Archive for the ‘energia e clima’ Category

Il cambiamento climatico è colpa del Sole: parola di scienziato

ottobre 26th, 2009
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Io ho sempre pensato che il modo con il quale viene presentato il problema climatico sia per un verso ideologico e per l’altro politico: ovvero, è il mezzo migliore affinché politici ed associazioni di varia natura possano avere a disposizione migliaia di miliardi da gestire e controllare il destino dei popoli comodamente seduti in poltrona. L’ONU, per tentare di distogliere lo sguardo da questo assioma, si è inventato un consesso, l’IPCC, premio Nobel nel 2007, che da anni ci riempie la testa di previsioni climatiche elaborate al computer che sputano dati basati su conoscenze nel migliore dei casi incomplete. Le previsioni non sono scienza, eppure vengono spacciate per tali. Riprova ne sia che i ghiacci stanno tornando ad aumentare (checché i TG ne dicano!) e che questo primo decennio del nuovo millennio ha fatto registrare una stasi climatica non prevista in nessuna di quelle elaborazioni. Eppure siamo sempre sull’orlo del baratro, anzi in pratica siamo già nel baratro, come anche Obama ha detto recentemente. Negli ultimi tempi tuttavia qualcosa potrebbe cambiare nelle elaborazioni climatiche macrotemporali: uno scienziato italiano che lavora in uno dei più prestigiosi laboratori statunitensi ha messo a punto un lavoro strettamente scientifico per calcolare l’evoluzione termometrica del globo terracqueo. Si tratta di Nicola Scafetta, gaetano classe ‘70, che insegna appunto al Free-electron laser laboratory della Duke University, fondato nel 1838 a Durham: possiamo dunque dire che parla con cognizione di causa, essendo che in quel laboratorio si studia l’irradianza solare per conto della NASA (quella stessa che quando può sforna previsioni pure peggiori di quelle dell’IPCC). Qui potete trovare la sua pagina scientifica ufficiale con i suoi studi, mentre su Climate Realists potete leggere una sua interessantissima risposta ad un articolo scientifico. La convinzione di Scafetta è molto semplice: siccome all’IPCC sono pregiudizialmente convinti che la colpa sia dell’uomo, hanno sottovalutato l’apporto del sistema solare sottostimandone gli effetti nei loro modelli.

Come smascherare la più colossale bufala del secondo millennio (anche del terzo) e vivere tutti felici e contenti. L’Ipcc, Intergovernmental panel on climate change, il foro intergovernativo sul mutamento climatico istituito dalle Nazioni Unite allo scopo di studiare il riscaldamento globale del pianeta, non avrebbe capito nulla. E pensare che nel 2007 gli hanno pure conferito il premio Nobel… I rapporti di valutazione periodicamente diffusi dall’Ipcc, che sono alla base di accordi internazionali come la Convenzione dell’Onu sui cambiamenti climatici e il mitico Protocollo di Kyoto, sarebbero carta straccia, più o meno.
L’Ipcc ritiene che il riscaldamento globale della Terra vada attribuito per il 92,5% ai gas serra prodotti dall’uomo, in primis all’anidride carbonica, e per il 7,5% al Sole. Tutto sbagliato. Semmai sembrerebbe vero il contrario: è il Sole che modifica il clima e surriscalda il pianeta, non l’anidride carbonica e le schifezze emesse dai veicoli e dalle industrie, che incidono sull’innalzamento delle temperature in misura marginale. Quindi la pretesa del Protocollo di Kyoto di abbassare del 5% entro il 2012 i valori di anidride carbonica rispetto alle emissioni che si registravano nel 1990, con la speranza che le colonnine di mercurio dei termometri si comportino di conseguenza, non è soltanto ardua: è soprattutto inutile. Perché il Sole se ne impipa altamente delle umane decisioni.
A dirlo è il professor Nicola Scafetta, uno scienziato di 39 anni originario di Gaeta, che nel 1998, dopo essersi laureato in fisica a Pisa, se n’è andato a continuare i suoi studi in un’università del Texas e poi s’è trasferito a far ricerca e a insegnare al Free-electron laser laboratory della Duke University, uno dei più prestigiosi atenei degli Stati Uniti, fondato nel 1838 a Durham, nella Carolina del Nord. Scafetta è membro dell’Acrim (Active cavity radiometer irradiance monitor), centro mondiale di studio dell’irradianza solare associato alla Nasa, l’ente spaziale americano. Insomma, è uno di quelli che da noi vengono definiti «cervelli fuggiti all’estero», anche se non gli piace essere chiamato così: «Non mi sento per niente un fuggitivo. Espatriare allo scopo di confrontarsi a livello internazionale è quasi un dovere per chiunque voglia fare scienza in modo serio».
Alcuni osservatori ritengono che Scafetta possa legittimamente aspirare a diventare premio Nobel per la fisica nel 2035. Per capire il motivo del lusinghiero pronostico, basta leggere la presentazione del suo lavoro fatta dall’Us Environmental protection agency: lo scienziato italiano è l’unico al mondo ad aver elaborato una previsione scientifica sull’evolversi delle temperature planetarie da qui al 2100. Se le temperature seguiranno la sua previsione, continueranno a diminuire fino al 2030 per poi aumentare di nuovo fino al 2060. Ma già dal 2035 si potrà dire se si saranno comportate o no «alla Scafetta». E, in caso affermativo, sarà stato il nostro connazionale ad aver indicato a tutti come affrontare un problema altrimenti inintellegibile. Finora gli studiosi mondiali si sono accontentati di presentarci in proposito soltanto «scenari», che stanno alla scienza quanto i «se» stanno alla storia. Ma, come la storia non si fa con i «se», così la scienza non si fa con gli «scenari».
[..., continua su Il Giornale]

