Appello contro il Paese di Repubblica e De Benedetti

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10 ottobre 2009 22 comments »
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16 imprenditori hanno sottoscritto un appello pubblico e durissimo contro il “Paese dei furbi”, identificato in quello che si riconosce in Repubblica e De Benedetti, nel loro modo di fare, di dire e di rapportarsi alla vita dell’Italia. Ne riportiamo di seguito il testo integrale, invitando tutti a meditare sulla realtà nascosta, negata ed artefatta creata da questa intellighenzia sinistra in nome della “libertà di stampa”. Il sottolineato è mio.

È alquanto singolare la storia di questo Paese dove spesso la capacità del fare, del costruire, dello sviluppare attività imprenditoriali e di essere portatore di valori positivi sconta l’invidia di chi, invece, ricerca aiuti e mercato protetto fregandosene dei «morti» che lascia alle spalle delle attività fallite, delle persone che hanno perso il lavoro, delle aziende finite, chiuse per sempre.
Questa è la vera diversità tra un imprenditore e un finanziere più portato a essere un abile profittatore di situazioni favorevoli a se stesso, grazie alla sponda politica e a un’etica quanto mai discutibile.
Ecco perché serve la copertura di un autorevole, anche se criticabile, quotidiano, ecco perché è importante partecipare agli aspetti istituzionali dell’associazionismo intervenendo e bacchettando i colleghi in nome dell’etica.
Ecco perché in più occasioni si è lanciato il tema dell’etica utilizzando le pagine di Repubblica.
Credo che molti abbiano la memoria corta; per questo vogliamo elencare alcuni passaggi della vita del sig. Carlo De Benedetti e delle sue azioni.
L’uscita dalla Fiat: un puro fatto di divergenza?
L’entrata e la velocissima e proficua uscita dal Banco Ambrosiano. L’acquisto della Sme, dichiarata prima non vendibile per poi permettere a De Benedetti di acquistarla investendo 150 miliardi su un totale di 450 e lasciando a Mediobanca e Imi i restanti 300. Qualche anno dopo, fatto lo spezzatino del gruppo, le varie società furono vendute sul mercato ricavandone 2000 miliardi di vecchie lire!
Bravo! Certamente bravissimo per sé, non per il Paese che si è ritrovato macerie lungo la strada.
Per non parlare della Olivetti, che non seppe affrontare il passo susseguente al passaggio dalla meccanica alla elettronica e dall’elettronica ai servizi; e questo anche perché la ricerca di un mercato protetto con garanzia di vendite dirette allo Stato ce la ricordiamo tutti; e quando si ha la testa lì, innovazione, ricerca e sviluppo non si fanno, costano troppo e si rischia.
I telex venduti quando non si utilizzavano più e come questa tante storie di commistione tra potere ed economia politicamente protetta.
Mentre all’estero chi si ricorda della magra fatta con le dichiarazioni di acquisto della Société Générale de Belgique?
E che dire del regalo fatto da Ciampi, presidente del Consiglio in scadenza di incarico di governo nel 1994, attraverso l’assegnazione della concessione a Omnitel? Dove sono tutte queste realtà oggi? Quante piccole imprese hanno finito di esistere, quando anche noi con le nostre orecchie sentivamo rassicurare i fornitori che sarebbero stati pagati per poi ritrovarsi pezzi di carta inutili a motivo dei fallimenti di chi poi li ha trascinati nel baratro?

