Premesso che il diritto di scioperare, come quello di dissentire, è sancito in pratica dalla Costituzione e difeso dalle norme. Premesso anche che, come diceva Pirandello, ognuno ha la sua idea sulla vicenda Alitalia e che dunque si può benissimo trovare chi non accetta nella maniera più assoluta il passaggio da un’azienda pubblica ad un’azienda privata. Detto questo, lo sciopero dei “lavoratori” di Alitalia (perché tale ancora è in attesa del definitivo passaggio alla CAI) che vuole significare?
Lo hanno chiamato “comitato di lotta”: ora, io immagino i pionieri dei diritti dei lavoratori, quei signori che sporchi e sdruciti scendevano in piazza a difendere la loro vita, guardare questi loro discendenti protestare vestiti in giacca e cravatta, di tutto punto imbellettati. Si staranno rivoltando nella tomba dal voltastomaco! Questi signorotti che non firmano un contratto perché non hanno il posto macchina gratis e che, in 300 persone, si permettono addirittura di bloccare il diritto al lavoro dei loro colleghi che con questa vertenza non hanno a che fare, in quanto sotto contratto con altre compagnie! Tale è la boria e la spocchia di questa gente che addirittura pensano di ottenere appoggio e supporto dai cittadini del Paese lasciandoli appiedati all’improvviso: lo sciopero è di fatto illegale perché manca la tempistica di base nella sua dichiarazione, ma a rimetterci sono stati i cittadini semplici, in migliaia costretti a dormire su panchine o seduti per terra. Loro e non altri, perché i grandi manager ovviamente hanno il loro bell’aereo privato. Chi sciopera in teoria lo fa per portare attenzione su un determinato problema, per attirare solidarietà: ma cosa hanno ottenuto se non odio ed ostilità da chi segue la vicenda e da mesi ha capito che queste persone non difendono il loro posto di lavoro ma soltanto i privilegi ad esso collegati?
Questa retorica vecchia e stantia di chi sciopera contro il Paese sperando che esso sia solidale ha oramai fatto il suo tempo: ma nonostante tutto, viene ancora ripetuta e ad andarci di mezzo sono i cittadini, sempre gli unici a pagare dei disagi creati. Sono i cittadini che pagano quando sciopera il trasporto pubblico, sono i cittadini che pagano quando 30 ragazzotti bloccano una Facoltà con 9000 iscritti, sempre e solo i cittadini sono a pagare quando un bene primario viene loro sottratto senza preavviso e senza garanzie. Loro e non altri, non i politici, non i sindacati (verso cui pure è rivolta la protesta), non i businessmen che come detto hanno il loro trasporto privato.
Non è più sostenibile andare avanti così: bene fa Maroni a denunciare chi blocca un pubblico servizio, bene fa Matteoli ad avviare le pratiche di precettazione al lavoro. Se perfino un signore come Cofferati, l’uomo dei “3 milioni” al Circo Massimo, dice che c’è qualcosa da rivedere, allora significa che c’è davvero qualcosa da rivedere. Innanzitutto a livello di regole: ci sono, ma oramai sono vecchie ed inefficaci e, come detto, colpiscono solo i cittadini e non ottengono quasi mai nulla. È anche buffo che nel Paese dove probabilmente esiste la forza sindacale più forte d’Europa (sia come numero di iscritti che come peso politico, giacché spesso costituisce una vera e propria costola di partito), si agitino ancora e per l’ennesima volta questi scioperanti della domenica. La crisi economica non colpisce solo le famiglie ed il potere d’acquisto dei salari, colpisce anche e soprattutto le aziende che quei salari devono erogare, perché erode inevitabilmente i loro introiti che vanno poi trasformati in investimenti e paghe. È davvero fuori luogo in questo momento storico chiedere alle aziende di farsi carico di una spesa che non possono sostenere: la torta è una e sempre soltanto una, chi vuole mangiare di più deve fare in modo che qualcun’altro non si sieda al tavolo, perché l’unità più si divide più la frazione è piccola, è una questione di pura matematica, non un’opinione.
La soluzione? Lasciare a casa, e magari qualcuno in galera, questi signorotti: far fallire l’azienda, non dare loro neanche un centesimo e farla ripartire sotto altro nome ed altra egida, con nuovi contratti ed assunzioni individuali, distruggendo così il potere di 9 sindacati nel quale, incredibile a dirsi ma vero, firma la CGIL e non le sigle autonome. Una volta che sotto Berlusconi il sindacato rosso firma, si blocca l’accordo, roba che se la racconti in Burundi ti premiano come miglior comico dell’anno.
Forse, lo dico con grande chiarezza, l’illegalità ha volte aiuta a far capire a certa gente che non ci si comporta in questo modo: la prossima volta la Polizia stia a guardare, così vedremo anche noi se domani si permettono ancora di trattare i cittadini italiani come pezze, invece di proteggere questi scioperanti privilegiati dalla folla inferocita. Se poi hostess e piloti di volo ci vengono a raccontare che loro conducono una vita al limite del normale, a me cosa importa? Nessuno ti ha chiesto di farla e soprattutto la collettività non può farsi carico, in senso negativo, delle tue scelte.
Ed ovviamente, siccome queste cose succedono solo in Italia, la strafigura di m… è sempre e solo nostra. Esistono i diritti dei lavoratori certo, ma nel pubblico prima vengono i diritti dei cittadini: se queste priorità ai dipendenti non stanno bene, cambiassero lavoro. Nel privato possono fare quello che vogliono salvo che, siccome nel privato conta il merito e la produttività, tali comportamenti non si verificano. Chiedersi perché nel pubblico avvengono certe cose e darsi una risposta.




