Archive for the ‘Politica’ Category

La giustizia è una piaga sociale dell’Italia, non di Berlusconi

novembre 13th, 2009
No Gravatar

Quando in Italia si parla di giustizia, il nome di Silvio Berlusconi viene fuori come fosse il fungo che spunta dopo la pioggia. Il binomio è oramai talmente stretto che manca poco verrà codificato in un dizionario: “giustizia, contrario di Silvio Berlusconi”. Aver vissuto questi ultimi 15 anni in Italia ha prodotto il seguente assunto: la giustizia è intoccabile perché se la tocchi favorisci Silvio Berlusconi. Io mi sono letto e riletto più volte la Costituzione per sapere se una legge, prima di essere approvata, debba essere passata al vaglio della lente che decide se è utile o no al Cavaliere, senza trovare nulla a tal proposito, eppure in Italia è così. Per di più, siccome la casta dei magistrati è diventata peggiore della casta degli arbitri di calcio, chiunque provi a mettere un po’ di ordine viene puntualmente indagato perfino nelle sue mutande, come successo a Mastella e Castelli, che dopo le loro proposte di riforma della giustizia sono finiti nei fascicoli di mezze procure italiane.

Per di più, dopo l’eliminazione dell’immunità parlamentare, a dimostrazione di come i giustizialisti a furor di popolo possano sfasciare un Paese, 2 governi sono caduti per inchieste infondate e basate sul nulla: il primo governo Berlusconi nel 1994 ed il secondo governo Prodi nel 2008. Berlusconi poi è stato indagato in maniera così alacre che se lo stesso olio di gomito fosse stato messo nell’ordinaria amministrazione della giustizia l’Italia sarebbe un Paese molto più pulito.

Eppure, ancora l’altra sera mi sono dovuto sorbire sul primo canale nazionale Luca Palamara, presidente dell’ANM: io chiedo solo una cosa, che Palamara si presenti in televisione e chieda scusa dello schifo di giustizia di questo Paese. È inaccettabile che ogni cosa che non funziona si imputi la colpa alla politica ergo a Berlusconi: è un giochetto che non funziona, infatti oramai queste argomentazioni da un orecchio entrano e dall’altro escono. Vespa l’altra sera ha ricordato come per non far finire in prescrizione Craxi si usò perfino il fax per trasmettere gli altri, onde evitare i ritardi delle buste postali; aggiungo io che per non far finire in prescrizione Berlusconi gli si è cambiato il capo d’accusa in corso d’opera; al contempo, il caso del signor De Benedetti è finito tranquillamente sul binario morto dei processi che finiscono per prescrizione. Subito Palamara si è sentito indignato: “Dott. Vespa mi vorrebbe dire che i magistrati stabiliscono come condurre le indagini in base al nome dell’imputato”? Sig. Palamara, ma lei pensa che noi siamo scemi che non lo capiamo da soli come funzionano certe cose? Ieri da Santoro il solito Travaglio ha chiesto a Belpietro: “Scusi ma come è possibile che se i magistrati napoletani arrestano i mafiosi sono vostri amici, se indagano Cosentino sono beceri comunisti?”. Lo dico io a TorqueMarco Travaglio: perché esistono 10 giudici leoni che combattono la mafia e 90 giudici fannulloni che pensano solo a finire sui giornali. Parola del PG Vincenzo Galgano, che definisce questi magistrati fanatici. Si moltiplicano sempre di più questo tipo di accuse: dal magistrato che si fa firmare un certificato medico di invalidità per andarsene a regatare in mare, al magistrato che spiega i trucchi su come evitare che una sentenza venga impugnata (basta riempire di fogli il faldone), ai magistrati che confessano di “militare”, e così via seguitando. E tanti saluti alle leggi ed alla Corte Costituzionale che ha deciso che il magistrato non deve solo essere imparziale nelle sue funzioni, deve anche apparire tale: quanti magistrati che indagano Berlusconi, i suoi uomini e più in generale la politica appaiono 100% o almeno 99% imparaziali?