Insomma, dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica sì o no?
«La CO2, pur non essendo inquinante, è un gas serra e quindi influenza il clima. Ma attenzione: anche pochi centesimi di euro sono denaro e influenzano la nostra ricchezza. Il punto è che la CO2 antropogenica, cioè prodotta dall’uomo, non ha sul clima quell’influenza squassante e conclamata che ci vorrebbe far credere l’Ipcc. La CO2 è una molecola indispensabile per la fotosintesi clorofilliana che fa vivere tutte le piante. Maggiore CO2 significa quindi più vegetazione rigogliosa, più raccolti, più cibo per uomini e animali. Meglio cercare di adattarsi ai cambiamenti climatici piuttosto che tentare di governarli. Il clima è veramente un gigante di proporzioni impensabili. Fa quello che vuole, ci schiaccia quando vuole e come vuole».

Se alla scienza si leva la logica e la si imposta su delle previsioni basate su nessuno sa bene quali numeri, cosa si ottiene? Proteggere e difendere l’ambiente non significa spendere migliaia di miliardi per raggiungere risultati nel migliore dei casi inutili, migliaia di miliardi che potrebbero essere spesi per risolvere problemi molto più gravi ed impellenti, che potrebbero aiutare a combattere il degrado ambientale molto più di quanto non possano fare pannelli solari e pal(l)e eoliche che deturpano il paesaggio (ed in Italia sono quindi pure dannose oltreché inutili). Ai posteri l’ardua sentenza…

Global Warming e recenti ricerche scientifiche

settembre 10th, 2009
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Vorrei divagare un po’ in questo post rispetto ai temi politici trattati ultimamente. Lo faccio in relazione ad una pubblicazione apparsa su Science (D. Kaufman et al., Recent Warming Reverses Long-Term Arctic Cooling, 4 Sept, 2009). Secondo questo studio a cui hanno partecipato una dozzina di ricercatori analizzando anelli di crescita di alberi, sedimenti lacustri e carote di ghiaccio da 23 siti posti sopra il 60° parallelo, negli ultimi 2000 anni, cioè dall’anno 1 al 1950 d.C., il trend terrestre era quello del raffreddamento, che gli scienziati hanno quantificato in 0,22° per millennio: questa precisione è stata ottenuta attraverso concrete analisi geochimiche su reperti raccolti sul campo (climate proxies), non su astratti modelli matematici. In sostanza, l’uomo con le sue attività ergo con le sue emissioni di gas serra in particolare di CO2 ha invertito un trend naturale, portando al riscaldamento un pianeta volto al raffreddamento. La ricerca dunque sarebbe una pietra miliare nello studio sul GW per la quantità di dati e prove reali raccolte.

