Ancora una volta mi tocca tornare a tuonare contro l’agenzia di potere religioso che è la CEI. Lo faccio a seguito di una lettera inviata dal vescovo di Como Diego Coletti a Vittorio Feltri e delle nuove assurde dichiarazioni rilasciate da alcuni vescovi. Scrive Coletti:
Lei sa che accettare il rito abbreviato e il conseguente patteggiamento di pena non costituisce, da parte dell’accusato, ammissione di colpa
Questa è straordinaria: io accetto di patteggiare, pagare una multa e finire nel registro dei pregiudicati soltanto perché non ho voglia di finire nel baratro delle lungaggini della giustizia italiana in merito al fatto che non ho prove sufficienti a dimostrare la mia innocenza. Le cose sono due: chi mi accusa di molestie o dice il falso o dice il vero. Essendo l’accusatore a dover dimostrare di dire la verità, se io non ho le prove per controbatterlo vuol dire che quanto meno qualcosa di poco carino ho combinato. Tra l’altro non bisogna confondere il patteggiamento con l’accettazione incondizionata di un decreto penale di condanna.
vuole spiegare come mai una notizia che, a suo dire, già girava da tempo, documentata e ben nota, su tanti tavoli di redazione è stata pubblicata solo dopo una chiara presa di posizione di Avvenire nei confronti di un malcostume, sia morale che mediatico, che implicava la figura di un determinato personaggio politico (che, del resto, ha avuto la saggezza di prendere le distanze da questo zelo del direttore del “suo” giornale) con il risultato di favorire ancora una volta il degrado della politica e della vita pubblica del nostro Paese?
Cerchiamo di capire: il degrado lo favorisce Feltri alla guida di un giornale di destra, mentre la stampa internazionale che da mesi pubblica spazzatura su Berlusconi cosa fa? Ci accorgiamo del degrado politico prodotto dal gossip soltanto quando ci tocca da vicino, mentre se tocca gli altri (ovvero il Cavaliere) possiamo strabattercene le rotonde? Caro vescovo, se questo è il suo modo di ragionare, comprendo benissimo il perché la Chiesa da qualche anno a questa parte faccia fatica a mantenere a sé i suoi fedeli, figuriamo a conquistarne di nuovi.
anche Gesù si trovò di fronte a moralisti improvvisati che accusavano un’adultera; e quando disse che poteva cominciare il massacro solo chi era senza peccato, se ne andarono tutti cominciando dai più vecchi.
E cerchiamo ancora di capire: un quotidiano che paragona il naufragio di alcuni migranti in mare alla Shoah, ben sapendo che né il Governo Italiano né probabilmente altri hanno colpe dirette su questo accadimento, cosa fa se non scagliare macigni? Siamo sicuri che in quel caso il detto di Gesù non consigliasse maggior prudenza? Soprattutto in considerazione del fatto che la comunità ebraica ancora una volta si è detta sorpresa dell’utilizzo sconsiderato di tragedie umanitarie come fu la Shoah nazista.
In tutto questo turbinare antigossipparo soltanto quando non riguarda Berlusconi (chissà cosa avrebbe detto Coletto se quel decreto penale avesse riguardato Silvio!), vi sono delle chiare ed inequivocabili certezze: che Boffo è stato condannato penalmente, che ha mentito spudoratamente definendo “patacca” un documento che invece è stato confermato esistere nella sua essenza cartacea, ha mentito nuovamente tirando in ballo un ragazzo morto affermando di aver accettato la condanna per proteggere la sua vita. Boffo si è tirato dentro da solo in un vicolo cieco: un amico di quel ragazzo ha infatti affermato che ritiene incredibile che il direttore lo abbia tirato in ballo, giacché lui con Terni (luogo nel quale sono accaduti i fatti) non aveva niente a che spartire. Caro vescovo Coletto, invece di pensare all’immoralità di chi fa gossip su altri che non siano Berlusconi, ha il coraggio di dire cosa pensa della carica che ricopre Boffo in relazione alla sua condanna e cosa pensa dell’atteggiamento di un cristiano che mente spudoratamente per difendere la sua carriera? Lei si dice esterrefatto di come quel documento venga alla ribalta soltanto oggi a distanza di 5 anni, si dice certo che la proprietà del Giornale non poteva non sapere: ecco mi chiedo, la CEI non poteva non essere al correnete della situazione penale di Boffo, non poteva non prevedere che un giorno o l’altro quella situazione sarebbe stata utilizzata contro di lui, eppure nonostante tutto ha continuato (e continua tutt’oggi) a difenderlo a spada tratta e a confermargli fiducia piena sul suo operato.
Ecco monsignor Coletti, non le pare che tutto questo, il modo di ragionare e di relazionarsi con l’opinione pubblica e la Chiesa, sia palesemente in contrasto con il ruolo di uomo di Chiesa che lei ricopre? Non c’è altro da augurarsi che la Santa Sede nella persona di Papa Benedetto XVI continui la sua opera di smontaggio di quella agenzia di potere che è la CEI.
E se il vescovo Mogavero ritiene che l’informativa circolante da qualche mese nei suoi ambienti vada configurata come un “avvertimento di tipo mafioso”, almeno ha avuto il coraggio di affermare che forse la decisione migliore che possa prendere Boffo è quella di dimettersi: non perché sia colpevole, ma perché così facendo potrebbe salvare l’onorabilità del giornale Avvenire, in attesa che le “sedi opportune” chiariscano definitivamente i fatti. Quali sedi monsignore? C’è un decreto penale di condanna depositato in un Tribunale della Repubblica Italiana, la sua esistenza è stata confermata da chi in quel tribunale lavora, e lei chiede che qualcuno ne accerti inequivocabilmente l’esistenza? Oppure lei si riferisce al fatto che qualcuno accerti la reale colpevolezza di Boffo? Ma se lui ha accettato una condanna, non credo sia possibile riaprire quel procedimento e d’altronde se l’ha accettata a suo tempo perché non aveva sufficienti prove per dimostrare la sua innocenza, dubito che le abbia ora che il mondo intero ha saputo di questo suo precedente. In ogni caso, il GUP di Terni ha negato l’accesso agli atti della cartella-Boffo, consentendo la visione del solo documento già pubblicato da Il Giornale. Il GIP del Tribunale ha inoltre confermato che non vi sono note sull’inclinazione sessuale del Boffo, ma a tal proposito vale ricordare che il fatto che il direttore sia omosessuale o meno a noi non interessa un fico secco, mentre una condanna per molestie è decisamente più rilevante rispetto all’incarico che ricopre e alla sua decisione di schierare il suo giornale contro Berlusconi sulla base delle fandonie pubblicate dalla Pravda.
Ovviamente, in tutto questo la Santa Sede mantiene le debite distanze, anche per bocca del suo quotidiano ufficiale, l’Osservatore Romano, diretto dal prof. Vian, che rivendica la scelta di non aver mai trattato di questioni particolari inerenti gli Stati sovrani: in ballo ci sono i rapporti con lo Stato Italiano, raffreddatisi negli ultimi tempi a causa della spregiudicatezza con la quale certi uomini di Chiesa (a vari livelli) hanno giudicato il governo fino ad insultarlo per le note vicende dei migranti provenienti dal Nord Africa (ma chissà perché tutti se ne strafregano di quelli provenienti dall’Est, che rappresentano l’85% dei migranti che giungono in Italia). Fino a ricordare che l’Italia, tra i Paesi Europei, è quella che di più ha fatto e di più sta facendo per la loro accoglienza tra tutti i Paesi direttamente interessati dai flussi migratori (Spagna e Malta in primis).