Poi il colmo dei colmi: la giustizia in Italia non funziona perché il governo taglia i fondi. La realtà della malagiustizia italiana è rappresentata da questi dati, che dimostrano il degrado dell’amministrazione della giustizia in Italia, che dimostrano quanto sia diventata una piaga sociale. In Italia, anche a causa di errori tecnici e di distrazioni, ogni anno 200.000 processi finiscono per prescrizione, dall’estero non investono nel Bel Paese perché non solo non vi è certezza della pena ma non vi è proprio certezza che il processo si faccia, visti i tempi biblici di quanto dura e per i quali il nostro Stato si trova spesso a pagare multe della Corte Europea dei Diritti Umani. Quei dati sono la dimostrazione dello sperpero e del mal costume che avvolge l’italiota medio nell’amministrazione della risorsa pubblica: in Italia si spende come e più di altri Paesi, eppure si è anni luce dietro gli stessi.

Detto questo, mi si impone una riflessione su alcuni recenti accadimenti: il ddl della riforma del processo penale, che costringe entro i 6 anni (solo per gli incensurati e solo per alcune tipologie di reato) il completamento del processo, in particolare 2+2+2 nei tre gradi di giudizio, ha un non so che di non proprio convincente, in particolare per quanto riguarda i possibili rilievi di incostituzionalità che potrebbero essere sollevati. Nel suo percorso parlamentare andrà certamente modificato: non me ne può fregar di meno se questa legge avvantaggia Berlusconi, solo e soltanto a patto che avvantaggi tutti i cittadini. Bisognerà tornare su questo argomento. Il secondo aspetto riguarda la vicenda Cosentino: il sottosegretario all’economia e possibile futuro governatore della Campania si trova al centro di indagini per concorso esterno in associazione mafiosa, accusa elaborata a partire da dichiarazione di alcuni soliti pentiti che diventano tali solo quando vengono arrestati. I fatti risalirebbero addirittura alla prima metà degli anni ‘90 del XX secolo, o per meglio dire non si sa esattamente a quando risalgano, visto che la memoria del pentito è alquanto ballerina, giacché cambia la sua dichiarazione ogni volta che gli viene fatta notare una incongruenza. Nonostante questo per il PM risulta vangelo, e quando il suo partito non si decide a rimuovere la sua candidatura, tanghete arriva bell’è pronta una richiesta di arresto preventiva, in attesa di accertare se questa presunta collusione con la camorra sia ancora in corso.

Personalmente ho profonda paura di un Paese in mano alla magistratura, nelle cui file si celano personaggi deviati e fanatici che sentono il dovere di fare il bello ed il cattivo tempo della politica, per cui non è più il popolo ma sono loro a scegliere quanto deve durare un governo e chi deve essere candidato alle elezioni. Detto questo, un ragionamento sulla posizione di Cosentino andrebbe indubbiamente condotto, così come la vera riforma della giustizia sarebbe questa: d’ora in avanti, qualunque magistrato di ogni ordine e grado che commette errori, verrà declassato, avrà lo stipendio decurtato fino alla radiazione totale dai pubblici uffici, con crescente grado di punizione. Per i parlamentari si reintroduce l’immunità, se si vuole copia-incollata dalla norma attualmente vigente nel Parlamento Europeo e votata anche da quella sinistra (come Santorescu e compagnia bella) che in Italia al solo sentirne parlare si straccia le vesti come i sacerdoti davanti a Gesù: ma al tempo stesso un bel regolamento per cui se tu vuoi entrare in politica devi dire a me cittadino cosa hai fatto nella vita, quali sono le tue frequentazioni abituali, qual’è il tuo livello culturale (una sorta di questionario come quello vigente negli USA), e così via seguitando. Si riorganizzi anche la distribuzione territoriale dei tribunali per recuperare ulteriori risorse, ma si stabilisca anche che se dentro un tribunale i fondi vengono spesi male io le mani te le taglio. E solo di fronte ad un codice di questo tipo che regoli l’attività del magistrato sono pronto a sostenere il principio per cui non solo chi è condannato, ma anche chi è indagato non ha l’accesso a cariche pubbliche: una norma del genere, tanto cara a Di Pietro, e che io estenderei almeno ai parenti di primo grado, se venisse approvata prima di tutto ciò rischierebbe di diventare un vulnus terribile per la democrazia, perché si legalizzerebbe l’azione fanatica di alcuni magistrati.

Il problema è che ci troviamo di fronte a due caste, che si pestano i piedi a vicenda ma che stanno bene attente a non pestarseli al loro interno. L’Italia è un Paese che va brutalmente picconato: non è la civiltà a dire che un impiegato pubblico deve usare cortesia verso i cittadini, bisogna imporlo per legge. Allora, imponiamo per legge quanto detto sopra, si vedrà che non ci sarà bisogno del processo breve (e neanche del Lodo Alfano) e soprattutto la giustizia smetterà di essere una piaga sociale di questo Paese.