Come molti sanno, la questione è combattuta: i rapporti dell’IPCC hanno già indicato nell’uomo il colpevole unico ed assoluto di questo trend di riscaldamento, sebbe i loro report e tabelle siano pieni di “low” e “low-mid” alla voce “grado di conoscenza” dell’elemento trattato. Come dire: signori, noi conosciamo ancora poco, per non dire pochissimo, del clima terrestre, eppure già sappiamo prevederlo, sappiamo controllarlo e sappiamo chi ne altera la costituzione. A quei rapporti, che hanno ricevuto nel 2007 il Premio Nobel per la Pace, si è fermamente opposto un membro dello stesso IPCC, lo scienziato John R. Christy, uno dei massimi esperti nell’analisi dei dati satellitari in seno a tale organismo. Ebbene, i dati satellitari, essendo dati scientifici oggettivi, inconfutabili ed incontrovertibili, oltreché geograficament estesi (cioè non tengono conto dell’urbanizzazione terrestre) smentiscono categoricamente le previsioni degli scienziati, poiché registrano un andamento della temperatura nella troposfera che non corrisponde a quanto i fautori del global warming antropogenico hanno previsto e predetto. Ma allora, chi ha realmente ragione? Considerando che la CO2 costituisce l’1% dei gas serra presenti nell’atmosfera terrestre, e considerando che di questo 1% l’uomo produce il 3% (quindi l’uomo produce lo 0,03% della CO2 mondiale, mentre la natura soprattutto attraverso gli oceani ne produce il 97%, quindi lo 0,97% della CO2 mondiale), ritenere che sia tutta e soltanto colpa dell’uomo appare quanto meno azzardato: far passare come certezza granitica una conoscenza scientifica ancora traballante posso capirlo lo faccia un ambientalista, ma che lo faccia un gruppo di scienziati mi pare francamente fuori luogo. Nel 2008, oltre 31mila scienziati americani firmarono una petizione per rigettare le tesi dell’AGW: insomma non proprio noccioline.

Dunque, l’uomo potrebbe contribuire per una piccola parte alla sensitività climatica, una parte stimabile in un 20-25%, altro che il 90% dei catastrofisti che dipingono il mondo del 2100 come un mondo postnucleare senza guerra nucleare: pur sempre tanto, ma 0,2°C su 1°C appaiono una misura significativamente piccola rispetto al danno provocato dalle folli spese per contenere questo 0,2°C. Molto più importante sarebbe investire queste somme per combattere l’inquinamento e l’eccessivo landscape modeling di certe aree del mondo, questo sì in grado di alterare l’equilibrio microclimatico ed ecologico delle stesse.

Torniamo velocemente all’articolo citato: come detto, secondo questi scienziati il mondo era in un continuum di raffreddamento che l’uomo avrebbe interrotto e che non sarebbe smentibile dai periodi di caldo come l’optimum medievale. Come giustificare allora l’aumento di temperatura che i rapporti IPCC segnalano dal 1700 ad oggi?

Ecco dunque uno studio che presenta dati satellitari riferibili alla bassa troposfera, da cui traggo la seguente immagine:

