La democrazia della P38

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15 ottobre 2009 No comments »
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Una volta, tanto tempo fa, un signore disse: «Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo». Come tutti dovrebbero sapere, questa frase non è di Voltaire ma fa parte di un compendio di aforismi e viene attribuita all’autore in quanto simbolo dell’essenza dell’Illuminismo. Sia come sia, è un piccolo compendio di democrazia che ancora oggi troppo spesso i paladini della libertà di stampa propria e della libertà di calunnia ma solo agli altri dimenticano nel cassetto. Così ti ritrovi un bel giorno in un Paese nel quale un giornale fa appelli pubblici contro l’uso come oggetto del corpo femminile (salvo avvantaggiarsi dello stesso corpo per incassare i soldi della pubblicità), nel quale tutti si indignano inorriditi se il Presidente del Consiglio si rivolge ad una parlamentare dell’opposizione che borbotta e disturba mentre lui parla ricordando che è più bella che intelligente (avesse mentito avrei ancora ancora capito!), nel quale si fanno manifestazioni di piazza per la libertà di espressione: dicevo ti ritrovi un bel giorno in un Paese in cui non solo migliaia di persone che si riconoscono in quanto appena detto possono scrivere pubblicamente che Berlusconi deve morire (e non c’è nessuna citazione cinematografica in tal caso), ma nel quale a sperare in ciò è addirittura un dirigente di buon livello di un partito che si propone come maggioranza di governo. Non stiamo parlando di un Che Guevara della bassa, non stiamo parlando di un ubriaco lungo il molo di Genova, non stiamo parlando di un militante dei centri sociali con la tessera del PCI, stiamo parlando di qualcuno che un giorno potrebbe sedere in Parlamento e perché no, diventare sottosegretario e financo Ministro.

E cosa è successo? Si dice che Franceschini sia misteriosamente apparso a Botteghe Oscure predicando maggiore sobrietà, Bersani si sarebbe trasfigurato per ammonire tutti quanti al rispetto delle opinioni altrui, Marino mentre faceva il “fuma fuma” con la cannabis che si coltiva in casa sarebbe trasceso in estasi per annunziare la buona novella della rinnovata pax sociale. Si dice appunto: la realtà è che non è successo un bel nulla. Tutto normale, tutto tranquillo, nessuna presa di posizione ufficiale da parte del partito e dei più attenti uomini paladini della democrazia. Si dirà: si è dimesso. Insomma abbiamo un assessore che si scopa le escort per truccare gli appalti della sanità, abbiamo un dirigente che chiede pubblicamente (non mi si dica che Facebook è privato!) che Berlusconi venga ammazzato, ma siccome entrambi si sono dimessi tutto passa in cavalleria. Anzi, siccome si sono dimessi hanno dimostrato senso delle istituzioni, cosa che chi non si dimette non dimostra! “Senso” un piffero! Chi si dimette è chi fa qualcosa di cui si deve vergognare… Da troppi mesi oramai è in circolazione un virus difficile da debellare, quello di chi fomenta lo scontro sociale, di chi si augura scontri di piazza, di chi si augura la ribellione semiarmata, e non capisce che in un Paese come l’Italia che vive da 60 anni di opposti estremismi c’è sempre qualcuno più scemo degli altri che poi certe cose le fa sul serio. Ricordate quando Berlusconi passeggiando per Piazza di Spagna ricevette un trepiedi in testa? Ricordate quando a forza di teorizzare l’emancipazione operaia dal padrone si finì negli anni di piombo delle Brigate Rosse (che un lungimirante come l’ex fascista razzista Giorgio Bocca non esitò a definire inizialmente come il rigurgito delle camicie nere!)? Ci siamo dimenticati che ancora oggi ci sono non solo le BR ridotte fortunatamente abbastanza con le pezze al sedere, ma anche gruppi di collettivi e centri sociali che scendono in piazza armati in barba alle leggi per pestarsi con la polizia e scrivere sui muri che i soldati italiani sono mercenari e più ne crepano meglio è? A forza di dire che tutto va bene, che non si dobbiamo preoccupare, che Al Quaeda è lontana, ci siamo ritrovati un normale cittadino che all’improvviso infila nella borsa 4Kg di esplosivo e va a farsi saltare: quanti mitomani isolati esistono in Italia pronti a dar seguito ai deliri nazicomunisti di certi loschi figuri? Perché poi alla fine, è bene che si sappia, i camorristi con la pistola in mano sono gli iscritti al PD che uccidono un altro iscritto al PD, e chissà mai qualcuno un giorno non li emuli in altro modo…

