i primi 2 (Previti e Metta) per la legge non c’entra un fico secco: il processo che avrebbe dovuto stabilire il grado di complicità di Silvio Berlusconi infatti si interruppe per via della prescrizione il 14 ottobre 1999 (arrivata comunque dopo che il giudice preliminare dichiarò innocente il Cavaliere), dichiarata per altro prima di entrare nel merito dei fatti, prescrizione scattata perché la Corte di Cassazione ha riconosciuto a Berlusconi le attenuanti generiche: sia come sia, una prescrizione come non significa assoluzione completa non significa neanche colpevolezza (e ripeto, si era arrivati a quel punto perché Berlusconi in precedenza era stato assolto), ma vallo a spiegare a certi trinariciuti di sinistra memoria. Per di più, Berlusconi non era imputato, quindi non avrebbe potuto difendersi e presentare le prove della sua innocenza, quindi il giudice civile si è sostituito al giudice penale, ritenendo provate le conclusioni che i giudici penali non ritennero provate, e traendone per ciò stesso le dovute conseguenze. Tra quelle attenuanti vi era che la gravità del danno sarebbe stata in buona parte cancellata dalla transazione successiva. Sull’ammontare della cifra non vi sono dubbi: per i legali di De Benedetti equivale alla somma non incassata più la somma versata, che con gli interessi dal 1991 ad oggi sono appunto ca. 950 milioni di euro. L’inezia è che ovviamente una cifra del genere (ancorché solo l’80% del totale richiesto, quindi si pagheranno 750 milioni) potrebbe portare al fortissimo ridimensionamento, se non alla distruzione, di un’azienda.

Or dunque tiriamo le somme del nostro ragionamento: un terzo che la legge non ha riconosciuto colpevole viene condannato a pagare al posto di chi è stato riconosciuto colpevole. Di più, in gioco non è il risarcimento per sentenza contraffatta, ma perché a De Benedetti, a causa della corruzione del giudice Metta, ancorché non decisiva ai fini della sentenza, non sarebbe stata riconosciuta la chanche completa di appropriarsi anche della Mondadori.

Se non avendo capito nulla di quanto sopra vi sono venute le bubbole, non vi preoccupare, è normale… Per il giudice le prove che hanno portato alla condanna sono prove di presunzione: è vero che nel processo civile essere valgono quanto le prove dirette, ma è anche vero che se si esagera poi diventa difficile dimostrare che si è stati pienamente imparziali se in gioco c’è una sentenza del genere. La presunzione è che il giudice Metta fosse in grado, data la sua posizione di relatore, di influenzare pesantemente il giudizio dei suoi colleghi: quindi secondo un giudice anche se la propria fedina penale è in mano a 3 giudici, ciò stesso non stabilisce che vi sia totale imparzialità nella sentenza, poiché comunque 2 di loro saranno al soldo di quello più importante, non decideranno con la propria testa ma si lasceranno guidare dal giudice-capo. Mi chiedo allora a che cosa serva pagare 3 giudici… A nulla valgono evidentemente le dichiarazioni in sede penale di quei 2 giudici, che affermarono che comunque loro avrebbero dato ragione a Fininvest, indipendentemente dal pensiero di Metta. Quindi vale la prova per presunzione ma non vale la prova diretta… La seconda presunzione è che Berlusconi non poteva non sapere e che i flussi di denaro tra i conti esteri della Fininvest e quelli di Previti e altri avvocati siano provati anche in mancanza di documentazione diretta. Raimondo Mesiano divenne famoso quando fece sudare le proverbiali quattro camicie il risarcimento danni ad un vecchietto, che era stato reso invalido al 100% da un automobilista mentre camminava sulle strisce… Ora, con arditi collegamenti indiziari, concede un risarcimento record: potrebbe riuscire là dove 7 anni di governo di sinistra non sono riusciti, e cioè cancellare la Fininvest dai palinsesti nazionali.