confronto temperatureCome si vede, secondo i dati satellitari non vi sarebbe alcuna correlazione tra aumento di temperatura dell’atmosfera ed aumento di ppm di CO2 e che sostanzialmente, nell’ultimo decennio (un tempo quindi statisticamente rilevabile), non vi è stato alcun aumento di temperatura, che è di fatto rimasta sostanzialmente costante. A leggere gli studi aggiornati del MIT che addirittura indicano in 9°C l’aumento più probabile di temperatura entro il 2100, questo periodo di stasi (non si sa quanto lungo né a che risultati potrà portare) appare anomalo (per quanto reale). Soprattutto se la media generale attuale è di +0,13°C per decennio. Di più, negli ultimi tempi, l’attività solare continua a registrare un minimo anomalo: sono mesi infatti che sul Sole non vi è presenza di macchie solari, con una diminuzione del vento solare. Quando in passato si verificò un evento del genere (minimo di Maunder, seconda metà del XVII secolo) l’Europa precipitò in quella che viene chiamata Piccola età del ghiaccio che causò carestie ed epidemie. Allo stesso modo, un periodo insolitamente freddo si registrò alla metà degli anni ‘50 del XX secolo, quando parimenti si ebbe una minima attività solare insolitamente lunga. Secondo alcuni, questo potrebbe essere il preludio al profondo minimo di Gleissberg che dovrebbe portare intorno al 2030 ad un abbassamento della temperatura terrestre. Ovviamente, prima di dire che dal global warming il mondo sta precipitando in una Ice Age, si dovrà attendere: di fatto, questi eventi anomali che qualcuno ha chiamato “alleati dell’uomo nella lotta al GW” sono eventi imprevisti ed imprevedibili: è dunque realmente possibile prevedere l’evoluzione macroclimatica del globo terrestre con la precisione e la sicurezza che si autoattribuiscono gli scienziati dell’IPCC ed i loro compagnucci?

Ancora: tutti i giorni, soprattutto d’estate, siamo bombardati di immagini mediatiche con pezzi di ghiaccio che si staccano e si sciolgono, ghiacciai che si ritirano e le povere bestioline degli orsi polari che non sanno più dove andare. Ebbene, l’Antartico è un continente grande il doppio degli Stati Uniti, che se si sciogliesse causerebbe davvero un catastrofico innalzamento del mare (catastrofico non per il mondo, ma per le attività umane poste sulle coste). Si osservi questa figura:

antarticoDov’è il drammatico scioglimento dei ghiacci causato dall’AGW? Qui siamo di fronte ad un aumento del 4,7% verificatosi negli ultimi 30 anni. Figure come questa non le trovate sui giornali o nei media, perché non portano acqua al mulino del catastrofismo ambientalista. Anzi, c’è di più: se il mare glaciale antartico continuasse con questa espansione, in futuro il livello del mare potrebbe diminuire di qualcosa come 112m, situazione ugualmente catastrofica per le attività umane piazzate sulle attuali spiaggie nel mondo che in alcuni casi si troverebbero poi a chilometri dalla costa.

Infine, ampie incertezze rimangono ancora su eventi quali il Global Dimming ed il Global Brightening, sulla formazione delle nuvole, sugli aereosol, sulla capacità delle piante di assorbire più o meno anidride carbonica in relazione alla diffusione della luce solare: tutti fattori che potrebbero alterare le previsioni climatiche ma che allo stato attuale, per lo scarso grado di conoscenza scientifica, non sono tenuti in debita considerazione nei modelli computerizzati. Insomma, più cerco di informarmi e comparare fonti diverse, più mi rendo conto di quanto poco sappiamo a livello scientifico e della voglia che hanno, tanti politici al potere, di acquisirne ancora di più controllando masse sterminate di denaro che tentano di spendere con la scusa del global warming antropico. Fatemi capire…

I veri effetti dei cambiamenti climatici

settembre 13th, 2007
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Al termine della due giorni della Conferenza Nazionale sui cambiamenti climatici indotta dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con l’APAT, abbiamo avuto la conseguenza diretta di cosa voglia dire l’aumento delle temperature: il più totale svalvolamento dei politici e il definitivo addio del cervello al corpo negli ambientalisti. Se ne sono sentite di tutti i colori: addirittura Pecoraro Scanio ha avuto la faccia tosta di annunciare che il clima italiano aumenta quattro volte più velocemente che nel resto del mondo! Non mi risulta che il CNR, che ha condotto la ricerca e presentato i risultati, si sia spinto così avanti: come si fa a non chiamare questo modo di fare ecoterrorismo? Che la catastrofica litania sui cambiamenti climatici sia soltanto un grosso affare per ambientalisti e industrie produttrici di materiale per energie rinnovabili, al limite del racket, lo dimostrano oramai tanti, troppi elementi.

  • perché alla conferenza non sono stati chiamati veri scienziati a discutere, ma sembrava null’altro che una tavola rotonda tra politici?
  • perché alla conferenza non sono stati invitati coloro che non si allineano alla litania imperante non fosse altro per dar voce ad un parere che in Italia è stato letteralmente ostracizzato? Allora non è una conferenza, ma un incontro tra amici (con manifesto sull’ambiente annesso per altro).