EDIT 14/11:2009: segnalo questa intro dell’editoriale di Sergio Romano sul Corriere, che fotografa bene l’attuale situazione della politica italiana, a rischio naufragio in mare aperto.

Se fosse possibile scegliere tra la riforma della giustizia e una delle tante riforme di cui il Paese ha bi­sogno (pensioni, sistema fiscale, educazione, funzione pubblica) non avrei alcun dubbio. Sceglierei senza esi­tare la riforma della giustizia. Le cause civili sono interminabili e la durata dei procedimenti sta procurando danni irre­parabili, tra l’altro, all’economia nazio­nale. L’obbligatorietà dell’azione penale è l’alibi che copre la di­screzionalità dei magistra­ti inquirenti. Molti procu­ratori hanno ambizioni pubbliche che stravolgo­no la loro funzione origi­nale. Le indagini hanno talora un sapore politico o un senso dello spettaco­lo che nuoce alla loro cre­dibilità. Il Consiglio supe­riore è un parlamento in cui sono rappresentate correnti ideologiche. Un organo sindacale, l’Asso­ciazione nazionale magi­strati, agisce come una lobby e cerca di condizio­nare la decisione delle Ca­mere. Ripeto: se l’Italia vuole rimettere ordine tra i poteri dello Stato e restituire ai cittadini la fi­ducia nelle istituzioni, occorre partire dalla riforma della giustizia. Molti dei voti dati al centro-destra sono dovuti al­la sua promessa di agire su un terreno in cui i governi di centro-sinistra sono stati esitanti e, alla fine, carenti.

L’Italia positiva ed in espansione, alla faccia dei corvi di sinistra

novembre 6th, 2009
No Gravatar

Da quando è scoppiata la crisi economica più dura del secondo dopoguerra, la sinistra italiana è diventata ultras delle aziende che falliscono e dei lavoratori che persono il posto di lavoro. Con le bandiere rosse al vento, ha fatto un tifo sfrenato affinché tutto andasse male, così da poter poi portare il conto del fallimento del governo Berlusconi. Eppure, loro erano stati gli unici, nel 2008 con Uolter Veltrons, a presentarsi agli elettori parlando della sinistra come del nuovo miracolo italiano. Al contrario, la coalizione di centrodestra si è presentata agli elettori con chiari messaggi di rigore e di controllo ferreo della spesa perché era alle porte un imminente periodo di vacche scheletriche: è stato premiato perché dalla sua aveva la lungimiranza di un ministro, Tremonti, che aveva letto alla perfezione lo stato della finanza mondiale con largo anticipo rispetto a soloni e parrucconi che imperversavano e pontificavano sull’economia.

Per oltre un anno, la sinistra del miracolo si è trasformata nella sinistra della crisi: ha accusato il governo delle peggiori nefandezze, lo ha accusato di essere cronicamente incapace di affrontare la situazione e ogni giorno urlando alla crisi ha ricordato che l’Italia con il centrodestra sarebbe uscito dalla crisi con le ossa rotte. È vero, è stato fatto quello si poteva fare ma non è ancora abbastanza: la social card è un inizio, che potrà diventare strumento strutturale, ma dovrebbe dare di più; gli ammortizzatori sociali ci sono, ma lo strumento si è rivelato vecchio e raggiungere la più vasta platea possibile di lavoratori in difficoltà si è rivelato assai complicato per non dire impossibile; le scelte sui posti di lavoro hanno contribuito fortemente ad evitare il tracollo, ma ciò non ha impedito che centinaia di migliaia di lavoratori si ritrovassero senza stipendio; così via seguitando. La differenza con la sinistra è che il centrodestra la crisi l’ha letta nel miglior modo possibile, puntando soprattutto sui valori strutturali del Paese: non è mica colpa del Governo se le banche non aprono le borse del denaro, essendo istituti privati non le si possono mica obbligare! I numeri sono chiari: la crescita della disoccupazione è contenuta e nettamente inferiore a quella degli altri Paesi industrializzati; il tasso di disoccupazione è ancora molto basso, inferiore alla media europea; non c’è una caduta libera del PIL, che anzi si conferma sopra la media europea. Il confronto con Paesi come USA, Inghilterra, Francia e Spagna è impietosamente a nostro favore: addirittura abbiamo scalato la classifica dei Paesi più ricchi, scavalcando proprio i soloni britannici che tanto si sono divertiti in passato a sputare sentenze contro l’Italia.