Ora, potrebbe sembrare azzardato definire Mesiano un giudice di sinistra: non sappiamo cosa voti nella cabina elettorale e di certo è difficile accostarlo a coloro, come la Gandus ad esempio, che scendono in piazza a manifestare contro il Governo Berlusconi. E pur tuttavia scrivere nella sentenza che la famosa sentenza del 2001 apparve “anomala” perfino a Magistratura Democratica (l’associazione che raccoglie magistrati vicini alla sinistra) non può non destare qualche dubbio. Per definire quel processo “anomalo” Mesiano si appoggia anche alle parole di Passera e Fossati, considerati pienamente attendibili pur se stipendiati da De Benedetti. Inoltre, un giudice che deposita una sentenza rivoluzionaria (sotto molti aspetti) in un giorno particolare che poi è lo stesso nel quale il beneficiario di quella sentenza scende in piazza a contestare il condannato di quella sentenza, qualche dubbio lo pone. Staremo a vedere in ogni caso, poiché ovviamente si andrà in appello: nel frattempo si aspetta il procedimento per causa inibitoria ed eventualmente sapere come ed in che modo De Benedetti voglia incassare il risarcimento, cosa anche questa di non poco conto…

EDIT: aggiornamento del 14/10/2009: con un ordine del giorno speciale, il CSM ha promosso il giudice Mesiano al 7° livello, il massimo raggiungibile per la sua qualifica, con effetto retroattivo a partire dal 13 maggio del 2008. A pochi giorni dalla contestata sentenza di cui sopra, il giudice viene promosso per “indipendenza, imparzialità ed equilibrio“. Sarà una semplice coincidenza, ma mi pare una decisione inopportuna che mette in mostra ancora una volta che ruolo giochi la magistratura in Italia. Quasi un suggerimento: vuoi una promozione, vuoi un aumento di stipendio, vuoi migliorare la tua carriera? Condanna Berlusconi che al resto pensiamo noi…

EDIT: aggiornamento del 16/10/2009: è stato scoperto che un giorno del 2006, quando già Mesiano era titolare del fascicolo sul Lodo Mondadori, tranquillamente seduto a tavola tra gamberi e vinello, il giudice si espresse nei confronti di Berlusconi con questo concetto: “Meno male che è caduto, dovrebbe dimettersi, dovrebbe andarsene”. Ora, noi si è convinti che l’imparzialità debba essere espressa in giudizio e non a tavola, e che tutti i giudici abbiano la capacità, una volta indossata la toga, di sdoppiarsi come Jekyll e Hyde: ma riteniamo altresì che il proprio background culturale di anni ed anni di vita non possa non influenzare in qualche modo una decisione e ricordiamo come pochi mesi or sono la Corte Costituzionale abbia detto a chiare lettere che chi emette sentenze non solo deve essere, ma deve anche apparire imparziale ed indipendente. Ed una cena dove sono presenti svariate persone che non fanno parte della famiglia, per quanto non sia assimilabile alle piazze arringate dalla Gandus, non è esattamente un luogo privato. Ognuno tiri le sue conclusioni, io tiro le mie: Mesiano tra pochi giorni dovrà decidere del caso Vieri, siccome il Milan è di Berlusconi una speranzella che non arrivino 200 milioni di risarcimento (come spera la difesa rossonera viste certe cifre) a danno dell’Inter per la famosa questione dei pedinamenti mi è tornata…

La deriva anti-politica dell’opposizione

settembre 29th, 2009
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Il presupposto della democrazia in un Paese è che vi siano delle idee diverse e contrapposte su come regolare la vita dello stesso, che si confrontano, si completano a vicenda, comunque creano dibattito. Da queste idee il popolo dovrebbe partire per formare la propria idea di vita sociale e di conseguenza dare mandato di governo a chi ritiene che rappresenti la linea più idonea. Se la sorgente primaria delle idee, cioè il politico, viene meno, il circuito si interrompe e di fatto si è fuori della democrazia.

