Gli accadimenti politici degli ultimi tempi sono la dimostrazione di quanto la discussione gossippara degli ultimi mesi stia dando i frutti di quanto avevamo fin da subito previsto: in Parlamento il dialogo tra maggioranza ed opposizione, se mai c’è stato, è defunto da un pezzo; nella maggioranza forse ci si crogiula troppo sul consenso popolare (che, si ricordi, è determinato anche da una sinistra totalmente inesistente); a livello sociale, si è perso il senso della misura della discussione politica, per cui oramai si vive solo giorno per giorno, senza nessuna lungimiranza, pensando soltanto a come affondare l’avversario di turno.
Questa grave situazione civile dell’Italia, che qui non si aveva avuto remore nel definire antidemocratica (e questo non certo per colpa del governo), esplode come sempre nel particolarismo partigiano: basta un po’ di confusione, e tutti cercano di arraffare il possibile per il proprio orticello. La manovra finanziaria “light” di quest’anno ne è stata l’ennesima dimostrazione: tutti, sinistra compresa, tentano di tornare al vecchio far west dell’assalto alla diligenza, in cui tutti, dato un testo base, possano recriminare la loro fetta di danaro ergo consenso politico (una mania questa che gli italici hanno ben imparato, essendo scritta nel dna fin dai tempi dei Romani). Non si può spiegare altrimenti il tentativo di disarcionare, senza mezzi termini, il Ministro Giulio Tremonti, reo di essere inflessibile sui conti pubblici italiani: se fosse per certi politicanti, di sinistra ma anche di destra, potrebbe anche schizzare al 150%, al 200%, al 1000%, tanto a loro cosa importa, l’importante è far vedere che “fanno”. È da troppo tempo che si è instaurato in Italia il concetto secondo il quale se qualcosa non funziona, basta ricoprirla di soldi: la giustizia non funziona? Più danaro… La scuola non funziona? Più danaro… Qualcosa non va? Più danaro… Peccato che quel danaro lo mettono i cittadini con le loro tasse, tanto per chiarire la faccenda.
In senato si è ieri conclusa la discussione sulla finanziaria 2010, che ricordiamo è una nota di variazione della vera finanziaria dello Stato, quel DPEF triennale varato nel 2008. Per un “errore”, ci si è dimenticati di discutere in commissione dell’istituzione della Banca del Sud, voluta da Tremonti e contenuta in un emendamento del relatore: così a questo giro non se ne farà niente, e la discussione è rinviata. Se il Ministro propone una manovra “light” da 200 milioni, è dalla stessa maggioranza che partono i siluri: Baldassarri (per altro uomo intelligente), propone una variazione da 37 miliardi di euro. Si, proprio così, 37 miliardi pari a 2 finanziarie e mezzo in regime normale (generalmente le finanziarie si attestavano sui 15-16 miliardi l’anno, cioè 1 punto del PIL), che dovevano servire a tagliare le tasse e ridurre la spesa. È lo stesso senatore a qualificare la sua azione “contro il superministro”, e questa a casa mia dove il dizionario esiste ancora si chiama fronda antiqualcuno o antiqualcosa. Oltre alla Banca spariscono anche 80 milioni che erano destinati alla ricerca nel senso più ampio del termine: bisogna mettersi d’accordo per capire a che gioco stiamo giocando, perché senza regole comuni si finisce che si lavora un anno per impiantare un certo tipo di discorso e poi al momento di quagliare si cambiano le carte in tavola. Su questo punto non c’è discussione, a Montecitorio quei soldi vanno rimessi nel testo, se non si vuole fomentare ancora di più lo scontro con un settore che è già sul piede di guerra perché gli si sta smontando il giochino dell’università come parcheggio di parenti, amici e raccomandati, che poi per forza di cose divengono precari e ritengono di avere il diritto di essere assunti dallo Stato pur senza aver dimostrato di essere realmente utili. Nella confusione generale, il testo ministeriale si salva in parte per pochissimi voti, ma passano 2 emendamenti del PD: 1 serve a tornare al far west, cioè il governo d’ora in poi potrà presentare solo uno “schema” di manovra e non più qualcosa in qualche modo vincolante. È così che, mentre senza soldi si stanno facendo ottime cose (si veda l’azione del ministro Brunetta ed il cambio di mentalità nel mondo dell’istruzione, dal ‘68 ad una scuola finalmente tale), quando bisogna mettere mano al portafogli tutti partono in quarta e nessuno rispetta più semafori e precedenze. Così, se qualche soldo in più nella tredicesima sarà soprattutto dovuto ad effetti congiunturali della situazione economica (inflazione più bassa e rivalutazione contrattuale), l’arrivo delle prime stime sullo scudo fiscale apre un vulnus che ho il terrore al solo pensiero di chi ci metterà le mani dentro. Voglio essere sincero e dire che pochissime volte mi sono sentito rassicurato dalla presenza della Lega, e questa è una di quelle volte.
Questa è la mia sensazione: che le vicende extra politiche del Cavaliere, per quanto in massima parte costruite ad arte da certa stampa di sinistra, abbiano dato buon gioco a chi nella maggioranza, Fini in testa, ha già lanciato la successione alla guida del partito: una successione non solo di uomini, ma proprio di gruppi e di idee. Come se, la campagna di Repubblica non avesse ottenuto effetti pubblici ma effetti dietro le quinte ben più devastanti: l’ultima parte della carriera politica di Silvio (per motivi evidentemente cronologici) ha dato la stura a chi vuole accorciare questa fase di transizione, disarcionando il 12° uomo più influente della terra (secondo Forbes) per via politica (ben sapendo che a livello popolare non ci sarebbe partita). Nel 2013 potremo ritrovarci con un PdL ad immagine e somiglianza di un AN diventato secolarista e socialista, con idee che più che “moderne” sembrano perbeniste e terzomondiste: se devo cominciare a votare l’UDC, cari amici del centrodestra, ditelo subito, almeno so che quelle idee sono già chiare, e non dovrò ritrovarmi a costruire un partito su delle fondamenta che porteranno ad elevato affatto differente. Se Berlusconi non riprende in mano la situazione e sbatte il pugno sul tavolo con l’espressione: “Cari minchioni, questo è il programma e questi sono i voti, ergo questo è quello che dobbiamo fare”, l’arrivo alle Regionali rischia di avere un atterraggio piuttosto turbolento. Ma questo gli viene impedito da un sistema (giustizia in primis, ma non ultima la “cara” Veronica) che sente di star per cominciare a raccogliere i frutti di una guerra totale cominciata qualche mese fa: “visto che noi – pensano – siamo così incapaci di batterti sul piano democratico, cominciamo a spalare cacca per distruggerti”. A tutti gli effetti si chiama colpo di Stato legalizzato, ed io credo che mai come questa volta anche il popolo debba fare la sua parte di contrasto a questi atteggiamenti eversivi: o si parla chiaro e tondo, oppure davvero è meglio tornare alle urne. Ma dopo, al primo che fiata 2 schiaffi correttivi come quelli che si danno ai bambini troppo discoli non glieli leva nessuno.
EDIT ore 23:00: prendiamo atto che il Ministro dell’Istruzione Gelmini ha smentito categoricamente che vi sia stato il taglio di 80 milioni alla ricerca riportato dai giornali. Si sarebbe trattato di una confusione con un emendamento riguardante un vecchio taglio che nulla avrebbe a che fare con inesistenti ulteriori tagli. Partiamo da qui dunque affinché si lavori per aumentare i fondi a disposizione.
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