Soggetti indifesi, tranquillizzati dal quotidiano che sbandierava la solidità e la capacità imprenditoriale.
Aspettiamo tutti con ansia per vedere come va la faccenda MC, noi crediamo di saperlo; grande plusvalenza per l’ingegnere e nulla per gli altri. Repetita iuvant, ma sempre a vantaggio dello stesso soggetto.
Non è stato l’unico a ricevere regali di Stato, ma sicuramente è tra coloro che non hanno poi sviluppato quelle idee imprenditoriali necessarie alla crescita.
Aiuti, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mobilità: tutte cose legittime utilizzate da molti spesso per rimettere in piedi situazioni di mercato difficile, poi rientrate nella norma.
Strumenti che hanno aiutato a superare momenti complicati, non a chiudere attività.
E ora si aspetta che il Superenalotto uscito del Tribunale di Milano obblighi alla chiusura di un gruppo importante per trasferire 750 milioni di euro e più nelle tasche del sig. De Benedetti così da permettergli di rafforzare la propria posizione nel campo dell’energia e della salute.
Avete mai visto una sentenza che esce di sabato e non dà che 48 ore di tempo per l’esecuzione; è questa una sentenza o piuttosto una coercizione che ricorda i bravi di manzoniana memoria?
Questa ci pare una ulteriore prova di quanto appena descritto: alcuni giudici utilizzano il loro potere per fini politici volendo ancora una volta delegittimare il mandato che il presidente del Consiglio ha avuto stravincendo le ultime elezioni.
Se qualcuno pensa che sia solo una casualità il suo record di processi subiti e di processi finiti sempre in nulla, noi invece crediamo che tutto ciò non possa essere casuale, e che, anzi, non possa nascere senza che ci sia, coperto e alle spalle, un obbiettivo ben preciso.
Eh no! Questa volta sono gli italiani a dire: «Non ci sto!».
La credibilità della magistratura è sotto le scarpe; il tema della responsabilità del giudice e del fatto che non paghi mai per i propri errori è un problema improcrastinabile. E senza entrare nel merito delle decisioni, è impellente la riforma della giustizia.
È vero che l’astio e l’invidia verso il presidente del Consiglio sono grandi, ma ci sembra che questa volta il limite sia stato superato.
A tutti coloro che lavorano nel gruppo Mondadori va la nostra stima e la nostra considerazione per il lavoro che hanno fatto e che fanno.
Grazie! Andiamo avanti, il Paese ha bisogno di lavoro e di fatti!

I FIRMATARI DELL’APPELLO

Marco Ambrosini, ingegnere (Como)
Dante Benini, architetto (Milano)
Lidia Cantini, commercialista (Firenze)
Andreino Cavazza, artigiano (Tremosine)
Carlo Daveri, imprenditore (Basilicata)
Ferruccio Cicogna, manager (Milano)
Marina Curti, imprenditrice (Milano)
Vito Curti, imprenditore (Milano)
Paola Fini, imprenditrice (Biella)
Gianberto Manera, imprenditore (Ivrea)
Raffaele Nurra, architetto (Varese)
Michele Perini, imprenditore (Milano)
Flavio Riva, imprenditore (Brescia)
Riccardo Santoro, imprenditore (Milano)
Giovanni Terzi, architetto (Milano)
Roberto Tronchetti Provera, imprenditore (Milano).

Il Governo “amico” degli evasori: in 2 giorni scoperti 2 miliardi di euro di evasione

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9 ottobre 2009 No comments »
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Il Governo amico degli evasori colpisce ancora: siccome ad un amico non si rifiuta mai un posto letto sicuro ed un pasto al dì, nel giro di 2 giorni sono stati scoperti 2 miliardi di euro di evasione.

7 ottobre – A Padova, 11 persone sono state arrestate e 37 denunciate dalla Guardia di Finanza veneta per aver evaso un miliardo di euro tramite un giro di società fasulle italiane e straniere. La GdF ha così smantellato una holding transnazionale.

8 ottobre – A Vicenza, scoperta dalla Guardia di Finanza una colossale evasione fiscale internazionale che vede coinvolte 128 imprese operanti nel settore della concia. Dall’inizio delle indagini, 21 gli imprenditori gia’ finiti in carcere per associazione a delinquere e ben 178 le persone denunciate.