Nisba: invece di condannare duramente, invece di dissociarsi totalmente, invece di esprimere profondo sdegno, tutti hanno perso tempo a cercare giustificazioni: ma Facebook è privato, ma era uno “stato” scritto lì per lì, ma in fin dei conti è la goliardata di un esponente politico che si è sempre contraddistinto per moderatezza. Miei cojons, e se non era moderato? Assoldava la legione straniera? Chi lo deve mettere un punto di stop fermo e definitivo a questa escalation verso il ritorno alla “democrazia della P38″?

Per usare una espressione di LeggenDario, Dio solo sa cosa sarebbe successo in Italia se invece di un dirigente del PD ci fosse stato un dirigente del PdL e se invece del nome di Berlusconi ci fosse stato quello che so, di Bersani (perché poi a sinistra non c’è un vero leader, quindi non sai manco a chi devi sparare per ottenere un qualche risultato!). Meglio non pensarci, ma una riflessione da parte di chi sostiene questa gente sarebbe gradita…

EDIT: aggiornamento 17/10/2009: come facilmente prevedibile, siccome la mamma dei cretini è sempre incinta, ecco puntuale spuntare fuori un diktat delle Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente, che minacciano una rivoluzione armata stile 8 settembre 1943 se questo Governo non consegnerà il Paese nelle mani della sinistra dimettendosi. Ogni altro commento lo lasciamo alla Digos, già informata dal destinatario della missiva, il direttore de Il Riformista, Antonio Polito. L’ultimatum per altro sarebbe anche scaduto.

Scudo fiscale: la circolare dell’ADE e quella del Ministero

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13 ottobre 2009 No comments »
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Che l’Agenzia Delle Entrate abbia un acronimo che riporta alla mente luoghi bui e tutt’altro raccomandabili come era l’oltretomba immaginato dagli autori classici, sembra una casualità ma a pensarci bene pare proprio “azzeccato”. :D

Sia come sia, la stessa Agenzia qualche giorno fa ha rilasciato la circolare n. 43/E per descrivere le modalità di adesione allo scudo fiscale, cioè per le procedure di emersione.

L’emersione e’ ammessa non solo nel caso di possesso diretto delle attivita’ da parte del contribuente, ma anche se le attivita’ sono intestate a fiduciarie o possedute per il tramite di interposta persona, come nel caso dei trust. Possibilita’ di accedere allo scudo anche per le Cfc, con i relativi effetti che si producono in capo al socio persona fisica che ne detiene il controllo. Tra le novita’, anche il divieto di utilizzare lo scudo nei confronti di societa’ di capitali, nel caso in cui il contribuente che accede alla regolarizzazione ne sia il dominus. Questi sono i 36 Paesi nella lista dai quali sarà possibile regolarizzare: Australia, Austria, Belgio, Bulgaria, Canada, Cipro, Corea del Sud, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Islanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Turchia e Ungheria. Per tutti gli altri, Svizzera, San Marino e Principato di Monaco compresi, vi è solo l’obbligo di rimpatrio. Gli eredi che presentano la dichiarazione riservata, si legge ancora nella circolare, godono della preclusione degli accertamenti tributari relativi ai redditi del defunto. Tuttavia, in caso di rimpatrio, le attivita’ non godono della riservatezza in capo agli eredi. Tra i beni che potranno essere regolarizzati con lo scudo fiscale figurano infatti anche investimenti di natura non finanziaria come, ad esempio, yacht, opere d’arte, oggetti preziosi e immobili, purche’ detenuti da prima del 31 dicembre 2008 in un paese che garantisca un effettivo scambio di informazioni fiscali.