È di oggi la notizia che non solo l’OCSE considera l’Italia un Paese in espansione con la miglior crescita annua (+10,8%), ma anche che secondo l’ISTAT la percezione che le famiglie hanno della loro situazione economica sta migliorando. Inoltre, non infrequentemente vengono riviste stime al rialzo per il Bel Paese.

Questi dati cosa significano? Sono merito di Bersani e di Franceschini? O magari di Ferrero ed Epifani? Ma i numeri non sono fatti per sedersi sugli allori: nonostante la crisi si sono affrontate con successo gravi emergenze nazionali (Napoli, Abruzzo, Messina), è aumentato il contrasto alla mafia tramite leggi più aggressive e maggiori operazioni positivamente concluse dalla polizia, è aumentato il contrasto all’evasione fiscale anche con l’approvazione di leggi internazionalmente concertate per “stringere d’assedio” i paradisi fiscali, è migliorata l’efficienza della pubblica amministrazione, si è messo mano al contratto di lavoro con l’approvazione di tutti i sindacati tranne il solito, ma molto va ancora fatto: si deve risolvere una volta per tutte la questione dello sviluppo del Mezzogiorno, vero tallone d’Achille del Paese, e vincere la guerra alle mafie (è quasi pronto il piano di Maroni); si devono rilanciare al più presto le grandi opere infrastrutturali del Paese (il Cipe ha già dato il via libera ad opere per 8,8 miliardi); si deve riformare quanto prima il sistema scolastico a tutti i livelli impiantando finalmente il concetto di meritocrazia e di lavoro, per cui io ti dò i soldi se sei serio e produci, non se assumi parenti ed amici (la riforma universitaria è in cantiere).

Questa è l’Italia in espansione, alla faccia dei corvi di sinistra.

EDIT 13/11/2009: oltre a tutto quello che abbiamo precedentemente espresso, è di oggi la notizia che il PIL italiano è tornato a crescere: nell’ultimo trimestre si registra un +0,6%.

La democrazia della P38

ottobre 15th, 2009
No Gravatar

Una volta, tanto tempo fa, un signore disse: «Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo». Come tutti dovrebbero sapere, questa frase non è di Voltaire ma fa parte di un compendio di aforismi e viene attribuita all’autore in quanto simbolo dell’essenza dell’Illuminismo. Sia come sia, è un piccolo compendio di democrazia che ancora oggi troppo spesso i paladini della libertà di stampa propria e della libertà di calunnia ma solo agli altri dimenticano nel cassetto. Così ti ritrovi un bel giorno in un Paese nel quale un giornale fa appelli pubblici contro l’uso come oggetto del corpo femminile (salvo avvantaggiarsi dello stesso corpo per incassare i soldi della pubblicità), nel quale tutti si indignano inorriditi se il Presidente del Consiglio si rivolge ad una parlamentare dell’opposizione che borbotta e disturba mentre lui parla ricordando che è più bella che intelligente (avesse mentito avrei ancora ancora capito!), nel quale si fanno manifestazioni di piazza per la libertà di espressione: dicevo ti ritrovi un bel giorno in un Paese in cui non solo migliaia di persone che si riconoscono in quanto appena detto possono scrivere pubblicamente che Berlusconi deve morire (e non c’è nessuna citazione cinematografica in tal caso), ma nel quale a sperare in ciò è addirittura un dirigente di buon livello di un partito che si propone come maggioranza di governo. Non stiamo parlando di un Che Guevara della bassa, non stiamo parlando di un ubriaco lungo il molo di Genova, non stiamo parlando di un militante dei centri sociali con la tessera del PCI, stiamo parlando di qualcuno che un giorno potrebbe sedere in Parlamento e perché no, diventare sottosegretario e financo Ministro.