Non contenti di tutto ciò, siccome gli amici bisogna sempre trattarli bene e riservare a loro un occhio di riguardo, nei primi otto mesi dell’anno le somme incassate a seguito delle verifiche realizzate dal 1° gennaio al 31 agosto 2009 ammontano a 2,8 miliardi, con un incremento del 47% rispetto al 2008 (1,9 miliardi). Da ricordare come a tal proposito l’anno 2008 si era poi chiuso con un incasso «pari a 6,9 miliardi di euro, l’8% in più rispetto al 2007» (Befera, Direttore dell’Agenzia delle Entrate). Di questi, 3,3 miliardi (+3%) sono arrivati dai ruoli e 3,6 miliardi (+13%) dai versamenti diretti.

Mentre sullo scudo fiscale terza edizione segnalo questo articolo del Sole24Ore, che almeno qualcosa ne capisce…

Intanto, continuano le adesioni all’Intesa tra Comuni ed Agenzia delle Entrate: ora i comuni potranno infatti segnalare telematicamente al Fisco soggetti e situazioni che evidenziano fatti rilevatori di capacità contributiva (ad esempio, possesso di beni di lusso in assenza di redditi dichiarati) ovvero in cui si manifestano possibili comportamenti evasivi, in particolare nel settore del commercio, delle libere professioni, dell’edilizia e delle residenze fittizie all’estero.

Come direbbe l’assessore Cangini, “fatti, non pugnette, e i fatti ci cosano”.

Il Governo “amico” dei mafiosi

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Secondo la vulgata dipietresca, se “è vero come è vero” che 2+2 fa 4, Berlusconi è un amico dei mafiosi. La sua discesa in campo coinciderebbe con un momento politico nel quale la mafia cercava un nuovo asset istituzionale per continuare le sue losche attività: peccato che quel Governo durò 6 mesi a causa di un processo inventato dalla procura di Napoli e poi ci furono 7 anni di governo di sinistra… Come dire, se la mafia ha provato a truccare le carte non aveva fatto i conti con il pool di Napoli e Romano Prodi, che sarebbero riusciti là dove avevano fallito Falcone, Borsellino e decine di magistrati antimafia della Sicilia e non solo… Un po’ come Veltroni con i comunisti per intenderci.

Sicuramente, la mafia non ha fatto bene i conti neanche successivamente: se andiamo a vedere gli ultimi provvedimenti infatti, Cosa Nostra ha fatto il Tafazzi di turno nel far eleggere Berlusconi (piuttosto complesso che la maggioranza di 17 milioni di persone e oltre siano portate da Cosa Nostra ma alla fantasia di Di Pietro e Travaglio non poniamo limiti), a prescindere ovviamente dal fatto che il resto della mafia (Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita) vive e opera in regioni rosse da illo tempore. Ad esempio, l’articolo 41bis, il carcere duro per i mafiosi, è stato fortemente inasprito: da 2 a 4 anni, meno aria, meno contatti, e carcere anche per il tentato favoreggiamento, e soprattutto spostamento nei carceri isolani. Sono state poi inasprite le norme per la confisca di beni e rese più veloci le operazioni di reimpiego: dall’insediamento del nuovo Governo hanno già trovato destinazione oltre 1 miliardo e mezzo di euro sequestrati ai criminali, in massima parte alle forze di polizia e a tutte quelle associazioni che lavorano per la giustizia e la tutela del territorio; la “confisca per equivalente” è stata estesa anche ai delitti di stampo mafioso. Il sequestro viene inoltre esteso anche agli eredi dei mafiosi. Sono stati aumentati i poteri in dote al Procuratore Nazionale Antimafia e quelli della DIA (Direzione Investigativa Antimafia).

Nel primo anno di Governo sono stati assicurati alle patrie galere quasi 3000 appartenenti alla criminalità organizzata nel suo complesso, di cui fino ad oggi 170 erano latitanti, 22 appartenenvano ai 100 più ricercati. Di oggi è la notizia che Santo La Causa, boss dei boss in quel di Catania, considerato uno dei 30 criminali più pericolosi d’Italia, è stato anch’egli sbattuto in gattabuia dal reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri; negli ultimi mesi altri signori appartenenti a questa lista, come Salvatore Miceli e Rosario De Stefano, hanno fatto la stessa fine. Senza dimenticare che l’11 aprile 2006, il giorno dell’arresto del capo dei capi Bernando Provenzano, era al Governo ancora e da 5 anni Silvio Berlusconi, cioè colui che “sospettatamente” sarebbe sceso in campo quando il primo diventava “il capo”.