Fonte

Testo integrale della circolare 43/E

EDIT: aggiornamento del 13/10/2009: grazie alla segnalazione del buon Camelot, segnalo che il Ministero del Tesoro ha emesso una circolare sull’operatività connessa con lo scudo fiscale. Tale testo fa piazza pulita delle bugie e delle menzogne della sinistra, compreso il teatrino con coppola e sigaro messo in piedi da Di Pietro. Punto, questione chiusa e buffoni per l’ennesima volta smascherati.

Testo integrale della circolare del MdT

Appello contro il Paese di Repubblica e De Benedetti

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10 ottobre 2009 22 comments »
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16 imprenditori hanno sottoscritto un appello pubblico e durissimo contro il “Paese dei furbi”, identificato in quello che si riconosce in Repubblica e De Benedetti, nel loro modo di fare, di dire e di rapportarsi alla vita dell’Italia. Ne riportiamo di seguito il testo integrale, invitando tutti a meditare sulla realtà nascosta, negata ed artefatta creata da questa intellighenzia sinistra in nome della “libertà di stampa”. Il sottolineato è mio.

È alquanto singolare la storia di questo Paese dove spesso la capacità del fare, del costruire, dello sviluppare attività imprenditoriali e di essere portatore di valori positivi sconta l’invidia di chi, invece, ricerca aiuti e mercato protetto fregandosene dei «morti» che lascia alle spalle delle attività fallite, delle persone che hanno perso il lavoro, delle aziende finite, chiuse per sempre.
Questa è la vera diversità tra un imprenditore e un finanziere più portato a essere un abile profittatore di situazioni favorevoli a se stesso, grazie alla sponda politica e a un’etica quanto mai discutibile.
Ecco perché serve la copertura di un autorevole, anche se criticabile, quotidiano, ecco perché è importante partecipare agli aspetti istituzionali dell’associazionismo intervenendo e bacchettando i colleghi in nome dell’etica.
Ecco perché in più occasioni si è lanciato il tema dell’etica utilizzando le pagine di Repubblica.
Credo che molti abbiano la memoria corta; per questo vogliamo elencare alcuni passaggi della vita del sig. Carlo De Benedetti e delle sue azioni.
L’uscita dalla Fiat: un puro fatto di divergenza?
L’entrata e la velocissima e proficua uscita dal Banco Ambrosiano. L’acquisto della Sme, dichiarata prima non vendibile per poi permettere a De Benedetti di acquistarla investendo 150 miliardi su un totale di 450 e lasciando a Mediobanca e Imi i restanti 300. Qualche anno dopo, fatto lo spezzatino del gruppo, le varie società furono vendute sul mercato ricavandone 2000 miliardi di vecchie lire!
Bravo! Certamente bravissimo per sé, non per il Paese che si è ritrovato macerie lungo la strada.
Per non parlare della Olivetti, che non seppe affrontare il passo susseguente al passaggio dalla meccanica alla elettronica e dall’elettronica ai servizi; e questo anche perché la ricerca di un mercato protetto con garanzia di vendite dirette allo Stato ce la ricordiamo tutti; e quando si ha la testa lì, innovazione, ricerca e sviluppo non si fanno, costano troppo e si rischia.
I telex venduti quando non si utilizzavano più e come questa tante storie di commistione tra potere ed economia politicamente protetta.
Mentre all’estero chi si ricorda della magra fatta con le dichiarazioni di acquisto della Société Générale de Belgique?
E che dire del regalo fatto da Ciampi, presidente del Consiglio in scadenza di incarico di governo nel 1994, attraverso l’assegnazione della concessione a Omnitel? Dove sono tutte queste realtà oggi? Quante piccole imprese hanno finito di esistere, quando anche noi con le nostre orecchie sentivamo rassicurare i fornitori che sarebbero stati pagati per poi ritrovarsi pezzi di carta inutili a motivo dei fallimenti di chi poi li ha trascinati nel baratro?