Sembra dunque la solita tavola rotonda tra coloro che se la suonano e se la cantano. La prova più lampante che non esiste alcuna certezza è che gli ambientalisti con Pecoraro in testa la ripetono, proprio come una litania, a piè spinto ogni volta che possono. L’Italia è l’unico Paese al mondo in cui non esiste un vero dibattito, serio, scientifico, fondato, tra i due opposti punti di vista: in tutto il mondo, nei maggiori Paesi, si producono studi, documentari, talk show in cui gli scienziati possono esprimere il loro parere; moltissimi scienziati curano blog nei quali presentano ai lettori le loro conclusioni. In Italia, nulla di nulla: l’unica associazione che si cura di portare avanti un’opera divulgativa è Galileo 2001, che però non produce studi sul clima. A livello nazionale, l’unico che si impegna a portare una voce diversa è Franco Battaglia, docente di chimica dell’ambiente all’Univ. di Modena, anche partecipando a forum popolari. Il resto è tutto demandato a quelle poche persone che minimamente più informate di altre non sono schierate come soldatini dietro il catastrofismo climatico.
Così, mentre in tutto il mondo si è oramai compreso che non esiste alcun consenso scientifico così come comunemente inteso; mentre in tutto il mondo continuano gli studi che mostrano teorie alternative diverse rispetto alla litania della CO2 e per nulla meno convincenti; mentre in tutto il mondo migliaia di persone anche scienziati mostrano i numerosi errori delle conclusioni dell’IPCC e degli studi cui si appoggia, nel nostro Bel Paese per sapere qualcosa dobbiamo affidarci all’isteria del “militante” di Kyoto come Prodi, che ce la mena con la solita solfa della virata sulle rinnovabili (nucleare no vero? Troppo pericoloso o poco remunerativo per la classe politica?), del capo degli ambientalisti che ce la mena sui disastri immani che i CC produrranno sul Paese, e di tutta la schiera di adepti, di sudditi, di schiavi del nuovo credo sempre pronti a cercare nuovi proseliti nascondendo e occultando le voci diverse e opposte: l’unico modo infatti per far passare la litania non solo è ripeterla all’infinito, secondo il noto modello che una bugia a forza di essere ripetuta diventa verità, ma nascondere i fatti scomodi con un presunto consenso scientifico, quello stesso consenso che decenni or sono appoggiava la Terra immobile al centro dell’universo, piuttosto che l’eugenetica, piuttosto che (come sul finire degli anni ‘70) la catastrofe che avrebbe prodotto il raffreddamento della Terra.
Questi sono i veri effetti prodotti dal cambiamento climatico in corso:

  • isteria collettiva catastrofista guidata da uno sparuto gruppetto di ambientalisti;
  • solfa litanica con ribaltamento continuo e sistematico della realtà, nascondendo tutte le numerose prove che remano in senso contrario;
  • ecoterrorismo psicologico;
  • produzione di un nuovo racket ambientalista che permea ogni settore della vita civile.

D’altronde, non è per nulla strano che avvenga tutto ciò, se in tutto il mondo i partiti Verdi sono i primi alleati dei partiti comunisti. E questo soprattutto in Italia…
Meditate gente, meditate. Ed informatevi bene e a fondo se potete: scoprirete che la verità è un po’ diversa da come ce la servono questi politicanti. Che potrebbero pur sempre pensare di dotarsi anche di un bell’esercito di scoiattolini, sembra siano molto efficaci!!!


 

E tutti ritrovarono la felicità!!!

Alla prox.

