La democrazia squadristica dell’IdV

25 luglio 2009 di Simone82 Leave a reply »
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In Italia oramai è noto, secondo certa intellighenzia vivremo in una deriva dittatoriale ogni volta che il popolo sceglie di eleggere Berlusconi a capo del Governo. Questa deriva va combattuta con ogni mezzo, secondo un ben noto detto di Machiavelli. Ma se qualcuno si autoelegge paladino della democrazia e addirittura ne fa un tratto distintivo della propria azione politica, poi è necessario che si comporti di conseguenza: non si può essere difensori della Costituzione ed insultare il Capo dello Stato, non si può essere democratici e poi impedire a qualcun’altro di esprimere la propria idea. Sono comportamenti ed azioni che stanno tra loro come il bianco ed il nero.

Questo è oramai diventato Antonio Di Pietro e la sua IdV: bianco nelle parole, nero nelle azioni. Già a suo tempo P. Ostellino sottolineò come l’idea di democrazia dell’ex-magistrato fosse una idea autocostruita, una idea da mondo parallelo. L’uomo di M. di Bisaccia pretende che Berlusconi metta giù le mani dalla giustizia, ma contemporaneamente organizza azioni di intimidazione nei confronti del Capo dello Stato, violando il principio Costituzionale della sua indipendenza dall’arena politica. Di più, come una volta le squadre “nere” impedivano assemblee altrui, oggi gli uomini del capo fanno lo stesso: ieri, il Ministro dell’Università Gelmini è stata costretta ad interrompere la propria conferenza stampa che riguardava proprio l’Università perché forzata insistentemente a rispondere ad argomenti che con l’istruzione non hanno nulla ma proprio nulla a che fare. Il “democratico” signorotto che ha compiuto questa mirabile azione risponde al nome di Stefano Pedica, uno che deve essere cresciuto con i fumetti di Sturmtruppen (fantastici per altro) se è stato in grado di gridare alla violazione dei diritti umani poiché l’aria condizionata di palazzo Chigi era spenta: chissà cosa devono aver pensato nel Darfur di questa uscita di Pedica. Quando dall’abbaiare si passa al mordere, quando dalle urla si passa alle sberle, si può rimanere passivi in attesa che la tempesta passi?

di pietro squadrista

C’è un tempo per guardare ed un tempo per ragionare in silenzio: chi ha il coraggio di farlo, potrà comprendere senza troppa fatica quale è la minaccia che incombe sulla vita istituzionale italiana: il rischio che nasca una qualche coalizione, una qualche lobby che voglia sovvertire l’attuale ordine democratico delegittimando l’arbitro. Ma quando l’arbitro è delegittimato, la partita non ha più controllo, e quando un gioco è senza regole (lo sanno anche i bambini) prima o poi qualcuno finisce per barare. E chi bara non lo fa mai per gli altri, ma solo e soltanto per se stesso: per dare fondo alla propria voglia di vittoria, di potere e di conquista. Chi guarda all’attività politica dell’Antonione molisano non potrà che scorgere da quale torbidità viene avvolta, da quale contrasto venga separata dalle parole che ogni giorno escono dalla sua bocca.

Ovviamente, qualcuno da sinistra potrà ribattere: ma l’ha fatto anche Berlusconi! Il Cavaliere l’ha fatto, è vero, ma quando sul Colle c’era un signore che l’essere super partes non sapeva manco cosa significava. Ma in ogni caso, se è stato fatto in passato ciò non è un buon motivo perché la cosa si ripeta continuamente ed eternamente, soprattutto se a ripeterla sono personaggi come Antonio Di Pietro.

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