Soggetti indifesi, tranquillizzati dal quotidiano che sbandierava la solidità e la capacità imprenditoriale.
Aspettiamo tutti con ansia per vedere come va la faccenda MC, noi crediamo di saperlo; grande plusvalenza per l’ingegnere e nulla per gli altri. Repetita iuvant, ma sempre a vantaggio dello stesso soggetto.
Non è stato l’unico a ricevere regali di Stato, ma sicuramente è tra coloro che non hanno poi sviluppato quelle idee imprenditoriali necessarie alla crescita.
Aiuti, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mobilità: tutte cose legittime utilizzate da molti spesso per rimettere in piedi situazioni di mercato difficile, poi rientrate nella norma.
Strumenti che hanno aiutato a superare momenti complicati, non a chiudere attività.
E ora si aspetta che il Superenalotto uscito del Tribunale di Milano obblighi alla chiusura di un gruppo importante per trasferire 750 milioni di euro e più nelle tasche del sig. De Benedetti così da permettergli di rafforzare la propria posizione nel campo dell’energia e della salute.
Avete mai visto una sentenza che esce di sabato e non dà che 48 ore di tempo per l’esecuzione; è questa una sentenza o piuttosto una coercizione che ricorda i bravi di manzoniana memoria?
Questa ci pare una ulteriore prova di quanto appena descritto: alcuni giudici utilizzano il loro potere per fini politici volendo ancora una volta delegittimare il mandato che il presidente del Consiglio ha avuto stravincendo le ultime elezioni.
Se qualcuno pensa che sia solo una casualità il suo record di processi subiti e di processi finiti sempre in nulla, noi invece crediamo che tutto ciò non possa essere casuale, e che, anzi, non possa nascere senza che ci sia, coperto e alle spalle, un obbiettivo ben preciso.
Eh no! Questa volta sono gli italiani a dire: «Non ci sto!».
La credibilità della magistratura è sotto le scarpe; il tema della responsabilità del giudice e del fatto che non paghi mai per i propri errori è un problema improcrastinabile. E senza entrare nel merito delle decisioni, è impellente la riforma della giustizia.
È vero che l’astio e l’invidia verso il presidente del Consiglio sono grandi, ma ci sembra che questa volta il limite sia stato superato.
A tutti coloro che lavorano nel gruppo Mondadori va la nostra stima e la nostra considerazione per il lavoro che hanno fatto e che fanno.
Grazie! Andiamo avanti, il Paese ha bisogno di lavoro e di fatti!

I FIRMATARI DELL’APPELLO

Marco Ambrosini, ingegnere (Como)
Dante Benini, architetto (Milano)
Lidia Cantini, commercialista (Firenze)
Andreino Cavazza, artigiano (Tremosine)
Carlo Daveri, imprenditore (Basilicata)
Ferruccio Cicogna, manager (Milano)
Marina Curti, imprenditrice (Milano)
Vito Curti, imprenditore (Milano)
Paola Fini, imprenditrice (Biella)
Gianberto Manera, imprenditore (Ivrea)
Raffaele Nurra, architetto (Varese)
Michele Perini, imprenditore (Milano)
Flavio Riva, imprenditore (Brescia)
Riccardo Santoro, imprenditore (Milano)
Giovanni Terzi, architetto (Milano)
Roberto Tronchetti Provera, imprenditore (Milano).

Il Governo “amico” degli evasori: in 2 giorni scoperti 2 miliardi di euro di evasione

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9 ottobre 2009 No comments »
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Il Governo amico degli evasori colpisce ancora: siccome ad un amico non si rifiuta mai un posto letto sicuro ed un pasto al dì, nel giro di 2 giorni sono stati scoperti 2 miliardi di euro di evasione.