Al contrario, le norme che abbiamo prima ricordato e che il capo della Polizia Antonio Manganelli ha qualificato come “auspici del giudice Falcone“, sono state bocciate in Parlamento sia dal PD che dall’IdV, che hanno votato NO il troncone relativo alla criminalità organizzata del ddl sulla sicurezza approvato nel luglio di quest’anno.

Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, legge 24 luglio 2008 n. 125.

Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, legge 15 luglio 2009 n. 94.

Insomma, questo Governo sta facendo un culo così alla criminalità organizzata eppure certi ambienti, che da mesi con il lanternino scrutano cosa c’è in mezzo alle gambe della D’Addario, continuano a ritenere che Berlusconi sia sceso in politica per creare un Governo paramafioso. Questo Governo fa i fatti, gli altri fanno le chiacchere.

Aggiornamento: alcuni dati segnalati dal Ministro dell’Interno Maroni. Il governo ha sottratto alla Mafia circa 5,4 miliardi di euro, dirottando le somme confiscate in un fondo che ha ora una disponibilità di 676 milioni che servirà a finanziare le forze dell’ordine. “Ogni giorno sono stati arrestati mediamente 8 mafiosi – ha affermato il ministro dell’Interno -. Non ci sono precedenti di un governo che nei primi 15 mesi ha adottato così tante misure contro la mafia e così efficaci“. Maroni ha detto inoltre che dall’inizio dell’azione di governo sono stati sciolti “12 consigli comunali per infiltrazione mafiose rispetto agli otto sciolti nello stesso periodo del governo precedente. Sono risultati che non hanno precedenti è una stagione straordinaria“. Per quanto riguarda il Comune di Fondi (guidato da una giunta di centrodestra), attenzionato dalle forze dell’ordine per possibili infiltrazioni mafiose, si è scelto la via del commissariamento e delle elezioni anticipate poiché nonostante la corposa relazione consegnata non risultano allo stato attuale indagati per alcun reato.

PS: ovviamente conosciamo benissimo la condanna ancora non definitiva che pende su Marcello Dell’Utri per “concorso esterno in associazione mafiosa”, che riguarda “quei soggetti che, sebbene non facciano parte del sodalizio criminoso, forniscano, sia pure mediante un solo intervento, un contributo all’ente delittuoso tale da consentire all’associazione di mantenersi in vita, anche limitatamente ad un determinato settore, onde poter conseguire i propri scopi”. (Cass. Sezioni Unite Penali, 5 ottobre 1994). Ma oltre a ragionare per presunzione (ruolo che lasciamo ai campioni del giustizialismo ed ai “cretini di talento”), non si può fare, e quello che rimane sulla carta, quello che rimane agli effetti di legge, sono i fatti che corrispondono alla lotta senza tregua e alle leggi contro la criminalità organizzata, che altri non hanno fatto.

Nervi saldi, sangue freddo e prua a tutta dritta

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8 ottobre 2009 No comments »
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Che su Repubblica possa venir pubblicato un editoriale in cui il Lodo Alfano venga indicato come l’incipit di una scalata modello Hitler, ci sta. Che su quello stesso giornale  ancora una volta si definiscano gli elettori di centrodestra come una massa di lobotomizzati, di “mangiatori di erba televisiva”, pure ci sta. Che a scrivere tutto ciò sia un giurista che nel 2002 definì Berlusconi con il termine “Caimano” per paragonarlo a Mussolini, è quasi ovvio. In un giornale di satira e di barzellette dove l’informazione è stata mandata in esilio da tempo, è quasi lapalissiano che accadano cose del genere: ed è il motivo principale per cui quel giornale precipita nel volume di vendite.