E cosa è successo? Si dice che Franceschini sia misteriosamente apparso a Botteghe Oscure predicando maggiore sobrietà, Bersani si sarebbe trasfigurato per ammonire tutti quanti al rispetto delle opinioni altrui, Marino mentre faceva il “fuma fuma” con la cannabis che si coltiva in casa sarebbe trasceso in estasi per annunziare la buona novella della rinnovata pax sociale. Si dice appunto: la realtà è che non è successo un bel nulla. Tutto normale, tutto tranquillo, nessuna presa di posizione ufficiale da parte del partito e dei più attenti uomini paladini della democrazia. Si dirà: si è dimesso. Insomma abbiamo un assessore che si scopa le escort per truccare gli appalti della sanità, abbiamo un dirigente che chiede pubblicamente (non mi si dica che Facebook è privato!) che Berlusconi venga ammazzato, ma siccome entrambi si sono dimessi tutto passa in cavalleria. Anzi, siccome si sono dimessi hanno dimostrato senso delle istituzioni, cosa che chi non si dimette non dimostra! “Senso” un piffero! Chi si dimette è chi fa qualcosa di cui si deve vergognare… Da troppi mesi oramai è in circolazione un virus difficile da debellare, quello di chi fomenta lo scontro sociale, di chi si augura scontri di piazza, di chi si augura la ribellione semiarmata, e non capisce che in un Paese come l’Italia che vive da 60 anni di opposti estremismi c’è sempre qualcuno più scemo degli altri che poi certe cose le fa sul serio. Ricordate quando Berlusconi passeggiando per Piazza di Spagna ricevette un trepiedi in testa? Ricordate quando a forza di teorizzare l’emancipazione operaia dal padrone si finì negli anni di piombo delle Brigate Rosse (che un lungimirante come l’ex fascista razzista Giorgio Bocca non esitò a definire inizialmente come il rigurgito delle camicie nere!)? Ci siamo dimenticati che ancora oggi ci sono non solo le BR ridotte fortunatamente abbastanza con le pezze al sedere, ma anche gruppi di collettivi e centri sociali che scendono in piazza armati in barba alle leggi per pestarsi con la polizia e scrivere sui muri che i soldati italiani sono mercenari e più ne crepano meglio è? A forza di dire che tutto va bene, che non si dobbiamo preoccupare, che Al Quaeda è lontana, ci siamo ritrovati un normale cittadino che all’improvviso infila nella borsa 4Kg di esplosivo e va a farsi saltare: quanti mitomani isolati esistono in Italia pronti a dar seguito ai deliri nazicomunisti di certi loschi figuri? Perché poi alla fine, è bene che si sappia, i camorristi con la pistola in mano sono gli iscritti al PD che uccidono un altro iscritto al PD, e chissà mai qualcuno un giorno non li emuli in altro modo…

Nisba: invece di condannare duramente, invece di dissociarsi totalmente, invece di esprimere profondo sdegno, tutti hanno perso tempo a cercare giustificazioni: ma Facebook è privato, ma era uno “stato” scritto lì per lì, ma in fin dei conti è la goliardata di un esponente politico che si è sempre contraddistinto per moderatezza. Miei cojons, e se non era moderato? Assoldava la legione straniera? Chi lo deve mettere un punto di stop fermo e definitivo a questa escalation verso il ritorno alla “democrazia della P38″?

Per usare una espressione di LeggenDario, Dio solo sa cosa sarebbe successo in Italia se invece di un dirigente del PD ci fosse stato un dirigente del PdL e se invece del nome di Berlusconi ci fosse stato quello che so, di Bersani (perché poi a sinistra non c’è un vero leader, quindi non sai manco a chi devi sparare per ottenere un qualche risultato!). Meglio non pensarci, ma una riflessione da parte di chi sostiene questa gente sarebbe gradita…

EDIT: aggiornamento 17/10/2009: come facilmente prevedibile, siccome la mamma dei cretini è sempre incinta, ecco puntuale spuntare fuori un diktat delle Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente, che minacciano una rivoluzione armata stile 8 settembre 1943 se questo Governo non consegnerà il Paese nelle mani della sinistra dimettendosi. Ogni altro commento lo lasciamo alla Digos, già informata dal destinatario della missiva, il direttore de Il Riformista, Antonio Polito. L’ultimatum per altro sarebbe anche scaduto.

Scudo fiscale: la circolare dell’ADE e quella del Ministero

ottobre 13th, 2009
No Gravatar

Che l’Agenzia Delle Entrate abbia un acronimo che riporta alla mente luoghi bui e tutt’altro raccomandabili come era l’oltretomba immaginato dagli autori classici, sembra una casualità ma a pensarci bene pare proprio “azzeccato”. :D

Sia come sia, la stessa Agenzia qualche giorno fa ha rilasciato la circolare n. 43/E per descrivere le modalità di adesione allo scudo fiscale, cioè per le procedure di emersione.

