Gigineddu flop: come De Magistris spreca i nostri soldi

novembre 22nd, 2009 di Simone82 Leave a reply »
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L’Italia è un Paese strano: si chiedono le dimissioni di uomini su cui vengono costruiti fantasiosi teoremi dagli avversari di turno, ma contemporaneamente si esaltano coloro che, costruendo quei teoremi, risultano essere i veri “criminali” della situazione. Pseudomagistrati che sfruttano i “pentiti” a loro uso e consumo, immacolati PM che sfruttano la loro posizione per finire sui giornali e mentre ancora indossano la toga si iscrivono ad un partito, ed in tutto questo abbiamo un Palamara segretario dell’ANM con lo sguardo costantemente rivolto altrove, ad ennesima riprova di come certe associazioni e certi sindacati deviati siano la vera rovina di questo Paese, coloro che lo hanno ridotto nel tempo ad essere l’avanguardia nell’Occidente del Terzo Mondo africano. Ecco allora una bella storiella su Luigi De Magistris, il nuovo anfitrione del giustizialismo immacolato italiano, tanto per ricordare ai suoi ferventi sostenitori chi stiano sostenendo in realtà, tanto per ricordare insomma (ma siamo sicuri che tutto sia inutile), la differenza che intercorre tra teorema giudiziario (quello che una volta si chiamava fumus persecutionis) e la giustizia vera che indaga sui criminali veri in silenzio e con olio di gomito.

Il gip del tribunale di Catanzaro ha archiviato la posizione dell’ex premier Romano Prodi indagato nell’ambito dell’inchiesta «Why not». La notizia non giunge inattesa, perché la stessa procura generale della città calabrese aveva chiesto l’archiviazione un anno fa: le accuse contro Prodi erano ritenute «generiche, vaghe e inidonee a fornire dati concreti su presunti favori a Saladino», cioè l’imprenditore che sarebbe il grande burattinaio della vicenda. Prodi non c’entrava con «Why not», così come Silvio Berlusconi era estraneo alle contestazioni rivoltegli dalla procura di Milano nel 1994 che lo costrinsero alle dimissioni. Caso chiuso anche per altre otto persone. «Why not» è l’inchiesta che ha portato alla caduta del governo Prodi. La istruì l’ex pubblico ministero Luigi De Magistris, ora eurodeputato dell’Italia dei valori e grande moralizzatore dell’italico suolo. Il pm indagò Prodi, il guardasigilli Mastella inviò gli ispettori, il fascicolo fu avocato, il magistrato trasferito, il ministro indagato al pari del vicepresidente del Csm, le procure messe una contro l’altra e subissate di avvisi e ricorsi, la poltrona del premier minata finché non saltò per aria. Ma quel botto fu contemporaneamente il trampolino di lancio per De Magistris. Lui che diceva di rifuggire la giustizia spettacolo subì una metamorfosi. Divenne un fenomeno mediatico, beniamino di Santoro & friends, ultimo (allora) epigono di quella giustizia-spettacolo inaugurata quando il pool di Milano affossò il decreto Conso sulla depenalizzazione del finanziamento pubblico ai partiti. De Magistris si trasformò nell’idolo di Grillo e Di Pietro, ennesima vittima del nuovo complotto di poteri occulti-massonerie-servizi deviati e chissà cos’altro. L’eroe fu trascinato a furor di popolo a Bruxelles, beatificato nel consesso dove siede anche Mastella e dal quale ora pontifica come un padreterno. Strada facendo, l’inchiesta «Why not» perde pezzi. Non è l’unico castello di carte giudiziarie eretto da De Magistris poi crollato. Inquisì la madre di una sua collega di tribunale, che fu prosciolta. Indagò il marito di un’altra collega: anche lui uscì immacolato. Il Consiglio giudiziario di Catanzaro bocciò la sua nomina a magistrato di Corte d’appello in quanto le sue «inconcludenti fonti di prova» erano in realtà «rapporti personali tra indagati». A Salerno è stato prosciolto da una cognata di Michele Santoro dalle accuse di abuso d’ufficio (indagò oltre i termini concessi) e concorso in diffusione di notizie coperte da segreto (nonostante incontrasse i giornalisti perfino a Eurodisney). Si è occupato di reati contro la pubblica amministrazione dal 1996, appena insediato a Catanzaro, ma nessuno dei suoi indagati è mai stato condannato per reati amministrativi. Ha fatto spendere montagne di soldi pubblici per consulenze che non hanno portato a nulla. Perfino Massimo Di Noia, avvocato di Tonino Di Pietro, chiese provvedimenti giudiziari contro il pm, soprannominato dagli addetti ai lavori (e ai livori) del tribunale calabro «Gigineddu flop». «I procedimenti da lui istruiti, di grande impatto sociale perché istruiti contro i cosiddetti colletti bianchi, erano quasi tutti abortiti con provvedimenti di archiviazione, con sentenze di non doversi procedere e con sentenze ampiamente assolutorie»: parole messe nero su bianco dal magistrato Bruno Arcuri del Consiglio giudiziario di Catanzaro, il quale ne propose di bocciare la promozione di De Magistris elencando «una serie numerosissima di insuccessi», di «procedimenti infausti e immotivati», di «errori evitabili ed evidenziati dall’organo giudicante», di «violazioni manifeste di legge, addirittura diritti costituzionali», di «tecniche di indagine discutibili». Una «patologia forse unica nel panorama delle iniziative di un pm». Nel 2003 De Magistris pose sotto sequestro due villaggi turistici a Botricello. Diciotto indagati. Un blocco di quattro anni con perdita dei finanziamenti europei già stanziati (nove miliardi di lire). Nel 2007 il gip Tiziana Macrì, la stessa che ha archiviato Prodi, prosciolse tutti lodandone «la condotta corretta e trasparente». Nel 2004 sequestrò un cantiere a Davoli Marina, subito dissequestrato dal tribunale della libertà. Nel 2007 mise i sigilli al centro turistico ecologico Marinagri: un investimento finanziato da Stato e regione, con opere per 100 milioni di euro, 47 imprese appaltatrici, 1.800 lavoratori. Tutto fermo perché il pm paventava inondazioni. Centinaia di famiglie della zona di Policoro rovinate dal sequestro hanno fondato l’associazione Vittime di De Magistris, con tanto di statuto, sito internet, rassegna stampa e recapiti telefonici. Magari domani si iscrive pure Prodi. Fonte

State pur certi che di queste cose, dalle parti di Santoro & Co., non ne parlerà mai nessuno… :roll:

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