Secondo quanto afferma Il Giornale un giudice costituzionalista avrebbe affermato che la Corte Costituzionale pende a sinistra. Anna Finocchiaro si è compiaciuta del fatto che la Consulta abbia accolto gli stessi rilievi mossi dal suo partito contro il Lodo Alfano: la decisione è venuta a maggioranza e senza leggere le motivazioni ogni ragionamento è un pour parler, sebbene la bocciatura era ampiamente prevista (magari non ex-art. 138).

Le reazioni sono di segno divergente: se i “cretini di talento” dell’IdV hanno subito fatto tintinnare le manette chiedendo dimissioni immediate del Governo, da parte della opposizione parlamentare (PD e UDC) si sono per una volta tanto registrati toni pacati, sul filo ” accetti la sentenza e vada avanti”. Nessuna presa forte di posizione, nessun utilizzo mediatico della sentenza, ma la scelta (evidentemente concordata) di un profilo basso. Da parte del centrodestra invece si è registrato un tentativo di alzare i toni: certi del proprio operato, soprattutto il Ministro Alfano è rimasto molto sorpreso che la bocciatura fosse accompagnata appunto “ex-art. 138″, cosa che in tutta evidenza ha sorpreso perfino Napolitano, che aveva firmato proprio in assenza di quel rilievo nella sentenza del 2004. È da stolti chiudere gli occhi di fronte al tentativo messo in piedi da certa stampa di screditare questo Governo e questo Paese a livello internazionale, con inchieste farlocche e taroccate, manifestazioni farsa, appelli indecenti e discorsi da neuro in quel del Parlamento UE: magari ancora non si debbono combattere le BR, quindi parole come “golpe” o “disegno eversivo” vanno usate ma non nel senso che riporta alla memoria quanto ad es. accadeva in Argentina tempo fa. Ma che la maggioranza sia in qualche modo “autorizzata” a sentirsi sotto assedio può starci. Che Berlusconi abbia un momento di scarico adrenalinico è più che comprensibile: una sentenza così importante (negativa) che viene dopo 15 anni di processi (l’uomo privato e politico più indagato nella storia d’Italia dai tempi del solco romuleo) e all’indomani di un’ammenda alla sua Fininvest di 750 milioni di euro, non poteva che scatenare il solito profluvio contro la magistratura rossa, i programmi condotti da gente di sinistra e la maggioranza dei quotidiani guidati da gente sinistra. Un messaggio in primis rivolto al suo elettorato, il solito cachet per indicare a tutti che non c’è niente di nuovo sotto il sole e che dunque si va avanti esattamente come prima. Personalmente non mi sono piaciute però le parole espresse contro il Presidente della Repubblica, che durante il suo mandato ha dimostrato di essere di molto superiore ad uno Scalfaro qualsiasi: non ho capito perché si sarebbe sentito preso in giro (la Corte Costituzionale non dipende dalla Presidenza della Repubblica ed anche se il Presidente nomina 5 membri ciò non significa che ne possa indirizzare le decisioni) e ancor meno ho capito cosa c’entri il riferimento all’area politica da cui Napolitano proviene. Soprattutto visto che il Presidente non ha mai fatto ostruzione contro le leggi di questo Governo anche quando le riteneva tirate per i capelli (si leggano a tal proposito i suoi richiami contro un uso eccessivo della decretazione d’urgenza), non ha avuto problemi a firmare il Lodo Alfano e negli ultimi tempi ha richiamato tutti ad avere un senso patrio superiore, con un non troppo velato riferimento a certe azioni dell’opposizione e soprattutto di Di Pietro, con il quale è ai ferri corti.

