Oramai la cortina di ferro si sta sciogliendo: qui e la iniziano i primi ammutinamenti, con insospettabili giornalisti che in fin dei conti ricordano che Boffo è pur sempre un condannato per molestie e quindi, prima di santificarlo, andrebbe quanto meno verificata la verità dei fatti. Che poi è esattamente quello che dovrebbe fare un giornalista, a patto che sia tale… Comunque dicevo, il nuovo eroe nazionale, il nuovo martire della libertà, il mito a tempo determinato, l’ex-direttore di Avvenire, ha toccato l’apice della sua carriera e ora sta cominciando l’inesorabile discesa. Discesa in termini di interesse, discesa in termini di difendibilità, discesa in termini di uso strumentale da parte della sinistra. Avrà un nuovo ritorno di fiamma il 19 settembre, come ogni amore che si rispetti, poi si spegnerà definitivamente, e tra qualche mese di Boffo nessuno saprà più nulla esattamente come nessuno sa più chi sia Noemi la campana.
Certo, i militanti di partito, gli affezionati lettori di Avvenire, le associazioni cattoliche più intransigenti, sapendo di aver perso un professionista, non demordono nei loro strali: esprimono la loro completa e totale solidarietà a Boffo, e si stracciano le vesti di fronte all’attentato di lesa maestà perpetrato ai suoi danni da quell’orribile che è Feltri. Ma d’altronde, anche gli scribi giudaici si strapparono le vesti di fronte ad un Gesù reo di bestemmia, senza aver compreso neanche una virgola degli argomenti di cui si stava discutendo. Perfino un prete ha tuonato contro Feltri, dicendo che in fin dei conti la condanna risale a qualche anno fa, quindi che senso aveva ritirarla fuori proprio oggi, perché non concedere all’eroe Boffo il beneficio “dell’oblio”? Ringraziando il cielo, l’arrivo dei primi freddi dovrebbe far rinsavire queste persone, alle quali il caldo afoso di agosto ha ridotto i circuiti neuronici in poltiglia: Di Pietro ci ricorda ogni giorno che 40 anni fa Berlusconi era iscritto alla P2, mentre segnalare al pubblico che 5 anni fa il direttore di Avvenire (giornale CEI che si rivolge ad un bacino di elettori di svariati milioni di persone) è stato protagonista di una condanna per molestie, no questo non si fa…
Dei due pesi e delle tre misure che da sempre sono la retta via della sinistra, del doppio moralismo che è nell’intimo del suo DNA, oramai si è parlato fin troppo. Ma la vicenda non può che continuare a destare una certa impressione prima per la veemenza con la quale il gruppo di De Benedetti ha lanciato l’assalto finale contro l’odiato nemico avvalendosi anche della collaborazione della stampa estera, e le insospettabili alleanze che si sono venute a creare quando qualcuno da questa parte, stanco di tenere la testa bassa e subire, ha deciso di alzare la cresta e smascherare due dei moralisti impavidi degli ultimi tempi: Ezio Mauro, l’evasore e bugiardo dichiarato, e Dino Boffo, il molestatore e bugiardo dichiarato. Ecco allora la signora Concita svestire i panni dell’eroina femminista e difendere il molestatore proprio nell’anno in cui lo stalking è diventato reato penale, ecco il rappresentante della cultura mangiapreti qual’è il giornale di Rifondazione erigersi a difensore dell’Avvenire, contro il quale fino a pochi giorni prima (caso Englaro docet) si era espresso con il calendario di insulti verso Santa Romana Chiesa, ecco la sinistra italiana un giorno plaudere alle cazzate gossippare di quei cazzatari della Pravda alias Repubblica ma il giorno dopo schifarsi inorriditi se un giornale fa il suo mestiere, cioè pubblica una notizia “scomoda”.
“Lei non sa chi siamo noi” deve aver detto in un impeto di plurale maiestatis stupiD(i)ario Franceschini, che dopo aver tuonato per riavere le valigie in tempi congrui mentre il resto del popolo italiano era lì in fila ad aspettare (poco) pazientemente il proprio bagaglio, si è unito al coro di tutti coloro che improvvisamente, quando il gossip non tocca Berlusconi e la vita privata non è la sua, allora gridano allo scandalo, alla barbarie, alla difesa della Costituzione.
E così, il 19 settembre tutti in piazza: in piazza a difendere il giornalismo vero, quello che la notizia prima di pubblicarla la verifica? In piazza contro la D’Addario che ha denunciato diverse testate giornalistiche perché l’hanno chiamata “prostituta”? In piazza contro D’Alema che da Presidente del Consiglio denunciò Forattini per una vignetta che giudicò troppo aggressiva? In piazza contro la sparizione delle notizie relative alle vicende giudiziarie della sinistra pugliese? Ovvio che no: in piazza contro Silvio Berlusconi, il quale ha avuto l’ardire di citare in giudizio la stampa di sinistra che gli ha dato del pedofilo e del puttaniere, nonostante sappia benissimo che (ahi lui che dir si voglia o no) quello di Topolanek funziona, mentre quello di Arcore è oramai un ferro vecchio non più adatto all’uso. Il tutto condito dai soliti tributi alla scemenza demenziale su Berlusconi/Mussolini, sulla dittatura e la libertà di stampa che è negata.
Sono tanti anni che ci ripetono che la libertà di stampa è negata che i quotidiani più letti e venduti sono ancora quelli di proprietà di uomini di sinistra, che tali quotidiani possono pubblicare tutto quello che vogliono, quando vogliono e come vogliono senza che nessuno imponga loro alcuna limitazione, che tra i firmatari delle loro scemenze ci sono tanti dipendenti proprio di Berlusconi, tanti dipendenti che hanno fatto la fortuna di Mediaset quindi hanno contribuito a costruire proprio quell’impero contro il quale oggi si rivolgono inorriditi (cioè si va bene la libertà, ma i soldi fanno sempre comodo). Ovvero, la limitazione e l’autocensura se la fanno loro, quando evitano accuratamente di parlare delle vicende giudiziarie che li coinvolgono, nascondendole, alterandole e obliandole sotto montagne di carta da giornale. Mi ricordo ad esempio di quando si strapparono i capelli per l’addio di Ferruccio De Bortoli dal Corriere della Sera: eccolo lì il tiranno Silvio che colpisce ancora, eccolo lì a mettere il bavaglio alla stampa scomoda che invece di elevargli tributi gli infila zeppe nel motore della sua macchina. Oggi Berlusconi è Presidente del Consiglio e Ferruccio De Bortoli è serenamente tornato a guidare il Corriere della Sera: come dire, che minchia gliene frega a quelli di RCS di chi comanda in Italia? Qualcuno ha chiesto scusa? No, a quanto pare…
La stampa libera così è soltanto la stampa che calunnia ed ingiuria Berlusconi, perché se la stampa libera non fa questo, deve tacere: Feltri doveva tenere nel cassetto quella sentenza oramai vecchia di anni, salvo che se avesse riguardato Berlusconi o un uomo del suo governo. Allora sarebbe stato portato in trionfo, oggi assisteremo a giornalieri pellegrinaggi alla sede de il Giornale, al posto di Santa Rosa avremo messo una sua gigantografia e al posto del sangue di San Gennaro un bel prelievo del sangue del Vittorione occhialuto. Perché in fin dei conti si sappia che, la sinistra per i miracoli si sta attrezzando, ma le barzellette e le cazzate, di queste il suo repertorio ne è pieno.