In Italia, dal 1994 viviamo in una condizione che sfiora il grottesco: sconfitta la gioiosa macchina da guerra del PCI, la sinistra di allora si è vista rompere il giocattolo del potere per cui aveva lavorato quasi mezzo secolo. Berlusconi ha avuto la colpa di distruggere quel giocattolo, evitando che l’Italia precipitasse in una deriva di idee rosse oramai morte e fallite, che sarebbero state portate avanti dal più forte partito comunista dell’intero occidente moderno. Fin da allora, la sinistra ha smesso di fare politica per diventare un partito di scopo: distruggere Berlusconi, con ogni mezzo, lecito e soprattutto illecito, con ogni potere, con tutto ciò che è utile per raggiungere il fine, come diceva Machiavelli. Prendiamo un elettore di sinistra come tanti se ne incontrano per la strada: quali sono i suoi argomenti medi di politica? Se non scende immediatamente al becero insulto, i suoi temi di politica saranno più o meno questi: Mangano, veline, escort, conflitto di interessi, D’Addario, Noemi, Videocracy, autoritarismo, Berlusconi=male, e così via seguitando. Si credono talmente furbi che riescono ad imbastire un discorso di oltre mezz’ora miscelando sapientemente questi argomenti, manco fossero il Travaglio di turno (in tutti i sensi). Il must degli ultimi tempi è stato questo: “Io soffro per il male che l’imperatore infligge ai miei concittadini”. Splendido, spettacolo puro, doppia libidine coi fiocchi (citazione cinematografica).

Così mi sono detto: non avrei mai pensato che un Paese si potesse governare andando in Parlamento a parlare di prostitute, ma tant’è. E mi è tornato alla mente quello che una volta disse Lenin, che chiunque va arruolato per servire la causa, definendolo “utile idiota”. Ecco, la sinistra italiana è oggi questo: un ammasso di persone il cui interesse è soltanto quello di pensare la cosa giusta, non di farla. Quali sono le idee politiche del PD? È possibile riassumerle che so, in un decalogo?

Il massimo poi delle argomentazioni è la libertà di stampa e di informazione: per la sinistra, la libertà di stampa è la libertà di infamare e calunniare, di inventare ogni più lurida schifezza contro il proprio nemico politico, l’importante è abbatterlo e tornare al potere. Sarebbe bello che questa battaglia fosse condotta secondo le regole della democrazia, e cioè appunto sulle idee, come si diceva all’inizio.

