Quando in Italia si parla di giustizia, il nome di Silvio Berlusconi viene fuori come fosse il fungo che spunta dopo la pioggia. Il binomio è oramai talmente stretto che manca poco verrà codificato in un dizionario: “giustizia, contrario di Silvio Berlusconi”. Aver vissuto questi ultimi 15 anni in Italia ha prodotto il seguente assunto: la giustizia è intoccabile perché se la tocchi favorisci Silvio Berlusconi. Io mi sono letto e riletto più volte la Costituzione per sapere se una legge, prima di essere approvata, debba essere passata al vaglio della lente che decide se è utile o no al Cavaliere, senza trovare nulla a tal proposito, eppure in Italia è così. Per di più, siccome la casta dei magistrati è diventata peggiore della casta degli arbitri di calcio, chiunque provi a mettere un po’ di ordine viene puntualmente indagato perfino nelle sue mutande, come successo a Mastella e Castelli, che dopo le loro proposte di riforma della giustizia sono finiti nei fascicoli di mezze procure italiane.
Per di più, dopo l’eliminazione dell’immunità parlamentare, a dimostrazione di come i giustizialisti a furor di popolo possano sfasciare un Paese, 2 governi sono caduti per inchieste infondate e basate sul nulla: il primo governo Berlusconi nel 1994 ed il secondo governo Prodi nel 2008. Berlusconi poi è stato indagato in maniera così alacre che se lo stesso olio di gomito fosse stato messo nell’ordinaria amministrazione della giustizia l’Italia sarebbe un Paese molto più pulito.
Eppure, ancora l’altra sera mi sono dovuto sorbire sul primo canale nazionale Luca Palamara, presidente dell’ANM: io chiedo solo una cosa, che Palamara si presenti in televisione e chieda scusa dello schifo di giustizia di questo Paese. È inaccettabile che ogni cosa che non funziona si imputi la colpa alla politica ergo a Berlusconi: è un giochetto che non funziona, infatti oramai queste argomentazioni da un orecchio entrano e dall’altro escono. Vespa l’altra sera ha ricordato come per non far finire in prescrizione Craxi si usò perfino il fax per trasmettere gli altri, onde evitare i ritardi delle buste postali; aggiungo io che per non far finire in prescrizione Berlusconi gli si è cambiato il capo d’accusa in corso d’opera; al contempo, il caso del signor De Benedetti è finito tranquillamente sul binario morto dei processi che finiscono per prescrizione. Subito Palamara si è sentito indignato: “Dott. Vespa mi vorrebbe dire che i magistrati stabiliscono come condurre le indagini in base al nome dell’imputato”? Sig. Palamara, ma lei pensa che noi siamo scemi che non lo capiamo da soli come funzionano certe cose? Ieri da Santoro il solito Travaglio ha chiesto a Belpietro: “Scusi ma come è possibile che se i magistrati napoletani arrestano i mafiosi sono vostri amici, se indagano Cosentino sono beceri comunisti?”. Lo dico io a TorqueMarco Travaglio: perché esistono 10 giudici leoni che combattono la mafia e 90 giudici fannulloni che pensano solo a finire sui giornali. Parola del PG Vincenzo Galgano, che definisce questi magistrati fanatici. Si moltiplicano sempre di più questo tipo di accuse: dal magistrato che si fa firmare un certificato medico di invalidità per andarsene a regatare in mare, al magistrato che spiega i trucchi su come evitare che una sentenza venga impugnata (basta riempire di fogli il faldone), ai magistrati che confessano di “militare”, e così via seguitando. E tanti saluti alle leggi ed alla Corte Costituzionale che ha deciso che il magistrato non deve solo essere imparziale nelle sue funzioni, deve anche apparire tale: quanti magistrati che indagano Berlusconi, i suoi uomini e più in generale la politica appaiono 100% o almeno 99% imparaziali?
Poi il colmo dei colmi: la giustizia in Italia non funziona perché il governo taglia i fondi. La realtà della malagiustizia italiana è rappresentata da questi dati, che dimostrano il degrado dell’amministrazione della giustizia in Italia, che dimostrano quanto sia diventata una piaga sociale. In Italia, anche a causa di errori tecnici e di distrazioni, ogni anno 200.000 processi finiscono per prescrizione, dall’estero non investono nel Bel Paese perché non solo non vi è certezza della pena ma non vi è proprio certezza che il processo si faccia, visti i tempi biblici di quanto dura e per i quali il nostro Stato si trova spesso a pagare multe della Corte Europea dei Diritti Umani. Quei dati sono la dimostrazione dello sperpero e del mal costume che avvolge l’italiota medio nell’amministrazione della risorsa pubblica: in Italia si spende come e più di altri Paesi, eppure si è anni luce dietro gli stessi.