7 ottobre – A Padova, 11 persone sono state arrestate e 37 denunciate dalla Guardia di Finanza veneta per aver evaso un miliardo di euro tramite un giro di società fasulle italiane e straniere. La GdF ha così smantellato una holding transnazionale.

8 ottobre – A Vicenza, scoperta dalla Guardia di Finanza una colossale evasione fiscale internazionale che vede coinvolte 128 imprese operanti nel settore della concia. Dall’inizio delle indagini, 21 gli imprenditori gia’ finiti in carcere per associazione a delinquere e ben 178 le persone denunciate.

Non contenti di tutto ciò, siccome gli amici bisogna sempre trattarli bene e riservare a loro un occhio di riguardo, nei primi otto mesi dell’anno le somme incassate a seguito delle verifiche realizzate dal 1° gennaio al 31 agosto 2009 ammontano a 2,8 miliardi, con un incremento del 47% rispetto al 2008 (1,9 miliardi). Da ricordare come a tal proposito l’anno 2008 si era poi chiuso con un incasso «pari a 6,9 miliardi di euro, l’8% in più rispetto al 2007» (Befera, Direttore dell’Agenzia delle Entrate). Di questi, 3,3 miliardi (+3%) sono arrivati dai ruoli e 3,6 miliardi (+13%) dai versamenti diretti.

Mentre sullo scudo fiscale terza edizione segnalo questo articolo del Sole24Ore, che almeno qualcosa ne capisce…

Intanto, continuano le adesioni all’Intesa tra Comuni ed Agenzia delle Entrate: ora i comuni potranno infatti segnalare telematicamente al Fisco soggetti e situazioni che evidenziano fatti rilevatori di capacità contributiva (ad esempio, possesso di beni di lusso in assenza di redditi dichiarati) ovvero in cui si manifestano possibili comportamenti evasivi, in particolare nel settore del commercio, delle libere professioni, dell’edilizia e delle residenze fittizie all’estero.

Come direbbe l’assessore Cangini, “fatti, non pugnette, e i fatti ci cosano”.

Il Governo “amico” dei mafiosi

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Secondo la vulgata dipietresca, se “è vero come è vero” che 2+2 fa 4, Berlusconi è un amico dei mafiosi. La sua discesa in campo coinciderebbe con un momento politico nel quale la mafia cercava un nuovo asset istituzionale per continuare le sue losche attività: peccato che quel Governo durò 6 mesi a causa di un processo inventato dalla procura di Napoli e poi ci furono 7 anni di governo di sinistra… Come dire, se la mafia ha provato a truccare le carte non aveva fatto i conti con il pool di Napoli e Romano Prodi, che sarebbero riusciti là dove avevano fallito Falcone, Borsellino e decine di magistrati antimafia della Sicilia e non solo… Un po’ come Veltroni con i comunisti per intenderci.

Sicuramente, la mafia non ha fatto bene i conti neanche successivamente: se andiamo a vedere gli ultimi provvedimenti infatti, Cosa Nostra ha fatto il Tafazzi di turno nel far eleggere Berlusconi (piuttosto complesso che la maggioranza di 17 milioni di persone e oltre siano portate da Cosa Nostra ma alla fantasia di Di Pietro e Travaglio non poniamo limiti), a prescindere ovviamente dal fatto che il resto della mafia (Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita) vive e opera in regioni rosse da illo tempore. Ad esempio, l’articolo 41bis, il carcere duro per i mafiosi, è stato fortemente inasprito: da 2 a 4 anni, meno aria, meno contatti, e carcere anche per il tentato favoreggiamento, e soprattutto spostamento nei carceri isolani. Sono state poi inasprite le norme per la confisca di beni e rese più veloci le operazioni di reimpiego: dall’insediamento del nuovo Governo hanno già trovato destinazione oltre 1 miliardo e mezzo di euro sequestrati ai criminali, in massima parte alle forze di polizia e a tutte quelle associazioni che lavorano per la giustizia e la tutela del territorio; la “confisca per equivalente” è stata estesa anche ai delitti di stampo mafioso. Il sequestro viene inoltre esteso anche agli eredi dei mafiosi. Sono stati aumentati i poteri in dote al Procuratore Nazionale Antimafia e quelli della DIA (Direzione Investigativa Antimafia).