Ma purtroppo, la doppia morale dei trinariciuti colpisce ancora: da 15 anni l’Italia sarebbe sotto lo scacco autoritario del Cavaliere. Ma quando avevano il consenso per governare (ben 7 anni di governo, mica 1!) continuavano a tuonare contro il conflitto di interessi ma il massimo che hanno partorito è stata quella vaccata della par condicio (appunto quando si dice, avere l’idea giusta, non fare la cosa giusta). La società italiana vivrebbe in una deriva sessista nella quale la donna è considerata niente altro che come oggetto, come trofeo di conquista. Infatti, un giornale come l’Unità diretto dalla femminista sfegatata Concita non ha trovato niente di meglio che pubblicizzare la nuova grafica del suo giornale piazzando sui manifesti un bel lato B di fanciulla con pantaloncini giro-culo. Gridano alla libertà di informazione messa in pericolo da Berlusconi che cita per danni 2 giornali (in fin dei conti, gli hanno dato al massimo del pedofilo, suvvia Presidente!), ma loro i sinistrorsi hanno collezionato qualcosa come 312 milioni di euro di denunce anche penali a carico di giornali e giornalisti rei addirittura di aver fatto vignette contro di loro. Il non plus ultra dei moralisti Di Pietro, scrive sulle pagine straniere che la democrazia è in pericolo, va in Parlamento a dare del piduista al PdC e poi cosa si scopre? Che lui i piduisti li ha nel partito, che ha un sacco di eletti inquisiti addirittura per rapporti con la criminalità organizzata, che si presenta in televisione a dire che se fosse per lui tutte le ricchezze andrebbero sequestrate a priori (viva il liberalismo!), e che addirittura minaccia l‘uso della violenza se Berlusconi ed il Governo di destra non abbandonano la scena politica (e visto che le BR esistono ancora, c’è poco da scherzare con l’uso di certi toni). La libertà di informare i cittadini sarebbe negata da Berlusconi che impedisce la pubblicazione di foto e registrazioni sulla sua vita privata ottenute in modo illegale, ma i sinistri oltre a non chiedersi come mai certa gente fa certe cose contro il PdC, ad esempio non parlano dei presunti rapporti con la mafia dell’ex presidente Prodi, non parlano dell’inchiesta di Bari che riguarderebbe i loro amici, non parlano di nulla che sia scomodo alla loro ascesa ma pensano solo a quanto l’abbia lungo il Cavaliere. Fanno campagne contro l’evasione fiscale, e poi si scopre che Ezio Mauro è un evasore, ma nessuno dice nulla. Si strappano i capelli perché con questo governo la mafia sarebbe più forte, ma tacciono su tutti i provvedimenti presi dallo stesso contro la mafia e sulle centinaia di arresti che in questo ultimo anno hanno messo in ginocchio la criminalità organizzata in diverse zone del Paese (la battaglia è certo lunga, ma mistificare la realtà quando è così facile essere smentiti è un po’ troppo!). Sono talmente democratici che uno dei maestri del loro pensiero, l’ex fascista-razzista Giorgio Bocca definisce gli altri italiani (cioè quelli che non la pensano come lui) dei trogloditi ebetiti lobotomizzati davanti le tv del Cavaliere: peccato che tutto questo non abbia impedito alla sinistra di vincere le elezioni svariate volte, quindi se ora perdono non è perché siamo un popolo di cretini come la supposta superiorità antropologica della sinistra ha incultato nelle menti degli utili idioti, ma proprio perché sono incapaci. Se da 15 anni possono gridare alla censura, non esiste nessuna censura: infatti Ezio Mauro “evado il fisco e me ne infischio” dalle pagine del suo giornale ha chiamato a raccolta tutti i cazzoni di turno per manifestare contro Berlusconi, poi ad una radio francese ha candidamente ammesso che il suo giornale è pienamente autonomo e che nessuno lo ha mai limitato nella linea editoriale del suo giornale: da ciò si deduce che se parlano solo di gossip è perché non hanno nulla di concreto da offrire ai loro lettori (infatti è il giornale che ne ha persi di più negli ultimi tempi).

Si potrebbe continuare a lungo con l’elenco della deriva antipolitica cui è sottomessa l’opposizione (ma rischierei di tediare troppo l’onesto lettore): questa non è una opposizione politica, è una opposizione di scopo, che ha come unico obiettivo conquistare il potere per evitare che cada nelle “mani sbagliate”. Oggi il popolo vota a destra perché finalmente qualcuno ha reintrodotto il concetto del Governo che governa, dello Stato che fa lo Stato, delle promesse fatte e mantenute in tempi certi.

Io vorrei solo sapere: quel manipolo minoritario che guarda al PD come l’ultimo baluardo della democrazia in Italia, ha capito di votare un’opposizione di scopo e non una opposizione politica? Quelli che ebbero fiducia nel discorso di Veltroni quando nacque il PD, oggi cosa pensano? Tutti quelli che continuano a votare il PD, hanno un argomento politico da contrapporre all’azione di governo? La democrazia è in pericolo perché il PD purtroppo sta alla politica come Voyager sta alla conoscenza: non c’azzeccano (per dirla con il vile vigliacco di Montenero di Bisaccia) l’uno con l’altra. In Italia non c’è il rischio di pensiero unico perché qualcuno sta sopraffacendo qualcun’altro, c’è il rischio di pensiero unico perché non c’è un altro pensiero, perché da mesi oramai non si parla più di politica ma di tutt’altro. Non c’è una proposta politica concreta da parte del PD (come ha brillantemente scritto Panebianco), è questo il peggior guaio di un Paese: che una parte politica che coinvolge l’interesse di svariati milioni di elettori ne rappresenti solo gli interessi più beceri e non lavori per l’interesse comune di tutto lo Stato, ma soltanto per l’interesse degli italioti che possono mantenerli al potere con il loro voto. Ecco perché perdono, altro che censura e libertà di stampa negata…


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