L’emersione e’ ammessa non solo nel caso di possesso diretto delle attivita’ da parte del contribuente, ma anche se le attivita’ sono intestate a fiduciarie o possedute per il tramite di interposta persona, come nel caso dei trust. Possibilita’ di accedere allo scudo anche per le Cfc, con i relativi effetti che si producono in capo al socio persona fisica che ne detiene il controllo. Tra le novita’, anche il divieto di utilizzare lo scudo nei confronti di societa’ di capitali, nel caso in cui il contribuente che accede alla regolarizzazione ne sia il dominus. Questi sono i 36 Paesi nella lista dai quali sarà possibile regolarizzare: Australia, Austria, Belgio, Bulgaria, Canada, Cipro, Corea del Sud, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Islanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Turchia e Ungheria. Per tutti gli altri, Svizzera, San Marino e Principato di Monaco compresi, vi è solo l’obbligo di rimpatrio. Gli eredi che presentano la dichiarazione riservata, si legge ancora nella circolare, godono della preclusione degli accertamenti tributari relativi ai redditi del defunto. Tuttavia, in caso di rimpatrio, le attivita’ non godono della riservatezza in capo agli eredi. Tra i beni che potranno essere regolarizzati con lo scudo fiscale figurano infatti anche investimenti di natura non finanziaria come, ad esempio, yacht, opere d’arte, oggetti preziosi e immobili, purche’ detenuti da prima del 31 dicembre 2008 in un paese che garantisca un effettivo scambio di informazioni fiscali.

Fonte

Testo integrale della circolare 43/E

EDIT: aggiornamento del 13/10/2009: grazie alla segnalazione del buon Camelot, segnalo che il Ministero del Tesoro ha emesso una circolare sull’operatività connessa con lo scudo fiscale. Tale testo fa piazza pulita delle bugie e delle menzogne della sinistra, compreso il teatrino con coppola e sigaro messo in piedi da Di Pietro. Punto, questione chiusa e buffoni per l’ennesima volta smascherati.

Testo integrale della circolare del MdT

Appello contro il Paese di Repubblica e De Benedetti

ottobre 10th, 2009
No Gravatar

16 imprenditori hanno sottoscritto un appello pubblico e durissimo contro il “Paese dei furbi”, identificato in quello che si riconosce in Repubblica e De Benedetti, nel loro modo di fare, di dire e di rapportarsi alla vita dell’Italia. Ne riportiamo di seguito il testo integrale, invitando tutti a meditare sulla realtà nascosta, negata ed artefatta creata da questa intellighenzia sinistra in nome della “libertà di stampa”. Il sottolineato è mio.

È alquanto singolare la storia di questo Paese dove spesso la capacità del fare, del costruire, dello sviluppare attività imprenditoriali e di essere portatore di valori positivi sconta l’invidia di chi, invece, ricerca aiuti e mercato protetto fregandosene dei «morti» che lascia alle spalle delle attività fallite, delle persone che hanno perso il lavoro, delle aziende finite, chiuse per sempre.
Questa è la vera diversità tra un imprenditore e un finanziere più portato a essere un abile profittatore di situazioni favorevoli a se stesso, grazie alla sponda politica e a un’etica quanto mai discutibile.
Ecco perché serve la copertura di un autorevole, anche se criticabile, quotidiano, ecco perché è importante partecipare agli aspetti istituzionali dell’associazionismo intervenendo e bacchettando i colleghi in nome dell’etica.
Ecco perché in più occasioni si è lanciato il tema dell’etica utilizzando le pagine di Repubblica.
Credo che molti abbiano la memoria corta; per questo vogliamo elencare alcuni passaggi della vita del sig. Carlo De Benedetti e delle sue azioni.
L’uscita dalla Fiat: un puro fatto di divergenza?
L’entrata e la velocissima e proficua uscita dal Banco Ambrosiano. L’acquisto della Sme, dichiarata prima non vendibile per poi permettere a De Benedetti di acquistarla investendo 150 miliardi su un totale di 450 e lasciando a Mediobanca e Imi i restanti 300. Qualche anno dopo, fatto lo spezzatino del gruppo, le varie società furono vendute sul mercato ricavandone 2000 miliardi di vecchie lire!
Bravo! Certamente bravissimo per sé, non per il Paese che si è ritrovato macerie lungo la strada.
Per non parlare della Olivetti, che non seppe affrontare il passo susseguente al passaggio dalla meccanica alla elettronica e dall’elettronica ai servizi; e questo anche perché la ricerca di un mercato protetto con garanzia di vendite dirette allo Stato ce la ricordiamo tutti; e quando si ha la testa lì, innovazione, ricerca e sviluppo non si fanno, costano troppo e si rischia.
I telex venduti quando non si utilizzavano più e come questa tante storie di commistione tra potere ed economia politicamente protetta.
Mentre all’estero chi si ricorda della magra fatta con le dichiarazioni di acquisto della Société Générale de Belgique?
E che dire del regalo fatto da Ciampi, presidente del Consiglio in scadenza di incarico di governo nel 1994, attraverso l’assegnazione della concessione a Omnitel? Dove sono tutte queste realtà oggi? Quante piccole imprese hanno finito di esistere, quando anche noi con le nostre orecchie sentivamo rassicurare i fornitori che sarebbero stati pagati per poi ritrovarsi pezzi di carta inutili a motivo dei fallimenti di chi poi li ha trascinati nel baratro?