Detto questo, mi si impone una riflessione su alcuni recenti accadimenti: il ddl della riforma del processo penale, che costringe entro i 6 anni (solo per gli incensurati e solo per alcune tipologie di reato) il completamento del processo, in particolare 2+2+2 nei tre gradi di giudizio, ha un non so che di non proprio convincente, in particolare per quanto riguarda i possibili rilievi di incostituzionalità che potrebbero essere sollevati. Nel suo percorso parlamentare andrà certamente modificato: non me ne può fregar di meno se questa legge avvantaggia Berlusconi, solo e soltanto a patto che avvantaggi tutti i cittadini. Bisognerà tornare su questo argomento. Il secondo aspetto riguarda la vicenda Cosentino: il sottosegretario all’economia e possibile futuro governatore della Campania si trova al centro di indagini per concorso esterno in associazione mafiosa, accusa elaborata a partire da dichiarazione di alcuni soliti pentiti che diventano tali solo quando vengono arrestati. I fatti risalirebbero addirittura alla prima metà degli anni ‘90 del XX secolo, o per meglio dire non si sa esattamente a quando risalgano, visto che la memoria del pentito è alquanto ballerina, giacché cambia la sua dichiarazione ogni volta che gli viene fatta notare una incongruenza. Nonostante questo per il PM risulta vangelo, e quando il suo partito non si decide a rimuovere la sua candidatura, tanghete arriva bell’è pronta una richiesta di arresto preventiva, in attesa di accertare se questa presunta collusione con la camorra sia ancora in corso.
Personalmente ho profonda paura di un Paese in mano alla magistratura, nelle cui file si celano personaggi deviati e fanatici che sentono il dovere di fare il bello ed il cattivo tempo della politica, per cui non è più il popolo ma sono loro a scegliere quanto deve durare un governo e chi deve essere candidato alle elezioni. Detto questo, un ragionamento sulla posizione di Cosentino andrebbe indubbiamente condotto, così come la vera riforma della giustizia sarebbe questa: d’ora in avanti, qualunque magistrato di ogni ordine e grado che commette errori, verrà declassato, avrà lo stipendio decurtato fino alla radiazione totale dai pubblici uffici, con crescente grado di punizione. Per i parlamentari si reintroduce l’immunità, se si vuole copia-incollata dalla norma attualmente vigente nel Parlamento Europeo e votata anche da quella sinistra (come Santorescu e compagnia bella) che in Italia al solo sentirne parlare si straccia le vesti come i sacerdoti davanti a Gesù: ma al tempo stesso un bel regolamento per cui se tu vuoi entrare in politica devi dire a me cittadino cosa hai fatto nella vita, quali sono le tue frequentazioni abituali, qual’è il tuo livello culturale (una sorta di questionario come quello vigente negli USA), e così via seguitando. Si riorganizzi anche la distribuzione territoriale dei tribunali per recuperare ulteriori risorse, ma si stabilisca anche che se dentro un tribunale i fondi vengono spesi male io le mani te le taglio. E solo di fronte ad un codice di questo tipo che regoli l’attività del magistrato sono pronto a sostenere il principio per cui non solo chi è condannato, ma anche chi è indagato non ha l’accesso a cariche pubbliche: una norma del genere, tanto cara a Di Pietro, e che io estenderei almeno ai parenti di primo grado, se venisse approvata prima di tutto ciò rischierebbe di diventare un vulnus terribile per la democrazia, perché si legalizzerebbe l’azione fanatica di alcuni magistrati.
Il problema è che ci troviamo di fronte a due caste, che si pestano i piedi a vicenda ma che stanno bene attente a non pestarseli al loro interno. L’Italia è un Paese che va brutalmente picconato: non è la civiltà a dire che un impiegato pubblico deve usare cortesia verso i cittadini, bisogna imporlo per legge. Allora, imponiamo per legge quanto detto sopra, si vedrà che non ci sarà bisogno del processo breve (e neanche del Lodo Alfano) e soprattutto la giustizia smetterà di essere una piaga sociale di questo Paese.
EDIT 14/11:2009: segnalo questa intro dell’editoriale di Sergio Romano sul Corriere, che fotografa bene l’attuale situazione della politica italiana, a rischio naufragio in mare aperto.
Se fosse possibile scegliere tra la riforma della giustizia e una delle tante riforme di cui il Paese ha bisogno (pensioni, sistema fiscale, educazione, funzione pubblica) non avrei alcun dubbio. Sceglierei senza esitare la riforma della giustizia. Le cause civili sono interminabili e la durata dei procedimenti sta procurando danni irreparabili, tra l’altro, all’economia nazionale. L’obbligatorietà dell’azione penale è l’alibi che copre la discrezionalità dei magistrati inquirenti. Molti procuratori hanno ambizioni pubbliche che stravolgono la loro funzione originale. Le indagini hanno talora un sapore politico o un senso dello spettacolo che nuoce alla loro credibilità. Il Consiglio superiore è un parlamento in cui sono rappresentate correnti ideologiche. Un organo sindacale, l’Associazione nazionale magistrati, agisce come una lobby e cerca di condizionare la decisione delle Camere. Ripeto: se l’Italia vuole rimettere ordine tra i poteri dello Stato e restituire ai cittadini la fiducia nelle istituzioni, occorre partire dalla riforma della giustizia. Molti dei voti dati al centro-destra sono dovuti alla sua promessa di agire su un terreno in cui i governi di centro-sinistra sono stati esitanti e, alla fine, carenti.
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