N.B.: spesso si sente dire che il caldo aumenta la mortalità. Allora l’Africa dovrebbe essere un continente disabitato, in Sicilia dovremmo assistere a decine di morti ogni giorno… In realtà, a chi ripete quest’altra litania, chiedete quanto, a fronte di un aumento del 3% della mortalità ogni grado di aumento della temperatura media in Europa, si abbassa la mortalità causata dal freddo…

Incompetenza ambientale

Poveri scienziati

Live Earth: quale “scomoda” verità?

luglio 7th, 2007
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Come molti di voi oramai sapranno, oggi, 07/07/07, si svolgono una serie di concerti a copertura giornaliera totale (grazie al fuso orario) per il “clima in crisi”. Questi concerti sono stati promossi da Al Gore, ex candidato alle presidenziali statunitensi e diventato, negli ultimi anni, la principale icona del movimento ambientalista globale. Ha prodotto, in uscita proprio oggi, un documentario-dvd (la risposta al quale viene dall’Inghilterra e si intitola, trad. it., “La grande bufala del riscaldamento globale”, che potete vedere alla fine del post) nel quale si propone di denunciare, con dati scientifici, quella che, a detta sua, è una “scomoda verità”: il riscaldamento globale di origine antropica, foriero di immani catastrofi per il futuro dei nostri figli e della Terra stessa, verità  che proprio per questo sarebbe taciuta (il solito fondo complottista dunque). Il quadro tracciato desta preoccupazione: a causa dell’immissione di gas serra nell’aria, l’uomo sta provocando un riscaldamento del pianeta che produrrà, nel medio termine, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari, la scomparsa di città  e terre che coinvolgeranno centinaia di milioni di persone. La soluzione? Buttarsi a capofitto sull’energia rinnovabile di origine solare (in primis). Con tanti saluti alla scienza, aggiungo io.

Negli ultimi tempi infatti si è acceso il dibattito sui cambiamenti climatici, raggiungendo il livello di argomento globale. In Inghilterra, questo dvd verrà  addirittura distribuito alle scuole secondarie. Ma, e questa è la principale novità, dopo 30 anni di indiscusso dominio degli ambientalisti, di catastrofismo, di immani tragedie, di “non bisogna più aspettare”, adesso anche la scienza (quella vera) porta le sue risposte. Quali sono? Il cambiamento climatico terrestre non può essere ascritto totalmente alle attività umane e soprattutto, non è né distruttivo né dannoso come viene dipinto. La svolta appare evidente: se prima la coscienza medio-bassa del popolo (ovvero la maggioranza) riteneva scontate certe teorie, oggi non è più così. Sempre più persone, nel web in modo particolare, visto che i mass media sembrano chinati a 90° davanti ai poteri forti della politica e dei movimenti ambientalisti, si stanno rendendo conto dell’immane bugia che ci propinano lor signori, con buona pace degli ambientalisti stessi che definiscono il “negazionismo” (termine per altro improprio) in caduta libera.

Riepilogo della situazione: nel precedente post avevamo tracciato una breve storia dei movimenti ambientalisti. Negli ultimi trent’anni, tali movimenti hanno assunto proporzioni di un certo peso, trasformando mere teorie in realtà  conclamate secondo la ben nota quanto triste teoria che se tanta gente crede a qualcosa, essa deve avere un fondo di verità  (illogico e antiscientifico), indipendentemente se tale verità  abbia o meno basi scientifiche. Ciò è avvenuto soprattutto nel corso degli anni ‘80, periodo nel quale vennero “scientificamente” formulate le prime teorie sul riscaldamento antropogenico: motivi politici portarono alla ribalta tali notizie. Oggi, ancora una volta, a mantenere lo status quo scientifico di queste teorie sono proprio la politica e i grandi poteri economici, dal momento che la fetta di denaro che bisognerebbe investire per le FER (Fonti di Energia Rinnovabile) ammonta, globalmente, a migliaia e migliaia di miliardi di dollari (o euro se preferite, che è ancora peggio). Il bello è che gli ambientalisti rigirano la frittata, affermando che sarebbero proprio i poteri economici come quello petrolifero a finanziare le ricerche “negazioniste”: peccato che i principali avversari del nucleare siano proprio i petrolieri, dal momento che il nucleare è l’unica fonte di energia a emissione di CO2 zero in grado di garantire, a costi bassissimi, il rifornimento di energia elettrica per i prossimi centinaia di migliaia di anni, a tutto vantaggio soprattutto delle nazioni più povere che proprio per la mancanza di energia elettrica sono costrette a rimanere allo stato primitivo. Corollario: il Live Earth si scaglia non solo contro la produzione di CO2, ma anche contro il nucleare, sconfessando anche i più grandi ambientalisti della storia recente, come Patrick Moore, che vedono in tale fonte di energia l’unico mezzo per non inquinare e aiutare le popolazioni più povere ad evolversi.