Ma il momento dello scoramento post sconfitta è già passato: come quando si perde un derby 6-0, la botta è forte ma si deve andare avanti, lavorando più di prima. Ora più che mai è necessario mantenere il controllo e puntare la nave a tutta dritta. Il mondo intero sta pian piano uscendo da una crisi economica di proporzioni immani, ma la stessa è ancora tra noi, quindi urgono continue soluzioni correttive e assestamenti in corso d’opera, soprattutto a favore dei lavoratori e delle PMI che sono il vero cuore pulsante di questo Paese. C’è poi ancora da affrontare il problema del terremoto in Abruzzo, c’è da mettere mano al dissesto territoriale affrontando di petto il nodo di Messina ma dando poi avvio ad un intervento su larga scala di protezione del territorio, c’è da far crescere il turismo ed il movimento dei Beni Culturali che possono dare molti punti di PIL, ci sono da affrontare i problemi della sperequazione del Paese attraverso il federalismo fiscale, bisogna dare avvio alla cancellazione degli enti inutili (già partita, ma il discorso sulle Province ancora non è cominciato), bisogna elevare il livello infrastrutturale del Paese, c’è una riforma universitaria da affrontare con grande forza ed un comparto dell’istruzione che va sostenuto e rinnovato con grande vigore, il tutto in un periodo di crisi economica con dunque una scarsezza di fondi a disposizione: ma il tempo è tiranno e non si possono aspettare tempi migliori affrontando solo un caso alla volta. C’è davvero tanto lavoro da fare in questo Paese disastrato, in vista del banco di prova ultimo e decisivo delle regionali del 2010, prima delle politiche del 2013 (non ci saranno infatti elezioni intermedie di così ampio respiro): vincere quelle o confermare il livello attuale dell’elettorato significa dare un segnale forte che i cittadini sono dalla parte del Governo del fare, che mantiene le promesse date, non delle chiacchiere e delle barzellette. Berlusconi dimostri di che pasta è fatto (come ha annunciato) nel solco delle cose buone fatte fino ad ora e non ci saranno Nicolette Gandus che possano tenere. Se invece non si farà e si perderà tempo ad affrontare i “mulini” che di volta in volta si parano avanti, si corre davvero il rischio di perdere la rotta e a quel punto arrivare in porto sani e salvi diventerebbe una impresa che il Paese allo stato attuale non può permettersi.

Il Lodo Alfano è incostituzionale

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7 ottobre 2009 5 comments »
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I 15 giudici della Corte Costituzionale, chiamati dai PM del pool di Milano a decidere sulla costituzionalità del Lodo Alfano, hanno a maggioranza bocciato senza appello detta legge. Infatti, richiamando gli articoli 3 e 138 della Costituzione, la legge è di fatto cancellata dall’ordinamento giudiziario italiano. Tra le altre possibilità vi era anche la bocciatura parziale del Lodo, che a quel punto avrebbe potuto essere corretto tramite una ulteriore legge ordinaria. La Consulta ha invece stabilito che una modifica del genere va praticata a mezzo di legge costituzionale, che significa doppio passaggio tra le due Camere del Parlamento, votazione a maggioranza qualificata e referendum popolare.

La decisione era ampiamente attesa, sebbene il cauto ottimismo della difesa negli ultimi giorni lasciasse uno spiraglio per l’ipotesi della parziale incostituzionalità.

È di tutta evidenza a questo punto che tale legge sia il risultato di un errore tecnico, nonostante fossero stati accolti i rilievi della Consulta sul Lodo Schifani del 2004. È ancora evidente che la tipologia e l’elevatezza della Corte Costituzionale non possono far gridare al complotto eversivo come si trattasse di semplici PM politicizzati, come ha in qualche modo lasciato intendere Umberto Bossi. Allo stato attuale, diventa ancora più stringente e necessario tornare a governare il Paese con ancora più fatti di prima, per dimostrare alle prossime elezioni regionali del 2010 quanto sia benvoluto questo Governo dal popolo indipendentemente dagli strascichi giudiziari del Premier (che c’erano anche prima e di cui il popolo se ne è fregato pur di cacciare quegli incompetenti della sinistra), come è stato fino ad ora.

Quando verrà pubblicata la sentenza della Corte torneremo ad analizzare più compiutamente la decisione, soprattutto per capire come mai l’attuale Presidente della Corte Costituzionale ha cambiato idea rispetto a quanto venne deciso dalla sentenza della Consulta del 2004, di cui egli era relatore, che non ritenne di stabilire che una decisione del genere dovesse essere presa modificando la Costituzione.


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