Soggetti indifesi, tranquillizzati dal quotidiano che sbandierava la solidità e la capacità imprenditoriale.
Aspettiamo tutti con ansia per vedere come va la faccenda MC, noi crediamo di saperlo; grande plusvalenza per l’ingegnere e nulla per gli altri. Repetita iuvant, ma sempre a vantaggio dello stesso soggetto.
Non è stato l’unico a ricevere regali di Stato, ma sicuramente è tra coloro che non hanno poi sviluppato quelle idee imprenditoriali necessarie alla crescita.
Aiuti, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mobilità: tutte cose legittime utilizzate da molti spesso per rimettere in piedi situazioni di mercato difficile, poi rientrate nella norma.
Strumenti che hanno aiutato a superare momenti complicati, non a chiudere attività.
E ora si aspetta che il Superenalotto uscito del Tribunale di Milano obblighi alla chiusura di un gruppo importante per trasferire 750 milioni di euro e più nelle tasche del sig. De Benedetti così da permettergli di rafforzare la propria posizione nel campo dell’energia e della salute.
Avete mai visto una sentenza che esce di sabato e non dà che 48 ore di tempo per l’esecuzione; è questa una sentenza o piuttosto una coercizione che ricorda i bravi di manzoniana memoria?
Questa ci pare una ulteriore prova di quanto appena descritto: alcuni giudici utilizzano il loro potere per fini politici volendo ancora una volta delegittimare il mandato che il presidente del Consiglio ha avuto stravincendo le ultime elezioni.
Se qualcuno pensa che sia solo una casualità il suo record di processi subiti e di processi finiti sempre in nulla, noi invece crediamo che tutto ciò non possa essere casuale, e che, anzi, non possa nascere senza che ci sia, coperto e alle spalle, un obbiettivo ben preciso.
Eh no! Questa volta sono gli italiani a dire: «Non ci sto!».
La credibilità della magistratura è sotto le scarpe; il tema della responsabilità del giudice e del fatto che non paghi mai per i propri errori è un problema improcrastinabile. E senza entrare nel merito delle decisioni, è impellente la riforma della giustizia.
È vero che l’astio e l’invidia verso il presidente del Consiglio sono grandi, ma ci sembra che questa volta il limite sia stato superato.
A tutti coloro che lavorano nel gruppo Mondadori va la nostra stima e la nostra considerazione per il lavoro che hanno fatto e che fanno.
Grazie! Andiamo avanti, il Paese ha bisogno di lavoro e di fatti!

I FIRMATARI DELL’APPELLO

Marco Ambrosini, ingegnere (Como)
Dante Benini, architetto (Milano)
Lidia Cantini, commercialista (Firenze)
Andreino Cavazza, artigiano (Tremosine)
Carlo Daveri, imprenditore (Basilicata)
Ferruccio Cicogna, manager (Milano)
Marina Curti, imprenditrice (Milano)
Vito Curti, imprenditore (Milano)
Paola Fini, imprenditrice (Biella)
Gianberto Manera, imprenditore (Ivrea)
Raffaele Nurra, architetto (Varese)
Michele Perini, imprenditore (Milano)
Flavio Riva, imprenditore (Brescia)
Riccardo Santoro, imprenditore (Milano)
Giovanni Terzi, architetto (Milano)
Roberto Tronchetti Provera, imprenditore (Milano).


Bad Behavior has blocked 69 access attempts in the last 7 days.