Torniamo a comprendere, brevemente nello spazio rimasto, quali sarebbero i fondamenti scientifici della scomoda verità  algoriana: nel “Contributo del Gruppo di Lavoro I al Quarto Rapporto di Valutazione del Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico”, ovvero il rapporto preliminare dell’IPCC cui cambiamenti climatici dell’anno 2007, vengono presentati i principi fisici di base. Basandosi sulle analisi delle carote di ghiaccio, tale gruppo di lavoro ha stimato la produzione di diversi gas serra di origine antropica, a cominciare dal famoso biossido di carbonio, per continuare con metano, col protossido di azoto, con gli aereosol, etc. etc. L’aumento delle emissioni di tali materiali nell’atmosfera avrebbe prodotto un aumento del forzante radiativo, termine che descrive il contributo energetico (Wm-2) all’atmosfera terrestre introdotto dall’agente considerato, di +1,6 (ovvero la media del range che va da +0,6 a +2,4). Lo stesso IPCC poi ritiene che la propria comprensione del fenomeno abbia raggiunto il livello “Very hight confidence”, ovvero confidenza molto elevata: in tal modo, sono stati presentati tutta una serie di dati che dimostrano in modo inequivocabile che la temperatura media del pianeta è aumentata negli ultimi secoli, elencando per altro i problemi che si porta dietro, come la siccità, l’estremizzazione dei fenomeni atmosferici, l’innalzamento del livello del mare (e il suo conseguente effetto sulle città  costiere). Tutto ciò, a detta dell’IPCC, sarebbe la causa di «evidenti influenze dell’attività  umana» (p. 8), e «Continuare a immettere gas ad effetto serra al tasso attuale o superiore, causerebbe un ulteriore riscaldamento e provocherebbe molti cambiamenti nel sistema climatico globale durante il XXI secolo, questi cambiamenti potrebbero molto probabilmente essere molto maggiori rispetto a quelli osservati durante il XX secolo» (p. 10). Quindi, l’IPCC in questo fascicolo presenta le proiezioni sui futuri cambiamenti del clima. Come vengono fatte queste proiezioni-previsioni? Per mezzo di scenari!!! In pratica, programmo un software di calcolo, inserisco determinati dati, e assumo come risultato certo ciò che verrà  fuori. In realtà , il procedimento è qualcosa da far accapponare la pelle: come tutti gli informatici sanno, infatti, i computer calcolano ciò che gli si chiede di calcolare, quindi se inserisco dati fasulli, ipotetici, immaginari, gli scenari che verranno fuori non potranno che essere, di conseguenza, o fasulli, o ipotetici, o immaginari. Far diventare questi dati scienza ad un livello “Very hight confidence” mi sembra (a me che non sono uno scienziato ma un archeologo che però conoscere un poco i processi informatici) farlocco: da qui, il concetto di bufala e di bugia applicato ai fantomatici rapporti tra emissioni umane e riscaldamento globale. Prendiamo ad esempio in considerazione gli Scenari di Emissione dell’IPCC Special Report on Emission Scenarios (SRES) (p. 14), che però, come riporta il fascicolo, sono un riassunto degli scenari SRES presi dal TAR. Abbiamo quattro famiglie di scenari per un totale di 6 gruppi, che dovrebbero essere considerati tutti allo stesso livello. Ma prendiamo, ad es., lo scenario A1: «La famiglia di scenari A1 descrive un futuro con una crescita economica molto rapida, la popolazione globale avrà  un massimo a metà secolo per poi declinare, e vedrà  una rapida introduzione di nuove e più efficienti tecnologie. [...] I tre gruppi si distinguono dalla loro enfasi tecnologica: fossile intensivo (A1FI), risorse di energia non fossile (A1T) o un bilancio di tutte le risorse (A1B)». Già  leggere quanto scritto fa venire un moto di riso: quale grado di possibilità  hanno l’Africa intera e i Paesi del terzo-quarto mondo di raggiungere in pochi anni il nostro livello di industrializzazione? Sebbene l’IPCC, in quanto organismo intergovernativo dell’ONU (altra nota dolente), debba avere un certo riguardo per il famoso “politically correct”, siccome io non devo e l’aborro pure, posso tranquillamente affermare che allo stato attuale, finché si negherà  all’Africa la corrente elettrica, rimarranno allo stato primitivo ancora per molti secoli. Quindi, lo scenario A1 ha una probabilità  di verificarsi vicina allo zero, e solo il fatto di averlo pensato denota uno scarso grado di realismo da parte di questi scienziati. È facile concludere che, sebbene i modelli siano più sofisticati di quelli del terzo rapporto, le parole di Robin Baker abbiano ancora un fondo di validitù : «L’unica certezza è che i modelli attuali non sono abbastanza potenti, né sofisticati, né informati da permetterci di prendere delle decisioni». Insomma, l’IPCC genera scenari che solo autoreferenzialmente vengono portati ad un livello di confidenza altissimo. Non viene infatti tenuto minimamente conto della variabilità solare spettrale nella banda UV (che d’altronde è anche impossibile prevedere per tempi così lunghi) e le sue ricadute sull’ozono atmosferico, o su ipotizzati cambiamenti della copertura nuvolosa associati alla variabilità  solare bolometrica. Dal momento che il Sole è di gran lunga la principale fonte di variazioni climatiche della nostra Terra (come la sua storia inequivocabilmente dimostra), tale mancanza, come quella dell’irradianza solare, sull’uso di grossolani indicatori di attività vulcanica e le variazioni di vapore acqueo (che, essendo presente nell’atmosfera per 1400 miliardi di tonnellate, cioè il doppio rispetto alla CO2, è il principale gas serra sulla Terra) che influenzano la formazione nuvole (che hanno un potente effetto rinfrescante, come tutti possono facilmente sperimentare), dovrebbe essere considerata molto grave, e non taciuta o addirittura non considerata. Basare questi modelli partendo dal preconcetto che l’uomo è in grado di alterare il clima, fondare i dati su analisi economiche e politiche, non mi sembra il miglior metodo scientifico da applicare. Se poi si pretende, con tali documenti, di dettare politiche energetiche ai vari Stati, il cittadino dovrebbe rendersi conto da solo del pericolo che corre.