Nel primo anno di Governo sono stati assicurati alle patrie galere quasi 3000 appartenenti alla criminalità organizzata nel suo complesso, di cui fino ad oggi 170 erano latitanti, 22 appartenenvano ai 100 più ricercati. Di oggi è la notizia che Santo La Causa, boss dei boss in quel di Catania, considerato uno dei 30 criminali più pericolosi d’Italia, è stato anch’egli sbattuto in gattabuia dal reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri; negli ultimi mesi altri signori appartenenti a questa lista, come Salvatore Miceli e Rosario De Stefano, hanno fatto la stessa fine. Senza dimenticare che l’11 aprile 2006, il giorno dell’arresto del capo dei capi Bernando Provenzano, era al Governo ancora e da 5 anni Silvio Berlusconi, cioè colui che “sospettatamente” sarebbe sceso in campo quando il primo diventava “il capo”.

Al contrario, le norme che abbiamo prima ricordato e che il capo della Polizia Antonio Manganelli ha qualificato come “auspici del giudice Falcone“, sono state bocciate in Parlamento sia dal PD che dall’IdV, che hanno votato NO il troncone relativo alla criminalità organizzata del ddl sulla sicurezza approvato nel luglio di quest’anno.

Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, legge 24 luglio 2008 n. 125.

Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, legge 15 luglio 2009 n. 94.

Insomma, questo Governo sta facendo un culo così alla criminalità organizzata eppure certi ambienti, che da mesi con il lanternino scrutano cosa c’è in mezzo alle gambe della D’Addario, continuano a ritenere che Berlusconi sia sceso in politica per creare un Governo paramafioso. Questo Governo fa i fatti, gli altri fanno le chiacchere.

Aggiornamento: alcuni dati segnalati dal Ministro dell’Interno Maroni. Il governo ha sottratto alla Mafia circa 5,4 miliardi di euro, dirottando le somme confiscate in un fondo che ha ora una disponibilità di 676 milioni che servirà a finanziare le forze dell’ordine. “Ogni giorno sono stati arrestati mediamente 8 mafiosi – ha affermato il ministro dell’Interno -. Non ci sono precedenti di un governo che nei primi 15 mesi ha adottato così tante misure contro la mafia e così efficaci“. Maroni ha detto inoltre che dall’inizio dell’azione di governo sono stati sciolti “12 consigli comunali per infiltrazione mafiose rispetto agli otto sciolti nello stesso periodo del governo precedente. Sono risultati che non hanno precedenti è una stagione straordinaria“. Per quanto riguarda il Comune di Fondi (guidato da una giunta di centrodestra), attenzionato dalle forze dell’ordine per possibili infiltrazioni mafiose, si è scelto la via del commissariamento e delle elezioni anticipate poiché nonostante la corposa relazione consegnata non risultano allo stato attuale indagati per alcun reato.

PS: ovviamente conosciamo benissimo la condanna ancora non definitiva che pende su Marcello Dell’Utri per “concorso esterno in associazione mafiosa”, che riguarda “quei soggetti che, sebbene non facciano parte del sodalizio criminoso, forniscano, sia pure mediante un solo intervento, un contributo all’ente delittuoso tale da consentire all’associazione di mantenersi in vita, anche limitatamente ad un determinato settore, onde poter conseguire i propri scopi”. (Cass. Sezioni Unite Penali, 5 ottobre 1994). Ma oltre a ragionare per presunzione (ruolo che lasciamo ai campioni del giustizialismo ed ai “cretini di talento”), non si può fare, e quello che rimane sulla carta, quello che rimane agli effetti di legge, sono i fatti che corrispondono alla lotta senza tregua e alle leggi contro la criminalità organizzata, che altri non hanno fatto.


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