Si aggiunga, infine, che una recente analisi ha dimostrato che il resoconto dell’IPCC, se non è¨ completamente FALSO, è assolutamente parziale: infatti, l’IPCC per ricostruire l’andamento della CO2 nell’atmosfera ante 1957 si sarebbe servita soltanto dei carotaggi eseguiti recentemente, ignorando più di 90.000 prelievi compiuti attraverso metodi chimici dal 1857 al 1957. La stessa analisi di questi carotaggi non avrebbe seguito i consueti metodi scientifici, come ha dichiarato il dottor Zbigniew Jaworowski, collaboratore del professore tedesco Ernst-Georg Beck della Merian-Schule di Friburgo autore della ricerca citata. Beck ha poi ricordato che la concentrazione di CO2 era molto più alta di quella attuale già  nel 1857-58, quando era di 416.00 ppm (parti per milione, contro le attuali 380.00), ma la produzione di tale gas serra, da parte degli uomini, non era minimamente paragonabile a quella attuale. L’articolo poi si chiude in tal modo:

«Unfortunately for the liars at the IPCC, the measurement of atmospheric CO2 concentration had been a special focus of chemists since that early 19th Century elaboration of the process of photosynthesis, and their carefully recorded measurements remain with us. The inconvenient truth is that Al Gore still exists, but only fools and Presidential “front-runners”, so named for the ample leaks of bodily fluids from their anterior orifices, give serious credence to his emissions».

Non credo ci sia bisogno di tradurre. Dunque, sembra proprio che la verità  “scomoda” è che esista ancora una certa classe di ambientalisti e di ecologisti che vedono l’uomo e la sua tecnologia come nemici dell’equilibrio del pianeta (che poi manco esiste)…

The Great Global Warming Swindle, by M. Durkin, lingua inglese, durata 1:13:32


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